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Marrakech, art-de-vivre in stile marocchino

May 18, 2012 Leave a comment

A Marrakech esiste un’ art-de-vivre, un’eleganza, una raffinatezza che non si trova in alcun altro luogo, affermava già in tempi non sospetti l’interior- decorator Jaques Grange, folgorato dalle prime suggestioni di una tendenza che andava appena delineandosi all’ombra delle mura della città ocra. Erano gli anni ’60 quando il giovane architetto parigino venne chiamato alla corte di Yves Saint Laurent e Pierre Bergé per trasformare in reggia da Mille e una notte una vecchia dimora nel cuore della medina. Quello che sembrava il capriccio di un eccentrico stilista di moda si sarebbe rivelato la scintilla di un’infatuazione collettiva, diventata in breve tempo una fiamma che ha tuttora il potere di accendere l’immaginazione e la curiosità di chi si mette in viaggio verso le antiche città imperiali. Alla ricerca di quel mondo evocato da Grange che si materializza dietro i pesanti portoni di legno che celano al mondo la meravigliosa intimità dei Riad, le abitazioni tradizionali raccolte attorno a un patio che regalano l’illusione di vivere come un Pascià. Se infatti fino a qualche anno fa abitare in una sfarzosa dimora storica di Tangeri, Fès o Marrakech era un privilegio riservato soltanto a una facoltosa élite cosmopolita di artisti, scrittori, rockstar e stilisti, oggi chiunque può alloggiare in un Riad trasformato in un sontuoso hotel-boutique d’atmosfera e sentirsi parte di un sogno. Come conferma Charles Boccara, architetto tra i più quotati a Marrakech: “In Marocco, in ogni vecchia casa, per quanto modesta sia, si vive come in un palazzo. Ognuno dispone di un lembo di cielo tutto per se, può ascoltare il canto dell’acqua e respirare i profumi del gelsomino e dei fiori d’arancio“. Muri spogli e inaccessibili fiancheggiano gli intricati vicoli che formano il labirinto della medina, non una finestra nè un balcone si affacciano sulla via, nel rispetto della tradizione islamica che impone di non mostrare mai gli interni, che per nessun motivo devono “essere esposti alle offese della strada“. L’unica apertura è il massiccio portone, che peraltro resta sempre chiuso. Ma basta superarlo per accedere al patio in cui zampilla una fontana, ombreggiato da alberi di aranci e limoni. Un semplice cortile solo in apparenza: questo quadrato di verde, ombra e acqua fresca rievoca l’oasi, il riposo e la tranquillità domestica contrapposte alle insidie dell’esterno. Tutt’intorno, al piano terra, si aprono i locali di servizio, la cucina, la sala da pranzo, a volte l’Hammam: per andare da una stanza all’altra si attraversa il patio, esaltandone cosi’ il ruolo di centro della casa, di fulcro della convivialità familiare, la piazza domestica. Al piano superiore si trovano invece le camere da letto raccordate da una balconata con la balaustra in legno di cedro finemente cesellata che ricorda i mousharabi, i pannelli dietro cui sultane e cortigiane osservavano, non viste, la vita sottostante. Il tetto, nella migliore tradizione mediterranea, è sostituito da terrazzi, formidabili punti di osservazione sulla medina che dall’alto appare come un impenetrabile labirinto “forato” da centinaia di giardini lussureggianti. Un tessuto urbano unico, più volte minacciato dall’inarrestabile avanzata della modernità. Paradossalmente, ai tempi del protettorato fu proprio il modernizzatore maresciallo di Francia Louis Hubret Lyautey a graziare in extremis (ma pure ad abbandonare al loro destino) i centri storici con un decreto che imponeva la costruzione in zone separate di nuovi quartieri (villes nouvelles) di stampo occidentale per la borghesia e i commerci. La medina, sempre più fatiscente, diventò così il ghetto della povera gente, fino alla recente rinascita, dovuta in gran parte all’ondata di immigrazione di lusso proveniente dall’Europa e dal Nordamerica. Ceduti dai vecchi residenti che sciamano verso le feroci urbanizzazioni periferiche, i Riad si trasformano in confortevoli dimore, maison d’hôtes e ristoranti; nella sola Marrakech si calcola che negli ultimi anni la metamorfosi abbia interessato non meno di 800 edifici. Molte di queste ristrutturazioni portano la firma e il tocco minimalista di Quentin Wilbaux, architetto belga titolare di un agenzia: “La città vecchia sta vivendo una seconda giovinezza. Chi investe in un Riad non acquista soltanto una casa di vacanza, ma partecipa al tempo stesso al progetto di recupero architettonico di questo centro storico tutelato dall’Unesco“. Ma non solo. Le ristrutturazioni condotte nel rispetto della tradizione contribuiscono a dare un nuovo impulso agli antichi mestieri artigianali e a salvare un patrimonio di competenze che rischiava di andare perduto, se non fosse stato trasmesso alle nuove generazioni di maâlem (capomastri). Il merito della riscoperta e della conseguente rivalutazione di molte di queste tecniche millenarie va a Bill Willis, il più famoso interior- decorators di Marrakech, oggi scomparso, dove è approdato negli anni ’60 da Memphis, Tennessee, al seguito del miliardario Paul Getty. È lui l’incontrastato maître-à-penser di quello stile marocchino etnochic, raffinato ed esotico, che amalgama sapientemente influenze arabe, amazigh, andaluse, e dettagli art déco, eredità francese; il tutto filtrato da un gusto occidentale contemporaneo e uptodate. Oltre alle ville e ai riad privati dei ricchi e famosi che Willis ha allestito come fossero set hollywoodiani, apoteosi di questo stile è il ristorante Dar Yacout di Marrakech, ambientato nell’antica residenza del governatore della Ville Rouge. Il mix di tendenze e influenze è quindi il segreto del nuovo stile marocchino, che si fonda sul privilegio di poter attingere a piene mani nel ricco artigianato dei souks. Impossibile immaginare la medina di Marrakech senza l’inarrestabile attivismo di ebanisti, ottonai, tessitori, conciatori, tintori e fabbri impegnati a creare arredi e oggetti d’arte che riflettono una tradizione secolare, pur adeguandosi a criteri estetici in continua evoluzione. Come conferma anche Renè Gast, tra gli organizzatori di Riad Art Expo di Marrakech, il primo salone del paese dedicato all’art-de-vivre: “Da Parigi a New York, lo stile marocchino è ammirato e imitato, al punto da essere considerato un modello più che una moda passeggera. Dalla cucina alle tradizioni, ciò che si definisce l’art-de-vivre marocchina si sta facendo strada un po’ ovunque, mentre l’artigianato continua ad evolversi senza perdere la propria identità. È la prova, nel caso ve ne fosse bisogno, che questa cultura è tra le più vivaci al mondo“.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Marrakech, top ten delle destinazioni mondiali

