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Tendenze Marocco, nuovi nomadi on the roads

June 8, 2011 Leave a comment

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Si  chiamano Marco, Zacaria, Joshua, Nelly, Tony, Isabella…e si incontrano sempre più spesso sulle  strade marocchine,  nei  loro camions/caravans di ogni tipo, immatricolati in Europa e adattati per viverci, belli o trash, a seconda dei mezzi  economici a disposizione. Ma chi sono questi nuovi nomadi con tende d’acciaio e pneumatici? Il gipsy roads sta prendendo sempre più piede come nuova filosia di vita, alternativa, bohemienne, ecologica  e smart. La maggioranza di questi viaggiatori-nomadi sono persone tra i 20 e i 50 anni,  provengono  da ogni paese dell’Europa, ma principalmente dalla Francia, dall’Inghilterra e dalla Germania. Hanno scelto una  vita diversa, una vita fatta di libertà, una vita nomade. Quando un angolo, un panorama, un ritaglio di spazio, piace, si fermano per un po’ di tempo; un ora, un pomeriggio, qualche giorno, forse per mesi.  Viaggiano spesso in convogli per condividere i più spettacolari panorami che si susseguono nei loro spostamenti con gli amici. Ma cosa fanno in Marocco?Fuggono dal freddo e dalla pioggia, scendono nel sud per trovare un sole immenso, una vita meno dispendiosa che in Europa e una libertà perdutaoramai nel vecchio continente. Le autorità europee non permettono campeggi ovunque, e si è obbligati a parcheggiare nei campings attrezzati per mobilhomes; ci si sente sorvegliati, malvisti a volte,  e le quote giornaliere sono realmente care. In Marocco, è tutto il contrario! I nomadi del terzo millennio sono accolti nelle regioni rurali, la popolazione li apprezza e possono campeggiare ovunque. Il Marocco, per questi spiriti liberi, è il paese della libertà. Qui ci sono ancora i veri nomadi, è un modello di vita che è ammesso dalla società, uno stile di vita che non soprende e che non fa paura. Quindi i nuovi nomadi si sentono a casa, con un cielo come tetto, e una duna sull’oceano  come finestra sul mondo.  Zacaria è un fotografo norvegese free lance; è più di trenta anni che girovaga nel mondo con la sua inseparabile macchina fotografica. Negli anni ’90 ha percorso le strade verso la Cina, in America Latina e in Alaska. Per definizione, il suo lavoro e la sua vita sono sempre in parallelo con il viaggio.E chi dice  viaggio (non vacanza) dice nomadismo. Il fotografo ha scoperto l’affascinante mondo dei trucks e la sua avventura ora è l’Africa, per reportage mozzafiato, collaborando a volte con differenti giornali. Il suo universo fotografico è vasto, ma oggi si concentra sugli incontri con le persone. Ama fotografare la vita quotidiana nei luoghi più sperduti. Ogni tanto, quando le casse sono vuote,  si produce in piccoli lavori, come la raccolta della frutta, per mantenersi dignitosamente e rimanere un nomade tout court. Il fatto di vivere in un camion permette di essere mobile e di spostarsi dove ci sono degli avvenimenti che interessano, cosa che in una casa stabile è impossibile. Pagare un affitto, spese correnti come la bolletta dell’acqua e dell’elettricità, è fuori dalla visione nomade. Si è liberi, si vive di poche cose, si fanno incontri sempre nuovi e ci si reca dove la voglia e l’entusiamo ti portano, questa la filosia nomade. Quando un luogo non piace ci si sposta e si scoprono altre culture, si condividono altre esperienze e si entra, quasi senza accorgersene, nel mondo della solidarietà. Quando si decide di partire verso paesi lontani, i camions sono quasi sempre stipati di abiti, di biciclette, di forniture scolastiche, che verranno distribuiti on the road, in cambio di un tajine, di un fumante cous cous e, cosa più importante, di amicizie sincere con famiglie che si incontrano sul cammino.  E ci si spinge sempre più a sud, nel Sahara, in Mauritania, in Senegal, in Mali, nelBurkina Faso.  Da non dimenticare che i viaggiatori in camions rappresentano una certa economia, certo non come il turismo di massa, ma in generale dispensano moneta corrente nei luoghi di commercio  e tra gli artigiani. E poi ci sono i meccanici, i carrozzieri, i gommisti,  che sono sempre presenti nelle strade di percorrenza verso l’Africa centrale.

