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Archive for the ‘Domus’ Category

Banyan Tree Hotels & Resorts, soggiorno d’evasione in Indonesia

December 9, 2011 Leave a comment

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Situato nella pittoresca baia di Tanjung Said a Bintan in Indonesia e immerso nella lussureggiante vegetazione tropicale, Angsana Bintan ha recentemente cambiato look con tocchi di design raffinato e contemporaneo nelle sue 106 tra suite e camere, e una nuova offerta gastronomica. Angsana Bintan è il primo resort del sub-brand di Banyan Tree a intraprendere un così importante lavoro di rinnovo. A dicembre il gruppo arricchirà il suo portfolio con l’apertura di Angsana Balaclava a Mauritius, Angsana Hangzhouin Cina e Angsana Laguna Phuket. 
Angsana Bintan si affaccia sul Mar Cinese Meridionale ed è circondato da una delle più antiche foreste pluviali sulla costa della regione. Il resort offre nuove attività sia per clienti business che leisure. Per gli ospiti più dinamici, il nuovo spazio ricreativo di 240 m2 assicura grande intrattenimento, con piscina, biliardo, ping-pong, biliardino, freccette e giochi da tavolo. Gli instancabili del fitness possono allenarsi nella nuova palestra di 36 m2 dotata di macchinari per l’allenamento muscolare e cardiovascolare. Con il nuovo percorso trekking Ranger Trail, gli amanti della natura possono entrare in contatto con l’ampia varietà di piante e specie arboree della foresta pluviale tropicale che circonda il resort. Guidati da un ranger esperto, gli ospiti avranno la possibilità di osservare la flora locale: rotanpandan gigante, pakis merah e tonkat ali.
Queste nuove proposte completano il ricco ventaglio di attività giornaliere disponibili tra cui windsurf, beach volleyball, corsi di golf e snorkeling, aerobica e bocce. Il centro marino offre anche un’ampia scelta di sport acquatici come windsurf, kayak, body boarding, zuma sailing e catamarano. Altre attività marine sono banana boat, snorkeling safari tour, sci d’acqua, wake boarding e jet skiing.
Per chi desidera una vera e propria scarica di adrenalina può fare un giro in 4×4 seguendo un percorso designato. Le famiglie in vacanza con i bambini possono usufruire dei servizi di Kid’s Club e babysitter.
Gli ospiti possono godere di un nuovo ristorante Pantai Grill & Bar sulla spiaggia con vista sul Mare Cinese Meridionale. Sono a disposizione comode sedute dove rilassarsi e sorseggiare esclusivi cocktail o stuzzicare empanadas, fagottini ripieni originari della Spagna e del Portogallo che in omaggio alla cultura indonesiana qui sono servite con nasi gorengrendang con patate e pollo al curry. Tra le altre opzioni culinarie il Lotus Café, il ristorante con cucina locale e internazionale che il sabato offre un buffet barbeque in stile indonesiano. Infine, il Fisherman’s Table sulla spiaggia può accomodare sei persone e il Dinner of the Legend propone tipiche ricette indonesiane da gustare mentre si ascolta una delle storie popolari locali.
Un soggiorno presso Angsana Bintan non può considerarsi completo senza aver sperimentato la pluripremiata spa. I trattamenti rigeneranti di Angsana Spa si basano prevalentemente sull’impiego di ingredienti naturali come fiori e frutti locali. Le tecniche spaziano dall’aromaterapia, al tocco terapeutico, una fusione di benessere orientale e occidentale  per rinfrescare e rinvigorire corpo, mente e spirito
Gli ospiti potranno sperimentare il classico Javanese Massage, un trattamento ispirato alla destinazione. Si tratta di un massaggio energico che impiega Harmony Oil e ridà equilibrio a corpo, mente e spirito. Gli abili terapisti con lunghe pressioni delle mani concentrano palmo e indice su collo, spalle e schiena per migliorare la circolazione, alleviare le tensioni muscolari e regalare un’esperienza rivitalizzante. Un massaggio firmato e creato in esclusiva per Angsana Spa, si tratta del molto apprezzato Angsana Massageche viene effettuato con tocchi delle mani per lavorare sui punti di pressione fondamentali del corpo, rafforzare e ricaricare l’energia e il ‘qi’ interiore.
Ideale per gli ospiti che cercano un soggiorno tra mare e divertimento, il pacchetto Angsana Escapadesvalido fino al 1° dicembre 2011 per un pernottamento minimo di due notti consecutive. L’offerta prevede breakfast giornaliero per due persone, early check in e late check out su disponibilità e transfer da/per Bandar Bentan Telani. Inoltre è incluso uno speciale credito di circa 50,00 US$ a prenotazione da spendere in food&beverage o in attività proposte dal resort. Gli ospiti possono anche godere di uno sconto del 30% presso il Laguna Bintan Golf Club. Tariffe a partire da 235,00 US$ a notte in Deluxe Room.

Banyan Tree Holdings Limited
Banyan Tree Holdings Limited (“Banyan Tree” o il “Gruppo”) è leader nella gestione e sviluppo di resort di lusso, hotel e Spa in Asia-Pacifico e conta 30 proprietà, 65 Spa, oltre 80 boutique e 3 campi da golf. Il Gruppo gestisce e/o possiede resort e hotel di diverso target. 
Il business principale del Gruppo è la gestione, lo sviluppo e la direzione di resort e hotel sotto I brand Banyan Tree e Angsana. Banyan Tree gestisce inoltre il primo resort integrato della Thailandia – Laguna Phuket, attraverso la controllata del Gruppo, Laguna Resorts & Hotels Public Company Limited.
Angsana Hotels and Resorts
Angsana è una catena alberghiera in grado di soddisfare le esigenze del viaggiatore moderno in cerca di stile e autenticità. Le strutture del brand Angsana sono state progettate per fornire esperienze uniche ed esclusive sia per il segmento business sia per quello leisure. Ogni hotel, resort, Spa e boutique del gruppo Angsana racchiude lo spirito e la cultura del proprio ambiente circostante, offrendo al contempo un forte senso di individualità legato al patrimonio asiatico, dal quale il brand Angsana proviene. Tutti i servizi a disposizione nelle proprietà di Angsana sono realizzati per permettere agli ospiti di godersi al meglio ogni momento della propria vacanza.
Brand del gruppo Banyan Tree Group, Angsana Hotels and Resorts include oltre 10 strutture, 40 Spa e 40 boutique.