May 11, 2012 Leave a comment

Marrakech è la sesta migliore destinazione turistica al mondo, dopo Londra, New York, Roma, Parigi e S. Francisco. Una classifica redatta dal sito di viaggi Trip Advisor, posiziona la città rossa davanti a Istambul, Barcellona o ancora Berlino. Il sondaggio realizzato con il coinvolgimento di migliaia di viaggiatori registrati su Trip Advisor, referenza mondiale in termini di recensioni turistiche, rappresenta una pubblicità gigantesca per Marrakech, che si sta risollevando a fatica dall’attentato del Caffè Argana e dalla crisi economica mondiale. Nella città i professionisti del settore restano divisi su questa notizia; alcuni stimano che i tempi in cui la città registrava dei tassi di occupazione al 95% sono finiti e purtroppo queste considerazioni sono suffragate dalle cifre che descrivono tassi di occupazione che arrivano a malapena intorno al 50% e che gli arrivi hanno registrato una caduta del 64%  rispetto al 2010. I mercati in sofferenza?  Il principale in termini di presenze;  la Francia. A ruota l’Italia e  la Spagna. A livello nazionale (domestic) , l’anno 2011 si è chiuso con un – 10%. Per questo 2012, partito drammaticamente, i professionisti dell’ONTM (Ufficio Nazionale Turismo Marocchino)  non si attendono dei miracoli, neppure con l’aiuto di TripAdvisor.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Caftan 2012, grande spettacolo nel Palazzo dei Congressi di Marrakech

May 11, 2012 Leave a comment

Il grande spettacolo di Caftan 2012, comme d’habitude, si svolgerà a Marrakech, nel Palazzo dei Congressi il 12 maggio, rivelando ancora una volta molti talenti e festeggiando la creatività e il gusto marocchino. Quattordici stilisti, due giovani talenti, alla ricerca dei “Tesori di Ibn Battuta”, grande viaggiatore dell’Islam, che sarà il tema di questa edizione; un tema che presenta la riscoperta e la ricchezza che puo’ offrire il viaggio. La carovana di Caftan segue il suo viaggio e ci farà viaggiare verso una nuova avventura, nuovi incontri e nuovi orizzonti. Gli stilisti si sono ispirati a questi tesori dando libero sfogo alla loro immaginazione percorrendo sentieri lontani dove il glamour contemporaneo incontrerà la storia. Per l’edizione 2012 la maggioranza degli stilisti presente sarà marocchina così come le modelle che calcheranno le passerelle dello show.  Anche per quest’anno la solidarietà giocherà un ruolo chiave con una convenzione firmata dal mensile Femmes du Maroc e le associazioni “Solo per  loro” per l’educazione e “Le buone Opere del cuore”, per la salute. Caftan 2012 sarà l’occasione di valorizzare le due associazioni, di farle conoscere al grande pubblico e aiutarle nella loro lotta quotidiana. Caftan, l’avvenimento faro dell’Haute Couture marocchina e del mondo arabo, sarà coreografato da Jais Zinoun, rivisiterà materiali e raffinerà gli ornamenti tipici del caftano parlando con grazia del corpo femminile attraverso le diverse culture. In sedici anni di esistenza, Caftan  è diventato  un punto di riferimento chiave per le tendenze fashion nel  mondo arabo e non solo.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Riad Golfame, prove di eclettismo, incanto dei luoghi a Marrakech

May 8, 2012 Leave a comment

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A due passi dal Museo di Marrakech e dalla Medersa Ben Youssef, nel quartiere di Assouel, uno dei più antichi della Medina, il Riad Golfame apre le sue porte ai viaggiatori del mondo. I proprietari italiani hanno investito tutto il loro talento al servizio di questo piccolo gioiello, creando un oasi di pace dai colori epurati, che contrastano fortemente con l’abbondanza dei colori accesi e vivi che sovrastano i souks. Come in tutte le dimore importanti, le influenze orientali di Asia, India e del Maghreb si rivelano nei differenti aspetti dei luoghi, apportando uno spirito zen rilassante senza snaturare il lato contemporaneo dell’insieme. Sontuosamente arredato, il vasto salone è la zona living per eccellenza, dotato di sette porte finestre che porgono il loro sguardo verso i due patios del Riad. Il primo si sviluppa attorno ad una piscina a sfioro, dotata di due corridoi d’acqua che convergono al suo centro, rifinita in zellij e tadelakt locale. Un grande divano capitonnè in pelle bianca, appoggiato ad una parete di specchi art decò, permette di rilassarsi ammirando il cielo e grandi alberi di cocco e papiri, mentre alla sera sul muro prospicente, scorrono immagini di film d’autore.
Il secondo patio possiede una piccola fontana centrale e un vecchio albero di aranci che esce dalla terra, circondato da un pavimento in cemento grigio lucidato. Qui si servono le prime colazioni del risveglio, servite sotto il Bhou (alcova) scolpito nel legno d’olivo e arredato con sedie impagliate locali e tavoli bassi di produzione artigianale. Ai lati del Bhou due tronchi fossili sono posati come due sculture, a ricordare un passato lontano che rivive tra le pieghe di mura medioevali, dando vita ad un effetto di tendenza e minimalista tout court. Tutte le camere sono diversificate, nei colori, nelle scelte degli arredi e dei tessuti. Cinque camere per diversi stili di vita. Tessuti pregiati provenienti da tutto il mondo incrociano oggetti che trasportano in luoghi lontani; cassapanche cinesi, sedie di bamboo laccate indonesiane, portali in legno antico dell’Alto Atlas che si trasformano in testiere per il letto, e ancora quadri dalla Turchia e vasi giapponesi che ripercorrono vie della seta immaginarie e immaginifiche. Nulla è lasciato al caso; la cura dei particolari è maniacale, attenta e originale. Materie nobili fanno da cornice all’arredamento: zellij di Fès a spacco, tadelakt nella più pura tradizione marocchina,  legno di cedro per gli intricati moucharabi dellle finestre e dei bow-window, rubinetterie in ottone fabbricate dai maestri artigiani della medina, soffitti in gesso.
Un Hammam rivestito in prezioso marmo nero, è a disposizione degli ospiti per una remise en forme completa, avvolti da una atmosfera di pace e serenità che l’insieme del Riad lascia trasparire dai suoi spazi. Quando scende la sera, decine di lampade creano effetti magici regalando splendore allo stupore: lampade cesellate a mano in ottone o in ferro acidato che inseguono con i loro riflessi le fiamme delle candele accese ovunque, per ricreare sfarzi orientali, cieli stellati nel deserto e melanconie arabe. Il Riad Golfame vive nello spirito antico della medina, circondato da piccoli derb che costituiscono l’agglomerato urbano di questa realtà, fragile e rara, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Scorci di vita semplice e fiera attraversano questi vicoli slabbrati dal tempo, queste pietre corrose dai passi; lamenti maghrebini in preghiera solcano l’aria nei pomeriggi africani invasi dal sole, ricordandoci sin dove lo spirito può approdare e la speranza credere. Benvenuti al Riad Golfame, art de vivre allo stato puro, eclettismo di ricerca e savoir faire Made in Italy.
OFFICIAL WEBSITE : http://www.riadgolfame.com

