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Archive for the ‘Domus Cultura’ Category

Palazzo Marino

December 3, 2011 Leave a comment

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Situato in Piazza della Scala 2 di fronte al famoso teatro, Palazzo Marino è sede della civica amministrazione dal 9 settembre 1861, quando l’allora sindaco Antonio Beretta vi trasferì la residenza municipale. Il Palazzo, costruito dall’architetto Galeazzo Alessi per il ricco commerciante genovese Tommaso Marino, ospita gli uffici del Sindaco, del Vice Sindaco, della Presidenza del Consiglio, Segreteria Generale e Direzione Generale.
La costruzione del Palazzo fu iniziata il 4 maggio 1558 nell’angolo verso San Fedele su progetto del perugino Galeazzo Alessi.
Il lato verso il Teatro alla Scala rimase in grandissima parte incompiuto. Luca Beltrami, il quale aveva presentato una prima relazione nel 1886, ne eseguì il completamento tra lo stesso 1886 ed il 1892 seguendo i concetti originari dell’Alessi, interpretati attraverso indagine sulla raccolta Bianconi.
Nel 1947 i milanesi videro coprirsi la facciata di grandi cartelloni pubblicitari che nascondevano le rovine causate dal bombardamento del ’43. Nella primavera del ’54 la Civica Amministrazione rientrava in quella che era stata per più di ottant’anni la sua casa.
La storia di Tommaso Marino e della sua più nota creatura, il palazzo attualmente sede dell’Amministrazione Comunale, inizia ai primi del Cinquecento quando il fratello Giovanni Marino si trasferisce a Milano. La vocazione milanese dei Marino è dunque molto precoce e precede di molto la dominazione spagnola che sarà la ragione principale della loro fortuna.
Già nel 1509, Giovanni e Tommaso, assieme al padre Luchino chiedono infatti il permesso di stabilirsi a Milano al re di Francia Luigi XII. Poiché negli anni seguenti abbiamo notizia solo di Giovanni, è probabile che solo lui si sia trasferito inizialmente lasciando al fratello Tommaso la cura degli affari a Genova.
La famiglia Marino era composta dai fratelli Tommaso (nato nel 1475) e Giovanni (nato nel 1486), e da due sorelle, Barbara e Maria. La madre era Clara Spinola, appartenente ad uno dei tanti rami non nobili di questa illustre casata genovese.
Giovanni dunque soggiorna a Milano in tutto il travagliato periodo delle guerre tra Francesi, Imperiali, Svizzeri e Spagnoli che si conclude nel 1529 con la pace di Cambrai e la caduta del ducato di Milano sotto la dominazione di Carlo V. Sappiamo da vari atti notarili che Giovanni Marino abita a San Matteo alla Moneta (1518), a Sant’Alessandro (1528), a San Vittore al Teatro (1529) e infine a San Fedele (1545) in una casetta all’angolo tra piazza San Fedele e via Caserotte, primo nucleo del futuro palazzo Marino. Gli affari dovevano andare molto bene: nel 1533 risulta proprietario della Cascina Mirabello e della Cassina de Pomm, tenute per le quali ottiene da Francesco II Sforza l’esenzione fiscale. Nel 1540, i fratelli Marino, ottengono la ferma del sale per nove anni. Nel 1541, Giovanni è Commissario generale del censo.
Il 29 dicembre 1546 Giovanni Marino muore lasciando numerosi figli avuti dal suo matrimonio con Pellina Lomellino: Ersilia, Antonia, Barbara, Giambattista, Cornelia e Aurelia. C’è anche la figlia naturale Isabella che sposerà in seguito Leonardo Spinola, (vedi “Palazzo Spinola e la Società del Giardino”).
Alla morte del fratello, Tommaso, che aveva 71 anni, eredita metà dei suoi crediti e si assume la tutela dei figli. Vista inoltre l’importanza dell’impresa gestita dal fratello, si trasferisce a Milano.
Cortile
Tommaso Marino fece eseguire nel cortile d’onore un programma decorativo imperniato su due temi principali: quello dell’esaltazione dell’eroe attraverso la narrazione delle imprese di Ercole (nel registro inferiore) e quello dell’esaltazione della forza di amore nei suoi vari gradi, attraverso immagini (nel registro superiore) tratte dalle “Metamorfosi” di Ovidio. Se per le “Metamorfosi” i modelli furono le incisioni su legno per i tipi dello stampatore veneziano Giolito de’ Ferrari, per le storie di Ercole i modelli furono le serie di incisioni mitologiche elaborate attorno agli allievi di Raffaello da Marcantonio Raimondi, da Agostino Veneziano, dal Maestro del Dado, o anche dal Caraglio su modelli del Rosso Fiorentino. Quasi nulla è noto sugli autori delle decorazioni, in parte forse eseguite dagli scalpellini del cantiere del Duomo.
