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Alberto II di Monaco

July 7, 2011 2 comments

Alberto II di Monaco (Principato di Monaco, 14 marzo 1958) è il secondogenito ed unico figlio maschio di Ranieri III di Monaco e di Grace Kelly, e fratello di Carolina e Stefania ed è diventato Principe dopo la morte di suo padre il 6 aprile 2005. Prima di allora il suo titolo era quello di S.A.S. il Principe ereditario del Principato di Monaco e Marchese diBaux; è stato reggente per un brevissimo periodo prima della morte del padre, dal 21 marzo al 6 aprile 2005.

Biografia

I primi anni

Nato al Palazzo dei Principi di Monaco nel Principato di Monaco e battezzato come Albert Alexandre Louis Pierre, Alberto frequentò la Scuola Superiore “Alberto I” ottenendo il diploma nel 1976. Frequentò successivamente l’Amherst College nel Massachusetts nel 1977 come Albert Grimaldi, nel tentativo sempre crescente di non dare nell’occhio nella sua figura di principe, dove ebbe modo di studiare scienze politiche, economia, musica e letteratura inglese.

Egli compì il proprio Grand Tour in Europa nel 1979 ed ottenne la laurea nel 1981 col titolo di Baccelliere delle Arti (Bachelor of Art) in scienze politiche. Successivamente frequentò alcuni corsi all’Università di Bristol ed all'”Alfred Marshall School of Economics and Management”. Appassionato di sport, si distinse nel giavellotto, nella pallamano, nel judo, nel nuoto, nel tennis, nella navigazione, nello sci, nello squash e nell’equitazione, divenendo patrono della squadra nazionale del Monaco. Appassionato di bob, ha partecipato a cinque edizioni dei Giochi olimpici invernali come componente dell’equipaggio della nazionale monegasca, da Calgary 1988 a Salt Lake City 2002. Dal 1985 è membro del Comitato Olimpico Internazionale. Il Principe Alberto è uno dei proprietari di Yoctocosmos (la sua rete sociale) e membro del World Economic Forum.

La reggenza

Il 7 marzo 2005, Ranieri III di Monaco, principe e padre di Alberto, venne ricoverato all’ospedale Principessa Grace di Monaco e successivamente venne trasferito al reparto di terapia intensiva cardiovascolare per problemi di cuore. Il 31 marzo dello stesso anno, all’aggravarsi delle condizioni di salute paterne, il governo monegasco annunciò che Alberto avrebbe assunto le funzioni di reggente in vece del padre, impossibilitato nell’esercitare le proprie funzioni. Questa scelta repentina e forse affrettata venne vista in malo modo dalla stampa locale, anche se tuttavia la reggenza di Alberto durò poco più di una settimana.

Il 6 aprile 2005, infatti, il Principe Ranieri III morì e Alberto divenne Principe di Monaco con il nome di Alberto II.

La prima parte dell’incoronazione del nuovo principe ebbe luogo tre mesi dopo la morte del predecessore, nel rispetto del lutto famigliare. Una messa celebrata nella cattedrale cittadina il 12 luglio 2005 dall’Arcivescovo, Monsignor Bernard Barsi, segnò formalmente l’inizio del regno di Alberto II, alla quale seguì una grande festa che si tenne nei giardini del palazzo reale di Monaco, a cui vennero ammessi 7.000 monegaschi, occasione nella quale gli vennero anche consegnate le chiavi della città dal sindaco di Monaco.

Il 19 novembre 2005 ebbe luogo l’incoronazione vera e propria di Alberto II alla quale partecipò tutta la famiglia reale monegasca ed alcuni rappresentanti degli stati europei.

Il regno di Alberto II

Alberto continuò sostanzialmente la politica inaugurata dal padre, utilizzando la propria posizione per promuovere iniziative culturali di stampo internazionale e promuovendo largamente la locale marina del principato. Non mancò di partecipare, come l’avo e omonimo Alberto I ad una spedizione artica che lo tenne impegnato nel 2006 e che lo portò a raggiungere il Polo Nord il 16 aprile di quello stesso anno, distinguendosi per essere stato il primo capo di stato ad aver raggiunto quel punto della terra.

Si occupa largamente anche delle opere assistenziali ai più poveri, patrocinando organizzazioni internazionali come l’UNICEF e per la salvaguardia della fauna terrestre e marina.

Relazioni sentimentali

Da molti anni, attorno alla figura del Principe Alberto II di Monaco, gravitano una serie di relazioni sentimentali a lui attribuite. Tra queste spiccano indubbiamente quelle attribuite, per evidenti frequentazioni, con Angie Everhart, Catherine Oxenberg, Brooke Shields, Claudia Schiffer e Victoria Zdrok. La sua ovvia riservatezza sui propri fatti privati, e la apparente ritrosia al matrimonio hanno prodotto come effetto non desiderato, nel mondo dei pettegolezzi mondani, l’ipotesi di una sua possibile omosessualità, notizia nettamente smentita dallo stesso sovrano. Molti pettegolezzi sulla sua presunta omosessualità risalgono agli anni ’90, quando si rincorrevano voci di frequentazioni di ambienti omosessuali ed una relazione con una sua guardia del corpo. Senza essere stato mai sposato , Alberto II ha riconosciuto la propria paternità di due figli, nati da sue relazioni sentimentali.

• Jazmin Grace Grimaldi, nata nel 1992 dalla relazione da Tamara Rotolo, californiana.

• Alexandre Éric Stéphane Coste, nato nel maggio 2003 da Nicole Coste, hostess dell’Air France, originaria del Togo

Il 10 febbraio 2006, alla cerimonia d’apertura delle olimpiadi invernali, il Principe Alberto fu accompagnato dalla nuotatrice sudafricana Charlene Wittstock.

Il 23 giugno 2010 Alberto II di Monaco dichiarò il suo fidanzamento con Charlene Wittstock ed annunciò le nozze per il 2 luglio 2011.

I problemi della successione

Alla salita al trono di Alberto II, con la dichiarazione di legittimazione dei suoi due figli, si è posto per lo stato monegasco un grave problema sui diritti di successione, cioè se fossero da applicare ai figli appena legittimati tali diritti, ovvero se questi potessero essere estesi, alla morte di Alberto II ai suoi parenti più prossimi. Prima del 2002, infatti, la costituzione monegasca specificava che solo i discendenti maschi diretti, o legittimati, dell’ultimo principe regnante potessero ereditare la corona di Monaco.

Il 2 aprile 2002 è stata approvata una legge che abroga questo diritto esclusivo di successione ai legittimati, e consente invece le pretese al trono anche ai parenti prossimi di ambo i sessi. Con il medesimo documento è stato anche specificatamente disposto, nel caso di Alberto II, che i suoi figli legittimati non possano vantare pretese sul trono a meno che egli stesso non decida di sposarne la madre. Con la convalida di tale abrogazione Alberto II ha di fatto espresso la propria volontà, pur assumendosi in pieno i doveri di paternità, di non concedere la successione “de jure” al trono ai detti figli e perciò, dal novembre del 2007, la Principessa Carolina di Monaco è divenuta la principessa ereditaria in linea di successione diretta dopo Alberto. Il Principe di Monaco ha inoltre dichiaratoAndrea Casiraghi, figlio di Carolina, il secondo in linea di successione.

Il matrimonio

L’unione civile con Charlène Wittstock è stata celebrata a Monaco il 1° Luglio 2011, la cerimonia religiosa si è svolta il 2 luglio 2011, presso il Palazzo dei Principi di Monaco.