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Medina, anarchia e sogno a Marrakech

May 4, 2012 Leave a comment

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Vi voglio parlare di questa splendida realtà che si chiama Medina: la medina (città in arabo) è un agglomerato caotico e apparentemente senza logica alcuna, di strade, vicoli e sentieri che possono creare qualche problema agli occidentali provenienti da città squadrate e precise. Il primo impatto, forte e a volte lacerante, è dato dall’anarchia dei mezzi a due ruote che circolano indisturbati, a volte a velocità eccessive, negli stretti percorsi medioevali. In teoria tutta la Medina è proibita alle motocicletta, alle motofurgonate e quant’altro, ma nessuno rispetta questo divieto. A volte ci si trova, dietro l’angolo, vis a vis con il conducente che deve letteralmente inchiodare per non investire i malcapitati. A questo sommiamo le migliaia di biciclette, i carretti trainati dai muli e il gioco è fatto: molti turisti non vedono l’ora di uscire dall’incubo. Credo che sia importante approcciarsi in modo più ”primitivo” alla Medina, lasciare da parte i timori e le ansie per lasciarsi catturare dal suo fascino e dal suo mistero. Realmente la Medina non è pericolosa, a qualunque ora è possibile muoversi e capirla. La Medina sono anche i Souks (mercati). Un labirinto di strade animate e brulicanti vita. Magia di luce che offre i suoi raggi di pioggia eterea ai marciapiedi, alle case e alle cose.  La  definizione del vocabolario è evocatrice: souk = grande disordine. E questa è sicuramente la prima impressione che si ha in tutti i mercati dell’Africa del nord. Ma, se si guarda con occhio attento, ci si accorge invece che ogni cosa è al suo posto, ordinata,  e che ogni souk ha la sua specificità . Il souk era il luogo degli scambi verbali; si parlava di politica e di economia sorseggiando un the alla menta con gli amici, si discuteva di affari e si concludevano affari, si incontravano gli altri clans e a volte i futuri sposi. Oggi i souks di Marrakech sono dei luoghi di commercio e di attività professionali,  si contano 45.000 artigiani marocchini dal sapere secolare nel suo interno. Di lato alla Place Jemma el Fna il souk Smarine raggruppa i venditori dei tessuti, jellaba, caftani e babouche. Il souk Fekarine è specializzato nella ceramica tradizionale e, nei pressi della splendida Piazza Rahba Kedina (piazza delle spezie, ex mercato di schiavi neri sino all’avvento del protettorato francese) il souk Zarbia propone i migliori tappeti presenti sul mercato della Ville Rouge.
Poi, subito dopo, il souk dei gioielli. Nelle vicinanze della fontana Mouassine i tintori stendono al sole migliaia di colori impressi nella lana, nella seta e nel cotone, lavorando con grazia vicino agli enormi pentoloni dove bolle il pigmento. Nel souk Cherratine si lavora la pelle ed è presente una conceria. Il più spettacolare e dantesco souk è, per me, quello del ferro battuto. Lo si ascolta prima ancora di vederlo ed è un mondo a se, medioevale, unico e indescrivibile. Uomini e ragazzi lavorano seduti a terra picchiando con i loro martelli il ferro che si trasforma nelle loro mani.  Poco più avanti il souk del cuoio dove si trovano splendidi oggetti di arredamento come pouff, tavoli e accessori. Lana, pelle di montone o di capre, erboristerie, frutta secca, spezie; ogni souk è unico nel suo genere e autentico. Questo mondo è un piacere per gli occhi con i colori, gli oggetti, i lavori artigianali; un piacere per le orecchie con il brusio incessante delle migliaia di persone che lo frequentano, e piacere per il naso con i profumi dei cedri, delle spezie, del cuoio, senza dimenticare il piacere del gusto con il the alla menta e i bèghrirs (dolcetti tipici). Alla sera, rientrando, avrete ancora nella testa il ricordo di quelle strade, di quei piccoli derbs con le immagini ipnotiche di un caleidoscopio. I souks di Marrakech restano un passaggio obbligato per tutti, per meglio comprendere la realtà di una città affascinante. I souks sono aperti tutto il giorno, a partire dalle 10.00 sino a sera inoltrata. Ricordate che verso le 22.00 alcuni di questi vengono chiusi da dei portali in legno che sbarrano, di fatto, la strada, e sarete obbligati a tornare sui vostri passi. Quanche consiglio per l’acquisto: il mercanteggiare è parte essenziale dei souks e la cosa fondamentale è essere fieri del vostro acquisto. Attenti ad accettare il the; è sinonimo di acquisto. Può essere divertente se avete del tempo ma ricordate sempre che fatto 100 il valore dovrete, se siete bravi, arrivare a 50 e sempre per gradi, quindi per arrivare a 50 dovrete offrire in prima battuta 20, poi 30 e via discorrendo sino a fermarsi ai fatidici 50. Buon shopping nell’anarchica e grandiosa medina di Marrakech, Patrimonio Mondiale dall’Unesco.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Marrakech, scandali e uomini