Fonte: Aigo

Vitium, vasca in oro 24 carati made in Italy

December 7, 2011 Leave a comment

Vorreste farvi un bagno nell’oro ma non abitate a Dubai? Tranquilli, perchè tutto questo da oggi sarà possibile grazie a Vitium, la prima vasca in oro 24 carati tutta made in Italy.
Vitium è un’idea del designer Giacomo Arcaro in collaborazione con l’artista Roberto Martini; i due hanno dato vita ad un vera e propria opera d’arte che sarà presto considerata tra le più preziose al mondo della sua categoria.
Oro giallo 24 carati negli interni e pelle capitonné per gli esterni, resi preziosi anch’essi da dettagli in oro antico: questa in poche parole la descrizione della prestigiosa vasca da bagno con servizio idromassaggio.
Secondo quanto rivelato dai suoi creatori, Vitium è stata ispirata allo stile di vita dei facoltosi sceicchi degli Emirati Arabi Uniti.
Tra i comfort disponibili per deliziarsi durante il proprio “bagno nell’oro”, c’è un impianto audio ad alta fedeltà con subwoofer, dock per iPhone con supporto impermeabile e gestione automatica di luci e aromaterapia.
Per ora ancora nessuna informazione sulla data di lancio e sul prezzo, ma sembra che sia già stata richiesta da molti personaggi facoltosi, disposti peraltro a sborsare cifre esorbitanti.

Fonte: GoLook.it

Categories: Domus Arredi

Petiole Hammock, amaca più costosa del mondo da Hammacher

December 7, 2011 Leave a comment

Considerata probabilmente come l’amaca più costosa del mondo, con un prezzo di oltre 35 mila dollari, questa prestigiosa opera è stata mostrata per la prima volta a Parigi presso una galleria d’arte.
Prende il nome di Petiole Hammock ed è prodotta da Hammacher. Una vera e propria opera d’arte, frutto di un lungo studio stilistico che la fa considerare come la più lussuosa del mondo, oltre che la più costosa come già accennato.
Una vera e propria meraviglia dove ogni singolo particolare è stato lavorato a mano nella fabbrica di Hammacher in Svezia: la sua struttura è in acciaio, con baldacchino per proteggere dai raggi solari diretti e, per mantenersi, non ha bisogno nemmeno di due alberi, visto che viene fissata al suo con unico e stabile braccio.
L’amaca in questione è pensata per soddisfare i più esigenti proprietari di ville che dispongono di una vista panoramica, proprio come viene illustrata nella foto in alto.

Fonte: GoLook.it

Categories: Domus Arredi Tags:

Relais Villa Madruzzo, soggiorno ideale nella valle dell’Adige

December 7, 2011 Leave a comment

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Sulla collina di Trento, in posizione dominante, tranquilla e soleggiata, fra il verde della natura, Villa Madruzzo è il luogo di soggiorno ideale da cui partire alla scoperta della città e della valle dell’Adige. Punto di incontro tra la cultura italiana e mitteleuropea, Trento è un piccolo scrigno di arte e di cultura. Secoli di storia, dall’epoca romana al Rinascimento, nei preziosi palazzi dei principi vescovi, nel Duomo e nel Castello del Buonconsiglio. La natura del monte Bondone, a pochi chilometri dalla città, è un’oasi per gli sport invernali o per piacevoli escursioni estive.
Immersa nel verde della collina di Trento, Villa Madruzzo offre ai propri ospiti tutti i comfort di un moderno hotel tre stelle, in un’atmosfera di grande quiete e tranquillità. Il parco che circonda l’edificio ospita una varietà di piante, tra cui spiccano gli abeti rossi; gradevoli passeggiate tra aiuole e sentieri consentono di godere di attimi di pace, gustando i profumi di tutte le stagioni. L’arredamento interno della villa è impreziosito da pavimenti in legno, mobili d’antiquariato e tappeti persiani. Il ristorante dell’hotel propone una cucina che valorizza ed esalta la cura estrema di ogni preparazione, da accompagnare con un’ottima selezione di vini locali e nazionali. L’albergo dispone di 51 camere e di un’ampia sala meeting. In estate il vasto parco diventa l’ambientazione ideale per banchetti, ricevimenti e matrimoni.
Per un tranquillo e piacevole soggiorno, ci sono 51 camere, confortevoli, dotate di tutti i più moderni servizi, con arredi estremamente curati e dettagli preziosi, pregiate stoffe e colori caldi e armoniosi. Mobili d’antiquariato e linee moderne si uniscono in perfetta armonia. Per chi cerca un soggiorno veramente speciale, sono disponibili le camere Madruzzo, ultime arrivate, per un soggiorno fra charme e relax, in stanze spaziose, dal design curato, con letti a somie o a baldacchino.
Rinomato per l’alta qualità delle sue proposte e per l’accoglienza di elevato standard internazionale, il ristorante dell’Hotel Villa Madruzzo propone una cucina di tradizione, senza rinunciare ad un’attenta selezione delle materie prime. Ampio menu del giorno e alla carta, piatti ricchi di fantasia e combinazioni sorprendenti, con variazioni di ricette tipiche del territorio trentino e le migliori pietanze della cucina classica italiana ed internazionale, senza dimenticare la selezione di vini e spumanti provenienti dalle più note cantine del Trentino e del territorio nazionale.
Relais Villa Madruzzo dispone di due sale riunioni per meeting e incontri di lavoro. La più grande, dotata di un moderno impianto di amplificazione, può ospitare circa 80 persone a platea, mentre la più piccola è ideale per una cerchia più ristretta di circa 15 persone. La Villa ha inoltre tre sale per banchetti da 50 coperti e una da 120.
La Villa è circondata da un parco con una vegetazione subtropicale secolare e una colorata moltitudini di fiori. In estate è possibile mangiare all’aperto, sulla fresca terrazza circondata dal verde del grande giardino, luogo ideale per banchetti, ricevimenti e matrimoni.

