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Pinko, nuovo concept store in via Montenapoleone a Milano

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Il 10 aprile scorso è stato inaugurato in via Montenapoleone a Milano il il nuovo concept store brandizzato Pinko. Non è solo un negozio, ma un connubio tra design e tecnologia. L’istallazione di Steven Scott, chiamata “Oculus”, con geometrie di colore che paiono inseguirsi da un continuo movimento cromatico , và ad illuminare il soffitto, offrendo allo spettatore l’incanto d’autore. Lo store ricopre 300 mq, ed è l’ultimo capitolo della strategia di retail, offrendo un’esperienza culturale più che commerciale, questo spiega la scelta continua di creare nuovi ambienti diversi e sinergici servendosi di artisti che arricchiscano gli store in linea con le città in cui vengono locati i punti vendita. Lo store milanese è stato firmato dall’architetto Massimo Locatelli, che sembra aver creato una stanza interna all’altra, percorse da carta da parati anni 60, portali di ferro arrugginito e pavimento in quercia essiccata. All’insegna del lusso alto borghese del comune lombardo, Locatelli propone un viaggio tra le stanze attraverso teche in vetro, arredi sospesi in ottone e ipad, con richiami ai palazzi dell’Ottocento, concludendo con una sala vip, rivestita di paglia, percorsa da moquette e con vista ad un giardino visibile dalla vetrata.
(Melania Perri)

Fonte: VM-Mag

Fondazione Prada, esposizione presso la Ca’ Corner della Regina a Venezia

Ca’ Corner della Regina, Venezia

Sarà dal 1 giugno al 24 novembre 2013 a Ca’ Corner della Regina, Venezia la mostra presentata dalla Fondazione Prada “When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venice 2013″ a cura di Germano Celant in dialogo con Thomas Demand e Rem Koolhaas – l’anteprima per la stampa sarà presentata il 28 maggio -. Il progetto ricostruisce “Live in Your Head. When Attitudes Become Form”, una mostra ideata e realizzata da Harald Szeemann alla Kunsthalle di Berna nel 1969 e passata alla storia per il radicale approccio del curatore alla pratica espositiva, concepita come medium linguistico. Il progetto ripercorre oggi, dunque, una mostra del 1969 mantenendo le originarie relazioni e connessioni visuali. L’allestimento odierno, però, si sovrappone in maniera letterale e radicali negli spazi, generando nuove e inattese relazioni tra le opere stesse e le opere con lo spazio.

Fonte: VM-Mag

Rosa Castelbarco a colloquio con Viviana Musumeci

Rosa Castelbarco

Crisi. E’ la parola d’ordine. Quella che ricorre, a ragione, sempre più spesso quando si parla di talenti che vanno all’estero, di giovani che non trovano lavoro. Però qualcuno resta o, meglio torna. Investire oggi in una propria attività produttiva, soprattutto nel campo della moda, non è una passeggiata, eppure ci sono esempi, e spesso sono rappresentati da donne, di persone che ci provano qui in nel nostro Paese. Come sempre, il punto di partenza è il talento. Lor è un marchio di abbigliamento creato nel 2011 da due cugine molto talentuose, Rosa e Laura Castelbarco. Un brand 100% Made in Italy che si caratterizza per un processo creativo che parte dalla scelta dei materiali e che poi si concretizza in modelli che esaltano le proprietà dei tessuti selezionati. Le linee rimangono essenziali, pulite e senza tempo.

Viviana Musumeci ha intervistato Rosa Castelbarco.

V.M.: Qual è il target a cui si rivolge Lor?

R.C.: Il target a cui ci rivolgiamo sono giovani donne, indipendenti, mai vittime della logo-mania, che desiderano sentirsi eleganti in modo personale e sofisticato.

V.M.: Mi racconti il tuo percorso formativo?

R.C.: Mi sono diplomata al liceo artistico, dopo ho conseguito una laurea in Lettere con indirizzo artistico-cinematografico alla Cattolica di Milano. Successivamente mi sono trasferita a New York dove ho lavorato presso il fashion brand Walter Steiger (scarpe ed accessori). Una volta tornata in Italia ho deciso assieme a mia cugina di creare un marchio nostro, da seguire a 360 gradi. Abbiamo iniziato a definire il concept che volevamo esprimere, a decidere il nostro marchio a disegnare la nostra prima collezione che abbiamo presentato il 29 marzo 2012.

V.M.: Quali sono le caratteristiche delle vostre collezioni?

R.C.: Ogni collezione che creiamo ha una sua tematica, un suo mood. Non amiamo seguire le tendenze del momento, la nostra è una moda che punta sulla qualità dei tessuti e delle rifiniture e che vuole essere senza tempo. Le linee sono pulite, i capi semplici e facilmente indossabili, senza però mai rinunciare alla contemporaneità.