May 3, 2012 Leave a comment

A Marrakech, il summum, è il Royal Mansour, nel quartiere huppé dell’Hivernage, un palazzo più discreto del Mamounia e il solo, in fondo, che sa fare la differenza tra un milionario e un miliardario. Per il Capodanno 2011, Cécilia Ciganer-Albeniz e il suo nuovo marito, Richard Attias, sono scesi al Royal Mansour. La coppia è stata invitata da SAR Mohammed VI. Cecilia e Richard Attas non sono intimi del monarca, ma amici del Marocco. Sono stati ospitati, a carico del sovrano, nel riad d’onore, il più lussuoso dei cinquantre riad che compongono il Royal Mansour: quattro camere con vista sui magnifici giardini della proprietà, due piscine, una SPA, una palestra e un cinema privato. Il regalo reale: una notte nel riad d’onore è fatturata 34.000 euro. Una tariffa teorica. In realtà, dall’apertura del Royal Mansour nel 2012, i riad non sono mai stati affittati ma sistematicamente offerti. Il Riad d’onore è riservato agli amici di Mohammed VI e del Marocco. Bisogna prenderlo per quello che è: un presente reale, latestimonianza barocca del “bon plasir” di un sovrano. Il Royal Mnasour merita qualche approfondimento. Classificato nel 2011 come l’Hötel più straordinario del mondo, da Conde Nast Travel, la Bibbia dei viaggiatori fortunati, è in un certo modo il frutto di un regolamento di conti postumo. Tra un figlio e suo padre, tra due re, Mohammed VI e Hassan II. Quest’ultimo, come un sultano orientale, aveva fatto costruire a filo dei suoi trentotto anni di regno alcuni palazzi dai suoi architetti francesi feticci,Michel Pinseau e André Paccard, senza contare le residenze reali, le ville estive, le ville d’inverno nelle quali soggiornava al ritmo delle stagioni e del suo umore, trainando dietro di se un harem e armata di servitori.Mohammed VI si è staccato da questo patrimonio immobiliare. Il nuovo monarca ha voluto e vuole essere un costruttore come suo padre. Ha voluto i suoi personali palazzi e nello stesso tempo, a colpi di milioni di di dollari, trasformare in Hötels di lusso alcuni dei suoi beni ereditati dal padre. Il Royal Mansour è il primo plazzo griffato Mohammed VI.  Quanto è costata questa follia condannata a non essere mai con un bilancio positivo? Le cifre sono segreto di Stato. Il Royal Mansour quindi appartiene a Mohammed VI o, più precisamente, alla Siger, la holding dove è investito l’essenziale della sua fortuna, attraverso una via lattea di filiali. Puòessere, nella prospettiva di declinare il Royal Mansour come un marchio, che la Siger abbia depositato il nome in tutti i paesi dell’Europa, negli Stati Uniti e anche nell’Iran dei mullah. Ultima chicca: nell’autunno 2010, Jaques e Bernadette Chirac soggiornarono qualche giorno al Royal Mansour e, azzardo della Storia, il giorno in cui i Chirac lasciarono il loro padiglione di lusso avrebbero potuto incorociare Nicolas Sarkozy e Carla Bruni, che arrivavarono a Marrakech dietro invito di Mohammed VI. Il tempo di cambiare le lenzuola, una spolveratina i mobili di lusso e il novo Presidente e madame occuparono senza saperlo la camera del loro migliore avversario politico.  Dal 2005, i bassifondi di Marrakech ma anche  i riad, si ripiegano su se stessi, nascondendo le loro fattezze ai più; i palazzi stellati, i bar fashion, i night-club barocchi, i ristoranti chic, le residenze sonnachiose e le ville fortificate, con i loro vigiliantes, hanno soppiantato Bangok, per lungo tempo destinazione faro del turismo sessuale. Oggi, la capitale tailandese è meno attraente. Troppo lontana dall’Europa, troppo esposta agli tzunami. E troppo turbolenta dal punto di vista politico. A Marrakech la tranquilla, qualsivoglia sia il luogo di uscita, il sesso tariffato è onnipresente e i prezzi variano secondo le prestazioni. Tariffe per serate in ambienti alla moda nei quartieri chic: 200 euro. In totale, sono oltre 20.000 le ragazze che si prostituiscono. Età: dai 16 ai 30 anni. Offrono i loro servizi con l’esprit di guadagnare sino a 15.000 euro al mese, per le più brave. Furtive, si negozia partendo dai 10 euro nei giardini attorno al minareto della Koutubia. Tariffe identiche nei giardini del centro città e sulla Jemaa el Fna, ribattezzata il “souk dei froci” dai marocchini. Non si scrive sui siti dei tours-operators che la sulfurea Marrakech è la terza destinazione mondiale gay-friendly. Un ricco settantenne svizzero, anziano dandy omosessuale, racconta ai giornalisti di passaggio le follie storiche che ha vissuto durante gli anni a Marrakech. Come quella  della cena privata offerta da uno stilista parigino (defunto) in uno dei ristoranti più fashion della medina dove un adolescente nudo, portato su di un di un palanchino, venne offerto agli ospiti a guisa di dessert. “E’ stato come in un film di Pasolini”, ricorda il vecchio (aggiungo io depravato).  E aggiunge: “Ho degli amici, dei conoscenti che vivono qui e che sono delle celebrità francesi , molto conosciute, che incrocio durante le mie serate”.  Per le imprese del CAC 40invece, il Marocco è il paese della cuccagna, generoso e poco esigente.  Attenzione: a condizione di non gettare ombre sul Palazzo; i benefici sono solidi, gli aiuti generosi e le parti di mercato facili da conquistare. I gruppi d’oltralpe l’hanno compreso e quasi tutti quelli quotati  alla Borsa di Parigi si trovano solidamente inseriti e posizionati al top nel reame marocchino.  Alcuni hanno preso piede in Marocco per hazard, con fortuna, comeVivendi, la cui storia merita essere raccontata. Nel 200, il gruppo francese diretto da Jean-Marie Messier, l’anziano “maître du monde”, aveva acquisito il 35% dell’operatore di telefonia marocchina con una transazione fuori norma. Il 35% di Maroc Telecom per 2 miliardi di dollari: lo Stato marocchino fece un buon affare. Ottenne il 10% in più del valore stimato dagli analisti finanziari. Fatto salvo che il “buon affare”non eran solamente uno. Una piccola clausola recitava che “lo Stato, legalmente maggioritario, cedeva il controllo effettivo di Maroc Telecom al nuovo venuto”. Ufficialmente, Vivendi era un azionario minoritario; in pratica era il solo capo. La gestione quotidiana di Maroc Telecom  e della sua tesoreria  era nelle mani del gruppo francese. Perchè lo Stato aveva abdicato, senza comunicarlo, senza dire che il suo status di azionariato maggioritario non esisteva più? Per una storia  che parte da Rabat. La capitale era a corto di soldi, il budget di Stato in pericolo. La somma versata da Vivendi aveva il solo obiettivo di chiudere un grosso buco nelle finanze, di dare un pò di respiro ale casse rabatine. Confidenziale e destinato a restare nei cassetti, l’accordo venne rivelato quando le autorità borsistiche scoprirono che Vivendi Universal firmò  il contratto nel 2000. Datato 19 dicembre, alla vigilia della privatizzazione, un corriere della direzione finanziaria di Vivendi spiegò che la manovra permetteva di consolidare i risultati di Maroc Telecom, avendo cura di far entrare nei conti della casa madre la totalità dei benefici della filiale marocchina. Padrino di tutta l’operazione? André Zoulay, consigliere del re per gli affari economici. Malgrado la concorrenza,Maroc Telecom occupa ancora oggi una posizione egemonica con tariffe tra le più alte del continente africano e del mondo arabo.

