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Sahara, deserto di anime e colori

September 17, 2015 Leave a comment

sahara marocco

Per molti il Sahara si trova in Algeria; errato. Il Sahara marocchino offre ai suoi visitatori una ampia gamma di paesaggi molto diversificati tra di loro: oasi di tutte le forme e dimensioni sono presenti nei principali punti dove sgorgano sorgenti e nelle parte costiera desertica l’elemento principale è il vento sferzante e la bruma atlantica, che offrono un aspetto unico  a questi luoghi, offrendo una costa vergine con una luce particolare e affascinante. Il limite Nord del Sahara è soggetto a discussioni: alcuni lo situano ai bordi di Guellemin e Ouarzazate (a partire da 100 mm di pioggie annue), ma altri pensano che il Sahara inizi più a Sud, a partire da Tan-Tan e da Zagora, sopra i 50 mm di pioggie annuali. Da tenere presente comunque che possono passare anche alcuni anni di siccità totale prima di vedere qualche mm di pioggia. Le temperature estive sahariane sono elevate  al Nord con punte di 50° mentre nelle zone costiere non si soffre di caldo. In inverno nella parte Est di Zagora il gelo è frequente mentre altrove le temperature sono clementi. Il Sahara non era cosi’: i letti dei fiumi ancora presenti sono ampi e le pioggie modeste degli ultimi secoli non sono state in grado di scavare queste profondità e larghezze: le incisioni rupestri, in particolare nella regione di Tata, rappresentano una fauna selvaggia (elefanti, tigri, leoni, rinoceronti) che esigeva per il loro sostentamento ampi pascoli verdi. Ci sono stati periodi più umidi, l’ultimo datato tra i 1.000 e i 3.000 anni P.C.. Dopo di questo gli uomini hanno dovuto adattarsi e gli allevatori di bovini migrarono verso il Nord (nel periodo almoravide un enorme ondata di popolazione sahariana si sposto’ verso quei luoghi), quelli che rimasero riconvertirono i loro allevamenti con i dromedari e le capre. Queste variazioni climatiche sono state legate sino ad oggi a dei fenomeni planetari naturali. L’effetto serra odierno, dovuto alle emissioni di gas nell’atmosfera stanno provocando un effetto antagonista: un aumento delle pioggie ma in egual misura una evaporazione più forte dell’acqua disponibile nel suolo. La causa maggiore, attualmente, della progressione del deserto verso Nord è dovuta all’aumento della popolazione umana e le sue ripercussioni devastratici sull’ambiente. Primo disastro è stata la scomparsa di molta fauna sahariana. Sono sparite le grandi antilopi, come l’Oryx e l’Addax, la gazzella dama e lo struzzo. Ghepardi e iene sono minacciate di estinzione. Anche la gazzella Dorca, tanto presente negli anni ’50 è diventata rara: è troppo facile cacciare in 4X4!! Solamente la piccola fauna riesce a mantenersi viva nei grandi Ergs come il Fennec che esce allo scoperto per cacciare la notte. E poi i nomadi. Quelli autentici si incontrano a partire dalla regione di Zagora, insieme agli “Aarib” (arabi sahraoui della regione di Mhamid).

