Riccardo Tisci, nuovo chief creative officer per Burberry

March 1, 2018 Leave a comment

Riccardo Tisci

Burberry affida a Riccardo Tisci il ruolo di chief creative officer, effettivo dal prossimo 12 marzo. Lo stilista italiano prende il posto di Christopher Bailey, che ha lasciato la casa di moda britannica a ottobre dopo 17 anni di collaborazione. Nei giorni scorsi erano circolati i nomi di Phoebe Philo e Kim Jones come papabili direttori creativi del marchio.

«Sono felice e onorato di entrare in Burberry come new chief creative officer e di ritrovare Marco Gobbetti – è il commento di Tisci nel suo account Instagram -. Ho un enorme rispetto per l’heritage British di Burberry e per l’appeal globale della griffe e credo fermamente nel suo potenziale».

Era stato proprio l’attuale ceo di Burberry, Marco Gobbetti, a chiamare nel 2005 il designer alla direzione creativa di Givenchy, di cui all’epoca il manager era amministratore delegato.

Riccardo Tisci era “disoccupato” da un anno, quando dopo 12 anni di collaborazione si è rotto il sodalizio che lo legava alla maison Givenchy. Allora si era parlato di un incarico da Versace, più volte ventilato ma mai concretizzatosi.

Lo scorso settembre Tisci era stato chiamato alla direzione creativa del mega-show intitolato The New Beginning, organizzato da Vogue Italia allo Scalo Farini.

Più di recente, ai primi di febbraio, Marina Abramović ha annunciato l’intenzione di affidare allo stilista la realizzazione dei costumi per il suo nuovo progetto teatrale, intitolato Seven Deaths.

Entrato in Burberry nel 2001, Christopher Bailey è stato il motore della trasformazione della griffe, che grazie al suo contributo si è trasformata da una piccola realtà di outerwear basata sulle licenze a uno dei marchi globali più apprezzati. L’ultima sfilata firmata da lui è andata in scena questo mese, in occasione della fashion week di Londra, nei Dimco Buildings.

Nel corso degli anni Bailey è stato, oltre che direttore creativo, anche ceo dell’azienda, un ruolo che ha ceduto nel 2017 a Marco Gobbetti. «Io mi concentrerò più specificamente sul design, i prodotti, la creatività, l’architettura, il marketing, la comunicazione, mentre il focus di Gobbetti sarà più su operatività, finanza, vendita al dettaglio e merchandising», aveva precisato allora.

Lo scorso giugno due importanti gruppi di azionisti avevano fatto pressione sulla casa di moda, a proposito dei premi stellari destinati a Julie Brown, chief operating e financial officer dallo scorso gennaio, e allo stesso Bailey, che già aveva espresso l’intenzione di rinunciare al suo bonus, ma non alla ricca buonuscita legata al passaggio di cariche tra lui e Gobbetti. Non era la prima volta che lo stilista veniva messo sotto attacco: già nel 2016 aveva dovuto ridursi drasticamente il cachet.

Nel 2017 Burberry ha registrato un profitto ante-imposte di 462 milioni di sterline, +10% in assoluto ma -21% a cambi costanti, con ricavi pari a 2,8 miliardi di sterline (+10% a cambi correnti e  -2% a cambi costanti).

Nel terzo trimestre del fiscal year in corso, terminato il 31 dicembre scorso, la griffe ha totalizzato 719 milioni di sterline di vendite retail, in calo del 2% a valori attuali e in aumento del 2% a parità di store. Sui numeri pesa l’impatto del cambio, più sfavorevole rispetto all’anno precedente.

Fonte: Fashion Magazine

Advertisements

“The Commonwealth Fashion Exchange”, mostra dedicata alla “moda etica” nello sfarzo di Buckingham Palace

March 1, 2018 Leave a comment

This slideshow requires JavaScript.