Credits: Ali’ Amar/Jean-Pierre Tuquoi

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Fornarina, richiesta di scuse per le riprese alla Medersa Ben Youssef di Marrakech

April 23, 2012 Leave a comment

La casa di moda italiana Fornarina chiede scusa e ribadisce il suo profondo rispetto ai valori religiosi del popolo marocchino e alla loro fede musulmana. Reagendo alla forte emozione che hanno suscitato le riprese della pubblicità per la collezione primavera-estate 2012 alla Medersa Ben Youssef di Marrakech, ha espresso tramite un comunicato il suo rammarico per l’effetto negativo che ha provocato sulla popolazione. La Fornarina assicura che ha rispettato la legge e richiesto tutti i permessi per l’uso di riprese alle autorità pubbliche del Marocco. La pubblicità, prevede una modella vestita con abiti leggeri in prossimità dei muri incisi con calligrafie coraniche nella scuola  Ben Youssef, da decenni Museo aperto al pubblico. Questo è il risultato del nuovo governo islamista di Benkirane, intollerante a ogni minima apertura all’occidente e questo caso ne è la prova provata, arrivando sino in Parlamento con una interrogazione. Non vedo dove sia lo scandalo tirato in ballo dai fondamentalisti islamici in quanto l’ex scuola coranica è aperta al pubblico ( e non è una moschea) e al suo interno migliaia di turisti fotografano e visitano il sito, anche in abiti succinti, lasciando quotidianamente molti soldi che però, guarda caso,  non vanno nella manutenzione (la scuola cade a pezzi, è vergognoso vedere un capolavoro del genere sporco, muri scrostati, lampadine bruciate, ecc..) ma chissà in quali tasche. Sicuramente Fornarina aveva chiesto tutti i permessi (non sono degli sprovveduti!)  pagando profumatamente il giusto ( e anche di più). E poi mi domando: ma durante le riprese ci sarà pure stato un responsabile che ha dato il via libera, o no? Uno shooting del genere prevede fotografi, registi, luci, trucco, vestizione e quant’altro, non è che si può fare en passant!!  La solita ipocrisia.

Fonte: My Amazighen

Tangeri, luoghi e personaggi della Beat Generation

April 21, 2012 Leave a comment

Il portiere mi apre la reception e rimane un poco interdetto. Conosceva vagamente William Burroughs di nome e non comprende il mio interesse per la camera n.9 dove visse e scrisse Il pasto nudo. Una camera banale, un lavabo, un letto, un armadio e diversi buchi nel muro per ricordare che lo scrittore americano era un adepto del tiro con la pistola. Dalla finestra si vede il mare e l’ avenue d’Espagne, la Promenade des Anglais di Tangeri. L’Hôtel El Muniria o Villa Delirium, come lo chiamavano i beatniks che lo avevano eletto a loro rifugio, non figura nelle guide come luogo indimenticabile del turismo letterario a Tangeri. Tangeri, luogo di appuntamenti per gli scrittori della beat generation, venuti qui a respirare boccate di libertà, di haschic o di oppio. Jack Kerouak e Allen Ginsberg hanno camminato nella medina gustando forse hamburgher insaporiti di kif, si sono riempiti di pasticcini al miele e hanno tirato tardi nei caffè del Petit Socco (piccolo mercato). “E’ uno dei rari posti nel mondo dove si può fare quello che si vuole” proclamava Burroughs. A Tangeri, ci si arriva per una storia d’amore, per un rimpianto, per niente e per tutto. La città custodisce l’impronta della letteratura vagabonda e tante ombre del passato. Non si contano più i visitatori che hanno scritto diari di viaggio o romanzi in questo luogo ingolfato di storia. Sulla terrazza di uno dei caffè della piazza del Soco Chico, per esempio, batte ancora il cuore della medina, colmo di sentimenti antichi e di sguardi lancinanti, ancora emozionanti. Alla Fuentes, dove Tennessee William, Paul Bowles e Djuna Barnes erano degli habitué, o al Tingis frequentato dai beatniks, bisogna sedersi e guardare. Il Soco Chico è un teatro della vita. Tutta la medina viene qui a mostrarsi. Tennessee William e Gore Vidal stavano qui per dragare i ragazzi, Errol Flynn le ragazze, i Beatles invece per comprare l’hashic. La sede della Delegazione Americana, unico monumento storico classificato fuori dagli Stati Uniti, conserva nel suo Museo una sala dedicata a Paul Bowles. L’autore di Un thè nel deserto sta a Tangeri come Byron alla Grecia e Jack London all’Alaska, un bagliore eterno. La porta del Sahara è al centro della sua esistenza e delle sue opere. “Il mio soggiorno doveva essere di corta durata. Non avevo scelto di vivere a Tangeri in modo permanente; questo è successo tutto da solo“, confidò Paul Bowles dopo essere sbarcato una prima volta a 19 anni, nel 1931, quando il kif era ancora di libera vendita dai tabaccai. Tangeri lo conquistò al punto di farlo restare tutta la vita. Si è spento nel 1999, lasciando le sue valigie ad attenderlo per sempre, alla Delegazione Americana. Tangeri ha lo charme indefinibile di Trieste, di Alessandria d’Egitto o di Valparaiso. La letteratura non si è mai installata nei suoi muri. A partire dal XIX° secolo gli scrittori vi giunsero di soppiatto: Edith Wharton, Colette, Mark Twain, Pierre Loti, Paul Morand, Gore Vidal, Tennessee Williams, Somerset Maugham, Saint-Exupéry, Joseph Kessel, Henry de Montherlant, Jean Genet.. Nel suo “Impressioni di viaggio”, Truman Capote consigliava: ” Prima di partire ricordatevi di queste tre cose: fatevi vaccinare, ritirate tutti i vostri risparmi e dite addio ai vostri amici“. Buongiorno Tangeri la bianca. Una città che si offre su sette colline, “sistemata come una vedetta sulla punta più a nord dell’Africa“, come disse carinamente Pierre Loti. Per niente Africa e molto di Europa. Sino al suo reingresso nel Marocco, nell’ottobre 1956, Tangeri beneficiava di uno status particolare di protettorato: nove potenze la governavano, quattro monete, tre lingue ufficiali, arabo, francese e spagnolo. La città è rimasta un assemblaggio di mondi paralleli, architetturalmente e umanamente. La collina residenziale di Marshal e simile alle città alsaziane, cottage brittanici e case di agricoltori come in Louisiana. Ville ispano-moresche, normanne o basche vestono il quartiere della Montagna. Nella medina, i derb si riempono di impasse oscuri, le piccole strade in salita conducono alle terrazze nascoste. La Kasbah, cittadella del potere, a strabiombo con i suoi grovigli di costruzioni alla Escher, in una propspettiva alla De Chirico. I continenti si amalgamano, i destini si incontrano. Le strade si chiamano Vélasquez, Louisiana o Shakespeare, i viali Paris o Pasteur. Un paese della cuccagna per gli occidentali dai cuori friabili. I commercianti sono indiani, i muratori spagnoli, i cordai ebrei, i droghieri musulmani, i pasticceri francesi, gli aristocratici inglesi e gli spioni del mondo intero. Cristiani, ebrei e musulmani si ritrovano nella medina, parlano il tangerino, un mélange di spagnolo e arabo. La comunità spagnola, che si attesta su 50.000 persone dopo la guerra civile, si sente a casa. Nel vecchio quartiere spagnolo che domina il porto, a due passi dall’Hôtel El Muniria, un barbiere appoggiato all’ingresso del suo salone, mi indirizza un buenos dias. Boulevard Pasteur, l’arteria principale, dove gli abitanti si ritrovano alla sera sulla Terrasse des paresseux, davanti allo stretto di Gibilterra, per scrutare l’orizzonte dove il profilo della Spagna si avvicina o si allontana. Ieri, i contadini, con i loro muli carichi di prodotti della terra, si fermavano laggiù per riposare prima di continuare verso la piazza del Grand Socco. Qui si è scritta la Storia: è su questa piazza che Mohammed V mise fine al Protettorato. Questa vasta distesa separa la Tangeri mitica, con la sua medina del XII° secolo piegata sui suoi labirinti di strade strette, dalla Tangeri contemporanea immaginata dai francesi e installata su larghe avenues. Ieri, al Grand Socco, incantatori di serpenti, scrivani pubblici, commercianti di khôl e venditori di pane intrecciato si confondevano in un incredibile brusio; ai giorni nostri, i commercianti e gli sfaccendati si uniscono agli automobilisti e agli autisti di taxi nello stesso capharnaüm. Dopo la fine del Protettorato, la città non era altro che una borgata del Marocco che navigava nei suoi bei quartieri e nei suoi larghi viali.

