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Harmont & Blaine, nuovo flagship store a Milano
E’ in Corso Matteotti a Milano che il famoso marchio rappresentato dal bassotto, conosciuto come Harmont & Blaine ha inaugurato un nuovo flagship con 500 mq di esposizione. Questa nuova apertura che consta di una collezione più arricchita che và dall’abbigliamento agli accessori per uomo, donna e bambino “non è di certo un punto di arrivo”, afferma Domenico Menniti, ad di Harmont & Blaine, “ma è un consolidarsi continuo di un progetto di mercato che va in espansione anche durante un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo”. A novembre infatti seguirà l’inaugurazione di 1000 mq realizzato da Matteo Thun, confermando Milano come capitale di investimenti. La marcia del Bassotto, del resto, non si ferma, né in Italia né all’estero, basti pensare che l’azienda ha chiuso il primo semestre 2012 con un fatturato di 28,4 milioni di euro e con l’obiettivo di raggiungere per il 2015 un fatturato intorno ai 200 milioni. Ad oggi si possono contare 50 negozi in Italia e 50 all’estero; prossime le aperture a Ekaterinburg, Rostov on Don, Krasnodar e Panama. Inoltre è prevista la prima apertura a Baghdad e e si spera di inaugurare anche un punto vendita a Theran, una sorta di “Tempio della moda universale”, realizzazione di un obiettivo più sociale che economico. (Melania Perri)
Fonte: VM-Mag
Martino Midali, nuovo store monomarca a Roma
Dopo la recente apertura di via delle Carrozze, Martino Midali ha inaugurato lo scorso 4 ottobre in Via Silla a Roma il suo quinto monomarca capitolino. Il punto vendita si estende su una superficie di 110 mt quadrati e si ispira al minimalismo e all’essenzialità, nei colori naturali e nelle varianti dei toni dorati. Con quest’ultima apertura i monomarca di Midali salgono a quota 31.
Fonte: VM-Mag
Intervista a Edoardo Ambrosini, titolare di Interpool SPA
Museum è un marchio di abbigliamento casual informale fondato nel 1986. Ispiratosi allo sportwear nordamericano, il brand è stato acquisito nel 2001 dalla famiglia Ambrosini che ne ha cambiato il dna: se in precedenza, con la vecchia proprietà l’azienda era un contenitore di altri marchi, con la nuova gestione è stata lanciata una vera e propria collezione a nome Museum.
Viviana Musumeci ha intervistato Edoardo Ambrosini, titolare di Interpool SPA – società che detiene il marchio – e responsabile comunicazione area mareting Museum.
V.M.: A cosa si ispira la linea Museum?
E. A.: L’azienda si trova a Tiene tra le montagne. Ci ispiriamo al Nord America, anche se i nostri capi vengono vissuti appieno anche sulle nostre montagne. Lo stile che portiamo in giro per il mondo è quello dell’italianità, sia nel design, sia nella qualità. Il capo, per noi, deve essere funzionale, ma anche bello esteticamente.
V.M.: Vi considerate un marchio Made in Italy?
E. A.: Non propriamente. I nostri fornitori si trovano un po’ dapperttutto, come dicevo prima l’italianità è nello stile di ciò che facciamo.
V.M.: Come state vivendo questo periodo incerto da un punto di vista economico?
E. A.: Sicuramente non aiuta il clima di lavoro, però dal punto di vista strategico cerchiamo di trovare dei rimedi su come cambiano i consumi e come si evolvono. In questo periodo, la gente spende meno. Dal nostro punto di vista non volendo diminuire la qualità dei nostri prodotti, diminuiamo i margini ma portiamo il prodotto sul mercato con un prezzo più basso.
V.M.: A quanto è ammontato il fatturato 2011 e come prevedete di chiudere il 2012?
E. A.: Rispetto al 2010, nel 2011 siamo stati stazionari sui 13/14 milioni. Per la fine dell’anno prevediamo un calo fisiologico intorno al 20%, ma è una diminuzione che non ci preoccupa, visto che riguarda la diminuzione dei margini.
V.M.: Quali sono i mercati che, oltre all’Italia, rappresentano il vostro core business?
E. A.: La Germania è il nostro primo mercato di riferimento già da molto tempo. Da qualche anno siamo anche in Canada, Russia, Benelux e stiamo tentando di entrare in Scandinavia. In futuro punteremo anche sugli Stati Uniti.
