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Odette du Puigaudeau, cammelliera di lungo corso
Nata a Saint-Nazare, in Francia, da un antica famiglia di armatori bretoni, Odette du Puigaudeau è uno di quei personaggi singolari della storia che, giocoforza, diventano ambasciatori delle cause perse. Per lei fu quella del grande nomadismo cammelliero. Nel 1933, la Mauritania era stata appena pacificata, sconosciuta all’occidente e amministrata esclusivamente da uomini. Appassionata, tenace, un filo di arroganza, Odette realizzo’ quattro grandi viaggi in Africa che definirono gli usi e i costumi di una terra lontana. La sua storia. Odette de Puigaudeau (1894-1991) non è definibile con il genere “avventuriera in crinolina“. Era piuttosto un carattere forte, ben temprato, al limite del virile. Ci vuole coraggio per affrancarsi alle grandi carovane del sale di quell’epoca, a piedi o a dorso di cammello, su piste pericolose dove soccombero, prima di lei, numerosi nomi prestigiosi della società della geografia europea. Se la determinazione di Odette era a prova di bomba, a tutti gli effetti non viaggio mai sola ma con Marion Sénones, l’amica di tutta una vita e complice scientifica nella scoperta di un ovest sahariano appena cartografato. Di queste odissee Odette pubblicherà un opera, a volte contestata dal punto di vista accademico (era autodidatta) e le istituzioni cercarono sempre di marginalizzarla. Ma grazie alla superba biografia redatta da Monique Vérite e alla redenzione tardiva delle sue opere e articoli, sappiamo oggi riconoscere quale fu l’apporto dato da questa donna, fuori del comune, nella conoscenza delle società africane prima della colonizzazione. Odette era bretone e in primis oceanografa. Suo padre, pittore della scuola di Pont-Aven, e di sua madra, ritrattista, eredito’ il gusto del disegno e della vita bohèmienne. Pertanto, quando lascio’ la Bretagna, aveva compiuto 26 anni, pronta per farsi accogliere dalla sognata Parigi, dove mise a profitto il suo talento di disegnatrice lavorando su delle tavole di scienze naturali che l’avrebbero condotta, secondo lei, a partecipare alle spedizioni di Charcot nell’Antartico. La spedizione è misogina e la porta restò chiusa. Si indirizzo allora al mondo della moda, con la speranza di vedersi all’estero per seguire le collezioni (diresse con successo per un certo periodo l’atelier di disegno di Jeanne Lanvin). Dopo questa esperienza si diresse verso il naturalismo e saltuarialmente tornò in Bretagna per gravitare intorno ai luoghi di pesca, che la affascinavano. Nel 1928, ottenne un libretto di iscrizione marittima, passaporto indispensabile per imbarcarsi. Per tre stagioni la si vedrà al lavoro sulle imbarcazioni con diverse mansioni e in ultimo una campagna di pesca al tonno. La sua passione per l’oceano permetterà ad Odette di debuttare in una carriera di giornalista, perchè i diari delle sue intrepide avventure marittime conobbero un grande successo editoriale e di pubblico. Ma di grandi viaggi, Odette ha 40 anni, nemmeno l’ombra. Non sarà il mare ma il Marocco e la Mauritania, accostate per la prima volta a bordo di un veliero bretone, nel novembre del 1933, in compagnia dell’amica Marion, incontrata un anno prima. Le due dame riuscirono a farsi finanziare da diversi periodici (L’Illustration, Le Monde Colonial illustré, L’intransigeant) e guadagnare l’appoggio del generale Gouraud, che vide in quella spedizione il mezzo per valorizzare l’azione pacificatrice della Francia. Da Port-Etienne (Nouadhibou, Mauritania), uno dei primi avamposti creati dai francesi alla frontiera del Rio de Oro (Sahara marocchino), arrivarono a Nouakchott a dorso di cammello o a piedi, accompagnate da alcuni indigeni di cui adottò i costumi, visitando entroterra sconosciuti, accampamenti e saline, condividendo il quotidiano con le popolazioni locali.