Dietro la loro apparenza  beat e chip, i nuovi nomadi sono promotori di  tendenze fashion etno-eclettiche e monitorati dai fashion-victim, e nei loro camions, con decorazioni a volte discutibili ma sempre originali, si nascondono delle persone rispettose della natura e dei  luoghi che visitano, eco-friendly dunque. Vivono vicino alle popolazioni, frequentano gli hammam  del posto, il bar del villaggio,  cercando di comprendere la cultura delle persone che incontrano.  A volte sono le stesse Autorità che segnalano  ai viaggiatori- nomadi la zona dove accamparsi, per passare una notte in luoghi sicuri, e le consegne sono sempre rispettate, tenendo conto che tutte queste segnalazioni sono per il loro bene. Joshua, 22 anni, di Londra, si è installato per diverse settimane in un quartiere di Tarroudane, davanti alla casa del meccanico che stava riparando il suo camion in panne. Le riparazioni sono state lunghe e laboriose e Joshua si è visto costretto a condividere le sue giornate con i residenti. L’ultimo venerdì, prima della sua partenza, è stato invitato a mangiare in tre case differenti il cous cous. Poi è ripartito, verso l’ovest della Spagna, per la raccolta degli asparagi, con in testa il solo pensiero  di ritornare velocemente in Marocco.  I suo amici, Tony, Nelly, Elisabetta, sono scesi verso Tafraoute, per visitare Ourzazate,  arrivando a Zagora giusto in tempo per  un Festival di musica etnica. Infine, nuovamente verso il nord, inventandosi nuovi lavori, per racimolare i soldi sufficienti per ripartire ancora una volta verso la libertà, che si chiama Marocco.

Fonte: My Amazighen

Bike&TheCity, girovagando per Milano tra luoghi conosciuti e sconosciuti della città

In tempo di crisi bisogna darsi da fare, essere creativi e inventarsi nuove idee e progetti. E’ esattamente ciò che ha fatto Francesca Pannuti con un suo amico e socio. Hanno creato Bike&TheCity. Una società che vi accompagna per le strade più o meno note della capitale meneghina, ma in bicicletta. Un vero e proprio tour operator su due ruote che accompagna i visitatori per le vie meno battute di Milano.  Vie romane e viali ottocenteschi sono le strade meno affollate e forse meno note del capoluogo lombardo. La partenza è in piazza Oberdan – Porta Venezia – e da lì andrete in zona Palestro, Brera, ma anche nel Quadrilatero del silenzio, ricco di architetture liberty. Le informazioni le trovate sul sito Bike&TheCity

Fonte: Vivianamusumeciblog’s

Chromercise, il programma di fitness per le dita di Google

Google non è certo nuova a trovate di ogni tipo per promuovere i propri prodotti e servizi ed oggi abbiamo un ennesimo esempio. Chromercise è il programma di fitness per le dita delle nostre mani: una serie di esercizi per migliorare la nostra performance a tastiera mentre navighiamo in internet, così da essere più rapidi nelle molteplici attività svolte online.

E’ stato costruito un portale apposito che fa da cornice ironica al tutto (basta guardare la foto qui a lato) e, naturalmente, non poteva mancare un canale su YouTube dove gli utenti possono caricare i video degli esercizi fatti con le proprie mani. E, naturalmente, è presente il link per scaricare Google Chrome.

Un’altra bella trovata di Big G che non perde occasione per lanciarsi in campagne innovative, partecipative e decisamente divertenti.

Che aspettate.. everybody Chromercise?

Fonte: Noisymag

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5 vantaggi per leggere i giornali sull’iPad Apple

L’iPad è stato un successo, ma in quanti lo usano e lo trovano utile? Sento di gente che lo ha comprato e non sa più cosa farne, oppure c’è chi lo usa attivamente per svariati scopi, alcuni persino lo sostituiscono al computer portatile. Oggi ci soffermeremo sull’attività più frequente che svolgiamo col nostro iPad: leggere. Dal Corriere della Sera, aQuattroRuote fino al Foglio, ormai tantissime riviste e giornali sono giunti su iPad. I prezzi sono abbastanza convenienti, ma il problema è principalmente un altro: qual è la soluzione migliore tra i giornali e le riviste cartacee e i giornali digitali? Lo scopriremo attraverso 5 vantaggi di quest’ultimi…

Primo vantaggio: il prezzo

Ne ho già accennato nella parte iniziale dell’articolo. Il risparmio, sul digitale, si aggira sui 70-80€ per tutti i giornali. Poi c’è chi usa sistemi diversi come il Sole24Ore, nel quale una volta abbonato paghi solo ciò che leggi (tu acquisti 365 crediti e consumerai un credito solo quando deciderai di leggere un determinato giorno del Sole24Ore), mentre gli altri abbonamenti sono normali, cioè paghi per 365 giorni e una volta scaduto l’abbonamento dovrai rinnovarlo.