Fonte: Wikipedia

Carlo Philip Arthur George Mountbatten-Windsor, principe di Galles

Carlo, principe di Galles, al secolo Charles Philip Arthur George Mountbatten-Windsor (Londra, 14 novembre 1948), è il figlio maggiore della regina Elisabetta II e del principe Filippo, duca di Edimburgo.

Detiene il titolo di principe di Galles dal 1958, e il suo titolo completo è Sua Altezza Reale il Principe del Galles, eccetto in Scozia dove è conosciuto come Sua Altezza Reale il principe Carlo, duca di Rothesay. Il titolo Duca di Cornovaglia è spesso utilizzato dal principe nelle relazioni con la Cornovaglia. Ricopre il grado militare di Contrammiraglio della Marina Reale Britannica e, a titolo onorifico, quello di Maggiore Generale della Household Brigade.

Carlo è erede al trono di sedici stati sovrani: il Regno Unito e quindici ex membri dell’Impero britannico, conosciuti con il nome di Commonwealth. La successione alla madre con il titolo di Capo del Commonwealth non sarà comunque automatica. Se Carlo salirà al trono, sarà il primo monarca britannico a discendere dalla regina Vittoria attraverso due linee di successione: da parte di madre, attraverso Edoardo VII, Giorgio VII e Giorgio VI, e inoltre da parte di padre attraverso la nonna, principessa Alice di Battenberg, nipote della regina Vittoria.

Il Principe di Galles è noto per le sue opere di beneficenza. Carlo ha anche una fitta agenda di doveri reali, e inoltre sta assumendo sempre più impegni in luogo degli anziani genitori. Il principe è anche noto per i matrimoni con la defunta principessa Diana e con Camilla, duchessa di Cornovaglia.

Infanzia e gioventù

Il principe Carlo nacque a Buckingham Palace il 14 novembre 1948 e fu battezzato con il nome di Charles Philip Arthur George. Quando sua madre l’odierna regina del Regno Unito Elisabetta II ascese al trono nel 1952, Carlo divenne automaticamente principe ereditario e Duca di Cornovaglia come stabilì un decreto di re Edoardo III del 1337. Il principe fu creato principe di Galles e conte di Chester il 26 luglio 1958. Sebbene l’investitura di un principe di Galles sia un evento che si svolge solo in presenza del parlamento, e non tutti i principi ereditari inglesi si attennero a questa tradizione, la celebrazione dell’investitura del principe Carlo divenne un evento mediatico e un affare di Stato. L’avvenimento ebbe luogo in Galles nel castello di Caernarfon il 1º luglio 1969.

Educazione

Carlo ha portato avanti i suoi studi nella scuola Gordonstoun in Scozia e successivamente al Trinity College di Cambridge. Con il fine di imparare il  gallese, Carlo l’ha studiato al Galles College di Aberystwyth. Egli è il primo principe nato in Inghilterra che si è impegnato seriamente per imparare il gallese (anche se ormai poco usato).

Nel 1958 ha ricevuto il titolo di principe del Galles.

Primo matrimonio

Il 29 luglio 1981 si è sposato nella cattedrale di San Paolo di Londra con Lady Diana Spencer, una giovane maestra d’asilo figlia del conte Spencer. Lady Diana apparteneva ad una ricca ed antica famiglia inglese e la sua bisnonna materna, Lady Ruth Fermoy fu una dama di compagnia ed amica intima della Regina Madre.

Durante il matrimonio, la nuova principessa del Galles si trasformò in una vera stella mediatica, seguita dai giornali e imitata da molte donne per il suo stile ricco di classe e eleganza.

Il 9 dicembre 1992 il matrimonio volse al termine, con un annuncio di separazione ufficiale dell’allora Primo Ministro John Major alla Camera dei Comuni, e terminò con il divorzio il 28 agosto 1996. Pur avendo ottenuto il divorzio, Diana non rinunciò a vivere a Kensington Palace e continuò a svolgere opere pubbliche di carità. La coppia ha avuto due figli: William (21 giugno 1982) e Henry (15 settembre 1984).

Il 31 agosto 1997 Diana morì in un incidente automobilistico a Parigi. Il ruolo di padre solitario ha donato popolarità al principe Carlo, popolarità che aveva perso all’inizio degli anni novanta in seguito alla crisi matrimoniale.

Secondo matrimonio

La relazione del principe Carlo con Camilla Parker-Bowles è iniziata molti anni fa ed è continuata anche durante il matrimonio tra Carlo e Diana. Dopo la morte di Diana, Camilla è diventata la compagna non ufficiale di Carlo in molte apparizioni pubbliche. Questa circostanza ha generato numerose polemiche sulla possibilità di un matrimonio fra l’erede al trono e una donna con la quale ha mantenuto una relazione mentre entrambi erano sposati. Con il passare del tempo sia l’opinione pubblica che la Chiesa si sono convinti che il matrimonio potesse essere celebrato.

Il 9 aprile 2005, Carlo si è unito in nozze con Camilla in seguito ad una cerimonia civile celebrata nel palazzo comunale della cittadina inglese di Windsor. Il matrimonio, previsto per il giorno 8, è stato spostato di un giorno a causa dei funerali di papa Giovanni Paolo II. Il principe Carlo è il primo membro della casa reale britannica che ha contratto un matrimonio civile. Con il matrimonio Camilla ha ricevuto il titolo di Duchessa di Cornovaglia, se e quando Carlo diventerà re ella riceverà il titolo di Sua Altezza Reale la Principessa Consorte.

Titoli

Carlo ha inoltre i titoli di Principe di Galles, Principe di Scozia, Duca di Cornovaglia, Duca di Rothesay, Conte di Carrick, Conte di Chester, Barone di Renfrew e Signore delle Isole.

Secondo fonti vicine al principe, egli, se e quando ascenderà al trono, non avrebbe intenzione di regnare con il nome di Carlo (III), preferendogli invece Giorgio (VII). In ambiente reale il nome Carlo è considerato sfortunato: Carlo I Stuart fu l’unico sovrano britannico giustiziato, e suo figlio Carlo II visse in esilio. Il nome Giorgio è invece un omaggio al nonno Giorgio VI, che fu assai popolare nel paese. La questione del nome, comunque, non è stata discussa ufficialmente.