V.M.: Visto che siete in due, come lavorate insieme concretamente?

R.C.: I modelli di solito li decidiamo assieme, anche se poi sono io a metterli su carta perché ho più dimestichezza nel disegno!

V.M.: Come vedi LOR fra dieci anni?

R.C.: Spero che LOR possa espandersi, non solo in Italia, ma soprattutto all’estero e in paesi in grande sviluppo economico come Russia, Medio Oriente e Brasile.

V.M.: Come e dove siete distribuite?

R.C.: Al momento vendiamo presso il nostro show-room in Via Goito 5 a Milano. Organizziamo anche delle vendite, dei temporary in altre città italiane. L’ultima a Genova due mesi fa.

V.M.: Che cos’è per voi il talento?

R.C.: Credo sia difficile definire la parola talento e credo siano poche le persone che lo posseggano davvero. E’ sicuramente una dote innata che se si ha va sviluppata con impegno e determinazione.

Fonte: VM-Mag

Pennyblack, restyling store e-shop per l’Italia

 PENNYBLACK-E-SHOP

Pennyblack rinnova e inaugura l’e-shop (per il momento solo per l’Italia). Una piattaforma ricca di contenuti inediti: dalle immagini della campagna pubblicitaria, ai contenuti di MAGALOG, ai must have della primavera-estate 2013, fino ai preziosissimi ed irrinunciabili consigli di stile per le più fashioniste. Oltre a tutto questo, il sito lancia anche la PENNYTV, per trasformare lo shopping in un’esperienza coinvolgente ed interattiva. Il nuovo pennyblack.com è user friendly e vanta una connessione diretta con l’e-shop: partendo dall’homepage si può navigare tra le immagini istituzionali e tra le foto editoriali più accattivanti, acquistando direttamente i pezzi preferiti con un semplice click. Per celebrare il NEW DIGITAL LOOK, pennyblack.com propone consigli di stile, una selezione di trend of the moment e numerosi look per le occasioni più speciali. Dal cocktail, al pranzo di lavoro, al matrimonio della migliore amica.

Fonte: VM-Mag

Intervista a Saverio Dolcimascolo, chef e fondatore della catena 13 Giugno

Saverio Dolcimascolo

Saverio Dolcimascolo, chef e fondatore della catena 13 Giugno – due ristoranti e un bistrot, quello principale si trova in via Goldoni a due passi dalla sede di Dolce&Gabbana, mentre il secondo 13 Giugno e il suo bistrot, sono in zona Brera. Il primo accoglie, soprattutto alla sera, un bacino di celebs internazionali e politici, il bistrot, soprattutto a pranzo, è più frequentato da professionisti della moda e vip della tv – è un palermitano doc che ha portato nella capitale meneghina, per la prima volta, la cucina siciliana senza, però, farla cadere nello stereotipo del ristorantino classico con “barchetta e rete” appese sul soffitto. Uno dei pochi ristoranti a Milano a essersi guadagnato il titolo di Sicilian Chic – nrd  che traspare anche dalla civetteria con cui lo stesso Saverio indossa gli abiti ricercati, come ad esempio, le calzature bicolore -, dove la tagliata di tonno viene servita in piatti Villeroy.

Viviana Musumeci lo ha incontrato e intervistato.

V.M.: Come è arrivato a Milano?

S.D.: Io mi sono diplomato alla scuola alberghiera e fin dal diploma ho sempre lavorato nei ristoranti. Mi sono formato facendo, anche, il direttore di locali stellati. Poi, nel 1983 ho aperto il mio primo ristorante. Molto piccolo, ma carino. In seguito, ho conosciuto Gino Santercole che gestiva per Adriano Celentano e Claudia Mori il 13 Giugno e alla fine è rimasto a me. Dopo qualche anno ho aperto il 13 Giugno in Mirabello e la Fattoria di Brera che è un vero e proprio Bistrot. A breve inaugurerò anche il nuovo bistrot qui accanto – ndr a fianco al 13 Giugno in via Goldoni -.

V.M.: Perché ha scelto il nome di 13 Giugno? Che significato ha questa data?

S.D.: Innanzitutto è la data di nascita di mio padre. Inoltre in famiglia, io sono il 13° figlio. E’ un numero, quindi, a cui sono molto affezionato e che mi ha portato fortuna.

V.M.: Che differenza c’è tra il 13 Giugno e il Bistrot?

S.D.: Cambia il target, ma anche la tipologia di cucina. Se qui si trova un cibo da cena serale elegante, al Bistrot proponiamo il classico cibo “da strada” siciliano, con arancini, supplì, melanzane e fritture varie. Là si va a pranzo per un pasto veloce, magari dopo essere venuti a cena al 13 Giugno la sera precedente.

V.M.: E’ vero che molte celebs passano dal suo ristorante?

