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Nikki Beach, tuffo con glamour…
Questa èl’ultima di una serie di aperture, in giro per il mondo, delle piscine/club Nikki Beach. Sono presenti in America a Cocunut Grove, Hollywood, Miami, N.Y, e poi a Marbella, Puerto Vallarta, S.Barth, S.Tropez, Vilamoura e altre… Il Nikki Beach èprima di tutto un Club privé, per soci tesserati, ma pagando un ingresso di circa 20 Euro e possibile diventare soci per un giorno ed usufruire dei servizi. Ovviamente con l’ingresso non si ha il diritto a lettini, ombrelloni e quant’altro, quelli sono a parte (però se vi fermate a pranzo l’ingresso generalmente è free). Si trova nel Circuito della Palmerie e, da febbraio 2009 è stata trasferita di qualche metro dalla vecchia sede (in origine si chiamava Sunset Boulevard). Il posto è veramente cool, curato nei particolari, lussureggiante. E’ frequentato da bella gente “cheselatira’, qualche starlettes mediocre con relativo entourage, ma la cosa più importante e che nessun può disturbare con schiammazzi e giochi vari, quindi pace assicurata da alcuni giovani del servizio. Anche qui il personale è da casting, molto gentile e disponibile, sempre pronto per ogni evenienza. Questo beach-club, oggi sotto la gestione della Plage Rouge, si rifà ovviamente alle spiagge/ristoranti molto in voga a S.Tropez quindi un ottimo menù meditteraneo è sempre disponibile alla carta, lista dei vini e champagne compreso. Nikki Beach è anche una collezione di abbigliamento, costumi da bagno e accessori che sono in vendità all’interno della boutique aperta sino a a tarda sera. A tarda sera perché qui si può cenare sotto la magica luna e il cielo stellato di Marrakech.
La piscina cambia aspetto e poche e soffuse luci vengono accese per ricreare, con le candele, un atmosfera veramente da sogno, condita da ottima musica servita dal DJ di turno. Il sottotitolo di questa label internazionale del lifestyle recita:” Tell only your best friend“. Detto, Fatto!. Il sito internazionale lo trovate alla pagina http://www.nikkibeach.com
Fonte: My Amazighen
Marrakech oltre…
Era il 1969 e il grande stilista Yves Saint Laurent, nel suo gandoura bianco, passeggiava e intratteneva i suoi ospiti nella splendida villa Oasis, a Marrakech. Come Brigitte Bardot, qualche anno dopo con Saint Tropez, cosi’ lo stilista franco-algerino fece scoprire al jet-set internazionale il fascino e lo charme orientale di Marrakech. A partire dagli anni ‘70 Marrakech diventò un passaggio obbligato dei ricchi che la divisero con Gstaad, Sain Barth o Ibiza. La lista dei proprietari di immobili oggi nella Ville Rouge parla da sola: Naomi Campbell, Jean Paul Gaultier, Serge Luten, Bernard Herny Lévy, Marta Marzotto, le sorelle Sozzani di Vogue Italia, Bulgari, Giorgio Armani, Alain Delon, Aznavour, Marella Agnelli, Madonna, Kate Moss e altri. Nei locali notturni bazzicano personaggi famosi, direttamente da Los Angels e da Londra, con pruderie mediorentali. Un famoso editorialista mondano americano, dopo un suo viaggio a Marrakech, ha scritto: ” L’unica cosa che non mi ha fatto credere di essere a Los Angeles è stata la musica tradizionale con i tarbouches e i loro tamburini“. “Marrakech è diventata un terreno di gioco per il jet-set internazionale dove tutti i capricci sono realizzabili e, dietro le mura delle case, succedono cose tutt’altro che irreprensibili“, mi confida Rachid, figlio di un grande industriale e habitué delle serate mondano-private della città. Droga, prostituzione, gigolo’, proposte sessuali indecenti…luogo di tutte le follie!. Alla fine del 2010, il figlio di un dirigente africano è stato soprannominato “il nababbo di Marrakech” dopo aver organizzato una serata smisurata, fatturata in milioni di dh (centinaia di migliaia di euro); 80 indossatrici provenienti da tutto il mondo erano presenti alla festa e una parte del buffet, composto ovviamente da quintali di caviale, venne trasportato in aereo direttamente dalla Russia!. Qualche mese dopo un miliardario russo spese oltre 90.000 euro in una sola giornata a Dakla, nel Sahara occidentale, accompagnato da uno staff di 30 persone, affittò un intero Hotel, shopping nella Regione e permesso di pesca in acque protette. Per rispondere alle esigenze di un pubblico così particolare vengono alla luce settimanalmente ville di alto standing assolutamente fashion e trendy in zone come la Palmeraie. Locali come il Pacha (già presente a Ibiza), classificato dalle riviste del settore come il più grande Disco-Club in terra fricana, il Nikki Beach (creato a S.Tropez), il Comptoir Darna (gemello dell’omonimo club parigino) o ancora La Plage Rouge, offrono un servizio all’altezza di questa clientela “huppée“.
