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Steve Jobs, ritratto milionario di David Datuna
Pochi personaggi nel corso della storia sono riusciti ad avere tanti seguaci quanto Steve Jobs, considerato come un vero idolo tra gli appassionati delle nuove tecnologie.
E’ soprattutto questo che spiega il prezzo record venuto fuori dalla vendita di un suo ritratto, passato di mano per la cifra strabiliante di 210 mila dollari.
A realizzare l’opera è stato l’artista David Datuna, noto per essere stato l’autore del Putin Mona Lisa, che ha unito milioni di miniature di Ayn Rand fino a creare il ritratto del leggendario fondatore di Apple; sembra essere state proprio la scrittrice, infatti, a ispirare profondamente la vita di Steve Jobs durante i suoi primi successi come creatore della “mela morsicata”.
Fonte: GoLook.it
Feadship, yacht di lusso ideato da Steve Jobs
Nella biografia del genio visionario Steve Jobs, scritta da Walter Isaacson, si parla di uno yacht di lusso da lui progettato, e mai ultimato, per il cantiere navale Feadship.
Il progetto prese vita nel 2009, quanto Steve cominciò la collaborazione con il cantiere olandese; a quanto pare, anche questo suo lavoro aveva l’obbiettivo di unire bellezza, design e alta tecnologia, fornendo un lavoro allo stato dell’arte.
Lo yacht in questione doveva rivaleggiare con quello del suo amico Larry Ellison, grande amante della vela e del mare.
L’imbarcazione, secondo quanto rivelato dai vertici di Feadship, era caratterizzata da un design minimalista composto da enormi vetrate, con una lunghezza di 15 metri e, a quanto pare, era destinata a rivoluzionare gli standard anche del settore nautico, con una dotazione tecnologica fuori dagli schemi.
Fonte: GoLook.it
Steve Jobs, l’uomo che non conoscevo
Prima della morte di Steve Jobs, tutto ciò che sapevo su di lui mi era giunto tramite passaparola, video e mie supposizioni sulla sua persona basate sul personaggio pubblico che si mostrava al mondo.
Non avevo letto nulla su di lui, qualcosa mi bloccava dal leggere i libri che circolavano sul suo conto come “Nella testa di Steve Jobs. La gente non sa cosa vuole, lui sì“. Mi rifiutavo di avventurarmi in letture che non avevano niente da darmi, se non un’analisi di ciò che già potevo dedurre di mio.
Tutto ciò è cambiato alla sua morte, poiché già sei anni fa Steve aveva pensato alla creazione di un suo testamento spirituale, un lascito che svelasse tutto di lui senza segreti. Per la sua stesura si è voluto affidare a Walter Isaacson, noto biografo, e il risultato possiamo gustarlo oggi nella magnifica biografia, dal titolo minimale come sarebbe piaciuto a lui: “Steve Jobs“.
Questo non vuole essere né un articolo da fanboy (cosa che non sono) né un elogio, ma semplicemente un punto di partenza per chi come me è interessato e attratto da questo personaggio e lo crede, non un genio, non un “drogato che ha avuto una botta di fortuna”, ma un uomo più profondo con un percorso travagliato che è bello avere la possibilità di conoscere.
Personalmente sapevo poco e nulla del Jobs precedente la fondazione della Apple e il libro di Isaacson mi ha permesso di conoscere tutto il percorso che lo ha portato al successo, che forse è addirittura più interessante di ciò che ha fatto una volta raggiunto il successo (ok forse sto esagerando).
La cosa che più mi ha affascinato è stata l’idea di fondo con la quale viene presentato il personaggio: Jobs non ha doti tecniche straordinarie (a differenza di Wozniak), ma è un invidiabile uomo d’affari, che si trova all’intersezione di mondi diversi, fra tecnica e arti liberali.
