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Donatella Versace, spiega le ragioni dell’intesa con Michael Kors Holdings

September 29, 2018 Leave a comment

versace

Ufficializzata la vendita a Michael Kors Holdings, Donatella Versace spiega le ragioni dell’intesa con un player straniero.

«Nell’ultimo anno Versace è stata avvicinata da tante persone, francesi, americane…ma nessun italiano – ha dichiarato al Corriere della Sera -. Non siamo noi che abbiamo rifiutato di partecipare a un gruppo italiano».

Commentando il fatto che la famiglia Versace, a seguito della transazione, riceverà 150 milioni di euro di azioni della newco Capri Holdings (la cassaforte che custodirà Michael Kors, Versace e Jimmy Choo), Donatella Versace ha spiegato: «Non era necessario che restassimo azionisti. Abbiamo deciso di farlo per far capire a tutti quanto crediamo in questo progetto e con quale entusiasmo iniziamo un nuovo capitolo della maison».

«Con questa operazione assumeremo più persone e porteremo più lavoro in Italia» ha aggiunto, smorzando le polemiche sui possibili effetti negativi della cessione a una realtà estera. Concetto ribadito anche da John Idol, ceo del gruppo americano, secondo il quale il made in Italy è la forza di Versace e non è possibile pensare al marchio diversamente.

Secondo la nuova proprietà, la Gianni Versace può salire a 2 miliardi di dollari di fatturato nel lungo periodo, dai 785 milioni del 2017 e 775 milioni previsti per la chiusura dell’esercizio in corso. Nelle stime degli americani il gruppo della Medusa dovrebbe arrivare a 850 milioni di dollari nel 2019, per poi salire a 1,2 miliardi nel 2022.

La crescita sarà sostenuta dalle nuove aperture (tra 200 e 300 store nel piano di lungo termine) e da un maggiore focus su borse e accessori uomo e donna, che dovrebbero passare dal 35% al 60% del giro d’affari totale.

Fonte: Fashion Magazine

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Michele Miglionico, ambasciatore del made in Italy in Montenegro

April 23, 2018 Leave a comment

Locandina Mazda Fashion Week Montenegro-w1900-h1900

MICHELE MIGLIONICO AMBASCIATORE DEL MADE IN ITALY IN MONTENEGRO

La XXIII edizione del Mazda Fashion Week Montenegro che si svolge a Podgorica capitale del Montenegro vede lo stilista Michele Miglionico presentare le sue creazioni di Alta Moda

Lunedì 23 aprile 2018 alle ore 21:00, nella splendida struttura monumentale Imanje Knjaz, situata nella famosa località turistica Podgorica Marez, lo stilista Michele Miglionico è ospite d’onore alla XXIII edizione del Mazda Fashion Week Montenegro, l’appuntamento più celebre dei Balcani dedicato alla moda.

Durante la serata lo stilista Michele Miglionico, esponente dell’Alta Moda Italiana, presenta per la prima volta nel paese balcanico la sua collezione “Madonne Lucane” con uno show che guarda alla tradizione italiana raccontando il patrimonio culturale, artistico e antropologico della sua terra di origine, la Basilicata.

“Sono molto felice di presentare il mio lavoro in Montenegro” spiega lo stilista Michele Miglionico “la mia partecipazione alla fashion week di Montenegro vuole evidenziare la stretta connessione tra il mondo della moda ed il cattolicesimo e come quest’ultimo ne influenza l’altro. E’ un tema estremamente attuale che verrà anche celebrato con una mostra al Metropolitan Museum of Art (Met) di New York il prossimo maggio. Questa collezione vuole esaltare gli elementi del costume lucano, dell’artigianalità, della sacralità  costruendo una connessione con il contemporaneo. Trova ispirazione  dalle Madonne venerate e portate in processione in Basilicata ed alle sue figure femminili che in questo territorio, luogo magico, pieno di bellezze e contraddizioni, ancora oggi consacrano per devozione gli abiti più belli e preziosi alle statue di culto.”

