Archive
Alberto II di Monaco
Alberto II di Monaco (Principato di Monaco, 14 marzo 1958) è il secondogenito ed unico figlio maschio di Ranieri III di Monaco e di Grace Kelly, e fratello di Carolina e Stefania ed è diventato Principe dopo la morte di suo padre il 6 aprile 2005. Prima di allora il suo titolo era quello di S.A.S. il Principe ereditario del Principato di Monaco e Marchese diBaux; è stato reggente per un brevissimo periodo prima della morte del padre, dal 21 marzo al 6 aprile 2005.
Biografia
I primi anni
Nato al Palazzo dei Principi di Monaco nel Principato di Monaco e battezzato come Albert Alexandre Louis Pierre, Alberto frequentò la Scuola Superiore “Alberto I” ottenendo il diploma nel 1976. Frequentò successivamente l’Amherst College nel Massachusetts nel 1977 come Albert Grimaldi, nel tentativo sempre crescente di non dare nell’occhio nella sua figura di principe, dove ebbe modo di studiare scienze politiche, economia, musica e letteratura inglese.
Egli compì il proprio Grand Tour in Europa nel 1979 ed ottenne la laurea nel 1981 col titolo di Baccelliere delle Arti (Bachelor of Art) in scienze politiche. Successivamente frequentò alcuni corsi all’Università di Bristol ed all'”Alfred Marshall School of Economics and Management”. Appassionato di sport, si distinse nel giavellotto, nella pallamano, nel judo, nel nuoto, nel tennis, nella navigazione, nello sci, nello squash e nell’equitazione, divenendo patrono della squadra nazionale del Monaco. Appassionato di bob, ha partecipato a cinque edizioni dei Giochi olimpici invernali come componente dell’equipaggio della nazionale monegasca, da Calgary 1988 a Salt Lake City 2002. Dal 1985 è membro del Comitato Olimpico Internazionale. Il Principe Alberto è uno dei proprietari di Yoctocosmos (la sua rete sociale) e membro del World Economic Forum.
La reggenza
Il 7 marzo 2005, Ranieri III di Monaco, principe e padre di Alberto, venne ricoverato all’ospedale Principessa Grace di Monaco e successivamente venne trasferito al reparto di terapia intensiva cardiovascolare per problemi di cuore. Il 31 marzo dello stesso anno, all’aggravarsi delle condizioni di salute paterne, il governo monegasco annunciò che Alberto avrebbe assunto le funzioni di reggente in vece del padre, impossibilitato nell’esercitare le proprie funzioni. Questa scelta repentina e forse affrettata venne vista in malo modo dalla stampa locale, anche se tuttavia la reggenza di Alberto durò poco più di una settimana.
Il 6 aprile 2005, infatti, il Principe Ranieri III morì e Alberto divenne Principe di Monaco con il nome di Alberto II.
La prima parte dell’incoronazione del nuovo principe ebbe luogo tre mesi dopo la morte del predecessore, nel rispetto del lutto famigliare. Una messa celebrata nella cattedrale cittadina il 12 luglio 2005 dall’Arcivescovo, Monsignor Bernard Barsi, segnò formalmente l’inizio del regno di Alberto II, alla quale seguì una grande festa che si tenne nei giardini del palazzo reale di Monaco, a cui vennero ammessi 7.000 monegaschi, occasione nella quale gli vennero anche consegnate le chiavi della città dal sindaco di Monaco.
Il 19 novembre 2005 ebbe luogo l’incoronazione vera e propria di Alberto II alla quale partecipò tutta la famiglia reale monegasca ed alcuni rappresentanti degli stati europei.
Il regno di Alberto II
Alberto continuò sostanzialmente la politica inaugurata dal padre, utilizzando la propria posizione per promuovere iniziative culturali di stampo internazionale e promuovendo largamente la locale marina del principato. Non mancò di partecipare, come l’avo e omonimo Alberto I ad una spedizione artica che lo tenne impegnato nel 2006 e che lo portò a raggiungere il Polo Nord il 16 aprile di quello stesso anno, distinguendosi per essere stato il primo capo di stato ad aver raggiunto quel punto della terra.
Si occupa largamente anche delle opere assistenziali ai più poveri, patrocinando organizzazioni internazionali come l’UNICEF e per la salvaguardia della fauna terrestre e marina.
