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Grattacieli italiani

June 17, 2013 Leave a comment

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Il grattacielo non è una forma architettonica tipica del nostro paese, nonostante le residenze sviluppate in verticale siano di nostra invenzione; infatti le case torri fiorentine, ma tipiche anche di varie città comunali in epoca medievale, non sono altro che antenati del grattacielo nella forma che oggi abbiamo in mente.
Ciononostante i primi grattacieli di epoca moderna in Italia risalgono al Ventennio e quindi con oltre cinquant’anni di ritardo rispetto agli Stati Uniti d’America. In particolare gli esempi maggiormente degni di nota si possono far risalire al secondo dopoguerra, periodo in cui vengono concepiti il Pirellone, la Torre Velasca e il Grattacielo di Livorno; la nostra attenzione ricade in particolare su queste ultime due architetture.
Entrambi i grattacieli portano le firme di architetti di prestigio e di grande risalto all’interno della critica italiana, la Torre Velasca infatti è stata progettata dallo studio BBPR, mentre il Grattacielo di Livorno da Giovanni Michelucci. Tutti e due i progetti sono datati 1956, anche se il grattacielo toscano sorgerà circa dieci anni dopo, con una serie di modifiche successive rispetto ai disegni iniziali. E’ interessante però analizzare e confrontare tra di loro queste due opere così affini, ma allo stesso tempo distanti.
Le analogie tra i due edifici sono molteplici: entrambi cercano di superare la rigidità e i canoni compositivi dell’international style che si erano accostati totalmente alla forma architettonica del grattacielo. Michelucci lavora più sulla composizione formale e geometrica, l’architetto toscano smonta la forma archetipica del grattacielo e la decostruisce, sfruttando anche l’irregolarità del lotto, creando cinque diversi corpi giustapposti tra di loro con altezze variabili, ma mantenendo una simmetria compositiva. Il gruppo milanese, e in particolare Ernesto Nathan Rogers, invece, cerca di ragionare in termini materici, allontanandosi dalla purezza del razionalismo per avvicinarsi sempre di più al brutalismo.
Questo elemento emerge in particolar modo dal trattamento delle facciate: la Torre Velasca porta in facciata la propria struttura denunciando la sua anima in cemento armato, le travi oblique che sorreggono il “fungo” della torre sono una dichiarazione di verità strutturale forte e univoca; questo aspetto si esalta anche nei tamponamenti, anch’essi in cemento. Anche il Grattacielo di Livorno è stato realizzato in cemento armato ed anche in questo caso la struttura è posta in evidenza, sebbene poi Michelucci rivesta la maggior parte delle superfici con un paramento in mattoni, limitando la forza espressiva dell’edificio.
Dal punto di vista funzionale il ragionamento che sta alla base dei due edifici è il medesimo, vengono infatti nettamente divisi gli spazi abitativi da quelli di lavoro, anche se il risultato espressivo è poi profondamente diverso. La Torre Velasca infatti è prevalentemente dedicata ad uffici e negozi, ubicati nei primi diciotto piani; i livelli successivi sono dedicati alle abitazioni e vedono quindi aumentare la propria superficie andando così a creare l’ormai nota silhouette del grattacielo ed a omaggiare il lavoro del Filarete al Castello Sforzesco.
Il Grattacielo di Livorno attua questa divisione funzionale in maniera compositivamente opposta: gli uffici sono situati nell’ampia piastra basamentale dalla quale s’innalza il corpo principale, che ospita gli appartamenti. Questo elemento nel progetto originale era più snello, ma nella sua realizzazione ha subito un progressivo inspessimento. Un’altra differenza sostanziale è costituita dalle metrature delle unità abitative, la torre toscana infatti presenta numerose tipologie pensate per accogliere al proprio interno famiglie di varia estrazione sociale, realizzando così una vera unità abitativa per la città; la Torre Velasca invece contiene appartamenti molto ampi, nella maggior parte dei casi quadrilocali, pensati come spazi residenziali di lusso, degli attici che si aprono sulla città di Milano.
Andando avanti nell’analisi delle differenze tra i due grattacieli si nota anche il diverso atteggiamento nei confronti della città costruita, la Torre Velasca crea un nuovo spazio urbano, una piccola piazza, arretrando il corpo del grattacielo dal fronte stradale, realizzando un procedimento simile a quello svolto da Mies van der Rohe negli stessi anni per il Seagram Building a New York. Michelucci invece decide di seguire il filo urbano dell’isolato, andando a completare una porzione di città che all’epoca si stava espandendo, l’unica concessione che viene fatta alle geometrie urbanistiche del lotto è identificabile nel passaggio che taglia il basamento e congiunge lo spazio della strada interna con il fronte urbano.
Risulta quindi interessante vedere come due grandi protagonisti della storia dell’architettura italiana si sono, negli stessi anni, confrontati sul tema del grattacielo andando ad analizzare aspetti simili e spesso giungendo a soluzioni condivise, nonostante la differenza che permeava i loro due mondi.

