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Nuovi effetti speciali a Hollywood per le catastrofi naturali

February 22, 2011 Leave a comment
Credo che il numero di volte che ho visto la distruzione di una qualche città americana ad opera di catastrofi naturali di vario tipo (per non parlare di attacchi alieni o devastazioni virali) sia pressoché incalcolabile. L’industria cinematografica americana si è da sempre sbizzarrita (oltre che ad auto-distruggersi) nel produrre imponenti effetti speciali in grado di rendere i cataclismi quanto più realistici possibile, impiegando tutte le tecniche disponibili fino alle più moderne applicazioni digitali e tridimensionali.
I software utilizzati dalle case di produzione di effetti speciali sono sempre più evoluti e complessi e si basano sulle ultime ricerche nel campo della fisica e della matematica, per elaborare algoritmi in grado di generare effetti/eventi visivi che si avvicinino il più possibile alla realtà descrivendo la caoticità degli eventi naturali, unendo la qualità estetica dell’immagine alla realisticità del comportamento degli elementi messi in scena (e di questi l’acqua e i fluidi in generale sono fra i più complessi da realizzare).
Robert Bridson, scienziato e uno dei massimi esperti nella realizzazione di effetti visivi di elementi naturali, è founder della Exotic Matter che è una (cito dal sito) “software company developing state-of-the-art dynamics software for visual effects and 3D animation” i cui risultati (vedi video) vengono utilizzati da Hollywood per la realizzazione dei migliori effetti speciali.
Aspettiamoci di vedere New York o LosAngeles distrutte ancora molte volte, quindi. E ancora più realisticamente.

Fonte: Noisymag

 

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Ma perché Sanremo è Sanremo? zzz

February 16, 2011 Leave a comment
Sono le 9.14 e non ho ancorra dato un’occhiata agli ascolti della prima serata del Festival di Sanremo condotto da Gianni Morandi. L’attesa è terminata e, per essere incisivi, direi che gli spot andati in onda nelle ultime settimane fossero più divertenti delle battute pronunciate dai Fab 5 ieri sera.  La prima cosa che mi viene in mente di dire agli organizzatori è: ma che bisogno c’è di raccattare ogni anno gli autori dei testi nei vari oratori di paese? Il ritmo è slow talmente slow che persino le lumache si addormentano. Sul palco Morandi non riesce a coordinare i suoi “valletti”, anche se un fremito riescono a provocarlo Luca e Paolo quando, ispirandosi a due comici come Berlusconi e Fini, cantano una canzone che in altri tempi li avrebbe fatti cacciare dall’Ariston. La Canalis che non è abituata a indossare abiti lunghi non fa altro che inciampare. Belen esce vincente per il semplice motivo che essendo capace – in realtà – gioca sul fatto che tutti la sottovalutino – non solo grazie al fidanzato, ma anche perché in Italia in tv non siamo abituati a vedere donne gnocche stellari e brave -. I cantanti, in buona parte stagionati, sono un inno alla gerontocrazia – si prega di cambiare l’articolo 1 della Costituzione. L’Italia è evidentemente una Repubblica fondata sulla tintura per capelli, sul Cuchident e sul Viagra -. La Clerici, già testimonial di Grand Soleil ambisce a diventare endorser di qualche cioccolatino della Ferrero e pertanto si è fiondata ieri già abbigliata da Rocher, con una figlia che la guardava attonita mentre recitava le parole di una canzone di Jovanotti. Il pensiero che ha attraversato la mente della piccolina è stato: “Mamma: basta canne a base di pomodoro secco e basilico. Vai in rehab!”.  Ma veniamo all’abbigliamento dei cantanti. Per i veterani ha avuto la meglio il look della serie “SE FAMO DU’ SPAGHI IN PIZZERIA?”. Jeans, maglioni della nonna, magliettine e tshirt. La sacralità dell’Ariston è stata ampiamente superata – lo stesso Morandi si è presentato con una giacca sberluccicante dotata di catari frangenti. Probabilmente la usa anche alla mattina per correre sulle strade strette della riviera prima delle prove -.
Anna Oxa – in versione The Ring – ha ostentato un taglio manga.
Anna Tatangelo ha ostentato un look all’Anna Oxa di Un’emozione da poco in salsa melodica diventando ufficialmente la nuova Orietta Berti: nota icona gay.
Max Pezzali ha cantato con gli occhi sbarrati: pensava di esibirsi allo Zecchino D’Oro, si è trovato invece davanti a un pubblico di matusa in abito da sera e non vedendo il Mago Zurlì si è spaventato.
Davide Van Desfroos ha ostentato un look alla Lapo. Lapo lo ha visto in televisione, è rimasto folgorato, non tanto perché non ha capito una parola della canzone, del resto neanche i Lumbard l’hanno capita – per altro Lapo avrebbe avuto difficoltà anche se fosse stata eseguita in italiano -, ma dall’outfit del Van Desfroos e ha deciso quindi di lanciare il brand “Laghée indipendent”, con tanto di circolo privato sulla spiaggia di Rivabella di Lecco.
I numerosi bottoni avvistati sulla giacca di Albano hanno distratto l’attenzione dall’ascolto della canzone del suddetto cantante – fiu -.
L’unica vera novità del Festival al tempo del 2.0 è che Facebook ha creato gruppi di ascolto in cui le battute al vetriolo e molto divertenti si sprecano. Ecco, suggerisco agli organizzatori della kermesse, il prossimo anno, di andare attingere lì gli autori.