Glamour e coscienza ambientale, eleganza creativa e attenzione al verbo della sostenibilità: sono gli ingredienti di ‘The Commonwealth Fashion Exchange’, la mostra dedicata alla “moda etica” inaugurata nello sfarzo di Buckingham Palace fra le iniziative collaterali dell’edizione 2018 della London Fashion Week, sotto gli occhi di principesse della Royal Family e dell’aristocrazia delle passerelle. Un progetto che allinea una selezione di abiti accomunati dal rispetto dei principi ecosostenibili e d’una certa idea di moralità firmati da designer provenienti dai 53 Paesi del Commonwealth.

Il ricevimento, ospitato nella residenza ufficiale della regina a pochi giorni del debutto assoluto di Sua Maestà a una delle sfilate della Settimana della Moda, ha visto la presenza di Kate Middleton, duchessa di Cambridge e moglie del principe William, ormai prossima alla terza gravidanza, nonché di Sophie Rhys-Jones, contessa del Wessex e consorte del principe Edoardo.

Ma anche di stilisti, artigiani e personalità del mondo della moda o dell’entertainment come Edward Enniful, Livia Firth, Nadja Swarovski, Neelam Gill, Nigel Gosse, Ulric Jerome, Naomi Campbell, Stella McCartney, Adwoa Aboahe, Caroline Rush. E – last, but not least – Anna Wintour, riapparsa nell’algida veste di storica ‘zarina’ di Vogue dopo che l’incontro dell’altro giorno sotto la passerella con Elisabetta II in persona era sembrato trasformarla per qualche momento in un’impeccabile quanto sorridente dama di compagnia. Unico contribuito italiano all’evento, la presenza di Bonaveri – azienda di Renazzo di Cento (Ferrara), leader mondiale nei manichini d’alta gamma – che ha sostenuto il progetto con i propri manichini biodegradabili: protagonisti anch’essi di uno scenario animato da 30 creazioni improntate ai dettami dell’economia (e della moda) sostenibile. Creazioni firmate dai stilisti considerati fra i più talentuosi del Regno Unito e dei Paesi dell’ex impero britannico raccolti oggi nel Commonwealth, ed esposte al pubblico fino a martedì 6 marzo. I capi proposti, esemplari unici realizzati in rigorosa corrispondenza con il decalogo di rispetto dell’ambiente e di eccellenza stabiliti dal Green Carpet Challenge, sono griffati fra gli altri da Karen Walker per la Nuova Zelanda, Bibi Russell per il Bangladesh, Burberry e Stella McCartney per la Gran Bretagna. In un caleidoscopio di suggestioni che nasce anche per promuovere le relazioni tra stilisti e artigiani, incoraggiando lo scambio di idee, lo sviluppo di competenze e favorendo nuove opportunità su scala globale. Il tutto nell’ambito di un avvenimento mondano, ma non solo, immaginato come il primo di una serie di appuntamenti che nel 2018 riuniranno stilisti e campioni dell’artigianato del Commonwealth impegnatisi ad aderire ai Gcc Principles of Sustainable Excellence: severi criteri di una produzione sostenibile, etica, solidale e sociale stabiliti da Eco-Age per l’industria del fashion con l’ambizione e l’auspicio che durino più dello spazio d’una gran soirée.

Fonte: Ansa

Stella McCartney, prossimo il divorzio da Kering

March 1, 2018 Leave a comment

stellamc

Dopo un sodalizio lungo 17 anni, Kering è pronto a cedere la quota di Stella McCartney, ad oggi pari al 50%, alla designer fondatrice, mettendo così fine alla joint venture paritaria nata nel 2001. A renderlo noto è Business Of Fashion, che già aveva diffuso l’indiscrezione nelle scorse settimane e che cita fonti vicine all’operazione. L’annuncio ufficiale della separazione sarebbe imminente. Secondo fonti anonime, il team di Stella McCartney starebbe preparando un booklet con tutti i dettagli sull’operazione, pronto a rispondere alle domande in sospeso e a rassicurare i dipendenti. “Come abbiamo già detto e come spesso accade tra le parti interessate, sono in corso regolari discussioni riguardo al futuro della partnership – hanno risposto alla testata inglese Kering e Stella McCartney -. Un eventuale significativo cambiamento verrà reso noto a tempo debito”.