Relazioni sentimentali
Da molti anni, attorno alla figura del Principe Alberto II di Monaco, gravitano una serie di relazioni sentimentali a lui attribuite. Tra queste spiccano indubbiamente quelle attribuite, per evidenti frequentazioni, con Angie Everhart, Catherine Oxenberg, Brooke Shields, Claudia Schiffer e Victoria Zdrok. La sua ovvia riservatezza sui propri fatti privati, e la apparente ritrosia al matrimonio hanno prodotto come effetto non desiderato, nel mondo dei pettegolezzi mondani, l’ipotesi di una sua possibile omosessualità, notizia nettamente smentita dallo stesso sovrano. Molti pettegolezzi sulla sua presunta omosessualità risalgono agli anni ’90, quando si rincorrevano voci di frequentazioni di ambienti omosessuali ed una relazione con una sua guardia del corpo. Senza essere stato mai sposato , Alberto II ha riconosciuto la propria paternità di due figli, nati da sue relazioni sentimentali.
• Jazmin Grace Grimaldi, nata nel 1992 dalla relazione da Tamara Rotolo, californiana.
• Alexandre Éric Stéphane Coste, nato nel maggio 2003 da Nicole Coste, hostess dell’Air France, originaria del Togo
Il 10 febbraio 2006, alla cerimonia d’apertura delle olimpiadi invernali, il Principe Alberto fu accompagnato dalla nuotatrice sudafricana Charlene Wittstock.
Il 23 giugno 2010 Alberto II di Monaco dichiarò il suo fidanzamento con Charlene Wittstock ed annunciò le nozze per il 2 luglio 2011.
I problemi della successione
Alla salita al trono di Alberto II, con la dichiarazione di legittimazione dei suoi due figli, si è posto per lo stato monegasco un grave problema sui diritti di successione, cioè se fossero da applicare ai figli appena legittimati tali diritti, ovvero se questi potessero essere estesi, alla morte di Alberto II ai suoi parenti più prossimi. Prima del 2002, infatti, la costituzione monegasca specificava che solo i discendenti maschi diretti, o legittimati, dell’ultimo principe regnante potessero ereditare la corona di Monaco.
Il 2 aprile 2002 è stata approvata una legge che abroga questo diritto esclusivo di successione ai legittimati, e consente invece le pretese al trono anche ai parenti prossimi di ambo i sessi. Con il medesimo documento è stato anche specificatamente disposto, nel caso di Alberto II, che i suoi figli legittimati non possano vantare pretese sul trono a meno che egli stesso non decida di sposarne la madre. Con la convalida di tale abrogazione Alberto II ha di fatto espresso la propria volontà, pur assumendosi in pieno i doveri di paternità, di non concedere la successione “de jure” al trono ai detti figli e perciò, dal novembre del 2007, la Principessa Carolina di Monaco è divenuta la principessa ereditaria in linea di successione diretta dopo Alberto. Il Principe di Monaco ha inoltre dichiaratoAndrea Casiraghi, figlio di Carolina, il secondo in linea di successione.
Il matrimonio
L’unione civile con Charlène Wittstock è stata celebrata a Monaco il 1° Luglio 2011, la cerimonia religiosa si è svolta il 2 luglio 2011, presso il Palazzo dei Principi di Monaco.
Fonte: Wikipedia
Alexa Chung, tutti i segreti della it girl del momento
Alexa Chung ha uno stile che deve essere tenuto decisamente sott’occhio. E proprio come ogni it-girl che si rispetti ha un grande dono: trasformare in moda tutto cò che indossa. Classe 1983, dopo una carriera da modella, approda nel 2009 a Mtv New York con il programma It’s on with Alexa Chung. Tra un festival di Glastonbury e un concerto del fidanzato Alex Turner un’apparizione televisiva qua e là, crea una linea di abiti per il brand americano Madewell e compare come testimonial in varie campagne pubblicitarie, tra cui, una delle ultime, per la nostra italiana Superga.Come si veste Il suo look si ispira allo stile college americano. Adora i cardigan, gli abitini, e i micro-shorts, in ogni abbigliamento sa trovare quello più adatto alla situazione. Segni di riconoscimento: il calzino che si intravede sotto ogni boots che indossa e la ormai famosissima Alexa bag di Mulberry. Capelli Caschetto castano sbarazzino, un po’ spettinato, moto bon ton. Make up Punta tutto sugli occhi, sottolineandoli con una buona dose eye-liner sulla palpebra superiore e un po’ di matita scura. Per le labbra un rossetto chiaro e e molto leggero.Amore Fidanzata di Alex Turner, il cantante degli Arctic Monkeys. Dicono di lei Anna Wintour la definisce un “fenomeno”, Karl Lagerfeld la ritiene il simbolo della donna moderna e il New York Times l’ha recentemente onorata come “Kate Moss delle nuove generazioni”. Emma Hill, direttore creativo di Mulberry, intitola con il suo nome una bellissima borsa a cartella, ormai diventata un cult.