Fonte: Vivianamusumeciblog’s

 

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Italia: i Mondiali delle grandi certezze e delle profonde verità

Sconcertante disfatta della integerrima squadra nazionale di calcio che nel presente mondiale non é stata in grado di raggiungere una lauta vittoria. “Che figura di merda!”, oserei dire, per un elemento simbolo del Mondiale, ma considerando la mia inesperienza in materia calcistica non potrei mai sminuire l’intraprendenza di quei giovani ragazzi che in questo periodo nevralgico hanno rappresentato al meglio la Federazione Italiana Giuoco Calcio e tutta l’Italia intera.

La débâcle era inevitabile seguendo le spire del calendario, il gioco spesso inappropriato, confuso, indeciso con enormi stati di incertezza e acumi di vigorose manovre di gioco. Ma nelle competizioni l’indispensabile si concentra nel risultato, che in tal caso é stato nettamente deludente, straziante, eclatante.

L’Italia di questo Mondiale 2010 é stato un vero tracollo; non lo ribadisco, ma ne prendo atto dalle conferme dei media, dimostrazione di grandi certezze e profonde verità.

E’ condizione assodata che la palla é rotonda, che la spossatezza subentra anche nelle corporature più vigorose, che gli esseri umani nono sono infallibili e che la fortuna bacia deliziosamente laddove non si é vittima della sventura. Ma a mio avviso sembra che le squadre avversarie fossero letteralmente agguerrite di fronte all’immane figura dell’imponente squadra italiana; giovani grifoni arrabbiati e agguerriti pronti anche alla disfatta pur di raggiungere un risultato, quello della vittoria. Si, la vittoria… quel dolce eufemismo vigoroso che aiuta ad avvertire il campanilismo della nazionalità, l’esuberanza di appartenere ad una nazione compatta e unita almeno per quei brevi istanti di gloriosa vitalità. E questo barlume di speranza dopo anni di grandi competizioni é venuto sfortunatamente a mancare in proliferazione di eventi cagionanti che mettono in risalto nuove figure calcistiche pressoché esultanti, nonché evidenti.

E’ condizione fondata che non si può vincere sempre, ma che tutte le grandi imprese sono sempre sorte dal nulla, sono divenute giganti indistruttibili nel corso del tempo e hanno subito le conseguenze del declino inevitabile.

Forse questo é il mondiale delle grandi rivelazioni, delle nuove squadre simbolo di un enorme cambiamento di stile, non solo nel mondo, ma anche nello sport.

E’ certezza assoluta che la squadra italiana avrebbe potuto giocare meglio le sue carte, avrebbe dovuto evitare l’evitabile, ma non é possibile giudicare l’operato altrui, al massimo valutarne soltanto le fasi, non di mia competenza.

Grandi certezze per una squadra lanciata verso lo sbaraglio, ma é lecito anche sbagliare nonostante l’acredine e la tristezza del momento. Infatti non sarebbe giusto additare contro i giovani giocatori per lo smacco tollerato, enumerarne le colpe, segnalarne i peccati di gioco, altresì non sarebbe giusto accusare il ct della Nazionale per un eventuale inadeguatezza nel saper condurre una squadra verso il trionfo.

Ma a mio avviso sui campi di gioco, come moderni giacimenti di materiale umano, ho notato lo spirito agguerrito,  sacrificato, fortificato di giovani stranieri disposti al confronto con grinta e artigli come impavidi soldati di ventura dinnanzi alla leggerezza, alla stucchevole presenza, alla fierezza di ormai ovvie e consolidate forme stereotipate di lauto benessere. In questi ultimi anni ho visto nell’arena dei grandi stadi soltanto fronzoli, frontini, fiorellini, belletti e capelli lunghi… tutti elementi sinonimo di gaudio benestare. Ragazzi miei, dove sono i sudori, la tristezza, il sacrificio, il digrignare dei denti, anche quell’umiltà e quell’indigenza di fondo che aiuta ad aggrappare con tenacia quella terra sopra cui si sta imponendo la propria firma. Avete perso la grinta in cambio del piacere effimero. Questa é una profonda verità. E fino a quando sarete pervasi di pigrizia sportiva, non sarete in grado di creare un gioco da fuoriclasse. Ma “ovviamente” voi ne siete soltanto le vittime.

Penso che sia giunto il momento di stimare quelle che, secondo me, sono le debolezze di uno Sport che da troppo tempo pone il suo vero entusiasmo nel mero business e non nella nuda e profonda sportività, unico responsabile dello scacco inferto al gioco del calcio italiano.

E’ profonda verità infatti che nelle partite si pone troppo risalto sulle figure internazionali, come se questi abili calciatori stranieri fossero fondamentalmente più bravi di quelli nostrani. Una realtà lampante quella di considerare le squadre nazionali munite di un enorme entourage straniero come portabandiera… direi deludente, come deludente è constatare l’esistenza di tantissimi giovani appassionati lasciati a morire nelle loro passioni senza avere modo di crescere, progredire e diventare campioni.

L’Italia del calcio ha bisogno di vedere veri campioni giocare sui terreni di gioco e non star internazionali dedite al divertimento dissoluto, pieni di soldi e con scarso rendimento professionale.

Probabilmente se le federazioni calcistiche dessero maggiore importanza alla sportività e non ai contratti milionari, se dessero maggiore rilievo a quei numerosi ragazzi sconosciuti innamorati del Calcio, come tanti campioni che ho avuto l’onore di vivere nel passato, probabilmente le nostre presenze all’estero tornerebbero ad essere vere e audaci PRESENZE.

Meno dispendio di denaro sperperato e maggiore prestanza nelle figure sconosciute. Porgere maggiori occasioni e non ingigantire i proventi di pochi. Questa é la salvezza dello sport.

a cura di Marius Creati

 

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