Archive
L’arte del bagno (parte IV)
Il Rasul é un bagno termale molto più dolce, celebrato come il bagno regale per antonomasia. Il trattamento é molto più delicato grazie all’ausilio più tenue, quindi meno intenso, del calore. Esso usa come elementi basilari i fanghi curativi, sale marino integrale e olio di oliva. Si prepara la vasca nella stanza da bagno mediante suffumicazioni abbondanti di vapore. Si inizia con lo spargere sul corpo i fanghi curativi mediante un massaggio apposito rilassante adatto per la circolazione sanguigna; successivamente si continua con il distribuire il sale marino dall’azione esfoliante per purificare la pelle, in attesa che trascorrano quei cinque minuti prima della dovuta immersione nella vasca precedentemente allestita. In alternativa al bagno di vapore caldo si potrebbe optare per una doccia rinfrescante, molto più veloce dell’abluzione termale più convenzionale.
by Marius Creati
L’arte del bagno (parte III)
Lo Swedana é una diversa interpretazione della cultura indiana al rito del rilassamento del corpo che aiuta enormemente a rinvigorire tutte le sue componenti essenziali. E’ un tipo di bagno termale che sfrutta le prerogative del vapore e le sue formidabili capacità disintossicanti. La pratica inizia con un massaggio idratante e nutriente sulla nuda pelle ancora asciutta con uso di olio di Argan o di avocado o di mandorle per conferire una certa elasticità epidermica. Successivamente il praticante entra nel bagno empio di vapore e avvolge il suo corpo in un telo bagnato con acqua molto calda e ben torchiato al fine di amalgamare l’azione dell’olio con il vapore e il calore corroborante, i quali insieme carezzano dolcemente la pelle in un abbraccio avviluppante di gran giovamento per la circolazione di grande supporto per la dilatazione dei vasi sanguigni. Il procedimento può essere ripetuto subito dopo che il calore abbia attenuato la temperatura nel tessuto.
by Marius Creati
L’arte del bagno (parte II)
L’Hammam, il cosiddetto bagno turco, non é altro che l’interpretazione orientale, più specificamente araba, delle terme, che nella nostra tradizione ha origini puramente romane. Codesto é un tipo di bagno che sfrutta l’esalazione del vapore per purificare la pelle del corpo cosparsa sostanzialmente di saponi essenziali. Si inizia con il riempire l’apposita vasca con acqua molto calda, a tal punto che il bagno si empie completamente di vapore sino a formare un nugolo offuscato che saturi l’intera stanza adibita a luogo termale per poi procedere con una prima insaponatura usando un sapone detergente, meglio se a base di oliva, ottimo un Aleppo per pelli secche e delicate. Il vapore é di grande sostegno per la pelle aiutandola a dilatare i pori per espellere le tossine e le varie impurità. Il sapone purifica la cute in profondità elargendo un morbido senso di velluto al tatto. Successivamente, aspettando che l’acqua diventi più tiepida, si favoriscono le varie abluzioni del corpo mediante l’uso di un guanto di crine o di spugna. Il rilassamento che l’hammam dona al praticante, mediante il calore intenso scaturito dal vapore dell’acqua calda e il vigoroso ricambio idrosalino indotto dalla sudorazione intensa, é di grande conforto al fisico e alla mente. Confluire nel massaggio tonificante alla fine delle abluzione é di grande servigio corroborante; munifica é un’applicazione di olio di Argan, un emolliente ricavato dalla spremitura di bacche del Nord Africa, un antiossidante eccellente per la cura della pelle.
by Marius Creati
L’arte del bagno (parte I)
Le più antiche e gloriose civiltà della storia dedicavano particolare attenzione alle abluzioni del corpo nell’attimo in cui si cimentavano con il bagno, non solo per dedicare attenzione alla pulizia della pelle, ma per eseguire pratiche di benessere spirituale e ricreazione mentale.