Sala del consiglio
L’aula del Consiglio venne inaugurata il 30 giugno 1953, data della prima seduta dopo la Seconda guerra mondiale. E’ possibile assistere alle sedute da un apposito spazio, la tribuna pubblica, dal quale si domina l’aula. Alla tribuna si accede da via Marino il giorno stesso della seduta senza alcuna particolare formalità. I consiglieri comunali sono attualmente 60. Di fronte ai consiglieri siedono gli assessori, il Sindaco, il Vicesindaco ed il Segretario Generale. Attorno all’aula corre la scritta ciceroniana “Quae in patribus agentur modica sunto/caussas populi teneto/vis abesto” L’arredamento è in noce. Dal soffitto pendono quattro grandi lampadari in bronzo fuso. E’ presente lo stemma del Comune, risalente al XII secolo, e ai suoi fianchi, in marmo e stilizzati, i simboli delle sei antiche porte della città, presenti anche sul gonfalone attualmente in Sala Alessi. Pochi anni fa l’arazzo in fondo all’aula è stato sostituito con la copia di un grande quadro del Figino raffigurante Sant’Ambrogio.
Sala Alessi
La Sala Alessi è l’attuale salone di rappresentanza del Palazzo. Qui si svolgono le conferenze stampa più importanti direttamente organizzate o promosse dal Comune di Milano, vengono ricevuti Capi di Stato o regnanti e si incontrano i Consiglieri prima della loro entrata nell’aula del Consiglio. Nel 1873 venne qui collocata la salma del Manzoni, alla quale i cittadini resero commosso omaggio; molto più recentemente altrettanto è stato fatto per altri milanesi illustri e per le vittime della bomba di Via Palestro. Gli affreschi, i cui originali risalivano al 1568, sono allegorie mitologiche. Ai lati si trovano le Muse, negli ovali tra pareti e volta le Stagioni. Il cielo è sorretto dalle Cariatidi. I due grandi portali, che campeggiano sui lati minori, ospitano nel timpano curvo due notevoli busti di Marte e Minerva. Sopra le finestre trovano posto quattro bassorilievi: i loro temi sono l’aurora, il giorno, il crepuscolo e la notte.
Sui lati lungo la volta, e cioè lateralmente alle finestre in posizione arretrata rispetto alle curve dei costoloni, spiccano quattro grandi bassorilievi che simboleggiano aria, terra, acqua e fuoco. La grande volta era anticamente sostenuta da pesanti travature in legno. In un lato trova posto il gonfalone ufficiale del Comune di Milano, raffigurante il patrono della città, Sant’Ambrogio. Ai suoi piedi la cosiddetta scrofa semilanuta, ai lati i simboli delle porte medievali di Milano.
Sala Verdi
Della Sala verde, al pari della Sala gialla, dopo il bombardamento del Palazzo si salvarono alcuni frammenti delle antiche volte in stucco, da cui si poterono ricavare i calchi che consentirono la restituzione di tutta la decorazione originale. La Sala verde, dal colore del ricco damasco che ne ricopre le pareti, è conosciuta anche come Sala matrimoni poiché qui, il 4 luglio 1953, venne celebrato il primo matrimonio civile in Milano. Da oltre vent’anni ci si sposa altrove.
Si dice che nel 1575 vi nacque Marianna De Leyva, futura Suor Virginia, conosciuta come “Monaca di Monza” ne “I promessi sposi” del Manzoni. Tra i dipinti recentemente collocativi sono da annoverare “Apollo e Marsia” del Danedi (detto il Montalto) ed “Elisa Baciocchi con la figlia nel giardino di Boboli” del Poirel
Anticamera
La cosiddetta Sala dell’Orologio, recentemente ristrutturata, è conosciuta anche come Anticamera del Sindaco e presenta una volta originale, anche se risistemata dopo le gravi lesioni subìte nel corso dell’ultima guerra. Le porte, in noce, sono incastonate in portali in marmo scuro. Alle pareti vi sono molti dipinti di autori vari.
Il pavimento, marmoreo, è formato da un campo centrale in granitello con fascia perimetrale.
L’antico orologio che dà il nome alla sala è collocato sopra la porta d’ingresso.
Le tre grandi finestre danno su piazza San Fedele.

