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L’Arabish, la scrittura araba del Web
Per scansare la sorveglianza della polizia, i giovani internauti arabi comunicano a volte per mezzo di un linguaggio composto dalettere latine e da cifre. Ingegnoso. Sabah al-khayr (Buongiorno) si scrive ”9aba7 2l5air“. Con questo linguaggio codificatomigliaia di giovani arabi trasmettono i loro messaggi e parole d’ordine con il telefono portatile, blogs e altri canali sociali. Ribatezzato “arabizi”, “arabish”, “aralish” o ancora “canto arabo”, secondo gli usi e i dialetti, o ancora “franco-arabo”, se sono francofoni, questa scrittura è composta da una serie di lettere latine e da cifre, ed è stata creta spontaneamente dallagenerazione digitale rivelandosi poi molto efficace per deviare i controlli delle autorità. I numeri sono usati per trascrivere dei fenomeni arabi con o senza equivalenti nell’alfabeto latino (il “ayn”, senza equivalenti, è trascritto con un 3, che assomiglia morfologicamente allo scritto in arabo di ayn). Alla base di questo fenomeno, una ragione pratica: la maggioranza dei telefoni cellulari e degli ordinatori utilizzano l’alfabeto latino e siti come Facebook o Twitter non riconoscono che da poco i caratteri arabi. Questo metodo di espressione deve il suo successo anche alla sua adattazione alla conversazione scritta. Molti internauti sono dell’idea che tutto cio’ permette di chattare come si parla, esprimere le proprie emozioni con delle esclamazioni, che non potrebbero essere trascritte in arabo classico. Da qui l’arabish (contrazione di arab e di english), che in linea di massima si usa percorti messagi (twitter), qualche frase al massimo, mentre i testi più importanti si redigono in arabo, in francese e inglese. Traspare in questolinguaggio codificato un simbolo di resistenza: l’arabo tradizionale è assimilato dai giovani alla lingua del potere. L’arabish è anche un dialetto sociale, lo slang di una generazione che condivide un orizzonte globalizzato e la volontà di emanciparsi dai codici tradizionali. I pubblicitari, sempre pronti a recepire le nuove tendenze, stanno impiegando sempre di più questa scrittura per fidelizzare la gioventù araba. Recentemente,la compagnia telefonica saudita Mobily, ha lanciato una campagna pubblicitaria per promuovere una linea prepagata chiamandola 7ala ( per hala “piacevole al gusto, zuccherato, dolce). Pero’ questa pratica purtroppo non è appannagio solo dei giovani branchée: il forum djiadista Al-Qal3ah (La Cittadella), ospita la propaganda dell’anziano capo di Al-Qaïda in Irak, Abou Moussab al-Zarqaoui. Trasversalità politica, moda, fenomeno di massa o semplicemente un nuovo modo di comunicare, che riduce i tempi di scrittura e riformula nuovi bisogni, tecnologici e estetico-sociali.
