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Cary Grant, drug therapy e note bisessuate all’ombra di Hollywood

January 5, 2018 Leave a comment

Cary Grant

Chi era Cary Grant? Nessuno lo saprà mai questo è certo, forse nemmeno lui …
Inglese e di umilissimi origini divenne il sex symbol più acclamato del secolo.
Cary Grant fu il vertice assoluto della bellezza e del glamour di Hollywood.

Hitchcock volle descrivere la sua complessità privilegiandone tutto lo splendore con ben quattro film, la figura atletica, lo sguardo intrigante e l’atteggiamento a tratti pigro, a tratti felino. A cinquant’anni nell’immortale Caccia al ladro fa capitolare in sequenza Grace Kelly, la sua ricca madre, e una minorenne spasimante, insieme a qualche milione di spettatrici.

Un bellissimo caccia dote?: Si è sposato e poi ha divorziato velocemente da una delle donne più ricche del mondo Barbara Hutton. Un bisessuale? Ha convissuto per anni con un aitante attore di western di serie B (Randolph Scott) e non per motivi di economia. Una spia messa apposta nel Jet Set? C’è anche chi lo ha insinuato. Un avido senza scrupoli? Alcuni sostengono (in primis un’attrice famosissima) che un suo amante ricchissimo gli donò una azienda di cosmetici che lo rese multimilionario.
Un nevrotico incurabile a tratti sadico? Alcune mogli lo descrissero così. Hitchcock il regista suo mentore ne era affascinato totalmente.

La madre dell’attore, elemento da brivido noir, fu scoperta da Grant stesso dolorosamente viva in manicomio (fatto occultato dal padre che ne inscenò la morte). Lui corteggiatissimo fu sempre segretamente accanto a lei , dicono ad Hollywood, vi erano rapporti di odio-amore a dir poco tempestosi tra i due.
Ma che cosa nascondeva questo bellissimo ed elegantissimo groviglio di misteri e fascino?
Pare molto LSD: la droga degli Hippy. Questa voce è sempre circolata ad Hollywood sull’attore, ma prende piede anche in uno stupendo documentario Becoming Cary Grant. Mark Kidel, l’autore, utilizza filmini della sua famiglia (autorizzato dalla famiglia stessa) e pezzi dell’autobiografia che lui non volle mai pubblicare.
Non è tutto oro quello che luccica sembra dirci quest’opera presentata anche a Cannes.
Scappato di casa a 15 anni da un padre padrone e alcolista, il suo passaporto era solo il suo viso perfetto, il fisico prestante da pugile e la sua sexy fossetta sul mento.
I soldi e la sua carriera non riuscirono a risparmiargli i demoni dell’anima. Dopo lo yoga e l’ipnosi per sedare le tremende inquietudini Grant si affidò ad un medico piuttosto strano: Il dottor Mortimer Hartman.
Hartman lo sottopose a trattamenti a base di Lsd all’istituto psichiatrico di Beverly Hills per un numero di oltre cento tra il 58e il 61. Grant confessò nei documenti di Kidel di essere rinato. Molti artisti degli anni sessanta si spinsero ad usare questa sostanza per amplificare sensazioni e credendo di migliorare le performance: alcuni si suicideranno anche in preda agli effetti. Cary Grant no. Nel documentario, fa un effetto strano, quasi surreale ascoltare la voce di Cary Grant dire, anzi sussurrare “alla fine mi sento vicino alla felicità”. Guardare questa leggenda girarsi e rigirarsi senza fine, sudato e bendato in un lettino d’ospedale dove il dottore sperimentava su di lui i trattamenti di Lsd una volta a settimana per cinque ore.  Anzi è curioso pensare che ai tempi di Intrigo internazionale questo divo facesse uso di Lsd in maniera continuativa.
Un fascino fisico che faticava a gestire, qualche dubbio intrinseco sui suoi gusti, una madre con problematiche psichiatriche e un padre padrone alcolista incisero nella ricerca di serenità di questa Star amatissima. invidiatissima e copiatissima. George Cloney è solo uno di innumerevoli cloni nel tempo di Grant.

Forse Non è tutt’oro quello che luccica soprattutto ad Hollywood.

A cura di Antonello Altamura

Fonte: MondoRaro

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Jayne Mansfield, corsa folle nella Hollywood maledetta

November 13, 2017 Leave a comment

Jayne Mansfield-w900-h900

La corsa folle di una bellissima contro il tempo e il dolore della vita può apparirci come misterica. Questa bionda incredibilmente Hollywoodiana morì completamente sfigurata. Da allora, i camionisti americani hanno l’obbligo di collocare sotto il telaio una sbarra d’acciaio antincastro, che chiamano Mansfield Bar. La morte di Jayne Mansfield è servita a salvare altre persone sicuramente. Della Mansfied Bar beneficiano altri, forse meno vistosi o meno intelligenti, meno intraprendenti e sicuramente meno sovraesposti che si accontentano di una villetta e di un pomeriggio al centro commerciale ma che sognano Hollywood. L’infernale e divertente insieme Valle delle bambole dove Jayne la conoscevano e oggi la ricordano tutti.