Per il suo primo ingresso in Marocco, il Gruppo Hôtelier di lusso Barrière ha scelto, a suo tempo, Marrakech, centrando la previsione di fatturati a sei cifre. Tornei di poker, rally di Ferrari, competizioni di golf, Festival Internazionale del Cinema, elicotteri e jet privati…tutti i servizi di lusso sono oramai disponibili in Marocco e a Marrakech in particolare. “La vicinanza con l’Europa, la dolcezza del clima, la sicurezza, ma in primis la qualità della vita, sono le principali attrattive di Marrakech“, mi spiega Jawad Kadiri, manager di un importante locale notturno dell’Hivernage, uno dei quartieri europei chic della città. Artisti, uomini d’affari, aristocratici, hanno contribuito a scrivere la leggenda di Marrakech, aprendo le loro case mostrando l’art de vivre marocchina. Il cuore del jet -set in Marocco è però anche edonista e innamorato della way of life di questo paese, rifuggendo a volte dall’eccesso di mediatizzazione. Senza cedere alla semplice immagine, conferma il giornalista Simo Benbachir, le belle auto o lo champagne a fiume nei locali non sono forzatamente lo status del jet- set marriakchi, dove la parola chiave è sempre più discrezione. Per penetrare in questo mondo segreto non è necessario il puro denaro, serve la classe, la raffinatezza e un accentuato sense of humor amalgamato alla cultura. I V.I.P marocchini poi, sono in generale giovani eredi di grandi famiglie del Reame, hanno viaggiato, frequentato le migliori scuole e sono poliglotti. Sono in buona parte artisti e professionisti che costruiscono amicizie attraverso il mondo. Dandy o uomini d’affari, vivono in un mondo parallelo, cittadini estemporanei con passaporti diplomatici internazionali. Un mondo che regala lusso dove i soldi non sono un problema e dove tutti i tabù sono stati bruciati; dove l’omosessualità in primis, il divorzio, l’adulterio, sono la moneta corrente. Con buona pace dei fondamentalisti islamici, sempre più numerosi e in crescita vertiginosa nel Califfato.
Fonte: My Amazighen
Hotel La Mamounia, il sogno continua
Dopo la sua apertura nel 1923, il prestigioso La Mamounia ha attirato centinaia di VIP dalla popolarità hollywoodiana. Uno zoom su questo prestigioso e lussuosissimo Hôtel che ha riaperto le sue porte nel novembre 2009, dopo cinque anni di importanti restauri. Leggendaria, questa è la parola che meglio corrisponde all’Hôtel Mamounia. Da diversi decenni le sue mura accolgono regolarmente celebrità del mondo intereo e affascina chi non l’ha ancora visitata. La storia della Mamounia inizia nel XVIII° secolo, sotto il regno del Sultano alaouita Sidi Mohammed Ben Abdellah. Quando il figlio Mouylay Mamoun si sposo’, il monarca offri’ come regalo di nozze quei 7 ettari di giardini lussureggianti, nel cuore della città di Marrakech. Come vuole la tradizione il luogo venne battezzato Arsat El Mamounia, in onore del giovane e aitante principe. Quest’ultimo costrui’ un piccolo padiglione e prese l’abitudine di organizzare regolarmente dei “Nazahat”, una sorta di garden-party dell’epoca a luci rosse. Nel 1922 sotto il protettorato francese, la Compagnia dei Chemins de Fers (Ferrovie francesi) decise di costruire su quel giardino dalla flora ricca e divefsificata un Hôtel. La realizzazione del progetto venne delegata aHenry Prost e Antonio Marchisio, francese il primo e italiano il secondo, che decisero di fare della Mamounia un luogo internazionale, prevedendo un centinaio di camere, con un stile ispirato all’architettura marocchina tradizionale abbinata ad un tocco di Art Déco. Il concetto iniziale del progetto coincideva con il momento storico che mitizzava, nutrito da una certa letteratura orientalista, il sogno esotico dell’Africa. Operazione riuscitissima in quanto l’Hôtel e il suo Grand Casino attirarono una clientela straniera molto chic e gravida di avventure. Molte personalità come Colette, Edith Piaff, ilGenerale De Gaulle e ancora il primo minstro inglese Winston Churchill. Dopo molti anni il primo ministro inglese, fortemente toccato dall’ambiente marriakci, lascio’ l’Inghilterra durante lunghi periodi per trasferirsi a Marrakech. In una lettera datata 1935 inviata a sua moglie, Churchill descrisse l’Hôtel Mamounia come “meraviglioso” e carico di “phatos”. L’uomo politico passo molto tempo sulla sua terrazza dipingendo e contemplando la medina. Le sue tele sono state oggetto di culto per centinaia di galleristi sparsi in tutto il mondo e nel 2007 un suo dipinto, realizzato in Marocco, venne aggiudicato per 1 milione di dollari durante un asta di Sotheby. Un anno più tardi, una sua tela titolata “Tramonto sulle montagne dell’Atlas” venne venduta a 420.000 dollari a New York. L’identità del compratore ovviamente rimase sconosciuta ma rumors conducono alla persona di SAR Mohammed VI, re del Marocco. Anche Franklin Roosevelt soggiorno’ al Mamounia durante la Conferenza di Anfa del 1943. Il presidente americano segui’ il consiglio di Churchill che affermava che il luogo era “uno dei più belli del mondo intero”. Nello stesso periodo anche il Generale De Gaulle frequento’ l’Hôtel e la leggenda racconta che il direttore fu obbligato a confezionare, con la massima urgenza, un letto a misura di questo uomo imponente da non stare in un letto dalle misure standard. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Mamounia divenne ancor più un luogo preso d’assalto dagli stranieri facoltosi e in primis dagli artisti di tutto il mondo. A partire dagli anni ’50, leggende del mondo del cinema come Charlie Chaplin, Marcello Mastroianni, Kirk Douglas o ancora Charlton Heston soggiornarono in questo mitico palazzo, dove avvennero’ anche alcuni importanti ciak della storia del cinema, come quello di Morocco con Marlene Dietrich o ancora L’uomo che sapeva troppo di Alfred Hitchock. Nel 1953 si ingrandi’ e divenne ancora più lussuoso. L’architetto decoratore André Paccard dono’ una nuova immagine alla struttura con una chiusura per lavori che duro’ circa nove mesi. Da quel restauro il Mamounia ne usci’ con 171 camere, 56 suite e 3 ville sparse nel lussureggiante giardino. Sino alla sua chiusura nel 2006, le stars del mondo intero non hanno mai smesso di recarsi a Marrakech e soggiornare nello storico palazzo. I Rolling Stones, Yves Saint Laurent, Johnny Hallyday, Sylvester Stallone, Nicole Kidman e Tom Cruise, Martin Scorzese, Angelina Jolie, Brad Pitt ancora Oliver Stone. La lista è infinita. La Mamounia ha un ala dedicata esclusivamente alla famiglia reale che realmente è stata poco frequentata, considerando che a Marrakech esiste uno dei Palazzi Reali più belli in assoluto del Reame. Oggi la Mamounia è risorta con un restauro che ha visto centinaia di maestranze locali lavorare per ben cinque anni al suo interno. Il risultato è sfarzoso, assolutamente indimenticabile e all’altezza del nome e della storia dell’Hôtel. Questo Palazzo continuerà a far rivivere i suoi sfarzi di altri tempi mostrando un immagine del Marocco lussuosa e nobile,. Un sito Internet è a disposizione per definire le prenotazioni online con relative tariffe.
Fonte: My Amazighen
Il Re dell’Atlas
Si racconta che dei leoni erano presenti alla corte dei sultani e dei re del Marocco, come segno di obbedienza per i nobili e per il popolo berbero che era parte dell’Atlas, come gli ultimi leoni di Barberia (Panthera leo leo). Nel 1953, quando il sultano Sidi Mohammed Ben Youssef ( e più tardi il re Mohammed V) venne costretto ad abdicare e messo in esilio, i leoni reali (21 in totale) persero il loro domicilio al Palazzo, nella foresteria reale. Tre di loro furono inviati allo zoo di Casablanca e il resto del gruppo venne trasferito allo zoo di Meknès. Quando il re rientrò dall’esilio in Madagascar nel 1955, i leoni rientrano a Rabat. Durante tutto questo tempo, il mondo continuò a credere che il leone di Barberia era estinto: questa convinzione prematura divenne quasi un fatto accertato quando una malattia respiratoria colpì il re dei leoni alla fine degli anni ’60. A quel punto, SAR Hassan II, allora proprietario dei soggetti, decise di ridurre i rischi di mortalità e di apportare delle migliorie alla vita dei leoni. Un nuovo parco cintato venne costruito a Temara, nei pressi di Rabat, nella casa rerale dei leoni, verso la fine degli anni ’60. Nel 1973 questa struttura venne assorbita dall’amministrazione del Ministero dell’Agricoltura, e divenne lo zoo di Rabat. Nella storia antica gli egiziani furono i primi a cacciare questo superbo animale, con arco e frecce. I Berberi, che vivevano in piccoli villaggi arroccati sulle montagne dell’Atlas e dell’Africa del nord, circa 3.000 anni fa, si difendevano dagli attacchi dei felini ma non costituirono mai una minaccia per la popolazione dei leoni di Barberia. È nell’Impero romano che la popolazione dei leoni di Barberia diminuì drasticamente. Gli imperatori romani cercavano di divertire la popolazione rassicurandoli sul fatto che la loro civiltà aveva il controllo sulla natura. Gli antichi romani esportarono migliaia di leoni dall’Africa del nord per utilizzarli nei giochi del Colosseo a Roma e in altre arene sparse nell’Impero. I leoni vennero trucidati dai gladiatori e la mattanza terminò soltanto verso la fine del VI° secolo, ma i problemi per i leoni di Barberia non erano ancora terminati. Con l’invasione degli arabi nell’Africa del nord, sempre più numerosi, i leoni si ritirarono progressivamente a causa di una caccia spietata, in quanto rappresentavano un pericolo. Per ogni leone ucciso era prevista una lauta ricompensa. Con l’avvento poi dei cacciatori europei nel corso dell’ultimo secolo, il numero dei leoni crollò. Le guide locali nelle montagne della Tunisia e del Marocco permisero agli europei di cacciare i leoni per sport e per le collezioni dei musei naturalistici, oltre al catturarli vivi per rinchiuderli negli zoo europei. I leoni di Barberia si estinsero in Tripolitania (ovest della Libia) nel 1700. L’ultimo leone di Barberia visto in Tunisia venne ucciso nel 1891 a Babouch, tra Tabarka e Aït-Draham. L’ultimo leone conosciuto in Algeria venne ucciso nel 1983 presso Batna, a 97 km da Costantino. I turchi contribuirono notevolmente a questa carneficina perchè pagavano profumatamente le pelli dei leoni per abbellire l loro palazzi. Numerosi francesi in Africa del nord divennero cacciatori professionisti di leoni, attività molto redditizia all’epoca. In Algeria, oltre 200 leoni di Barberia vennero uccisi tra il 1873 e il 1883. I leoni sparirono dal lato del confine marocchino nella metà del 1800. In Marocco, alcuni gruppi di leoni sono esistiti sino al XX° secolo e si estinsero alla fine degli anni ’40. L’ultimo animale venne ucciso nel 1942 sulla costa nord del colle del Tichka, in prossimità della strada tra Marrakech e Ouarzazate. Le cause della sua estinzione sono molteplici, ma sicuramente la più importante è la mano dell’uomo. La caccia quindi ma anche i cambiamenti dell’ecosistema indotto dalla coltura intensiva e dai pascoli. Le foreste sono state distrutte per lasciare spazio ai pascoli di bestiame, sempre più numerosi e anche i cervi e le gazzelle (principali nutrimento dei leoni di Barberia) vennero a mancare.