Le grandi fortune disertarono la piazza. Tangeri, che non viveva d’altro che dei loro capricci e delle loro grandezze, entrò in una lunga notte. Hassan II, che non la portava nel cuore per via della sua ribellione, mai domata, alla monarchia assoluta, la accantonò. Tangeri declassata a difetto di un Paese. Il cinema Rif, tutto nuovo e scintillante, domina la piazza e l’ingresso della medina; la sua sala Art Déco inaugurata nel 1948 ospita una cinemateca, una biblioteca e un bar. Al posto di opere hollywoodiane, si proiettano film marocchini e dei film detti “di genere” che hanno contribuito al mito. Tangeri, paradiso dello spionaggio, luogo di tutti i traffici e di tutti i piaceri. Roteante, proibita, noir. La filmografia si riassume in una ventina di lungometraggi, la maggiorparte di serie B: Missione a Tangeri, Volo su Tangeri, Guet-Apens a Tangeri, La morte che rode, La Môme vert-de-gris, un polar del 1952 con Eddie Constantine nel ruolo di Lemmy Caution, agente dell’FBI, o ancora Uccidere non è un gioco, un James Bond del 1987. Un film, uno solo, le rende omaggio: è l’indimenticabile “Un the nel deserto” di Bernardo Bertolucci che si svolge nei luoghi reali come la Villa de France, l’Hôtel Continental, la strada di Tétouan o il Caffè Colon. Questi luoghi hanno conosciuto tempi migliori. La moribonda Villa de France, dove soggiornò Delacroix, domina un giardino a terrazze lasciato all’abbandono. Delacroix e Matisse l’hanno dipinto; Loti, Dumas, Montherland e Kessel lo descrissero nei loro romanzi. E prima di Bertolucci girarono alcune scene Julien Duvivier e Andrè Téchinè. Alla reception, un grammofono che si accompagna a un telefono degli anni ’30; l’Hôtel è rimasto nel suo succo, integro, e mi rallegro! Altre costruzioni si degradano, come il Gran Teatro Cervantes e l’Hôtel Cécil dove soggiornò Michel Foucalt. Tangeri è un luogo di memorie che bisogna preservare. E’ imperdonabile, e mi chiedo se diventerà un Paradiso perduto? I promotori immobiliari sembrano decisi a toglierle tutto il suo charme, le autorità preferiscono ai viaggiatori un turismo di massa. E se i tangerini sono colmi di nostalgia per quell’era di prosperità e di cultura del secolo scorso, la città invece vive un nuovo sogno. Dopo cinquant’anni di Purgatorio, Tangeri rinasce dalle sue ceneri.  e il re Mohammed VI vuole restituirle il suo prestigio e a Tangeri ha riservato la sua prima visita ufficiale. Il Re è oggi un habitué di Tangeri, non solo per fare jogging o jet-ski. I progetti abbondano: il nuovo porto, zona franca, infrastrutture stradali, complessi turistici. Il perimetro urbano, che si ingrandisce ogni giorno per accogliere oltre un milione di tangerini, tende a soffocare la campagna. La città sta diventando un oggetto di coinvolgimento. Alcune celebrità si sono installate: Renaud, Bernard-Henry Lévy, Francis Ford Coppola e Richard Branson (Patron della Virgin), manifestando un innamoramento totale per la medina o dei suoi quartieri di Marshal o della Montagna. Cosa sarà di questa città culto? Una nuova Marrakech? Una città fashion con il suo pseudo souk, le sue lampade di Aladino, le sue babouches, le sue Fantasie e i suoi ristoranti con danzatrici del ventre?  Ho paura.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Marocco, chirurgia estetica al top grazie al Dr. Fahd Benslimane

