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Posts Tagged ‘Ginevra’

“Art de Grisogono”, incanto memorabile per il diamante dell’anno da Christie’s a Ginevra

November 21, 2017 Leave a comment

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“Art of De Grisogono, Creation1”, la prestigiosa collana con smeraldi e diamanti, corredata con il diamante bianco D-flawless più grande mai battuto in un’asta, è stata venduta da Christie’s di Ginevra per 33,5 milioni di franchi svizzeri – pari a 28,7 milioni di euro. Il diamante da 163,41 carati é stato trovato in Angola nel 2016. La casa d’aste precisa che il prezzo include tasse e commissioni.

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“Oppenheimer Blue”, prossimo incanto per il diamante blu più grande da Christie’s

April 2, 2016 Leave a comment

Si chiama “Oppenheimer Blue” e con 14,62 carati è il più grande diamante blu intenso mai messo all’asta. Sarà in vendita il prossimo 18 maggio da Christie’s a Ginevra come pezzo più prezioso dell’evento “Magnificent Jewels” dedicato al mondo dei preziosi. Classificato dal Gia (Gemological Institute of America) come “Fancy Vivid Blue”, il grado di colore più intenso per i diamanti blu, è stimato tra i 38 e i 45 milioni di dollari. La pietra ha preso il nome dal suo precedente proprietario, sir Philip Oppenheimer, la cui famiglia è stata leader nel settore dei diamanti per 80 anni con la De Beers, prima di cedere il 40% della compagnia alla AngloAmerican plc nel 2012. “Sir Philip avrebbe potuto avere qualsiasi diamante – spiega François Curiel, a capo della Christie’s Asia Pacific and China – ma ha scelto questo per la sua tonalità perfetta, le proporzioni impeccabili e una favolosa forma rettangolare”. “Oppenheimer Blue” è solo l’ultimo di una serie di storici diamanti blu battuti all’asta da Christie’s. Tra questi il Tereshchenko nel 1984, il Wittelsbach Blue nel 2008, il Begum Blue nel 1995 e un anello con diamante blu appartenuto a Maria Antonietta, messo all’asta nel 1983. “I diamanti blu sono particolarmente ambiti – prosegue Curiel – non solo perché sono stupendi, ma anche perché ne esistono pochi esemplari al mondo. Questo in particolare – conclude – può essere definito come una delle gemme più rare: è la gemma delle gemme”. A maggio si saprà se “Oppenheimer Blue” riuscirà a battere la cifra record del “Blue moon diamond”, venduto da Sotheby’s a Ginevra lo scorso novembre per 48,4 milioni di dollari

a cura di Rita Celi

Fonte: La Repubblica

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The Pink Star, diamante prezioso incanto battuto da Sotheby’s a Ginevra

November 26, 2013 Leave a comment

The-Pink-Star-Diamante

Questo preziosissimo diamante, considerato tra i più costosi e rari al mondo, è stato battuto all’asta da Sotheby’s a Ginevra per un valore di $83 milioni, nel corso dell’evento Magnificient Jewels.
Il suo nome è ”The Pink Star” e, a commentarlo e soprattutto a presentarlo al pubblico è stato l’intraprendente David Bennett, presidente del Dipartimento Gioielli di Sotheby’s Europa e Middle East, oltre che Presidente di Sotheby’s Svizzera: “La sua eccezionale ricchezza di colore, insieme alle dimensioni, sono caratteristiche che superano quelle di qualsiasi altro diamante rosa che provenga da collezioni Reali, statali o private“.
Insomma, si tratta di un pezzo di rara bellezza che, grazie a Sotheby’s, sarà in grado di fare la gioia di qualche ricco collezionista proveniente da qualche parte anche sperduta del mondo, visto che sarà possibile fare offerte anche on-line grazie al nuovo servizio live lanciato dall’azienda.
Scoperto in Botswana, The Pink Star era inizialmente un diamante grezzo da 132,5 carati, che in secondo momento è stato tagliato e pulito dagli artigiani di Steinmetz Diamonds che hanno impiegato circa due anni per trasformarlo nella magnifica opera che è adesso.