Fonte: My Vanity Blog
Beyond Skin, oltre la pelle c’è di più
Voglio iniziare questa settimana dedicando un post ad uno dei pochi marchi specializzati nella produzione di scarpe eco-compatibili, per dare una sferzata di autostima agli eco-nerd che passeranno di qui: essere glamour nel rispetto della natura è possibile, e con Beyond Skin è anche colorato e divertente!
Beyond Skin è un marchio inglese, nato nel 2011 dal profondo desiderio di poter finalmente dare vita ad una collezione di scarpe cruelty free piacevoli da indossare, belle e alla moda; l’obiettivo è stato raggiunto, ma ci sono voluti ben due anni per trovare la fabbrica giusta che garantisse standard qualitativi accettabili per l’anima vegan che giace dietro il progetto. Negli anni, non senza difficoltà, il marchio è cresciuto grazie anche ad un’ambasciatrice d’eccezione, Natalie Portman, che non ha mai nascosto di indossare solo accessori vegani. Ad oggi le scarpe Beyond Skin sono prodotte sotto il sole di Alicante, in Spagna, e vengono vendute in tutto il mondo, anche tramite il sito: appena avrò scelto un modello tra le tante tentazioni giuro che lo acquisterò e vi farò sapere se davvero si tratta di scarpe morbide e durature come le sorelle in pelle, anche se al momento non ho motivi per dubitarlo!
Fonte: Shoeplay
Abercrombie & Fitch, un caso di successo
Chi non ha sentito parlare, almeno tra i giovani, di Abercrombie & Fitch? Non si tratta di una banale ultima idea alla moda, ma è uno dei casi di successo più avvenenti degli ultimi anni, nel campo dell’abbigliamento. Si tratta di un’azienda di abbigliamento che possiede una catena di negozi in tutto il mondo (per ora uno solo in Italia, a Milano in Corso Matteotti 12) che sta riscuotendo molto successo (non solo tra i giovani) per tanti motivi che scopriremo in questo articolo…
Se pensavi che Abercrombie & Fitch fosse nata da poco allora ti sbagliavi, è un’azienda secolare, fondata nel 1892 da David Abercrombie, che inizialmente forniva abbigliamento sportivo ed escursionistico. Non ebbe mai gravi crisi in quanto fino al 1988 era una società di piccole dimensioni. Nel 1988 infatti fu acquistata dalla The Limited che la pose sotto la direzione di un certo Michael Jeffries, attuale CEO. È lui la mente che ha portato l’azienda a fatturare 4 miliardi di dollari con circa 100.000 dipendenti.
Le ragioni del successo
Ma come ha fatto Jeffries? Quali sono i segreti che hanno portato questa azienda ad avere oltre 1000 negozi in tutto il mondo e un utile netto di 150 milioni di dollari? Essendo Skimbu un blog in cui spesso parliamo di Apple, si può dire che Jeffries è riuscito a fare lo stesso che è riuscito a fare Steve Jobs con Apple: creare prodotti di qualità e trasmettere un’immagine precisa ai consumatori. La prima idea geniale di Jeffries è stata quella di assumere nei negozi solo bellissimi commessi e commesse con fisici perfetti, quindi decise di farli girare a turno commessi piazzandoli a petto nudo davanti allo store, dando anche la possibilità ai consumatori di scattare una foto con loro. Grazie allo sfruttamento dei “bei commessi” i consumatori:
- Vengono attratti dal negozio in quanto possono scattare la foto con modelli e modelle e in quanto vengono attratti da queste persone.