Prima di leggere il libro non sapevo che:
- Steve era un bambino prodigio alle scuole elementari e viveva in un quartiere popolato da ingegneri;
- suo padre era un meccanico col fiuto per gli affari e lui cercò di emularlo in un altro settore, l’elettronica;
- non avesse il minimo rispetto per l’autorità e si divertisse a far loro scherzi e a metterle in difficoltà con le parole;
- era un fan sfegatato di Bob Dylan e che l’amicizia con Wozniak nacque anche per questo.
- progettò, insieme a Woz, una versione single-player di Pong usando pochissimi chip e in soli 4 giorni;
- avesse frequentato il Reed College per un semestre, seguendo un corso di indirizzo letterario;
- il primo progetto commerciale realizzato da lui e Woz non fu l’Apple I, ma furono le così dette Blue box, delle “scatole magiche” che permettevano di fare chiamate interurbane al costo di normali chiamate urbane (ai tempi non c’era Skype); riuscirono a venderne un centinaio;
- usarono una di queste per fare uno scherzo telefonico al Papa, chiamando il vaticano e fingendosi vescovi;
- non sapevo che per la maggior parte del tempo girasse puzzolente e vestito come un barbone;
- non sapevo della sua ossessione per la cultura Zen e per la ricerca dell’illuminazione che lo condusse in un viaggio di diversi mesi in India.
Quello che voglio dirvi è che l’apparenza spesso inganna e conoscere la storia di quest’uomo può risultare un’esperienza interessante, anche per chi non è un fanboy.
Fonte: Skimbu
Apple Macbook Pro Gold & Diamonds, portatile in oro 24 carati da Computer Choppers
Prende il nome di Macbook Pro Gold & Diamonds ed è l’ultima interpretazione di lusso del celebre portatile di Apple, presentata da Computer Choppers come omaggio alla morte del genio visionario Steve Jobs.
Questa preziosa variante, vede l’intero Macbook placcato in oro 24 carati, con delle incisioni grafiche fatte a mano che aggiungono un tocco d’arte all’opera.
A dare un ulteriore tocco di preziosità al tutto, inoltre, ci pensano i numerosi diamanti presenti nel logo della mela morsicata, anch’essi incastonati a mano da parte dei talentuosi artigiani della casa.
Nonostante il Macbook in questione sia considerato un pò troppo vistoso da alcuni, da altri invece viene considerato come una vera e propria icona del lusso hi-tech; a scelta dell’acquirente, potranno essere aggiunte o sostituite le incisioni grafiche.
Per altre informazioni sul nuovo Macbook Pro Gold & Diamonds, disponibile nelle versioni da 13″, 15″ e 17″, basta visitare il sito computer-choppers.com
Fonte: GoLook.it
Steve Jobs, discorso in occasione della consegna dei diplomi – 12 giugno 2005
Stanford Report, 14 giugno 2005
Discorso di Steve Jobs, capo di Apple Computer e Pixar Animation studio, in occasione della cerimonia di consegna dei diplomi celebratasi il 12 giugno 2005
Sono onorato di essere con voi oggi, per la vostra laurea in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Ad essere sincero, questo è la cosa più vicina ad una laurea, per me. Oggi voglio raccontarvi tre storie che mi appartengono. Tutto qui. Niente di particolare. Solo tre storie.
La prima storia parla di unire i puntini.
Ho smesso di frequentare il Reed College dopo i primi 6 mesi, ma gli sono rimasto attorno per altri 18 mesi prima di lasciarlo definitivamente. Perchè lo feci?
Tutto cominciò prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa universitaria nubile e decise di darmi in adozione. Sentiva nel suo cuore che io dovessi essere adottato da un laureato, così venne preparata la mia adozione, alla nascita, per un avvocato e sua moglie. Solo quando vidi la luce questi decisero all’ultimo momento di desiderare una bambina. Quindi i miei genitori, che erano in lista d’attesa, vennero chiamati nel mezzo della notte da una voce che chiedeva: “Abbiamo un bambino indesiderato, lo volete?” Essi dissero: “Certo”. Mia madre biologica scoprì in seguito che mia madre non si era mai laureata a che mio padre non aveva neanche il diploma di scuola superiore. Rifiutò di firmare i documenti per l’adozione. Accettò, riluttante, solo qualche mese dopo quando i miei genitori promisero che un giorno sarei andato all’università.
