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Nikki Beach, tuffo con glamour…
Questa èl’ultima di una serie di aperture, in giro per il mondo, delle piscine/club Nikki Beach. Sono presenti in America a Cocunut Grove, Hollywood, Miami, N.Y, e poi a Marbella, Puerto Vallarta, S.Barth, S.Tropez, Vilamoura e altre… Il Nikki Beach èprima di tutto un Club privé, per soci tesserati, ma pagando un ingresso di circa 20 Euro e possibile diventare soci per un giorno ed usufruire dei servizi. Ovviamente con l’ingresso non si ha il diritto a lettini, ombrelloni e quant’altro, quelli sono a parte (però se vi fermate a pranzo l’ingresso generalmente è free). Si trova nel Circuito della Palmerie e, da febbraio 2009 è stata trasferita di qualche metro dalla vecchia sede (in origine si chiamava Sunset Boulevard). Il posto è veramente cool, curato nei particolari, lussureggiante. E’ frequentato da bella gente “cheselatira’, qualche starlettes mediocre con relativo entourage, ma la cosa più importante e che nessun può disturbare con schiammazzi e giochi vari, quindi pace assicurata da alcuni giovani del servizio. Anche qui il personale è da casting, molto gentile e disponibile, sempre pronto per ogni evenienza. Questo beach-club, oggi sotto la gestione della Plage Rouge, si rifà ovviamente alle spiagge/ristoranti molto in voga a S.Tropez quindi un ottimo menù meditteraneo è sempre disponibile alla carta, lista dei vini e champagne compreso. Nikki Beach è anche una collezione di abbigliamento, costumi da bagno e accessori che sono in vendità all’interno della boutique aperta sino a a tarda sera. A tarda sera perché qui si può cenare sotto la magica luna e il cielo stellato di Marrakech.
La piscina cambia aspetto e poche e soffuse luci vengono accese per ricreare, con le candele, un atmosfera veramente da sogno, condita da ottima musica servita dal DJ di turno. Il sottotitolo di questa label internazionale del lifestyle recita:” Tell only your best friend“. Detto, Fatto!. Il sito internazionale lo trovate alla pagina http://www.nikkibeach.com
Fonte: My Amazighen
Stadi di calcio, anomalia italiana
E’ della settimana scorsa la presentazione del progetto per il nuovo stadio del Bordeaux, i lavori inizieranno il prossimo anno e dovrebbero concludersi nel 2015. La firma dell’impianto è degli svizzeri Herzog & DeMeuron, ormai esperti in materia, visto che hanno nel proprio curriculum l’Allianz Arena di Monaco, il nido d’uccello di Pechino e il St.Jakob-Park di Basilea.
Nel vedere le splendide immagini del Grand Stade de Bordeaux, non ho potuto fare a meno di un confronto con la triste realtà italiana.
Negli ultimi anni infatti sono venuti fuori numerosi progetti riguardanti stadi di proprietà dei club, questo al fine di adattarsi alla situazione europea e per aumentare i ricavi delle società. Tuttavia, mentre all’estero affidano la progettazione degli impianti a architetti di fama internazionale per creare qualcosa di funzionale ma anche esteticamente bello, in Italia le cose non vanno così.
La Juventus è stata la prima società ad iniziare i lavori per uno stadio di proprietà il risultato che ne sta venendo fuori è un impianto moderno dal punto di vista funzionale, ma abbastanza mediocre dal punto di vista architettonico.
Le cose vanno decisamente peggio negli altri progetti presentati, dove lo studio del nuovo impianto è carente e mortificante se paragonato a ciò che vediamo in giro per l’Europa, per farsene un’idea basta vedere le immagini dei progetti per gli stadi di Palermo e Cagliari.
Molto interessante invece la scelta dell’Atalanta che ha affidato la progettazione, la realizzazione e la gestione del suo nuovo stadio ad una società di fama internazionale, la Populous, i buoni risultati si vedono già da questa immagine preliminare.
La mia considerazione conclusiva è questa, perchè investire dei soldi in progetti che nascono già vecchi o comunque arretrati rispetto al resto del continente? Visto la (giusta) volontà di avere uno stadio di proprietà a quel punto è meglio intervenire per avere un impianto moderno e bello, con un piano di gestione intelligente e programmato nel tempo. Ma forse i tifosi preferiscono un uov(ett)o oggi, piuttosto che una gallina domani.