Fonte: Dimore D’Epoca – Hotel di charme e dimore storiche

Relais & Gourmet Maso Doss, vacanza tra i fitti boschi in Val Rendena

December 5, 2011 Leave a comment

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A metà strada fra Madonna di Campiglio e Pinzolo, il Relais & Gourmet Maso Doss si trova tra i fitti boschi di conifere del Parco Naturale Adamello Brenta, in Val Rendena. In estate e in inverno, le opportunità di una vacanza all’aria aperta non mancano mai. Dichiarate Patrimonio Naturale dell’Umanità dall’Unesco, le Dolomiti sono il teatro naturale dello sport vissuto a 360°, dallo sci alpino e nordico, alle numerose possibilità di escursioni, a piedi, in bici o a cavallo.
Il maso del Seicento, ristrutturato e mantenuto con amore, gusto e rispetto delle tradizioni trentine, si trova a Sant’Antonio di Mavignola, a 6 km da Madonna di Campiglio e da Pinzolo. Si tratta di un particolare hotel-relais di montagna, che offre un’esclusiva ospitalità, fatta di spazi e dettagli di raffinata semplicità e di attenzioni speciali per il singolo ospite, coccolato come in famiglia. Tutte le sere viene servito l’aperitivo davanti al camino acceso, seguito poi dalla cena nella suggestiva “stube”. Il relais si trova nel cuore del Parco Naturale Adamello Brenta, davanti alle imponenti pareti rocciose delle Dolomiti. Gli ospiti potranno effettuare in estate escursioni a piedi, nordic walking o mountain bike lungo i sentieri della Val Brenta e in inverno caspitrekking (racchette da neve), sci di fondo e sci alpinismo, ritrovando i ritmi e gli equilibri suggeriti dalla natura. Durante l’apertura dei rifugi (20/06–20/09), vengono organizzate con le guide alpine escursioni per scoprire paesaggi meravigliosi.
Un maso in tipico stile alpino ospita 6 confortevoli camere, arredate e rifinite in legno. L’atmosfera è sinceramente familiare, con gli accoglienti letti della nonna, i caldi piumini e le lenzuola ricamate a punto croce. Gli ambienti sono intimi, affascinanti, fatti di raffinata semplicità. Il tempo sembra davvero essersi fermato. Il maso è sicuramente la meta di soggiorno ideale per ogni coppia in cerca di momenti romantici e di relax.
I sapori sinceri di questo angolo incantevole fra le Dolomiti invitano alla scoperta di una cucina tipica e sincera. I piatti della tradizione trentina e i tanti spuntini vengono offerti in momenti di autentica convivialità, davanti al caminetto acceso. Aperitivi e stuzzichini sono arricchiti dalle freschissime verdure dell’orto, dai piccoli frutti e dai funghi dei boschi. Poi si va nella stube, per gustare i piatti della cucina nazionale e del territorio trentino.
Dopo una giornata sugli sci o sui sentieri del Trentino, niente di meglio di una rilassante sauna, a disposizione di tutti gli ospiti del relais.
Il Relais & Gourmet Maso Doss offre un contesto unico per il vostro matrimonio. Paesaggi naturali da togliere il fiato, all’ombra delle Dolomiti. Un ambiente unico, intimo e confortevole saprà coinvolgere e rendere indimenticabile l’evento. Lo staff di Maso Doss, con la collaborazione di esperte wedding planner, si occuperà di ogni attimo e di ogni particolare della cerimonia, del ricevimento e della luna di miele, tutti personalizzabili secondo le richieste della coppia. Per vivere un matrimonio da favola, in ambienti caldi e confortevoli, circondati da un panorama naturale di straordinario fascino.

