Archive

Archive for the ‘Amazighen’ Category

Il cavallo berbero, dal Maghreb nell’Occidente

October 13, 2011 Leave a comment

L’avvenire del cavallo berbero è assicurato, ha sottolineato  oggi il giornalista Jean-Louis Gouraud, enciclopedista del cavallo e dell’equitazione. Gouraud ha animato una conferenza dal titolo:” Le sette vite del cavallo arabo“, nel quadro delle conferenze scientifiche al Salone del Cavallo di El Jadida, ribadendo che dopo anni di declino il cavallo berbero è oggi in buona salute nel Marocco e ovunque nel mondo. In Marocco l’allevamento del cavallo berbero costituisce un obiettivo prioritario nel programma di sviluppo dell’allevamento equino nazionale, ha indicato l’esperto francese, sottolineando che questa volontà del Reame per preservare questa razza oltrepassa le frontiere perchè il Marocco, ha ribadito, ha offerto in questi ultimi anni alle Haras nazionali francesi uno stallone  di razza berbera, per sostituire un altro cavallo della stessa razza, offerto dall’Algeria e deceduto ultimamente.  La storia del cavallo berbero è antica ed è originaria dell‘Africa del nord, su di un territorio che si estende dalla Libia al Marocco. E tradizionalmente associato al popolo berbero del Maghreb. Questo cavallo, è stato stabilito da alcuni ricercatori in Algeria, ha avuto origine circa 4.000 anni fa. In tutti i casi, in Africa del nord, il cavallo è parte integrante della vita degli uomini, in tutta la sua storia. Il cavallo berbero è una razza pura e autoctona del Maghreb (Mauritania, Marocco, Algeria, Tunisia e Libia). Queste conferme sono basate su degli studi paleontologici e su analisi di DNA e questa origine è rafforzata dalle incisioni, pitture rupestri e da alcuni monumenti che esistono sul suolo africano del nord, dalla Libia al Marocco. Queste iscrizioni rappresentano l’addomesticamento di cavalli aventi le caratteristiche morfologiche del cavallo berbero attuale. Il cavallo berbero è allevato dall’antichità per la caccia, la guerra, le parate e il lavoro ed è compagno da sempre dei nomadi e degli allevatori dell’Atlas e degli alti plateaux montagnosi del Marocco.

Questo cavallo venne menzionato già ai tempi dei romani come cavallo della Barbaria. Un gran numero di loro vennero importati  in Europa a partire dal VII° secolo dove diventarono cavalli da guerra, specialmente in Gran Bretagna. Il cavallo berbero ha influenzato numerose razze nel mondo come la razza spagnola e i suoi vicini, i lusitani, cosi come i Criollo argentini e i Mustang, discendenti dei cavalli berberi e iberici ritornati allo stato selvaggio. Uno stallone, si presume berbero, Godolphin Arabian, fece parte dei tre stalloni fondatori della razza purosangue inglese. Ci sono diversi tipi di cavalli berberi secondo la zona di origine,  ma in comune tutti hanno la testa allungata, profilo robusto, orecchie medie. Le membra sono secche ma solide, le spalle piatte e i piedi sono forti. La coda è piazzata bassa su di una groppa avvallata e le crine sono abbondanti. L’altezza  di questo cavallo antico è all’incira di 1,55 al garrese. La particolarità di questo cavallo e che possiede 5 vertebre lombari anzichè sei. Questa è una qualità che si sta cercando di mantenere nella razza e i veterinari osteopatologisti precisano che i lombi sono il punto fragile della colonna vertebrale degli equini perchè sono i soli che fluttuano come un ponte sospeso tenuti solo dai muscoli. Avere cinque vertebre lombari defatiga i muscoli sospensori. Questa particolarità spiegherebbe la resistenza che si riconosce al cavallo berbero senza peraltro limitare la dolcezza della sua cavalcata. Il berbero è un cavallo docile e rustico con grandi polivalenze. Nella resistenza ottiene dei risultati eccezionali. La sua velocità è attestata dalla scelta di questa razza per creare cavalli da corsa più veloci, come il purosangue inglese ed è quindi un cavallo che unisce resistenza e velocità, ideale per tutti gli sports equestri. Se attualmente, in Africa del nord, il cavallo berbero resta associato  a delle attività culturali come la Fantasia, queste qualità fanno di lui il cavallo ideale per numerose attività sportive moderne come il dressage, l’apprendistato dell’equitazione, l’endurance, il polo, i circuiti equestri turistici ecc.. Essendo di una dolcezza incontestabile necessità di un facile dressage e possiede tutte le attitudini che non chiedono altro di essere sviluppate come la sobrietà, la rusticità, la resistenza, la dolcezza, la pazienza, l’agilità e il fatto di essere infaticabile. Possiede inoltre, memore di antichi passati, una resistenza alle intemperie, alla fame e alle privazioni, a dir poco rara in un cavallo. Una celebre   frase su questo nobile cavallo antico dice: “Sente la fame, sente la sete, sente il freddo e  soffre per il caldo, ma non è mai stanco !“. Questo è il cavallo berbero.

