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Erkan Coruh, primavera estate 2012

September 29, 2011 Leave a comment

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Nella giornata della moda milanese dedicata agli emergenti sfilano le creazioni di Erkan Coruh, classe 1976, nato ad Istambul con un master alla Domus Accademy, uno dei vincitori a Who is on Next 2010 sfila per la prima volta nel calendario ufficiale a Milano con una collezione intitolata “Norms”.

Giornalisti, fotografi, bloggers e buyer affollano la splendida sala Tiepolo di Palazzo Clerici: due strette file di sedie delimitano la passerella, tra mura, soffitto e luci in stile barocco, le luci si abbassano, inizia lo show. Un grande e scenografico ombrello nero, che sembra coperto di piume, cela il volto della prima modella: il mistero. Ecco il primo elemento attorno alla quale si sviluppa la collezione. Un mistero che si esprime in tessuti velati, semitrasparenti, in tagli studiati che lasciano intravedere il corpo, pur coperto da abiti lunghi e apparentemente coprenti. Lunghe tuniche in seta o chiffon, con le maniche lunghe e molto accollate, che cadono morbide ma mostrano il corpo nudo. Gonne fluide e dai tagli irregolari da cui si alza un lembo che avvolto attorno alla testa, o aggangiato ad una montatura da occhiali ricorda un burca, ma leggero e velato, che non costringe il corpo della donna, ma è sembra essere un suo vezzo. Il mistero che rende curioso chi guarda.

La lavorazione dei materiali e la resa delle superfici sono una costante per lo stilista turco: stratificazioni di brandelli di stoffe differenti: sete, chiffon, reti, jersey, morbidi rasi per creare microgonne o la scollatura di un abito. Piccoli nodi decorano l’orlo di una giacca e sostituiscono i bottoni. Ruches ed effetti moulage per creare movimento, dinamicità a questi abiti che sprigionano leggerezza e poi orli tagliati a vivo o laserati in modo irregolare, quasi fossero strappati, tagliuzzati. E poi ancora arricciature ed torsioni, come una stoffa strizzata dopo essere stata lavata negli scolli dietro di piccole giacche-gilet in pelle con tanto di cappello con visiera incorporato. I colori vanno dal bianco latte, panna, ecrù, fino al beje, caffè, fumo fino al nero e poi verde acqua, menta e verde bottiglia,  fino all’oro delle paillette che illuminano piccoli bustini portati sopra ampie gonne o abiti morbidi. Piccoli elementi decorativi a forma di mezzaluna o di barca posizionati sullo scollo di una giacca o tra i due lembi di una casacca-gilet.

La collezione si ispira al film “Picnic at Hanging Rock” di Peter Weir (1975), la storia della scomparsa di alcune studentesse e della loro insegnante durante un picnic nel giorno di San Valentino del 1900. Da questa suggestione, lo stilista rielabora il mistero, la curiosità e il fascino dell’adolescenza in una chiave tutta sua, in cui non può non avvertirsi la cultura islamica, gli echi lontani dell’oriente ed una certa spiritualità. Una donna dal trucco forte e deciso, i capelli mossi lasciati cadere lunghi sulle spalle, che ricorda alcune figure femminili dei quadri di Klimt. Una donna austera, minimale, ma che non ha paura di mostrare il suo corpo sotto un velo sottilissimo di stoffa.

Fonte: Noisymag

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