Nessun ristorante alla moda, neppure letti comodi e tantomeno cibi saporiti. Qualche utensile in legno, sacchi di cuoio, mobili locali. “Viaggiare è vincere” recita un proverbio arabo. Immobilizzata diverse volte da gravi problemi di salute, riusciva sempre a ripartire per recarsi alla guetna (fiera dei datteri) che si teneva ogni estate nell’Adrar. Vinse anche sulle frequenti interdizioni lanciate dai militari degli avamposti francesi, dove era mal vista in quanto presenza femminile. Pur proibendo loro di spostarsi per andare a Fort Gouraud, per raggiungere alcuni gruppi nomadi e scoprire nuovi siti, trovò il modo di raggiungerli da Ouadine sino a Chinguetti, un inferno di 400 km percorsi in sei giorni sotto una tempesta di sabbia feroce. Dopo questa, un altra attraversata di nove giorni in un deserto di fuoco in direzione della baia di Saint-Jean, dove si imbarcarono per Nantes, nell’ottobre del 1934. La stampa, che durante la loro assenza aveva pubblicato alcuni reportages, le accolse in modo trionfale. Il mondo della scienza iniziò ad aprire loro le sue porte, con delle conferenze al Museo delle Colonie. Odette in quel periodo pubblicò il suo primo libro, ” A piedi nudi attraverso la Mauritania” con prefazione del generale Gourad, e premiato dall’Acadèmie Française. Dicembre 1936: Odette e Marion vengono incaricate, dal Ministero dell’Educazione Nazionale e delle Colonie, di completare le collezioni archeologiche e etnografiche del Museo di Storia Naturale. Il progetto è ambizioso, seguire le due piste carovaniere che, da secoli, ritmavano l’economia del Sahara. All’andata, la strada dell’ovest, Trik Lemtouni, che tracciava il sud del Marocco sino all’Adrar mauritano; al ritorno, la rotta dell’est, Trik el Djouder, che conduceva a Timboctou e a Tindouf (Marocco). Immobilizzate dalle pioggie invernali per diversi mesi a Tidjjka, capoluogo del Tagant, si impegnarono a raccogliere memorie orali, genealogie tribali, utensili preistorici e manufatti in terracotta. Dettagliarono le condizioni di vita dei mauri e catalogarono i siti rupestri già accennati nel Giornale della Società degli africanisti. Questo secondo viaggio, che si chiuse nel febbraio 1938, dopo 6.500 km di marcia al passo lento delle carovane, è salutato dall’Occidente come un exploit. La guerra metterà un freno alla curiosità delle due donne ma si imbarcarono nuovamente nel 1949. Caricate di alcune missioni scientifiche dal Ministero della Francia d’Outremer, non ricevettero però nessun tipo di sovvenzione. Le relazioni con i ricercatori del Museo dell’Uomo erano tese e molti i problemi irrisolti con i militari colonialisti. Durante i sei mesi di soggiorno nel sud marocchino vennero tenute in ostaggio dalla popolazione e dovettero rinunciare ad affrancarsi ad una carovana che partiva per la Mauritania, che la raggiunsero poi in camion nel giugno del 1950.
Dopo dodici anni di assenza da quei territori, Odette è rammaricata: i nomadi si stanno sedentarizzando, emigrano verso le città e le miniere presenti nelle zone. Consacro’ allora tutta la sua vita a difendere la causa dei valori tradizionali di una cultura minacciata, di cui si sentiva solidale. Il destino dei Mauri diventò il suo destino. Dopo dieci anni di lavoro d’ufficio a Parigi sulle arti e sui costumi dei Mauri, fece un ultimo viaggio in Mauritania nel 1960, l’anno del nucleare nel mondo occidentale. Poi, sollecitata dal governo marocchino per seguire delle ricerche archeologiche nel sud del Paese, si installo a Rabat dove venne nominata capo dell’ufficio di Preistoria del Museo delle Antichità. Quando arrivò l’ora di andare in pensione, a 84 anni (!), infaticabile, intraprese la redazione del quinto capitolo di una tesi che non concluderà mai. La sua morte avvenne a Rabat nel 1991, come Monod o Lothe, quasi centenaria.
La carovana Azalaî: Straordinaria carovana con migliaia di cammelli che partivano da Timbouctu in direzione delle miniere di sale di Taoudéni, assicurando la vitalità commerciale del Sahara. Si organizzava due volte all’anno, in aprile e in novembre. Dopo aver attraversato l’Azaouad, il convoglio si fermava presso i cento pozzi di Araouane dove, per circa due giorni e tre notti, i pastori abbeveravano sino a 3.500 cammelli caricando le sacche di migliaia di carovanieri. Di seguito la grande tappa sino a Taoudéni, durante la quale uomini e animali venivano messi a dura prova: una attraversata di otto giorni in pieno deserto sahariano senza nessun pozzo d’acqua per il rifornimento.