Fonte: My Amazighen
Lo Zafferano, oro prezioso
Fu Krokos, l’amico di Hermès, che dono’ il suo nome al Crocus. Stavano giocando lanciando con il disco e Krokos venne colpito mortalmente alla fronte. Il sangue che usci’ dalla sua ferita entro nella terra e la fecondò. In quel punto, poco tempo dopo, usci un bellissimo fiore blu violetto con i tre stigmi che rappresentarono da quel giorno, per i greci, la resurrezione e la potenza vitale. Il nome stesso, Krokos, è associato alla radice greca che significa” filamento”. Originario del Cachemire e del Nepal, è coltivato dall’antichità ovunque nella zona mediterranea. Di certo si sa, grazie ad un papiro medico datato 1.500 A .C , che arrivo in Egitto. I Romani vedevano in questa spezia il simbolo della gioia spirituale e lo bruciavano come incenso durante le loro funzioni religiose. I Fenici lo vendevano trasportandolo sino in Africa del nord, dove esistevano dei magazzini a Tunisi, in Algeria e in Marocco. Nel Reame la coltivazione dello zafferano occupa delle piccole zone a Debdou ma è a Taliouine, villaggio montano dell’Atlas, a 1.200 mt di altitudine, collegato al resto del mondo dal colle del Tizi n’ Test, che si trova l’eccellenza a livello mondiale. Questo piccolo crocus, i cui pistilli fornisco la preziosa spezia, ha attraversato i secoli grazie alle sue virtù medicamentose e al suo potere colorante. Questo fiore appartiene alla famiglia delle iridacee e il suo bulbo raggiunge i due/tre cm di diametro. Uno solo di questi bulbi puo generare sino a 8 fiori, ognuno dei quali possiede sei petali di colore violetto e, cosa fondamentale, un piccolo pistillo da dove si svillupano gli stigmi, di color giallo-arancio. Nello zafferano sono presenti ben 5 tipi di coloranti, tutti a base carotenoide che hanno la rara particolarità di essere solubili nell’acqua e quindi utilizzabili come coloranti. Possiede inoltre 35 aromi differenti e il più caratterisco, quello che tutti conosciamo, si svilluppa nella fase del seccaggio. I bulbi riposano sino ad agosto e iniziano a produrre le loro prime foglie, poi di seguito, velocemente, i fiori.La sua fioritura è uno spettacolo di colore unico e indimenticabile, che ridipinge i superbi paesaggi del Siroua. La seconda specificità dello zafferano è la sua coltura, dormiente sino al fine estate e raccolta autunnale. Ha bisogno di sole, pioggia e luce pari a quella dei vigneti. Questo bulbo rustico si pianta ad una altitudine che varia dai 650 ai 1.200 mt s.l.m. e puo’ resistere a gelate importanti, sino a -15°, come a colpi di calore oltre i 40°.
Fonte: My Amazighen
Design Made in Africa
A volte artigiani, a volte scultori, spesso entrambi, i designers ridefiniscono le forme del quotidiano e reinventano mobili e oggetti. Senza dimenticare le loro origini. Benvenuti nella nuova casa africana con universi rosa bombon dell’anglo-egiziano Karim Rashid, divani multicolori del senegalese Bibi Seck, estetica depurata del togolese Kossi Aguessy, oggetti del quotidiano marocchino reinventati da Younes Duret e Hicham Lahlou . Il design del continente nero si diversifica e stupisce ! Tra di loro c’è chi si ispira alla tradizione artigianale e chi ricorre alle tecnologie e ai materiali moderni, per essere sempre presenti ai rendez-vous internazionali del design. Il 16 novembre prossimo, il Museo delle Arti e del Design di New York inaugurerà una grande esposizione dal titolo ”Global Africa Project”, che riunirà per sei mesi le opere di una sessantina di artisti del continente. Per il senegalese Ousmane Mbaye ”la creazione nel continenete africano ha sempre sedotto i compratori. Non si è mai realmente chiamato design ma piuttosto « mano d’opera di arte primitiva » o arte primaria“.
Al di là dell’aspetto pratico, questi oggetti usuali sono stati pensati per essere belli e le creazioni contemporanee non sono un fenomeno di moda, ma fanno parte dell’ambiente estetico da molto tempo. Anche se le creazioni africane raggiungono a volte cifre da capogiro, come la sedia Uselless Toll, in acciaio e carbone di Kossi Aguessy, da 60.000 euro, i designers penano ancora nello svillupparsi su scala industriale. Per molte ragioni. In Marocco, spiega Younes Duret, “l’artigianato è un vero rullo compressore il settore è molto protetto dalle autorità e l’oggetto artigianale è sacralizzato“. E’ difficile allora per il designer posizionarsi. Anche se i marocchini sono sempre più ghiotti di creazioni che, con humor, fanno il verso all’oggetto artigianale. Dal 2009 gli apribus del marocchino Hicham Lahlou, architetto di fama internazionale, proteggono gli utilizzatori dei trasporti pubblici di Rabat, Temara e Salé. Due cose mancano in Africa, osserva il designer Bibi Seck: “ la capacità industriale della produzione di design e la formazione. Non esistono delle scuole di design e di grafismo, scuole che le nuove generazioni hanno bisogno di avere per sviluppare le loro capacità artistiche e professionali ”.
