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Sloughi, dono di Allah

November 9, 2016 Leave a comment

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E’ rapido come una freccia. Alla velocità della luce blocca la sua preda e attende con calma l’arrivo del suo padrone. E’ quest’ultimo che ucciderà il selvatico, perchè è così che vuole il Profeta. Anche il poeta arabo Abu Nuwas (757-815 d.C.)  rese omaggio allo Sloughi dopo essere stato ospite di una tribù di Beduini, dove questi cani godevano di un trattamento di favore. Dieci secoli dopo, il generale di divisione francese Eugéne Dumas, direttore degli Affari dell’Algeria e console di Francia dal 1837 al 1839, a lato dell’emiro Abd-el-Kader, divenne testimone del ruolo tenuto da questi levrieri nella vita dei Beduini. “Nella tenda, lo Sloughi dorme vicino al suo padrone sotto una coperta che lo protegge dal freddo. Al collo, indossa collari preziosi e portafortuna“. Nelle tribù, questi animali ricevono i migliori alimenti disponibili e, se necessario, le donne allattano i cuccioli in difficoltà. Alla morte di uno Sloughi tutti piangono come se avessero perso uno dei loro famigliari. Un beduino era considerato un uomo ricco, di successo, quando possedeva tre cose: un falco potente, un cavallo nobile e uno Sloughi. Gli uomini attraversano il deserto a cavallo, i loro cani sistemati sulla sella e il falco appollaiato sul braccio. Un flebile fischio del cavaliere e il falco si invola alla ricerca dei una preda: gazzella, lepre, volpe del deserto. Dopo che il rapace individua il selvatico e  lo abbatte con i suoi artigli giunge il momento di lasciare il cane. Quest’ultimo si lancia in una corsa irrefrenabile mentre il falco tenta di fermare il selvatico attaccandolo alla testa. Se il falco fallisce, il cane solo prosegue la sua corsa, anche per ore, sino a raggiungere ed abbattere la preda stremata. Con la sua anatomia, forgiata nel deserto, nessun animale di quei luoghi è più rapido e più perseverante di uno Sloughi. Mentre i cani, considerati come dei bastardi di strada, non hanno vita facile nei paesi islamici (se un credente ne tocca uno dovrà lavarsi le mani per sette volte ) gli Sloughi beneficiano di un aura particolare. Sono considerati degli animali puri e nobili: “Il levriero è un dono di Allah, è la nostra ricchezza, toccandolo ne siamo onorati“, dicono i beduini. La sua reputazione ovviamente è dovuta alle sue doti straordinarie di cacciatore, che permette ai beduini di mangiare carne malgrado le difficoltà di vita presenti nel deserto (oltre i 60° di giorno e 0° la notte). Ma il principale motivo della sua estrema popolarità è riferita alla sua leggenda, che si tramanda da secoli. Si dice infatti  nel Corano che uno Sloughi, chiamato Kitmir, vegliò 309 anni il sonno dei sette martiri dormienti (Efeso). Per aver compiuto questo dovere, Maometto accordò al levriero di entrare nel Paradiso. “Ecco perchè lo Sloughi è considerato come il cane di Maometto“, concordano diversi allevatori marocchini. Ed ecco perchè in Africa del nord, lo Sloughi resta un cane difficile da acquistare. Tre Sloughi vivono a Palazzo con il re Mohammed VI e quando il sovrano dorme, i cani vegliano il suo sonno nell’anticamera e neppure le guardie del corpo possono a quel punto entrare, racconta un allevatore marocchino: ” Il contatto millenario con gli uomini ha sviluppato in loro il dono di poter leggere nel pensiero degli umani; si ha quasi l’impressione che questi cani sappiano quando qualcuno ha delle cattive intenzioni”.