Fonte: My Amazighen
Mohamed Reda, un cantante per il Marocco
Si puo’ dire che il giovane cantante Mohamed Reda ha avuto fortuna per integrarsi nel mondo della canzone cosi’ precocemente. Cosi’ giovane ha famigliarizzato con i grandi maestri della canzone araba: Oum Kaltoum, Mohamed Abdelwahab, Fairouz, e altri. Suo padre, un grande melomane che canta molto bene, colleziona le canzoni e gli album dei classici in 45 e 33 giri d’epoca. Gli zii di Mohamed Reda, anche loro grandi melomani, lo hanno incoraggiato a cantare sin da bambino nelle ricorrenze e nelle feste di famiglia. Nel corso degli anni, Mohamed , ha studiato al Conservatorio e ha fatto la conoscenza di molti artisti importanti del paese. Ma è al Festival della canzone araba che capirà il tuo talento, vincendo il primo posto davanti a stars arabe di prima grandezza. Oggi, si puo’ considerare Mohamed Reda come uno degli artisti più in vista della sua generazione con un talento artistico fuori dal comune. Anche se i soldi mancano e le condizioni sono poco favorevoli per fare carriera in Marocco, lui ha scelto di restarci e di mettercela tutta. Il giovane ha avuto molte possibilità di firmare dei contratti con delle grandi case discografiche straniere ma ha preferito restare libero e non subire diktat dai produttori. Questo ovviamente produce degli sforzi enormi per produrre i suoi albums indipendentemente ma, talentuoso come è, Mohamed passa da successo in successo come testimoniano i numerosi inviti ricevuti per prodursi in concerto in Europa, America e in Oriente. Mohamed Reda ci tiene molto al suo Marocco e si mostra determinato ad affrontare le difficoltà; come artista combatte da sempre sulle questioni patriottiche e cerca di apportare il suo contributo nella difesa della integrità marocchina. Ha composto, in compagnia di Mohamed Anouar, una canzone consacrata al Sahara, scritta da Mohamed Idrissi. La canzone è stata presentata in anteprima negli Stati Uniti in una tournée dove ha raccolto miglia di fans e, non pago, ha radunato a fine concerto 2.000 persone per sfilare a Washington reclamando forte e chiaro la sovranità marocchina del Sahara. Il suo cruccio è il non capire perchè gli artisti nazionali si disinteressano a questa causa nazionale che rasenta il patriottismo. I grandi cantanti marocchini e arabi in generale, secondo il giovane artista, hanno sempre e comunque glorificato la loro nazione: Oum Kaltoum e Fairouz sono un esempio per tutti. Cantante di talento, Mohamed Reda non puo’ dormire sugli allori e tutti i giorni studia e affina le sue potenzialità vocali; è difficile prodursi nella canzone araba con i suoi suoni gutturali e nasali rispettando le melodie. Non contento ha approfondito la sua estensione vocale all’estero studiando presso il Conservatorio di Tolosa dove ha appreso le tecniche del canto classico, che gli ha permesso di scoprire altre possibilità sul piano vocale e di interpretazione. Il talento del ragazzo è certo, e tutto questo apprendistato per sviluppare le sue potenzialità gli permetteranno di esprimersi pienamente, con gioia immensa dei suoi migliaia di fans.
Fonte: My Amazighen
Turismo Marocco, gli operatori del settore navigano a vista
È’ tempo di turismo in Marocco, ma i turisti non si vedono! Zero visibilità sul secondo trimestre, piani sociali non funzionali, lavoro part-time in molti Hôtels, compagnie aeree che riducono i loro voli..un quadro complessivo disarmante. La RAM, compagnia di bandiera marocchina, ha registrato un -11% durante il mese di maggio. Le previsioni della compagnia annunciano un calo dello stesso ordine per il mese di giugno, e un totale di perdite secche stimate attorno a 20 milioni di DH alla settimana! Perdite che minacciano le fondamenta delle imprese. In termini di prenotazioni, il calo è nell’ordine del 30% sul mese di giugno e luglio, ha dichiarato Abdelhamid Addou, DG dell’ONMT. “Molti paesi europei soffiano sulle rivolte della primavera araba e le manifestazioni di piazza per indirizzare i loro clienti in altri luoghi, quindi l’obiettivo è quello di riorientarli verso il turismo interno”, ha aggiunto Addou. I prossimi mesi sono quindi di fatto compromessi e i professionisti si attendono un estate difficile constatando l’allarmismo gratuito di numerosi tours operators. I più ottimisti attendono giorni migliori vedi una leggera ripresa in..settembre. Il quotidiano L’Economiste ha lanciato un sondaggio ai professionisti del settore e il risultato vede una situazione che sta per infuocarsi e che tocca tutti i settori turistici, dagli Hôtels ai trasporti arrivando agli agenti di viaggio. Per aggravare la situazione gli hôteliers non hanno alcuna visibilità per i tre mesi a venire, navigando a vista, senza sapere dove andare. Amal Kariuon, presidente dell’Associazione degli agenti di viaggio di Rabat suggerisce, per creare più visibilità, di mettere in opera una cellula di riflessione per aumentare le attività turistiche del paese e anticipare i problemi futuri. Altro fuoco sul fuoco, nulla è stato ancora previsto per occupare gli hôtels durante il mese del Ramadan, che coincide quest’anno con il mese di agosto (inizierà verso il 22 luglio per un mese). Sarà opportuno creare un piano speciale del mese sacro, con una reale strategia per commercializzare questo perido difficile dell’anno, altrimenti gli operatori dovranno fare affidamento esclusivamente sul turismo domestico. E ancora, concordare una formula seducente per il piano Biladi, svillupando l’offerta di prodotti mirati ad un preciso target (marocchini residenti all’estero e turismo interno). Ergo mobilizzare gli operatori e creare dei gruppi di agenzie e TO per prenotazioni massive e negoziare i prezzi. Si salvi chi può…è la parola d’ordine costante che si insegue tra gli addetti ai lavori.