Fonte: Dimore D’Epoca – Hotel di charme e dimore storiche

Duomo di Milano

December 5, 2011 Leave a comment

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Il Duomo di Milano, monumento simbolo del capoluogo lombardo, è dedicato a Santa Maria Nascente ed è situato nell’omonima piazza nel centro della città. È una tra le più celebri e complesse costruzioni gotiche del mondo.
Poche chiese, in Italia, hanno avuto una costruzione così lenta e complessa come la ebbe il Duomo di Milano. Non solo, ma l’erezione dell’imponente monumento fu una impresa che interessò non solo la Lombardia, ma tutta l’Italia. Fu infatti attraverso essa che lo stile gotico fiorito d’Oltrealpe penetrò in Milano e influenzò l’Italia intera. La sua elaborazione fu assai lenta: essa comprese infatti un arco lunghissimo di ben cinque secoli, pur rimanendo tuttavia fedele ai principi dell’arte gotica. Sul luogo dove sorgeva la basilica di Santa Maria Maggiore, del IX secolo, si iniziò nel 1387 la costruzione del Duomo, dedicato a Santa Maria Nascente; costruzione voluta dall’arcivescovo Antonio da Saluzzo ed appoggiata non solo da Gian Galeazzo Visconti, all’epoca signore della città, ma da tutto il popolo milanese. In quell’anno era ingegnere Simone da Orsenigo, circondato da numerosi maestri campionesi. È fuori di dubbio, tuttavia, che l’intero progetto del Duomo fosse opera di una sola mente, sicuramente di un maestro oltramontano, perché, nonostante l’avvicendarsi di numerosi architetti alla fabbrica, il Duomo ha mantenuto un carattere straordinariamente coerente, e questo carattere è tipicamente d’Oltralpe. Tuttavia, questi schemi gotici, nelle menti degli architetti italiani, persero la loro caratteristica oltramontana e acquistarono quella più tipicamente nostrana. Intorno a Simone da Orsenigo, i nomi dei grandi maestri della pietra: Marco “de Frixono” da Campione, Matteo da Campione, e il più grande Giovannino de’ Grassi. Nel 1389 Simone da Orsenigo fu rimosso dall’incarico e fu fatto venire da Parigi Nicola di Bonaventura, che fornì il disegno dei finestroni absidali, aperti a traforo. Poi anch’egli, giunto a Milano il 7 maggio 1389, fu licenziato il 31 luglio 1390. Maestri italiani e stranieri si susseguirono, avvicendandosi, nella fabbrica del Duomo: i tedeschi Giovanni da Friburgo, Enrico Parler da Gmunden, Giovanni da Fernach, e gli italiani Bernardo da Venezia, Gabriele Stornaloco, piacentino, Marco da Carona, Giovannino de’ Grassi e Giacomo da Campione. Questi ultimi due rimasero legati stabilmente alla fabbrica dal 1392 e dettero al nascente Duomo la loro impronta decisiva, quello stile “gotico fiorito”, caratterizzato dall’esuberanza decorativa.
Alla morte del grande maestro, il parigino Jean Mignot criticò aspramente i lavori ma, trovando l’opposizione di Bernardo da Venezia e di Bertolino da Novara, fu ben presto licenziato: è da questo momento che la fabbrica del Duomo di Milano verrà diretta esclusivamente da maestri italiani. Nel 1400 era a capo dei lavori Filippino degli Ugoni: a lui si deve il disegno dei capitelli, delle volte, dei terrazzi. Si lavorava alacremente, nella fabbrica del Duomo, tanto che, nel 1418 veniva consacrato l’altare maggiore da papa Martino V. Con la salita al potere, alla metà del ‘400, di Francesco Sforza, le arti conobbero un nuovo indirizzo. L’architettura milanese del ‘400, e quindi anche quella del Duomo, fu “siglata” dalle tre generazioni dei Solari: Giovanni, il figlio Guinforte, e il figlio di questi, Pier Antonio. Il genero di Guinforte, il grande Giovanni Antonio Amadeo, fu il vincitore del concorso indetto nel 1490 per l’erezione del tiburio: nonostante il “nuovo corso” rinascimentale che aveva preso l’arte, L’Amadeo fu strenuo difensore dell’unità gotica dell’editicio e completò il tiburio nel 1500. Dieci anni più tardi sorgeva, gotica anch’essa, la prima delle quattro guglie contigue. Intanto, la grande fiammata del “gotico fiorito” andava lentamente spegnendosi, vinta dal nuovo senso plastico delle forme teorizzato da Filarete, da Luca Francelli, da Francesco di Giorgi e da Leonardo, chiamati da tutta Italia per dare nuovi consigli e nuovi pareri sulla fabbrica del Duomo. Dopo un più che breve intervento tedesco, un maestro di Strasburgo chiamato nel 1482 da Gian Galeazzo Sforza, fu messo a capo dei lavori Pellegrino Pellegrini, detto anche Tibaldi, architetto preferito dall’arcivescovo Carlo Borromeo. Il Pellegrini dette subito un vigoroso impulso alla costruzione, progettando i disegni per il pavimento e per gli stalli del coro. Nel 1572 San Carlo riconsacrò il Duomo. Nel1585, alla partenza dei Pellegrini per la Spagna, ottenne di succedergli Martino Bassi e quindi Lelio Buzzi, già autore del progetto della Biblioteca Ambrosiana. Sotto l’arcivescovado dell’altro grande Borromeo, Federico, fu Fabio Mangoni a soprintendere la fabbrica del Duomo, a cui poi seguirono il Richini e il Quadrio. Nel XVIII secolo non erano ancora terminati i lavori. La guglia maggiore fu eretta dal 1765 al 1769 e la facciata, secondo le valide proposte del Pellegrini, fu compiuta negli anni fra il 1805 e il 1813. I lavori continuarono per tutto l’Ottocento, completando l’erezione delle guglie e le torri scalari intorno al tiburio. Ma tutta questa complessa costruzione ebbe sempre bisogno di vaste opere di restauro: la prima nel 1935 e la seconda, ben più complessa e più dolorosa, dopo i bombardamenti aerei del 1943. Durante l’ultimo restauro, fu rinnovato il pavimento, furono sostituite quelle statue e quegli elementi decorativi che più avevano sofferto le ferite della guerra. Infine, l’8 dicembre 1966, fu inaugurato il nuovo sagrato.