17 anni dopo andai all’università. Ma ingenuamente scelsi un istituto universitario costoso quanto Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori lavoratori furono spessi per la retta. Dopo sei mesi non riuscivo a vederne l’utilità. Non avevo idea di cosa fare nella vita e nessun indizio su come l’università avrebbe potuto aiutarmi a capirlo. Così spesi tutti i soldi che i miei genitori avevano risparmiato in un’intera vita di lavoro. Decisi di non seguire il piano degli studi obbligatorio, confidando nel fatto che tutto si sarebbe sistemato. Ero molto spaventato da quella decisione, ma col senno di poi, sarebbe stata una delle migliori decisioni che avessi mai preso. Nel momento in cui scelsi un piano di studio personalizzato avevo la possibilità di ignorare le lezioni che non mi interessavano e di scegliere quelle che mi apparivano più interessanti.
Non era per niente romantico. Non avevo una stanza al dormitorio, così dormivo sul pavimento in stanze di amici. Restituivo i vuoti di coca cola per i 5 centesimi di deposito, ci compravo da mangiare, e mi facevo più di 10 chilometri a piedi attraverso la città, ogni domenica notte, per avere un pasto a settimana al tempio Hare Krishna. Che bello. Tutto quello in cui inciampai semplicemente seguendo la mia curiosità ed il mio intuito si rivelarono in seguito di valore inestimabile. Per esempio:
il Reed College all’epoca offriva quello che era probabilmente il miglior corso di calligrafia del paese. In tutto il campus, ogni manifesto, ogni etichetta su ogni cassetto, era meravigliosamente scritto a mano. Decisi di prendere lezioni di calligrafia. Appresi la differenza tra i tipi di caratteri con grazie e senza grazie. Imparai l’importanza della variazione dello spazio tra combinazioni diverse di caratteri. Mi insegnarono quali elementi fanno della tipografia, una grande tipografia. Era affascinante, si trattava di storia, bellezza ed arte come la scienza non può catturare.
Niente di tutto ciò aveva la benché minima speranza di una qualunque applicazione nella mia vita. Ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Macintosh, tutto mi tornò utile. E lo mettemmo interamente nel Mac. Era il primo computer che curasse la tipografia. Se non avessi mai scelto quel corso, al college, il Mac non avrebbe mai avuto font proporzionali e font a larghezza fissa. E siccome Windows ha copiato il Mac, è probabile che nessun computer li avrebbe avuti. Se non avessi scelto di interrompere il piano degli studi obbligatorio non avrei scelto quel corso di calligrafia ed i personal computer avrebbero potuto non avere la stupenda tipografia che hanno. Era ovviamente impossibile unire i puntini guardando al futuro mentre ero al college e capire in cosa si sarebbe concretizzata. Ma la realizzazione era estremamente chiara, guardando alle spalle, dieci anni dopo.
Ve lo ripeto, non puoi unire i puntini guardando al futuro, puoi connetterli in un disegno, solo se guardi al passato. Dovete quindi avere fiducia nel fatto che i puntini si connetteranno, in qualche modo, nel vostro futuro. Dovete avere fede in qualcosa – il vostro intuito, il destino, la vita, il karma, quello che sia. Questo approccio non mi ha mai deluso e ha fatto tutta la differenza nella mia vita.
La seconda storia parla d’amore e di perdita.
Sono stato fortunato – ho scoperto quello che amavo fare molto presto. Woz ed io fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo vent’anni. Lavorammo duro, e in 10 anni la Apple crebbe dai due che eravamo in un garage ad una società da 2 miliardi di dollari con più di 4000 impiegati. Avevamo appena creato il nostro miglior prodotto – il Macintosh – un anno prima, e io avevo appena compiuto 30 anni. E fui licenziato. Come si fa ad essere licenziati dalla compagnia che hai fondato? Beh, non appena la Apple si espanse assumemmo qualcuno che pensavo fosse molto capace nel gestire l’aziende con me, e per il primo anno le cose andarono bene. Ma la nostra visione del futuro cominciò a divergere e alla fine decidemmo di rompere. Quando ci fu la rottura i nostri dirigenti decisero di stare dalla sua parte. Così, a trent’anni, ero fuori. E molto pubblicamente. Il centro della mia vita da adulto era completamente andato, sparito, è stato devastante.