In un afoso giugno del 1967, un trattore stava viaggiando per le campagne intorno a New Orleans spruzzando pesticida. Il vapore derivato dal pesticida che irrorava avvolse la strada con una fuoriuscita di fumo. Il fumo nero avvolse tutto nel suo senso più simbolico. Un camion con rimorchio, che spuntò oltre la curva, e sprofondò in quella nebbia scura e dovette inchiodare violentemente per fermarsi. Sopraggiungeva ad alta velocità un’auto, che non potè frenare. L’urto violento della macchina, una Buick blu, fece si che il veicolo si infilò sotto il rimorchio e si aprì come una scatola.

Nella autovettura erano stipati tre adulti e tre bambini. I bambini sopravvissero, anche se feriti. I grandi perirono. Morì l’autista, morì un avvocato e morì una giovane donna molto vistosa e ossigenata. Aveva 34 anni. E il suo nome era: Jayne… Jayne Mansfield. Un’icona. Una sex bomb incontrollabile.

Jayne era bionda platino, labbra carnose , grandi occhi da cerbiatta, naso cesellato. Aveva un corpo invitante e paradossale , con un giropetto di oltre 100 centimetri e un vitino incredibilmente sottile. Forse poteva aver dato fastidio alla carriera alla più minuta collega Marilyn negli anni Cinquanta, ma la rivale leggenda la Monroe, era morta nel 1962 a 36 anni. Jayne ormai era solo una fotocopia involgarita e inquietante. La carriera partì promettente con delle partecipazioni cinematografica di tutto rilievo, accanto a Dean Martin, Cary Grant ,Tony Randall per poi passare rapidamente alla serie B persino accanto a Franchi e Ingrassia in Italia. Jayne era ribelle con i produttori: aveva una personalità supponente, beveva, forse si drogava, collezionava uomini(ebbe cinque figli da tre uomini diversi). All’epoca del vedo e non vedo si spogliava in pubblico e sui giornali. Era una mina vagante, ma il mondo Hollywood era un mondo estremamente puritano almeno di facciata. La emarginarono. Era famosissima per il nudo, per la somiglianza con Marilyn e per gli scandali dunque finì per girare film solo serie B o perfino a esibirsi nei night di provincia ,in stato confusionale.
Jayne fin da piccola voleva fare l’attrice, diventare qualcuno, come milioni di americane della sua epoca e non. Era intelligente, colta, suonava il violino, il pianoforte e parlava cinque lingue, ma puntò unicamente e prepotentemente sulle doti esteriori. La finta bionda platino svampita e osè, poté comprarsi una villa rosa super kistch con 40 stanze e una piscina a forma di cuore a Beverly Hills. La sua vita fu un girotondo di uomini e di chihuahua che teneva sempre nel suo prosperoso grembo.
L’oca giuliva platino che pareva un fumetto aveva un quoziente di intelligenza di 162. Il boccone amaro da trangugiare insieme all’alcool era accettare l’emarginazione a Hollywood e forse che gli uomini la apprezzassero solo per le sue avvolgenti curve. Cadde sempre più in basso. Jayne negli ultimi tempi viveva con Sam Brody, l’avvocato che per lei aveva lasciato una moglie due figli, per loro fu l’ultima spiaggia. Ubriachi e sotto Lsd, avevano un rapporto violento tanto che lei era piena di lividi sotto strati spessi di cerone. Lui aveva il problema del gioco e voleva i soldi che lei guadagnava. Jayne veniva considerata persona sgradita ai festival del cinema, e nelle feste Hollywoodiane era troppo sexy e ormai spudorata, e beveva troppo, oltre a far uso di LSD. I due amanti sbandati, per macabra ironia della sorte iniziarono addirittura a frequentare un guru satanista del giro di Charles Manson (arrestato e condannato autore della strage che costò la vita nel 1969 Sharon Tate, giovane e bellissima moglie di Roman Polanski).

La bionda platino è l’America stessa , è la luce di un faro
valorizza una chioma ossigenata; non importa cosa si stia
costruendo o decostruendo sotto, la luce delle stelle porta
denaro ai botteghini, è un prodotto.