Fonte: Sloughi Marocco

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Sloughi, cronaca di una scomparsa annunciata

November 9, 2016 Leave a comment
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Ho tradotto questo articolo apparso il 2/06/2016 sul quotidiano economico L’Economiste, a firma di Yassine  Jamali, agricoltore e veterinario, grande appassionato e il maggiore esperto di Sloughis in Marocco. Altri suoi articoli relativi allo Sloughi e al cavallo arabo sono presenti sul blog.

Meknès, maggio 2016. E’ il Salone Internazionale dell’agricoltura marocchina detto anche SIAM 2016, splendida vetrina dell’agricoltura marocchina, dove l’allevamento la fa da padrone. I numerosi visitatori si accalcano per  ammirare i più bei rappresentanti di tutte le specie domestiche allevate in Marocco. tutte…fatta eccezione per due razze canine nazionali: lo Sloughi e il pastore dell’Atlas. E non è la prima volta. Successe nella penultima edizione del 2015 dove le due razze canine erano assenti pur essendo incontestabilmente parte integrante del patrimonio zootecnico e culturale del Marocco. Inoltre, i loro standard (descrizione delle caratteristiche della razza) e il loro Libro delle Origini, una sorta di stato civile, sono stati consegnati al Marocco dalla Federazione Cinologica  Internazionale (FCI) e  il nostro paese è quindi il nucleo ufficiale e il principale responsabile della preservazione e dello sviluppo dellle due razze canine nazionali. Per lo Sloughi, questa assenza deplorevole è l’esito di un inesorabile degrado della situazione, nel Maghreb e all’estero. La legge coloniale imposta dai francesi interdisse la caccia tradizionale con lo Sloughi ed è tutt’ora in vigora; cacciare con uno Sloughi è passibile di una pesante ammenda, oltre 10.000 Dh (ndr: circa 10.500 euro). L’assorbimento dello Sloughi  meticciato con il galco spagnolo, tocca ancora oggi tutti i luoghi reputati allo Sloughi, dal Gharb al Souss-Massa. Gli Sloughis di pura razza sono nettamente inferiori come numero in Marocco rispetto ai galco e incroci galco!. Ad oggi stabilire un numero esatto di presenze di Sloughi in Marocco è difficile se non impossibile: i raduni regionali organizzati dal Club marocchino dello Sloughi sono cessati senza spiegazioni, cosa che permetteva di valutare la popolazione sul piano qualitativo e quantitativo oltre a permettere l’iscrizione dei soggetti più importanti nel Registro Iniziale Marocchino (ndr: RIM – equivalente del nostro LIR). Per gli allevatori era anche l’occasione di reperire soggetti promettenti per un futuro da stalloni o fattrici selezionate. I raduni sono la pietra angolare per la salvaguardia dello Sloughi. Per sopperire la mancanza dei raduni alcune associazioni locali si sono organizate e diversi “Moussem” sono nati raccogliendo, tra il 2009 e il 2014 a Meknès, a Chemmaia, a Sidi Mokhtar, a Ouled Dellim, oltre 100 esemplari per ogni singola manifestazione. Punto dolente: nessun giudice abilitato era presente. Ora, un raduno,se non è accompagnato da una iscrizione del giudice al RIM per i soggetti validi presenti è totalmete inutile dal punto di vista della preservazione della razza, qualunque sia l’impegno profuso dagli organizzatori.