Fonte: My Amazighen
Tendenze Marocco, nuovi nomadi on the roads
Si chiamano Marco, Zacaria, Joshua, Nelly, Tony, Isabella…e si incontrano sempre più spesso sulle strade marocchine, nei loro camions/caravans di ogni tipo, immatricolati in Europa e adattati per viverci, belli o trash, a seconda dei mezzi economici a disposizione. Ma chi sono questi nuovi nomadi con tende d’acciaio e pneumatici? Il gipsy roads sta prendendo sempre più piede come nuova filosia di vita, alternativa, bohemienne, ecologica e smart. La maggioranza di questi viaggiatori-nomadi sono persone tra i 20 e i 50 anni, provengono da ogni paese dell’Europa, ma principalmente dalla Francia, dall’Inghilterra e dalla Germania. Hanno scelto una vita diversa, una vita fatta di libertà, una vita nomade. Quando un angolo, un panorama, un ritaglio di spazio, piace, si fermano per un po’ di tempo; un ora, un pomeriggio, qualche giorno, forse per mesi. Viaggiano spesso in convogli per condividere i più spettacolari panorami che si susseguono nei loro spostamenti con gli amici. Ma cosa fanno in Marocco?Fuggono dal freddo e dalla pioggia, scendono nel sud per trovare un sole immenso, una vita meno dispendiosa che in Europa e una libertà perdutaoramai nel vecchio continente. Le autorità europee non permettono campeggi ovunque, e si è obbligati a parcheggiare nei campings attrezzati per mobilhomes; ci si sente sorvegliati, malvisti a volte, e le quote giornaliere sono realmente care. In Marocco, è tutto il contrario! I nomadi del terzo millennio sono accolti nelle regioni rurali, la popolazione li apprezza e possono campeggiare ovunque. Il Marocco, per questi spiriti liberi, è il paese della libertà. Qui ci sono ancora i veri nomadi, è un modello di vita che è ammesso dalla società, uno stile di vita che non soprende e che non fa paura. Quindi i nuovi nomadi si sentono a casa, con un cielo come tetto, e una duna sull’oceano come finestra sul mondo. Zacaria è un fotografo norvegese free lance; è più di trenta anni che girovaga nel mondo con la sua inseparabile macchina fotografica. Negli anni ’90 ha percorso le strade verso la Cina, in America Latina e in Alaska. Per definizione, il suo lavoro e la sua vita sono sempre in parallelo con il viaggio.E chi dice viaggio (non vacanza) dice nomadismo. Il fotografo ha scoperto l’affascinante mondo dei trucks e la sua avventura ora è l’Africa, per reportage mozzafiato, collaborando a volte con differenti giornali. Il suo universo fotografico è vasto, ma oggi si concentra sugli incontri con le persone. Ama fotografare la vita quotidiana nei luoghi più sperduti. Ogni tanto, quando le casse sono vuote, si produce in piccoli lavori, come la raccolta della frutta, per mantenersi dignitosamente e rimanere un nomade tout court. Il fatto di vivere in un camion permette di essere mobile e di spostarsi dove ci sono degli avvenimenti che interessano, cosa che in una casa stabile è impossibile. Pagare un affitto, spese correnti come la bolletta dell’acqua e dell’elettricità, è fuori dalla visione nomade. Si è liberi, si vive di poche cose, si fanno incontri sempre nuovi e ci si reca dove la voglia e l’entusiamo ti portano, questa la filosia nomade. Quando un luogo non piace ci si sposta e si scoprono altre culture, si condividono altre esperienze e si entra, quasi senza accorgersene, nel mondo della solidarietà. Quando si decide di partire verso paesi lontani, i camions sono quasi sempre stipati di abiti, di biciclette, di forniture scolastiche, che verranno distribuiti on the road, in cambio di un tajine, di un fumante cous cous e, cosa più importante, di amicizie sincere con famiglie che si incontrano sul cammino. E ci si spinge sempre più a sud, nel Sahara, in Mauritania, in Senegal, in Mali, nelBurkina Faso. Da non dimenticare che i viaggiatori in camions rappresentano una certa economia, certo non come il turismo di massa, ma in generale dispensano moneta corrente nei luoghi di commercio e tra gli artigiani. E poi ci sono i meccanici, i carrozzieri, i gommisti, che sono sempre presenti nelle strade di percorrenza verso l’Africa centrale.
Dietro la loro apparenza beat e chip, i nuovi nomadi sono promotori di tendenze fashion etno-eclettiche e monitorati dai fashion-victim, e nei loro camions, con decorazioni a volte discutibili ma sempre originali, si nascondono delle persone rispettose della natura e dei luoghi che visitano, eco-friendly dunque. Vivono vicino alle popolazioni, frequentano gli hammam del posto, il bar del villaggio, cercando di comprendere la cultura delle persone che incontrano. A volte sono le stesse Autorità che segnalano ai viaggiatori- nomadi la zona dove accamparsi, per passare una notte in luoghi sicuri, e le consegne sono sempre rispettate, tenendo conto che tutte queste segnalazioni sono per il loro bene. Joshua, 22 anni, di Londra, si è installato per diverse settimane in un quartiere di Tarroudane, davanti alla casa del meccanico che stava riparando il suo camion in panne. Le riparazioni sono state lunghe e laboriose e Joshua si è visto costretto a condividere le sue giornate con i residenti. L’ultimo venerdì, prima della sua partenza, è stato invitato a mangiare in tre case differenti il cous cous. Poi è ripartito, verso l’ovest della Spagna, per la raccolta degli asparagi, con in testa il solo pensiero di ritornare velocemente in Marocco. I suo amici, Tony, Nelly, Elisabetta, sono scesi verso Tafraoute, per visitare Ourzazate, arrivando a Zagora giusto in tempo per un Festival di musica etnica. Infine, nuovamente verso il nord, inventandosi nuovi lavori, per racimolare i soldi sufficienti per ripartire ancora una volta verso la libertà, che si chiama Marocco.