L’interno
I cinquantadue pilastri dividono le cinque navate e sorreggono le volte simulanti un traforo gotico; queste vennero dipinte verso la metà del 1800 da Alberti e Alessandro Sanquirico.
Il pavimento, su disegno originale del Pellegrini, è un intreccio di marmi chiari e scuri con disegni intersecantisi infinite volte.
Nella prima navata a destra si trova il sarcofago dell’Arcivescovo Ariberto da Intimiano, l’inventore del Carroccio, sormontato dal Crocefisso in lamine di rame dorato che il vescovo donò al monastero di San Dionigi. Un piccolo marmo seicentesco riporta un’iscrizione che ricorda Seguono i sarcofagi degli arcivescovi Ottone Visconti e Giovanni Visconti, opera di un maestro campionese del primo XIV secolo su due colonne in marmo rosso di Verona, e di Marco Carelli, un mecenate che alla fine del XIV secolo donò trentacinquemila ducati alla Fabbrica del Duomo per accelerare i lavori di costruzione.
Alla sesta campata vi sono tre magnifici altari del Pellegrini, sul primo dei quali si trova un pregevole quadro di Federico Zuccari: la “Visita di Sant’Agata in Carcere da parte di San Pietro”.
Notevole nel transetto destro è il monumento a Gian Giacomo Medici detto il Medeghino, opera di Leone Leoni, la cui l’effigie campeggia nel centro, circondata da statue e bassorilievi. Interessante l’adiacente altare rinascimentale di marmo, decorato con statue di rame dorato. Di fronte al Mausoleo Medici vi è il “pezzo” più celebre di tutto il Duomo: il famosissimo “San Bartolomeo Scorticato”, opera di Marco D’Agrate, con la pelle gettata come una stola sulle spalle e sul corpo.
Il complesso del presbiterio, capolavoro del Tardo Rinascimento milanese, è formato dal coro con i suoi stalli lignei, dal “Tempietto” del Pellegrini, dai due pulpiti dai ciclopici telamoni rivestiti di rame e di bronzo e dai due giganteschi organi.
Il deambulatorio corre intorno al coro, e vi si ammirano i portali delle due sacrestie, alcuni affreschi (fra i quali la “Vergine dell’Aiuto”) e la statua di Papa Martino V, opera quattrocentesca di Jacopino da Tradate.
Nel transetto si trova il “Candelabro Trivulzio” che consta di due parti: un piede, tutto un intreccio di viticci, vegetali, animali fantastici, attribuito a Nicolas de Verdun (XIII secolo) e uno slanciato stelo a sette braccia, a volute e ricami della metà del 1500.
Dopo altri tre altari di Pellegrino Tibaldi nella navata sinistra si trovano l’edicola “Tarchetta” dell’Amadeo, il monumento Arcimboldi dell’Alessi, romaniche figure di Apostoli in marmo rosso e infine il classicheggiante Battistero del Pellegrini.
La prima campata è attraversata dalla lista di marmo e bronzo della meridiana. Nel mese di novembre, periodo dedicato a San Carlo Borromeo, vengono esposti i teleri (i cosiddetti “Quadroni”) della vita del Santo, dipinti da un gruppo di artisti tra cui spiccano Cerano e Giulio Cesare Procaccini. I finestroni della cattedrale sono chiusi da vetrate istoriate che nascono col Duomo e furono via via implementate sino ai giorni.
La facciata
La facciata è una sedimentazione di secoli di architettura e scultura italiana, che va dal Tardo Rinascimento del Pellegrini al Barocco di Francesco Maria Richino, allo pseudo-gotico napoleonico dell’Acquisti. L’impostazione tardo-rinascimentale è del Pellegrini, anche se nei dettagli si intravede il barocco nascente e la mano del Richino. Su questa base s’innesta il coronamento pseudo-gotico richiesto agli architetti del 1800 da Napoleone Bonaparte in persona. Spiccano particolarmente le grandi statue relative all’Antico Testamento di Luigi Acquisti.
Il portale e l’esterno
Il portale mediano è disegnato dal Richini, arricchito da sculture di G.B. Crespi e completato da porte di bronzo moderne. Una passeggiata intorno alla cattedrale permette di apprezzare l’infinito numero di sculture, di doccioni, di guglie, di archi rampanti. Sopra la selva di guglie si eleva quella del tiburio, su cui nel XVIII secolo è stata posata la Madonnina dorata, simbolo della città.
Uno sguardo particolare merita l’abside, la parte più antica, e più avanti la quattrocentesca guglia Carelli, la prima ad essere costruita.
Il Museo del Duomo ripercorre la storia dell’edificio e ospita alcune opere d’arte collegate allo storico edificio.
Alcune misure del Duomo:
• altezza della Madonnina dal suolo: 108,50 metri;
• altezza della Madonnina: 4,16 metri[1];
• altezza della facciata centrale: 56,50 metri;
• altezza della navata maggiore: 45 metri;
• lunghezza esterna: 158 metri;
• lunghezza interna: 148 metri;
• lunghezza della facciata principale: 67,90 metri;
• larghezza interna delle 5 navate: 57,60 metri;
• larghezza esterna: 93 metri;
• larghezza interna: 66 metri;
• colonne interne: 52;
• guglie: 135[2];
• altezza delle colonne interne: 24 metri;
• diametro della colonne interne: 3,40 metri.
La meridiana
In vicinanza dell’ingresso del Duomo una striscia di ottone incassata nel pavimento attraversa la navata, risalendo per tre metri sulla parete di sinistra (a nord). Sulla parete rivolta a sud, ad una altezza di quasi 24 metri dal pavimento, è praticato un foro attraverso il quale, al mezzogiorno solare, un raggio di luce si proietta sulla striscia del pavimento.
Ai lati della linea metallica sono installate delle lastre di marmo indicanti i segni zodiacali con le date di ingresso del sole.
Lo strumento fu realizzato nel 1786 e modificato nel 1827 in seguito al rifacimento del pavimento del Duomo.