Seguendo le orme del nostro passato, dalla saggezza degli antichi all’uso e ai costumi dei popoli stranieri, oggi siamo padroni della conoscenza e della padronanza di una serie di rituali del benessere psico-fisico, che possiamo ben definire come arte del bagno, una fonte miracolosa del nostro piacere corporeo, il tempio sacro del nostro benestare nel quale celebriamo le nostre abluzioni come riti misteriosi ricchi di fascino arcano in grado di ringiovanire e migliorare il nostro aspetto. Pochi gesti per sentirsi in sintonia con il proprio organismo, pochi semplici accorgimenti per ricreare attimi di pieno appagamento con i propri sensi all’interno delle mura domestiche. Basta un pizzico di curiosità per intraprendere nuove sperimentazioni dell’animo.
Un viaggio nella cultura del benessere per scoprire se stessi mediante i modi più consueti per assurgere al rilassamento più stimolante nella propria camera da bagno, meticolosamente testati dal mio repentino praticantato, mentre si é totalmente avviluppati in un isolamento tonificante per la psiche, lontani dal trambusto del tempo e pienamente riassorbiti dal ritmo cardiaco e dal suono del proprio respiro.
by Marius Creati
Curare la calvizie usufruendo dell’urina di cammello come prodotto cosmetico
La calvizie é uno dei problemi più fastidiosi riscontrati da una maggioranza di individui sempre più avvinti e costretti a spasmodici gesti avvilenti dinnanzi alla realtà di scorgersi privi di capigliatura, soprattutto se umiliati in presenza di persone assolutamente non soggette a incipienze analoghe.
Sembra però che si stia divulgando la notizia che esista un espediente naturale in grado di debellare la perdita progressiva dei capelli, in grado cioè di fortificarne il fusto a tal punto da evitarne la repentina caduta. La soluzione arriverebbe dal lontano Yemen, in realtà non tanto lontano, paese nel quale sembra che una svariata moltitudine di uomini si conduca dal barbiere o acconciatore di fiducia per farsi somministrare direttamente sul cuoio capelluto il fluido magico o acquistare una boccetta del presunto elisir di lunga vita, riscontrato nell’urina di cammello, della quale si ricorda il pregio già ai tempi di Maometto. Infatti secondo dati statistici sembra che la richiesta di flaconi contenenti il liquido fisiologico del suddetto animale, da parte di addetti ai saloni di acconciatura intenti a soddisfare l’incessante domanda crescente dei vari clienti, stia aumentando spropositatamente arrivando a pagare addirittura $4,00 a flaconcino, una cifra elevata considerando il livello di vita del paese. L’inconveniente però sorge laddove si annida la disinformazione, in quanto la vera forza del crine risiede nella radice e non nel fusto, come molti pensano.
Addirittura l’Università di Sana’a si é sentita costretta a far interrompere bruscamente l’uso dell’orina specifica quando molti yemeniti si convinsero che dosandola mediante via orale avrebbe risolto anche i vari problemi di fegato, incuranti in realtà dei reali danni che l’urina di animali provocherebbe all’apparato digestivo umano se usato regolarmente come bevanda dissetante.
by Marius Creati
Italia: i Mondiali delle grandi certezze e delle profonde verità
Sconcertante disfatta della integerrima squadra nazionale di calcio che nel presente mondiale non é stata in grado di raggiungere una lauta vittoria. “Che figura di merda!”, oserei dire, per un elemento simbolo del Mondiale, ma considerando la mia inesperienza in materia calcistica non potrei mai sminuire l’intraprendenza di quei giovani ragazzi che in questo periodo nevralgico hanno rappresentato al meglio la Federazione Italiana Giuoco Calcio e tutta l’Italia intera.
La débâcle era inevitabile seguendo le spire del calendario, il gioco spesso inappropriato, confuso, indeciso con enormi stati di incertezza e acumi di vigorose manovre di gioco. Ma nelle competizioni l’indispensabile si concentra nel risultato, che in tal caso é stato nettamente deludente, straziante, eclatante.
L’Italia di questo Mondiale 2010 é stato un vero tracollo; non lo ribadisco, ma ne prendo atto dalle conferme dei media, dimostrazione di grandi certezze e profonde verità.