- Vedendo le persone di bell’aspetto che vestono Abercrombie e si produce quasi inconsciamente l’idea che i vestiti di Abercrombie sono sempre alla moda, in quanto sono vestiti dai “più belli”
Per rafforzare l’immagine di Abercrombie come marchio che produce “casual di lusso” Jeffries ha dato un’aspetto unico a tutti i 1000 negozi: musica alta, molto profumo, niente vetrine e mobili tutti in legno scuro, oltre a tenere una bassa illuminazione all’interno. In questo modo Abercrombie si è guadagnato l’emblema di “marchio di lusso“, e tenendo i prezzi non troppo alti (almeno negli Stati Uniti) Jeffries ha dato la possibilità alla gente di poter acquistare vestiti molto alla moda e apparentemente lussuosi.
Non è finita qui, manca un’ultimo elemento fondamentale: la qualità. Una volta che hai acquisito notorietà e l’immagine devi anche essere in grado di mantenerle, questo è possibile grazie alla qualità. I prodotti di Abercrombie sono tutti fatti con materiali di qualità, molto morbidi al tatto (specialmente quelli in cotone), che non si rovinano quando vengono lavati e che hanno colorazioni brillanti e uniche. Inoltre tutti i prodotti si può dire che seguano uno stile minimale, in quanto non si trovano tanti disegni, scritte o stili particolari, sono tutti prodotti semplici, con la scritta A&F o comunque con qualcosa che caratterizza il marchio, e nient’altro.
Queste sono le ragioni per cui Abercrombie è diventata una delle società d’abbigliamento più importanti.
Alberto Ziveri
Fonte: Skimbu
Drew Wilson, designer più produttivo
Non avevamo mai dedicato un articolo intero ad una persona, più precisamente un web designer che dovete assolutamente conoscere per la grande quantità di progetti a cui lavora e per l’unicità di questi progetti! Nel box sottostante potete già notare due suoi progetti di cui vi avevamo già parlato ma oggi ci soffermeremo su di lui per conoscerlo meglio.
Chi è Drew Wilson
Come avete già potuto leggere Drew Wilson è un web designer ma non solo, lui è anche: Artista,Sviluppatore, Fotografo, Imprenditore, Musicista e anche Surfer!
Possiamo definirlo come un designer a 360° con tante qualità e molto qualificato in ognuno di questi campi. Come possiamo leggere dal suo sito ha iniziato a creare siti web dal 1996 per poi lavorare nel 2002 ad un negozio di stampe locale, successivamente è stato direttore artistico in una compagnia d’abbigliamento.
Nel 2004 è diventato un web designer freelance creando siti web e non solo. Infine nel 2008 ha dato vita alla sua societa: la Valio Inc. Per avere un’idea della sua bravura potete leggere il commento su di lui da parte di Cameron Moll: Drew Wilson è facilmente uno dei più talentuosi creativi del pianeta.
Da quel momento ha realizzato tanti progetti.
Angelo Delicato
Fonte: Skimbu
Pamela Quinzi, stilista di calzature femminili a New York
Dopo aver studiato a Roma presso l’IPSIA “ARMANDO DIAZ”, grazie al quale ha avuto la possibilità di entrare nel mondo dell’alta moda romana lavorando nell’atelier delle “Sorelle Fontana” e collaborando con prestigiose maison capitoline, nel 2001 si trasferisce a Milano per frequentare l’istituto Marangoni, conseguendo nel 2005 il diploma di Fashion Designer. Inizia così la sua carriera nel mondo della moda, passando dalla scalinata di piazza di Spagna alle passerelle del pret à porter milanese, maturando esperienze nei più grandi marchi del Made in Italy: Fiorucci, Extè,Paolo Ferrari,Cala Di Volpe, Shane, Nijole, collaborazioni con Rossana Buriassi per Armani e Dolce e Gabbana. Nel settembre del 2009 inizia il suo sogno americano: si trasferisce definitivamente a New York. Lavora come fashion designer per una nota azienda americana di accessori e borse e inizia anche a creare le sue prime opere totalmente personali, scarpe, abiti, gioielli. Tutti pezzi unici, tutti completamente ricamati a mano. Facendo ricerche tra il “Garment districts”, “Soho” e i più nascosti negozi vintage della città, ispirandosi alla vita frenetica, alle luci, alla night life e al glamour di New York, e unendo la sua esperienza e la sua passione per la Couture e la storia della moda, Pamela crea il suo mondo e la sua collezione nel suo studio in Chelsea. Recentemente ha potuto mostrare in Italia le sue creazioni grazie ad un esclusiva collaborazione con la cantante Emma Marrone che indossa nel suo ultimo video girato a New York “Io sono per te L’amore” regia di Marco Salom, Abito e Scarpe firmato Pamela Quinzi. Giugno 2011 Pamela partecipa come stilista emergente al concorso Pontemilvio in moda 2011 a Roma, vincendo come miglior designer, ad aprire la sua sfilata danzando e’ la ballerina di Amici Elena D’amario che indossa un body ricamato solo per lei.