Oggi un programma è avviato tra il governo marocchino e un ONG di scienziati oxfordiani, ma stenta a decollare. Si tratta di un lavoro di reintroduzione su dieci anni che comporterà diversi fasi di lavori, tra cui una zona protetta di oltre 10.000 ettari in una regione poco popolata, che sarà cintata e protetta. Saranno introdotti alla sua creazione cervi, mufloni, ungulati, scimmie e gazzelle, che dovranno acclimatarsi nella nuova zona. Parallelamente, gli scienziati di Oxford dovranno selezionare i capostipiti della nuova generazione di leoni di Barberia che verranno inseriti nell’area protetta, poi soggettati ad un programma di riproduzione in cattività. Al governo marocchino tutto questo piace in quanto sarà fonte di reddito per il mercato del turismo ecologico, creando nuovi posti di lavoro. I finanziamenti saranno apportati da alcune sovvenzioni europee. Ma è necessario fare i conti con l’oste: la popolazione locale non sembra essere entusiasta davanti a questo progetto; la reputazione sulla ferocia del leone dell’Atlas suscita molta inquietudine. Anche il bracconaggio potrebbe riprendere il suo corso, a meno che la riserva sia controllata professionalmente. E ancora, il Marocco non giova di una buona reputazione in materia di protezione dell’ambiente. Nello spazio di un secolo, centinaia di specie animali e vegetali si sono estinte nell’indifferenza generale. A titolo di esempio, il coccodrillo del Nilo si estinse in Marocco nel 1930, mentre negli anni ’50 la campanella d’allarme suono’ per lo struzzo, l’oryx e l’addax. Attualmente la pantera è da inscrivere nella lista degli animali estinti in Marocco, anche sono state segnalate in diverse zone del paese, senza però prove tangibili di un loro riconoscimento. In serio pericolo la iena, il ghepardo, il lynx caracal, il gatto delle sabbie, il gatto gigante, il fennec e lo sciacallo. Per chiudere, anche gli ambienti naturali sono nella stessa misura in pericolo. Il deserto avanza e il bestiame non controllato si avventura nelle foreste, causando gravissimi danni irreparabili all’ecosistema. L’estinzione del superbo e magnifico leone dell’Atlas (estinzione prevista entro venti anni se nulla sarà fatto) costituirà una tragedia supplementare alla biodiversità e alla conservazione delle specie, ma le condizioni di reintroduzione del superbo re delle montagnenon sembrano idilliache.