Secondo vantaggio: il risparmio di tempo

Il risparmio non è solo nei 70€ di differenza tra abbonamento cartaceo e abbonamento digitale, ma è anche un risparmio di tempo, seppur piccolo. La maggior parte delle persone riceve gli abbonamenti via posta direttamente a casa o in ufficio. Ogni giorno devi aspettare l’arrivo del postino e ovviamente devi anche andarli a prendere, una volta arrivati.

Terzo vantaggio: il tutto in uno

Eccoci arrivati al vantaggio più importante. Su iPad, spendendo meno, hai il grande vantaggio di avere tutti i giornali pronti per essere letti già dalle 7 di mattino di ogni giorno, se non prima. Inoltre la maggior parte degli abbonamenti integra anche i vari magazine e inserzioni varie. Ad esempio il Corriere della Sera comprende anche il settimanale Sette. È un risparmio di tempo, spazio, convenienza. Mentre prima dovevi occupare la tua scrivania per far posto a tutti i giornali e le riviste che acquistavi ora ti basta il tuo iPad e da lì leggerai tutto.

Quarto vantaggio: la portabilità

Normalmente non ci portiamo a dietro sempre con noi i giornali e le riviste ricevute ogni giorno. Però magari a volte ci capita di dover rivedere un vecchio articolo e non possiamo farlo, perché abbiamo buttato via il giornale. Oppure ci può capitare ad esempio che siamo in viaggio e non possiamo più ricevere le riviste e i giornali e se vogliamo leggerli dovremo riacquistarli nell’hotel o comunque nel luogo dove ci stiamo dirigendo. Avendo i giornali su iPad non ci saranno più questi problemi. Avrai sempre a portata di mano tutte le vecchie edizioni dei giornali e potrai sempre portare con te ovunque tu vada i tuoi abbonamenti. Tutto questo ci porta a scoprire un altro grande vantaggio dell’avere i giornali su iPad: la portabilità.

Quinto vantaggio: l’usabilità

Quest’ultimo vantaggio è molto soggettivo. Tantissima gente dice che avere i giornali su iPad è sicuramente più conveniente e comodo, ma meno pratico e “divertente”. Nel senso che siamo troppo abituati alle versioni cartacee, a sfogliarle e a consultarle. E l’iPad diventa uno scomodo oggetto per leggere i giornali. Inoltre è forse meno “immediato”, cioè magari richiede qualche secondo/minuto per caricarsi.

Dopo questa premessa vorrei smentire le scomodità appena dette. Ormai utilizzo l’iPad per leggere i giornali da mesi e mentre prima ammettevo che era più comodo leggere la versione cartacea ora ho cambiato idea. È solo questione di abitudine. Una volta che ci abituiamo a leggere i giornali su iPad scopriremo che il digitale è nettamente più comodo del cartaceo. È vero che ci può mettere qualche secondo/minuto a caricarsi, ma sono secondi/minuti sopportabili, inoltre molti di noi hanno una rete WiFi veloce e comunque anche con la rete mobile (di Vodafone, 3 o Tim) la velocità di caricamento è buona. Una volta che ci saremo abituati a scorrere le pagine con l’iPad, l’abitudine a sfogliare il giornale la dimenticheremo e scopriremo che, in realtà, era scomoda. Poi accolgo le proteste dei nostalgici (ovvero coloro che non mollerebbero mai la bella sensazione di sfogliare un giornale), è giusto seguire il metodo che preferiamo di più!

Fonte: Skimbu

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Motion Scan, evoluzione del Motion Capture

Recentemente, i videogiocatori italiani hanno accolto con gioia l’arrivo di un nuovo e fantastico videogioco, sto parlando di L.A. Noire, sviluppato dall’australiana Team Bondi e prodotto dalla leggendaria Rockstar Games. In questo thriller poliziesco vestiremo i panni del detective Cole Phelps, alle prese con la dura vita da vigilante nella Los Angeles degli anni 40′.

Ma cos’ha di speciale questo gioco? Qualcosa che altri titoli degni di nota non hanno e che lo rendono unico: il Motion Scan, una tecnologia destinata a emergere nel mondo dei videogames e non solo, scopriamola insieme in questo articolo.