Fonte: My Amazighen
Maratona delle Sabbie 2011
Oltre 900 concorrenti di cui 138 donne, con un età che varia tra i 17 e i 79 anni, in rappresentanza di 42 nazionalità, parteciperanno alla 26° edizione della Maratona delle Sabbie, prevista dal 1 al 11 aprile prossimo, nel magico paesaggio del deserto marocchino. Sette giorni durante i quali i maratoneti dovranno essere autosufficienti, gestire al meglio gli sforzi, la fatica e riposo, affrontando a volte delle temperature che si avvicinano ai 48° con tempeste di sabbia che rendono la visibilità nulla. Questa affascinante maratona venne creata nel 1986 ed ha riunito, in 25 edizioni, oltre 11.000 concorrenti. Un appuntamento imperdibile per i nuovi Indiana Jones, per i patiti della resistenza e dei fautori della conoscenza dei propri limiti. Questa prova sportiva di altissimi livello, anno dopo anno, grazie anche all’Alto Patrocinio di SAR Mohammed VI, sta conoscendo un successo unico in tutto il pianeta. I partecipanti dovranno percorrere 250 km in stile libero, ripartiti in sei tappe da 20 a 80 km, tra cui una no-stop da percorrere di notte. Questo periplo sarà seguito da 400 persone di cui 50 medici, 30 specialisti in logistica e 28 controllori e i test antidoping saranno effettuati conformemente alle norme della Federazione internazionale di atletica (AAF). Questa edizione avrà una copertura mediatica in oltre 200 paesi ed avrà una forte componente solidale e sociale nelle città di Tinghir e a Zagora. Secondo gli organizzatori, la competizione vedrà contendersi il titolo tra il marocchino Lahcen Ahnsai, autore di 10 vittorie, e numerosi pretendenti che arriveranno dalla Spagna, dalla Francia, dall’Italia e dalla Giordania. Il Marocco sarà rappresentato da 24 concorrenti. Un dispositivo di trasmissione satellitare sarà messo a disposizione per i giudici che potranno cosi’ avere la posizione esatta dei partecipanti che sarà visulizzata su di una piattaforma web online. L’itinerario di questa maratona, una delle più difficili al mondo, vedrà situazioni differenti come piste, palmeti, montagne, fiumi e deserto.
Fonte: My Amazighen
Sotto la pioggia..il panico marrakchis!
I marrakchis (abitanti di Marrakech) sono frivoli, si sà. E’ il solo luogo al mondo dove è possibile incrociare delle persone in anorak in pieno mese di agosto, con 40° gradi all’ombra. E’ tutto vero, non invento nulla, sono qui tutto l’anno. Infatti, sotto i loro molteplici strati di vestiti, riescono a sviluppare i loro propri microclimi e macerare in una marinata personale, intima e refrigerante. L’inadattabilità dei marrakchis prende una piega spettacolare nei giorni di pioggia, come in questi giorni. Il minimo temporale semina il panico e il caos nella città. Come tutti i marocchini, i marrakchis, traumatizzati dalle loro estati aride, amano la pioggia. I primi acquazzoni della primavera sono accolti con crisi di gioia. Tutti si felicitano mutualmente, alzano le mani al cielo per ringraziare il Signore… poi alzano le mani allo stesso Signore per chiedergli di aiutarli a rientrare vivi alle proprie case. Marrakech non è una città fatta per le pioggie torrenziale. I tombini della città saltano con il primo acquazzone e le strade si inondano in un colpo d’occhio, regalando un allure da naufragio titanico (fuorviante… per Londra… deve prendere la prima a destra!). Quando poi tutto termina, grandi pozzanghere dimorano ovunque. In un paio di settimane vengono assorbite dal terreno perché, in effetti, le Autorità della città sono ecologisti puri e duri, e mai e poi mai interferiranno con il corso della Natura, che necessità di tempo per il lavoro di evaporazione. Intristiti dalle loro scarpe fradicie, i marrakchis soccombono all’ambiente da Apocalisse. Un consenso tacito vaga nella città, trasmettendo la necessità di uno stato d’emergenza. Il nuovo codice stradale è abolito (ove fosse praticato!) e nuovi codici “polite” entrano in vigore, come: ”Permettemi di tagliarvi la strada e rigare con la mia moto la vostra auto, siete amabile!”, oppure “hops, perdonatemi di avervi completamente inondato di acqua (sporca), ho un leggero ritardo e non ho proprio capito che stavo entrando in questo piccolo lago di montagna!“, e via dicendo. Il già flebile diritto della strada ai pedoni è sospeso a tempo inderteminato e tutti i bipedi che si trovano in strada sono da considerarsi come “nemici combattenti“. Se, per sfortuna, alla pioggia si uniscono tuoni e lampi la città diventa lo scenario di un isteria collettiva, considerando che molti negozianti chiudono i loro negozi prima dell’orario abituale perché, terrorizzati dai lampi, i dipendenti si rifiutano di lavorare, senza contare gli svenimenti! . La prima pioggia dell’anno poi, riveste un carattere ancor più pittoresco, oserei dire näif: i lunghi mesi di aridità lasciano sull’asfalto uno spesso strato formato anche da grasso e la pioggia trasforma questa schifezza in un liquido oleoso, saponato e scivoloso, particolarmente feroce per le due ruote. Non è raro quindi vedere delle moto che si lanciano in spettacolari scivolate in mezzo a bus e camion. E’ una sorta di “Holiday on Ice“, gigante e improvvisato, uno spettacolo che potrebbe essere divertente se non togliesse la vita, ogni anno, a decine di conducenti di moto. L’incoscienza poi di chi cerca rifugio nella medina, creando ingorghi cinematografici, è pari ai fiumi di acqua che si riversano nelle piccole stradine intasate. La sola cosa da fare a Marrakech quando piove è restarsene a casa, o in Hôtel. E’ l’occasione buona per utilizzare il camino (vedi che serve a Marrakech!), ascoltando la pioggia che picchia contro i vetri delle finestre, dissertando dottamente, con i piedi asciutti, sui benefici della pioggia in Marocco.
Fonte: My Amazighen
Ras-el-hanout, la testa del droghiere
Il Raz-el-hanout è un mix di spezie tipiche dell’Oriente, originario del Marocco. Questa miscela è tradizionalmente composta da una ventina di spezie ma può’ arrivare, secondo della drogheria dove la si cerca, anche a 50 tipi di spezie diverse, perfettamente amalgamate tra di loro. Si trovano anche dei mix di Raz-el-hanout semplificati, contententi meno di dieci spezie, frequenti nella grande distribuzione. Se i mix cambiano, certe spezie sono imprescindibili: la cannella, il ginger, il coriandolo, il cardamomo, la noce moscata, il pepe nero e la curcuma. Il Raz-el-hanout può anche contenere dei fiori secchi, come i boccioli di rosa, fiori del pepe, del chiodo di garofano e del cumino. Raz-el-hanout significa “la testa del droghiere”, ed è prodotto con le migliore spezie del negozio. In effetti il mélange di spezie è unico e strettamente legato al mercante che puo’ adattare il Ras-el-hanout alle diverse richieste, come ad esempio escludere o inserire nuovi aromi. Il Ras-el-hanout varia da regione a regione e in alcuni casi dalla città alla campagna ma la tradizione vuole che ogni mélange contenga una spezia afrodisiaca. È usato nella cucina tradizionale marocchina quotidianamente, per donare un sapore e un aroma unico a tutti i piatti che vengono cucinati e un vecchio detto marocchino recita: “Il ras-el-hanout è usato dalle donne che non sanno cucinare e diventano così delle ottime cuoche”. Una varietà è disponibile per tutti i piatti a base di pesce. Nei souks di Marrakech, precisamente nella Place des Èpices, diversi “droghieri” mettono a disposizione la loro sapienza nel prepare questa miscela che trasforma tutti i piatti, anche i più mediocri, in prelibatezze. Provatelo su delle semplici uova al tegamino, in sostituzione del sale, non potrete più farne a meno.
Fonte: My Amazighen
Marocco, turismo alle stelle
L’attività turistica ha iniziato l’anno 2011 con delle performances eccezionali. Questa evoluzione si è accentuata in un contesto segnato dalle forti tensioni politiche che cavalcano il mondo arabo e l’Africa del nord in particolare (Tunisa, Egitto, Libia, Yemen, Baharain ecc..).In primis, la rivoluzione dei Gelsomini in Tunisia, seguita da quella egiziana e a seguire tutte le manifestazioni nel mondo arabo, non hanno avuto incidenze sugli arrivi dei turisti con destinazione Marocco. Un indicatore che spiega bene la percezione positiva dei turisti e dei tour operators sul Marocco. Questa tendenza positiva è ancora valida per il mese di febbraio anche se il test si avrà per le prenotazioni di Pasqua. Gennaio ha visto un incremento di turisti del 15% rispetto allo stesso mese del 2010 e un incremento del 19% sulle notti occupate. Agadir si è accaparrata il 30% del totale con oltre 1.000 notti addizionali (+35%). Il trend è continuato su Marrakech (+12%), Casablanca (+13%), Rabat (+15%) e Ouarzazate (+11%). Incrementi meno importanti si sono avuti a Fés e a Tangeri con rispettivamente un +4 e un +7%. In media, il tasso di occupazione delle camere si è situato ointorno al 39% nel mese di gennaio. Come paesi emettitori la sorpresa è l’Italia che ha contribuito al full degli Hotels (39%), seguito dalla Germania (25%), i francesi con il 25% e il resto agli spagnoli, in ultima posizione. Per il primo mese dell’anno qualcosa come 1,06 milioni di passeggeri internazionali hanno transitato negli aereoporti marocchini e di questi più della metà all’aereoporto Mohammed V di Casablanca; segue Marrakech e Agadir. Sul fatturato, mese di gennaio parlando, si è visto un incremento del 9,3%, che da 3,5 miliardi di Dh nel gennaio 2010 si è portato a 3,8 miliardi nel 2011. Sul fronte tunisino, diretto concorrente del Marocco, da segnalare la bella idea relativa al marketing per rilanciare l’attività turistica del paese scosso dalle turbolenze politiche dei mesi scorsi. Gli slogan principali del 2011 sono : “Venite ad investire in un paese 100% democratico !” e ”Venite a sentire il profumo di gelsomino“. Originali i tunisini!