E’ condizione assodata che la palla é rotonda, che la spossatezza subentra anche nelle corporature più vigorose, che gli esseri umani nono sono infallibili e che la fortuna bacia deliziosamente laddove non si é vittima della sventura. Ma a mio avviso sembra che le squadre avversarie fossero letteralmente agguerrite di fronte all’immane figura dell’imponente squadra italiana; giovani grifoni arrabbiati e agguerriti pronti anche alla disfatta pur di raggiungere un risultato, quello della vittoria. Si, la vittoria… quel dolce eufemismo vigoroso che aiuta ad avvertire il campanilismo della nazionalità, l’esuberanza di appartenere ad una nazione compatta e unita almeno per quei brevi istanti di gloriosa vitalità. E questo barlume di speranza dopo anni di grandi competizioni é venuto sfortunatamente a mancare in proliferazione di eventi cagionanti che mettono in risalto nuove figure calcistiche pressoché esultanti, nonché evidenti.
E’ condizione fondata che non si può vincere sempre, ma che tutte le grandi imprese sono sempre sorte dal nulla, sono divenute giganti indistruttibili nel corso del tempo e hanno subito le conseguenze del declino inevitabile.
Forse questo é il mondiale delle grandi rivelazioni, delle nuove squadre simbolo di un enorme cambiamento di stile, non solo nel mondo, ma anche nello sport.
E’ certezza assoluta che la squadra italiana avrebbe potuto giocare meglio le sue carte, avrebbe dovuto evitare l’evitabile, ma non é possibile giudicare l’operato altrui, al massimo valutarne soltanto le fasi, non di mia competenza.
Grandi certezze per una squadra lanciata verso lo sbaraglio, ma é lecito anche sbagliare nonostante l’acredine e la tristezza del momento. Infatti non sarebbe giusto additare contro i giovani giocatori per lo smacco tollerato, enumerarne le colpe, segnalarne i peccati di gioco, altresì non sarebbe giusto accusare il ct della Nazionale per un eventuale inadeguatezza nel saper condurre una squadra verso il trionfo.
Ma a mio avviso sui campi di gioco, come moderni giacimenti di materiale umano, ho notato lo spirito agguerrito, sacrificato, fortificato di giovani stranieri disposti al confronto con grinta e artigli come impavidi soldati di ventura dinnanzi alla leggerezza, alla stucchevole presenza, alla fierezza di ormai ovvie e consolidate forme stereotipate di lauto benessere. In questi ultimi anni ho visto nell’arena dei grandi stadi soltanto fronzoli, frontini, fiorellini, belletti e capelli lunghi… tutti elementi sinonimo di gaudio benestare. Ragazzi miei, dove sono i sudori, la tristezza, il sacrificio, il digrignare dei denti, anche quell’umiltà e quell’indigenza di fondo che aiuta ad aggrappare con tenacia quella terra sopra cui si sta imponendo la propria firma. Avete perso la grinta in cambio del piacere effimero. Questa é una profonda verità. E fino a quando sarete pervasi di pigrizia sportiva, non sarete in grado di creare un gioco da fuoriclasse. Ma “ovviamente” voi ne siete soltanto le vittime.
Penso che sia giunto il momento di stimare quelle che, secondo me, sono le debolezze di uno Sport che da troppo tempo pone il suo vero entusiasmo nel mero business e non nella nuda e profonda sportività, unico responsabile dello scacco inferto al gioco del calcio italiano.
E’ profonda verità infatti che nelle partite si pone troppo risalto sulle figure internazionali, come se questi abili calciatori stranieri fossero fondamentalmente più bravi di quelli nostrani. Una realtà lampante quella di considerare le squadre nazionali munite di un enorme entourage straniero come portabandiera… direi deludente, come deludente è constatare l’esistenza di tantissimi giovani appassionati lasciati a morire nelle loro passioni senza avere modo di crescere, progredire e diventare campioni.
L’Italia del calcio ha bisogno di vedere veri campioni giocare sui terreni di gioco e non star internazionali dedite al divertimento dissoluto, pieni di soldi e con scarso rendimento professionale.
Probabilmente se le federazioni calcistiche dessero maggiore importanza alla sportività e non ai contratti milionari, se dessero maggiore rilievo a quei numerosi ragazzi sconosciuti innamorati del Calcio, come tanti campioni che ho avuto l’onore di vivere nel passato, probabilmente le nostre presenze all’estero tornerebbero ad essere vere e audaci PRESENZE.