Fonte: My Amazighen
Cecil Beaton a Tangeri, un Marocco d’autore
Gli anni ’30 furono per il grande fotografo Cecil Beaton anni di grande lavoro. Viaggio’ dal Nord Africa alla Spagna, dalla Russia a Palm Beach, passando per Città del Messico. Il lavoro fatto da Beaton in quel decennio rifletterà tutta la sua esperienza e la sua tecnica fotografica. Ritratti di un sempre più vasto campionario di personalità del mondo dello spettacolo, delle arti, hight society, fotografie di moda e le immagini affascinanti che documentano i suoi viaggi oltreoceano. Cecil Beaton univa elementi barocchi per creare scenari surreali e tuttavia, era ugualmente capace di fare un ritratto splendido senza alcun artificio, usando solo le luci e la sua innata abilità persuasiva per immortalare i soggetti nelle loro pose naturali e, di solito, adulatorie. Per le fotografie di moda per Vogue, Beaton inventò scenari raffinati per gli elegantissimi abiti che appaiono nella rivista. Rigide, drammatiche scene per vestiti importanti di Schiapparelli o Charles James; sfondi capricciosi per abiti romantici, fotogrammi di un racconto il cui svolgimento era libero arbitrio del lettore. Del 1937 il reportage sul Marocco, con immagini di interni di case malfamate come quella con due figure, una composizione quasi pittorica con caratteristiche di spazio e di prospettiva che fanno pensare ad un interno di Vermeer. Lo scoppio della guerra del 1939 segnò l’inizio di una nuova fase nella sua carriera, rinunciando al lato più frivolo che aveva caratterizzato gran parte della sua produzione artistica per dedicarsi con passione al nuovo incarico di fotografo ufficiale di guerra alle dipendenze del Ministero dell’Informazione. In questa veste documentò i danni prodotti dai bombardamenti su Londra e le attività dela RAF nelle sue basi sparse nel paese: poi si recò al fronte in Nord Africa, dove seguì la guerra nel deserto e successivamente in Estremo Oriente. Alcune di queste immagini sono diventate giustamente famose: quella della bambina ferita in un letto d’ospedale che venne pubblicata sulla copertina di Life e, si dice, fu determinante nel convincere l’opinione pubblica americana della necessità di scendere in guerra; le eleganti, tormentate astrazioni realizzate tra i resti di carri armati nel deserto o tra le rovine di case crollate sotto le bombe a Tobruk; la terrificante tempesta di sabbia, da cui un soldato tenta di salvarsi correndo disperatamente verso la sua tenda. Tornando alla vita civile, Beaton riprese le fila della sua carriera, viaggiando, fotografando, progettando. Nell’immediato dopoguerra le sue immagine più sublimi tra cui lo sflogorante studio del ’48, ispirato a Watteau, una composizione complessa con otto modelle in abiti da sera di Charles James, considerato ancora oggi un capolavoro del genere. E’ nell’estate del 1949 che Beaton ritorna in Marocco, precisamente a Tangeri, per incontrare Truman Capote.
Nell’autobiografia di Paul Bowles “Senza mai fermarsi” (Le Comete -Feltrinelli) così lo scrittore descrive quel periodo: “Nell’estate del’49 non si era ancora trasferito (Truman Capote) nella sua casa di Jemaa el Mokra sulla Montagna, e divideva la Guinnes House de Marshan con Cecil Beaton. Truman non trovava la città del tutto di suo gusto, ma rimase lo stesso tutta l’estate al Farhar con Jane e me perchè c’era Cecil“. Paul Bowles ricorda ancora nella sua autobiografia che Beaton resto’ per tutta l’estate a Tangeri e che in occasione di un party che si tenne sulla spiaggia, alle Grotte di Ercole, fu proprio il fotografo a decorare una delle grotte, dove vennero serviti per tutta la notte champagne e hascisc. Tra gli ospiti Barbara Hutton, Gertrude Stern, Burroughs e molti altri importanti artisti. Quella particolare serata fu sottolineta da una orchestra andalusa che rimaneva parzialmente nascosta dalle rocce e dalle lanterne, mentre sulla spiaggia gruppi di invitati giacevano su enormi cuscini, sotto la luce della luna. A partire dal 1957 Beaton dedicò tutte le sue energie al teatro e al cinema mentre gli anni sessanta assistevano ad un grande fermento di giovani talenti e artisti, ai quali si legò con passione. I Rolling Stones, David Hockney, Peter Balke, David Bailey, Rudolph Nureyev e Andy Wharol con il suo entourage, sono solo alcuni fra i tanti amici e modelli di cui si circondò. Nei “Diari di Cecil Beaton – 1965/1969” Beaton descrive con dettagli succulenti le sue notti bollenti con i giovanissimi Rolling Stones all’Hôtel El Minzah di Tangeri nel 1967. Nel 1974 Beaton rimase semiparalizzato e questo segno’ la fine ufficiale della sua carriera fotografia anche se il suo splendido servizio sulle collezioni A/I 1979 per Vogue Francia fu un ulteriore prova della sua volontà di non arrendersi mai. Truman Capote, nell’introduzione a “The Best of Beaton” rende omaggio all’occhio del fotografo con parole che sono un epitaffio: “La sua intelligenza visiva è genio (…) Ascoltare Beaton descrivere in termini visivi una persona, un posto o un paesaggio è come assistere ad una rappresentazione , divertente o brutale o bellissima, ma sempre senza ombra di dubbio brillante. (…) quello che rende l’opera di Beaton unica e la sua straordinaria intelligenza e comprensione visiva che permea le sue foto“.