Fonte: Linea Di Sezione
Quotel, flat concept dallo studio polacco mode:lina Architecktura
Quote + Hotel = Quotel – L’unione di queste due parole fa nascere il concept di un appartamento utilizzato per ospitare alcuni visitatori della Fiera internazionale a Poznan in Polonia. Un design semplice, minimalista e decisamente scandinavo, abbinato a frasi più o meno famose, per far sentire il visitatore a proprio agio. La ristrutturazione dell’unità è stata realizzata dallo studio polacco mode:lina Architecktura.
Fonte: Linea Di Sezione
Museo Pitagora, progetto dallo studio genovese OBR
Il museo Pitagora è il risultato di un concorso internazionale di progettazione bandito dal comune di Crotone e finanziato dalla comunità europea; il tema del concorso riguardava la creazione di un parco scientifico di 18 ettari di area dedicato al matematico greco che fondò, proprio nella città calabra, la sua scuola nel VI secolo avanti cristo.
Il progetto ha lo scopo di promuovere la città di Crotone nel circuito internazionale del turismo culturale, ma allo stesso tempo di attirare visitatori della città e dalle zone vicine, per risvegliare lo spirito intellettuale dell’area.
L’architettura del museo vuole creare un nuovo landscape, morfologicamente integrato con il suolo e con l’orografia del lotto; per questo il progetto prevede una parte ipogea che interseca gli spazi espositivi con la montagna, come si vede nelle sezioni di seguito.
Il rapporto tra architettura e paesaggio è enfatizzato anche negli spazi interni del foyer e della caffetteria, che si aprano verso l’esterno. Il museo può essere raggiunto in due maniere, dalla città con un percorso in ascesa, oppure della montagna scendendo.
Il museo in fase di completamento è stato progettato dallo studio genovese OBR.
Fonte: Linea Di Sezione
Sedia-corda, seduta semplice di Jon Fraser
Ecco una bella idea per una seduta semplice ma che cattura sicuramente l’attenzione.
La sedia-corda è un idea del designer Jon Fraser, che ha pensato ad una maniera diversa per usare una corda di 80 metri; questa è stata impregnata da una resina poliuretanica e modellata su degli stampi prima che la resina la irrigidisca definitivamente, portandola nella sua conformazione finale.
L’idea è sicuramente interessante e permette di creare moltissime diverse tipologie di sedute partendo dagli stessi materiali iniziali.
Fonte: Linea Di Sezione
Shisha, bong esclusivo disegnato da Porsche Design
Porsche Design ci ha stupiti con la realizzazione di un accessorio molto esclusivo, capace di attirare un’ampia fascia di pubblico, visto che l’oggetto in questione viene visto da molto come complemento d’arredo.
Stiamo parlando del nuovo bong di Porsche Design che prende il nome di Shisha e fa parte della nuova Porsche World Design Collection.
Il bong in questione, già in commercio al prezzo di 2 mila dollari, è realizzato con un mix di materiali di alta qualità, tra cui il classico TecFlex, l’acciaio inox e l’alluminio.
Come tutti sanno, il bong, comunemente conosciuto come la “pipa d’acqua”, è usato per fumare sostanze come la cannabis, il tabacco, la salvia o la mentanfetamina.
Per altre informazioni e per l’acquisto del nuovo Porsche Design Shisha, basta visitare il sito porsche-design.com o recarsi presso un rivenditore autorizzato del marchio.