Da Motion Capture a MotionScan

Oramai la tecnica del Motion Capture viene adottata in molti campi, ma in particolare in quello cinematografico e videoludico e abbiamo avuto modo di scoprirlo guardando l’ultimo capolavoro di James Cameron, Avatar, e con il gioco Heavy Rain, altro thriller interattivo il cui finale dipenderà dalle nostre scelte prese durante il corso degli eventi.

Con il Motion Capture, i movimenti degli attori vengono “catturati” e trasportati sullo schermo, per essere successivamente elaborati al computer e inseriti nella composizione attraverso la fase di retargeting. Invece, per catturare le espressioni facciali degli attori, il volto di questi veniva ricoperto da marcatori, che vengono adottati come punti di riferimento per la più attenta analisi dei movimenti facciali.

Oggi però la tecnologia ha fatto passi da gigante e il Motion Scan ne è la prova più evidente. Grazie a questa tecnica, apparentemente complessa e artificiosa, registrare le più piccole espressioni del volto sarà più semplice e il risultato è eccezionale, addirittura migliore di quanto visto in precedenza!

Cos’è il MotionScan


La tecnica del Motion Scan è stata adottata per la prima volta in L.A. Noire, grazie a Depth Analysis, compagnia sorella di Team Bondi. Grazie all’uso di 32 telecamere particolari ad alta definizione, ogni singola espressione del video dell’attore viene registrata e, successivamente, digitalizzata.

Uno dei più grandi vantaggi dell’adozione di questa tecnica è la perfetta sincronizzazione del movimento labbiale con la voce dell’attore, naturalmente il videogioco in questione dev’essere necessariamente in lingua originale, con l’aggiunta di sottotitoli per la pubblicazione all’estero. Il risultato finale sarà molto realistico, mai visto prima d’ora in un videogioco.

L’uso del Motion Scan in L.A. Noire

Ma il Motion Scan non è stato utilizzato da Team Bondi solamente per fini estetici, ma soprattutto per rendere il suo titolo il migliore nel suo genere, in assoluto. Essendo un poliziesco, dove gli interrogatori giocano un ruolo di primo piano all’interno della storia, il nostro caro detective deve interpretare il comportamento degli indagati e scoprire se questi stanno mentendo o dicendo la verità.

Avete mai visto la serie Lie To Me? Il protagonista riesce a risolvere casi irrisolti grazie alle sue grandi abilità nel riconoscere le verità e le menzogne nel volto delle persone. L.A. Noire agisce allo stesso modo: dovremo prestare particolare attenzione al comportamento degli interrogati, la nostra più piccola distrazione ci farà solo cadere in errore.

Cosa ne pensano gli altri produttori di videogiochi

Prima di L.A. Noire, pochissimi videogiochi potevano offrire una buona resa delle interpretazioni facciali degli attori che hanno prestato il proprio volto ai personaggi del gioco stesso. I migliori sono stati Heavy Rain e Alan Wake, i cui ideatori sono stati anche i primi a dire la loro sul Motion Scan.

Ecco cosa ne pensa David Cage, produttore esecutivo di Heavy Rain.

“Penso si tratti di un’interessante soluzione per il momento. Ma è anche un vicolo cieco. E’ quello che sento. La loro tecnica è estremamente costosa e non saranno mai in grado di scansionare il corpo e la faccia allo stesso tempo. Penso che L.A. Noire si presenti bene, ma credo che non andranno più in là di dove sono.”

Queste sono le parole di Cage, che risalgono però a diversi mesi fa, chissà se oggi, dopo aver provato L.A. Noire, sia ancora convinto del fatto che Team Bondi non sarebbe riuscita nel suo intento. Altro commento arriva dagli studi Remedy, produttori del thriller psicologico Alan Wake.

Stando alle dichiarazioni di alcuni membri interni allo staff, Alan Wake 2 vanterà di una tecnologia simile al Motion Scan, ma più avanzata e, quindi, superiore. L’interpretazione facciale dell’attore viene catturata con 64 telecamere in alta definizione che lo circondano, ottenendo una perfetta riproduzione con un margine di errore di circa mezzo mm.

Secondo quanto riportato da EDGE, noto portale di videogames, che ha potuto assistere di persona ad una dimostrazione di tale tecnologia, il risultato ottenuto è strabiliante. Si parla addirittura di una simulazione del flusso sanguigno sottocutaneo, ma questa tecnologia non è ancora pronta a fare il suo debutto, non ci resta che attendere l’E3 2011 e sperare in una presentazione del sequel di Alan Wake.