Virgil Abloh, nuovo direttore artistico delle linee menswear di Louis Vuitton

March 27, 2018 Leave a comment

Virgil Abloh

Louis Vuitton ha affidato a Virgil Abloh il ruolo di direttore artistico delle linee menswear dopo l’uscita di Kim Jones, andato a ricoprire lo stesso incarico da Dior Homme, altro brand nella galassia del gruppo Lvmh. Atteso per giugno a Parigi il debutto sulle passerelle della prima sfilata firmata dal fondatore di Off-White e consulente creativo di Kanye West.

«Ho seguito con grande attenzione il percorso di Virgil, da quando lavorava con me da Fendi nel 2006, e sono entusiasta di vedere come la sua innata creatività e il suo approccio anticonformista lo abbiano reso così influente» è la dichiarazione di Michael Burke, chairman e ceo di Louis Vuitton.

«È un onore per me accettare questo incarico – è il commento di Abloh -.Trovo che l’heritage e l’integrità creativa della maison siano le fonti di ispirazione chiave a cui guardare, per creare parallelismi con i tempi moderni».

Classe 1980, nato a Rockford (Illinois) da emigrati ghanesi, Virgil Abloh non è solo uno stilista: è anche ingegnere, architetto, designer, dj, influencer. Dopo la laurea in ingegneria civile, ha conseguito un master in architettura all’Illinois Institute of Technology, in cui ha appreso le lezioni del design modernista e il concetto di lavoro multidisciplinare.

Fino a qualche tempo fa di lui spiccava il fatto che fosse braccio destro di Kanye West e del suo think tank Donda (dall’età di 22 anni), ma da qualche anno a questa parte si è imposto anche en solitaire come una voce originale, disruptive, capace di sintonizzarsi sulle frequenze dei Millennials.

Nel 2012 ha fondato il suo brand Off-White c/o Virgil Abloh e da quel momento è stata un’escalation. Nel 2015 è l’unico americano a rientrare nella rosa degli otto finalisti del prestigioso Lvmh Prize e nello stesso anno conquista un posto nel calendario della Paris Fashion Week. Nel 2017 viene insignito dell’Urban Luxe award ai British Fashion Award e del premio International Designer of the Year ai GQ Men of the Year Awards.

La sua è una moda “viva”, che ha saputo riposizionare lo streetwear nel segmento del lusso. Star di Instagram, con 1,6 milioni di follower e ben 3,1 milioni con il suo marchio Off-White, Virgil Abloh è un “attivista” delle collaborazioni, con un elenco di nomi come Nike, Jimmy Choo e Moncler e con l’imminente progetto in tandem con Ikea.

La sua nomina al timone creativo di Louis Vuitton è anche il riflesso del crescente e vitale interscambio tra lusso e street, che ha aiutato a incrementare del 5% le vendite globali di beni personali lo scorso anno, per un valore stimato di 263 miliardi di euro, secondo uno studio recente della società di consulenza Bain & Company.

Virgil Abloh proseguirà il cammino già intrapreso da Kim Jones, che ha dato un taglio urban alla linea uomo della griffe francese, suggellato dalla collaborazione recente con Supreme.

«Ho sempre guardato come le persone vestono realmente e sono entusiasta all’idea di poter tradurre questa visione in chiave luxury» ha dichiarato Abloh, che avrebbe messo insieme una sorta di “brand manual” di otto pagine per delineare il nuovo spirito di Louis Vuitton.

Il designer ha anche aggiunto che si occuperà di ripensare le modalità di comunicazione con i consumatori, comprese le release del prodotto, le sfilate e il modo di interagire con il clima politico globale.

Una sfida importante per lui e un’occasione di crescita per il menswear del brand, che oggi è venduto in circa 150 dei 450 negozi della griffe nel mondo. Operativi anche 13 negozi freestanding, dedicati esclusivamente alla collezione maschile, con sei aperture nuove in programma quest’anno. Una collezione che, stando a quanto riferito da Burke, è cresciuta double digit nel 2017.

Virgil Abloh continuerà a disegnare il suo brand Off-White e a collaborare con Kanye West.