Non ho saputo che pesci pigliare per un po’ di mesi. Sentivo di aver deluso la precedente generazione di imprenditori per aver mollato la presa. Incontrai David Packard e Bob Noyce per cercare di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Fu un fallimento pubblico, pensai addirittura di andarmene. Ma qualcosa, lentamente, si faceva luce in me. Amavo ancora quello che avevo realizzato. L’inaspettato e repentino cambiamento alla Apple non avevano cambiato quello che provavo, neanche un poco. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Quindi decisi di ricominciare.
All’epoca non me ne accorsi, ma il mio licenziamento dalla Apple fu la cosa migliore che poteva capitarmi. Il peso del successo fu rimpiazzato dall’illuminazione di essere un principiante ancora una volta, con molta meno sicurezza su tutto. Questo mi liberò e mi consentì di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.
Durante i cinque anni successivi, fondai una società di nome NeXT, un’altra di nome Pixar, a mi innamorai di una meravigliosa donna che sarebbe poi diventata mia moglie. Pixar finì per creare il primo film animato al computer della storia, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione più famoso al mondo. Apple, con una mossa notevole, acquisì NeXT, io tornai ad Apple, e la tecnologia che sviluppo con NeXT è oggi nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. Laurene ed io abbiamo una stupenda famiglia insieme.
Sono sicurissimo che niente di tutto ciò sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato da Apple. E’ stato un boccone amarissimo da buttar giù, ma era la medicina di cui avevo bisogno. A volte la vita ti colpisce in testa come un mattone. Non perdete la fede. Sono convinto del fatto che l’unica cosa che mi ha consentito di proseguire sia stato l’amore che provavo per quello che facevo. dovete trovare ciò che amate. E’ questo è tanto vero per il vostro lavoro quanto per chi vi ama. Il lavoro riempirà gran parte della vostra vita e l’unico modo per essere veramente soddisfatti e quello di fare quello che pensate sia il lavoro migliore. E l’unico modo per fare il lavoro migliore e quello di amare quello che fate. Se non lo avete ancora trovato, continuate a cercare. Non vi fermate. Come tutti gli affari di cuore, lo saprete quando lo troverete. E, come nelle migliori relazioni, diventerà sempre migliore al passare degli anni. Quindi, continuate a cercarlo fino a quando non l’avrete trovato. Non fermatevi.
La terza storia parla di morte.
Quando avevo 17 anni, lessi un brano che diceva più o meno: “se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, prima o poi lo sarà veramente”. Rimasi impresso, e da allora, per gli ultimi 33 anni, ho guardato nello specchio ogni mattina e mi sono chiesto: “se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei veramente fare quello che sto per fare oggi?” E ogni volta che la risposta fosse “No” per troppi giorni di seguito sapevo di aver bisogno di cambiare qualcosa.
Ricordare che morirò presto è stato lo strumento più importante che mi ha consentito di fare le scelte più grandi della mia vita. Perché praticamente tutto – tutte le aspettative, l’orgoglio, le paure di fallire – tutte queste cose semplicemente svaniscono di fronte alla morte, lasciandoci con quello che è veramente importante. Ricordarsi che moriremo è il modo migliore che conosco per evitare le trappola di pensare di avere qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è nessun motivo per non seguire il vostro cuore.