Fonte: Wikipedia

Odette du Puigaudeau, cammelliera di lungo corso

June 15, 2011 Leave a comment

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Nata a Saint-Nazare, in Francia, da un antica famiglia di armatori bretoni, Odette du Puigaudeau è uno di quei personaggi singolari della storia che, giocoforza, diventano ambasciatori delle cause perse. Per lei fu quella del grande nomadismo cammelliero. Nel 1933, la Mauritania era stata appena pacificata, sconosciuta all’occidente e amministrata esclusivamente da uomini. Appassionata, tenace, un filo di arroganza, Odette realizzo’ quattro grandi viaggi in Africa che definirono gli usi e i costumi di una terra lontana. La sua storia. Odette de Puigaudeau (1894-1991) non è definibile con il genere “avventuriera in crinolina“. Era piuttosto un carattere forte, ben temprato, al limite del virile. Ci vuole coraggio per affrancarsi alle grandi carovane del sale di quell’epoca, a piedi o a dorso di cammello, su piste pericolose dove soccombero, prima di lei, numerosi nomi prestigiosi della società della geografia europea. Se la determinazione di Odette era a prova di bomba, a tutti gli effetti non viaggio mai sola ma con Marion Sénones, l’amica di tutta una vita e complice scientifica nella scoperta di un ovest sahariano appena cartografato. Di queste odissee Odette pubblicherà un opera, a volte contestata dal punto di vista accademico (era autodidatta) e le istituzioni cercarono sempre di marginalizzarla. Ma grazie alla superba biografia redatta da Monique Vérite e alla redenzione tardiva delle sue opere e articoli, sappiamo oggi riconoscere quale fu l’apporto dato da questa donna, fuori del comune, nella conoscenza delle società africane prima della colonizzazione. Odette era bretone e in primis oceanografa. Suo padre, pittore della scuola di Pont-Aven, e di sua madra, ritrattista, eredito’ il gusto del disegno e della vita bohèmienne. Pertanto, quando lascio’ la Bretagna, aveva compiuto 26 anni, pronta per farsi accogliere dalla sognata Parigi, dove mise a profitto il suo talento di disegnatrice lavorando su delle tavole di scienze naturali che l’avrebbero condotta, secondo lei, a partecipare alle spedizioni di Charcot nell’Antartico. La spedizione è misogina e la porta restò chiusa. Si indirizzo allora al mondo della moda, con la speranza di vedersi all’estero per seguire le collezioni (diresse con successo per un certo periodo l’atelier di disegno di Jeanne Lanvin). Dopo questa esperienza si diresse verso il naturalismo e saltuarialmente tornò in Bretagna per gravitare intorno ai luoghi di pesca, che la affascinavano. Nel 1928, ottenne un libretto di iscrizione marittima, passaporto indispensabile per imbarcarsi. Per tre stagioni la si vedrà al lavoro sulle imbarcazioni con diverse mansioni e in ultimo una campagna di pesca al tonno. La sua passione per l’oceano permetterà ad Odette di debuttare in una carriera di giornalista, perchè i diari delle sue intrepide avventure marittime conobbero un grande successo editoriale e di pubblico. Ma di grandi viaggi, Odette ha 40 anni, nemmeno l’ombra. Non sarà il mare ma il Marocco e la Mauritania, accostate per la prima volta a bordo di un veliero bretone, nel novembre del 1933, in compagnia dell’amica Marion, incontrata un anno prima. Le due dame riuscirono a farsi finanziare da diversi periodici (L’Illustration, Le Monde Colonial illustré, L’intransigeant) e guadagnare l’appoggio del generale Gouraud, che vide in quella spedizione il mezzo per valorizzare l’azione pacificatrice della Francia. Da Port-Etienne (Nouadhibou, Mauritania), uno dei primi avamposti creati dai francesi alla frontiera del Rio de Oro (Sahara marocchino), arrivarono a Nouakchott a dorso di cammello o a piedi, accompagnate da alcuni indigeni di cui adottò i costumi, visitando entroterra sconosciuti, accampamenti e saline, condividendo il quotidiano con le popolazioni locali.

Nessun ristorante alla moda, neppure letti comodi e tantomeno cibi saporiti. Qualche utensile in legno, sacchi di cuoio, mobili locali. “Viaggiare è vincere” recita un proverbio arabo. Immobilizzata diverse volte da gravi problemi di salute, riusciva sempre a ripartire per recarsi alla guetna (fiera dei datteri) che si teneva ogni estate nell’Adrar. Vinse anche sulle frequenti interdizioni lanciate dai militari degli avamposti francesi, dove era mal vista in quanto presenza femminile. Pur proibendo loro di spostarsi per andare a Fort Gouraud, per raggiungere alcuni gruppi nomadi e scoprire nuovi siti, trovò il modo di raggiungerli da Ouadine sino a Chinguetti, un inferno di 400 km percorsi in sei giorni sotto una tempesta di sabbia feroce. Dopo questa, un altra attraversata di nove giorni in un deserto di fuoco in direzione della baia di Saint-Jean, dove si imbarcarono per Nantes, nell’ottobre del 1934. La stampa, che durante la loro assenza aveva pubblicato alcuni reportages, le accolse in modo trionfale. Il mondo della scienza iniziò ad aprire loro le sue porte, con delle conferenze al Museo delle Colonie. Odette in quel periodo pubblicò il suo primo libro, ” A piedi nudi attraverso la Mauritania” con prefazione del generale Gourad, e premiato dall’Acadèmie Française. Dicembre 1936: Odette e Marion vengono incaricate, dal Ministero dell’Educazione Nazionale e delle Colonie, di completare le collezioni archeologiche e etnografiche del Museo di Storia Naturale. Il progetto è ambizioso, seguire le due piste carovaniere che, da secoli, ritmavano l’economia del Sahara. All’andata, la strada dell’ovest, Trik Lemtouni, che tracciava il sud del Marocco sino all’Adrar mauritano; al ritorno, la rotta dell’est, Trik el Djouder, che conduceva a Timboctou e a Tindouf (Marocco). Immobilizzate dalle pioggie invernali per diversi mesi a Tidjjka, capoluogo del Tagant, si impegnarono a raccogliere memorie orali, genealogie tribali, utensili preistorici e manufatti in terracotta. Dettagliarono le condizioni di vita dei mauri e catalogarono i siti rupestri già accennati nel Giornale della Società degli africanisti. Questo secondo viaggio, che si chiuse nel febbraio 1938, dopo 6.500 km di marcia al passo lento delle carovane, è salutato dall’Occidente come un exploit. La guerra metterà un freno alla curiosità delle due donne ma si imbarcarono nuovamente nel 1949. Caricate di alcune missioni scientifiche dal Ministero della Francia d’Outremer, non ricevettero però nessun tipo di sovvenzione. Le relazioni con i ricercatori del Museo dell’Uomo erano tese e molti i problemi irrisolti con i militari colonialisti. Durante i sei mesi di soggiorno nel sud marocchino vennero tenute in ostaggio dalla popolazione e dovettero rinunciare ad affrancarsi ad una carovana che partiva per la Mauritania, che la raggiunsero poi in camion nel giugno del 1950.

Dopo dodici anni di assenza da quei territori, Odette è rammaricata: i nomadi si stanno sedentarizzando, emigrano verso le città e le miniere presenti nelle zone. Consacro’ allora tutta la sua vita a difendere la causa dei valori tradizionali di una cultura minacciata, di cui si sentiva solidale. Il destino dei Mauri diventò il suo destino. Dopo dieci anni di lavoro d’ufficio a Parigi sulle arti e sui costumi dei Mauri, fece un ultimo viaggio in Mauritania nel 1960, l’anno del nucleare nel mondo occidentale. Poi, sollecitata dal governo marocchino per seguire delle ricerche archeologiche nel sud del Paese, si installo a Rabat dove venne nominata capo dell’ufficio di Preistoria del Museo delle Antichità. Quando arrivò l’ora di andare in pensione, a 84 anni (!), infaticabile, intraprese la redazione del quinto capitolo di una tesi che non concluderà mai. La sua morte avvenne a Rabat nel 1991, come Monod o Lothe, quasi centenaria.

La carovana Azalaî: Straordinaria carovana con migliaia di cammelli che partivano da Timbouctu in direzione delle miniere di sale di Taoudéni, assicurando la vitalità commerciale del Sahara. Si organizzava due volte all’anno, in aprile e in novembre. Dopo aver attraversato l’Azaouad, il convoglio si fermava presso i cento pozzi di Araouane dove, per circa due giorni e tre notti, i pastori abbeveravano sino a 3.500 cammelli caricando le sacche di migliaia di carovanieri. Di seguito la grande tappa sino a Taoudéni, durante la quale uomini e animali venivano messi a dura prova: una attraversata di otto giorni in pieno deserto sahariano senza nessun pozzo d’acqua per il rifornimento.