Fonte: My Amazighen
Le Mederse nel mondo arabo
Insieme alle Moschee e agli Hammam, le Mederse (da madrassa che significa scuola) sono gli edifici più caratteristici delle città musulmane. Centri di insegnamento islamico questi collegi segnalano, in primis, l’importanza intellettuale e spirituale delle città che le ospitano. Le prime Mederse apparvero verso la fine del XI° secolo nel Medio Oriente musulmano. La loro vocazione era, in origine, promuovere l’ortodossia sunnita per contrastare “l’eresia” sciita che si era radicata nella Oumma (comunità di credenti), sotto la forte influenza dei fatimidi d’Egitto e ad alcune sette mistiche ismaelite. Si insegnava il Diritto, secondo le quattro scuole sunnite: hanafita, chafiita, malékite e hanbalite. Il Diritto musulmano (Fiqh) definisce gli obblighi culturali e le relazioni sociali dei membri della Comunità. Tutte le leggi, sia civili che penali, partono dall’insegnamento del Corano e dallo studio della Tradizione (Sunna) che raccoglie gli atti e le parole del profeta Maometto. La scuola malékite, la sola riconosciuta in Marocco e nella più parte dell’Africa apporta ugualmente un posto speciale ai costumi locali introducendo delle pratiche popolari e superstizioni, sconosciute alla più parte dell’Islam ufficiale. Le Medersa erano anche dei centri di insegnamento delle scienze, della matematica, dell’astronomia e a volte anche della medicina. Monumenti emblematici delle città musulmane le Mederse adottano un piano architetturale che si ritrova generalizzato in tutto il mondo arabo, eccetto alcune specificità locali. La Medersa è composta da una struttura che ruota intorno ad una corte o patio, ornata generalmente da una fontana. Sui due o tre lati della costruzione si aprono gli Iwans, portici monumentali ereditati dall’architettura iraniana, dove i professori dispensano i loro insegnamenti. L’ultimo angolo è generalmente occupato dall’oratorio, dotato di un “Mirhab“, dove si riuniscono professori e studenti per le cinque preghiere quotidiane. Ogni anno i “Tolba” (studenti) dell’Università di Karaouiyine a Fès eleggono il re degli studenti. Questa festività, che dura all’incirca una settimana, ricorda per certi aspetti le feste delle città universitarie europee del Medio Evo. Vestito con esclusivi abiti, drappeggiati ad arte, dell’Università, il sultano dei Tolba indirizza alle autorità della città delle missive dove denuncia, in termini molto diretti, le difficoltà degli studenti, le loro miserie e le poche certezze della loro vita. Nel corso della settimana di inversione dei codici e dei valori, gli studenti si recano in corteo al cimitero di Bab Ftouh per venerare sopra il suo cenotafio, la memoria di Sidi Ali ben Harazem, il loro santo patrono.
Questo saggio, morto a Fès nel 1164, era dotato di una tale eloquenza che i djinns (spiriti) accorrevano, invisibili, ad assistere ai suoi corsi alla Karaouiyine. In queste scuole si raccoglievano migliaia di ragazzi che provenivano generalmente dalle zone rurali del Paese. Vivevano con poco, pane e acqua era il sostentamento, e con piccoli lavori come la presenza ai funerali e in occasioni religiose importanti, dove recitavano versi del Corano, traevano i pochi denari che servivano per acquistare il minimo necessario. A Marrakech è possibile visitare la spettacolare Medersa ben Youssef, uno dei monumenti in assoluto, con la Necropoli saadita, più interessanti della Ville Rouge. Venne fondata nel nella metà del XIV° secolo dal sultano merinide Abou el Hassan, ricostruita poi nel 1564-1565 dal saadita Moulay Abdallah, come attestano le iscrizioni incise sui capitelli della sala delle preghiere e sul portale dell’ingresso principale.
Fonte: My Amazighen
Marocco, libertà di stampa e governance
Fonte: My Amazighen
Marocco, welcome to Ouallywood!