Fonte: My Amazighen

Categories: Amazighen Tags:

Marocco, industria del porno magredino

June 19, 2011 Leave a comment

L’industria del porno in Marocco: pruderie orientali con stars internazionali e attrici amatoriali locali, un bussiness che avanza. Il Marocco è un paese islamico, lo sappiamo. Il Marocco è un regime che non ammette, al momento, intransigenze. Lo sappiamo. Perchè allora molte stars del XXX si recano in questo paese per i loro tournages ? Rischiando grosso, aggiungo io. Molte label come Private, Marc Dorel o Andrew Blake hanno girato qui con porno–attrici come Aria Giovanni, Catalina Cruz, Zara White o Veronica Zemanova, in case o ville private del Reame, in particolare a Marrakech. Per i fans del XXX l’esotico offre dei prodotti molto folk e arrapanti. I canali satellitari specializzati propongono delle programmazioni ad hoc con menzione del luogo di riprese e il Marocco figura in molti curriculum di diverse stars che hanno lavorato in terra araba. Come fanno i produttori e i registi a non incappare nelle maglie dei controlli e della vigilanza delle autorità locali? Le astuzie delle case di produzione sono tante. Prima fra tutte quella di girare degli spot pubblicitari falsi e parallelamente una equipe si dedica alle foto/film porno come è successo con il magazine Private che ha realizzato diversi reportages fotografici in Marocco. Oltre alle bibbie dell’erotico come Play Boy, Hustler e altri. Per gli intenditori le riviste con immagini di interni marocchini sono veramente tante. E’ evidente che il CCM, il centro cinematografico marocchino, svolge il suo lavoro di controllo su questo genere di riprese e le autorizzazioni sono scrupolosamente studiate: non ci sono margini di errore ma i professionisti del XXX sanno come raggirali. Richieste di pubblicità, reportages di moda, fotografie turistiche, servizi sulle regioni del Marocco e altri escamotages sono la copertura dei veri soggetti delle riprese. Secondo un produttore affermato nel campo, questo traffico esiste ed è molto prolifico. Il CCM lavora sodo, legge gli scenari, fa le sue inchieste sulle case di produzione, i registi, i budget e la reputazione delle persone che arrivano nel reame per girare i films, ma si trovano sempre delle facciate pulite inventate di sana pianta dalle società hardcore. Un giovane attore marocchino che conosco personalmente mi ha confidato  che è stato contattato per un ruolo in un film che  credeva una fiction e che in realtà è diventato un porno durante la fase di montaggio. La  storia da copione lo vedeva come chaffeur di un 4×4 per una coppia straniera in vacanza a Marrakech; tour della città e ritorno davanti alla villa, ruolo terminato. Le immagini girate erano più che normali e mai l’attore avrebbe pensato quello che scopri’ durante il montaggio, cioe’ che la sua parte era stata aggiunta a delle riprese fatte all’interno della villa, riprese assolutamente porno. Esempi cosi’ ve ne sono a bizzeffe e succede anche con ragazze reclutate come comparse. Si affittano Riad o ville e dentro a questi luoghi esotici puo’ succedere di tutto e la cosa appettitosa e che i costi, girando in Marocco, si dimezzano drasticamente rispetto all’Europa, alla Turchia e all’Egitto. Con un clima stabile, decori naturali splendidi e una luce fantastica per le riprese, il gioco è fatto. In alcuni casi si rasenta la truffa chiedendo prezzi ridotti ai proprietari delle abitazioni promettendo una bella pubblicità per la villa o il riad! Quando si abborda il capitolo dei films porno in Marocco bisogna pero’ fare un distinguo tra due categorie di films ; quelli amatoriali destinati ad un pubblico più di nicchia e via web, e le grandi produzioni internazionali. E’ nel primo caso che i giovani marocchini si fanno coinvolgere. Ovviamente questo tipo di prestazioni vengono pagate a basso costo e nel complesso sono films che non necessitano di investimenti. I giovani marocchini accettano il “minimo sindacale” e il salario non supera i 2000 dh (180 euro) per una lunga sequenza hard. Le ragazze che accettano questo lavoro vengono generalmente pagate 5000 dh, qualcosa in più dei maschi arabi. La tecnica di lavorazione è semplice, per non incappare nella legge, molto dura nei paesi arabi : le immagini e le foto vengono trasmette via email all’estero e gli addetti ai lavori possono uscire dal paese senza materiali compromettente. Marrakech, Agadir, Essaouira sono le locations predilette per questo genere di films e qui le ragazze, che si fanno chiamare Jihane, Warda, Hiba, Faïrouz, vengono procacciate generalmente nei nigh-club bollenti. A volte sono minori, altre sono divorziate con un paio di bambini a carico, altre con storie di vita molto drammatiche. In tutto questo mercato molto lucroso, scoppiano gli scandali, come quello di Agadir di alcuni anni fà che ha visto come protagonista il giornalista pornografo belga Philippe Servaty, ritrovato con filmini e foto sado-maso, con la compiacenza di 14 ragazze reclutate in loco. Il giornalista è stato condannato a diversi anni di carcere (anche le ragazze perchè qui lavorare nel porno è reato) e sta scontando la sua pena in Marocco. Marocco bollente dunque e chiudo con un  nostrano “tutto il mondo è paese”, quando si tratta di sesso.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Marocco, libertà di stampa e governance