Circa un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto una TAC alle 7:30 del mattino e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava sicuramente di un tipo di cancro incurabile, e che avrei avuto un’aspettativa di vita non superiore ai 3-6 mesi. Il mio dottore mi consigliò di andare a casa e di sistemare le mie cose, che è il messaggio in codice dei dottori per dirti di prepararti a morire. Significa che devi provare a dire ai tuoi bambini ogni cosa che pensavi di dirgli nei prossimi dieci anni, in pochi mesi. Significa che devi assicurarti che ogni cosa sia a posto così che sarà la più facile possibile per la tua famiglia. Significa che devi dire addio.
Ho vissuto con quella diagnosi tutto il giorno. Più tardi, nel pomeriggio, mi è stata fatta una biopsia. Mi hanno infilato un endoscopio nella gola che è passato per il mio stomaco ed il mio intestino. hanno messo un ago nel mio pancreas e hanno prelevato alcune cellule dal tumore. Ero sotto sedativi, ma mia moglie, che era lì, mi ha detto che quando hanno analizzato le cellule al microscopio i dottori cominciarono a piangere perché scoprirono che si trattava di una rarissima forma di cancro pancreatico curabile con la chirurgia. Sono stato operato. Ora sto bene.
E’ stata la mia esperienza più vicina alla morte e spero che rimanga tale per qualche decennio ancora. Avendola superata posso finalmente dirvi con più certezza di quando la morte era semplicemente un utile concetto ma puramente intellettuale:
Nessuno vuole morire. Neanche chi vuole andare in paradiso vuole morire per arrivarci. E nonostante tutto, la morte è la destinazione che condividiamo. Nessuno vi è mai sfuggito. E così dovrebbe essere perché la Morte è probabilmente l’unica, migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambiamento della Vita. Elimina il vecchio per far spazio al nuovo. Proprio adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo distante da oggi, diventerete gradualmente il vecchio che deve essere eliminato. Mi dispiace essere così drammatico, ma questa è la verità.
Il vostro tempo è limitato, quindi non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Non lasciatevi intrappolare dai dogmi – che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altri. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui lasci affogare la vostra voce interiore. E, cosa più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore ed il vostro intuito. Loro sanno già quello che voi volete veramente diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero giovane, c’era un’incredibile pubblicazione chiamata The Whole Earth Catalog, che era una delle bibbie della mia generazione. Era stata creata da un tizio di nome Stewart Brand non troppo lontano da qui, a Menlo Park, e la portò alla luce con il suo tocco poetico. Stiamo parlando dei tardi anni ’60, prima dei computer ed il desktop publishing, quindi era tutta fatta con macchine da scrivere, forbici e Polaroid. Era una sorta di Google di carta, 35 anni prima della venuta di Google: era idealistico, e pieno di strumenti utili ed informazioni preziose.
Stewart ed il suo gruppo pubblicarono molti numeri del Grande Catalogo Mondiale fino all’ultima edizione. Eravamo a metà degli anni ’70 ed io avevo la vostra età. Sul retro di copertina dell’ultimo numero c’era la foto di una strada di campagna all’alba, quel tipo di strada sulla quale potreste trovarvi a fare l’autostop se voste così avventurosi. Sotto c’erano queste parole: “Siate affamati. Siate folli”. Questo era il messaggio di congedo. Rimanere affamati. Rimanere folli. Me lo sono sempre augurato. Ed ora, per voi che state per laurearvi, lo auguro a voi.
Siate affamati. Siate folli.
Grazie.
Fonte: Stanford University
Margherita Hack, l’i-phone Apple ha rivoluzionato la scienza
L’iPhone, probabilmente la ‘creatura’ di Steve Jobs che ha piu’ preso piede nel mondo della ricerca, ha ‘rivoluzionato’ la scienza. Parola di Margherita Hack, che pero’ pur riconoscendone l’importanza non ha mai ceduto alla tentazione di averne uno in tasca.
”Credo sia stata un’invenzione estremamente utile per i ricercatori – spiega l’astronoma – ora e’ possibile portarsi in tasca un vero e proprio computer, con tutta la potenza di calcolo che una volta avevano solo quelli da tavolo”.