Di fatto i nomadi attuali vivono nel Sahara occidentale ed appartengono a diverse tribù di cui le più importanti sono quella di Tekna ( da Guelmim a Laayoune), i Reguibate(regione di Laayoune, Smara e più a sud) e quella dei Oulad Delim (presenti a sud di Dakla). Tutte queste tribù parlano un dialetto arabo,  “Hassanya“, ugualmente utilizzato in Mauritania. Storicamente sono chiamati uomini blu per via dei loro abiti colorati con l’indigo, che col calore passa sulla pelle, riflettendo quel tipo di blu ma, nella realtà i Tuareg originali sono completamente assenti dal Marocco. I nomadi vivono nelle “Khaiime”, tende montate su una struttura formata da due colonne di 2 mt di altezza,  che sostengono una barra in legno scolpito, l’Ahammar. Questo portico in legno è poi sostenuto da una banda di tessuto legata a dei picchetti con corde e funi. Le tende sono formate da bande di tessuto di lana nere e marroni di 40/60 cm di larghezza per 6/10 mt di lunghezza. Queste bande in lana di capra o di cammello sono chiamate “Flijs”,e sono tessute dalle donne con un telaio orizzontale. Una tenda media misura 25 mq e necessità di una decina di Flijs, solidamente cuciti tra di loro dagli uomini. Tutto intorno i picchetti tendono la tenda a circa 80 cm dal suolo lasciando circolare l’aria. Il portico centrale divide la tenda in due parti: quella delle donne, sovente nascosta ad occhi estranei con tende sottili, che contiene tutti gli utensili necessari e  la parte maschile, dedicata agli uomini ed aperta ai visitatori. Tappeti molto alti sono sparsi ovunque a ricoprire il suolo ed isolare dal freddo in inverno. La zona più spettacolare del Sahara marocchino si trova nei pressi di Merzouga/Erfoud/Zagora dove inizia l’Erg Chebbi. Una distesa di sabbia con dune alte anche sino a 50 mt, che cambiano posizione in base alla velocità del vento. Il sole riesce, con una ammirabile alchimia, a cambiare il colore di queste dune, in base alle ore e alla esposizione. La notte magica dell’Erg Chebbi diventa ancora più magica sotto un portico di stelle che si immagina di toccarle tanto sono vicine. Scrivero’ sull’Erg Chebbi in una pagina a parte perché ne vale realmente la pena visitarlo ed averlo poi come un ricordo unico e prezioso del Sahara marocchino.

Fonte: My Amazighen

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Lo Zafferano, oro prezioso

March 28, 2011 Leave a comment

Fu Krokos, l’amico di Hermès, che dono’  il suo nome al Crocus. Stavano giocando lanciando con il disco e Krokos venne colpito mortalmente alla fronte. Il sangue che usci’ dalla sua ferita entro nella terra e la fecondò. In quel punto, poco tempo dopo, usci un bellissimo fiore blu violetto con i tre stigmi che rappresentarono da quel giorno, per i greci, la resurrezione e la potenza vitale. Il nome stesso, Krokos, è associato alla radice greca che significa” filamento”. Originario del Cachemire e del Nepal,  è coltivato dall’antichità ovunque nella zona mediterranea. Di certo si sa, grazie ad un papiro medico  datato 1.500 A .C , che arrivo in Egitto. I Romani vedevano in questa spezia il simbolo della gioia spirituale e lo bruciavano come incenso durante le loro funzioni religiose. I Fenici lo vendevano trasportandolo sino in Africa del nord, dove esistevano dei magazzini a Tunisi, in  Algeria e in Marocco. Nel Reame la coltivazione dello zafferano occupa delle piccole zone a Debdou ma è a Taliouine, villaggio montano dell’Atlas, a 1.200 mt di altitudine, collegato al resto del mondo dal colle del Tizi n’ Test, che si trova l’eccellenza a livello mondiale. Questo piccolo crocus, i cui pistilli fornisco la preziosa spezia, ha attraversato i secoli grazie alle sue virtù medicamentose e al suo potere colorante. Questo fiore appartiene alla famiglia delle iridacee e il suo bulbo raggiunge i due/tre cm di diametro. Uno solo di questi bulbi puo generare sino a 8 fiori, ognuno dei quali possiede sei petali di colore violetto e, cosa fondamentale, un piccolo pistillo da dove si svillupano gli stigmi, di color giallo-arancio. Nello zafferano sono presenti ben 5 tipi di coloranti, tutti a base carotenoide che hanno la rara particolarità di essere solubili nell’acqua e quindi utilizzabili come coloranti. Possiede inoltre 35 aromi differenti e il più caratterisco, quello che tutti conosciamo, si svilluppa nella fase del seccaggio.  I bulbi riposano sino ad agosto e iniziano a produrre le loro prime foglie, poi di seguito, velocemente, i fiori.La sua fioritura è  uno spettacolo di colore unico e indimenticabile, che ridipinge i superbi paesaggi del Siroua. La seconda specificità dello zafferano è la sua coltura, dormiente sino al fine estate e raccolta autunnale. Ha bisogno di sole, pioggia e luce pari a quella dei vigneti. Questo bulbo rustico si pianta ad una altitudine che varia dai 650 ai 1.200 mt s.l.m. e puo’ resistere a gelate importanti, sino a -15°, come a colpi di calore oltre i 40°.

Fonte: My Amazighen

 

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