Fonte: My Amazighen

Daniel Swarovski I

L’azienda austriaca destinata a divenire la più importante produttrice mondiale di cristallo tagliato nacque nel 1895 a Wattens, nelle Alpi tirolesi, grazie al geniale spirito innovativo del suo fondatore, Daniel Swarovski. Originario della Boemia, questi aveva appreso dal padre l’arte di tagliare il cristallo, ma la lavorazione manuale, l’unica conosciuta fino alla fine dell’Ottocento, non consentiva di ottenere pietre dal taglio perfetto. Dopo aver visitato a Vienna l’Esposizione Internazionale dell’Elettricità, il giovane Daniel intuì che una grande rivoluzione tecnologica era imminente e, pochi anni dopo, brevettò la prima macchina per il taglio del cristallo alimentata elettricamente. Da quel momento, l’azienda cominciò; a espandersi fino a divenire la principale fornitrice di pietre per l’industria della moda e soprattutto del gioiello fantasia, ornamento particolarmente adatto al “look informale” impasto negli anni Trenta da Coco Chanel.
Negli anni successivi, Swarovski mise in atto una strategia di diversificazione produttiva, trovando per i propri cristalli altre innumerevoli modalità di impiego: lenti per strumenti ottici di precisione, catarifrangenti per la sicurezza stradale, pendagli per lampadari, strass termoadesivi per l’industria tessile. Ma forse la svolta più importante nella storia dell’azienda si ebbe nel 1976, quando fù presentata la prima linea di prodotti finiti, Swarovski Silver Crystal: un’occasione per dare impulso alla politica di diversificazione da sempre perseguita dall’azienda attraverso nuovi, impensati sbocchi creativi e di mercato.

Swarovski: La nascita dei prodotti finiti
Nei primi anni ’70, l’economia mondiale venne messa a dura prova dalla crisi petrolifera. Anche Swarovski, che dalla sua fondazione nel 1895 si era specializzata nella produzione di pietre in cristallo destinate principalmente alle industrie della moda, della bigiotteria e dell’illuminazione, risentì fortemente della crisi in cui versavano questi mercati, vedendo la richiesta dei propri prodotti ridursi fortemente. Swarovski si rese quindi conto che per superare questo difficile momento occorreva rendersi meno dipendenti da altre manifatture, creando, grazie alle elevate capacità tecniche raggiunte in decenni di esperienza, una propria linea di prodotti finiti. Questa nuova strategia fù facilitata dalla scoperta di una speciale sostanza trasparente che consentiva, assemblando a mano diverse parti, la creazione di forme nuove, considerate fino a quel momento di impossibile realizzazione.
E la leggenda vuole che fu propria un dipendente dell’azienda, dotato di particolare estro e creatività, ad avere per primo l’idea di unire quattro componenti in cristallo destinati all’industria dell’illuminazione (una base, una pallina e due gocce), “inventando” cosi, in modo casuale, il pezzo inaugurale Swarovski Silver Crystal: l’ormai celebre topolino. Era l’autunno del 1976.
Swarovski, che inizialmente realizzava le creazioni Silver Crystal assemblando pietre e pendagli rivolti originariamente all’industria dell’illuminazione, cominciò ben presto a produrre componenti in cristallo destinati esclusivamente a questa linea, che si andava man mano arricchendo di temi e spunti creativi sempre nuovi.
Successivamente vennero create altre linee (Società dei Collezionisti Swarovski, Daniel Swarovski, Swarovski Selection, Swarovski Crystal Memories e Swarovski Jewelry), che contribuirono all’affermazione del marchio Swarovski nel campo degli oggetti d’arredamento e da collezione, nonchè degli accessori moda.

Fonte: Magia e Scintilli

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Antonio D’Amico

Antonio D’Amico (Mesagne, 1959) è uno stilista italiano.

Relazione con Gianni Versace

La sua vita è stata segnata dalla relazione con lo stilista di fama mondiale Gianni Versace. I due si incontrarono nel 1982 ed iniziarono una relazione che durò fino al 1997, data della morte prematura di Versace.

Per tutto questo periodo, D’Amico contribuì alle creazioni della linea sportiva della Versace.

Il testamento del compagno lascia a D’Amico un vitalizio di 50 milioni di lire al mese, ed il diritto di vivere nelle case già di Versace in Italia e negli USA.

Casa di moda

Dopo la morte di Versace, D’Amico ha lanciato un’azienda di moda che porta il suo nome.

fonte: Wikipedia.org

 

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Xu Beihong, figura eccelsa dell’arte cinese

November 25, 2010 Leave a comment

Xu Beihong (cinese semplificato: 徐悲鸿; cinese tradizionale: 徐悲鸿; pinyin: XU Bēihóng) nacque a Yixing in Cina. Conosciuto soprattutto per i suoi shuimohua di cavalli e uccelli, dipinti a inchiostro cinese, e menzionato come uno dei primi artisti cinesi ad articolare il bisogno delle espressioni artistiche in modo da riflettere una nuova Cina moderna all’inizio del 20° secolo, é  considerato come uno dei primi a creare dipinti a olio monumentale con temi epici cinesi – un esibizione della sua alta competenza in una tecnica essenziale dell’arte occidentale.

Biografia

Xu iniziò a studiare le opere classiche cinesi e la calligrafia tradizionale con il padre Xu Dazhang quando aveva sei anni, mentre la pittura cinese all’età di nove anni. Nel 1915 si trasferì a Shanghai dove visse a spese del lavoro commerciale e privato. Si trasferì in seguito a Tokyo, nel 1917, per studiare arte. Quando tornò nuovamente in Cina, iniziò ad insegnare alla scuola d’arte Peking University Arts su invito del Cai Yuanpei. A partire dal 1919 egli studiò all’estero a Parigi presso l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts, dove apprese la pittura a olio e il disegno. I suoi viaggi in giro per l’Europa occidentale permisero di osservare e imitare le tecniche dell’arte occidentale. Tornato in Cina nel 1927, per due anni (dal 1927 al 1929) ottenne un numero di posti istituzionali, tra cui l’insegnamento al National Central University (oggi Nanjing University ) presso l’ex capitale Nanjing.

Nel 1933 Xu organizzò una mostra di pittura moderna cinese viaggiando in Francia, Germania, Belgio, Italia e Unione Sovietica. Durante la seconda guerra mondiale si diresse nel sud-est asiatico tenendo mostre a Singapore e in India. Tutti i proventi di queste mostre erano destinate ai cinesi, i quali stavano soffrendo la povertà a causa della guerra.

In seguito alla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, nel 1949, Xu divenne presidente della Accademia Centrale di Belle Arti (Central Academy of Fine Arts) e presidente del Chinese Artists’ Association.

Xu Beihong era un maestro di oli e di inchiostro cinese. La maggior parte delle sue opere, tuttavia, erano in stile cinese tradizionale. Nei suoi sforzi per creare una nuova forma d’arte nazionale, unì la tradizione del pennello cinese con le sue tecniche ad inchiostro con la prospettiva e i metodi di composizione occidentali. Egli operò una valida integrazione tra la pennellata solida e sfrontata con la precisa definizione della forma. Come insegnante d’arte sostenne la subordinazione della tecnica alla concezione artistica sottolineando l’importanza delle esperienze dell’artista durante la vita. Di tutti i pittori dell’epoca moderna, si può tranquillamente dire che Xu Beihong é l’unico pittore maggiormente responsabile per la direzione intrapresa nel mondo dell’arte moderna cinese. Le politiche innescate da Xu, all’inizio dell’era comunista continuano a controllare non solo la politica ufficiale del governo verso le arti, ma a dirigere la direzione generale adottata nei vari collegi artistici e nelle università di tutta la Cina.