Fonte: Palazzo Marino

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Museo di storia militare di Dresda, opera di Daniel Libeskind

November 16, 2011 Leave a comment

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La punta di una freccia o di una lancia, infilzata nel cuore di un museo, ma non un museo qualunque, il museo di storia militare di Dresda.
Ecco l’intervento realizzato da Daniel Libeskind, aperto al pubblico dallo scorso 14 Ottobre, dopo una chiusura durata 22 anni; il cuneo di cinque piani andrà ad estendere la collezione del museo facendolo diventare il più grande centro espositivo della Germania.
La struttura di acciaio e vetro alta 30 metri si apre sulla vista della città verso ovest, da dove vennero gli aerei che verso la fine della seconda guerra mondiale la ridussero ad un cumulo di macerie; all’interno dell’edificio un cuore di cemento separa, anche dal punto di vista materico, la parte storica dalle nuove aree di esposizione.
“Non era mia intenzione mantenere la facciata del museo e aggiungere solamente un invisibile estensione sul retro.” dice Libeskind, “volevo creare un’interruzione per penetrare l’arsenale storico e permettermi così di originare una nuova esperienza.”

Fonte: Linea Di Sezione

Royal Academy of Arts di Londra

November 15, 2011 Leave a comment

La Royal Academy of Arts è uno dei maggiori centri artistici e accademici di tutto il mondo. Situata nel cuore storico della capitale britannica, la Burlington House di Piccadilly a Londra, essa è conosciuta in particolare per le belle esposizioni d’arte temporanee, o ‘stagionali’ come venivano chiamate dalla mondanità dell’epoca vittoriana.
Storicamente, nasce per opera dell’architetto Sir William Chambers come una sorta di club artistico-culturale, nella seconda metà del XVIII secolo (1768), in competizione con l’allora esistente Society of Artists, dello stesso Chambers e collega James Paine. La fiducia nella nuova fondazione fu tale che sin dai primi anni il club raggiunse ben oltre quaranta soci fondatori, oltre ad avere come primo patron lo stesso sovrano inglese Giorgio III. Si andava così formando la più antica società dedicata alle belle arti di tutta la nazione britannica.
La prima mostra venne esposta in una casa nel regale quartiere londinese di Pall Mall e i primi studenti furono istruiti in un appartamento della celebre Somerset House che ospitava inoltre anche la biblioteca dell’Accademia.
Nel 1837 l’Accademia venne trasferita a Trafalgar Square in un edificio condiviso con la National Gallery. Il trasferimento nell’attuale sede della Burlington House in Piccadilly Street risale al 1868, che da allora comprende 17 gallerie principali e due studi per la Scuola d’Arte. Nel 1991 si sono aggiunte una nuova biblioteca e le nuove Sackler Galleries.
Oggi, la scuola e il centro espositivo si presentano come i maggiori centri artistici di tutta Londra e tra i più conosciuti a livello internazionale.
La Royal Academy of Arts si struttura in diversi gallerie di esposizione artistica, come le John Madejski Fine Rooms, finemente decorate e recentemente ristrutturate. Al loro interno è ospitata una delle più importanti collezione d’arte britannica (con accesso gratuito), tra dipinti e sculture, libri antichi e fotografie, rappresentate da artisti come Reynolds, Gainsborough, Turner, Constable, Alma-Tadema, Flaxman, Leighton, Millais, Waterhouse, Hockney. Sargent e Spencer.
Dalla collezione permanente si ammira inoltre una bella scultura di Michelangelo, il Tondo Taddei, una delle sole quattro sculture di Michelangelo presenti fuori dall’Italia.
Uno degli eventi più noti presentati dalla Accademia Reale è la Royal Academy Summer exhibition, che da oltre due secoli si offre tra le maggiori manifestazioni del calendario artistico londinese. Questa celebre esposizione della stagione estiva londinese (molto di moda in epoca vittoriana), offre da oltre due secoli la possibilità di esporre in mostra opere proposte dal pubblico, scelte tra circa 12.000 pezzi artistici (tra nomi noti e meno noti).
Di notevole interesse culturale si sono dimostrate in particolare le mostre esposte negli ultimi anni: si citano in particolare le celebri ‘Impressionists by the sea’ dell’estate del 2007 dove si esploravano le origini (dal 1860 al 1870) dell’Impressionismo che prediligeva la scenografia da spiaggia, la mostra temporanea delle forme artistiche della dinastia Chola nell’India del Sud e delle sue sacre sculture del IX secolo, la mostra intitolata China: the Three Emperors che vedeva esposizioni artistiche sulla Cina Imperiale dei Quing, degli anni 1662-1795, e la celebre esposizione intitolata Turks: a Journey of thousand years (600-1600 a.d) che esponeva l’arte e la cultura delle originarie tribù del centro asiatico sino al potente Impero Ottomano, lungo mille anni di storia.
Oltre ad essere un maggiore centro di esposizione artistica, l’Accademia è anche la più antica scuola di istruzione artistica del Regno Unito; tra i suoi primi studenti si annoverano Lawrence, Constable e Turner.
Oggi nella sezione scolastica della Royal Academy of Arts di Londra, conosciuta come la RA School, accedono solo i più meritevoli per frequentare un corso di specializzazione post-laurea della durata di 3 anni in pittura, scultura e stampa artistica (Stencil, xilografia, linoleografia, incisione su metallo e legno, acqueforti, stampe digitale, ecc). Per informazioni sui corsi di specializzazione alla RA School potete contattare l’Accademia al seguente indirizzo per richiesta programma di studi schools@royalacademy.org.uk
Per coloro che fossero interessati a diventare membri dell’Accademia Reale d’Arte di Londra, si informa che la piena associazione è limitata ad un numero di 80 accademici, scelti dagli esistenti membri, tra pittori, scultori, architetti e artisti in genere, i quali devono essere “professionalmente attivi in Inghilterra”; la regola generale è quella che prevede 46 pittori, 14 scultori, 12 architetti e 8 artisti di stampa, i quali partecipano al concorso di entrata tramite una rappresentazione artistica dei propri lavoro.
Il bellissimo palazzo che fin dal 1868 ne ospita gli interni, la Burlington House, si presenta in stile palladiano, edificato originariamente nel 1665 come un palazzo adibito a residenza privata da Sir John Denham,fu venduto incompleto nei due anni successivi al 1º conte di Burlington, da cui prese il nome.
La Burlington House ospita inoltre diverse altre notevoli fondazioni culturali come la Fondazione Geologica di Londra, la Fondazione Linnean, la Fondazione Astronomica Reale, l’Associazione degli Antiquari di Londra, l’Associazione Reale della Chimica.
La Royal Academy of Arts è un passaggio obbligato per chiunque si trovi in visita a Londra, e non manca di attirare un pubblico sempre più numeroso, acquirenti compresi.