Pareri personali, Pro e Contro


Sto giocando solo da poche ore ad L.A. Noire su PlayStation3, ma posso già affermare che il Motion Scan è qualcosa di incredibile e che ha permesso agli sviluppatori di portare il gioco a livelli di realismo mai raggiunti prima d’ora. Il risultato sembra addirittura pareggiare, se non superare, quello di film come Avatar, dove i volti dei Na’Vi sono molto espressivi grazie alle tecnologie adottate.

Uno dei vantaggi del Motion Scan che più mi ha affascinato è l’ottima sincronizzazione con le voci dei personaggi nel videogioco. Mi sono sempre lamentato della latenza di sincronizzazione con il labbiale in molti videogiochi doppiati in italiano, per questo motivo ho sempre preferito i giochi in lingua originale.

Ma dopo questo Pro bisogna segnalare anche un piccolo Contro: nei giochi in lingua originale vengono inseriti i sottotitoli, di conseguenza dovremo leggere e contemporaneamente vedere le animazioni in-game. Nelle scene di interrogatorio, dovremo fare attenzione alle espressioni facciali dell’indagato, ma allo stesso tempo ci toccherà leggere i sottotitoli per capire cosa dice. Questo risulta leggermente fastidioso, a meno che non si abbia un’ottima conoscenza dell’inglese evitando così la lettura dei sottotitoli.

Ma al di là del Motion Scan e il suo utilizzo in questo gioco, L.A. Noire si presenta come un ottimo videogame, capace di coinvolgerci come pochi grazie alla trama profonda e matura e alle interpretazioni degli attori che hanno prestato il proprio volto e la propria voce al titolo. Un’altra perla di Rockstar, un titolo che merita di essere giocato almeno una volta.

E chissà come verrà utilizzato il Motion Scan in futuro… Sicuramente sarà ancora migliore, come ci ha assicurato Remedy, e potrà emergere anche ad Hollywood un giorno!

Fonte: Skimbu

Terrazza Ramazzotti, RAMATONIC COMIC HOUR

TERRAZZA RAMAZZOTTI RAMATONIC COMIC HOUR – Mercoledì 18 maggio – h- 19.00

Continua l’aperitivo panoramico più spiritoso di Milano:

Mercoledì 18 maggio al decimo piano della TERRAZZA RAMAZZOTTI (c/o Hotel dei Cavalieri – P.za Missori 1) l’amaro italiano più famoso al mondo va in scena con RAMATONIC COMIC HOUR in collaborazione con il Festival del Fumetto, WOW Spazio Fumetto, il nuovo museo dedicato alla Nona Arte, e con la Scuola del Fumetto che presenta il giovane Alessandro Costa. Il vignettista coinvolgerà gli ospiti con le proprie creazioni all’insegna della fantasia e dell’umorismo. Per i più spiritosi, per chi coglie la sfida lanciata da Ramazzotti e mette in gioco la sua faccia (da fumetto) è possibile posare per scatti fotografici in puro stile comic. Le foto più divertenti saranno quindi on-line sulla fan-page Terrazza Ramazzotti di Facebook(*).

Alla Terrazza Ramazzotti, l’amaro più irriverente sale sui tetti di Milano per diffondere dall’alto il suo spirito fresco e ironico con un tocco di creatività.

http://www.ramazzotti.it

La Terrazza Ramazzotti asseconda l’imprinting ironico e decisamente anticonvenzionale dell’Amaro Italiania per eccellenza. Con l’aperitivo COMIC HOUR, va in scena divertimento garantito dall’Argh allo Zomp! sotto l’egida del RAMATONIC: bastano poche e semplici mosse <<1 parte di amaro, 4 di tonica, ghiaccio e 1 fetta d’arancia>>. Per gustare il Ramatonic in compagnia ecco la Ramagang, un bicchiere king-size per otto. Alla regia la verve di AWER COMMUNICATION protagonista degli eventi cult della movida Milanese.

TERRAZZA RAMAZZOTTI

10° piano Hotel del Cavalieri / P.za Missori, 1 – Milano

COMIC HOUR

Tutti i Mercoledì fino a Ottobre: h. 19.00 – 24.00

Tutti i Giovedì fino a Ottobre: h. 19.00 – 24.00

Ingresso con Ramatonic € 10

RamaGang € 80

(*) Fan Page: http://www.facebook.com/home.php#!/pages/Terrazza-Ramazzotti/194816603890825



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AR.Race, gara personalizzabile per AR.Drone Parrot

AR.Race Una gara personalizzabile per AR.Drone, in modalità single o multi-°©‐player

AR.Race è un gioco di competizione, scaricabile gratuitamente da App StoreSM e che permette a 1, 2, 3 o 4 piloti di sfidarsi sullo stesso circuito. Per rendere la gara davvero avvincente, il percorso prevede il superamento di ostacoli gonfiabili, come piloni con un traguardo e una ciambella.
Dopo aver attivato il Bluetooth del proprio iDevice, ogni giocatore deve collegarsi al proprio AR.Drone in Wi-Fi e avviare l’applicazione AR.Race. Una volta definito il numero di piloti, si può accedere a cinque livelli di gioco e prevedere l’utilizzo o meno di elementi gonfiabili. I giocatori possono scegliere di attivare o meno l’opzione di assistenza-pilotaggio, che permette ad AR.Drone di compiere giri ad alta velocità.

5 tipi di circuito

Senza elementi gonfiabili
– Rookies Race: il pilota crea il proprio circuito, definendo il numero di giri da effettuare (da 1 a 3).
Toccando due volte la fusoliera di AR.Drone, si segnala la fine di un giro e si procede con la registrazione del tempo di gara.

Con piloni e traguardo
– Champions Race: il pilota crea il proprio circuito (da 1 a 3 giri), con l’obiettivo di tagliare il traguardo il più velocemente possibile. La telecamera verticale di AR.Drone identifica la linea del traguardo e il tempo viene registrato automaticamente.

Con ciambella
– Masters Race: il pilota crea il proprio circuito (da 1 a 3 giri) e la sfida è quella di attraversare la ciambella. La telecamera verticale di AR.Drone identifica una linea all’interno della ciambella e il tempo viene registrato automaticamente.

Con 2 piloni, traguardo e ciambella
– Elite Race: il pilota deve passare attraverso la ciambella prima di tagliare il traguardo (da 1 a 3 giri di circuito). La telecamera verticale di AR.Drone identifica la linea di arrivo e il tempo viene registrato automaticamente.
– Heroes Race: il pilota deve attraversare due volte la ciambella prima di tagliare il traguardo (da 1 a 3 giri di circuito). La telecamera verticale di AR.Drone identifica la linea di arrivo e il tempo viene registrato automaticamente.

Nota: Poiché il traguardo è indipendente dai due piloni, i giocatori possono creare quanti circuiti desiderano, per esempio creando slalom tra i piloni o circuiti più complessi, utilizzando anche l’ambiente circostante (es. alberi, …).
Con AR.Race crea i tuoi circuiti e sfida i tuoi amici… per la supremazia del cielo!

§ Disponibile gratuitamente su App StoreSM a partire dal 7 giugno
§ Pack di 2 piloni e 1 traguardo: 49,99€
§ 1 ciambella: 39,99€

Gli accessori sono disponibili su www.parrotshopping.com
Per ulteriori informazioni, visita http://www.parrot.com

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Il Ghassoul, dalla terra la bellezza