Xu ha ricevuto il massimo sostegno da parte di collezionisti d’arte in tutta l’Asia. Tra il 1939 e il 1941, tenne mostre personali a Singapore, in India e in Malesia (Penang, Kuala Lumpur e Ipoh) per contribuire a raccogliere fondi per sostenere lo sforzo bellico a soccorso della Cina. In una mostra a beneficio della guerra nel marzo 1939, ottenne una mostra collettiva con la pittura ad inchiostro cinese con i maestri della pittura Ren Bonian (cinese semplificato: 任年伯; pinyin: Ren Bónián) e Qi Baishi (cinese semplificato: 齐白石; pinyin: Qi Baishi), ed espose in mostra 171 opere d’arte presso il Victoria Memorial Hall.

Inoltre incontrò luminari come Rabindranath Tagore e il Mahatma Gandhi durante la sua permanenza in India, ottenendo in tal modo le sue fonti di ispirazione che lo condussero alla creazione di opere iconiche come l’esteso 4.21m “Il vecchio uomo stolto che rimosse le montagne”, il dipinto in mostra presso il SAM. Opere come “Poema delle Sei Dinastie”, “Ritratto della signora Jenny” e “Posa il tuo scudiscio” sono state create anche durante il suo soggiorno nel sud-est asiatico. Il direttore del SAM Kwok Kian Chow sostenne che il nome di Xu era in cima alla lista nell’arte asiatica del realismo moderno e le sue connessioni con le varie parti dell’Asia e dell’Europa iniziarono un nuovo capitolo delle narrazioni storiche, di scambi e di influenze di estetica e di idee nell’arte.

Xu spinse costantemente i confini delle arti visive con le nuove tecniche e l’estetica prettamente internazionali nel tentativo di reinventare l’arte cinese. In realtà, la sua influenza si estese oltre la Cina nei primi anni del ventesimo secolo. Molti artisti pionieri di Singapore come Hsi Chen Wen, Lee Man Fong e Chen Chong Swee videro in lui un mentore e un meritevole alla pari, condividendo il suo sostegno per osservare da vicino la natura e iniettare il realismo nella pittura cinese.

Xu morì d’infarto nel 1953. Dopo la sua morte fu fondato il Xu Beihong Museum nella sua casa a Pechino.

Controversia

Nel 2008, due vasi in ceramica dipinta dal pittore cinese Xu Beihong furono al centro di un braccio di ferro legale, tra il promotore della mostra blockbuster dal titolo Xu Beihong In Nanyang, presso il Singapore Art Museum, e gli amici di famiglia di Xu. Nella loro dichiarazione, i discendenti dei recenti collezionisti d’arte Huang Man Shi e Huang Meng Gui, fratelli e buoni amici di Xu, diedero i vasi e alcuni dei dipinti dell’artista al signor Jack Bonn, un mercante d’arte di Hong Kong nel dicembre 2006, per essere venduti all’asta presso la casa d’aste Christie’s di Hong Kong nel maggio 2007. I vasi alti 18 centimetri furono realizzati nel 1940 e intitolati “Ballerini malese” e “Orchidee”. Questi oggetti dovevano essere restituiti ai discendenti se le aste non si fossero concluse con l’incanto. Invece, i vasi andarono in mostra presso il museo senza la previa autorizzazione dai proprietari originali. L’amministrazione del museo non era a conoscenza di eventuali implicazioni legali che circondavano i manufatti durante la preparazione della mostra Xu Beihong. Fu solo dopo la fine della mostra nel luglio 2008, che esso ricevette l’avviso del procedimento giudiziario per recuperare i vasi da Jack Bonn. Nel frattempo, il prestigioso museo ottenne la custodia  dei vasi fino alla fine del procedimento. Il 12 marzo 2009 i vasi sono stati debitamente trasferiti a Singapore presso lo studio discendente dei fratelli Huang.

Testo a cura di Marius Creati

Fonte: Wikipedia

 

Hammond Gregory Olsen, un uomo innamorato dello spazio

Hammond Gregory “Greg” Olsen, nato il 20 aprile 1945, è un imprenditore e scienziato americano che, nell’ottobre 2005, è diventato il terzo privato cittadino a intraprendere un viaggio auto-finanziato nello spazio con Space Adventures.

Olsen è stato il co-fondatore e presidente della Sensors Unlimited Inc., una società in via di sviluppo per dispositivi optoelettronici, specializzata in telecamere sensibili vicino all’infrarosso (NIR) e a onde corte infrarosso (SWIR). Uno dei principali clienti della Sensors Unlimited è la Nasa. Attualmente è il Presidente della Olsen GHO Ventures, LLC, a Princeton, New Jersey, dove gestisce i suoi investimenti angelo, industria vinicola sud africana, ranch del Montana e numerosi impegni per incoraggiare i bambini – in particolare delle minoranze e le bambine – a prendere in considerazione la carriera scientifica o ingegneristica. Egli è anche professore alla Rider University dove insegna un corso di fisica.

Infanzia ed educazione

Olsen, nato a Brooklyn di New York, era figlio di elettricista della IBEW Local 3. Diplomato presso il Ridgefield Park High School, Ridgefield Park nel New Jersey, nel 1962, dopo essere stato espulso per errore da parte degli insegnanti a causa dei voti bassi al liceo, Olsen era sul punto di arruolarsi con l’Esercito degli Stati Uniti quando fu consigliato di frequentare il college per alcuni mesi. Attraverso una borsa di studio della IBEW Local 3, Olsen frequentò il college, mantenendo voti elevati, laureandosi infine magna cum laude con livelli multipli al Fairleigh Dickinson University.  In seguito si è laureato con un dottorato di ricerca presso l’University of Virginia.

Olsen inizia una lieve formazione aziendale e ritiene che per le imprese che effettuano meno di $100 milioni, da lui definite le piccole società, il successo si basa più sull’intuizione, l’istinto e il duro lavoro. Il suo successo é dedito alla formazione come laureato in scienze.

Dettagli Spaceflight

Giunto presso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) con la navicella Soyuz TMA-7, lanciata il 1 ottobre 2005, ormeggiata il 3 ottobre c.m. e di ritorno il successivo 10 ottobre c.m. atterrato con la Soyuz TMA-6, Hammond Gregory Olsen è il terzo turista spaziale auto-finanziato a visitare la summenzionata stazione spaziale, a seguito di Dennis Tito nel 2001 e Mark Shuttleworth nel 2002, tutti viaggi organizzati immancabilmente attraverso Space Adventures Ltd. Nei giorni in cui rimase a bordo della veicolo orbitante condusse numerosi esperimenti in rilevazioni remote e astronomia. Egli però non ha mai accettato di buon auspicio la designazione di turista dello spazio.

Inoltre il dottor Olsen possiede una licenza di radioamatore come operatore radio e intraprese una conversazione con i suoi studenti via radio dallo spazio attraverso il progetto ARISS. In una presentazione informale in una scuola del New Jersey, il dottor Olsen stimò il prezzo della sua escursione nello spazio a US $20 milioni.

a cura di Marius Creati

Fonte: Wikipedia.org

 

Alvin Malnik, l’uomo, l’imprenditore, lo stratega

“Chi è Alvin Malnik?”. Un istante dopo aver udito questo nome all’interno della conturbata storia della grande popstar Michael Jackson, mi sono domandato quale fosse il ruolo di quest’uomo così controverso, per quel che concerne la sua persona, e così vicino ad una grande star internazionale. Forse un amico o un produttore esecutivo, forse un filantropo che voleva stimolarlo a superare le sue avversità economiche e personali, forse un uomo talmente ricco da volersi circondare di personaggi famosi. “Chi è quest’uomo? E quale ruolo assumeva in quella strana storia chiamata Moonwalker Jackson”.