Fonte: Fashion Magazine

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Kim Jones, nuovo direttore artistico di Dior

March 20, 2018 Leave a comment

Kim Jones

Dopo 11 anni di collaborazione con Dior, Kris Van Assche lascia il ruolo di direttore creativo della linea Homme. Kim Jones (nella foto), ex direttore artistico di Louis Vuitton uomo, prenderà il suo posto.

Nato a Londerzeel in Belgio 41 anni fa, Van Assche ha mosso i primi passi da Yves Saint Laurent. Nel 2004 ha lanciato il suo marchio, chiuso l’anno successivo. Nel 2007 ha preso il posto di Hedi Slimane, quando lo stilista ha lasciato il timone creativo della linea Dior Homme. Secondo quanto comunicato da Lvmh, senza fornire ulteriori dettagli, resterà nel gruppo con un altro ruolo.

«Ringrazio Kris Van Assche per il contributo alla crescita di Dior Homme, per aver creato una silhouette maschile elegante e contemporanea – è il commento del neo-presidente e ceo di Christian Dior Couture, Pietro Beccari, che ha lavorato in precedenza con Kim Jones, quando erano entrambi da Vuitton.

«Dopo 11 anni in Dior Homme la mia mente e il mio cuore sono pieni di esperienze. Lascio questa maison per intraprendere nuove sfide», è la dichiarazione di Van Assche.

In base a quanto riferisce wwd.com, Kim Jones presenterà la prima collezione per Dior Homme il prossimo giugno. Dopo l’uscira da Vuitton, lo stilista era stato indicato tra i papabili direttori creativi di Burberry, al posto di Christopher Bailey, un ruolo poi affidato a Riccardo Tisci. Il suo nome era circolato anche lo scorso autunno, in relazione alla maison Versace.

L’arrivo di Jones è la prima mossa di Pietro Beccari, divenuto chairman e ceo di Christian Dior Couture sei settimane fa, dopo incarichi da Louis Vuitton e Fendi, dove ora si è insediato Serge Brunschwig.

«Sono felice di accogliere Kim Jones, con cui ho avuto la chance di collaborare in precedenza da Louis Vuitton – è il commento di Beccari -. Ammiro la sua interpretazione creativa, che combina la sua visione della cultura contemporanea con la reinterpretazione dei codici e dell’heritage di una maison di moda. Sono fiducioso nella sua capacità di ricreare il suo universo all’interno di Dior e immagino per Dior Homme un guardaroba elegante e decisamente moderno».

«Mi sento onorato di entrare a far parte della maison Dior, un simbolo di eleganza suprema – dichiara Jones -. Ringrazio calorosamente Bernard Arnaulte Pietro Beccari per avermi dato questa incredibile opportunità. Punterò a costruire una silhouette maschile moderna e innovativa, partendo dall’heritage unico di questa griffe».

Diplomato alla Central Saint Martins, Jones ha presentato la sua prima collezione, sul mercato per otto stagioni, nel 2003. Nel 2006 è stato nominato British Menswear Designer of the Year e nel 2008 è diventato direttore creativo di Alfred Dunhill. Nel 2011 è approdato da Louis Vuitton con il ruolo di direttore dello stile della divisione maschile. Nel suo curriculum figurano anche incarichi da Alexander McQueen, Mulberry, Hugo Boss e Umbro.

Fonte: Fashion Magazine

Lvmh, iniziativa contro l’anoressia con WeCareForModels.com

March 12, 2018 Leave a comment

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Dopo aver introdotto, lo scorso settembre, la “Carta sulle relazioni di lavoro e sul benessere degli indossatori e delle indossatrici” insieme a Kering, il gruppo francese Lvmh continua con il suo impegno nella lotta all’anoressia con il website WeCareForModels.com.

Come spiega una nota, lo scopo del sito – attivo da quasi un mese – è quello di promuovere un vero e proprio cambiamento nel settore della moda, eliminando comportamenti e pratiche non compatibili con i valori dei due gruppi del lusso, e allo stesso tempo di incoraggiare i modelli e le modelle a «svolgere un ruolo attivo nella definizione della loro professione».

L’iniziativa è sostenuta dai ceo e dai direttori creativi delle maison delle due aziende, nonché da altri stakeholder del settore come la rivista Elle. È pensata principalmente per gli indossatori e le indossatrici, ma è rivolta anche agli altri attori del mondo della moda e al pubblico.