Fonte: My Amazighen
Fès e il suo Festival di Musica Sacra
Fès, splendida e ospitale, non lascia trasparire immediatamente i suoi segreti. Dalle sommità delle sue colline dove sembrano dormire le tombe della necropoli merinide, si estende un mare di tetti tenuti alti dai muri colorati dalla luce, fermi, stabili, dietro al loro anonimato di patrimonio che non chiede altro che tempo per svelarsi ai viaggiatori. Fès, che fu per secoli la capitale politica e intellettuale del Marocco, è ora un centro di incontri e di scambi. Nelle cronache storiche si racconta che Silvestro II (Gerbert d’Aurillac), Papa dal 999 al 1003, soggiorno nella sua giovinezza per compiere degli studi che gli diedero l’opportunità di introdurre le cifre arabe in Europa. Maimonide, medico e filosofo ebreo, insegno’ alla prestigiosa Università Qaraouine. L’opera di questo filosofo è una meravigliosa illustrazione della simbiosi della cultura giudeo-islamica che prevalse in Andalusia e trovo’ un eco simile a Fès. Il Festival di Musiche Sacre del Mondo, creato nel 1994, si iscrive nella tradizione dei sapienti, degli artisti e nella spiritualità della città. Il Festival di Fès venne proclamato dall’ONU, nel 2001, come uno degli avvenimenti più importanti e fondamentali per il dialogo delle civiltà. Parallelamente al Festival, si è svillupato un réseau internazionale di sostegno e di mediatizzazione; è nata cosi’ negli USA l’Organizzazione “Spirit of Fès” che organizza ogni due anni un programma del Festival e degli Incontri di Fès attraverso 20 città americane. Una tournée venne organizzata durante il mese di ottobre e novembre 2006 in diverse città americane con un concerto finale al Carnagie Hall di New York. La diffusione, attraverso queste manifestazioni, dello “Spirito di Fès”, è servito ad irradiare cultura e interscambio in diversi luoghi del mondo.
Molte altre città come Milano, Londra o Madrid, hanno voluto un interscambio con Fès, per prolungare il messaggio del Festival e degli Incontri di Fès, in primis per creare un dialogo di spiritualità attraverso la musica, creando una cultura di pace favorita da una mondalizzazione pluralista, rispettosa dei valori etici e religiosi. Il filo d’Arianna che attraversa tutta la programmazione del Festival di Musiche Sacre di Fès, quest’anno, nelle sue diverse declinazioni, è quello della creazione e dell’innovazione. Nel corso di una avventura che festeggia quest’anno i 17 anni del Festival, l’impressione che si ha di questa manifestazione è che abbia raggiunto progressivamente la sua età matura. Non è soltanto un luogo dove si consuma della cultura ma è quello della creazione e dell’esperienza, con la complicità di artisti importanti per scoprire insieme l’Oriente e l’Occidente. Lo “Spirito di Fès” diventerà una sorta di label dove si ritroveranno le tracce e i ragionamenti dei differenti paesi del mondo. Il Forum, una “Davos spirituale”, è un luogo privilegiato per osservare il mondo in mutazione che apporta dei nuovi sguardi emananti culture e saggezze, insieme alla serenità e alla comprensione. E’ stato ben capito lo “spirito di Fès”, anch’esso in perenne evoluzione, segno tangibile di una vitalità e di una capacità che continua a sorprendere ad ogni tappa delle sue nuove esplorazioni sociali, intellettuali o artistiche della nostra cultura.