S.D.: Mi dicono di sì, perché solitamente io non li riconosco se non in rari casi. Qui ho avuto Robert De Niro o Richard Gere. E poi spesso passano i politici e qualche calciatore. Mentre al Bistrot, le celebrità hanno più a che fare con la tv.

V.M.: Qual è il segreto della sua cucina?

S.D.: Il tipo di cucina si ispira alla tradizione siciliana, sia come ingredienti sia come modo che rimane tradizionale. Serviamo il tutto in piatti Villeroy. Noi reinterpretiamo la cucina, che significa vestirla. In Brera poi, lo chef è mio figlio Andrea che ha studiato in circuiti internazionali e si ispira, reinterprendo sempre la cucina siciliana, a chef come Cracco.

V.M.: In un periodo in cui gli chef sono di fatto dei divi, quali altri programmi ha in mente di attuare?

S.D.: Sono molto preso dagli ultimi lavori del bistrot. Vado spesso in Sicilia anche per ispirarmi. Probabilmente pubblicherò un libro.

(Intervista di Viviana Musumeci)

Fonte: VM-Mag

Signature, capsule collection eyewear per la primavera estate 2013 di Versace

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Si chiama Signature ed è  la nuova collezione eyewear per la Primvera/Estate 2013 lanciata da Versace, una capsule collection ispirata ai motivi iconici della casa, reinterpretati in chiave moderna. La capsule si ispira a una collezione lanciata già da Gianni Versace nel 1991: nata originariamente come linea di abbigliamento e di accessori Signature ha rappresentato un passaggio importantissimo nella storia della maison, tanto che nel 1994 la Versace Signature è diventata oggetto di una mostra internazionale che è approdata persino al Metropolitan Museum e al Kunstgeweber Museum di Berlino.Gli occhiali vivono nella forma a gatto e si vestono di nuove geometrie caratterizzate da asimetrie. Per la campagna, Donatella Versace ha scelto Kate Moss. L’adv è firmato da Mert Alas & Marcus Piggot con la direzione artistica di Giovanni Bianco.

Fonte: VM-Mag

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French Connection, primo pop up a Castelfranco Veneto in provincia di Treviso

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Come sede ha scelto Castelfranco Veneto in provincia di Treviso. Il marchio di abbigliamento femminile French Connection apre il primo Pop Up store nella provincia trevigiana. Una location di location di 100mq che si affaccia sotto gli scenografici portici della piazza principale all’interno di un palazzo d’epoca da poco ristrutturato. Il pop up store rimarrà aperto fino al prossimo 31 luglio in Corso XXIX Aprile n. 47 a Castelfranco Veneto (Treviso) con i seguenti orari: Dalle ore 9:30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30.

Fonte: VM-Mag

Sixth Continent, possibile complotto per acquisire il marchio Dolce&Gabbana?

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La notizia: “Fisco, Dolce & Gabbana condannati, arriva una maxi multa da 343 milioni”.
Il contenzioso ha origine nel marzo del 2004, quando Domenico Dolce e Stefano Gabbana costituiscono una società in Lussenburgo, la Dolce & Gabbana Luxemburg sarl. Questa e un’altra serie di operazioni sospette non sfuggono all’Agenzia delle Entrate, che nel 2007 mette in moto la sua macchina. Nel 2010 gli agenti del fisco accusano gli stilisti di aver messo in funzione una “cassaforte costituita ad hoc”, cioè la Gado sarl, per “attuare una pianificazione fiscale internazionale illecita finalizzata al risparmio d’imposta”.
Osservando il caso Dolce & Gabbana la maggioranza degli italiani si è sentita di condannare tale comportamento, ma l’atteggiamento sarebbe differente se scoprissimo che nel medesimo mercato la maggioranza delle aziende concorrenti a Dolce&Gabbana opera in modo simile; aziende come ZARA, H&M, HUGO BOSS, VALENTINO, operano con modelli fiscali assimilabili a quello che hanno tentano di adottare Dolce & Gabbana, ma nel secondo caso grazie all’assenza di normative internazionali adeguate, queste imprese non vengono condannate ed agiscono sul mercato in concorrenza con imprese che devono rispettare regole più severe e virtuose, con l’ovvia conseguenza che queste ultime entrano in crisi e poi chiudono. Il problema che affligge il nostro mercato e la nostra economia è consentire che nel medesimo mercato operino imprese che rispettano regole diverse sulla base del paese di provenienza; immaginatevi a quale spettacolo assisteremmo durante le Olimpiadi se per gli atleti valessero le regole inerenti il doping del Paese di provenienza: traslando l’esempio in campo sportivo, i cinesi avrebbero la meglio su tutte le specialità e lo sport negli altri Paesi, compresa l’Italia, non avrebbe futuro. Questo è quanto sta accadendo nel mondo della MODA e non solo, l’Europa è un mercato aperto che consente la concorrenza sleale, nonostante l’ART. 3 della Costituzione Europea lo vieti, così le imprese come Dolce & Gabbana sono destinate verso un lento declino per poi essere acquisite da quelle imprese, che sfruttando l’assenza di una normativa comunitaria adeguata, producono nelle aziende lager cinesi e pagano le tasse nei Paradisi Fiscali. Se non cambiamo la regolamentazione e consentiamo alle Imprese di operare alle medesime condizioni sempre più marchi italiani faranno la fine della Richard Ginori, fatta fallire dalla concorrenza sleale e illegale low-cost, e poi acquistata dal gruppo Kering – ex PPR -, già proprietaria di innumerevoli brand (vedi immagine).
Forse adesso vi domanderete quale destino ci sia per le aziende che non hanno un brand come Dolce e Gabbana e probabilmente vi siete anche già dati la risposta. E allora la domanda sorge spontanea: la mancanza di regole valide per tutti che agevolano le grandi multinazionali è una dimenticanza, un ritardo normativo, oppure una strategia ben architetatta? Se vogliamo un futuro diverso per la nostra economia dobbiamo far sì che le imprese operino tutte in regime di concorrenza leale, come previsto dalla Costituzione Italiana e da quella Europea. ( Fabrizio Politi)