April 21, 2012 Leave a comment

Il sole della chirurgia estetica e plastica mondiale si alza a sud, in Marocco, dove il successo del Dr. Fahd Benslimane è  ormai  mondiale, rivoluzionando i diktat estetici, sia a livello teorico  che pratico sinora esistenti. Figlio di un preside di Rabat, Fahd Benslimane, è parte oggi del gotha mondiale in materia di chirurgia estetica. La sua teoria sul ringiovamento dello sguardo è nata dalla constatazione che gli approcci classici avevano una percezione sbagliata dell’invecchiamento attorno agli occhi. Il Professore rileva che da più di cinquant’anni si è focalizzato l’attenzione sulle borse e l’eccedenza della pelle a livello delle palpebre superiore e inferiori per definire le stigmate dell’invecchiamento. Il medico considera, che per avere uno sguardo giovane, non si devono avere ombre che provocano l’attenzione dell’osservatore. Questa conclusione, dopo studi su migliaia di sguardi umani e anche sui felini e sui primati. Confortato dai risultati, inizia lo sviluppo di un nuovo approccio estetico: “Il concetto di Marie Louise”, chiamato anche Benslimane’s Frame Concept, che parte dal presupposto che l’occhio è una vera opera d’arte e che le ombre periferiche costituiscono il quadro di questa tavola. “Più stretto è il quadro, più luminoso, glamour e sexy è lo sguardo”. Ma se la toria del Dr. Benslimane è rivoluzionaria in rapporto agli approcci classici, la sua tecnica è una decisa rottura con le pratiche in vigore oggi. La dove i tecnici classici basano i loro principi di “resezione e messa in tensione”, la sua tecnica è considerata “aggiuntiva e non sottrattiva”. Anzichè ridurre le “colline”  il professore tende a “riempire le vallate”, utilizzando in un primo tempo  il grasso, seguito poi da infiltrazioni con acido iauronico. L’italiano Fabio Gallina, specialista mondiale, ha dichiarato che il Dr. Benslimane ha rivoluzionato  la parte superiore del viso e la sua teoria sul ringiovanimento della regione peri-orbitale ha capovolto l’approccio della medicina sul trattamento di certe parti del viso.  Un avviso condiviso dal dermatologo canadese Wayne Carey, professore alla McGill University, che riconosce senza complessi le prodezze del suo collega marocchino, definito “una delle colonne mondiali” della disciplina. Formatosi in Marocco, Benslimane ottiene il suo diploma al Liceo Moulay Youssef di Rabat nel 1977, prima di iscriversi alla Facoltà di Medicina della capitale dove si laurea in chirugia generale, dieci anni più tardi, con merito. Per specializzarsi, parte per la Francia (Bordeaux) dove studia microchirurgia e chirurgia riparatrice. Un sostegno personale del defunto re Hassan II gli permetterà  di partire per Rio de Janeiro dove vincerà un concorso internazionale di chirurgia plastica  organizzato dal Professore Ivo Pitanguy, il guru mondiale della chirurgia estetica e plastica. Dopo il Brasile è la volta di Chicago, presso il Massonic Occulo Institute, dove diventa  “clinical fellow”. Ritorna in Marocco per fondare, nel 1994, la sua clinica privata esclusivamente dedicata all’arte della chirugia plastica ed estetica.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Riad Golfame, lusso e benessere in una dimora antica a Marrakech