Da notare che in Marocco esistono solo due giudici abilitati per gli sloughis (a titolo di comparazione in Francia sono undici). Nelle esposizioni all’estero, da molti anni, vengono presentati Sloughi con tacche bianche sul petto che sono accompagnate da unghie bianche, grave difetto ereditario che deve essere penalizzato. Molte polemiche su questo argomento si sono alzate in Europa, in primis in Francia, e le associazione e i club di razza si sono rivolte verso il paese che detiene lo standard, il Marocco, chiedendo un giudizio arbitrario. La questione resta in sospeso nell’attesa di una decisione finale e ufficiale del paese detentore dello standard. Alla fine del 2004, una carovana organizzata da una associazione per la salvaguardia dello Sloughi e alcune associazioni locali poterono iscrivere al RIM circa 130 Sloughis, su circa 1.000 soggetti presenti. Queste azioni dovrebbero essere ripetute regolarmente per catalogare e registrare gli ultimi soggetti presenti in purezza e arricchire la genealogia della razza. Tutte le esposizioni canine in Marocco dovrebbero cercare di migliorare la visibilità delle due razze nazionali ma in realtà lo Sloughi è rappresentato da una dozzina di soggetti ogni anno di cui la metà originaria dell’Europa. Eccezionalmete la carovana del 2015 ha visto la presenza di un centinaio di Sloughis, fatto che inspessisce la speranza per questa razza ma purtroppo l’edizione 2016 ha visto la presenza di solo 15 soggetti. Per affrontare questa problematica è necessario organizzare altre carovane ed esposizioni di razza, formare giudici preposti alla conferma alfine di aumentare le iscrizioni al RIM, sotto la responsabilità di almeno due giudici abilitati. Un altra prospettiva da offrire ai Club dello Sloughi o a tutte le altre strutture cinofile desiderose di operare per lo Sloughi è una riscrittura dello standard. La suaprima versione è datata 1938, redatta da alcuni cinofili francesi…lavorando per osservazione diretta dei soggetti da loro presentati (non sempre di pura razza)…nè praticando la caccia tradizionale e senza consultare l’immensa riserva umana di sapere empirico creata da millenni di pratica e di osservazione quotidiana dello Sloughi. Qualche correzione è stata apportata ma nessuna di questa ha integrato il sapere tradizionale. Inoltre si possono trovare notevoli divergenze tra lo standard moderno, ufficiale, e il suo equivalente tradizionale, ancestrale, orale.

Prima differenza: protuberanza occipitale esterna. E’ un bozzo sulla nuca che i cacciatori attendono lo sviluppo con impazienza. Lo standard ufficiale la descrive al contrario come cancellata, estinta. E’ generalmente sviluppata in alcuni razze canine come i bracchi, alcuni levrieri e sopratutto…i canidi selvaggi. Si tratta di un carattere anatomico arcaico, volutamente conservato dall’empirismo dei cacciatori, non senza ragione certamente.

Seconda differenza: la coda, chiamata “fouet”. I cacciatori tradizionali verificano la sua lunghezza e la portano tra le cosce per farla risalire verso le anche, dove deve oltrepassare o al più attestarsi. Inoltre, deve presentare sulla sua sommità un anello terminale chiamato tradizionalmete “sfenja” (bignet) o khatem (anello). Secondo lo standard moderno” è presente una curva accentuata”. Questo famoso “anello” terminale ha la sua ragione di esistere: rivela una forte tonicità dei legamenti della coda e di tutto il corpo, garanzia di solidità delle articolazioni.

Fonte: Sloughi Marocco

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Sloughi, il deserto è la sua casa