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La Società del Ghassoul è una impresa familiare e detiene in Marocco il monopolio internazionale, essendo il solo giacimento (27.000 ettari) di questo minerale conosciuto nel mondo, situato ai bordi del Medio Atlas, nella provincia di Boulemane, a 200 km da Fès. Questa argilla, utilizzata da oltre 12 secoli dalle popolazioni dell’Africa del nord e del Medio Oriente, oggi viene esportata nei quattro angoli del mondo al ritmo di 1.800 tonnellate annue per una cifra d’affari che supera i 4 miliardi di dh. La Tunisia è in testa ai paesi importatori con il 50% del prodotto, il resto è ripartito tra il Giappone, la Thailandia, il Canada, gli USA e ancora gliEmirati Arabi e l’Arabia Saudita. Il Ghassoul viene fatto saltare in aria dalle mine e appena raccolto vienelavato per eliminare tutte le impurità e trasformato in un mattone di terra chiamato “toba per essere poi inviato a Fès  e ancora trattato per eliminare gli ultimi residui. Il Ghassoul sotto forma di toba è venduto esclusivamente in Marocco mentre per l’esportazione viene triturato e ridotto in polvere o in piccoli pezzi chiamati M’siek, preventivamente messi a seccare per una settimana al sole cocente. Il Ghassoul (pronunciaRassoul) deriva dalla parola araba “ghassala” che significa lavare. E’ una roccia naturale al 100% ecologica, di formazione sedimentaria dell’era terziaria e di origine lacustre. Il giacimento esistente in Marocco è datato nell’era giurassica e la sua origine geologica proviene dalla alterazione di rocce vulcaniche instabili. Il Ghassoul è già menzionato per le sue virtù rigeneratrici, protettrici e cicatrizzanti nei papiri egiziani e i greci e i romani la utilizzavano per mantenere la bella splendente e per guarire diverse malattie. In Africa del nord è utilizzata da secoli sia dagli uomini che dalle donne orientali, principalmente marocchini, per pulire, purificare, tonificare nutrire in dolcezza la pelle e i capelli. E una cura insostituibile durante il rito dell’Hammam. Tra tutte le argille dermatologiche il Ghassoul è quella il cui tenore in ossido di alluminio e ossido di calcio è più leggero. Questa caratteristica unica permette di utilizzarla anche come maschera per il contorno occhi. Il Ghassoul contiene anche del silicio, acuni carbonati e sali minerali. La sua capacità di assorbire l’acqua è largamente superiore alle altre argille e in effetti puo assorbire 1,66 volte il suo peso in acqua, questo significa che 15 gr di Ghassoul possono assorbire 25 ml dacqua. Questa caratteristica rafforza il suo potere pulente e permette una buona idratazione degli strati superiori dell’epidermide. Naturalmente saponosa il Ghassoul deterge la pelle cosi’ come i capelli e assorbe l’eccesso di sebo senza aggredire il cuoio cappelluto. L’argilla Ghassoul, tante virtù per un prodotto antico che si perde nella notte dei tempi, da sempre compagna per la cura della pelle, continua il suo viaggio nel mondo tecnologico ricordandoci che è dalla natura, dalla terra, che provengono gli ingredienti migliori per il benessere dell’uomo.

Fonte: My Amazighen

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La tenda nomade e la magia del deserto

May 4, 2011 Leave a comment

La Khaima, la tenda dei nomadi berberi, è disposta sopra un armatura formata da due pilastri in legno alti circa 2 mt, che sotengono una barra scolpita, l’Ahammar. Questo portico in legno è poi ancorato con una banda di tessuto a dei picchetti per mezzo di robuste corde. La tenda è realizzata dall’assemblaggio di bande di lana scure (marroni o nere) di 40/60 cm di larghezza per 6/10 mt di lunghezza (eccezionalmente anche 20 mt). Queste bande in pelo di capra o di cammello, le Flijs, sono tessute dalle donne con un telaio orizzontale. Una tenda media, di circa 25 mq necessita di una decina di Flijs, cucite una all’altra dagli uomini. Intorno, dei picchetti tendono la tela a 80 cm dal suolo, lasciando circolare l’aria in estate. In inverno invece si aggiungono tappeti, stuoie e quant’altro per fermare il vento e la sabbia. Il portico centrale divide l’interno in due parti: quella delle donne, sovente nascosta agli sguardi da una tenda, e lo spazio della vita quotidiana, con il focolare e tutti gli utensili. La parte adibita agli uomini è aperta ai visitatori e in inverno il suolo è coperto da spessi tappeti in lana che isolano dal freddo pungente del deserto. L’atmosfera che si respira al loro interno è di grande pace e armonia; un nido dove rifugiarsi nei momenti di fatica, per condividere un tajine o per giocare qualche ora a carte con gli amici. Le donne si raccolgono al loro interno per cucinare e incontrare le amiche. Dormire in una di queste tende, in pieno deserto, tra le dune del Sahara, è una esperienza unica ed irripetibile che vale la pena di provare (non con gruppi organizzati pero’!.. si perde veramente tutta l’atmosfera e la magia del deserto a dormire con altre 30/40 persone intorno). Il silenzio del deserto, il calore della tenda che diventa un rifugio illuminato dalla luna, non lascia spazio a pensieri ma ad un grande benessere interiore ed un totale relax.