March 8, 2011 Leave a comment
Interessante l’editoriale del giornale finanziario francofono L’Economiste apparso ieri in Marocco. Analisi lucida e reale di una situazione che ha diverse analogie con l’ italica stampa.
Nelle società moderne, la disponibilità e la fluidità delle informazioni sono considerate come il motore dell’evoluzione. Se l’informazione circola male, la società si ammala. Bisogna comprendere che per l’uomo moderno il flusso di informazioni continuo è un bisogno vitale. In difetto, si trova nella necessità di cercare informazioni ad ogni costo. Questo dà la possibilità ai canali meno sicuri, ai rumors, di svilupparsi e installarsi nella società. Una società sottomessa a questi meccanismi non avanza. Indietreggia. Ancora più pericoloso, essa diventa   merce per ogni sorta di manipolazione. La società marocchina non fa eccezione a questa regola sociale universale. Il suo bisogno di informazione è forte come quello di altre società moderne.  Detto questo, esiste ancora nei meandri dirigenziali, la concezione secondo la quale  ‘l’informazione e il potere” sono strettamente correlate. Quindi diffusa (l’informazione) con parsimonia perchè si crede ancora sia riservata a pochi cerchi di iniziati. Gli uomini in piazza giocano su questo default, puo’ essere, ma i poteri pubblici, loro, sono  primi perdenti in questo affare. La principale problematica, quando il potere è in buona fede, è di creare una simbiosi con l’opinione pubblica. Per fare questo, la prima regola e di rispettare i suoi elettori dando una informazione corretta, abbondante, un informazione che permetta di migliorare la governance generale del paese. In difetto, tutti gli atti, tutta la politica diventa oggetto di sospetto tra gli elettori, installando una negativa opinione strutturale. In questo contesto, i più demuniti materialmente, i meno armati intellettualmente, si trovano  pronti ai disordini e l’avventurismo.