Fonte: Duomo

Golden Table, tavolo in oro 24 carati a Roberto Coin

December 3, 2011 Leave a comment

Questo luccicante tavolo in oro 24 carati è la nuova creazione di Roberto Coin mirata al mercato di Dubai.
Si chiama Golden Table ed è l’occasione per la maison di alta gioielleria per lanciarsi nel settore dell’arredamento, giungendo subito ai più alti livelli.
La struttura del tavolo è in legno e acciaio, ricoperto poi da uno strato abbastanza spesso di oro 24 carati che lo fa arrivare ad un valore di oltre 36 mila dollari.
Il Golden Table è stato prodotto in edizione limitata di pochissimi pezzi, in vendita presso il Wafi Mall a Dubai.
All’interno del tavolo, inoltre, è nascosta anche una sorpresa che farà la felicità di tutti i più esigenti: un rubino di svariati carati.

Fonte: GoLook.it

Palazzo Marino

December 3, 2011 Leave a comment

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Situato in Piazza della Scala 2 di fronte al famoso teatro, Palazzo Marino è sede della civica amministrazione dal 9 settembre 1861, quando l’allora sindaco Antonio Beretta vi trasferì la residenza municipale. Il Palazzo, costruito dall’architetto Galeazzo Alessi per il ricco commerciante genovese Tommaso Marino, ospita gli uffici del Sindaco, del Vice Sindaco, della Presidenza del Consiglio, Segreteria Generale e Direzione Generale.
La costruzione del Palazzo fu iniziata il 4 maggio 1558 nell’angolo verso San Fedele su progetto del perugino Galeazzo Alessi.
Il lato verso il Teatro alla Scala rimase in grandissima parte incompiuto. Luca Beltrami, il quale aveva presentato una prima relazione nel 1886, ne eseguì il completamento tra lo stesso 1886 ed il 1892 seguendo i concetti originari dell’Alessi, interpretati attraverso indagine sulla raccolta Bianconi.
Nel 1947 i milanesi videro coprirsi la facciata di grandi cartelloni pubblicitari che nascondevano le rovine causate dal bombardamento del ’43. Nella primavera del ’54 la Civica Amministrazione rientrava in quella che era stata per più di ottant’anni la sua casa.
La storia di Tommaso Marino e della sua più nota creatura, il palazzo attualmente sede dell’Amministrazione Comunale, inizia ai primi del Cinquecento quando il fratello Giovanni Marino si trasferisce a Milano. La vocazione milanese dei Marino è dunque molto precoce e precede di molto la dominazione spagnola che sarà la ragione principale della loro fortuna.
Già nel 1509, Giovanni e Tommaso, assieme al padre Luchino chiedono infatti il permesso di stabilirsi a Milano al re di Francia Luigi XII. Poiché negli anni seguenti abbiamo notizia solo di Giovanni, è probabile che solo lui si sia trasferito inizialmente lasciando al fratello Tommaso la cura degli affari a Genova.
La famiglia Marino era composta dai fratelli Tommaso (nato nel 1475) e Giovanni (nato nel 1486), e da due sorelle, Barbara e Maria. La madre era Clara Spinola, appartenente ad uno dei tanti rami non nobili di questa illustre casata genovese.
Giovanni dunque soggiorna a Milano in tutto il travagliato periodo delle guerre tra Francesi, Imperiali, Svizzeri e Spagnoli che si conclude nel 1529 con la pace di Cambrai e la caduta del ducato di Milano sotto la dominazione di Carlo V. Sappiamo da vari atti notarili che Giovanni Marino abita a San Matteo alla Moneta (1518), a Sant’Alessandro (1528), a San Vittore al Teatro (1529) e infine a San Fedele (1545) in una casetta all’angolo tra piazza San Fedele e via Caserotte, primo nucleo del futuro palazzo Marino. Gli affari dovevano andare molto bene: nel 1533 risulta proprietario della Cascina Mirabello e della Cassina de Pomm, tenute per le quali ottiene da Francesco II Sforza l’esenzione fiscale. Nel 1540, i fratelli Marino, ottengono la ferma del sale per nove anni. Nel 1541, Giovanni è Commissario generale del censo.
Il 29 dicembre 1546 Giovanni Marino muore lasciando numerosi figli avuti dal suo matrimonio con Pellina Lomellino: Ersilia, Antonia, Barbara, Giambattista, Cornelia e Aurelia. C’è anche la figlia naturale Isabella che sposerà in seguito Leonardo Spinola, (vedi “Palazzo Spinola e la Società del Giardino”).
Alla morte del fratello, Tommaso, che aveva 71 anni, eredita metà dei suoi crediti e si assume la tutela dei figli. Vista inoltre l’importanza dell’impresa gestita dal fratello, si trasferisce a Milano.
Cortile
Tommaso Marino fece eseguire nel cortile d’onore un programma decorativo imperniato su due temi principali: quello dell’esaltazione dell’eroe attraverso la narrazione delle imprese di Ercole (nel registro inferiore) e quello dell’esaltazione della forza di amore nei suoi vari gradi, attraverso immagini (nel registro superiore) tratte dalle “Metamorfosi” di Ovidio. Se per le “Metamorfosi” i modelli furono le incisioni su legno per i tipi dello stampatore veneziano Giolito de’ Ferrari, per le storie di Ercole i modelli furono le serie di incisioni mitologiche elaborate attorno agli allievi di Raffaello da Marcantonio Raimondi, da Agostino Veneziano, dal Maestro del Dado, o anche dal Caraglio su modelli del Rosso Fiorentino. Quasi nulla è noto sugli autori delle decorazioni, in parte forse eseguite dagli scalpellini del cantiere del Duomo.
Sala del consiglio
L’aula del Consiglio venne inaugurata il 30 giugno 1953, data della prima seduta dopo la Seconda guerra mondiale. E’ possibile assistere alle sedute da un apposito spazio, la tribuna pubblica, dal quale si domina l’aula. Alla tribuna si accede da via Marino il giorno stesso della seduta senza alcuna particolare formalità. I consiglieri comunali sono attualmente 60. Di fronte ai consiglieri siedono gli assessori, il Sindaco, il Vicesindaco ed il Segretario Generale. Attorno all’aula corre la scritta ciceroniana “Quae in patribus agentur modica sunto/caussas populi teneto/vis abesto” L’arredamento è in noce. Dal soffitto pendono quattro grandi lampadari in bronzo fuso. E’ presente lo stemma del Comune, risalente al XII secolo, e ai suoi fianchi, in marmo e stilizzati, i simboli delle sei antiche porte della città, presenti anche sul gonfalone attualmente in Sala Alessi. Pochi anni fa l’arazzo in fondo all’aula è stato sostituito con la copia di un grande quadro del Figino raffigurante Sant’Ambrogio.
Sala Alessi
La Sala Alessi è l’attuale salone di rappresentanza del Palazzo. Qui si svolgono le conferenze stampa più importanti direttamente organizzate o promosse dal Comune di Milano, vengono ricevuti Capi di Stato o regnanti e si incontrano i Consiglieri prima della loro entrata nell’aula del Consiglio. Nel 1873 venne qui collocata la salma del Manzoni, alla quale i cittadini resero commosso omaggio; molto più recentemente altrettanto è stato fatto per altri milanesi illustri e per le vittime della bomba di Via Palestro. Gli affreschi, i cui originali risalivano al 1568, sono allegorie mitologiche. Ai lati si trovano le Muse, negli ovali tra pareti e volta le Stagioni. Il cielo è sorretto dalle Cariatidi. I due grandi portali, che campeggiano sui lati minori, ospitano nel timpano curvo due notevoli busti di Marte e Minerva. Sopra le finestre trovano posto quattro bassorilievi: i loro temi sono l’aurora, il giorno, il crepuscolo e la notte.
Sui lati lungo la volta, e cioè lateralmente alle finestre in posizione arretrata rispetto alle curve dei costoloni, spiccano quattro grandi bassorilievi che simboleggiano aria, terra, acqua e fuoco. La grande volta era anticamente sostenuta da pesanti travature in legno. In un lato trova posto il gonfalone ufficiale del Comune di Milano, raffigurante il patrono della città, Sant’Ambrogio. Ai suoi piedi la cosiddetta scrofa semilanuta, ai lati i simboli delle porte medievali di Milano.
Sala Verdi
Della Sala verde, al pari della Sala gialla, dopo il bombardamento del Palazzo si salvarono alcuni frammenti delle antiche volte in stucco, da cui si poterono ricavare i calchi che consentirono la restituzione di tutta la decorazione originale. La Sala verde, dal colore del ricco damasco che ne ricopre le pareti, è conosciuta anche come Sala matrimoni poiché qui, il 4 luglio 1953, venne celebrato il primo matrimonio civile in Milano. Da oltre vent’anni ci si sposa altrove.
Si dice che nel 1575 vi nacque Marianna De Leyva, futura Suor Virginia, conosciuta come “Monaca di Monza” ne “I promessi sposi” del Manzoni. Tra i dipinti recentemente collocativi sono da annoverare “Apollo e Marsia” del Danedi (detto il Montalto) ed “Elisa Baciocchi con la figlia nel giardino di Boboli” del Poirel
Anticamera
La cosiddetta Sala dell’Orologio, recentemente ristrutturata, è conosciuta anche come Anticamera del Sindaco e presenta una volta originale, anche se risistemata dopo le gravi lesioni subìte nel corso dell’ultima guerra. Le porte, in noce, sono incastonate in portali in marmo scuro. Alle pareti vi sono molti dipinti di autori vari.
Il pavimento, marmoreo, è formato da un campo centrale in granitello con fascia perimetrale.
L’antico orologio che dà il nome alla sala è collocato sopra la porta d’ingresso.
Le tre grandi finestre danno su piazza San Fedele.