Fonte: BlogModa
Carlo Philip Arthur George Mountbatten-Windsor, principe di Galles
Carlo, principe di Galles, al secolo Charles Philip Arthur George Mountbatten-Windsor (Londra, 14 novembre 1948), è il figlio maggiore della regina Elisabetta II e del principe Filippo, duca di Edimburgo.
Detiene il titolo di principe di Galles dal 1958, e il suo titolo completo è Sua Altezza Reale il Principe del Galles, eccetto in Scozia dove è conosciuto come Sua Altezza Reale il principe Carlo, duca di Rothesay. Il titolo Duca di Cornovaglia è spesso utilizzato dal principe nelle relazioni con la Cornovaglia. Ricopre il grado militare di Contrammiraglio della Marina Reale Britannica e, a titolo onorifico, quello di Maggiore Generale della Household Brigade.
Carlo è erede al trono di sedici stati sovrani: il Regno Unito e quindici ex membri dell’Impero britannico, conosciuti con il nome di Commonwealth. La successione alla madre con il titolo di Capo del Commonwealth non sarà comunque automatica. Se Carlo salirà al trono, sarà il primo monarca britannico a discendere dalla regina Vittoria attraverso due linee di successione: da parte di madre, attraverso Edoardo VII, Giorgio VII e Giorgio VI, e inoltre da parte di padre attraverso la nonna, principessa Alice di Battenberg, nipote della regina Vittoria.
Il Principe di Galles è noto per le sue opere di beneficenza. Carlo ha anche una fitta agenda di doveri reali, e inoltre sta assumendo sempre più impegni in luogo degli anziani genitori. Il principe è anche noto per i matrimoni con la defunta principessa Diana e con Camilla, duchessa di Cornovaglia.
Infanzia e gioventù
Il principe Carlo nacque a Buckingham Palace il 14 novembre 1948 e fu battezzato con il nome di Charles Philip Arthur George. Quando sua madre l’odierna regina del Regno Unito Elisabetta II ascese al trono nel 1952, Carlo divenne automaticamente principe ereditario e Duca di Cornovaglia come stabilì un decreto di re Edoardo III del 1337. Il principe fu creato principe di Galles e conte di Chester il 26 luglio 1958. Sebbene l’investitura di un principe di Galles sia un evento che si svolge solo in presenza del parlamento, e non tutti i principi ereditari inglesi si attennero a questa tradizione, la celebrazione dell’investitura del principe Carlo divenne un evento mediatico e un affare di Stato. L’avvenimento ebbe luogo in Galles nel castello di Caernarfon il 1º luglio 1969.
Educazione
Carlo ha portato avanti i suoi studi nella scuola Gordonstoun in Scozia e successivamente al Trinity College di Cambridge. Con il fine di imparare il gallese, Carlo l’ha studiato al Galles College di Aberystwyth. Egli è il primo principe nato in Inghilterra che si è impegnato seriamente per imparare il gallese (anche se ormai poco usato).
Nel 1958 ha ricevuto il titolo di principe del Galles.
Primo matrimonio
Il 29 luglio 1981 si è sposato nella cattedrale di San Paolo di Londra con Lady Diana Spencer, una giovane maestra d’asilo figlia del conte Spencer. Lady Diana apparteneva ad una ricca ed antica famiglia inglese e la sua bisnonna materna, Lady Ruth Fermoy fu una dama di compagnia ed amica intima della Regina Madre.
Durante il matrimonio, la nuova principessa del Galles si trasformò in una vera stella mediatica, seguita dai giornali e imitata da molte donne per il suo stile ricco di classe e eleganza.