Fonte: GoLook.it
Hotel La Mamounia, il sogno continua
Dopo la sua apertura nel 1923, il prestigioso La Mamounia ha attirato centinaia di VIP dalla popolarità hollywoodiana. Uno zoom su questo prestigioso e lussuosissimo Hôtel che ha riaperto le sue porte nel novembre 2009, dopo cinque anni di importanti restauri. Leggendaria, questa è la parola che meglio corrisponde all’Hôtel Mamounia. Da diversi decenni le sue mura accolgono regolarmente celebrità del mondo intereo e affascina chi non l’ha ancora visitata. La storia della Mamounia inizia nel XVIII° secolo, sotto il regno del Sultano alaouita Sidi Mohammed Ben Abdellah. Quando il figlio Mouylay Mamoun si sposo’, il monarca offri’ come regalo di nozze quei 7 ettari di giardini lussureggianti, nel cuore della città di Marrakech. Come vuole la tradizione il luogo venne battezzato Arsat El Mamounia, in onore del giovane e aitante principe. Quest’ultimo costrui’ un piccolo padiglione e prese l’abitudine di organizzare regolarmente dei “Nazahat”, una sorta di garden-party dell’epoca a luci rosse. Nel 1922 sotto il protettorato francese, la Compagnia dei Chemins de Fers (Ferrovie francesi) decise di costruire su quel giardino dalla flora ricca e divefsificata un Hôtel. La realizzazione del progetto venne delegata aHenry Prost e Antonio Marchisio, francese il primo e italiano il secondo, che decisero di fare della Mamounia un luogo internazionale, prevedendo un centinaio di camere, con un stile ispirato all’architettura marocchina tradizionale abbinata ad un tocco di Art Déco. Il concetto iniziale del progetto coincideva con il momento storico che mitizzava, nutrito da una certa letteratura orientalista, il sogno esotico dell’Africa. Operazione riuscitissima in quanto l’Hôtel e il suo Grand Casino attirarono una clientela straniera molto chic e gravida di avventure. Molte personalità come Colette, Edith Piaff, ilGenerale De Gaulle e ancora il primo minstro inglese Winston Churchill. Dopo molti anni il primo ministro inglese, fortemente toccato dall’ambiente marriakci, lascio’ l’Inghilterra durante lunghi periodi per trasferirsi a Marrakech. In una lettera datata 1935 inviata a sua moglie, Churchill descrisse l’Hôtel Mamounia come “meraviglioso” e carico di “phatos”. L’uomo politico passo molto tempo sulla sua terrazza dipingendo e contemplando la medina. Le sue tele sono state oggetto di culto per centinaia di galleristi sparsi in tutto il mondo e nel 2007 un suo dipinto, realizzato in Marocco, venne aggiudicato per 1 milione di dollari durante un asta di Sotheby. Un anno più tardi, una sua tela titolata “Tramonto sulle montagne dell’Atlas” venne venduta a 420.000 dollari a New York. L’identità del compratore ovviamente rimase sconosciuta ma rumors conducono alla persona di SAR Mohammed VI, re del Marocco. Anche Franklin Roosevelt soggiorno’ al Mamounia durante la Conferenza di Anfa del 1943. Il presidente americano segui’ il consiglio di Churchill che affermava che il luogo era “uno dei più belli del mondo intero”. Nello stesso periodo anche il Generale De Gaulle frequento’ l’Hôtel e la leggenda racconta che il direttore fu obbligato a confezionare, con la massima urgenza, un letto a misura di questo uomo imponente da non stare in un letto dalle misure standard. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Mamounia divenne ancor più un luogo preso d’assalto dagli stranieri facoltosi e in primis dagli artisti di tutto il mondo. A partire dagli anni ’50, leggende del mondo del cinema come Charlie Chaplin, Marcello Mastroianni, Kirk Douglas o ancora Charlton Heston soggiornarono in questo mitico palazzo, dove avvennero’ anche alcuni importanti ciak della storia del cinema, come quello di Morocco con Marlene Dietrich o ancora L’uomo che sapeva troppo di Alfred Hitchock. Nel 1953 si ingrandi’ e divenne ancora più lussuoso. L’architetto decoratore André Paccard dono’ una nuova immagine alla struttura con una chiusura per lavori che duro’ circa nove mesi. Da quel restauro il Mamounia ne usci’ con 171 camere, 56 suite e 3 ville sparse nel lussureggiante giardino. Sino alla sua chiusura nel 2006, le stars del mondo intero non hanno mai smesso di recarsi a Marrakech e soggiornare nello storico palazzo. I Rolling Stones, Yves Saint Laurent, Johnny Hallyday, Sylvester Stallone, Nicole Kidman e Tom Cruise, Martin Scorzese, Angelina Jolie, Brad Pitt ancora Oliver Stone. La lista è infinita. La Mamounia ha un ala dedicata esclusivamente alla famiglia reale che realmente è stata poco frequentata, considerando che a Marrakech esiste uno dei Palazzi Reali più belli in assoluto del Reame. Oggi la Mamounia è risorta con un restauro che ha visto centinaia di maestranze locali lavorare per ben cinque anni al suo interno. Il risultato è sfarzoso, assolutamente indimenticabile e all’altezza del nome e della storia dell’Hôtel. Questo Palazzo continuerà a far rivivere i suoi sfarzi di altri tempi mostrando un immagine del Marocco lussuosa e nobile,. Un sito Internet è a disposizione per definire le prenotazioni online con relative tariffe.