July 14, 2016 Leave a comment

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Splendida razza di cani, antica e rara, nobile e gentile, che con fierezza estrema vive ancora oggi in condizioni disagiate, nel deserto, per fornire il sostentamento alle ancora numerose tribù di nomadi che si dedicano alla pastorizia, transumando durante i periodi di siccità, percorrendo migliaia di km. Questo superbo animale, il levriero arabo o Sloughi, è un cacciatore e un corridore estremo. La sua velocità calcolata supera gli 80 km all’ora ed è impressionantevederlo correre nel deserto rincorrendo piccole prede come conigli o le gazzelle. Lo sloughi ha una storia antica che parte dall’Asia e che arriva nel nord dell’Africa con l’invasione musulmana, la guerra santa! Si è affinato con il sole d’Oriente e il vento del deserto, questo levriero di suprema eleganza, questo atleta leggero, potente, è stato impiegato nei millenni per la guardia e la caccia, senza ombre di infedeltà e di rinniego. Questa razza canina è stata riconosciuto dalla FCI nel gruppo 10, sezione 3, Standard n.188 e il Paese che ne vanta i natali è il Marocco. Si presenta come il modello perfetto di galoppatore con una testa fine, ammirabile, con cranio globoso e ben fatto. Gli occhi dello Sloughi raccontano di terre lontane, di una melanconia tipicamente araba, di una vita vissuta di ricordi, di lontananze. All’apparenza puo’ sembrare un cane fragile, di cristallo. Niente di più scorretto, l’apparenza inganna. La sua muscolatura lunga, secca, piatta e data dal deserto natale che si è sbarazzato di tutte le masse inutili, ingombranti, creando nel contempo eleganza, rapidità, forza e coraggio. Caratterialmente è un cane equilibrato, calmo e riservatissimo con gli estranei, ma all’occorrenza si difende ferocemente da chi lo attacca. I suoi melanconici occhi diventano allora cattivi e la sua mascella feroce. Nelle tribù nomadi del deserto lo Sloughi è considerato uno di loro, senza remore o gerarchie: se esistono delle situazioni di pericolo per i cuccioli durante l’allattamento questi vengono nutriti dai seni delle donne fin tanto che potranno provvedere a loro stessi, in autonomia. La notte, lo Sloughi è accolto nelle tende con i suoi padroni per riposare dopo una giornata di duro e lungo lavoro, vicino agli umani che da secoli lo hanno allevato, capito, amato, accudito e ringraziato per l’enorme contributo che ha fornito, e continuerà a farlo, al loro sostentamento e alla loro difesa. L’emozione più grande per me è stata durante una delle mie notti nel deserto; la tenda montata e il fuoco che ardeva illuminava lo spazio circostante. Il profumo del thè alla menta offertomi dai nomadi si mescolava a quello degli incensi e le stelle enormi nel cielo mi toccavano. Al moi fianco due sloughi color sabbia mi guardavano, senza curiosità, certi della loro forte presenza al campo. Al momento del riposo, sulla mia brandina, si avvicinarono e si sdraiarono  “proteggendomi” per tutta la notte. Si chiamavano Abdor Njiama.

Fonte: Sloughi Marocco

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Yassine Jamali, una vita per lo Sloughi

May 29, 2012 Leave a comment

Vi presento l’allevamento del Dott. Jamali, veterinario, che vive a Kelaât El Sraghna, a circa 160 km da Marrakech verso Beni Mellal. Un luogo incantevole, arroccato su di una collina, con una barriera naturale data dal fiume più lungo del Marocco, l’oued Saïd. Qui vivono i suoi Sloughi, in libertà totale, eccetto qualche maschio particolarmente “fuggiasco”, seguendo i ritmi della natura. Oltre agli Sloughi il Dott. Jamali alleva, con successo, cavalli berberi e ne possiede una trentina. Da tanti anni lo sloughi è parte integrante della sua vita; profondo conoscitore ed esperto della razza, è un fiume di informazioni e di aneddoti. Il suo tipo è ovviamente il cane da lavoro, tout court, senza pero’ tralasciare la bellezza. Alcuni suoi cani sono tipicamente “marocchini“, altri seguono linee più estetiche ma mai esasperate dalla moda del momento o da qualche giudice particolarmente in voga. Sloughi importanti, con altezze sempre pero’ nello standard, toraci ampi per immagazzinare molta aria durante le corse o le battute di caccia, code lunghe che passando sotto le cosce devono risalire sul cane per raggiungere e superare le anche, rigorosamente con anello finale che, secondo l’esperto, è una caratteristica importantissima della razza a volte trascurata  e sottovalutata, che serve a bilanciare e far virare senza esitazioni  il cane durante i suoi tragitti. Molti suoi cani sono partiti per la Francia, per la Germania, il Belgio e il nord Europa, chiaro segno di una selezione ricercata e seria, professionale e mai a scopo di lucro. Lo sloughi prima di tutto, prima delle mode, dei successi personali , delle rivalità e dell’economia. Da lui ho appreso molto, nozioni importanti oltre uno standard di razza,  che mi hanno fatto capire e amare sempre di più questo superbo levriero che è oramai parte integrante della mia vita. Qui sotto un video del suo allevamento e per qualsiasi informazioni in merito scrivetemi.