Fonte: Palazzo Marino

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Virgin Galactic, viaggi nello spazio diventano realtà

December 3, 2011 Leave a comment

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Steve Jobs è stato sicuramente uno dei più grandi imprenditori della nostra epoca, e io personalmente lo apprezzavo proprio per le sue doti imprenditoriali, ma bisogna ammettere che non è l’unico. Richard Branson è sicuramente uno degli imprenditori più potenti e creativi al mondo, che ha fondato la gigantesca Virgin Group. L’ultima idea concreta di Virgin è la Virgin Galactic, di cui si parla già da anni e che diventerà operativa sicuramente entro due anni (forse già nel 2012). Si tratta di una compagnia aerea davvero particolare…
Virgin Galactic
Virgin Galactic è una compagnia aerea spaziale fondata da Richard Branson nel 2004 con lo scopo di progettare un’aereo/astronave al fine di compiere dei voli spaziali con passeggeri. Il prezzo a persona è di 200.000 $ e Virgin a settembre 2011 ha annunciato che i posti per un anno (500) sono già stati occupati. Dal 2004 Virgin Galactic ha prodotto ben due aerei già testati, essi sono lo SpaceShipOne e lo SpaceShipTwo. Gli aerei sono stati progettati per garantire la massima sicurezza e comodità e sono già funzionanti. In realtà l’aereo “operativo” è lo SpaceShipTwo, che si tratta di una evoluzione del primo modello, ma come funziona?
Funzionamento dello SpaceShipTwo
Lo SpaceShipTwo (immagine sopra) è formato da tre aerei, i due aerei uguali esterni sono chiamati WhiteKnightTwo e, come immaginerai, hanno lo scopo di “lanciare” in alto l’astronave madre (quella centrale) chiamata MotherShip Eve e rilasciarla. Questo è un modo certamente più sicuro e comodo rispetto alle partenze tradizionali delle astronavi, che partono direttamente dal terreno. Gli aerei sono costruiti con i migliori materiali in circolazione, il telaio è formato da un guscio composito di carbonio che garantisce una maggiore leggerezza.
Ma la parte più interessante è sicuramente il motore, ovviamente diverso dalle missili tradizionali, come saprai, dal momento che per fornire energia al mezzo è necessaria la combustione e per la combustione è necessario l’ossigeno, diventa difficile trovare l’ossigeno nello spazio, che si trova in quantità scarsissime. Ecco perché gli aerei hanno bisogno di un elemento ossidante che permetta la combustione. Nella SpaceShipTwo l’ossidante è sottoforma di liquido mentre il carburante è un solido, quindi basta una valvola per fermare il passaggio dell’ossidante nel carburante ed ecco che il motore di spegne. Questo vuol dire che in caso di emergenza i piloti possono spegnere il motore in qualunque momento e ritornare “a casa” utilizzando il sistema di atterraggio dello SpaceShipTwo. Per atterrare gli ingegneri si sono ispirati al volano, ovvero quella pallina usata in uno sport poco frequente in Italia: il badminton.
Magnifica Spaceport America
Nel 2005 è stato raggiunto un accordo tra Virgin Galactic e lo stato americano del New Mexico per la costruzione del primo spazioporto per il turismo spaziale: lo Spaceport America. Lo spazioporto si trova appunto nel New Mexico, a Les Cruces, vicino a El Paso. Si tratta di uno spazioporto grande ben 60mila metri quadrati, in grado dunque di sostenere non solo le partenze di Virgin Galactic, ma anche di altre future compagnie aerospaziali. Virgin Galactic ha già dichiarato che stabilirà a Spaceport America la sua base di lancio nonché la sua sede.
Conclusioni
È incredibile di come, dal 2004, la Virgin Galactic sia riuscita a costruire il primo aereo in grado di portare 6 passeggeri e 2 piloti nello spazio ad un prezzo di 200.000$, che sicuramente si abbasserà nei prossimi anni (tra 10 anni probabilmente saranno già 100.000$). Si tratta di un progetto a lunga durata, che prevede la costruzione di nuove “astronavi” e che prevede di assumere decine di astronauti che stanno attualmente frequentando il corso speciale per la SpaceShipTwo.
E tu, vorrai andare a fare un viaggio nello spazio? I biglietti si possono prenotare in questa pagina!

Alberto Ziveri

Fonte: Skimbu

Maia Luxury Resort & Spa, benessere e relax alle Seychelles

December 1, 2011 Leave a comment

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Affacciato sulla meravigliosa ed intima spiaggia di Anse Louis tra palme, vegetazione tropicale multicolore, l’incantevole spiaggia corallina che orla un mare turchese da cui è impossibile distogliere lo sguardo. E’ questo il magico contesto del Maia Luxury Resort & Spa, resort che trascende ogni livello di lusso: è il luogo dove rigenerare i cinque sensi, rilassarsi e farsi trasportare nel mistico e purificante mondo del Maia. Non esiste dress-code ne etichetta, lo staff anticiperà i vostri desideri dal primo momento, il vostro maggiordomo ad esclusiva disposizione risponderà ai vostri bisogni ed aspettative, superandoli.
Ville: Lo stupore e la meraviglia non via abbandoneranno mai, dal vostro ingresso al malinconico arrivederci. Ciascuna villa è immacolata, la biancheria sostituita quotidianamente, la più piccola richiesta soddisfatta. Una cena a lume di candela sulla spiaggia, un barbeque servito in villa, un massaggio sul vostro patio, un bagno ai petali di rosa preparato al rientro dalla spiaggia. Niente è troppo. Ciascuna villa (di 250 mq.) è strategicamente posizionata per offrire la massima privacy, con vista mozzafiato sulla penisola privata e la baia Anse Louis. Camere da letto con aria condizionata, un gazebo open-air con una dispensa completamente rifornita, bar con sofà, piscina privata, doccia all’aperto nella privacy del giardino privato, grande sala da bagno con vasca a due piazze, i-pod docking station, internet-free, TV a schermo piatto, omaggi La Prairie, il maggiordomo a disposizione 24 ore al giorno …sono solo alcuni dei “tocchi” che rendono il Maia memorabile.
Ocean View Villa: Annidiate tra la rigogliosa vegetazione sul pendio della penisola privata, guardano il ristorante, la piscina principale e la prospicente spiaggia.
Ocean Panoramic Villa: Posizionate nella parte più alta della collina offrono uno spettacolo eccezionale di 180° sulle acque cristalline dell’Oceano Indiano.
Ocean Front Villa: Direttamente sulla bellissima spiaggia, in posizione riservata riparate dal giardino tropicale privato, particolarmente adatte per le famiglie.
Maia Signature villa: Riflettono la filosofia del Maia nella sua forma più pura: panorama spettacolare sull’Oceano, massima privacy, totale attenzione ai dettagli. Alcune hanno accesso diretto a “segrete” insenature ed altre sulla cima della collina, nella più spettacolare delle location. Gli ospiti delle Signature Villas sono coccolati da servizi extra come: quotidiano dalla nazione di provenienza dell’ospite ogni mattina in villa, servizio lavanderia gratuito, lezioni quotidiane di aqua-gym nella piscina privata, manicure & pedicure a domicilio, un kit di tempere/pennelli/tele per immortalare il luogo, una bottiglia di champagne.
Il giardino tropicale del Maia ha vinto, tra i migliori 70 resorts d’Africa, il primo premio per il miglior panorama (South African Landscapers Institute, Agosto 2008): domina il tema della giungla grazie alla varietà e disposizione delle specie di frutti, spezie e piante esotiche che arredano i 12 acri di terreno. I 18 appassionati giardinieri crescono e curano le oltre 300 diverse specie di piante e fiori esotici.
La gastronomia è parte intergante dell’essenza del Maia. La cucina del Maia si modella sulle richieste e gusti e tempi individuali: i freschissimi ingredienti locali sono armonizzati in alte creazioni culinarie in una magica fusione di aromi, colori, consistenze. Vari sono i menu tra cui scegliere: Creolo, Francese, cucina Mediterranea, accenti d’Asia. Ogni giorno piatti a base di verdure, pesce, crostacei e molluschi freschissimi elaborati in squisite composizioni faranno la delizia di ogni palato.
Bambini al Maia: il resort è accogliete ed adatto anche per famiglie con bambini; offre infatti uno speciale programma chiamato VIK, cioè Very Important Kids che offre una scelta di giochi, attività speciali e menù per bimbi:  I più piccoli si divertiranno a costruire castelli di sabbia, lezioni di nuoto con giocattoli acquatici, lezioni di snorkeling in piscina, disegno e pittura. Per i teenagers il team del resort organizza attività ad-hoc come cacce al tesoro, escursioni di gruppo in canoa, volley-ball ed altro. Il maggiordomo che vi ha in cura sarà poi lieto di intrattenere i vostri bambini durante il soggiorno.
The Spa Experience: Posizionata tra le rocce granitiche e la vegetazione tropicale in posizione tranquilla si trova la Spa in stile Balinese. Terapiste altamente qualificate per i trattamenti di bellezza e remise-en-forme utilizzano gli esclusivi prodotti Prairie.
E’ composta da 3 padiglioni individuali e totalmente privati open-air di 120 mq. ciascuno, dotati di giardino, guardaroba e docce. Ogni padiglione è separato dall’altro da conformazioni naturali di rocce granitiche. Sessioni di yoga, shatsu, qi-gong sono gestite dallo staff altamente qualificatpo. Un nuovo fitness center è dotato di attrezzature “Excite” all’avanguardia ed una parete kinesis. A disposizione una vasta scelta di massaggi e programmi personalizzabili. Lezioni di gruppo di yoga ed altre discipline sono offerte dal Maia mentre è sempre possibile ottenere lezioni private persso la vostra villa.
Sport acquatici: Nella baia del Maia sono praticati soltanto quelli non motorizzati (kayak, snorkeling e canoa) per non inquinare il mare e l’ambiente naturale con rumore e scarichi. L’unico suono meccanico che potrete udire è il motore degli speciali veicoli 4×4 che conducono gli ospiti del resort ovunque desiderino nel comprensorio del Maia. Non distante, presso l’attrezzata spiaggia di Beau Vallon, è possibile praticare ogni altra tipologia di sport legata al mare. Il centro diving PADI non si trova all’interno della proprietà: le barche del centro passano a raccogliere i divers sulla spiaggia dell’hotel per le immersioni provvedendo alla fornitura di tutto l’equipaggiamento necessario.

Fonte: Seychelles Incanto