Il 9 dicembre 1992 il matrimonio volse al termine, con un annuncio di separazione ufficiale dell’allora Primo Ministro John Major alla Camera dei Comuni, e terminò con il divorzio il 28 agosto 1996. Pur avendo ottenuto il divorzio, Diana non rinunciò a vivere a Kensington Palace e continuò a svolgere opere pubbliche di carità. La coppia ha avuto due figli: William (21 giugno 1982) e Henry (15 settembre 1984).
Il 31 agosto 1997 Diana morì in un incidente automobilistico a Parigi. Il ruolo di padre solitario ha donato popolarità al principe Carlo, popolarità che aveva perso all’inizio degli anni novanta in seguito alla crisi matrimoniale.
Secondo matrimonio
La relazione del principe Carlo con Camilla Parker-Bowles è iniziata molti anni fa ed è continuata anche durante il matrimonio tra Carlo e Diana. Dopo la morte di Diana, Camilla è diventata la compagna non ufficiale di Carlo in molte apparizioni pubbliche. Questa circostanza ha generato numerose polemiche sulla possibilità di un matrimonio fra l’erede al trono e una donna con la quale ha mantenuto una relazione mentre entrambi erano sposati. Con il passare del tempo sia l’opinione pubblica che la Chiesa si sono convinti che il matrimonio potesse essere celebrato.
Il 9 aprile 2005, Carlo si è unito in nozze con Camilla in seguito ad una cerimonia civile celebrata nel palazzo comunale della cittadina inglese di Windsor. Il matrimonio, previsto per il giorno 8, è stato spostato di un giorno a causa dei funerali di papa Giovanni Paolo II. Il principe Carlo è il primo membro della casa reale britannica che ha contratto un matrimonio civile. Con il matrimonio Camilla ha ricevuto il titolo di Duchessa di Cornovaglia, se e quando Carlo diventerà re ella riceverà il titolo di Sua Altezza Reale la Principessa Consorte.
Titoli
Carlo ha inoltre i titoli di Principe di Galles, Principe di Scozia, Duca di Cornovaglia, Duca di Rothesay, Conte di Carrick, Conte di Chester, Barone di Renfrew e Signore delle Isole.
Secondo fonti vicine al principe, egli, se e quando ascenderà al trono, non avrebbe intenzione di regnare con il nome di Carlo (III), preferendogli invece Giorgio (VII). In ambiente reale il nome Carlo è considerato sfortunato: Carlo I Stuart fu l’unico sovrano britannico giustiziato, e suo figlio Carlo II visse in esilio. Il nome Giorgio è invece un omaggio al nonno Giorgio VI, che fu assai popolare nel paese. La questione del nome, comunque, non è stata discussa ufficialmente.
Fonte: Wikipedia
Odette du Puigaudeau, cammelliera di lungo corso
Nata a Saint-Nazare, in Francia, da un antica famiglia di armatori bretoni, Odette du Puigaudeau è uno di quei personaggi singolari della storia che, giocoforza, diventano ambasciatori delle cause perse. Per lei fu quella del grande nomadismo cammelliero. Nel 1933, la Mauritania era stata appena pacificata, sconosciuta all’occidente e amministrata esclusivamente da uomini. Appassionata, tenace, un filo di arroganza, Odette realizzo’ quattro grandi viaggi in Africa che definirono gli usi e i costumi di una terra lontana. La sua storia. Odette de Puigaudeau (1894-1991) non è definibile con il genere “avventuriera in crinolina“. Era piuttosto un carattere forte, ben temprato, al limite del virile. Ci vuole coraggio per affrancarsi alle grandi carovane del sale di quell’epoca, a piedi o a dorso di cammello, su piste pericolose dove soccombero, prima di lei, numerosi nomi prestigiosi della società della geografia europea. Se la determinazione di Odette era a prova di bomba, a tutti gli effetti non viaggio mai sola ma con Marion Sénones, l’amica di tutta una vita e complice scientifica nella scoperta di un ovest sahariano appena cartografato. Di queste odissee Odette pubblicherà un opera, a volte contestata dal punto di vista accademico (era autodidatta) e le istituzioni cercarono sempre di marginalizzarla. Ma grazie alla superba biografia redatta da Monique Vérite e alla redenzione tardiva delle sue opere e articoli, sappiamo oggi riconoscere quale fu l’apporto dato da questa donna, fuori del comune, nella conoscenza delle società africane prima