April 16, 2012 Leave a comment

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RIAD MARRAKECH
Il Riad Golfame è un privilegio. Una dimora antica che i suoi proprietari italiani hanno voluto aprire ai viaggiatori del mondo, per un week-end o per una settimana, e per permettere di assaporare uno stile di vita unico e irripetibile. Un luogo raffinato ed esclusivo che diventerà il vostro buen retiro, per immergervi totalmente in una atmosfera da sogno, da cui partire alla scoperta di Marrakech.
Su di una superficie di oltre 1500 m2, nel cuore storico dell’antica Medina, a 5 min dal Museo di Marrakech e dalla Scuola Coranica Ben Youssef, il Riad Golfame è un incontro di stili, ispirati all’Oriente e alle Indie, amalgamate con sapienza e uniti dall’autentico stile marrakchi. Climatizzato in estate e riscaldato in inverno, il Riad Golfame offre un comfort totale, in una cornice esotica e tradizionale: un salone centrale con camino, angolo relax e lettura, zona TV satellitare, Internet Wi-Fi, 2 suite e 3 camere con bagno, tutte con camino, TV al plasma, Hi-Fi e zona relax, due patios di cui uno con piscina riscaldata, un terrazzo di oltre 200 m2 con salone estivo e un solarium con vista sulla Medina e sull’Atlas, oltre ad un Hammam completamente rifinito in marmo nero, per un programma di remise en forme totale.
RIAD MARRAKECH E TRASFERIMENTO A CAMPI DA GOLF
Un’accoglienza di qualità superiore vi attende per regalarvi momenti esclusivi come la colazione servita in camera, l’aperitivo sulla terrazza o ai bordi della piscina, i dinners serviti nel salone centrale o sulla lussureggiante terrazza, a lume di candela, con un personale attento e discreto. Il Riad Golfame vi attende, per farvi sognare.
riad a marrakech dispone di 5 camere dotate di Hi-Fi, camino e climatizzazione.
Selezionate sulla destra ogni singola camera per una descrizione dettagliata.
Un Hammam privato, per concedervi il lusso di un’autentica mise en forme marocchina. Uno spazio esclusivo che unisce la tradizione millenaria araba al comfort totale. In esclusiva il kit dei prodotti Riad Golfame racchiusi in un preziosopackaging che contiene:
Sapone Nero: Mix di olio d’Argan, olio di Palma, olio di Agave e l’estratto di una pianta grassa, conosciuta da berberi, presente nei terreni aridi del Marocco. Lascia la pelle perfettamente pulita e sana, eliminando tossine e rivitalizzando anche gli strati più profondi dell’epidermide. Profumato con essenze di rosmarino, eucalyptus e lavanda che producono un effetto rilassante e apportano una sensazione di bien être unica.
Rhassoul: Argilla, la più nobile, di una finezza e di una dolcezza incomparabile. Come il Sapone Nero, anche il Rhassoulcontiene degli oli essenziali che aiutano a ritrovare un colorito chiaro e luminoso, una pelle morbida come la seta.
Kessa: Guanto da massaggio prodotto in Marocco, usato da secoli per eliminare le impurità della pelle che acquista tono ed elasticità.
Olio di Argan: Prezioso e raro, frutto di un albero secolare e emblematico delle regioni del sud del Marocco. I suoi effetti riparatori e antiossidanti sono spettacolari. Nutre, idrata, rigenera e cicatrizza l’epidermide. Utile anche per maschere capillari e per impacchi su unghie fragili.
Massaggi su richiesta, energizzanti, tonificanti e rilassanti nel nostro Riad a Marrakech
Il Riad Golfame ospita due patios che sono uniti dal salone centrale della struttura, questo dovuto al fatto che in origine si trattava di due Riad separati, che vennero in seguito uniti. Il patio centrale è dotato di una piscina riscaldata con alcuni angoli relax e il secondo ospita un Bhou (salone marocchino aperto) e una fontana, il tutto decorato con splendidi bambù e banani.
Il Riad Golfame ospita due terrazze.
La prima si estende su oltre 200 m2 con una splendida vista sulla Medina e la seconda è stata adattata a solarium, per bagni di sole con un panorama unico.
Tutta la zona è stata piantumata con ibiscus, rose, bambù, agavi e gelsomini lussureggianti ricreando un vero giardino pensile.
I nostri pranzi sono preparati su prenotazione dalla nostra cuoca Amina, che realizza i menù in base alla stagione ed ai prodotti freschi disponibili sul mercato. Tutti i nostri prodotti sono freschi e selezionati sui migliori mercati di Marrakech. Il pane è fatto in casa, cosi’ come la pasticceria.
Il nostro menù prevede :
– Briouates di formaggio e legumi
– Tajine di carne alle spezie dolci e prugne
– Semolino alla maniera di Amina
– Pastilla leggera alle fragole
–  alla menta
I nostri dinners sono serviti nel salone centrale del Riad oppure sulla terrazza dove è presente un bar in cui potrete sorseggiare un aperitivo prima della cena, rigorosamente a lume di candela, con sottofondo musicale. Su richiesta organizziamo serate a tema con musica folkloristica e danza del ventre. Tutti i pomeriggi, alle 17.00, è servito un tè alla menta con pasticceria fresca. La nostra prima colazione, servita su richiesta in camera o sulle logge private delle Suite, sono composte da caffè, latte, tè, succo di arancia, formaggio, crêpes, torta Golfame, insalata di frutta e pane fatto in casa.
Nel salone centrale del Riad (b’hou in arabo – pron.buu), nella calma e nell’assoluto relax, coccolati da un sottofondo musicale lounge “Made in Golfame”, troverete il nostro corner/boutique con oggetti selezionati e unici, bigiotteria e gioielleria berbera, lussuosi oli per il corpo, candele aromatiche, babouches raffinatissime e molto altro ancora. Lasciatevi sorprendere dalla ricercatezza dei nostri prodotti, sinonimo di classe ed eleganza, per un cadeau indimenticabile. 
Lo Staff del Riad Golfame, coordinato da Paolo, ha una consolidata esperienza in ambito Golf.
I nostri ospiti sono seguiti a 360° attraverso i seguenti servizi:
– prenotazione tee time / campo pratica / lezioni
– trasferimento ai campi e ritorno con autisti privati
– accompagnamento alla segreteria per registrazione al campo
– organizzazione clinic e mini-clinic (anche con professionisti in loco)
The Royal Marrakech Golf Club – È uno dei campi più vecchi del Marocco, giocato spesso dalla famiglia reale. Il campo è abbastanza stretto e ventoso, immerso in una profusione di piante di cipresso, eucalipto, e poi palme, ulivi, aranci e albicocchi. È un percorso di un’estrema bellezza. Dispone di 27 buche.
Amelkis Golf Club – Meravigliosa vista dell’omonima catena montuosa. Dispone di 18 buche per una lunghezza di 6.657 metri.
Palmeraie Golf Club – 18 buche per 6.214 metri progettate da Robert Trent Jones, grandi laghi circostanti.
Samanah Country Club – Campo aperto a fine 2009 disegnato da Jack Nicklaus, offre 18 buche per 6800 m e una Club House da 2.000 mq.
Lo staff Riad Golfame ha personalmente studiato e verificato diverse escursioni e tour per le più svariate esigenze. Dalla breve, ma intensa, escursione nella Medina con le tappe più ambite ai tour di 3/5 giorni nelle regioni più suggestive e affascinanti che il territorio alle pendici dell’Atlas possa offrire. Tutti i tour sono rigorosamente individualiper poter godere delle meraviglie offerte da questo paese nell’intimità della compagnia scelta. Per l’escursione nella Medina è disponibile, a richiesta, la guida preziosa di un personal shopper che saprà guidare l’ospite nella ricerca dei negozi più particolari e lontani dal circuito turistico. I tour sapranno poi soddisfare le ambizioni dei più esigenti patiti deltrekking. Il Marocco vi aspetta. 
Abbiamo approntato una serie di Tours della durata di 3/6 giorni.
Questi Tours sono stati testati personalmente dallo staff del Riad Golfame e esclusivamente dedicati alla nostra clientela.
L’Alto Atlas, la più alta catena montuosa del Nord Africa, si estende per quasi 1000 Km tagliando trasversalmente il Marocco, dalla costa atlantica fino all’Algeria settentrionale. In lingua berbera questo gruppo montuoso è chiamato Idraren Draren (montagne delle montagne).
Molte delle sue cime superano i 4000 m e più di 400 superano i 3000 m. Le vette più elevate si trovano tutte nella regione del Toubkal che dista un paio di ore da Marrakech.
Per quanto aspra e selvaggia questa zona è da lungo tempo dimora dei berberi dell’Atlante.
Loro villaggi dalle caratteristiche case di fango con i tetti piatti si inerpicano tenacemente lungo i fianchi delle montagne, mentre ai loro piedi crescono rigogliosi i noceti, i meli e il mais.
L’intera area è battuta da mulattiere alcune delle quali, un tempo, erano indubbiamente percorse dalle carovane di mercanti e dai pellegrini che si spostavano tra il Sahara e le pianure settentrionali del paese.
Nell’Alto Atlas si può fare trekking tutto l’anno ma in inverno le temperature possono scendere sotto lo zero quindi i mesi ideali vanno da Marzo a Novembre.