Fonte: My Amazighen
Turismo, piano di crisi a Marrakech e Agadir
Tre settimane dopo l’attentato terroristico di Marrakech, tenendo conto degli avvenimenti politici del Maghreb e dei loro effetti negativi nel settore in tutta la regione, la stagione estiva è minacciata. La cellula di crisi, formatasi dopo l’attentato, indica che non ci sono annullamenti massicci: 22.000 per maggio, giugno e luglio. Numeri relativamente deboli rapportati agli arrivi dei quattro primi mesi dell’anno che hanno totalizzato oltre 553.000 presenze e rappresentano all’incirca 2 milioni di notti (+3%). Quindi, al momento, l’allarme è debole. Ma sono presenti degli elementi che intervengono nelle scelte dei turisti, il budget della vacanza e altri . In Francia, le vacanze estive si annunciano sotto il segno del rigore, idem in Italia ma direi in Europa tout court. In effetti, un recente studio commissionato da un importante Tour Operator conferma la tendenza al ribasso dei budget e della durata delle vacanze. Il 48% degli intervistati prevede un budget inferiore ai 500 euro e il budget medio si attesta nell’ordine di 561 Euro contro i 585 euro del 2010. I professionisti del settore restano comunque ottimisti sul Marocco. Una causa di questo ottimismo è dovuto al fatto che le destinazioni pressate dopo gli ultimi avvenimenti maghrebini, Canarie, Spagna, Portogallo, rischiano di essere sature e questo potrà provocare un flusso importante sul Marocco. Altri segni di speranza, il movimento delle nuove prenotazioni su Marrakech non si è arrestato e molti gruppi continuano ad arrivare. Esempio: tra maggio e giugno 2011, il TO italiano Dimensione Turismo, ha programmato un charter per clienti “incentive” tutte le settimane, per un totale di 3.000 persone. Il caso non è isolato e, in primis, tutti gli avvenimenti culturali e sportivi importanti della ville rouge sono rimasti inalterati e confermati già a suo tempo. Jean Jaques Bouchet, DG di Fram, conferma la caduta delle prenotazioni che aveva già constatato prima dell’attentato al Caffè Argana di Marrakech. Ma anzichè focalizzarsi su questo fatto increscioso, ha preferito attirare l’attenzione sul crollo dei prezzi degli Hôtels, che potrà avere effetti nefasti nel medio termine, questo perchè quando si abbassano troppo i prezzi e difficile poi ritornare ai prezzi reali. Agadir, altra destinazione importante, ha formato da poco una cellula di crisi turistica per trovare delle soluzioni. Il Consiglio regionale del turismo ha fermato un piano d’azione incentrato su di una campagna di comunicazione internazionale attraverso i principali media dando la priorità ad alcuni avvenimenti più specifici rivolti agli operatori del settore, come la serata dal titolo “Get Together” che è programmata sotto il tema della sicurezza a cui parteciperanno diversi TO, agenzie di viaggio e hôteliers per tutta l’estate in arrivo. Basterà questo a salvare una stagione P/E 2011 partita sotto diversi fattori negativi? Parere personale e che se ne riparlerà a settembre, con l’inizio della nuova stagione A/I 2011, considerata Alta Stagione e che partirà esattamente dopo il mese del Ramadan, mese che comunque, in effetti, vede un crollo delle prenotazioni, dovuo a diversi fattori sia psicologici che pratici.
Fonte: My Amazighen
Laâyoune, imprenditori italiani in visita nella regione
Una delegazione di uomini d’affari italiani si sono recati ieri a Laâyoune per valutare alcune opportunità di investimento riguardanti la regione di Laâyoune-Boujdour-Sakia al Hamra, visionando diverse realizzazioni create negli ultimi anni. Durante un incontro nella sede del Centro Regionale di Investimenti (CRI), la delegazione italiana ha verificato tutti gli atouts della regione, le sue infrastrutture, i suoi settori produttivi e le diverse possibilità di investimento nei campi della pesca marittima, nel turismo, nell’allevamento di bestiame, energie e miniere. Il direttore del CRI ha informato la delegazione italiana della realizzazione di alcune strutture nella regione e dei grandi progetti di investimento che beneficerà la zona, in particolare nel settore turistico, dei porti e delle energie rinnovabili. La delegazione italiana ha tenuto poi una seduta di lavoro con il presidente e i membri della Camera del Commercio, dell’Industria e dei Servizi di Laâyoune-Boujdour-Sakia al Hamra, basato sull’esame dei mezzi per consolidare le relazioni di cooperazione e di scambio commerciale tra i due paesi. Questo incontro è stato coronato dalla firma di un accordo tra la Camera del Commercio di Siena e quella della regione marocchina, che ha come base la cooperazione tra le due istituzioni per facilitare gli scambi commerciali e sviluppare le relazioni economiche tra la regione Toscana e quella di Laâyoune. In una dichiarazione alla stampa, il presidente della Camera del Commercio di Siena, Massimo Guasconi,ha ribadito lo straordinario livello di sviluppo che sta conoscendo la regione che disponde di grandi opportunità di investimento. Nella sede del consiglio municipale, la delegazione ha avuto in ultimo un incontro con il presidente e i membri del consiglio nel quale sono stati informati delle loro missioni e delle loro prerogative. Vi ricordo che Laâyoune, letteralmente ”gli occhi” o ”le sorgenti”, è la città più importante del Sahara occidentale, situata sull’Oceano Atlantico, a 500 km da Agadir e a 400 km a ovest di Tindouf, sulla strada per Dakhla. La città è controllata e amministrata dal Marocco dal 1975 ed è capoluogo della provincia di Laâyoune (una delle province del sud), nella regione Laâyoune-Boujdour-Sakia El Hamra. La città è rivendicata come capitale dalla repubblica araba sahraoui democratica (Polisario) e dona il nome ad uno dei campi profughi dei rifugiati saharaoui a Tindouf (Algeria).