Introdotta a settembre 2017, la Carta sulle relazioni di lavoro e sul benessere degli indossatori e delle indossatrici prevede che i brand dei due gruppi collaborino solo con modelle e modelli in grado di presentare un certificato medico attestante lo stato di salute e idoneità al lavoro, rilasciato nel corso dei sei mesi che precedono il servizio fotografico o la sfilata.

Esclusi dai requisiti di selezione giovani con taglia 36 per le donne e 46 per gli uomini: le agenzie di casting dovranno presentare modelle che vestano almeno la 38 e modelli che non portino meno della 48. I marchi saranno inoltre tenuti a mettere a loro disposizione uno psicologo/terapeuta durante l’orario di lavoro.

La barriera riguarda anche l’età: non potranno essere ingaggiati ragazze e ragazzi sotto i 16 anni e quelli tra i 16 e i 18 saranno tenuti a osservare regole precise, come non lavorare tra le 22 e le 6 del mattino, essere accompagnati da un genitore o da un tutore, con il quale dovranno condividere l’alloggio.

Fonte: Fashion Magazine

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Riccardo Tisci, nuovo chief creative officer per Burberry

March 1, 2018 Leave a comment

Riccardo Tisci

Burberry affida a Riccardo Tisci il ruolo di chief creative officer, effettivo dal prossimo 12 marzo. Lo stilista italiano prende il posto di Christopher Bailey, che ha lasciato la casa di moda britannica a ottobre dopo 17 anni di collaborazione. Nei giorni scorsi erano circolati i nomi di Phoebe Philo e Kim Jones come papabili direttori creativi del marchio.

«Sono felice e onorato di entrare in Burberry come new chief creative officer e di ritrovare Marco Gobbetti – è il commento di Tisci nel suo account Instagram -. Ho un enorme rispetto per l’heritage British di Burberry e per l’appeal globale della griffe e credo fermamente nel suo potenziale».

Era stato proprio l’attuale ceo di Burberry, Marco Gobbetti, a chiamare nel 2005 il designer alla direzione creativa di Givenchy, di cui all’epoca il manager era amministratore delegato.

Riccardo Tisci era “disoccupato” da un anno, quando dopo 12 anni di collaborazione si è rotto il sodalizio che lo legava alla maison Givenchy. Allora si era parlato di un incarico da Versace, più volte ventilato ma mai concretizzatosi.

Lo scorso settembre Tisci era stato chiamato alla direzione creativa del mega-show intitolato The New Beginning, organizzato da Vogue Italia allo Scalo Farini.

Più di recente, ai primi di febbraio, Marina Abramović ha annunciato l’intenzione di affidare allo stilista la realizzazione dei costumi per il suo nuovo progetto teatrale, intitolato Seven Deaths.

Entrato in Burberry nel 2001, Christopher Bailey è stato il motore della trasformazione della griffe, che grazie al suo contributo si è trasformata da una piccola realtà di outerwear basata sulle licenze a uno dei marchi globali più apprezzati. L’ultima sfilata firmata da lui è andata in scena questo mese, in occasione della fashion week di Londra, nei Dimco Buildings.

Nel corso degli anni Bailey è stato, oltre che direttore creativo, anche ceo dell’azienda, un ruolo che ha ceduto nel 2017 a Marco Gobbetti. «Io mi concentrerò più specificamente sul design, i prodotti, la creatività, l’architettura, il marketing, la comunicazione, mentre il focus di Gobbetti sarà più su operatività, finanza, vendita al dettaglio e merchandising», aveva precisato allora.

Lo scorso giugno due importanti gruppi di azionisti avevano fatto pressione sulla casa di moda, a proposito dei premi stellari destinati a Julie Brown, chief operating e financial officer dallo scorso gennaio, e allo stesso Bailey, che già aveva espresso l’intenzione di rinunciare al suo bonus, ma non alla ricca buonuscita legata al passaggio di cariche tra lui e Gobbetti. Non era la prima volta che lo stilista veniva messo sotto attacco: già nel 2016 aveva dovuto ridursi drasticamente il cachet.