V.M.: Lei lavora in un’azienda di famiglia. Cosa significa lavorare a stretto contatto quotidiano di suo fratello? Litigate ogni tanto?
E. A.: In realtà, oltre a lavorare con mio fratello, lavoro anche con mio padre. Fortunatamente andiamo d’accordo. Mio fratello, che parla sempre di lavoro anche fuori dall’azienda, è il più decisionista. Io, invece, ho un ruolo più di supporto anche perché sono la parte più riflessiva.
Karl Lagerfeld, prossimo concept store a Parigi
Karl Lagerfeld aprirà un suo punto vendita, un vero e proprio concept store, nel suo angolo preferito di Parigi: l’”Artsy Left Banl”. L’apertura dello store, la cui area comprende circa 2150 metri quadrati, è prevista per il prossimo febbraio 2013 al 194 di Boulevard Saint-Germain, vicino alla sede del designer in Rue Saint-Guillaume. La boutique nasce come vero e proprio tempio celebrativo del genio del designer – che da poco ha anche rivoluzionato il suo sito Karl.com – atto a mostrare il suo mondo fatto di moda, design, fotografia, eyewear, orologi e prodotti limited edition. Apax, partner di Lagerfeld costruirà un business sulla personalità del designer e per questo nuovi store saranno inagurati seguendo lo stesso format – che si compone di oggetti mixati in bianco e nero, specchi e pareti retro illuminate che fanno da sfondo grafico ai prodotti in esposizione -.(Melania Perri)
Fonte: VM-Mag
Nero Collection, nuova capsule collection di Intimissimi
Sembra di entrare in una foresta equatoriale. Catapultare lo spettatore nel mondo NERO COLLECTION, dandogli la possibilità di immergersi in un universo fatto di immagini, video e suoni in 3D per potere, poi, acquistare con un click. Un’esperienza altamente sensoriale consentita dalle potenzialità più avanzate offerte dalla tecnologia. Questo è ciò che attende la consumatrice nello spazio che Intimissimi ha allestito in nero.intimissimi.com creato per lanciare la nuova collezione capsule NERO COLLECTION che presenta una selezione di capi di intimo realizzati in pelle esclusivamente nera: dal bustino, al reggiseno imbottito carioca abbinato a stringivita e perizoma sino al reggiseno a fascia.
Fonte: VM-Mag
Giacomondo, tenacia all’insegna del tricolore
In Italia esistono ancora le nicchie di produttori di abiti che piuttosto che rivolgersi all’estero per cercare i propri fornitori, continuano a puntare sul vero Made in Italy, con tutte le difficoltà che ne conseguono. Paola Coppola, ideatrice e fondatrice del marchio Giacomondo – in onore di suo figlio Giacomo – appartiene alla categoria di questi tenaci imprenditori. Del resto la sua storia è diversa rispetto a quella di altri. Dopo aver lavorato per quindici anni nel settore dei trasporti, nel 2000 Paola decise di iscriversi a una scuola di moda per rivoluzionare la sua vita e ricomincare da capo in un altro ambito. E’ così che nasce Giacomondo, focalizzandosi sull’abbigliamento per bambini. In seguito, nel 2008 Paola ha lanciato anche la linea per adulti: «Ho pensato di allargare anche al mondo dei genitori. La linea da adulto mi ha dato molta soddisfazione, tra l’altro ho vestito il cantante americano Coolio. Il suo staff mi ha contattata dopo aver visto i miei capiº». Di recente Paola ha vestito anche Michel Altieri negli scatti per la locandina di Zorro, il musical che l’attore ha portato in questi giorni a Roma. Ma non si tratta dell’unica novità per il marchio: da poco gli abiti di Paola sono distribuiti in tre punti vendita: due a Napoli e uno a Roma. «Non è facile lavorare con i costi attuali con i fornitori italiani. Per me sarebbe indubbiamente più facile cercare dei fornitori stranieri come ormai fa la maggior parte delle aziende in questo settore. Ma sono convinta che la qualità che abbiamo noi in Italia non esista da nessun altra parte. I tessuti che provengono o vengono lavorati nei Paesi in via di sviluppo non hanno la resistenza e la qualità di quelli che provengono dall’Italia». Le collezioni a/i 2012 portano una ventata di leggerezza e favola nello stile del marchio, in particolare nella collezione Giacomondo con le ali, dove quest’ultime si possono staccare e diventare un gioco per i bambini. La collezione più elegante, invece, propone giacche in velluto con spille swarosski e molto tulle nella collezione bambina. Per il bambino, invece, non manca la giacca smocking. Il tutto è concluso poi da vestiti e caftani in cotone pesante elasticizzato per le ragazzine.
