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Intervista a Edoardo Ambrosini, titolare di Interpool SPA

Museum è un marchio di abbigliamento casual informale fondato nel 1986. Ispiratosi allo sportwear nordamericano, il brand è stato acquisito nel 2001 dalla famiglia Ambrosini che ne ha cambiato il dna: se in precedenza, con la vecchia proprietà l’azienda era un contenitore di altri marchi, con la nuova gestione è stata lanciata una vera e propria collezione a nome Museum.

Viviana Musumeci ha intervistato Edoardo Ambrosini, titolare di Interpool SPA – società che detiene il marchio – e responsabile comunicazione area mareting Museum.

V.M.: A cosa si ispira la linea Museum?

E. A.: L’azienda si trova a Tiene tra le montagne. Ci ispiriamo al Nord America, anche se i nostri capi vengono vissuti appieno anche sulle nostre montagne. Lo stile che portiamo in giro per il mondo è quello dell’italianità, sia nel design, sia nella qualità. Il capo, per noi, deve essere funzionale, ma anche bello esteticamente.

V.M.: Vi considerate un marchio Made in Italy?

E. A.: Non propriamente. I nostri fornitori si trovano un po’ dapperttutto, come dicevo prima l’italianità è nello stile di ciò che facciamo.

V.M.: Come state vivendo questo periodo incerto da un punto di vista economico?

E. A.: Sicuramente non aiuta il clima di lavoro, però dal punto di vista strategico cerchiamo di trovare dei rimedi su come cambiano i consumi e come si evolvono. In questo periodo, la gente spende meno. Dal nostro punto di vista non volendo diminuire la qualità dei nostri prodotti, diminuiamo i margini ma portiamo il prodotto sul mercato con un prezzo più basso.

V.M.: A quanto è ammontato il fatturato 2011 e come prevedete di chiudere il 2012?

E. A.: Rispetto al 2010, nel 2011 siamo stati stazionari sui 13/14 milioni. Per la fine dell’anno prevediamo un calo fisiologico intorno al 20%, ma è una diminuzione che non ci preoccupa, visto che riguarda la diminuzione dei margini.

V.M.: Quali sono i mercati che, oltre all’Italia, rappresentano il vostro core business?

E. A.: La Germania è il nostro primo mercato di riferimento già da molto tempo. Da qualche anno siamo anche in Canada, Russia, Benelux e stiamo tentando di entrare in Scandinavia. In futuro punteremo anche sugli Stati Uniti.

V.M.: Lei lavora in un’azienda di famiglia. Cosa significa lavorare a stretto contatto quotidiano di suo fratello? Litigate ogni tanto?

E. A.: In realtà, oltre a lavorare con mio fratello, lavoro anche con mio padre. Fortunatamente andiamo d’accordo. Mio fratello, che parla sempre di lavoro anche fuori dall’azienda,  è il più decisionista. Io, invece, ho un ruolo più di supporto anche perché sono la parte più riflessiva.

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