La scienziata pero’ ammette di non usare l’iPhone, soprattutto per motivi di tempo: ”Di sicuro e’ molto comodo – spiega – ma sono gia’ talmente oberata da mail e telefonate che mi arrivano a casa che non ho piu’ un minuto libero. Andare a cercarmene altre mi sembra troppo”.
Fonte: Ansa
Steve Jobs, muore il grande fondatore della Apple
Triste annuncio, non che sconforto per tutti gli appassionati del famoso marchio informatico Apple, il grande Steve Jobs muore improvvisamente lasciando tutti con il fiato sospeso per la notizia giunta in sordina. La conferma arriva con uno scarno comunicato stampa nel quale si sottolinea sinteticamente “Steve Jobs é morto”, il fondatore della Mela, il marchio prestigioso che tutti conoscono per i prodotti informatici sempre più innovativi in bellezza e tecnologia.
Muore all’età di cinquantasei anni dopo una lotta incessante contro un raro tumore al pancreas che lo aveva colpito nel 2004 costringendolo soltanto lo scorso 24 Agosto a lasciare l’incarico formale di Presidenza del CEO della società Apple Inc., da lui fondata, al suo fedele braccio destro Tim Cook.
L’avventura dell’intraprendente Jobs inizia nel 1976 con la fondazione del marchio Apple, insieme a Steve Wozniak e Ronald Wayne, attraverso il quale riesce a creare un prodotto di nicchia, non eccessivamente competibile in termini economici con i grandi colossi IBM e Microsoft. Nel 1983 entra in scena John Sculley, ex capo esecutivo della Pepsi Cola, ma i loro rapporti collaborativi non dureranno a lungo in quanto alcuni anni più tardi, nel 1985, egli lascia l’azienda iniziando, in seguito, il suo nuovo percorso nel mondo del cinema con il lancio della Pixar, poi venduta alla Disney Production.
Nel 1996 torna nuovamente in Apple, prendendo le redini di un’azienda deflorata dalla concorrenza, quasi ridotta all’estremo della sua esistenza, e concedendo il meglio di se compie quel miracolo tecnologico attraverso cui dona un nuovo splendore al marchio della Mela introducendo sul mercato prodotti altamente tecnologici di nuova generazione.
I presupposti di modernità e semplicità dell’interfaccia grafica, la cura del design e l’immagine funzionale e utilitaristica del prodotto, presentati a suo tempo nel 1984 con i suoi primi elaborati informatici, sono già presenti nella sua mente, traducendoli al suo rientro in Cupertino nelle medesime qualità, secondo una versione più contemporanea, in linea con i nuovi sviluppi della tecnologia. Nascono così i nuovi prodotti informatici della nuova gamma di computer iMac, un gioiello ricco di innovazioni, non che preziosi oggetti di design, ai quali si aggiungono strada facendo tutta una serie di outfits tecnologici rivoluzionanti l’intero mondo dell’informatica, della telefonia mobile, del digitale e del design ultra moderno.
Steve Jobs, un uomo meraviglioso, un precursore della nuova era, un individuo in grado di rivoluzionare il mondo della comunicazione interattiva, il modo di ascoltare musica o di interagire con la lettura, un leader societario che ha saputo reinventare l’esperienza commerciale mediante l’apertura dei vari Apple Store, concepiti non solo come luoghi di compravendita, ma soprattuto identificati come punti di riferimento per appassionati ed estimatori creanti una vera rete omogeneizzata globalizzante intersecata in ciascuna parte del mondo.
Marius Creati
Apple Campus, la nuova astronave di Steve Jobs
Sembra che Steve Jobs non ambisca alla sola innovazione dei prodotti tecnologici; questa volta, ad essere rinnovati, saranno proprio i centri di ricerca e sviluppo dell’azienda di Cupertino. Quando parliamo di un genio con idee sempre all’avanguardia, non possiamo di certo aspettarci un progetto banale. In questo articolo parlerò del nuovo progetto di Apple per ingrandire e probabilmente velocizzare la propria espansione, oltre che creare un ambiente molto più familiare per sviluppatori e designer.