Sempre secondo quanto riferito da Business Of Fashion “i brand di Kering non potranno assumere dipendenti Stella McCartney durante il processo di transizione, che potrebbe richiedere fino a due anni. La società di retail strategy consulting Javelin, ramo dell’advisory Accenture, sta lavorando con Stella McCartney per gestire la riorganizzazione, creando un progetto per la nuova attività indipendente”.

Kering non rende noti i dati di bilancio delle controllate ‘minori’, ma nel 2015 fonti di mercato stimavano, per Stella McCartney un giro d’affari tra i 150 e i 200 milioni di dollari (tra i 120 e i 160 milioni di euro).

Fonte: Pambianco News

Categories: Life-News Tags: ,

Brosway, negozio al Nankai Joy City Shopping Mall di Tianjin

February 26, 2018 Leave a comment

Brosway_store_Tianjin-w900-h900

BROSWAY INAUGURA IL NUOVO STORE IN CINA A TIANJIN

Brosway raddoppia a Tianjin con un negozio all’interno del Nankai Joy City Shopping Mall

Continua la strategia di internazionalizzazione intrapresa dall’Azienda che, con le due filiali dirette in Cina, ad Hong Kong (anima finanziaria) e Pechino (società operativa) ed i negozi a Shanghai e Tianjin, si sta facendo spazio nel mercato Asiatico.

A Tianjin all’interno del Nankai Joy City Shopping Mall, il negozio nasce da un nuovo concept, caratterizzato dall’impiego del solo colore bianco e da frame di led lineari che creano archi luminosi nello spazio, volti a risaltare i banchi espositivi ad essi sottostanti. Una veste semplice ed essenziale ma al contempo chic e raffinata.

Nel percorso di espansione del brand è stato progettato un format modulare per gli spazi retail che può essere adattato a diverse tipologie di metrature, rendendo sempre riconoscibile la filosofia Brosway in tutto il Mondo.

Bros Manifatture nasce nel 1979 nelle Marche come azienda specializzata nella produzione di cinturini in pelle per orologi con il marchio Bros. Nel corso degli anni, l’azienda ha ampliato la propria offerta attraverso lanci e acquisizioni, qualificandosi come una delle principali multibrand company del settore. Bros Manifatture controlla i seguenti marchi: Dhiva, packaging per gioiellerie; Brosway, gioielleria ed orologeria fashion; S’ Agapò, gioielleria easy wear in acciaio; Rosato, fine jewellery in argento ed oro; Pianegonda, gioielleria di design di eccellenza. 

Bros manifatture è presente in 30 Paesi nel Mondo, in più di 10.000 punti vendita, impiega più di 200 persone. Si avvale di uno strutturato network di agenti, e sta sviluppando una strategia di retail diretto con aperture di monomarca Brosway (Milano, Miami, Shanghai) e Rosato (Milano, Roma, Forte dei Marmi, Kuala Lumpur, Shanghai, Tianjin). Nel 2017 il fatturato ha superato i 40 milioni di euro. 

Categories: Boutiques Tags: ,

Zeelander Yacths, announcing new models Z44 and Z55 in 2018

February 16, 2018 Leave a comment

This slideshow requires JavaScript.

– The company’s new shipyard is based in Groot-Ammers and counts on a 2000 m2 footprint on an impressive 20000 m2 waterfront plot
– A “boutique style” production for the happy few that merges extreme quality and obsession to detail
– Current range consists of two models Z44 and Z55 developed by Mulder Design and  Cor D. Rover
– Timeless, recognizable exterior design and custom made interiors
– New models to be unveiled during 2018
– Zeelander Yachts reported a +40% increase in new motoryacht sales in 2017 and has a solid order book for 2018
Best New Powerboat in 35 feet and over category award has been achieved at the 2017 Newport International Boat Show for the Z55’s outstanding quality, top-tier design and superb seagoing skills.
Zeelander Yachts is delighted to report that the 2017 has been a successful year in the Dutch shipyard’s history. The yard reports a 40% increase in new yacht sales last year and has a healthy order book for 2018.