Si dice che alla Kim Novak in una delle tanti liti alla Columbia dissero “sei solo un pezzo di carne, devi solo sostituire quell’altra, che tra pillole e alcool tirerà le cuoia presto”.

a cura di Antonello Altamura

Fonte: MondoRaro

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Hugh Jackman vuole recitare a Bollywood

Qualcuno in passato ha messo in dubbio la “mascolinità” – bastasse così poco – di Hugh Jackman semplicemente perché balla divinamente bene. Io, che di solito nutro un certo distacco nei riguardi dei commercial, avrei bevuto té freddo zuccherato a litri, pur di rivederlo uscire dall’ascensore di un famoso hotel giapponese e improvvisare – si fa per dire – un musical sexy nella hall dell’albergo.  Detto ciò, Hugh ama talmente ballare e le coreografie in salsa musical che si è persino autocandidato come attore per prendere parte a un film di Bollywood. Del resto Wolverine è di origine Australiana e sembra che laggiù Bollywood piaccia molto. L’attore ha espresso questo suo desiderio segreto di recente prendendo parte a Mumbai ai FICCI Frames annual convention e accennando qualche passo – mamma mia come avrei voluto esserci -. Scherzando con i presentatori dell’evento, l’attore ha dichiarato di essere un grande fan di Shah Rukh Khan protagonista di  ‘My Name is Khan and I’m not a terrorist’, e ha aggiunto ironicamente che gli piacerebbe recitare nel sequel del film intitolandolo – e parodiando così il titolo originale – My name is Jackman e non sono un turista. La battuta è una tipica freddura e, in linea di massima, non ci farebbe nemmeno ridere, ma se la dice ballando, va bene ugualmente.

Fonte: Vivianamusumeciblog’s

 

Sessanta candeline per la celebre cantante Loredana Berté

September 20, 2010 Leave a comment

La famosa cantante Loredana Berté, conosciuta al mondo per la sua eccentrica carriera di cantante, nonché per la sua esuberante vita trasgrediva, compie oggi sessanta anni, evento che celebrerà sul palcoscenico insieme al suo grande amico storico, il celebre cantautore Renato Zero, anch’egli alle soglie dei sessanta il prossimo 29 settembre, per il quale nutre un enorme affetto amichevole in quanto emotivamente legata sin dagli anni dei loro clamori giovanili, quando, durante gli anni sessanta, frequentavano insieme il Piper prodigando eccessi e travestimenti a go go appagati dall’euforia perenne del mondo dello spettacolo, tra l’altro luogo osannato dall’entourage mondano dell’epoca, nel quale nacque proprio la loro grandissima amicizia. Tanti, tantissimi auguri!

by Marius Creati

 

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Addio Malcolm McLaren, anzi arrivederci “Punk’s Not Dead”

Ieri all’età di sessantaquattro anni, dopo un lungo calvario protratto per combattere il cancro, è venuto a mancare l’uomo che ha creato i “Sex Pistols”, un famoso gruppo punk inglese.
Grazie a lui nacque uno stile di vita per tanti giovani ragazzi di strada che amavano quelle sonorità e che, per alcuni di essi, era motivo di distruzione con droghe, alcool, sesso e altro…
Con la famosa stilista Vivienne Westowood, nota compagna, madre di un figlio, nonché partner in affari, sin da i primi anni Settanta furono testimoni di un famoso negozio sulla King’s Road a Londra chiamato “Let It Rock”, un genere spesso riservato ad una clientela fuori dai canoni rispetto alle classiche boutiques eleganti e alla moda, solitamente vestiti per taddy boys e rocchetari.
Prima della creazione dei Sex Pistols cosa sappiamo di lui? Sappiamo che era tutto, da impresario, a mentore e stratega, un vero genio che seppe cogliere l’attimo opportuno con l’era del punk facendone uno stile di vita.
All’inizio era il manager del gruppo New York Dolls, per i quali progettò un nuovo look identificato da chiodi sulla pelle rossa e simboli sovietici. Infatti i loro slogan erano “Better Red than Dead (meglio rossi che morti), ma il gruppo si separò dopo poco.
Poi arrivarono i Sex Pistols che inizialmente erano conosciuti come The Strand. Il primo successo avvenne con “God Save The Queen”, il quale assaltò le classifiche a cavallo del giubileo d’argento della Regina Elisabetta, nel 1977, per il quale evento McLaren organizzò un concerto mobile sul Tamigi presentato su di un battello davanti alla sede del Parlamento, ma fu un fiasco clamoroso a causa dell’intervento della polizia, dal quale venne arrestato portando beneficio e pubblicità al gruppo.
Posso concludere usando queste parole “Punk’s Not Dead” a Malcom McLaren.
by Emilio Di Iorio