Fonte: My Amazighen

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L’arte della passamaneria in Marocco

L’arte della passamaneria custodisce in sè un savoir-faire antico e prezioso. Prima dell’introduzione della seta esisteva in Marocco una forte tradizione di passamaneria berbera, realizzata con delle lane colorate in verde, giallo e arancio. Inizialmente le trecce e i bottoni servivano ad ornare degli abiti femminili chiamati “Thhmel“, una sorta digilet ancora oggi indossati dalle donne berbere, decorati con pietre o paillettes. Furono gli andalusi, cacciati dalla Reconquista spagnola nelXV°secolo, che portarono in Marocco la tradizione del filo di seta lavorato. Gli artigiani ebrei introdussero in seguito l’uso del filo d’oro e d’argento abbinato alla seta, sviluppando una tecnica di lavorazione rimasta per lungo tempo un monopolio esclusivo. La passamaneria non è altro che un intreccio di fili che dimostra come la manualità artigianale sia un arte, che nasce da secoli e secoli lontani da noi. Solo recentemente i passamantieri si sono riuniti in corporazioni , proprio come nell’Europa del Medio Evo. Intorno alle loro attività gravitano un numero imprecisato di altre specializzazioni, sempre nell’ambito del filo di seta, perpetuando quest’arte meravigliosa e unica. A Marrakechsono decine gli artigiani che svolgono questa attività, installati generalmente nei souks della Medina antica, principalmente nel souk Kchechbia, che si trova nel quartiere di Mouassine. La maggiorparte di questi lavori sono opera di una moltitudine di donne che lavorano nelle loro abitazioni e sono divise secondo la tipologia del lavoro che devono svolgere. Le prime sono chiamate “Houlates” e si occupano di dividere le bobine disabra con l’aiuto di un arcolaio in legno per ottenere un filo pulito e lineare. Seguono poi le “Oukadates“, che confezionano i bottoni per i jellaba e c i caftani, senza dimenticare il lavoro degli “sfifa“, una sorta di galloniriccamente decorati e intrecciati finemente. Altre ancora realizzano dei piccoli ricami da decoro, pompons eembrasse per i tendaggi. Gli uomini confezionano generalmente delle splendide cinture femminili, molto alte e riccamente decorate con filo d’oro e d’argento. Sovente considerata come puro elemento decorativo, la passamaneria gioca un ruolo importante nell’arredamento di interni. Cuscini, tende, lenzuola, nappe, runners,tovaglie e altro ancora, dai più semplici ai più stravaganti, in un ventaglio di creazioni pressochè infinito, adattandosi ai più svariati gusti, sia tradizionali che contemporanei. Se l’arredamento da lungo tempo fa uso di questi prodotti anche i grandi nomi della moda internazionale hanno regalato a questi oggetti una certanobiltà, indispensabile per certe finizioni di alto livello, che rivestono borse, cinture, sacchi, bijoux e caftani, in abbinamento a rafie e cotoni pregiati. La materia prima, nobile e preziosa, è la seta, che rimane l’elemento indispensabile per la passamaneria di lusso. Verso gli anni ’60 la seta venne colorata con i pigmenti naturali, direttamente nei souks dei tintori, raggiungendo sfumature e toni sino ad allora impensabili. Con l’aumento dei costi della materia prima, importata dalla Cina, la seta venne sostituita progressivamente dalla sabra, una seta vegetale elaborata a partire dalle fibre del legno di sisal. Queste fibre vengono cardate, tessute e poi colorate. Quest’ultima operazione è la più complicata in quanto il fissaggio del colore è una operazione tecnica molto particolare e fu cosi’ che verso la fine degli anni ’80, la sabra inizio’ ad essere importata già con il finissaggio finale. Elastica al 15%, la sabra è praticamente indistruttibile ed è lavabile in lavatrice a 30°, quindi ideale per la decorazione di interni e per il prèt-à-porter. Altro straordinario valore aggiunto di questa seta “artificiale” è la sua straordinaria gamma di colori e sfumature, dovuta anche allasezione triangolare delle sue fibre che riflettono la luce donandole anche una morbidezza impalpabile. Per acquistare delle belle passamanerie basta tuffarsi nei souks della medina e curiosando tra i vari negozi troverete sicuramente l’oggetto del vostro desiderio, da mettere in valigia e regalare magari agli amici smaniosi di esotismo. Personalmente amo molto i segnalibri costruiti con sottile lamine incise che terminano con delle splendide nappe (costo circa 4 euro) o ancora certi modelli di embrasse per tendaggi che hanno inseriti dei lavori in metallo battuto, ovali o rettangolari (foto in alto), che diventano degli importanti “quadri” da appendere alle pareti (costo circa 40 euro la coppia). Da non dimenticare i tessuti in sabra, a telaio, di diverse misure e dai colori incredibili, per rivestire divani, poltrone, oppure da usare come copriletti o come tovaglieetniche. Il prezzo del 2 x 1.50 è di 25 euro, il 3mt x 2 costa 30 euro. Buon shopping!.

Fonte: My Amazighen

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