Fonte: My Amazighen
Hennayat, tradizione della Place Jemaa el Fna
Naima è una “Hennaya“, lavoro ancestrale tramandatogli da sua madre ed ereditando questa passione osservandola sin da quando era bambina. Tutte e due le donne hanno fatto della Place Jemaa el Fna il loro luogo di lavoro quotidiano e imprescindibile. Dalle loro abili mani si compone il “Naqch beldi“, una ramage che ricorda ricami di altri tempi che le donne “Fassie” apprendono dalla più tenera infanzia; lo stesso motivo e decoro che viene utilizzato anche nell’architettura tradizionale o dai maestri artigiani che lavorano il cuoio, il legno o ancora il gesso. Matisse, durante il suo soggiorno in Marocco, restò fortemente impressionato dalla bellezza di queste vere e proprie opere d’arte. Molte delle sue opere dipinte in Marocco rappresentano paesaggi mediterranei molto colorati come “I Paraventi moreschi” o “Zorah” e in queste opere sono ben rappresentati i lavori delle Hennayat. Ma quello che sorprende ancor più di queste donne è l’impressionante velocità a creare un vero quadro sulla pelle con una semplice mistura di foglie verdi scuro. Queste piccole foglie di henné (una varietà di sedano), seccate e trattate con del succo di limone e acqua calda producono una materia untuosa dove il colore puo’ essere intensificato aggiungendo altri ingredienti: segreto custodito gelosamente da ogni tatuatrice. Da secoli, la cerimonia di posa dell’henné è festeggiato come si deve dalle donne marocchine. Questa piccola festa dà luogo ad inviti ai parenti, agli amici e, durante il lavoro, si offre the e pasticcini agli invitati. Il rituale è accompagnato da canti, da poesie e tanta musica, secondo tradizione: un reale piacere che distende gli animi. Purtroppo però i tempi sono cambiati e anche le donne (nelle metropoli) non hanno molto tempo a disposizione e quindi i tatuaggi con l’Henné devono essere rapidi e belli; si rinuncia alla festa ma non al tatuaggio, simbolo profondo di seduzione femminile. Gli utensili usati dalle Hennayat si sono ugualmente evoluti.Jadis, un artista dell’henné utilizza dei bastoncini di legno sottilissimi che creano, con la sua bravura, linee , finissime croci e geometrie. Oggi la maggiorparte delle tatuatrici usa ancora delle siringhe di calibro diverso e, con una precisione incredibile, tracciano i loro disegni. I piedi e le mani sono mantenuti sospesi, sino al momento in cui il prodotto secca. Poi, con un tessuto inbevuto di succo di limone, aglio, pepe e zucchero, il tatuaggio viene tamponato e il giorno successivo viene rimossa la crosta con dell’olio di oliva. E’ quindi con grande precisione che Naima e le sue consorelle tatuatrici abbelliscono la pelle femminile utilizzando diversi motivi come animali, piante e fiori, specialmente nelle feste come matrimoni, battesimi oppure pellegrinaggi o semplicemente la vigilia di un Aïd (festa). IlRamadan è in egual misura un mese di lavoro impegnativo, in particolare laNotte del destino. Le Hennayat non sono solo sinonimo di festa ma anche durante i momenti tristi sono presenti con il loro lavoro. Se non può essere applicato alla vedova durante il periodo del lutto, dal 7° al 40° giorno, l’henné in pasta, circola nelle assemblee, tra i familiari, affinchè tutti lo possano toccare, segnale finale dell’autorizzazione alla vedova ad utilizzarlo nuovamente. Altro luogo di henné sono i Santuari o i Mausolei. Questi ultimi lo propongono come una sorta di rituale necessario prima dell’ingresso per rendere onore al santo e può essere svolto nello spazio sacro della Koubba; in questo caso l’henné è un legame spirituale, profondo, un vero atto di fede. La maggioranza di queste visitatrici sono persone con problemi, disperate, e cercano un conforto, pensando che il Marabout (Santo) gli darà un sostegno morale. Nel momento che la Hennaya procede alla posa in opera del tatuaggio, decorando le mani e i pedi, gratifica il morale, donando momenti di serenità. Dopo questo rito sarà possibile toccare il santo sino al momento dell’ispirazione, della risoluzione del problema. E’ dentro a questi luoghi sacri che gli uomini e le donne possono coabitare, senza nessun tipo di interdizione e tabù. Nella Koubba ci si dimentica delledifferenze e si pensa solamente a pregare e a raggiungere l’anima. Un riposo spirituale e una beatitudine che parte dall’henné, applicato dalle mani esperte di una Hennaya, con gesti mirati e precisi, rinnovando, nel tempo, un arte e una tradizione che resiste ai tempi e alle mode.
Fonte: My Amazighen
Royal Air Maroc sulla via della privatizzazione
Secondo Maghreb Confidentiel, la Ram, che sta perdendo due milioni di euro a settimana, si sta avvicinando realmente ad una privatizzazione. Lo Stato sta pensando ad una ricapitalizzazione che avrà come intermediario laCassa dei Depositi e la Gestione delle Banche marocchine, e si calcola che dal 20 al 30% del capitale RAM potrà infine fare il suo ingresso in Borsa. Inoltre sarebbe prevista una redistribuzione del capitale: una parte verso i dipendenti e i tours-operators e l’altra verso una compagnia aerea, segnala sempre la stessa fonte. Il gruppo Air France-KLM potrebbe acquisire sino al40% delle compagnia di bandiera marocchina e alcuni rumors indicano che le trattative sono già state avviate durante l’ultimo salone dell’aviazione di Bourget. Allo stesso tempo altre compagnie sono state contattate:Lufhtansa, Britsh Airways e Emirates. Una grande caduta finanziaria della compagnia aerea marocchina che ha cercato, circa un anno fa, di acquisire una partecipazione maggioritaria nella compagnia low cost Jet4you, senza riuscirci. La RAM resta comunque una delle più grandi compagnie aeree dell’Africa con una sessantina di aerei e sarà la prima compagnia del continente nero a ricevere un esemplare del Boeing 787 Dreamline.