Nel 2017 Burberry ha registrato un profitto ante-imposte di 462 milioni di sterline, +10% in assoluto ma -21% a cambi costanti, con ricavi pari a 2,8 miliardi di sterline (+10% a cambi correnti e  -2% a cambi costanti).

Nel terzo trimestre del fiscal year in corso, terminato il 31 dicembre scorso, la griffe ha totalizzato 719 milioni di sterline di vendite retail, in calo del 2% a valori attuali e in aumento del 2% a parità di store. Sui numeri pesa l’impatto del cambio, più sfavorevole rispetto all’anno precedente.

Fonte: Fashion Magazine

“The Commonwealth Fashion Exchange”, mostra dedicata alla “moda etica” nello sfarzo di Buckingham Palace

March 1, 2018 Leave a comment

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Glamour e coscienza ambientale, eleganza creativa e attenzione al verbo della sostenibilità: sono gli ingredienti di ‘The Commonwealth Fashion Exchange’, la mostra dedicata alla “moda etica” inaugurata nello sfarzo di Buckingham Palace fra le iniziative collaterali dell’edizione 2018 della London Fashion Week, sotto gli occhi di principesse della Royal Family e dell’aristocrazia delle passerelle. Un progetto che allinea una selezione di abiti accomunati dal rispetto dei principi ecosostenibili e d’una certa idea di moralità firmati da designer provenienti dai 53 Paesi del Commonwealth.

Il ricevimento, ospitato nella residenza ufficiale della regina a pochi giorni del debutto assoluto di Sua Maestà a una delle sfilate della Settimana della Moda, ha visto la presenza di Kate Middleton, duchessa di Cambridge e moglie del principe William, ormai prossima alla terza gravidanza, nonché di Sophie Rhys-Jones, contessa del Wessex e consorte del principe Edoardo.

Ma anche di stilisti, artigiani e personalità del mondo della moda o dell’entertainment come Edward Enniful, Livia Firth, Nadja Swarovski, Neelam Gill, Nigel Gosse, Ulric Jerome, Naomi Campbell, Stella McCartney, Adwoa Aboahe, Caroline Rush. E – last, but not least – Anna Wintour, riapparsa nell’algida veste di storica ‘zarina’ di Vogue dopo che l’incontro dell’altro giorno sotto la passerella con Elisabetta II in persona era sembrato trasformarla per qualche momento in un’impeccabile quanto sorridente dama di compagnia. Unico contribuito italiano all’evento, la presenza di Bonaveri – azienda di Renazzo di Cento (Ferrara), leader mondiale nei manichini d’alta gamma – che ha sostenuto il progetto con i propri manichini biodegradabili: protagonisti anch’essi di uno scenario animato da 30 creazioni improntate ai dettami dell’economia (e della moda) sostenibile. Creazioni firmate dai stilisti considerati fra i più talentuosi del Regno Unito e dei Paesi dell’ex impero britannico raccolti oggi nel Commonwealth, ed esposte al pubblico fino a martedì 6 marzo. I capi proposti, esemplari unici realizzati in rigorosa corrispondenza con il decalogo di rispetto dell’ambiente e di eccellenza stabiliti dal Green Carpet Challenge, sono griffati fra gli altri da Karen Walker per la Nuova Zelanda, Bibi Russell per il Bangladesh, Burberry e Stella McCartney per la Gran Bretagna. In un caleidoscopio di suggestioni che nasce anche per promuovere le relazioni tra stilisti e artigiani, incoraggiando lo scambio di idee, lo sviluppo di competenze e favorendo nuove opportunità su scala globale. Il tutto nell’ambito di un avvenimento mondano, ma non solo, immaginato come il primo di una serie di appuntamenti che nel 2018 riuniranno stilisti e campioni dell’artigianato del Commonwealth impegnatisi ad aderire ai Gcc Principles of Sustainable Excellence: severi criteri di una produzione sostenibile, etica, solidale e sociale stabiliti da Eco-Age per l’industria del fashion con l’ambizione e l’auspicio che durino più dello spazio d’una gran soirée.

Fonte: Ansa