Fonte: VM-Mag
Stonefly, nuova campagna autunno inverno 2012 2013
La nuova campagna Stonefly, autunno/inverno 2012, è assolutamente vincente. Un gattino è un testimonial insolito per un brand di calzature eppure, quando lo si guarda giocare, mordere e poi dormire sul prodotto, esprime chiaramente il concept di Stonefly: le nostre sono scarpe comode, morbide e permettono una camminata più stabile. Il gatto è di per sé sinonimo di sinuosità ad eleganza, caratteristiche che il brand ha voluto sfruttare per promuovere la nuova tecnologia blusoft, un cuscinetto in gel che riduce la forza d’impatto del piede al suolo permettendo una camminata più fluida. La scelta di questo animale è sicuramente frutto di un’accurata analisi del web. Ormai tutti i social media, la blogosfera e portali di video sharing sono colmi di immagini e video, con migliaia di visualizzazioni, che ritraggono teneri felini nelle performance più assurde ed esilaranti. Questa campagna sta portando moltissima visibilità al brand, anche da parte di un target più giovane. Insomma, Stonefly ha centrato in pieno il bersaglio, una campagna simpatica che funziona benissimo sui canali tradizionali come sul web. (Martina Manna)
Fonte: VM-Mag
Calvin Klein, ma i modelli giocano a Pes…
L’associazione moda-uomo, quella immediata, fa inevitabilmente pensare ai modelli di intimo di Calvin Klein, che, ormai da trent’anni (cade proprio in questi giorni l’anniversario del famoso marchio underwear) vediamo apparire su riviste e manifesti e che, solo negli ultimi tempi, sono stati raggiunti, nell’immaginario femminile, dal modello di Dolce&Gabbana, quello del bacio appassionato all’ombra dei faraglioni. Poi, superata l’immediatezza, c’è la realtà.
Che tanto, diciamoci la verità, uno con il costumino bianco a mutanda (senza offesa per il quadricipite!), giusto su un gommone in mare aperto dove non ci vede nessuno. E, per la cronaca, gli addominali si vedono pure con un boxer. Al ginocchio. Perché la coscia abbronzata è una prerogativa della donna. Come l’allattamento o le puntate di Grey’s Anatomy. Certo, a leggere le riviste maschili si intuisce che l’uomo ha ben altro a cui pensare piuttosto che a come vestirsi. Migliorare le prestazioni sessuali, trovare 101 modi per non pagare la cena a una donna, scolpire gli addominali senza fare troppa fatica, evitare le riunioni con il capo senza essere licenziati e dedicare più energie a quello che all’inizio era solo un passatempo, ma che, dopo la canzone dei Club Dogo con Giuliano Palma, è diventato uno stile di vita. Un inno per l’uomo che un tempo, per non chiedere mai, doveva mettere un deodorante e adesso invece … una partita a PES e chi se ne importa della doccia e del deodorante. Infatti, tra i must have della stagione uomo 2012-2013 non ci sono sciocchezzuole tipo la doctor bag, il cavallino o gli ankle boots, ma la tripletta segnata dopo essere riuscito a mettere Messi nella propria squadra, evitando la rissa con gli amici. Scolarsi un paio di birre, tra un calcio d’angolo e una punizione, fa raggiungere poi i più alti livelli del glamour.
Il rischio però è che accadano cose che nessuna donna meriterebbe di vedere. Tra queste segnalo: Il mocassino di pelle nera sotto il jeans, magari proprio quello che, tra tutti i jeans che gli uomini hanno nell’armadio, ha il lavaggio più chiaro. E lo stile classico non è una giustificazione. E’ pacifico che Della Valle non fa le Hogan per i punk. Il borsello. Certo, se un uomo non è così fortunato da uscire con una come me che porta le borse oversize anche di sera, la gestione congiunta di portafoglio, telefono, sigarette e chiavi della macchina potrebbe risultare complicata, ma niente di irrisolvibile avendo, fortunatamente, a disposizione due mani e anche due/quattro tasche. Il gilet da pescatore non è una soluzione. Così, tanto per chiarezza. Il calzino nelle nuance del grigio chiaro . Il calzino è uno solo. Scuro, al ginocchio e in filo di Scozia. O al massimo un Gallo. Ma solo per dare un’alternativa. Per il resto non ci sono scuse. E, tranquilli, facendo un buon uso della lavatrice, nessuna donna penserà mai che un uomo non si cambia i calzini, anche se li ha tutti uguali. Il bottone della camicia sbottonato. Il bottone aperto in zona pettorali può essere perdonato a un uomo solo. E se non vi chiamate Jude di nome e Law di cognome, quell’uomo non siete voi. Dunque, abbottonatevi. E dopo l’immagine raccapricciante del ciuffo di peli che esce dal bottone lasciato aperto, forse, e sottolineo forse, potrei ritenermi fortunata, accettare pacificamente che le camicie da uomo non siano solo bianche o celesti a tinta unita e ridimensionare il mio rapporto complicato con le camicie a righe. Oppure provare a passare una mazzetta alla persona che le stira.