Fonte: GoLook.it

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Grand Prix d’Horlogerie, classifica degli orologi di lusso più belli a Ginevra

November 23, 2012 Leave a comment

Svoltasi durante la serata dello scorso 15 novembre, la dodicesima edizione del Grand Prix d’Horlogerie, il cui acronimo è GPHG 2012, ha dato i titoli a quelli che sono stati classificati come gli orologi di lusso più belli del 2012.
Il GPHG 2012 si è svolto presso il Grand Théâtre de Genève, ovviamente a Ginevra, da sempre considerata come la città degli orologi; a presentare l’evento erano presenti Adriana Karembeu e Frédéric Beigbeder, che hanno svolto le veci di autorità del Cantone di Ginevra.
Di seguito, eccovi dunque la classifica di tutti i premi che sono stati assegnati durante l’evento, con affianco la relativa opera d’alta orologierà che ha avuto l’onore di aggiudicarselo:
– Aiguille d’Or: TAG Heuer, Mikrogirder;
– Premio Miglior Orologio da Donna: Chanel, Flying Tourbillon Première;
– Premio Miglior Orologio da Uomo: MB&F, Legacy Machine N°1;
– Premio Orologio più Innovativo : HYT H1 Titanium Black DLC;
– Premio Miglior Orologio Gioiello: Chopard, Imperiale Tourbillon Full Set;
– Premio Miglior Orologio Complicato: Greubel Forsey Invention Piece 2;
– Premio Miglior Orologio Sportivo: Habring2, Doppel 2.0;
– Petite Aiguille (per modelli < CHF 5’000): Zenith, Pilot Big Date Special;
– Premio Miglior Orologiaio: Carole Forestier Kasapi;
– Premio Speciale della Giuria: Société Suisse de Chronométrie (SSC);
– Premio del Pubblico: MB&F, Legacy Machine N°1.

Fonte: GoLook.it

Bally, nuova boutique a Ginevra

Bally ha recentemente inaugurato una nuova boutique a Ginevra su una superficie di 280 metri quadrati disposti su due livelli, ubicato al 47 di Rue du Rhone, adiacente al rinomato “Jardin a l’Anglaise”, un pittoresco parco botanico molto caratteristico della famosa città svizzera.
L’opening, celebrato lo scorso 22 marzo, si é avvalso della presenza di moltissimi ospiti, oltre 400 tra VIP e invitati, organizzando un cocktail esclusivo nel mezzo del quale, per l’occasione, la maison ha svelato in anteprima tre articoli di pelletteria in edizione speciale – Moritz, Piaggi e Urban – mentre era possibile ammirare non che acquistare in esclusiva la borsa Moritz Madrielle Bag, realizzata in pitone fucsia e pelle di vitello dal corrispettivo di €2.995, la borsa Piaggi Piaf Bag, realizzata in pelle di vitello e coccodrillo dal corrispettivo di €3.995 euro,  e il portafoglio Urban Wallet, realizzato in pitone provvisto dell’iconica striscia della Maison dal corrispettivo di €550.

Marius Creati

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Sotheby’s, incanto mirabile per il diamante Beau Sancy a Ginevra

March 2, 2012 Leave a comment

Il 15 maggio di quest’anno, sarà una data davvero importante per tutti i collezionisti che hanno intenzione di aggiungere una pietra preziosa di grande valore nella propria raccolta.
In un’asta tenuta da Sotheby’s a Ginevra, infatti, sara venduto proprio quel giorno il Beau Sancy, considerato come uno dei diamanti più celebri al mondo.
Questa enorme pietra, infatti, è passata tra i reali di Francia, Inghilterra e Prussia, arrivando dopo secoli come un vero e proprio pezzo di storia.
Prima della vendita, la pietra Beau Sancy sarà però messa in mostra in molte parti del mondo per permettere a tutti di ammirarla prima di cederla alle mani di un privato.