Meno dispendio di denaro sperperato e maggiore prestanza nelle figure sconosciute. Porgere maggiori occasioni e non ingigantire i proventi di pochi. Questa é la salvezza dello sport.
a cura di Marius Creati
Nani in giardino, effigie del neocapitalismo o cultura rétro?
Nel nostro immaginario collettivo nani e gnomi hanno sempre affascinato quel panorama di mistero e fantasia che sin dall’infanzia accompagna il nostro vissuto, abituati alla loro presenza costante scaturita dalle fiabe e dalle favole narrate nel corso di tutti i tempi. E da sempre essi accompagnano le scenografie più disparate dei nostri giardini, piccoli o grandi che siano, a volte addirittura trovano spazio negli appartamenti adombrati al di là di una voluminosa tenda o a ritroso di un vaso imponente, ma abituati a distogliere l’attenzione dei curiosi che di tanto in tanto si imbattono in questi minuscoli corpuscoli di terracotta lavorati a regola d’arte riproducenti le vere fattezze corporee di codesti esseri fantastici che, secondo il folclore, vivono nel mondo accanto a noi, ma costantemente celati alla vista dell’uomo. Un fenomeno di massa o semplice delizia della fantasia? Considerati una forma kitsch negli anni Cinquanta, i nani da giardino hanno attecchito in tutte le case di coloro che abbiano amato almeno per una volta le figure nerborute, deformi, aggraziate o grottesche di questi piccoli esseri fantasiosi, spesso partoriti dalla mente di abili scrittori e narratori di racconti favolistici e fiabeschi, già esistenti in epoca ellenica e poi romana, oltrepassando le credenze celtiche e germaniche fino a cimentarsi con il bizzarro periodo medievale per approdare nel Rinascimento, varcando finalmente la soglia del Ventesimo secolo con l’avvento della rinascita.
Lo stesso Goethe collezionava nel suo amabile giardino minuscole statuette di nani, gnomi e folletti dei quali amava esibirne le fattezze. Le prime produzioni industriali in terracotta provengono dalla Turingia intorno al 1880, di realizzazione artigianale e prive di quelle forme tipicamente disneyane di cui tutti conoscono i connotati.
In epoca moderna si assiste alla produzione in plastica o altri materiali a basso costo, ma di migliore durevolezza, che consentono uno sviluppo sistematico delle produzioni, specie durante gli ani 50’ e 60’ considerati un elemento kitsch da introdurre nel proprio giardino. In seguito si riscontra il fenomeno di rivalsa dai livelli di una cultura prevalentemente medio-bassa ad un livello culturale di maggiore rilevanza, approdando nel mondo del cinema, del design e della musica, quali elementi propriamente di culto o di ispirazione. Lo stesso Philip Starck ne ha realizzato ammennicoli da esibire in casa come veri oggetti d’arredo.
Nel 1995 in Francia si diffonde addirittura il Fronte di Liberazione dei Nani da Giardino, un movimento associativo che si prefigge lo scopo di raccogliere tutti quei nani di gesso dispersi e rinchiusi nei parterres privati per disporli in piena libertà in spazi più aperti e quindi più conformi allo spirito di rappresentanza. Quindi non più piccole ed insignificanti statuine di gesso o terracotta, ma veri esseri animati adatti ad assolvere un compito ben preciso, quello di preservare e aiutare il naturale decorso della Natura.
Comunque sia, la figura emblematica del Nano da Giardino é un’immagine simbolica del nostro secolo, effigie inverosimile delle nostre antiche credenze nascosta a ritroso del nostro neocapitalismo incalzante che ci spinge verso nuovi bagliori della tecnologia e dell’evoluzione consumistica, ma che ugualmente ci pone dinnanzi a piccoli bagagli introspettivi che aiutano a porre dei legami incontrovertibili con il nostro passato e le tradizioni ad esso associate, come piccole anime votive tramandate da un credo fantastico a cui si é abituati sin dall’inizio dei tempi.
a cura di Marius Creati


