Fonte: My Amazighen
Ninety7 @ Siglap, incantevole villa di lusso a Singapore
Osservarla è già uno spettacolo, ma viverci dentro può sembrare addirittura un sogno.
Stiamo parlando della villa di lusso dal nome “Ninety7 @ Siglap”, venuta fuori dal genio degli architetti dello studio Aamer Architects.
Questa splendida dimora dal corpo grafico a dir poco avvolgente, grazie soprattutto alle raffinate atmosfere offerte, è situata a Singapore, dove gode di una spettacolare vista sulla città e sull’intero universo circostante.
La struttura è frutto di un attenta ricerca estetica; all’interno, gli spazi sono ampi e ben rifiniti, formati da un mix di materiali di alto pregio.
La bellezza ed il comfort sono i punti di forza della Ninety7 @ Siglap; a completare il tutto ci pensa l’immenso spazio esterno, dove sorge una piscina olimpionica circondata da ampi giardini ed una zona solarium.
Per altre informazioni su questa splendida dimora, basta visitare il sito contemporist.com
Fonte: GoLook.it
O House, villa di lusso in Svizzera
O House è una spettacolare opera architettonica nata dalla collaborazione tra gli architetti Philippe Stuebe e Eberhard Tröger.
Questa proprietà, sorge precisamente in una posizione alta della regione del Vierwaldstättersee, in Svizzera; il nome con il quale è stata battezzata la casa, deriva da un noto elemento distintivo del suo corpo stilistico.
Ciò che principalmente caratterizza questa abitazione, come si può intuire dal titolo dell’articolo, è il grande garage sotterraneo progettato per contenere la collezione di Ferrari del proprietario.
L’abitazione offre ampi spazi, inondati da una splendente luce naturale, proveniente dalle molte aperture a forma di “O” che permettono di far ammirare con una certa riservatezza l’universo circostante; dalle aperture è possibile anche affacciarsi sulla piscina interna e sul lago.
Per ciò che concerne gli arredamenti, la “O House” è caratterizzata da uno stile ispirato agli anni settanta, ma capace di confondersi incantevolmente con il design moderno delle architetture, formando così un mix originale e, in certi casi, coinvolgente.
Per altre informazioni su questa nuova unità immobiliare di alto pregio, basta visitare il sito contemporist.com
Fonte: GoLook.it
Louvre, nuova visione di un’ala storica di Carl Fredrik Svenstedt
A seguito di un dibattito sull’opinione pubblica francese, riguardo alla ricostruzione di un’ala storica del Louvre di Parigi, l’architetto Carl Fredrik Svenstedt ha elaborato una sua visione per il museo.
Il Louvre nel corso dei secoli è stato soggetto, in più riprese, ad addizioni consistenti, sia quando svolgeva la funzione di palazzo reale, sia da quando è diventato museo (la piramide di Pei ne rappresenta l’esempio più famoso); nel 1871 una parte del palazzo venne bruciata perchè simbolo del potere reale. Il progetto di nuova estensione si posizionerebbe nei confini dell’ala distrutta, andando così a ricreare un continuum tra le due estremità del palazzo.
Il progetto prevede due fasi di realizzazione; nella prima l’estensione sarebbe una grande installazione artistica con solo poco porzioni realmente visitabili, questo per permettere una migliore integrazione del nuovo con le preesitenze. La seconda fase prevede di “solidificare” i volumi precedenti nel corso di addizioni negli anni, col fine di far nascere gradualmente questo nuovo spazio museale.
Il progetto rappresenta sicuramente un’ipotesi rischiosa, ma di scelte coraggiose in contesti fortemente storicizzati Parigi ne è già piena.
Fonte: Linea Di Sezione






