Fonte: My Amazighen
Strauss-Khann e Marrakech…
Nel quartiere di Sidi Mimoun, in prossimità del Palazzo Reale, è situato il riad datato XIX° secolo di Anne Sinclair e di Dominique Strauss-Khann, a qualche centinaio di metri dalla Place Jemaa el Fna. Il Riad, acquistato nel 2000 è un oasi di pace della coppia che si reca nella Ville Rouge un paio di volte all’anno e dove hanno concluso un certo “Patto di Marrakech” con Marthine Aubry e Laurent Fabius. Il riad è allo stesso tempo un luogo dove si ospitano gli amici e ne cito alcuni: l’avvocato Jean Veil, il cantante Patrik Bruel, il giornalista Michel Field e il filosofo Bernard-Henry Lévy, proprietario dell’immenso palazzo della Zahia, due passi più in giù. Luogo di misteri il riad di DSK; la stampa internazionale non ha mai avuto il permesso di entrarci e quindi poco si sà dei suoi movimenti. Nel libro “Majestè, je dois beaucoup à votre père..France-Maroc, une affaire de famille” (Maestà, devo molto a vostro padre..Francia-Marocco, un affare di famiglia) di Jean Pierre Tuquoi, DSK racconta che “Anne possedeva una casa a Valbonne, nel Midi (…). La rivendette per acquistare, cinque anni fa, un riad nel cuore di Marrakech. Tutto era da rifare. Non esisteva acqua nè eletrricità. Oggi, è perfetto. Marrakech è la mia base per rilassarmi“. Il riad apparteneva ad una nobile signora marrakchie ed era chiamato Dar Chrifa (casa della donna nobile, discendente del Profeta Maometto). Infatti il primo occupante di questo riad è stato il cadi Si Mustapha, uno dei quattro principali giudici di Marrakech, che aveva sposato una parente del sultano Hassan I, e da qui il titolo blasonato del riad. Dopo la morte, nel 1988, di Lalla Aïcha, una discendente di Si Mustapha, gli ereditieri decisero di separarsene. Un imprenditore ebreo marocchino lo acquistò un anno dopo, per la somma di 1,9 milioni di DH (167.000 euro c.ca). La proprietà comprendeva 8 camere, un salone e una cucina, oltre a due pati con giardino. Nel 1997, il riad venne acquistato da Laura Gomez, ex-moglie di Kylie Eastwood, figlio di Clint. Nel 2000 infine, Sinclair e DSK lo acquisirono. Secondo diversi rumors, Sinclair possiede nove decimi del riad. Prezzo della transazione: 5,5 milioni di DH (500.000 euro c.ca). Non si conosco le spese sostenute per il restauro, sicuramente tante, di fatto pero’ già solo visto dall’esterno questo Riad è sontuoso e affascinate nel suo mistero.
Fonte: My Amazighen
FNAP 2011, le arti popolari a Marrakech
La 46a edizione del festival nazionale delle Arti Popolari partirà il 29 giugno da Marrakech. L’obiettivo principale di questo storico Festival è quello di mantenere e conservare il patrimonio nazionale orale, secondo la Fondazione dei Festivals di Marrakech (FFM). Una nuova squadra composta da volontari e professionisti è stata avviata per assicurare “l’eccellenza” di questa edizione. La sua missione? Perennizzare questo appuntamento inserendo alte dosi di rinnovamento per fare in modo che questa edizione sia un grande momento festivaliero e di gioia per gli abitanti di Marrakech e i visitatori; una forma per conciliare l’eredità storica con l’approccio al futuro. Il nuovo ufficio del la FFM ha approntato una programmazione culturale e di contenuti per il FNAP 2011 con una visione a breve e lungo termine alfine di garantire un orizzonte in crescendo per gli anni a venire sino alla simbolica 50° edizione del 2015. Cinque giorni in cui Marrakech sarà l’epicentro delle arti popolari del Marocco grazie alla volontà della nuova equipe ma in primis grazie ad un programma degno della sua ricchezza e della storia che promette attimi di complicità con il pubblico, sempre fedele oramai da decenni. Una programmazione ricca e diversificata “radicata nella tradizione ma risoluta a sterzare verso il rinnovamento e la creatività”, ha precisato in conferenza stampa il direttore della FFM, Karim El Achak. Con un obiettivo primario: rafforzare la relationship con il pubblico marrakchi e marocchino. Oltre alla grande parata sempre molto attesa, il Festival delle Arti Popolari propone quest’anno un altra grande novità: la creazione di un “villaggio”, interamente dedicato a questa festa delle arti popolari marocchine, nel quale si svolgeranno tutte le animazioni del Festival. L’idea è stata quella di creare, in parallelo alla mitica scena delPalais Badi, un villaggio FNAP nel cuore della Ville Rouge. Questo villaggio sarà testimone della volontà di migliorare la centralità e la visibilità del Festival, oltre all’avvicinare il pubblico agli artisti. Gli orari di apertura del villaggio permetteranno alle famiglie e ai bambini di avere uno spazio dedicato per il vivere il loro patrimonio artistico popolare. Nel villaggio saranno presenti ateliers pedagogici destinati al giovane pubblico comel’Ateliers SOS Music, un esposizione dal tema “Lo stucco e l’arte del gesso”, che farà scoprire ai visitatori i segreti di questa manualità artisticaancestrale, oltre ad un laboratorio di calligrafia organizzato sotto la direzione della Fondazione Dar Bellarj. Le musiche tradizionali del mondo saranno in scena a Al Hamra, Atlas e Toubkal. Sulla prima scena gli artisti Rayssa Tachenouit, Abdelrrahim Senhaji, Oulad El Bouzzaoui, Jil Jilala, Rosiloa (Fidji), Tambours du Burundi, Gitans du Rajastan (India), Said Mousker, Daoudia, Hamid El Kassri e Stati. Sulla seconda scena il pubblico’ potrà apprezzare i Dekka di Marrakech, Ahwach Ouarzazate, Ahwach Tissent, Aissawa di Meknès, Ait Boughmaz, Gnaoua di Marrakech, Guedra di Guelmin, Ahidous Ait Hdidou, Abidat R’Ma, Ahidous Ain Orma, Ahidous Imil Chil e Ahwach Imim Tanaout. Infine, sulla terza scena si potranno vedere (e sentire) Houra, Tktkat Marrakech, Tazouit Kellat M’Gouna, Taskioune, Haiti di Tanaout, Mengouchi, Rokba di Zagora, Oulad Sidi Hmad Ou Moussa, Aglagal Taliouine, Ahwach Demnat, Ahwach Ait Baamrane e Lakfifat. Secondo Brahim El Mazned, direttore artistico di questa edizione, il rispetto, la tradizione, la modernità e lo scambio saranno il comune denominatore di questa edizione. Forte impegno dunque e determinazione per rendere questo appuntamento una reale festa dellacultura evidenziando tutte le eredità nazionali. Un bella immagine diMarrakech che sarà sempre uno spazio di tolleranza, di accoglienza e di allegria.