We had an amazing year filled with events, premieres, awards and, most importantly, sales”, said Leonardo van den Berg, Commercial Director at Zeelander Yachts. “Even being a boutique style production oriented yard – half of the boats were sold through partners/brokers. Also there was much movement in the Zeelander 44 market with several boats changing hands/owners. One of the most important of our achievement is the fact that – in January 2017 – we’ve opened our new yard in Groot-Ammers, where we have already built four Zeelander Z55s. Now are working on new, bigger projects that are about to hit the market for 2018 and 2019”.
Founded in 2002, the company specializes on production of high-end motoryachts that marry form and function to efficient performance with the highest possible standard. The current range includes two models, Z44 and flagship Z55. The Z44 is an instantly-recognizable lobster-style cruiser with a modern twist and powerful motor, capable of reaching 35 knots, panoramic views and spacious interior with one or two cabins. The Z55is the ideal step-up from the 44-feet model, offering even roomier cockpit and three cabins. After she’s been presented in 2017, Zeelander’s largest model to date – immediately received strong demand from owners and acclaims from expert luxury yachting community.
An example? The Best New Powerboat in 35 feet and over category award has been achieved at the 2017 Newport International Boat Show for the Z55’s outstanding quality, top-tier design and superb seagoing skills.

The new facilities, which are fully owned by Zeelander Yachts, are world-class indeed. Craftsmen from all the different disciplines involved in building a premium Zeelandermotoryacht – from engineering to construction, from joinery to metalwork – have access to the very latest equipment in order to make the most of their timeless skills.
Our Groot-Ammers yard has a 2000 m2 footprint on an impressive 20000 m2 waterfront plot”, comments Leonardo van den Berg. “We can build up to three boats at a time and have a six boat per year total capacity, based on the Z55. We do our own design together with renowned Cor D. Rover, detail engineering, sales and marketing.”
Overall Zeelander Yachts have built and sold over 30 yachts, most of them on the US market. But there’s growing interest in these elegant boats in other areas of the world.
Leonardo van den Berg confirmed: “At this point the USA is still our biggest market. However, we are very active in Europe too with a focus on the French Côte d’Azur, and we had strong results at the Cannes Yachting Festival in September”.
Zeelander Yachts has aspiring plans for the year 2018. First, the company plans to further grow brand awareness in Europe and the Americas and create an exclusive community for the owners. Moreover, the shipyard’s expertise extends far beyond 55-feet yachts and this year it projects to unveil a couple of new larger models. More details will be released later.

Alessi, edizione limitata per l’orologio Record di Achille Castiglioni

February 16, 2018 Leave a comment

Record

Orologio da polso in acciaio inossidabile 18/10 con cinturino in nylon, giallo/viola/marrone/nero/blu. Edizione limitata. RECORD AL625B

Diametro (cm):  3.60
Designer Achille Castiglioni, Gary Chang

Achille Castiglioni ha voluto creare un orologio facile da leggere e dotato di humor. La cassa, in acciaio inossidabile, può essere rimossa totalmente dal cinturino. La grafica del quadrante è stata disegnata dal suo amico, il grafico svizzero Max Huber.

“Molto spesso ci capita di cercare di leggere le ore sul nostro orologio e non ci riusciamo: quando siamo di fretta, quando siamo in bici, quando siamo stanchi, quando siamo sotto la doccia, quando siamo senza occhiali, quando siamo controluce, quando siamo in discesa, quando siamo sotto la pioggia, quando siamo a pranzo o a cena, quando siamo in pericolo, quando siamo a una conferenza, quando siamo in compagnia o quando siamo distratti. Da qui la progettazione. La scelta di un movimento al quarzo alimentato da pila. La massima superficie del quadrante per consentire la più idonea impaginazione grafica. Facile sostituibilità del cinturino senza meccanismi di fissaggio. Attenta e approfondita ricerca grafica per la progettazione di una chiara e facile lettura delle ore e dei minuti. Ne risulta un orologio ‘tutto quadrante’ di immediata lettura, essenziale e basato sull’assioma più del togliere che dell’aggiungere.” Achille Castiglioni

Cary Grant, drug therapy e note bisessuate all’ombra di Hollywood

January 5, 2018 Leave a comment

Cary Grant

Chi era Cary Grant? Nessuno lo saprà mai questo è certo, forse nemmeno lui …
Inglese e di umilissimi origini divenne il sex symbol più acclamato del secolo.
Cary Grant fu il vertice assoluto della bellezza e del glamour di Hollywood.