Fonte: GoLook.it

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Vini di lusso, investire un bene di rifugio

February 3, 2012 Leave a comment

Per il fondo lussemburghese Nobles Crus, specializzato in questo particolare comparto, il rendimento negli ultimi quattro anni è cresciuto mediamente a due cifre. Ma le etichette di riferimento sono per il 98% francesi. La piazza di Bordeaux è dominata ormai dagli acquirenti cinesi.

Investite in vino. Mal che vada, ve lo berrete” disse una volta Gianni Agnelli. Fosse ancora tra noi, l’Avvocato si sorprenderebbe nello scoprire che i rendimenti di alcune etichette sono talmente elevati da sconsigliarne l’apertura nell’immediato. Prendiamo il 1990 di Romanée-Conti, fuoriclasse tra i pinot noir di Borgogna: se nel 2000 il prezzo si aggirava attorno ai duemila euro a bottiglia, oggi c’è chi è disposto a versarne più di ventimila per assicurarsene una. Lo hanno fatto a novembre alcuni facoltosi collezionisti cinesi nelle aste pubbliche di Hong Kong (se ne sono tenute ben otto importanti), ma anche a New York, Londra, Ginevra, Parigi e altre piazze europee. E la cosa non deve stupire, perché quando si parla di premieres crus bordolesi – quelli degli chateau Latour, Lafite, Margaux, Haut-Brion e Mouton, secondo la classificazione risalente al lontano 1855 – o dei più complessi rossi di Borgogna, ci troviamo di fronte a beni dalla doppia connotazione: sono di lusso e al tempo stesso di rifugio. “Dinamica la domanda, limitata l’offerta e, in più, con il passar del tempo la gente li beve. Perciò diventano ancor più rari ed essendo prodotti longevi, la loro qualità aumenta”, spiegano Averardo Borghini Baldovinetti e Marco Clerici, rispettivamente direttore internazionale e direttore generale della società Vino e Finanza, che gestisce il fondo Nobles Crus specializzato in questo particolare comparto. Di quel “mitico” Romanée-Conti 1990 il fondo, un Sicav lussemburghese che richiama investitori istituzionali (tra cui banche e fondi pensione) al pari di collezionisti e risparmiatori privati desiderosi di diversificare il proprio portafoglio, ne detiene 50 bottiglie: una bella cifra, considerando che il domaine del villaggio di Vosne-Romanée di quell’annata ne produsse circa seimila, per due terzi già stappate. Nel 2008, mentre affondava Lehman Brothers trascinando con sé i titoli di mezzo mondo, il rendimento di Nobles Crus viaggiava a +20%. Positivi anche i due anni successivi, con un progresso del 10% nel 2009 e del 13% nel 2010. Ma i vini da investimento si sono rivelati immuni anche alla crisi degli spread e dei debiti sovrani, chiudendo il 2011 con circa il 10% di attivo. Merito soprattutto dei nuovi mercati. L’Asia, trainata dalle aste di Hong Kong, è diventata il primo acquirente internazionale dei cosiddetti Igw (investment grade wines), superando in classifica gli Stati Uniti, che avevano dominato la piazza per vent’anni, e relegando all’ultimo gradino del podio quell’Europa che, con i suoi ricchi collezionisti londinesi e parigini (senza dimenticare tedeschi, svizzeri e qualche italiano) creò il concetto stesso del vino come bene rifugio. Ora invece Cina e Hong Kong, secondo i dati del Civb (Conseil Interprofessionnel des Vins de Provence) assorbono circa il 60% dell’export di Bordeaux. Esistono casi da manuale come quello di Chateau Lafite, di proprietà della famiglia Rothschild, che per i cinesi è il top wine per antonomasia, grazie a una favorevole combinazione di fattori: è stato il primo premiere cru a puntare con convinzione sul mercato asiatico, non ha rivali per marchio e storia, dispone di sufficienti quantitativi (180 mila bottiglie l’anno contro per esempio le 36 mila di Chateau Petrus) per assecondarne le richieste. Infine, particolare non