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Intervista a Michela Gattermayer, esperta di moda al Festival della Moda Russa

E’ diventato ormai un appuntamento fisso quello con il Festival della Moda Russa, organizzato da Società Italia che si tiene ogni anno a Milano. L’ultima edizione, la sesta, si è conclusa la scorsa settimana negli spazi di via Cerva. Tre giorni ricchi di appuntamenti di diverso  genere conclusisi con un coctkail al quale hanno preso parte molti  addetti ai lavori, tra cui numerosi giornalisti. Una vera e propria habituée dell’evento è la giornalista ed esperta di moda Michela Gattermayer – che ha diretto Velvet -, che da anni segue il Festival molto da vicino.

V.M.: C’è un fermento che fino a qualche anno fa era inimmaginabile? Nascono nuove fashion week nel mondo e festival dedicati alla moda. Nuove opportunità o nuovi competitors per la moda italiana?

M.G.: Secondo me dipende. Se ragioniamo in termini di competizione non si va da nessuna parte. Il futuro è nella coperazione, anche se è dimostrato storicamente che è fallita, credo che sia l’unica vera risposta e non solo nella moda. C’è tanta gente italiana che va a lavorare in Cina e viceversa. Non si può essere nazionalisti. La competizione semmai è tra persone.

V.M.: E’ da molti anni che segui il Festival della Moda Russa. Come si è evoluto negli anni?

M.G.: Rispetto a sei anni fa effettivamente ho assistito a un netto miglioramento. L’organizzazione migliora di anno in anno. E anche la ricerca dei giovani talenti è veramente sorprendente. Ormai le idee viaggiano velocemente e questo principio vale per ogni parte del mondo.

V.M.: Come spieghi questa attenzione alla moda da parte di Paesi che prima non le attribuivano questa importanza?

M.G.: Credo che la moda insieme alla musica siano i due veri linguaggi internazionali dove non c’è bisogno di usare le parole. Si comprendono ovunque a qualsiasi latitudine ci si trovi. Avverto poi un cambiamento nell’ambito della moda. E’ tornata a essere meno commerciale.

V.M.: Che cosa ti ha colpito dei progetti russi al Festival?

M.G.: La creatività russa è interessante quando vengono usati capi che appartengono alla tradizione, ma rivisitati in chiave più contemporanea. In realtà penso che questo valga per tutti, anche per la Cina o altri paesi. Certe tecniche, disegni, colorazioni sono affascinanti e per nulla etnici.  Valorizzare le radici è importante, del resto è ciò che hanno fatto molti marchi storici. Non cavalcare la propria storia e il proprio passato è da pazzi. Indubbiamente, poi è necessario essere meno marginali e più internazionali.

(Intervista di Viviana Musumeci)

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