Hitchcock volle descrivere la sua complessità privilegiandone tutto lo splendore con ben quattro film, la figura atletica, lo sguardo intrigante e l’atteggiamento a tratti pigro, a tratti felino. A cinquant’anni nell’immortale Caccia al ladro fa capitolare in sequenza Grace Kelly, la sua ricca madre, e una minorenne spasimante, insieme a qualche milione di spettatrici.

Un bellissimo caccia dote?: Si è sposato e poi ha divorziato velocemente da una delle donne più ricche del mondo Barbara Hutton. Un bisessuale? Ha convissuto per anni con un aitante attore di western di serie B (Randolph Scott) e non per motivi di economia. Una spia messa apposta nel Jet Set? C’è anche chi lo ha insinuato. Un avido senza scrupoli? Alcuni sostengono (in primis un’attrice famosissima) che un suo amante ricchissimo gli donò una azienda di cosmetici che lo rese multimilionario.
Un nevrotico incurabile a tratti sadico? Alcune mogli lo descrissero così. Hitchcock il regista suo mentore ne era affascinato totalmente.

La madre dell’attore, elemento da brivido noir, fu scoperta da Grant stesso dolorosamente viva in manicomio (fatto occultato dal padre che ne inscenò la morte). Lui corteggiatissimo fu sempre segretamente accanto a lei , dicono ad Hollywood, vi erano rapporti di odio-amore a dir poco tempestosi tra i due.
Ma che cosa nascondeva questo bellissimo ed elegantissimo groviglio di misteri e fascino?
Pare molto LSD: la droga degli Hippy. Questa voce è sempre circolata ad Hollywood sull’attore, ma prende piede anche in uno stupendo documentario Becoming Cary Grant. Mark Kidel, l’autore, utilizza filmini della sua famiglia (autorizzato dalla famiglia stessa) e pezzi dell’autobiografia che lui non volle mai pubblicare.
Non è tutto oro quello che luccica sembra dirci quest’opera presentata anche a Cannes.
Scappato di casa a 15 anni da un padre padrone e alcolista, il suo passaporto era solo il suo viso perfetto, il fisico prestante da pugile e la sua sexy fossetta sul mento.
I soldi e la sua carriera non riuscirono a risparmiargli i demoni dell’anima. Dopo lo yoga e l’ipnosi per sedare le tremende inquietudini Grant si affidò ad un medico piuttosto strano: Il dottor Mortimer Hartman.
Hartman lo sottopose a trattamenti a base di Lsd all’istituto psichiatrico di Beverly Hills per un numero di oltre cento tra il 58e il 61. Grant confessò nei documenti di Kidel di essere rinato. Molti artisti degli anni sessanta si spinsero ad usare questa sostanza per amplificare sensazioni e credendo di migliorare le performance: alcuni si suicideranno anche in preda agli effetti. Cary Grant no. Nel documentario, fa un effetto strano, quasi surreale ascoltare la voce di Cary Grant dire, anzi sussurrare “alla fine mi sento vicino alla felicità”. Guardare questa leggenda girarsi e rigirarsi senza fine, sudato e bendato in un lettino d’ospedale dove il dottore sperimentava su di lui i trattamenti di Lsd una volta a settimana per cinque ore.  Anzi è curioso pensare che ai tempi di Intrigo internazionale questo divo facesse uso di Lsd in maniera continuativa.
Un fascino fisico che faticava a gestire, qualche dubbio intrinseco sui suoi gusti, una madre con problematiche psichiatriche e un padre padrone alcolista incisero nella ricerca di serenità di questa Star amatissima. invidiatissima e copiatissima. George Cloney è solo uno di innumerevoli cloni nel tempo di Grant.

Forse Non è tutt’oro quello che luccica soprattutto ad Hollywood.

A cura di Antonello Altamura

Fonte: MondoRaro