Cos’é Apple Campus?
Si tratta di una struttura circolare di 4 piani (la forma è quella di un anello) con pareti interamente in vetro ed un giardino all’interno di oltre 70 ettari; l’astronave (nome dovuto probabilmente alla composizione architettonica della struttura), definita così dallo stesso Jobs, potrà ospitare circa 13.000 persone. In particolare, Apple ha sottolineato che le presentazioni ed i “lanci” dei futuri prodotti avverranno proprio in un auditorium situato all’interno della nuovissima struttura e potrà contenere circa 1000 persone. Le sorprese non finiscono qui: nella presentazione dell’articolo ti avevo parlato di “un ambiente familiare“, questo perché Apple Campus avrà una palestra, una tavola calda ed un parcheggio sotterraneo. Il tutto, da precisare, alimentato da una centrale a gas. Tre ettari, saranno riservati proprio all’ambiente di ricerca e sviluppo.
L’appoggio del comune e della città
“Apple si è fondata qui; ed è qui che è atterrata l’astronave di Steve Jobs. Non è possibile dire di no, persino i cittadini saranno felici”. Queste le parole di Gilbert Wong, sindaco della città di Cupertino; non c’è niente di meglio di una dichiarazione del genere: è un sogno da parte di un’azienda riuscire ad essere approvata così in fretta da politici e cittadini, in tempi in cui la burocrazia è dovunque. Secondo il comune, infatti, mancherebbero solo alcune audizioni pubbliche ed uno studio sull’impatto che la struttura avrà sull’ambiente. Secondo Jobs, se non vi saranno imprevisti, il nuovo campus di Apple potrebbe esser pronto per il 2015. Non resta che un augurio nei confronti di Apple.
Opinione
Penso sia un’ottima mossa da parte di Apple non solo per l’espansione ma per sottolineare quanto questa azienda sia sensibile al futuro ed alle persone con cui lavora. Questo ambiente sarà sicuramente più gradevole di quello attuale: permette allo sviluppatore ed ai vari tecnici e designer di rilassarsi e poter staccare dalla propria scrivania. E’ un ambiente più ristretto e più caloroso; probabilmente è per questo motivo che Jobs ha optato per una forma circolare: presto gli sviluppatori entreranno a far parte della “cerchia familiare“. La tua opinione è di gran lunga più importante della mia, perciò non esitare a scriverci un commento.
Stefano Campagna
Fonte: Skimbu
Steve Jobs, dimissioni dal ruolo di CEO alla Apple
Ci giunge notizia, ufficiale, che Steve Jobs si è dimesso dal suo ruolo di amministratore delegato ad Apple. Continuerà a contribuire alla crescita dell’azienda, ma in modo diverso.
La motivazione principale che l’ha spinto a dimettersi, come potete leggere nella sue lettera (link in fondo), è stata la sua inadempienza ai ruoli lui assegnati (con buon probabilità dovuta a problemi di salute).
Il suo successore sarà Tim Cook, che lo aveva già sostituito durante il suo ultimo ritiro medico a Gennaio.
Francesco Di Lorenzo
Fonte: Skimbu
iBike, nuova bicicletta di Apple
Dalla vecchia citazione dell’intraprendente Steve Jobs “I computer sono come biciclette per la nostra mente“, ecco arrivare una curiosa interpretazione di tutto ciò.
L’azienda californiana, infatti, avrebbe dotato tutti i suoi dipendenti di una bicicletta per muoversi nel grande campus di Cupertino.
Questa nuova scelta avrebbe portato alla nascita di una nuova e particolare bicicletta, riconosciuta dagli internauti come l’iBike, poi smentita ufficialmente da Apple. La cosiddetta iBike sarebbe caratterizzata da un telaio interamente in alluminio, con cambio a 3 marce e varie sacche progettate per offrire la massima ergonomia con Macbook di varie grandezze, iPad, iPhone e dispositivi vari.
Fonte: GoLook-Technology.it



