Ho cercato di documentarmi a fondo trovando materiale informativo interessante da poter condividere con piacere, in quanto ero personalmente interessato a conoscere la realtà di questa figura: il presunto mafioso con il fiuto degli affari, il buon samaritano dal cuore mansueto, l’avvocato stratega esperto di legalità, l’imprenditore ristoratore inventa serate, l’amico affettuoso disinteressato.

 

– Introduzione –

Alvin Malnik nasce a cavallo degli anni trenta, figlio di immigrati ebrei russi, in un quartiere della classe operaia di St. Louis, una zona molto difficile dove crescere, specie quando, ormai adolescente, è costretto ad imbattersi in piccole bande organizzate, lui effettivamente membro di una di esse, che avrebbero potuto aiutarlo a soccombere o a sopravvivere o a perdersi completamente.

Ma crescendo rapidamente in fretta viene baciato dalla fortuna sin da subito e a trent’anni circa diventa multimilionario, nonché avvocato di gran successo collegato con il mondo delle celebrità, per i quali cura interessi e affari, spesso legati al mondo dello spettacolo. L’evoluzione del tempo non ha limiti, né tregua e il giovane Malnik continua il suo ambìto percorso aumentando radicalmente il suo prestigio nel mondo degli affari, ma il destino e le aspettative della vita lo portano ad imbattersi in una nuova avventura lungo le spiagge di South Beach, con l’auspicio di enormi patrimoni fondiari da investire, dove fonda il migliore impianto di Miami Beach, The Forge, successivamente gestito dal figlio Shareef nel momento in cui ebbe l’opportunità di collaborare con la Famiglia Reale dell’Arabia Saudita durante gli anni 80′.

La sua fama di avvocato accresce a vista d’occhio mentre si circonda di personaggi potenti e famose icone dello show business e di cui spesso si prodiga consigliere, continuamente circondato di bellissime donne e dai suoi undici figli, fino all’incontro definitivo con l’amata moglie Nancy, con la quale vede crescere la sua famiglia nella sua lussuosa dimora di Palm Beach.

 

– St. Louis –

La vita a St. Louis era molto difficile, vissuta interamente a cavallo tra la nuda indigenza depravante e l’amore genuino per la famiglia. Il suo era ovviamente un quartiere povero, frequentato da gente povera, dove viveva la sua infanzia, come per tutti i bambini, giocando allegramente e andando d’accordo con gli altri suoi coetanei. Il gioco preferito di quel periodo era palla di sughero o cork ball, usata per giocare tra i viottoli nelle strade. Non era pericoloso viverci perché il crimine era scarso, c’erano pochi furti nelle abitazioni e le porte delle case erano sempre aperte.

La sua era una famiglia musicale proveniente dalla Russia e le lingue solitamente parlate erano quelle all’interno di ciascun quartiere, nel suo caso era il russo e l’yiddish. L’inglese era scarsamente usato. Ma questo lo divertiva molto.

La sua adolescenza non fu proprio esemplare, dato che apparteneva ad una mini-gang, tipica delle zone del basso ceto, prodiga nel fare scherzi di cattivo gusto e dispetti, ma nulla di paragonabile con quelle attuali che includono crimini maggiori. Una volta uscito dal quartiere la sua vita iniziò a cambiare positivamente, ma rimase quasi totalmente invariata per quelli che rimasero lì, molti dei quali furono arrestati per reati minori.

La sua giovinezza fu abbastanza difficile e l’unico rimedio per uscire da quel tunnel era nella professione, quindi lui e il fratello furono costretti a studiare duramente promettendo di riuscire senza  fallimenti. Il momento del cambiamento arrivò durante la frequenza delle High School, scuole superiori, attraverso un miglioramento del tenore di vita che aiutò la famiglia  a cambiare casa e abitudini.

Quindi nuovi amici, nuove persone, situazioni economiche migliori, ma nell’intraprendente Malnik iniziò a sorgere il desiderio di voler possedere quel tipo di vita che avevano le famiglie benestanti. I suoi genitori, però, non assimilarono mai del tutto il concetto di vita americano rimanendo sempre un po’ indietro rispetto agli altri. I due fratelli capirono che diventare medici o dottori era l’unico modo per raggiungere quella vita tanto agognata. Così iniziò a studiare legge, ma durante gli studi universitari fu costretto ad accettare un programma ROTC, che lo indusse a svolgere il servizio militare come ufficiale dell’esercito per due anni a El Paso in Texas, esperienza che se da un lato  rallentò i suoi studi, dall’altro lo indusse a costruire un solido carattere, che poi lo avrebbe aiutato molto nel futuro.

 

– Miami –

Nel 1956 decise di spostarsi da St. Louis definitivamente e non sapendo cosa scegliere tra la Florida e la California, tirò la sorte con una monetina giocando testa o croce la dubbiosa destinazione da prendere. Uscì la Florida. Qui ebbe molte agevolazioni per gli studi di legge e di diritto che gli permisero di acconsentire infine all’avvocatura. Già era padre di due figli quando ricevette il diploma di laurea presso l”università di Coral Gables. Considerando i tempi molto duri dopo la laurea, nonostante premi e competizioni vinte sempre in cima alla lista dei partecipanti, decise di intraprendere le pratiche legali in modo autonomo lungo le spiagge di South Beach, punto di riferimento Lincoln Road 605 lungo la strada costiera di Miami Beach.

E’ questo il periodo in cui iniziarono le relazioni con Jake Ehrlich, il più celebre avvocato criminale degli Stati Uniti, rapporto duraturo che lo aiutò a diffondere il suo nome nell’albo, inserendolo tra i giovani avvocati più importanti del paese. Partendo da cause di minore rilievo iniziò ad acquisire reputazione e quindi casi più sostanziali, che lo videro affiancare sempre più le gesta del suo benefattore Ehrlich, dal quale infine ottenne la nomina di socio junior della sua compagnia. La sua carriera era avviata al successo.

 

– South Beach –

Questi sono stati anni molto fortunati per il trentunenne avvocato Alvin, dedito alla conquista di elevati  patrimoni finanziari di svariati milioni di dollari. Siamo intorno agli anni 60′  e, come in un buon film d’essai, la storia del successo conclamato inizia con una gradevole foto d’ingresso raffigurante il giovane brillante avvocato con il suo carismatico mentore Jake Ehrlich e il primo grande affare della sua vita: lo Scopitone.

Codesto è un macchinario che consentiva di vedere su uno schermo un video associato ad una canzone, in pratica l’antenato dei moderni videoclip. I video erano distribuiti su pellicola a colori da 16 mm ed accompagnati da una colonna sonora magnetica. Malnik ne acquistò i diritti negli Stati Uniti aprendo successivamente una società di produzione cinematografica per la realizzazione di films, avvalendosi di ottimi collaboratori molto rinomati a Holliwood, fino a quando nel 1963 realizzò una fusione della medesima compagnia con un’altra grande società del settore ricevendo un altissimo onorario di $2 milioni. Il suo lavoro nel mondo degli affari, le sue continue relazioni correlate alla sua impeccabile reputazione, contribuì enormemente al consolidamento di amicizie durevoli consentendo l’evoluzione di nuovi commerci sempre più proficui. Attraverso l’affare Scopitone riuscì ad approdare alla rappresentazione degli hotels di Las Vegas, evento di  straordinaria importanza, e ad avvicinare i membri del Rat Pack, come Dean Martin e Sammy Davis Jr. I suoi affari negli investimenti aziendali andavano sempre meglio, mentre la carriera legale si stava rallentando di conseguenza. Ma la sua vita era invidiabile, vissuta serenamente con la sua famiglia composta di quattro figli.