secondario, il suo brand è facilmente pronunciabile anche per un cittadino di Pechino, che si troverebbe in difficoltà con le troppe “r” dei vari Margaux o Haut-Brion. L’occasione per creare Nobles Crus si presentò nel 2007, quando la legge lussemburghese autorizzò la creazione di fondi alternativi: ci fu chi ne approfittò per lanciarsi nell’arte o in altri beni di valore crescente nel corso del tempo e chi, come Borghini Baldovinetti (produttore in Toscana con la Fattoria San Fabiano) e Clerici, si unirono al francese Christian Roger, uomo dalla ventennale esperienza in ambito finanziario, unendo passione e professione. Anche Roger è produttore, la moglie infatti è proprietaria dell’azienda vitivinicola Morgassi Superiore in Piemonte. La passione però non deve prevalere sulle logiche, che vanno rispettate quando ci sono di mezzo gli investimenti. Ed ecco allora che quando si parla di vini su cui puntare, il dominio è inevitabilmente d’oltralpe: il 50% arriva dalla Borgogna e il 48% dalla zona di Bordeaux. All’Italia restano le briciole: 0,6% Toscana, 0,5% Piemonte. Il resto, un marginalissimo 1%, se lo spartiscono Stati Uniti, Spagna e Australia. “In Italia”, spiegano i manager del fondo, “ci sono tanti grandi vini, pochi però sono quelli da investimento. Probabilmente in futuro la quota del nostro Paese è destinata ad aumentare, pur tenendo presente che i cinesi, inizialmente legati a Bordeaux e in particolare al solo Lafite, soltanto ora si stanno avvicinando ai vini più prestigiosi della Borgogna e quindi ci impiegheranno un po’ di tempo ad accettare anche quelli italiani”. Quand’è che un grande vino diventa un bene d’investimento? “Quando presenta alcune caratteristiche imprescindibili” rispondono Clerici e Borghini Baldovinetti. Primo: deve essere longevo, perché se un grande vino non migliora invecchiando non sarà mai tenuto in considerazione. Secondo: la costanza, perché gli investitori non si fidano di aziende dai risultati altalenanti. Terzo: il brand e la riconoscibilità non solo del marchio, ma anche della zona da cui proviene. Quarto e ultimo: la rarità, perché ci sono ottimi vini che fanno un milione di bottiglie l’anno e i grandi numeri determinano l’inevitabile perdita di attrattività. Ad ogni modo esistono etichette come il memorabile 1985 di Sassicaia (Tenuta San Guido, Toscana), diverse annate di Masseto (Ornellaia, Toscana) e un paio di Monfortino di Giacomo Conterno (Barolo, Piemonte) che possono condividere con i più prestigiosi Lafite, Latour, Mouton e Romanée-Conti lo spazio nella tabella dei best performer, vini su cui investire ora e in futuro. “Tenendo comunque presente”, precisano da Vino e Finanza, “che i vini italiani presentano un’interessante evoluzione del valore nei primi anni, per poi assestarsi senza ulteriori progressi. Un Monfortino del 1990 può arrivare a 700 euro a bottiglia ma è assai improbabile che cresca fino a toccare le migliaia di euro. Invece il Romaneè Conti 2006 noi l’avevamo comprato a 3 mila e pensavamo di averlo pagato a caro prezzo. Oggi ne vale oltre 7 mila. Questa è la principale differenza tra Francia e resto del mondo”. Infine, diverse “nuove” zone sono sotto osservazione. Le principali sono due territori di grande tradizione come la Mosella per il Riesling, in Germania, e il nord del Portogallo per il Porto: promettono bene, al pari della zona di Avellino per il Taurasi e dell’Etna per le enormi potenzialità dei suoi vini lavici, ottenuti a partire da quell’antico vitigno autoctono che prende il nome di Nerello Mascalese. Certo non arriveranno mai ai ventimila euro di certe etichette francesi, ma poco importa ai gestori di un fondo: i quali, per utilizzare un termine in voga, più che al valore assoluto, badano allo “spread”.

Fonte: Pambianconews