Fonte: Linea di Sezione

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Garmin Italia, partecipazione al 1° Tag Heuer VELAFESTIVAL di Livorno

March 14, 2013 Leave a comment

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Garmin® al 1° Tag Heuer VELAFESTIVAL di LIVORNO CON IL SUO CATAMARANO “GARMIN MARINE LAB”
Garmin Italia, una società di Garmin Ltd. (NASDAQ: GRMN), leader mondiale nella navigazione satellitare, annuncia  la partecipazione al 1° Tag Heuer VelaFestival di Livorno. Insieme a Nexus per i prodotti  vela dalla tecnologia unica ed un catamarano laboratorio aperto al pubblico, il Garmin Marine Lab.
Livorno ospiterà il 1° Tag Heuer VELAFESTIVAL,  più che un semplice Salone Nautico, un vero Festival dove appassionati ed espositori finalmente parlano un’unica lingua, quella della vela.
In occasione di questa inedita manifestazione Garmin Marine presenterà  in anteprima Italiana – dopo la recente acquisizione  – i prodotti Nexus concepiti per i velisti più appassionati e regatanti.  Nexus Marine è un brand molto conosciuto nel mercato delle imbarcazioni a vela, e siamo felici che si sia unito a Garmin “, ha dichiarato Andrea D’Amato, Sales & Marketing Manager Marine. Al Tag Heuer VELAFESTIVAL si presenteranno al pubblico i nuovi trasduttori wireless in carbonio della serie NX configurabile in diverse soluzioni. Il tutto insieme ad una serie di display digitali NX2 e NXR dalle funzioni uniche. Per veri intenditori.
Garmin – oltre ad avere uno spazio dedicato – esporrà il suo Garmin Marine Lab, catamarano sperimentale di 17 metri con albero rotante in carbonio destinato alla ricerca e sviluppo di nuove strumentazioni per la navigazione.  Una vera e propria “barca laboratorio”, dove poter provare e dimostrare la facilità d’uso, le peculiarità tecniche e l’estrema affidabilità dei prodotti Garmin. Garmin Marine Lab ha navigato negli ultimi mesi per tutto il Mediterraneo raccogliendo informazioni cartografiche, ma, soprattutto, le reali esigenze di navigazione al fine di concretizzarle in progetti di prossima realizzazione.  Durante il Festival il personale altamente qualificato di Garmin, permetterà al pubblico di visitare il Garmin Marine Lab per presentare in maniera più approfondita la tecnologia.
Su Garmin
Garmin International Inc. è una filiale di Garmin Ltd. (Nasdaq: GRMN), leader  mondiale nella navigazione satellitare. Dal 1989 l’azienda progetta, produce, commercializza e vende strumenti e applicazioni – la maggior parte delle quali utilizza la tecnologia GPS – per la navigazione, la comunicazione e la trasmissione di informazioni. I prodotti Garmin vengono impiegati nei settori automotive, mobile, wireless, outdoor, nautica, aviazione e  per applicazioni OEM. Garmin Ltd ha sede in Svizzera e le sue filiali principali si trovano negli Stati Uniti, Taiwan e Regno Unito. In Italia, il gruppo è rappresentato da Garmin Italia Spa. Garmin è un marchio registrato. Tutti i marchi e nomi dei prodotti Garmin sono registrati, di proprietà di Garmin Ltd o delle sue filiali. Tutti gli altri brand, nomi dei prodotti, nomi aziendali, marchi e servizi sono di proprietà dei rispettivi proprietari. Tutti i diritti sono riservati.