In quel periodo la zona di South Beach stava cambiando in peggio. Miami Beach era diventato un covo di pensionati nullatenenti e di persone che vivevano negli androni dei palazzi o nelle strade. Anche la strada di Lincoln, dove acquisì il suo primo ufficio, da zona prettamente alla moda e ben frequentata, si era trasformata, in maniera disastrosa, in un quartiere dormitorio. Furono costruiti centri commerciali a buon mercato, fu costruita l’isola di Bal Harbour mentre l’intera spiaggia soffriva il disadattamento ambientale, le strade non erano più sicure ed inoltre percorse con scarsa luminosità. Era pericoloso aggirarsi per i viali di Collins o Ocean Drive, dove dimoravano agglomerati di persone straniere pressoché indigenti che rubavano e davano molto fastidio.

Nel 1968, insieme al suo caro amico Jay Weiss, inaugurò l’apertura del locale The Forge, una nuova grande istituzione per la città di Miami. Dopo aver diligentemente rilevato il vecchio stabile Old Forge sulla 41a strada, farlo abbattere completamente e ricostruire l’intera struttura destinata ad accogliere il suo prezioso ristorante, si lasciò guidare interamente dal suo senso del gusto affinché lo stile potesse risaltarne il lusso, ma il successo non fu immediato, considerando i vari inconvenienti iniziali e i piccoli accorgimenti da compiere per adeguarsi ad un ambiente elitario plasmato in modo assoluto dalle celebrità americane: la cucina da rielaborare, il bar da decodificare per gli interessi notturni delle star e così via… Successivamente aprì un nuovo locale chiamato The Penthouse sulla 79a strada di Causeway Street aperto fino alle 5 del mattino, ed in seguito il Club 41 in prossimità del The Forge, un ristorante accessibile solo a persone riservate e il The Cricket Club, un meraviglioso club ubicato in North Miami e egualmente riservato ad una clientela privata. Miami Beach, attraverso l’operato di Malnik, sembrava acquisire nel tempo maggiore rilevanza e notorietà, ma lui  progettava in sordina una nuova sfida.

 

– Mondo –

Dopo aver realizzato progetti e investimenti lungo le coste di Miami Beach, Alvin Malnik iniziò una nuova memorabile avventura al di fuori degli Stati Uniti, approdando in Arabia Saudita dove fu accolto subito con grande onore dalla famiglia reale, nonostante le sue origini ebraiche, con la quale trascorse insieme molto anni. I suoi affari negli USA nel frattempo erano gestiti dal figlio Shareef, che ne modificò, poco alla volta, l’impronta essenziale secondo i continui cambiamenti di stile necessari nel corso degli anni per re-impostarne l’immagine, soggetta sempre a cambiamenti repentini. Al suo ritorno continuò indisturbato ad ingigantire il suo enorme patrimonio finanziario con svariati investimenti di natura commerciale e immobiliare. Ma durante l’evolversi delle sue attività imprenditoriali si imbatti casualmente in una nuova esilarante avventura: l’amore. Mentre Alvin seguiva gli interessi del regista Brett Ratner, da lui definito l’undicesimo figlio, incontrò la bellissima Nancy, della quale si innamorò perdutamente. Con l’aiuto del figlio Shareef, della sua famiglia e del suo amico regista Brett, cercò di impressionarla al fine di rapirne il cuore, organizzando la realizzazione di un film, The Good Life, interamente girato a Boca Raton, un ranch precedentemente da lui acquistato, dove avrebbe potuto conoscerla e frequentarla. Ma i suoi piani fallirono perché la giovane donna portò con se la madre e le due sorelle per tutta la durata delle riprese. Il loro amore fiorì nel 1995 e fu consolidato nel loro matrimonio.

Con il figlio Brett, da lui definito un ragazzo talentoso dalle doti straordinarie, lavora alle produzioni di films. Con il figlio Shareef, conosciuto quando aveva tredici anni ammirandone le qualità formidabili di gestione delle ristorazioni, lavora al miglioramento delle imprese di ristorazione.

Il The Forge, nel suo ideale di intrattenimento per i clienti,  offre un trattamento ineguagliabile nella degustazione dei piatti, dei vini e del servizio impeccabile, circondati da lusso, eleganza e raffinatezza dove l’organizzazione garantisce ampi spettacoli musicali, serate di moda in passerella, e serate a tema dedicate a celebrità dello spettacolo e personaggi famosi. E questa splendida realtà così sfavillante, sontuosa e opulenta vorrebbe trovare spazio altrove anche a New York City, Las Vegas, Londra e Pechino.

Un nuova sfida realizzata con l’aiuto dei vari benefattori è la fondazione Make-A-Wish, progetto al quale Alvin lavora assieme alla moglie Nancy dedicandosi attivamente alla cura e all’aiuto di bambini soli e indigenti o affetti da malattie, egualmente desiderosi di avere una vita per lo più normale. Scopo principale della fondazione è quella di soddisfare il desiderio di un bambino bisognoso cercando di portarlo ad una vita nuova. Ad essa si affiancano il centro di medicina, dedicato al suo amico Jay Weiss, presso l’università di Miami e l’impianto sportivo della famiglia Malnik presso la scuola St. Andrew di Boca Raton. Tutto questo per far capire al mondo il suo desiderio di condividere lezioni di vita attraverso un sano lavoro con i bambini. Un uomo speciale, un cuore gentile e una mente acuta, questi gli ingredienti essenziali che hanno contribuito a far elevare una singola persona tra gli uomini di maggiore successo nel mondo.

a cura di Marius Creati

fonte: http://www.hauteliving.com

Alexander McQueen, biografia di una celebrità infelice

February 16, 2010 Leave a comment

Alexander McQueen nasce il 17 marzo 1969 a Londra, anagraficamente registrato come Lee McQueen, in una modesta famiglia inglese, sesto e ultimo figlio di un tassista del quartiere popolare dell’East London. Dopo aver abbandonato i suoi studi scolastici all’età di 16 anni entra nel mondo del lavoro dapprima collaborando attivamente nell’esclusivo atelier di Anderson & Shepperd di Saville Row, un ambiente favorevole per la sua formazione professionale dove scopre i piccoli segreti dell’alta sartoria maschile, per poi confluire nella sartoria di Gieves & Hawks e successivamente nello studio teatrale di Angels & Bermans, nel quale si immerge nella vera sartoria femminile imparando i sei tagli principali di un modello del XVI secolo e vari segreti del mestiere. I suoi 20 anni acclamano al successo, prima collaborando con il designer Koji Tatsuno e in seguito nel 1990, trasferendosi a Milano, per collaborare nell’ufficio stile del famoso stilista italiano Romeo Gigli.

Nel 1992 Alexander McQueen torna nuovamente nella sua amata città con il desiderio di migliorare le sue conoscenze stilistiche, nonché di accrescere le sue esperienze sartoriali, proponendosi come tutor per il taglio nel rinomato istituto di design Central Saint Martins College of Art and Design. Considerando il suo portfolio gremito di esperienze proficue per il suo successo professionale, gli viene proposto di iscriversi al master di studi della durata di quattordici mesi per raggiungere un diploma finale attestante la sua professionalità concertata, titolo concernente una collezione lancio di presentazione, allestita alla presenza della talent scout, stylist e consulente di moda Isabella Blow, futura musa ispiratrice e punto focale della sua creatività, che ne acquista l’intera uscita segnando così l’inizio della sua strabiliante carriera, consolidata ulteriormente da un rapporto di ammirevole amicizia maturata e consolidata fino alla sua fine, deceduta per morte suicida circa tre anni fa. Alexander McQueen, fortemente affranto dalla terribile mancanza, di recente decide di dedicare una collezione esclusiva alla sua cara amica deceduta citando un breve epitaffio commemorativo: “Non vi sarà un’altra Isabella, mai più. Era più di una sorella. La nostra intesa veniva alimentata da una malinconia a volte connessa alla superficialità del nostro ambiente. Lei aveva la pelle fragile, io invece ho la pelle dura”.

Nel 1996 entra nella maison di Givenchy al posto di John Galliano, chiamato alla guida della direzione artistica del noto marchio dal proprietario del gruppo Lvmh, Bernard Arnault, una collaborazione che si protrarrà fino al 2001,  conclusa con la sua recessione dal contratto, e un periodo di grande incertezza creativa poiché dibattuto da una visione troppo conservatrice della haute couture francese, accentuata dai tratti caustrofobicamente troppo cinematografici dell’entourage parigino, nel quale non riesce a stabilire un reale contatto sinergico, e di conseguenza ne trae una spinta negativa alla sua grande inventiva. Durante questo periodo egli consolida il suo progetto concernente lo sviluppo del suo marchio originario allestendo un ufficio stile a Londra, di cui già nel 2000 il gruppo Gucci detiene il 51% e dal quale riceve la nomina di direttore creativo con la possibilità vincente di poter lavorare finalmente nella sua amata città insieme ai suoi cari amici e compagni di studi, tra i quali il designer cappellaio Philip Treasy e la sua adorabile amica Isabella Blow, un lancio fenomenale che contribuisce all’espansione delle sue linee di abbigliamento, proposte con il tempo in 39 paesi, e alla nascita di boutiques flagship nelle città di New York, Londra e Milano.

Nel 2005 sigla un contratto con il gruppo Puma vertente il lancio della linea calzature PUMA – Alexander McQueen, recentemente estesa all’abbigliamento sportivo e casual chic; seguono inoltre collaborazioni esclusive con la Siv Spa, nel 2006, concernente il lancio della linea McQ – Alexander McQueen, incentrata sulla linea jeans ispirata alle creazioni eccentriche del prét a porter, e con il gruppo Samsonite, nel 2007, proponente la presentazione di accessori di valigeria e pelletteria tipicamente space-wear.

Tutto sommato, chi era Alexander McQueen? Una celebrità, un uomo, un artista… Acclamato dai media come l’hooligans della moda per le sue creazioni innovative, a volte avveniristiche, intrise di un sottile savoir faire onirico permeato di ironico simbolismo, eleganza estrema e maestosa bellezza. Le sue performances rappresentano il mondo in continuo mutamento, la realtà che si evolve costantemente, dietro i grandi artefici della moda internazionale, annoverato tra i più grandi nomi dello stile. “Sì, sono aggressive, parlano di disastri, guerre, morte, rovine. Sono esattamente come i tempi che viviamo. Possono anche essere romantiche, come i tempi che non riusciamo più a vivere. Ma sempre e ogni volta per le mie presentazioni è come se dovessi uscire da un buco nero per mostrare il lato positivo. Provengo dalla classe operaia, ora sono circondato dal benessere. Le classi sono meno divise, o forse, invece, sono drammaticamente separate. Bisogna fare attenzione a non perdere il senso della realtà e a tenere i piedi ben saldi a terra. In India ho visto un’armonia, un rispetto e perfino una capacità di felicità fra i poveri che non avrei creduto potesse esistere”, dichiara in una sua intervista. Rabbia, ribellione, anarchia concettuale come manifestazione di uno stile contemporaneo estemporaneo additante il decadentismo e l’integrazione; un sobillatore intellettuale alla ribalta, un sognatore ribelle conteso tra la libertà di pensiero, espressa dalla sua mise stravagante e agguerrita, e l’emancipazione sessuale, messa in risalto dalle crude accentuazioni di scena solitamente edulcorate da riverberi prettamente neo-romantici e di carattere favolistico. Innamorato della vita, quella creata senza inibizioni e falsi preconcetti, un uomo puro – come lo definisce Franca Soncini, talent scout e stratega delle pubbliche relazioni – incontaminato dall’ipocrisia e sicuramente un ragazzo istintivo nella sua vivida riservatezza, amorevole e spiazzante, libero ed integro nella sua spontaneità.

A testimonianza della sua teatralità dirompente, nel 1999 sceglie l’atleta Aimee Mullins, recisa delle sue gambe sostituite da protesi di legno, tra le modelle preferite per la sua sfilata londinese. Definito il “ragazzaccio” della new generation per l’euforia trasgrediva delle sue silhouettes spesso permeate da un stile gotico in un gusto tipicamente eclettico, mesciute in live-shows additati tra il macabro e il misterico, quali inibizioni di una sensibilità indagatrice, probabilmente inquisitoria e sicuramente incontaminata dagli stereotipi, diventa una figura stimolante apprezzata da molti artisti di fama internazionale, come Björk, Lady Gaga e Rihanna, e personaggi di spicco del mondo dell’immagine e della cultura.

Ma chi era realmente Alexander McQueen? Una celebrità nascosta nell’ombra delle sue inquietudini, un uomo innamorato della sua vita nonostante la sua unicità, un artista brillante capace di sorprendere l’interro star system scioccando il mondo intero con le sue sfilate incredibilmente inquietanti, un genio creativo, definito da molti esperti del settore. Io amerei definirlo un giovane di talento, come tanti altri della sua specie, un omosessuale e non per questo una persona meno intraprendente e laboriosa, un essere umano capace di realizzare cose incredibili nella piena semplicità come pochi riescono a definire in un’esistenza.

Per il suo talento creativo egli è premiato ben quattro volte, tra il 1996 e il 2003, al British Designer of the Year Award e nel 2003 riceve il premio di International Designer of the Year dal Council of Fashion Designers of America, anno nel quale viene insignito dell’onorificenza di Commander of the Order of the British Empire (CBE) dalla regina Elisabetta d’Inghilterra.

Ciononostante la vita di Alexander McQueen viene frastornata da una terribile forma di depressione che coinvolge il suo habitat interiore, compromettente la sua emotività interlocutrice e la sua sensibilità stravolta da una serie di eventi infausti che lo recidono nel suo profondo trascinando il suo animo in un vicolo cieco dal quale non troverà mai uno sbocco da cui riemergere. Il giovane talentoso dalla pelle dura inizia il suo silenzioso sciabordio verso quella morte spesso ritratta negli scenari ludici delle sue sfilate, ermetico ed incompreso infrange contro una nuda realtà che sembra divenire più greve, istintivamente isolata malgrado il fervido entourage di contorno. Dapprima la perdita della sua migliore amica Isabella Blow, in seguito la fine del suo rapporto sentimentale con l’ex-marito George Forsyth, infine la tragica ed improvvisa morte della madre Joyce McQueen; una perdita costante dopo l’altra sgretola lentamente quella solida impalcatura finora salda e tenace, un pezzo alla volta egli avverte la manchevolezza di quel sontuoso benessere di cui si circonda, intriso di sofferenza per quell’amore divenuto fioco dentro di lui poiché disperso poco per volta in un mondo frenetico. Perdere l’amore conduce alla melanconia, all’isolamento, alla solitudine, alla segregazione, alla tragica dipartita. Alexander McQueen muore suicida l’11 febbraio 2010 nella sua casa di Green Street a Londra, prossimo all’età di 41 anni, in preda ad uno sconforto che lo spinge all’impiccamento, l’epilogo di una tragica agonia vissuta nel silenzio di una vita spezzata dalle digressioni della felicità.

Riposa in pace, caro Alexander…

a cura di Marius Creati