Fonte: My Amazighen
Non ci sono più le stagioni di una volta, neanche in Marocco!
L’arrivo in massa dell’aria del Sahara e delle infiltrazioni marittime sono state la causa dei cambiamenti climatici in Marocco. Le regioni più colpite dalla pioggia fuori stagione sono state il Tangerino, il Saïss, il nord dell’Orientale e il centro. Il clima ha manifestatamente perso la bussola. Delle perturbazioni inabituali sono state registrate durante il mese di maggio e i la prima decade di giugno. Temperature eccessive con degli aumenti tra il +5 e + 7, ma anche violenti temporali di rara intensità come a Tangeri dove, in meno di 3 ore, sono scesi oltre 67 mm di pioggia. E poi la grandine che ha distrutto le colture come mai si era visto in passato. Il dato di fatto è che in questi ultimi due mesi delle condizioni climatiche eccezionali hanno prevalso sul normale andamento di stagione. Mohamed Belaouchi, incaricato della comunicazione alla Metereologia Nazionale, spiega che si tratta di fenomeni di rottura ma non vuole arrivare a conclusioni affrettate per quanto riguarda i cambiamenti climatici mondiali. Spiega anche che non sono le perturbazioni che devono preoccupare ma la loro frequenza, in aumento. I principali fattori di questo cambiamento repentino in Marocco sono dovuti all’arrivo di una massa di aria calda e secca da sud del Saharache ha coinciso con delle infiltrazioni marittime che hanno portato una massa di umidità importante. Infatti, questi flussi di aria fresca non sono normali per il periodo. Non soltanto sono portatrici di temporali ma di verinubifragi. Per aggravare il tutto, un anticiclone impedisce a queste masse di entrare in Europa, verso la Francia e le riporta in Marocco. Questo è quello che ha creato il cumulus nimbus che ha alimentato i rovesci che ha conosciuto il paese in maniera ripetitiva e intensa. Le regioni più colpite sono state quella di Tangeri, ma anche il Saïss, il nord dell’Orientale (mediterraneo) e tutto il centro. Le temperature poi hanno visto sulla ultima decade di maggio e la prima decade di giugno delle grosse variazioni e in primis la sensazione di soffocamento come in un clima tropicale che abbina il calore e l’umidità. Gli esempi sono chiari: tra il 23 e il 27 maggio le temperature hanno superato i 29° con dei picchi di 32° registrati tra il 24 e il 27 maggio. A Kenitra sono stati registrati 33° il 24 maggio quando il 23 e il 24 maggio, ad Agadir, si registravano 38° all’ombra. Fès ha conosciuto rispettivamente 30 e 32° il 24 maggio. A Marrakech la colonnina del mercurio è arrivata nel mese di maggio a 36° come a Beni-Mellal. Ma è a Smara che il calore è stato realmente forte con 38° il 23 e il 24 maggio. Differenze con il passato palpabili anche se bisogna dire che si è lontani da record assoluti che ha visto protagonista il reame. Qualche esempio? Nel mese di giugno del 1982 a Fès si registrarono 42,6°, 43,9° a Meknès nel 1950. Il 10 giugno 1952 a Casablanca si conobbe un picco di 38,2°. Ma è a Marrakech e ad Agadir che si sono registrate delle temperature canicolari tra le più forti della storia metereologica del Marocco: rispettivamente, in parallelo, 45,8° nel 1929 e 44,5 nel 1937. Vero è che ieri, 25 giugno 2011, alle ore 12.00 i termometri della città, posizionati al sole, registravano 53°!! Sono stato testimone oculare e non contento ho verificato le temperature in diverse zone della città, sia verso Ouarzazate, che verso Essaouira, e lo scarto ero minimo. E’ da due giorni che a Marrakech le temperature si sono elevate in maniera impressionante e questo caldo sta creando non pochi problemi di vivibilità diurna, tenendo bene a mente che siamo soltanto a fine giugno e queste medie sono tipiche del mese di agosto. Non ci sono più le stagioni di una volta, neanche in Marocco!