Fonte: My Amazighen

 

Categories: Amazighen Tags:

Donne manager in Marocco

March 8, 2011 Leave a comment

Quale posto per le donne nella funzione pubblica marocchina? Per rispondere a questa domanda, il Ministero della Modernizzazione del settore pubblico ha realizzato uno studio presentato ieri a Rabat. Le principali conclusioni sono che malgrado i numerosi sforzi di istituzionalizzare l’uguaglianza dei generi, il tasso di femminilizzazione è basso. Senza dimenticare alcune discriminazioni che persistono principalmente in posti di rilievo. Nel quadro della Giornata Mondiale della Donna, il Ministero ha organizzato ieri una giornata di studi dal titolo: “La partecipazione delle donne nelle decisioni delle amministrazioni pubbliche, leva fondamentale delle riforme e della modernizzazione”. Kaoutar Mdaghri Alaoui, capo della divisione dell’Osservatorio dell’impiego pubblico, ha presentato uno studioconsacrato allo spazio della donna nella funzione pubblica. Da questo studio si evince che tra il 2005 e il 2009, l’evoluzione del tasso di femminilizzazione dell’amministrazione pubblica e delle collettività locali, è passato dal 23,8% al 26%, con un aumento appena del 2%. In quattro anni. Negli ambienti rurali questo tasso è più basso: 10,6 contro il 27,4 degli ambienti urbani. Nei differenti dipartimenti ministeriali dove la proporzione globale del personale femminile è del 37%, risulta che in alcuni ambiti il personale femminile e superiore a quello maschile. E’ il caso del  Dipartimento della Salute (53,8%) e dello Sviluppo Sociale (52,7%). In queste categorie, la Direzione Generale della Protezione Civile e laDirezione Generale della Sicurezza Nazionale, i dati peggiori: nel primo le donne sono appena il 4%della forza lavoro e nel secondo caso si arriva al 6%.  Le donne con livello di quadro sono al 56,34% sul  totale delle donne funzionario. Per quanto concerne i posti di alta responsabilità, le donne restano ancora poco rappresentate. Nell’amministrazione centrale, solo il 7,41% di loro sono state assunte nel 2009; un posto di segretaria generale e nessuna occupa quella di direttore generale. Negli annali si trovano numerose donne funzionarie con il titolo di “capo dei servizi” o di “direttore”.  Con un tasso di femminilizzazione nella funzione pubblica del 40,77%, la regione della Grande- Casablanca e la più rosa, davanti a Rabat-Salè-Zemmour-Zaër (40,65%) e Doukkala-Abda (38,89%). Nella parte bassa troviamo le regioni di Guelmin-Smara (21,9%) e Boujdour-Sakia El Hamra (19,8%). Per quanto concerne lo status matrimoniale delle donne funzionario, quelle sposate sono la maggioranza (57,42%), seguite dalle single al 38,51%. Infine, il 60% delle donne funzionario hanno un età media oltre i 41 anni e il 30% di loro è sotto i 36 anni. Per spronare i diversi dipartimenti ministeriali a scendere in campo con delle misure che diano luogo ad una presa di coscienza nell’uguaglianza dei sessi, il Ministero della Modernizzazione dei settori pubblici ha creato un Comitato di Concertazione Interministeriale (CCI), costituito per ora da 15 dipartimenti ministeriali. L’obiettivo primario sarà quello di promuovere una cultura di equità e di uguaglianza nella funzione pubblica, vegliare sulla integrazione dell’uguaglianza dei sessi nei programmi e nei progetti di modernizzazione della funzione pubblica, principalmente quella relativa alla gestione delle risorse umane. Un bel regalo per l’8 marzo alle donne marocchine!

Fonte: My Amazighen

 

Categories: Amazighen Tags: