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Archive for the ‘Prom-Vip’ Category

Antonio D’Amico

Antonio D’Amico (Mesagne, 1959) è uno stilista italiano.

Relazione con Gianni Versace

La sua vita è stata segnata dalla relazione con lo stilista di fama mondiale Gianni Versace. I due si incontrarono nel 1982 ed iniziarono una relazione che durò fino al 1997, data della morte prematura di Versace.

Per tutto questo periodo, D’Amico contribuì alle creazioni della linea sportiva della Versace.

Il testamento del compagno lascia a D’Amico un vitalizio di 50 milioni di lire al mese, ed il diritto di vivere nelle case già di Versace in Italia e negli USA.

Casa di moda

Dopo la morte di Versace, D’Amico ha lanciato un’azienda di moda che porta il suo nome.

fonte: Wikipedia.org

 

Categories: Moda, Design Tags:

Xu Beihong, figura eccelsa dell’arte cinese

November 25, 2010 Leave a comment

Xu Beihong (cinese semplificato: 徐悲鸿; cinese tradizionale: 徐悲鸿; pinyin: XU Bēihóng) nacque a Yixing in Cina. Conosciuto soprattutto per i suoi shuimohua di cavalli e uccelli, dipinti a inchiostro cinese, e menzionato come uno dei primi artisti cinesi ad articolare il bisogno delle espressioni artistiche in modo da riflettere una nuova Cina moderna all’inizio del 20° secolo, é  considerato come uno dei primi a creare dipinti a olio monumentale con temi epici cinesi – un esibizione della sua alta competenza in una tecnica essenziale dell’arte occidentale.

Biografia

Xu iniziò a studiare le opere classiche cinesi e la calligrafia tradizionale con il padre Xu Dazhang quando aveva sei anni, mentre la pittura cinese all’età di nove anni. Nel 1915 si trasferì a Shanghai dove visse a spese del lavoro commerciale e privato. Si trasferì in seguito a Tokyo, nel 1917, per studiare arte. Quando tornò nuovamente in Cina, iniziò ad insegnare alla scuola d’arte Peking University Arts su invito del Cai Yuanpei. A partire dal 1919 egli studiò all’estero a Parigi presso l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts, dove apprese la pittura a olio e il disegno. I suoi viaggi in giro per l’Europa occidentale permisero di osservare e imitare le tecniche dell’arte occidentale. Tornato in Cina nel 1927, per due anni (dal 1927 al 1929) ottenne un numero di posti istituzionali, tra cui l’insegnamento al National Central University (oggi Nanjing University ) presso l’ex capitale Nanjing.

Nel 1933 Xu organizzò una mostra di pittura moderna cinese viaggiando in Francia, Germania, Belgio, Italia e Unione Sovietica. Durante la seconda guerra mondiale si diresse nel sud-est asiatico tenendo mostre a Singapore e in India. Tutti i proventi di queste mostre erano destinate ai cinesi, i quali stavano soffrendo la povertà a causa della guerra.

In seguito alla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, nel 1949, Xu divenne presidente della Accademia Centrale di Belle Arti (Central Academy of Fine Arts) e presidente del Chinese Artists’ Association.

Xu Beihong era un maestro di oli e di inchiostro cinese. La maggior parte delle sue opere, tuttavia, erano in stile cinese tradizionale. Nei suoi sforzi per creare una nuova forma d’arte nazionale, unì la tradizione del pennello cinese con le sue tecniche ad inchiostro con la prospettiva e i metodi di composizione occidentali. Egli operò una valida integrazione tra la pennellata solida e sfrontata con la precisa definizione della forma. Come insegnante d’arte sostenne la subordinazione della tecnica alla concezione artistica sottolineando l’importanza delle esperienze dell’artista durante la vita. Di tutti i pittori dell’epoca moderna, si può tranquillamente dire che Xu Beihong é l’unico pittore maggiormente responsabile per la direzione intrapresa nel mondo dell’arte moderna cinese. Le politiche innescate da Xu, all’inizio dell’era comunista continuano a controllare non solo la politica ufficiale del governo verso le arti, ma a dirigere la direzione generale adottata nei vari collegi artistici e nelle università di tutta la Cina.

Xu ha ricevuto il massimo sostegno da parte di collezionisti d’arte in tutta l’Asia. Tra il 1939 e il 1941, tenne mostre personali a Singapore, in India e in Malesia (Penang, Kuala Lumpur e Ipoh) per contribuire a raccogliere fondi per sostenere lo sforzo bellico a soccorso della Cina. In una mostra a beneficio della guerra nel marzo 1939, ottenne una mostra collettiva con la pittura ad inchiostro cinese con i maestri della pittura Ren Bonian (cinese semplificato: 任年伯; pinyin: Ren Bónián) e Qi Baishi (cinese semplificato: 齐白石; pinyin: Qi Baishi), ed espose in mostra 171 opere d’arte presso il Victoria Memorial Hall.

Inoltre incontrò luminari come Rabindranath Tagore e il Mahatma Gandhi durante la sua permanenza in India, ottenendo in tal modo le sue fonti di ispirazione che lo condussero alla creazione di opere iconiche come l’esteso 4.21m “Il vecchio uomo stolto che rimosse le montagne”, il dipinto in mostra presso il SAM. Opere come “Poema delle Sei Dinastie”, “Ritratto della signora Jenny” e “Posa il tuo scudiscio” sono state create anche durante il suo soggiorno nel sud-est asiatico. Il direttore del SAM Kwok Kian Chow sostenne che il nome di Xu era in cima alla lista nell’arte asiatica del realismo moderno e le sue connessioni con le varie parti dell’Asia e dell’Europa iniziarono un nuovo capitolo delle narrazioni storiche, di scambi e di influenze di estetica e di idee nell’arte.

Xu spinse costantemente i confini delle arti visive con le nuove tecniche e l’estetica prettamente internazionali nel tentativo di reinventare l’arte cinese. In realtà, la sua influenza si estese oltre la Cina nei primi anni del ventesimo secolo. Molti artisti pionieri di Singapore come Hsi Chen Wen, Lee Man Fong e Chen Chong Swee videro in lui un mentore e un meritevole alla pari, condividendo il suo sostegno per osservare da vicino la natura e iniettare il realismo nella pittura cinese.

Xu morì d’infarto nel 1953. Dopo la sua morte fu fondato il Xu Beihong Museum nella sua casa a Pechino.

Controversia

Nel 2008, due vasi in ceramica dipinta dal pittore cinese Xu Beihong furono al centro di un braccio di ferro legale, tra il promotore della mostra blockbuster dal titolo Xu Beihong In Nanyang, presso il Singapore Art Museum, e gli amici di famiglia di Xu. Nella loro dichiarazione, i discendenti dei recenti collezionisti d’arte Huang Man Shi e Huang Meng Gui, fratelli e buoni amici di Xu, diedero i vasi e alcuni dei dipinti dell’artista al signor Jack Bonn, un mercante d’arte di Hong Kong nel dicembre 2006, per essere venduti all’asta presso la casa d’aste Christie’s di Hong Kong nel maggio 2007. I vasi alti 18 centimetri furono realizzati nel 1940 e intitolati “Ballerini malese” e “Orchidee”. Questi oggetti dovevano essere restituiti ai discendenti se le aste non si fossero concluse con l’incanto. Invece, i vasi andarono in mostra presso il museo senza la previa autorizzazione dai proprietari originali. L’amministrazione del museo non era a conoscenza di eventuali implicazioni legali che circondavano i manufatti durante la preparazione della mostra Xu Beihong. Fu solo dopo la fine della mostra nel luglio 2008, che esso ricevette l’avviso del procedimento giudiziario per recuperare i vasi da Jack Bonn. Nel frattempo, il prestigioso museo ottenne la custodia  dei vasi fino alla fine del procedimento. Il 12 marzo 2009 i vasi sono stati debitamente trasferiti a Singapore presso lo studio discendente dei fratelli Huang.

Testo a cura di Marius Creati

Fonte: Wikipedia

 

Sessanta candeline per la celebre cantante Loredana Berté

September 20, 2010 Leave a comment

La famosa cantante Loredana Berté, conosciuta al mondo per la sua eccentrica carriera di cantante, nonché per la sua esuberante vita trasgrediva, compie oggi sessanta anni, evento che celebrerà sul palcoscenico insieme al suo grande amico storico, il celebre cantautore Renato Zero, anch’egli alle soglie dei sessanta il prossimo 29 settembre, per il quale nutre un enorme affetto amichevole in quanto emotivamente legata sin dagli anni dei loro clamori giovanili, quando, durante gli anni sessanta, frequentavano insieme il Piper prodigando eccessi e travestimenti a go go appagati dall’euforia perenne del mondo dello spettacolo, tra l’altro luogo osannato dall’entourage mondano dell’epoca, nel quale nacque proprio la loro grandissima amicizia. Tanti, tantissimi auguri!

by Marius Creati

 

Categories: Celebrities Tags:

Hammond Gregory Olsen, un uomo innamorato dello spazio

Hammond Gregory “Greg” Olsen, nato il 20 aprile 1945, è un imprenditore e scienziato americano che, nell’ottobre 2005, è diventato il terzo privato cittadino a intraprendere un viaggio auto-finanziato nello spazio con Space Adventures.

Olsen è stato il co-fondatore e presidente della Sensors Unlimited Inc., una società in via di sviluppo per dispositivi optoelettronici, specializzata in telecamere sensibili vicino all’infrarosso (NIR) e a onde corte infrarosso (SWIR). Uno dei principali clienti della Sensors Unlimited è la Nasa. Attualmente è il Presidente della Olsen GHO Ventures, LLC, a Princeton, New Jersey, dove gestisce i suoi investimenti angelo, industria vinicola sud africana, ranch del Montana e numerosi impegni per incoraggiare i bambini – in particolare delle minoranze e le bambine – a prendere in considerazione la carriera scientifica o ingegneristica. Egli è anche professore alla Rider University dove insegna un corso di fisica.

Infanzia ed educazione

Olsen, nato a Brooklyn di New York, era figlio di elettricista della IBEW Local 3. Diplomato presso il Ridgefield Park High School, Ridgefield Park nel New Jersey, nel 1962, dopo essere stato espulso per errore da parte degli insegnanti a causa dei voti bassi al liceo, Olsen era sul punto di arruolarsi con l’Esercito degli Stati Uniti quando fu consigliato di frequentare il college per alcuni mesi. Attraverso una borsa di studio della IBEW Local 3, Olsen frequentò il college, mantenendo voti elevati, laureandosi infine magna cum laude con livelli multipli al Fairleigh Dickinson University.  In seguito si è laureato con un dottorato di ricerca presso l’University of Virginia.

Olsen inizia una lieve formazione aziendale e ritiene che per le imprese che effettuano meno di $100 milioni, da lui definite le piccole società, il successo si basa più sull’intuizione, l’istinto e il duro lavoro. Il suo successo é dedito alla formazione come laureato in scienze.

Dettagli Spaceflight

Giunto presso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) con la navicella Soyuz TMA-7, lanciata il 1 ottobre 2005, ormeggiata il 3 ottobre c.m. e di ritorno il successivo 10 ottobre c.m. atterrato con la Soyuz TMA-6, Hammond Gregory Olsen è il terzo turista spaziale auto-finanziato a visitare la summenzionata stazione spaziale, a seguito di Dennis Tito nel 2001 e Mark Shuttleworth nel 2002, tutti viaggi organizzati immancabilmente attraverso Space Adventures Ltd. Nei giorni in cui rimase a bordo della veicolo orbitante condusse numerosi esperimenti in rilevazioni remote e astronomia. Egli però non ha mai accettato di buon auspicio la designazione di turista dello spazio.

Inoltre il dottor Olsen possiede una licenza di radioamatore come operatore radio e intraprese una conversazione con i suoi studenti via radio dallo spazio attraverso il progetto ARISS. In una presentazione informale in una scuola del New Jersey, il dottor Olsen stimò il prezzo della sua escursione nello spazio a US $20 milioni.

a cura di Marius Creati

Fonte: Wikipedia.org

 

Addio Malcolm McLaren, anzi arrivederci “Punk’s Not Dead”

Ieri all’età di sessantaquattro anni, dopo un lungo calvario protratto per combattere il cancro, è venuto a mancare l’uomo che ha creato i “Sex Pistols”, un famoso gruppo punk inglese.
Grazie a lui nacque uno stile di vita per tanti giovani ragazzi di strada che amavano quelle sonorità e che, per alcuni di essi, era motivo di distruzione con droghe, alcool, sesso e altro…
Con la famosa stilista Vivienne Westowood, nota compagna, madre di un figlio, nonché partner in affari, sin da i primi anni Settanta furono testimoni di un famoso negozio sulla King’s Road a Londra chiamato “Let It Rock”, un genere spesso riservato ad una clientela fuori dai canoni rispetto alle classiche boutiques eleganti e alla moda, solitamente vestiti per taddy boys e rocchetari.
Prima della creazione dei Sex Pistols cosa sappiamo di lui? Sappiamo che era tutto, da impresario, a mentore e stratega, un vero genio che seppe cogliere l’attimo opportuno con l’era del punk facendone uno stile di vita.
All’inizio era il manager del gruppo New York Dolls, per i quali progettò un nuovo look identificato da chiodi sulla pelle rossa e simboli sovietici. Infatti i loro slogan erano “Better Red than Dead (meglio rossi che morti), ma il gruppo si separò dopo poco.
Poi arrivarono i Sex Pistols che inizialmente erano conosciuti come The Strand. Il primo successo avvenne con “God Save The Queen”, il quale assaltò le classifiche a cavallo del giubileo d’argento della Regina Elisabetta, nel 1977, per il quale evento McLaren organizzò un concerto mobile sul Tamigi presentato su di un battello davanti alla sede del Parlamento, ma fu un fiasco clamoroso a causa dell’intervento della polizia, dal quale venne arrestato portando beneficio e pubblicità al gruppo.
Posso concludere usando queste parole “Punk’s Not Dead” a Malcom McLaren.
by Emilio Di Iorio

Alvin Malnik, l’uomo, l’imprenditore, lo stratega

“Chi è Alvin Malnik?”. Un istante dopo aver udito questo nome all’interno della conturbata storia della grande popstar Michael Jackson, mi sono domandato quale fosse il ruolo di quest’uomo così controverso, per quel che concerne la sua persona, e così vicino ad una grande star internazionale. Forse un amico o un produttore esecutivo, forse un filantropo che voleva stimolarlo a superare le sue avversità economiche e personali, forse un uomo talmente ricco da volersi circondare di personaggi famosi. “Chi è quest’uomo? E quale ruolo assumeva in quella strana storia chiamata Moonwalker Jackson”.

Ho cercato di documentarmi a fondo trovando materiale informativo interessante da poter condividere con piacere, in quanto ero personalmente interessato a conoscere la realtà di questa figura: il presunto mafioso con il fiuto degli affari, il buon samaritano dal cuore mansueto, l’avvocato stratega esperto di legalità, l’imprenditore ristoratore inventa serate, l’amico affettuoso disinteressato.

 

– Introduzione –

Alvin Malnik nasce a cavallo degli anni trenta, figlio di immigrati ebrei russi, in un quartiere della classe operaia di St. Louis, una zona molto difficile dove crescere, specie quando, ormai adolescente, è costretto ad imbattersi in piccole bande organizzate, lui effettivamente membro di una di esse, che avrebbero potuto aiutarlo a soccombere o a sopravvivere o a perdersi completamente.

Ma crescendo rapidamente in fretta viene baciato dalla fortuna sin da subito e a trent’anni circa diventa multimilionario, nonché avvocato di gran successo collegato con il mondo delle celebrità, per i quali cura interessi e affari, spesso legati al mondo dello spettacolo. L’evoluzione del tempo non ha limiti, né tregua e il giovane Malnik continua il suo ambìto percorso aumentando radicalmente il suo prestigio nel mondo degli affari, ma il destino e le aspettative della vita lo portano ad imbattersi in una nuova avventura lungo le spiagge di South Beach, con l’auspicio di enormi patrimoni fondiari da investire, dove fonda il migliore impianto di Miami Beach, The Forge, successivamente gestito dal figlio Shareef nel momento in cui ebbe l’opportunità di collaborare con la Famiglia Reale dell’Arabia Saudita durante gli anni 80′.

La sua fama di avvocato accresce a vista d’occhio mentre si circonda di personaggi potenti e famose icone dello show business e di cui spesso si prodiga consigliere, continuamente circondato di bellissime donne e dai suoi undici figli, fino all’incontro definitivo con l’amata moglie Nancy, con la quale vede crescere la sua famiglia nella sua lussuosa dimora di Palm Beach.

 

– St. Louis –

La vita a St. Louis era molto difficile, vissuta interamente a cavallo tra la nuda indigenza depravante e l’amore genuino per la famiglia. Il suo era ovviamente un quartiere povero, frequentato da gente povera, dove viveva la sua infanzia, come per tutti i bambini, giocando allegramente e andando d’accordo con gli altri suoi coetanei. Il gioco preferito di quel periodo era palla di sughero o cork ball, usata per giocare tra i viottoli nelle strade. Non era pericoloso viverci perché il crimine era scarso, c’erano pochi furti nelle abitazioni e le porte delle case erano sempre aperte.

La sua era una famiglia musicale proveniente dalla Russia e le lingue solitamente parlate erano quelle all’interno di ciascun quartiere, nel suo caso era il russo e l’yiddish. L’inglese era scarsamente usato. Ma questo lo divertiva molto.

La sua adolescenza non fu proprio esemplare, dato che apparteneva ad una mini-gang, tipica delle zone del basso ceto, prodiga nel fare scherzi di cattivo gusto e dispetti, ma nulla di paragonabile con quelle attuali che includono crimini maggiori. Una volta uscito dal quartiere la sua vita iniziò a cambiare positivamente, ma rimase quasi totalmente invariata per quelli che rimasero lì, molti dei quali furono arrestati per reati minori.

La sua giovinezza fu abbastanza difficile e l’unico rimedio per uscire da quel tunnel era nella professione, quindi lui e il fratello furono costretti a studiare duramente promettendo di riuscire senza  fallimenti. Il momento del cambiamento arrivò durante la frequenza delle High School, scuole superiori, attraverso un miglioramento del tenore di vita che aiutò la famiglia  a cambiare casa e abitudini.

Quindi nuovi amici, nuove persone, situazioni economiche migliori, ma nell’intraprendente Malnik iniziò a sorgere il desiderio di voler possedere quel tipo di vita che avevano le famiglie benestanti. I suoi genitori, però, non assimilarono mai del tutto il concetto di vita americano rimanendo sempre un po’ indietro rispetto agli altri. I due fratelli capirono che diventare medici o dottori era l’unico modo per raggiungere quella vita tanto agognata. Così iniziò a studiare legge, ma durante gli studi universitari fu costretto ad accettare un programma ROTC, che lo indusse a svolgere il servizio militare come ufficiale dell’esercito per due anni a El Paso in Texas, esperienza che se da un lato  rallentò i suoi studi, dall’altro lo indusse a costruire un solido carattere, che poi lo avrebbe aiutato molto nel futuro.

 

– Miami –

Nel 1956 decise di spostarsi da St. Louis definitivamente e non sapendo cosa scegliere tra la Florida e la California, tirò la sorte con una monetina giocando testa o croce la dubbiosa destinazione da prendere. Uscì la Florida. Qui ebbe molte agevolazioni per gli studi di legge e di diritto che gli permisero di acconsentire infine all’avvocatura. Già era padre di due figli quando ricevette il diploma di laurea presso l”università di Coral Gables. Considerando i tempi molto duri dopo la laurea, nonostante premi e competizioni vinte sempre in cima alla lista dei partecipanti, decise di intraprendere le pratiche legali in modo autonomo lungo le spiagge di South Beach, punto di riferimento Lincoln Road 605 lungo la strada costiera di Miami Beach.

E’ questo il periodo in cui iniziarono le relazioni con Jake Ehrlich, il più celebre avvocato criminale degli Stati Uniti, rapporto duraturo che lo aiutò a diffondere il suo nome nell’albo, inserendolo tra i giovani avvocati più importanti del paese. Partendo da cause di minore rilievo iniziò ad acquisire reputazione e quindi casi più sostanziali, che lo videro affiancare sempre più le gesta del suo benefattore Ehrlich, dal quale infine ottenne la nomina di socio junior della sua compagnia. La sua carriera era avviata al successo.

 

– South Beach –

Questi sono stati anni molto fortunati per il trentunenne avvocato Alvin, dedito alla conquista di elevati  patrimoni finanziari di svariati milioni di dollari. Siamo intorno agli anni 60′  e, come in un buon film d’essai, la storia del successo conclamato inizia con una gradevole foto d’ingresso raffigurante il giovane brillante avvocato con il suo carismatico mentore Jake Ehrlich e il primo grande affare della sua vita: lo Scopitone.

Codesto è un macchinario che consentiva di vedere su uno schermo un video associato ad una canzone, in pratica l’antenato dei moderni videoclip. I video erano distribuiti su pellicola a colori da 16 mm ed accompagnati da una colonna sonora magnetica. Malnik ne acquistò i diritti negli Stati Uniti aprendo successivamente una società di produzione cinematografica per la realizzazione di films, avvalendosi di ottimi collaboratori molto rinomati a Holliwood, fino a quando nel 1963 realizzò una fusione della medesima compagnia con un’altra grande società del settore ricevendo un altissimo onorario di $2 milioni. Il suo lavoro nel mondo degli affari, le sue continue relazioni correlate alla sua impeccabile reputazione, contribuì enormemente al consolidamento di amicizie durevoli consentendo l’evoluzione di nuovi commerci sempre più proficui. Attraverso l’affare Scopitone riuscì ad approdare alla rappresentazione degli hotels di Las Vegas, evento di  straordinaria importanza, e ad avvicinare i membri del Rat Pack, come Dean Martin e Sammy Davis Jr. I suoi affari negli investimenti aziendali andavano sempre meglio, mentre la carriera legale si stava rallentando di conseguenza. Ma la sua vita era invidiabile, vissuta serenamente con la sua famiglia composta di quattro figli.

In quel periodo la zona di South Beach stava cambiando in peggio. Miami Beach era diventato un covo di pensionati nullatenenti e di persone che vivevano negli androni dei palazzi o nelle strade. Anche la strada di Lincoln, dove acquisì il suo primo ufficio, da zona prettamente alla moda e ben frequentata, si era trasformata, in maniera disastrosa, in un quartiere dormitorio. Furono costruiti centri commerciali a buon mercato, fu costruita l’isola di Bal Harbour mentre l’intera spiaggia soffriva il disadattamento ambientale, le strade non erano più sicure ed inoltre percorse con scarsa luminosità. Era pericoloso aggirarsi per i viali di Collins o Ocean Drive, dove dimoravano agglomerati di persone straniere pressoché indigenti che rubavano e davano molto fastidio.

Nel 1968, insieme al suo caro amico Jay Weiss, inaugurò l’apertura del locale The Forge, una nuova grande istituzione per la città di Miami. Dopo aver diligentemente rilevato il vecchio stabile Old Forge sulla 41a strada, farlo abbattere completamente e ricostruire l’intera struttura destinata ad accogliere il suo prezioso ristorante, si lasciò guidare interamente dal suo senso del gusto affinché lo stile potesse risaltarne il lusso, ma il successo non fu immediato, considerando i vari inconvenienti iniziali e i piccoli accorgimenti da compiere per adeguarsi ad un ambiente elitario plasmato in modo assoluto dalle celebrità americane: la cucina da rielaborare, il bar da decodificare per gli interessi notturni delle star e così via… Successivamente aprì un nuovo locale chiamato The Penthouse sulla 79a strada di Causeway Street aperto fino alle 5 del mattino, ed in seguito il Club 41 in prossimità del The Forge, un ristorante accessibile solo a persone riservate e il The Cricket Club, un meraviglioso club ubicato in North Miami e egualmente riservato ad una clientela privata. Miami Beach, attraverso l’operato di Malnik, sembrava acquisire nel tempo maggiore rilevanza e notorietà, ma lui  progettava in sordina una nuova sfida.

 

– Mondo –

Dopo aver realizzato progetti e investimenti lungo le coste di Miami Beach, Alvin Malnik iniziò una nuova memorabile avventura al di fuori degli Stati Uniti, approdando in Arabia Saudita dove fu accolto subito con grande onore dalla famiglia reale, nonostante le sue origini ebraiche, con la quale trascorse insieme molto anni. I suoi affari negli USA nel frattempo erano gestiti dal figlio Shareef, che ne modificò, poco alla volta, l’impronta essenziale secondo i continui cambiamenti di stile necessari nel corso degli anni per re-impostarne l’immagine, soggetta sempre a cambiamenti repentini. Al suo ritorno continuò indisturbato ad ingigantire il suo enorme patrimonio finanziario con svariati investimenti di natura commerciale e immobiliare. Ma durante l’evolversi delle sue attività imprenditoriali si imbatti casualmente in una nuova esilarante avventura: l’amore. Mentre Alvin seguiva gli interessi del regista Brett Ratner, da lui definito l’undicesimo figlio, incontrò la bellissima Nancy, della quale si innamorò perdutamente. Con l’aiuto del figlio Shareef, della sua famiglia e del suo amico regista Brett, cercò di impressionarla al fine di rapirne il cuore, organizzando la realizzazione di un film, The Good Life, interamente girato a Boca Raton, un ranch precedentemente da lui acquistato, dove avrebbe potuto conoscerla e frequentarla. Ma i suoi piani fallirono perché la giovane donna portò con se la madre e le due sorelle per tutta la durata delle riprese. Il loro amore fiorì nel 1995 e fu consolidato nel loro matrimonio.

Con il figlio Brett, da lui definito un ragazzo talentoso dalle doti straordinarie, lavora alle produzioni di films. Con il figlio Shareef, conosciuto quando aveva tredici anni ammirandone le qualità formidabili di gestione delle ristorazioni, lavora al miglioramento delle imprese di ristorazione.

Il The Forge, nel suo ideale di intrattenimento per i clienti,  offre un trattamento ineguagliabile nella degustazione dei piatti, dei vini e del servizio impeccabile, circondati da lusso, eleganza e raffinatezza dove l’organizzazione garantisce ampi spettacoli musicali, serate di moda in passerella, e serate a tema dedicate a celebrità dello spettacolo e personaggi famosi. E questa splendida realtà così sfavillante, sontuosa e opulenta vorrebbe trovare spazio altrove anche a New York City, Las Vegas, Londra e Pechino.

Un nuova sfida realizzata con l’aiuto dei vari benefattori è la fondazione Make-A-Wish, progetto al quale Alvin lavora assieme alla moglie Nancy dedicandosi attivamente alla cura e all’aiuto di bambini soli e indigenti o affetti da malattie, egualmente desiderosi di avere una vita per lo più normale. Scopo principale della fondazione è quella di soddisfare il desiderio di un bambino bisognoso cercando di portarlo ad una vita nuova. Ad essa si affiancano il centro di medicina, dedicato al suo amico Jay Weiss, presso l’università di Miami e l’impianto sportivo della famiglia Malnik presso la scuola St. Andrew di Boca Raton. Tutto questo per far capire al mondo il suo desiderio di condividere lezioni di vita attraverso un sano lavoro con i bambini. Un uomo speciale, un cuore gentile e una mente acuta, questi gli ingredienti essenziali che hanno contribuito a far elevare una singola persona tra gli uomini di maggiore successo nel mondo.

a cura di Marius Creati

fonte: http://www.hauteliving.com

Alexander McQueen, biografia di una celebrità infelice

February 16, 2010 Leave a comment

Alexander McQueen nasce il 17 marzo 1969 a Londra, anagraficamente registrato come Lee McQueen, in una modesta famiglia inglese, sesto e ultimo figlio di un tassista del quartiere popolare dell’East London. Dopo aver abbandonato i suoi studi scolastici all’età di 16 anni entra nel mondo del lavoro dapprima collaborando attivamente nell’esclusivo atelier di Anderson & Shepperd di Saville Row, un ambiente favorevole per la sua formazione professionale dove scopre i piccoli segreti dell’alta sartoria maschile, per poi confluire nella sartoria di Gieves & Hawks e successivamente nello studio teatrale di Angels & Bermans, nel quale si immerge nella vera sartoria femminile imparando i sei tagli principali di un modello del XVI secolo e vari segreti del mestiere. I suoi 20 anni acclamano al successo, prima collaborando con il designer Koji Tatsuno e in seguito nel 1990, trasferendosi a Milano, per collaborare nell’ufficio stile del famoso stilista italiano Romeo Gigli.

Nel 1992 Alexander McQueen torna nuovamente nella sua amata città con il desiderio di migliorare le sue conoscenze stilistiche, nonché di accrescere le sue esperienze sartoriali, proponendosi come tutor per il taglio nel rinomato istituto di design Central Saint Martins College of Art and Design. Considerando il suo portfolio gremito di esperienze proficue per il suo successo professionale, gli viene proposto di iscriversi al master di studi della durata di quattordici mesi per raggiungere un diploma finale attestante la sua professionalità concertata, titolo concernente una collezione lancio di presentazione, allestita alla presenza della talent scout, stylist e consulente di moda Isabella Blow, futura musa ispiratrice e punto focale della sua creatività, che ne acquista l’intera uscita segnando così l’inizio della sua strabiliante carriera, consolidata ulteriormente da un rapporto di ammirevole amicizia maturata e consolidata fino alla sua fine, deceduta per morte suicida circa tre anni fa. Alexander McQueen, fortemente affranto dalla terribile mancanza, di recente decide di dedicare una collezione esclusiva alla sua cara amica deceduta citando un breve epitaffio commemorativo: “Non vi sarà un’altra Isabella, mai più. Era più di una sorella. La nostra intesa veniva alimentata da una malinconia a volte connessa alla superficialità del nostro ambiente. Lei aveva la pelle fragile, io invece ho la pelle dura”.

Nel 1996 entra nella maison di Givenchy al posto di John Galliano, chiamato alla guida della direzione artistica del noto marchio dal proprietario del gruppo Lvmh, Bernard Arnault, una collaborazione che si protrarrà fino al 2001,  conclusa con la sua recessione dal contratto, e un periodo di grande incertezza creativa poiché dibattuto da una visione troppo conservatrice della haute couture francese, accentuata dai tratti caustrofobicamente troppo cinematografici dell’entourage parigino, nel quale non riesce a stabilire un reale contatto sinergico, e di conseguenza ne trae una spinta negativa alla sua grande inventiva. Durante questo periodo egli consolida il suo progetto concernente lo sviluppo del suo marchio originario allestendo un ufficio stile a Londra, di cui già nel 2000 il gruppo Gucci detiene il 51% e dal quale riceve la nomina di direttore creativo con la possibilità vincente di poter lavorare finalmente nella sua amata città insieme ai suoi cari amici e compagni di studi, tra i quali il designer cappellaio Philip Treasy e la sua adorabile amica Isabella Blow, un lancio fenomenale che contribuisce all’espansione delle sue linee di abbigliamento, proposte con il tempo in 39 paesi, e alla nascita di boutiques flagship nelle città di New York, Londra e Milano.

Nel 2005 sigla un contratto con il gruppo Puma vertente il lancio della linea calzature PUMA – Alexander McQueen, recentemente estesa all’abbigliamento sportivo e casual chic; seguono inoltre collaborazioni esclusive con la Siv Spa, nel 2006, concernente il lancio della linea McQ – Alexander McQueen, incentrata sulla linea jeans ispirata alle creazioni eccentriche del prét a porter, e con il gruppo Samsonite, nel 2007, proponente la presentazione di accessori di valigeria e pelletteria tipicamente space-wear.

Tutto sommato, chi era Alexander McQueen? Una celebrità, un uomo, un artista… Acclamato dai media come l’hooligans della moda per le sue creazioni innovative, a volte avveniristiche, intrise di un sottile savoir faire onirico permeato di ironico simbolismo, eleganza estrema e maestosa bellezza. Le sue performances rappresentano il mondo in continuo mutamento, la realtà che si evolve costantemente, dietro i grandi artefici della moda internazionale, annoverato tra i più grandi nomi dello stile. “Sì, sono aggressive, parlano di disastri, guerre, morte, rovine. Sono esattamente come i tempi che viviamo. Possono anche essere romantiche, come i tempi che non riusciamo più a vivere. Ma sempre e ogni volta per le mie presentazioni è come se dovessi uscire da un buco nero per mostrare il lato positivo. Provengo dalla classe operaia, ora sono circondato dal benessere. Le classi sono meno divise, o forse, invece, sono drammaticamente separate. Bisogna fare attenzione a non perdere il senso della realtà e a tenere i piedi ben saldi a terra. In India ho visto un’armonia, un rispetto e perfino una capacità di felicità fra i poveri che non avrei creduto potesse esistere”, dichiara in una sua intervista. Rabbia, ribellione, anarchia concettuale come manifestazione di uno stile contemporaneo estemporaneo additante il decadentismo e l’integrazione; un sobillatore intellettuale alla ribalta, un sognatore ribelle conteso tra la libertà di pensiero, espressa dalla sua mise stravagante e agguerrita, e l’emancipazione sessuale, messa in risalto dalle crude accentuazioni di scena solitamente edulcorate da riverberi prettamente neo-romantici e di carattere favolistico. Innamorato della vita, quella creata senza inibizioni e falsi preconcetti, un uomo puro – come lo definisce Franca Soncini, talent scout e stratega delle pubbliche relazioni – incontaminato dall’ipocrisia e sicuramente un ragazzo istintivo nella sua vivida riservatezza, amorevole e spiazzante, libero ed integro nella sua spontaneità.

A testimonianza della sua teatralità dirompente, nel 1999 sceglie l’atleta Aimee Mullins, recisa delle sue gambe sostituite da protesi di legno, tra le modelle preferite per la sua sfilata londinese. Definito il “ragazzaccio” della new generation per l’euforia trasgrediva delle sue silhouettes spesso permeate da un stile gotico in un gusto tipicamente eclettico, mesciute in live-shows additati tra il macabro e il misterico, quali inibizioni di una sensibilità indagatrice, probabilmente inquisitoria e sicuramente incontaminata dagli stereotipi, diventa una figura stimolante apprezzata da molti artisti di fama internazionale, come Björk, Lady Gaga e Rihanna, e personaggi di spicco del mondo dell’immagine e della cultura.

Ma chi era realmente Alexander McQueen? Una celebrità nascosta nell’ombra delle sue inquietudini, un uomo innamorato della sua vita nonostante la sua unicità, un artista brillante capace di sorprendere l’interro star system scioccando il mondo intero con le sue sfilate incredibilmente inquietanti, un genio creativo, definito da molti esperti del settore. Io amerei definirlo un giovane di talento, come tanti altri della sua specie, un omosessuale e non per questo una persona meno intraprendente e laboriosa, un essere umano capace di realizzare cose incredibili nella piena semplicità come pochi riescono a definire in un’esistenza.

Per il suo talento creativo egli è premiato ben quattro volte, tra il 1996 e il 2003, al British Designer of the Year Award e nel 2003 riceve il premio di International Designer of the Year dal Council of Fashion Designers of America, anno nel quale viene insignito dell’onorificenza di Commander of the Order of the British Empire (CBE) dalla regina Elisabetta d’Inghilterra.

Ciononostante la vita di Alexander McQueen viene frastornata da una terribile forma di depressione che coinvolge il suo habitat interiore, compromettente la sua emotività interlocutrice e la sua sensibilità stravolta da una serie di eventi infausti che lo recidono nel suo profondo trascinando il suo animo in un vicolo cieco dal quale non troverà mai uno sbocco da cui riemergere. Il giovane talentoso dalla pelle dura inizia il suo silenzioso sciabordio verso quella morte spesso ritratta negli scenari ludici delle sue sfilate, ermetico ed incompreso infrange contro una nuda realtà che sembra divenire più greve, istintivamente isolata malgrado il fervido entourage di contorno. Dapprima la perdita della sua migliore amica Isabella Blow, in seguito la fine del suo rapporto sentimentale con l’ex-marito George Forsyth, infine la tragica ed improvvisa morte della madre Joyce McQueen; una perdita costante dopo l’altra sgretola lentamente quella solida impalcatura finora salda e tenace, un pezzo alla volta egli avverte la manchevolezza di quel sontuoso benessere di cui si circonda, intriso di sofferenza per quell’amore divenuto fioco dentro di lui poiché disperso poco per volta in un mondo frenetico. Perdere l’amore conduce alla melanconia, all’isolamento, alla solitudine, alla segregazione, alla tragica dipartita. Alexander McQueen muore suicida l’11 febbraio 2010 nella sua casa di Green Street a Londra, prossimo all’età di 41 anni, in preda ad uno sconforto che lo spinge all’impiccamento, l’epilogo di una tragica agonia vissuta nel silenzio di una vita spezzata dalle digressioni della felicità.

Riposa in pace, caro Alexander…

a cura di Marius Creati