Paolo Pautasso

Fonte: Lo Sloughi in Marocco

Francesca Ruspoli… la principessa, gli Sloughi e Marrakech

April 16, 2012 Leave a comment

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Nata a Roma, la principessa Francesca Ruspoli si sentiva italiana ma cosmopolita. Dichiarava: “Sono irlandese e americana da parte delle mie nonne, austriaca, inglese e italiana dai miei genitori“. Questo mix di sangue colava letteralmente in lei facendola diventare una cittadina del mondo che ha però sempre vissuto in Italia, in Francia, in Svizzera e in Inghilterra, salvo poi fermarsi definitivamente davanti alla sua Marrakech, dove ci arrivò per caso, alla ricerca del sole. Con suo figlio Giancarlo Rocco di Torre Padula, nato dal suo primo matrimonio, si installò al Mamounia. “Passavo le mie giornate al sole, uscivo raramente per visitare la città e i suoi dintorni“, raccontava la principessa. Dopo qualche tempo fu sedotta dalla favolosa valle di Ourika, dove sui figlio trovò per lei una proprietà e, entusiasta, gli propose di acquisirla. Dopo la sorpresa iniziale la principessa accettò la proposta iniziando nel ottobre 1970 la costruzione della sua futura dimora, su di un terreno situato a 1.000 mt di altitudine, in un oliveto con 4.000 alberi circondato dalle montagne dell’Atlas, le più alte del nord Africa. La principessa stabilì le  linee guida della casa aiutata da un capo cantiere della Martinica, Monsieur Virapin. I lavori durarono due anni e mezzo e fu necessario installare l’acqua potabile e l’elettricità, inesistenti. Tonnellate di terra furono trasportate sul sito per rassemblare e livellare tutta la superficie della casa su di una profondità di oltre un metro e mezzo, dopo aver scoperto l’argilla a due metri e mezzo di profondità. Avendo sempre preferito la campagna alla città, Francesca Ruspoli volle la sua “maison” semplice, calda e rustica, privilegiando ambienti spaziosi dove la luce e lo spazio, la texture e il colore, la forma e le linee, fossero privilegiate.  Tutti i mobili inseriti ebbero un impronta naturale e funzionale, scaturiti dalle mani di artigiani marrakchis. Basti pensare che  la tavola in cedro della sala da pranzo, con un diametro di oltre  tre metri, richiedette la costruzione di una colonna in cemento armato per posizionarla. Immense le camere e stravagante è il dressing simile ad una tenda caïdale dove la proprietaria inserì le sue eleganti toilettes principesche, preferendo di gran lunga jeans ed espadrilles.
Una ventina di domestici e giardinieri sono serviti per la manutenzione del dominio dove sono state impiantati oltre mille alberi da frutto, cinquemila piante di rose e centinaia di alberi della Giudea. Nel momento in cui  la villa divenne abitabile, spinta dall’amore smisurato per gli animali (i cani in particolare), decise di consacrare la sua vita alla salvaguardia dello Sloughi, il levriero del deserto, in quell’epoca minacciato realmente di estinzione, incrociato con cani non puri, i barhouchs. Giorni e notti, con tutta una equipe a sua disposizione, attraversò con la sua Land Rover le piste desolate e splendide del sud marocchino, alla ricerca degli ultimi sloughi che portò nella sua casa, iniziando un esclusivo allevamento. Aiutata da esperti, determinò le origini e i pedigree degli sloughi che non erano ancora stati stabiliti; un lavoro enorme che riuscì a salvaguardare la razza, tanto che ancora oggi si parla di lei in Marocco a riguardo degli sloughi. Della sua crociata conservò sino alla sua morte una collezione di immagini, collari e guinzagli d’epoca, oltre ai tanti trofei vinti dai suoi sloughi. Visse gli ultimi anni della sua vita con i suoi amati levrieri arabi, curando il giardino, leggendo e tricottando indumenti per i bambini dei suoi dipendenti e ricevette solo i pochi intimi. “Mi sento marocchina, e quando sono obbligata, una volta all’anno, a ritornare a Londra, non ho che un desiderio, quello di rientrare a casa, in Marocco“. Si spense nei primi anni ’90 lasciando le sue esperienze cinofile e i suoi cani all’amico veterinario marocchino Ali Miguil, grande conoscitore dello sloughi.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Sloughi, principe del deserto