Fonte: VM-Mag
Aeffe, tandem con il marchio Ungaro
Aeffe ha annunciato di aver realizzato una partnership con Aimz per lo sviluppo, la distribuzione, la commercializzazione della linea donna e accessori della maison Ungaro. Non solo: l’accordo consentirà ad Aeffe di poter esercitare una prelazione nell’acquisto di azioni di minoranza di proprietà della maison. La licenza avrà la durata di 7 anni. Ma la notizia che ha sospreso in maniera gradita i fashionisti è stata quella del secondo annuncio della società inerente al nuovo direttore creativo della maison. Ancora una volta un designer italiano dotato di talento guiderà la creatività di una maison francese – del resto le origini italiane di Emanuel Ungaro sono ben note -: si tratta del designer siciliano Fausto Puglisi. La prima collezione al quale lavorerà è quella che sarà mostrata durante la settimana della moda nel mese di marzo a Parigi relativa all’autunno/inverno 2013.
Fonte: VM-Mag
Intervista a Massimiliano Rossi, direttore generale di Brand Park
L’ultima edizione di Micam, che si è tenuta dal 16 al 19 settembre scorsi, è stata l’occasione per Lumberjack di presentare in anteprima la sua nuova collezione sportiva: una linea che si ispira al mondo dello sport da indossare nel tempo libero, adatta nella pratica di sport amatoriali. Una collezione declinata in calzature da tennis, sneaker per il tempo libero, scarpe da running ideate e prodotte utilizzando i materiali e le tecnologie più moderne. Non solo: sempre il Micam è stata l’occasione per presentare ufficialmente il restyling del logo di Lumberjack. La foglia di acero rossa è stata ridisegnata e colorata nei colori della bandiera italiana per sottolineare che, anche se il brand lo scorso anno è stato acquisito dal gruppo turco Zylian, l’italianità dello stile, del design e della lavorazione restano intatti.
Viviana Musumeci ha intervistato Massimiliano Rossi, direttore generale di Brand Park
V.M.: Dopo l’acquisizione da parte del Gruppo Zyilan cosa è successo a Lumberjack e quali sono le novità che vi riguardano?
M.R.: Abbiamo continuato a lavorare come saempre facciamo. A Micam abbiamo presentato la nuova linea sportiva perché Zyilian già possedeva un marchio di scarpe di questo tipo e quindi abbiamo sfruttato la sua expertiste per realizzare qualcosa di analogo anche per il mercato italiano. Di base abbiamo mantenuto il dna e la storicità del marchio. Il resto si è evoluto. Abbiamo allargato il nostra raggio d’azione grazie al fatto che con la nuova società abbiamo a disposizione consulenti internazionli e strumenti diversi che ci consentono di sviluppare delle collezioni nuove, con maggiore qualità, pur mantenendo un prezzo più basso del 30%.
V.M.: Come prevedete di chiudere il 2012?
M.R.: Il nostro anno fiscale va da giugno a giugno, per cui non posso commentare il passato, tuttavia abbiamo già avuto delle ottime entrate. Se il buongiorno si vede dal mattino, credo che non ci saranno problemi a raggiungere i 25 milioni di euro che ci siamo prefissati.
V.M.: Come vivete il clima di incertezza economica e politica?
M.R.: La nostra ricetta è quella di puntare su un prezzo accessibile per gli italiani e per gli europei, garantendo, al contempo, durevolezza e qualità del prodotto. Non solo: la cosa fondamentale è garantire anche la distribuzione. Il mercato attualmente si divide in 80% Italia e 20% resto del mondo. Ma nei prossimi tre anni puntiamo al 50 e 50.
Fonte: VM-Mag




