Royal Academy of Arts
Burlington House
Piccadilly Street
London W1J 0BD
Tel 020 7300 8000
Orario di apertura: 10.00-18.00 lunedì – giovedì (ultima entrata alle 17.30
Venerdi 10.00-22.00 (ultima entrata alle 21.30)

Fonte: Londraweb

Museo Studio Achille Castiglioni

October 5, 2011 Leave a comment

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Nel gennaio 2006 gli eredi di Achille Castiglioni hanno firmato un accordo quinquennale con la Triennale di Milano perchè lo Studio Museo Achille Castiglioni fosse aperto al pubblico e continuasse il suo lavoro articolato e intenso di archivio. Visto il successo di pubblico di questi anni, più di 20.000 visitatori, la famiglia Castiglioni desidera continuare a condividere con i visitatori il luogo e le storie in esso custodite. Per questo motivo e per gli innumerevoli progetti in cui è coinvolto, lo Studio Museo Achille Castiglioni sta intraprendendo l’iter necessario per trasformarsi nella Fondazione Achille Castiglioni.

Il programma previsto è quello di catalogare, ordinare, archiviare, digitalizzare i progetti, i disegni, le foto, i modelli, i film, le conferenze, gli oggetti, i libri, le riviste, insomma tutto un mondo dentro il quale ha lavorato in più di 60 anni di attività, prima con il fratello Pier Giacomo, dal 1968 in poi, da solo. Questo lavoro viene gestito dalle due collaboratrici storiche dello studio che hanno lavorato a stretto contatto con Achille Castiglioni per più di 20 anni, Antonella Gornati e Dianella Gobbato. Conservare tutto questo patrimonio in chiave moderna significa catalogarlo per renderlo disponibile e fruibile al pubblico più vasto.

Contemporaneamente lo Studio Museo dal martedì al sabato (dalle ore 10 alle ore 13) gestisce le visite guidate al pubblico, sia ai singoli che a gruppi numerosi. Le visite guidate sono gestite dalla moglie e dalla figlia di Achille Castiglioni, Irma e Giovanna. Questa attività sta diventando molto impegnativa e di rilevante importanza perché permette di condividere il modo di pensare, insegnare e lavorare di Achille Castiglioni.

Lo Studio Museo Achille Castiglioni raccoglie, in quella che fu la “tana” del grande designer milanese, i suoi disegni, le fotografie, gli oggetti, i libri che gli appartennero e da cui trasse ispirazione per i suoi innumerevoli progetti, rivelatori di sconfinata creatività e invidiabile genio.

Durante la visita sono mostrate le 4 stanze dello studio: la stanza dove sono conservati i prototipi e i modellini, la stanza adibita ai tecnigrafi e a varie curiosità, la stanza dove si possono vedere gli oggetti anonimi che Achille Castiglioni ha raccolto durante la sua vita e che portava a lezione al Politecnico di Torino prima e di Milano dopo, per parlare attraverso essi dei temi importanti sul design ed infine la sala delle riunioni dove sono raccolti oggetti di design che abbracciano un ampio arco di tempo.

Museo Poldi Pezzoli

October 5, 2011 Leave a comment

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Il Museo Poldi Pezzoli è una casa museo situata nel centro di Milano a pochi passi dal Teatro alla Scala. Il museo nacque per opera del collezionista Gian Giacomo Poldi Pezzoli, che decise di disporre le sue vaste raccolte in locali riccamente arredati e appositamente ristrutturati, in modo da creare un percorso ideale che manifestasse una spiccata unità tra opere esposte, ambienti architettonici e decorazioni. In questi ultimi 50 anni il museo, si è arricchito di numerose donazioni, rappresentative di diverse arti: dal ricamo all’orologeria, alla pittura. Tra le più cospicue, la collezione di orologi meccanici di Bruno Falk e quella di orologi solari di Piero Portaluppi. Il Museo Poldi Pezzoli è, tutt’oggi, una delle più prestigiose collezioni europee, pensata dal suo stesso fondatore per fornire un servizio alla comunità.