April 16, 2012 Leave a comment

Da buon cinofilo incallito ho necessità di postare su questa splendida razza di cani, antica e rara, nobile e gentile, che con fierezza estrema vive ancora oggi in condizioni disagiate, nel deserto, per fornire il sostentamento alle ancora numerose tribù di nomadi che si dedicano alla pastorizia, transumando durante i periodi di siccità, percorrendo migliaia di km. Questo superbo animale, il levriero arabo o Sloughi, è un cacciatore e un corridore estremo. La sua velocità calcolata supera gli 80 km all’ora ed èimpressionante vederlo correre nel deserto rincorrendo piccole prede come conigli o le gazzelle. Lo sloughi ha una storia antica che parte dall’Asia e che arriva nel nord dell’Africa con l’invasione musulmana, la guerra santa! Si é affinato con il sole d’Oriente e il vento del deserto, questo levriero di suprema eleganza, questo atleta leggero, potente, è stato impiegato nei millenni per la guardia e la caccia, senza ombre di infedeltà e di rinniego. Questa razza canina è stata riconosciuto dalla FCI nel gruppo 10, sezione 3, Standard n.188 e il Paese che ne vanta i natali è il Marocco. Si presenta come il modello perfetto di galoppatore con una  testa fine, ammirabile, con cranio globoso e ben fatto. Gli occhi dello Sloughiraccontano di terre lontane, di una melanconia tipicamente araba, di una vita vissuta di ricordi, di lontananze. All’apparenza puo’ sembrare un cane fragile, di cristallo. Niente di più scorretto, l’apparenza inganna. La suamuscolatura lunga, secca, piatta e data dal deserto natale che si è sbarazzatodi tutte le masse inutili, ingombranti, creando nel contempo eleganza, rapidità, forza e coraggio. Caratterialmente è un cane equilibrato, calmo eriservatissimo con gli estranei, ma all’occorrenza si difende ferocemente da chi lo attacca. I suoi melanconici occhi diventano allora cattivi e la sua mascella feroce.  Nelle tribù nomadi del deserto loSloughi é considerato uno di loro, senza remore o gerarchie: se esistono delle situazioni di pericolo per i cuccioli durante l’allattamento questi vengono nutriti dai seni delle donne fin tanto che potranno provvedere a loro stessi, in autonomia. La notte lo Sloughi è accolto nelle tende con i suoi padroni per riposare dopo una giornata di duro e lungo lavoro, vicino agli umani che da secoli lo hanno allevato, capito, amato, accudito e ringraziato per l’enorme contributo che ha fornito, e continuerà a farlo, al loro sostentamento e alla loro difesa. L’emozione più grande per me è stato durante una delle mie notti nel deserto, la tenda montata e il fuoco che ardeva illuminandoci. Il profumo del thé alla menta offertomi dai nomadi si mescolava a quello degli incensi e le stelle enormi nel cielo mi toccavano. Di fianco a me due sloughicolor sabbia mi guardavano, senza curiosità, certi della loro forte presenza al campo. Al momento del riposo, sulla miabrandina, si avvicinarono e si sdraiarono di fianco me, vigilandomi e “proteggendomi” per tutta la notte. Si chiamavano Abdor e Njiama.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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