Una luce straordinaria, paesaggi diversificati, tariffe competitive…Ouarzazate seduce sempre più i professionisti della settima arte. In certi periodi dell’anno è sufficiente passeggiare per le vie della città per capire cosa si sta girando. Qualche tempo fa si incontravano, cosa inabituale, tantissimi barbuti, che erano figuranti per un film che si svolgeva in Afganistan. Qui, gli abitanti vivono al ritmo del cinema e la città è in fermento per una mega-produzione che partirà nel mese di marzo, il sequel di “Alien“ con la regia di Ridley Scoot, che dopo aver girato qui “Il Gladiatore” nel 2000 è diventato un habitué del Marocco, creandosi la fama di regista che paga bene i figuranti e i primis per la sua gentilezza. Gli ingressi economici dei films sono diventate delle risorse essenziali non solo per la capitale del cinema del sud marocchino, Ouallywood, cosi’ battezzata recentemente dal Financial Time, ma per tutto il reame nel suo insieme. Uno dei più grandi studios di Ouarazazate non si è dato per vinto davanti alla recente crisi economica mondiale e ha sfoderato la sua professionalità diventanto in assoluto il più grande studio open air del mondo. Situato tra la città, arrivando da Marrakech, e tra la strada delle Kasbah, lo studio CLA è uno dei più recenti; propone dal 2005 due plateaux, i più importanti d’Africa, che permettono anche riprese in interni. In questa struttura sono presenti scenografie impressionanti, tra cui un bacino d’acqua che permette di simulare scene in alto mare, vestigia delle riprese di un remake di Ben-Hur per la televisione. Creato nel 1985 possiede da numerosi anni un allure spettacolare. Si entra attraverso una muraglia che ricorda quella di Marrakech e ci si trova al cospetto di enormi statue egiziane incrostate. Servirono alla scenografia di Missione Cleopatra, il grande successo della serie Asterix, girato a Ouarzazate nel 2001. All’interno, si puo’ visitare un quartiere di Gerusalemme (resti delle scenografie di Kingdom of Heaven, di Ridley Scott), un tempio tibetano (utilizzato per le scene di Kundun, di Martin Scorzese) o ancora alcune costruzioni romane (per telefilms italiani). Questi elementi di decoro impressionanti sono inseriti in 160 ettari di terreno semi-desertico che possiede lo studio da molto tempo. La quasi inesistenza di pioggia permette di conservare i più spettacolari mentre gli altri vengono distrutti dopo le riprese. Le autorità comunque intendono proseguire sulla strada della sinergia tra cinema e turismo con la manifestazione Moviemed, una serie incontri per attirare visitatori avidi di ritrovare dal vivo le scenografie dei films celebri che amano. Un museo del cinema colmo di vestigia e di materiali di ogni epoca è stato recentemente aperto nel cuore della città per offrire una retrospettiva importante di tutti films che sono stati girati nella Hollywood del Marocco. Ouarzazate, che letteralmente significa ”senza rumore” in berbero (da qualche tempo è anche chiamata ”silenzio, si gira !“) aumenta di anno in anno la sua vocazione di città internazionale del cinema, grazie a una serie di fattori quali la luce, spazi immensi e paesaggi diversificati con, il deserto dietro l’angolo (deserto di pietra,hammada), e poco più lontano il deserto di dune , e ancora lo sfondo di montagne innevate e edifici spettacolari come il celeberrimo Aït Benhaddou, ksar fortificato medioevale, patrimonio mondiale dell’UNESCO. Ma oltre a questi capolavori della natura sono le ”risorse umane“” competenti e sempre disponibili, come alcun artigiani locali abituati a costruire scenografie e costumi. Molti i tecnici preparati del cinema diventati ancor più professionali, e grazie alla composizione multietnica della popolazione, figuranti in numero illimitato capaci di incarnare uomini e donne di origini diverse e di tutte le epoche. Un accenno anche al sostegno dello stato, che facilita a livello burocratico i lavori e garantisce una libertà di creazione, pensiamo a Sex and the City 2 censurato a Abou Dabi e girato poi nelle sue scene più bollenti in Marocco. E last but no least, delle tariffe molto attrattive; il costo delle riprese scende di molti punti percentuale rispetto all’Europa, sino al 40% meno e oltre il 60% rispetto agli USA. E i risultati di queste politiche sono evidenti: secondo M.me Saloua Zouiten del Centro cinematografico marocchino (CCM), il Marocco ha accolto tra il 2006 e il 2010 le riprese di 140 produzioni per un investimento di 250 milioni di euro, con una media di 50 milioni annui. L’indotto ha di fatto creato diverse società con sede a Casablanca, Marrakech, Tangeri e Ouarzazate che organizzano e propongono i loro servizi alle società di produzione americane o europee.
Fonte: My Amazighen



