La casa museo apre nel 1881, due anni dopo la morte del suo fondatore, il nobile Gian Giacomo Poldi Pezzoli (1822-1879), uno dei più illuminati collezionisti dell’Ottocento.

La sua casa museo è uno dei primi e più riusciti esempi di istorismo in Europa: ogni ambiente si ispira ad uno specifi co stile del passato e ospita un’eccezionale scelta di manufatti artistici antichi. Preziose raccolte di dipinti dal Trecento all’Ottocento, sculture, armi, vetri, orologi, porcellane, tappeti e arazzi, mobili ed orefi cerie, si fondono in uno straordinario insieme, donato ad “uso e benefi cio pubblico”. I bombardamenti del 1943 hanno distrutto la maggior parte dei decori fi ssi. Oggi accanto alle sale storiche, restaurate a evocazione della casa del collezionista, si affi ancano molti nuovi ambienti, opere ed allestimenti, come la Sala d’Armi progettata da Arnaldo Pomodoro.

Villa Necchi Campiglio

October 5, 2011 Leave a comment

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Villa Necchi Campiglio è una dimora storica, Situata in via Mozart 14. È considerata un modello forse unico per bellezza e conservazione di villa privata di stile razionalista degli anni trenta. Fu costruita come casa unifamiliare indipendente su progetto dell’architetto Piero Portaluppi, ed era circondata da un ampio giardino con campo da tennis e piscina.
Il disegno rigoroso di linee e superfici che caratterizza anche l’ambiente esterno alla villa è tributario rispetto all’allora nascente razionalismo, mentre gli interni sono caratterizzati da elementi di art deco. La casa fu concepita come residenza elegante ma confortevole, e moderna sia nello stile sia negli impianti e attrezzature come testimoniano la presenza di ascensore e montavivande, citofoni e telefoni, piscina riscaldata. Non avendo figli, le sorelle si preoccuparono di trovare una destinazione adeguata alla casa, e la lasciarono in eredità al FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano).

Costruita tra il 1932 e il 1935 dall’architetto milanese Piero Portaluppi, Villa Necchi Campiglio è giunta a noi perfettamente intatta, sia nell’ampio giardino esterno – corredato da tennis e piscina -, sia nella ricca infi lata di sale interne. Architettura, arti decorative, arredi e collezioni restituiscono, nel loro armonioso insieme, l’elevato standard di vita dei proprietari, esponenti dell’alta borghesia industriale lombarda. Nello stesso tempo il fervore delle quotidiane attività domestiche è adeguatamente testimoniato dalla sequenza delle sale di servizio, offi ce, cucine e bagni, ancora dotati degli impianti tecnici originari.

Due importanti donazioni arricchiscono inoltre la visita: la raccolta di opere d’arte del primo novecento di Claudia Gian Ferrari e la raccolta di dipinti e arti decorative del XVIII secolo di Alighiero De’ Micheli.

Casa Museo Boschi Di Stefano

October 5, 2011 Leave a comment

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Nel cuore di Milano, all’interno di uno storico palazzo degli anni ’30 progettato da Piero Portaluppi, nasce un nuovo museo di arte contemporanea. La casa di due coniugi, Antonio Boschi e Marieda Di Stefano, con le opere che avevano scelto, amato e collezionato torna a vivere. La generosità e l’amore per la propria città indussero, infatti, l’ingegnere Boschi a donare al Comune l’intera collezione. La Casa Museo Boschi-Di Stefano aperta al pubblico dal 5 febbraio 2003 si presenta ai visitatori come uno scrigno ricco di capolavori di un consistente numero di artisti del Novecento tra cui De Pisìs, Carrà, Fontana, De Chirico, Morandi, Sironi per una delle collezioni di arte italiana del Novecento più ricche e straordinarie.

La Casa Museo Boschi Di Stefano nasce proprio dalla munificenza di Antonio Boschi e Marieda Di Stefano che nel 1973 donarono la loro collezione di arte contemporanea con la clausola che il Comune di Milano aprisse un museo nell’appartamento di famiglia nella palazzina di via Jan 15 progettata dall’architetto Portaluppi.

La collezione spazia dal futurismo agli anni cinquanta con opere di Soffi ci, Boccioni, Sironi, Severini e Dottori, del “Novecento italiano”, di Mario Sironi, cui è dedicata una stanza monografi ca, di Morandi, De Pisis, “Corrente” e del chiarismo lombardo.

Nella sala centrale, opere di de Chirico, Campigli, Savinio e Paresce ricostruiscono l’apporto italiano alla Parigi degli anni trenta mentre una stanza è interamente dedicata a Lucio Fontana. Nell’ultima sala gli acquisti recenti, tra cui una serie di Achrome di Piero Manzoni.

Museo Bagatti Valsecchi

October 5, 2011 Leave a comment

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Il Museo Bagatti Valsecchi è una dimora storica ubicata nel cuore del quartiere Montenapoleone, al centro di Milano. È fra le più importanti e meglio conservate case museo d’Europa e fa parte da ottobre 2008 del circuito “Case Museo di Milano”. Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, di Varedo, concepirono insieme il progetto di costruire una dimora in cui abitare, ispirata ai palazzi signorili del Quattro e Cinquecento lombardo e di arredarla con oggetti d’arte rinascimentale. A questo scopo venne ampliato il palazzo milanese di famiglia (attuale sede del Museo) alla fine dell’Ottocento.
A reggere il Museo Bagatti Valsecchi è una fondazione privata, voluta dagli eredi Bagatti Valsecchi per esporre al pubblico le collezioni d’arte rinascimentale e gli oggetti d’arredo rinascimentale e neorinascimentale raccolti negli ultimi decenni del XIX secolo dai fratelli Fausto e Giuseppe per arricchire la propria casa.

E’ il piano nobile di Palazzo Bagatti Valsecchi, ristrutturato negli anni ottanta del XIX secolo in stile neorinascimentale, che accoglie la fastosa dimora dei fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi; qui i due nobili milanesi allestirono le opere d’arte appositamente raccolte, disponendole in sontuosi ambienti domestici ispirati al gusto del Rinascimento lombardo.

Si saldavano così in un insieme di grande suggestione la ricca collezione di dipinti e manufatti quattro-cinquecenteschi e le sale destinate a contenerli. Tavole di antichi maestri quali Giovanni Bellini o il Giampietrino, maioliche, vetri rinascimentali, arredi quattrocenteschi, avori, orefi cerie, armi e armature compongono il ricchissimo patrimonio della casa museo e ne arredano i suggestivi ambienti creati, verso la fi ne del XIX secolo, sotto l’attenta supervisione dei due fratelli Bagatti Valsecchi.

Case Museo di Milano

October 4, 2011 Leave a comment

Il Circuito delle Case Museo di Milano

Milano possiede, tra le sue grandi ricchezze, un patrimonio unico: quattro eccezionali case-museo attraverso le quali rappresentare la propria storia “recente”: nella seconda metà dell’Ottocento quella dei nobili Gian Giacomo Poldi Pezzoli e dei fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi; e tra gli anni trenta e gli anni settanta del Novecento quella dei coniugi borghesi Boschi Di Stefano e della famiglia di industriali Necchi Campiglio, le cui dimore sono state entrambe realizzate da Piero Portaluppi (Milano 1888-1967).

La storia della città può essere così raccontata da alcuni dei suoi protagonisti: quei personaggi che hanno creato e generosamente messo a disposizione le loro abitazioni e le opere d’arte raccolte nel corso della loro vita.

L’incontro con queste dimore svelerà anche i ruoli familiari, la classe sociale di appartenenza , il gusto e la ricchezza dei padroni di casa, che sono rappresentati attraverso gli oggetti esposti, per facilitare la comprensione del racconto, così come i libri di storia usano le illustrazioni per evocare fatti, idee, avvenimenti.

La rete delle case-museo milanesi, tutte collocate nel centro della città, propone itinerari di visita che valorizzano gli intrecci tematici e insieme le diversità della storia narrata (dal collezionismo, alla scelta di architetti e decori, agli stili di vita) per sottolineare la specifi cità della proposta culturale e didattica che sta alla base di questo circuito, in grado di rappresentare con grande qualità e intensità le differenti identità di una città.

Il Museo Bagatti Valsecchi, Casa Boschi di Stefano, Villa Necchi Campiglio e il Museo Poldi Pezzoli dal 2 ottobre 2008 sono riuniti nel circuito delle case museo milanesi.

Il circuito nasce con l’intento di far conoscere e promuovere il patrimonio culturale e artistico milanese, nel corso di quasi due secoli di storia, attraverso alcuni dei suoi protagonisti: i nobili Gian Giacomo Poldi Pezzoli e i fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi nell’Ottocento, i coniugi Boschi di Stefano e gli industriali Necchi Campiglio nel Novecento.

Le quattro case museo, tutte situate nel centro di Milano, sono accomunate dalla generosità dei loro fondatori, che hanno messo a disposizione della collettività le loro abitazioni e le loro collezioni d’arte, e sono oggi luoghi di grande fascino. Visitarle permette di conoscere storie personali e scelte di gusto che riflettono anche l’evoluzione e la trasformazione della società cittadina.

La nuova rete museale, nata da un accordo di programma sottoscritto nel 2004, è realizzata per volontà e in collaborazione con: Regione Lombardia e Comune di Milano e con il sostegno e il contributo di: Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Milano e Fondazione Cariplo.

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Piazza Affari, alias Palazzo Mezzanotte

October 3, 2011 Leave a comment

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Lo storico palazzo milanese di Piazza Affari, oltre ad essere la sede di Borsa Italiana è anche il fulcro di un moderno polo di comunicazione: il Congress Centre and Services. Un luogo dove convegni, sfilate di moda, cene di gala, esposizioni, momenti di formazioni trovano la loro giusta destinazione Palazzo Mezzanotte ha ospitato nel suo Parterre le contrattazioni azionarie con le aste a chiamata – cosiddette “alle grida” – e la corbeille, lo spazio nel salone centrale riservato agli intermediari finanziari per la compravendita dei valori mobiliari. Il passaggio al più moderno sistema telematico, ha fatto sì che il Palazzo sia oggi il fulcro anche di un moderno polo di comunicazione: il Congress Centre and Services può accogliere oltre 600 persone tra lo storico Parterre e le 4 sale dell’underground. Gli interni sono stati studiati per ospitare eventi di vario genere, che possono spaziare da congressi a sfilate di moda fino a cene di gala.

Il Parterre è stato trasformato in un elegante auditorium di 440 posti, reso particolarmente suggestivo da un’avveniristica copertura in cristallo e acciaio che si inserisce in modo armonioso nel contesto architettonico preesistente. La sala è illuminata da uno dei lucernari più ampi d’Europa e consente la vista della parte alta dell’edificio, con tre ordini di finestre dietro le quali si aprono gli uffici di Borsa. Ideale per ospitare congressi, cene di gala, sfilate ed esposizioni.

Non solo la Sala delle Grida, ma anche gli spazi dell’Underground (un tempo riservati alle contrattazioni del Mercato dei Cereali) sono stati completamente ristrutturati e oggi vi si trovano sale da 20 a 130 posti e l’Area Scavi, dove la pavimentazione in vetro mette in risalto le fondamenta di un edificio dell’epoca romana risalente al II° secolo d.C. e i resti di un teatro dell’età imperiale. Gli spazi sono circondati da colonne di maioliche ideate e disegnate dall’architetto Giò Ponti, direttore artistico di Manifattura Richard-Ginori tra il 1923 e il 1930. Alta espressione del gusto Decò ispirato al Neoclassicismo lombardo, raffigurano i simboli dell’antico Mercato dei Grani e dei Cereali.