Fonte: VM-Mag

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Penelope, nuovo sandalo glam di Pura Lopez

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Si sarà ispirato all’attrice icona di Pedro Almodovar oppure alla moglie di Ulisse? Non è dato saperolo per certo, anche se sapendo che Pura Lopez è un marchio spagnolo, una risposta quasi certa potrebbe essere data al quesito. Sta di fatto che il brand ha lanciato un nuovo sandalo che si chiama proprio Penelope. E ‘ al contempo raffinato e glam.

Fonte: VM-Mag

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Intervista a Monica De Bellis, responsabile prodotto del marchio A’ la Fois

monica-de-bellisProbabilmente mancava l’anima femminile e per questo motivo, lo scorso gennaio Navy Group, titolare dei brand Navigare ed Esemplare, ha acquisito il ramo d’azienda della Vidieffe a cui facevano capo i marchi Gotha e A’ la Fois. Gotha è un marchio che è nato nel 2004, A’ la Fois, più recentemente nel 2010. Entrambi si rivolgono a un pubblico estremamente femminile, solo che A’ la Fois parla a delle donne estremamente femminili e romantiche, donne di altri tempi, come dice il nome stesso del marchio, mentre Gotha ha uno stile più decontracté e moderno. Entrambi i brand parlano alle donne usando gli strumenti del 2.0 – nelle prossime settimane infatti saranno organizzati degli eventi che molto sfrutteranno l’effetto sinergico dei social, a cominciare anche dalla nuova collezione di Gotha che lancia lo zainetto per le donne globalizzate e itineranti che non stanno mai ferme -.

Viviana Musumeci ha posto qualche domanda a Monica De Bellis, responsabile prodotto dei due brand dopo una lunga esperienza maturata in Marina Rinaldi.

V.M.: Quali sono le caratteristiche principali del marchio A’ la Fois?

M.D.B.: E’ un brand che punta molto sulla combinazione dei tessuti. L’ispirazione per la collezione p/e 2013 è, in un certo senso, la doppia vita di Grace Kelly, alludendo alla parte della sua vita quando era attrice e quando, in seguito al matrimonio con Ranieri di Monaco è entrata nella storia come membro di una famiglia reale che ha fatto sognare molte persone. A’ la Fois propone 5 taglie. Si arriva fino alla 46 ma la vestibilità reale è più ampia.

V.M.: Ci dà un’anticipazione anche sulla collezione a/i 2013-2014?

M.D.B.: Si ispira agli anni 20 e lo si deduce, in particolare, alcuni dettagli. La particolarità è che la campagna è stata realizzata all’interno di un teatro abbandonato che è stato rimesso in piedi da alcuni volontari. Una delle caratteristiche della collezione è la Boyfriend Blazer. Si tratta di una giacca maschile che può essere indossata sia dall’uomo che dalla donna – in questo caso, una cintura la rende molto femminile -.

V.M.: E per quanto riguarda, invece, Gotha, che cosa ci può anticipare?

M.D.B.: Quando si lavora a due collezioni diverse all’interno di una stessa azienda bisogna fare molta attenzione a differenziarle e trovare loro un’identità precisa. Gotha è più moderna nei tagli e nei temi che vengono utilizzati. La collezione si ispira un po’ agli anni 70 e abbiamo dato spazio ad abiti da indossare quotidianamente pur rimanendo in un ambito fashion.

(Intervista di Viviana Musumeci)

Fonte: VM-Mag