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Dakhla, terra di nomadi e marinai
All’estremità del Reame, a 30 km appena dal Tropico del Cancro (come l’Havana e le Hawaii), a due passi dalla frontiera mauritania, coabitano due immensità che sembrano agli opposti ma che si amalgamano e si nutrono l’una dell’altra. Due mondi che si dividono nomadi e marinai, due orizzonti separati da un appendice di roccie e di sabbia. La penisola di Dakhla, territorio in parte vergine dalla bellezza fragile, è all’alba di un abbellimento turistico annunciato, nella sua baia paradisiaca là dove le sabbie sahariane incontrano l’Oceano Atlantico. Da queste nozze memorabili è sorto un luogo di stupefacente bellezza e diversità dove regna sia in estate che in inverno un clima unico e raro. Resoconto di un viaggio.
Sulla punta meridionale della baia del Rio de Oro si stacca la silhouette dell’antica città di Villa Cisneros, fondata nel 1884. Oggi la capitale amministrativa ed economica della Regione Oued Eddahab – Lagouira non è più un posto di frontiera avanzato del Maghreb, scalo certificato di malfattori e gente disporco commercio, in transito verso l’Africa subsahariana. Dopo la fine del Protettorato spagnolo nel 1976, Rabat ha largamente investito in questa terra sahraoui. La stabilità politica, i vantaggi fiscali, le Società e le infrastrutture moderne, hanno attirato investitori, popolazioni di pescatori, di nomadi, di contadini, di “immigrati” arrivati qui dal nord, sviluppando intense attività come il nuovo porto di pescacommerciale, attività legate al turismo e servizi. In pochi anni la piccola città orizzontale e bianca, dalle stradine piene di sabbia,è mutata, indossando l’abito della festa. Se dei quartieri interi, una cornice pedonale e delle grandi piazze hanno visto la luce, lo charme di certe strade spagnoleggianti dimora indisturbato e magico, da sempre. Al crepuscolo la città si anima di gente festante, che tira tardi nella magica notte dei suoi quartieri by nightaffacciati sulla laguna. Il successo di questa Regione e di questa città è imperativamente dovuto e composto da unecosistema di una ricchezza e di uno splendore rari, che abbina il piacere dell’acqua ad un entroterra scenograficofatto di dune aride e superbe. Se la baia di Dakhla, che beneficia di condizioni climatiche ottime, con temperature che variano tra i 15 e i 25° durante tutto l’anno, puo’ promettere meraviglie ai suoi visitatori è per via del suo santuario ecologico classificato con diversi titoli: Zona umida d’importanza mondiale (Ramsar), Zona importante per la conservazione degli uccelli migratori (Zico), Sito di interesse biologico ed ecologico (Sibe). Una fauna e una avifauna eccezionale composta di aquile reali, falchi, anatre, iene striate, gazzelle, fennec, fenicotteri rosa, cormorani, per un totale di oltre 600.000 uccelli che ogni anno fanno scalo durante le loro lunghe migrazioni, a cui si aggiungono delfini, balene, tartarughe marine, granchi violinisti, e una delle ultime colonie al mondodella foca monaca, che ha trovato rifugio nelle grotte a sud della penisola. Un miracolo di vita, in barba alla pressione demografica, che concilia gli appettiti dei promotori immobiliari, lo sviluppo economico, il progresso sociale, la crescita costante del turismo e il rispetto per l’ambiente. Dakhla è situata sullastessa latitudine delle Hawaii ed è considerata dagli specialisti il secondo spot al mondo per la pratica degli sport d’acqua. Con un litorale immacolato, venti costanti dai20 ai 35 nodi, un mare piatto e calmo sulla baia, la perla del Grande Sud è un terreno di gioco per il surf, il kitesurf, il windsurfecc..sport in voga che ogni anno danno luogo ad una prestigiosa competizioneinternazionale. Un sito ideale per gli amanti del bird-watching, dei mammiferi marini, della pesca sportiva. Senza dimenticare che come Casablanca, Agadir, Tarfaya o Novadhibou, l’antica Villa Cisneros fu negli anni ’20 una delle tappe mitiche dei pionieri dell’Aéropostal; piloti eroici che consegnavano i corrieri, mettendo a repentaglio la propria vita, da Tolosa a S.Louis del Senegal, sino all’America Latina. Se i Super Puma hanno oggi sostituito le antiche Latécoère, gli splendori che Mermoz, Saint-Exupéry o Guillaumet hanno ammirato dai loro aerei sono rimasti quasi intatti.
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