Fonte: My Amazighen
Marocco, industria del porno magredino
L’industria del porno in Marocco: pruderie orientali con stars internazionali e attrici amatoriali locali, un bussiness che avanza. Il Marocco è un paese islamico, lo sappiamo. Il Marocco è un regime che non ammette, al momento, intransigenze. Lo sappiamo. Perchè allora molte stars del XXX si recano in questo paese per i loro tournages ? Rischiando grosso, aggiungo io. Molte label come Private, Marc Dorel o Andrew Blake hanno girato qui con porno–attrici come Aria Giovanni, Catalina Cruz, Zara White o Veronica Zemanova, in case o ville private del Reame, in particolare a Marrakech. Per i fans del XXX l’esotico offre dei prodotti molto folk e arrapanti. I canali satellitari specializzati propongono delle programmazioni ad hoc con menzione del luogo di riprese e il Marocco figura in molti curriculum di diverse stars che hanno lavorato in terra araba. Come fanno i produttori e i registi a non incappare nelle maglie dei controlli e della vigilanza delle autorità locali? Le astuzie delle case di produzione sono tante. Prima fra tutte quella di girare degli spot pubblicitari falsi e parallelamente una equipe si dedica alle foto/film porno come è successo con il magazine Private che ha realizzato diversi reportages fotografici in Marocco. Oltre alle bibbie dell’erotico come Play Boy, Hustler e altri. Per gli intenditori le riviste con immagini di interni marocchini sono veramente tante. E’ evidente che il CCM, il centro cinematografico marocchino, svolge il suo lavoro di controllo su questo genere di riprese e le autorizzazioni sono scrupolosamente studiate: non ci sono margini di errore ma i professionisti del XXX sanno come raggirali. Richieste di pubblicità, reportages di moda, fotografie turistiche, servizi sulle regioni del Marocco e altri escamotages sono la copertura dei veri soggetti delle riprese. Secondo un produttore affermato nel campo, questo traffico esiste ed è molto prolifico. Il CCM lavora sodo, legge gli scenari, fa le sue inchieste sulle case di produzione, i registi, i budget e la reputazione delle persone che arrivano nel reame per girare i films, ma si trovano sempre delle facciate pulite inventate di sana pianta dalle società hardcore. Un giovane attore marocchino che conosco personalmente mi ha confidato che è stato contattato per un ruolo in un film che credeva una fiction e che in realtà è diventato un porno durante la fase di montaggio. La storia da copione lo vedeva come chaffeur di un 4×4 per una coppia straniera in vacanza a Marrakech; tour della città e ritorno davanti alla villa, ruolo terminato. Le immagini girate erano più che normali e mai l’attore avrebbe pensato quello che scopri’ durante il montaggio, cioe’ che la sua parte era stata aggiunta a delle riprese fatte all’interno della villa, riprese assolutamente porno. Esempi cosi’ ve ne sono a bizzeffe e succede anche con ragazze reclutate come comparse. Si affittano Riad o ville e dentro a questi luoghi esotici puo’ succedere di tutto e la cosa appettitosa e che i costi, girando in Marocco, si dimezzano drasticamente rispetto all’Europa, alla Turchia e all’Egitto. Con un clima stabile, decori naturali splendidi e una luce fantastica per le riprese, il gioco è fatto. In alcuni casi si rasenta la truffa chiedendo prezzi ridotti ai proprietari delle abitazioni promettendo una bella pubblicità per la villa o il riad! Quando si abborda il capitolo dei films porno in Marocco bisogna pero’ fare un distinguo tra due categorie di films ; quelli amatoriali destinati ad un pubblico più di nicchia e via web, e le grandi produzioni internazionali. E’ nel primo caso che i giovani marocchini si fanno coinvolgere. Ovviamente questo tipo di prestazioni vengono pagate a basso costo e nel complesso sono films che non necessitano di investimenti. I giovani marocchini accettano il “minimo sindacale” e il salario non supera i 2000 dh (180 euro) per una lunga sequenza hard. Le ragazze che accettano questo lavoro vengono generalmente pagate 5000 dh, qualcosa in più dei maschi arabi. La tecnica di lavorazione è semplice, per non incappare nella legge, molto dura nei paesi arabi : le immagini e le foto vengono trasmette via email all’estero e gli addetti ai lavori possono uscire dal paese senza materiali compromettente. Marrakech, Agadir, Essaouira sono le locations predilette per questo genere di films e qui le ragazze, che si fanno chiamare Jihane, Warda, Hiba, Faïrouz, vengono procacciate generalmente nei nigh-club bollenti. A volte sono minori, altre sono divorziate con un paio di bambini a carico, altre con storie di vita molto drammatiche. In tutto questo mercato molto lucroso, scoppiano gli scandali, come quello di Agadir di alcuni anni fà che ha visto come protagonista il giornalista pornografo belga Philippe Servaty, ritrovato con filmini e foto sado-maso, con la compiacenza di 14 ragazze reclutate in loco. Il giornalista è stato condannato a diversi anni di carcere (anche le ragazze perchè qui lavorare nel porno è reato) e sta scontando la sua pena in Marocco. Marocco bollente dunque e chiudo con un nostrano “tutto il mondo è paese”, quando si tratta di sesso.
Paolo Pautasso
Fonte: My Amazighen




