della colonizzazione. Odette era bretone e in primis oceanografa. Suo padre, pittore della scuola di Pont-Aven, e di sua madra, ritrattista, eredito’ il gusto del disegno e della vita bohèmienne. Pertanto, quando lascio’ la Bretagna, aveva compiuto 26 anni, pronta per farsi accogliere dalla sognata Parigi, dove mise a profitto il suo talento di disegnatrice lavorando su delle tavole di scienze naturali che l’avrebbero condotta, secondo lei, a partecipare alle spedizioni di Charcot nell’Antartico. La spedizione è misogina e la porta restò chiusa. Si indirizzo allora al mondo della moda, con la speranza di vedersi all’estero per seguire le collezioni (diresse con successo per un certo periodo l’atelier di disegno di Jeanne Lanvin). Dopo questa esperienza si diresse verso il naturalismo e saltuarialmente tornò in Bretagna per gravitare intorno ai luoghi di pesca, che la affascinavano. Nel 1928, ottenne un libretto di iscrizione marittima, passaporto indispensabile per imbarcarsi. Per tre stagioni la si vedrà al lavoro sulle imbarcazioni con diverse mansioni e in ultimo una campagna di pesca al tonno. La sua passione per l’oceano permetterà ad Odette di debuttare in una carriera di giornalista, perchè i diari delle sue intrepide avventure marittime conobbero un grande successo editoriale e di pubblico. Ma di grandi viaggi, Odette ha 40 anni, nemmeno l’ombra. Non sarà il mare ma il Marocco e la Mauritania, accostate per la prima volta a bordo di un veliero bretone, nel novembre del 1933, in compagnia dell’amica Marion, incontrata un anno prima. Le due dame riuscirono a farsi finanziare da diversi periodici (L’Illustration, Le Monde Colonial illustré, L’intransigeant) e guadagnare l’appoggio del generale Gouraud, che vide in quella spedizione il mezzo per valorizzare l’azione pacificatrice della Francia. Da Port-Etienne (Nouadhibou, Mauritania), uno dei primi avamposti creati dai francesi alla frontiera del Rio de Oro (Sahara marocchino), arrivarono a Nouakchott a dorso di cammello o a piedi, accompagnate da alcuni indigeni di cui adottò i costumi, visitando entroterra sconosciuti, accampamenti e saline, condividendo il quotidiano con le popolazioni locali.
Nessun ristorante alla moda, neppure letti comodi e tantomeno cibi saporiti. Qualche utensile in legno, sacchi di cuoio, mobili locali. “Viaggiare è vincere” recita un proverbio arabo. Immobilizzata diverse volte da gravi problemi di salute, riusciva sempre a ripartire per recarsi alla guetna (fiera dei datteri) che si teneva ogni estate nell’Adrar. Vinse anche sulle frequenti interdizioni lanciate dai militari degli avamposti francesi, dove era mal vista in quanto presenza femminile. Pur proibendo loro di spostarsi per andare a Fort Gouraud, per raggiungere alcuni gruppi nomadi e scoprire nuovi siti, trovò il modo di raggiungerli da Ouadine sino a Chinguetti, un inferno di 400 km percorsi in sei giorni sotto una tempesta di sabbia feroce. Dopo questa, un altra attraversata di nove giorni in un deserto di fuoco in direzione della baia di Saint-Jean, dove si imbarcarono per Nantes, nell’ottobre del 1934. La stampa, che durante la loro assenza aveva pubblicato alcuni reportages, le accolse in modo trionfale. Il mondo della scienza iniziò ad aprire loro le sue porte, con delle conferenze al Museo delle Colonie. Odette in quel periodo pubblicò il suo primo libro, ” A piedi nudi attraverso la Mauritania” con prefazione del generale Gourad, e premiato dall’Acadèmie Française. Dicembre 1936: Odette e Marion vengono incaricate, dal Ministero dell’Educazione Nazionale e delle Colonie, di completare le collezioni archeologiche e etnografiche del Museo di Storia Naturale. Il progetto è ambizioso, seguire le due piste carovaniere che, da secoli, ritmavano l’economia del Sahara. All’andata, la strada dell’ovest, Trik Lemtouni, che tracciava il sud del Marocco sino all’Adrar mauritano; al ritorno, la rotta dell’est, Trik el Djouder, che conduceva a Timboctou e a Tindouf (Marocco). Immobilizzate dalle pioggie invernali per diversi mesi a Tidjjka, capoluogo del Tagant, si impegnarono a raccogliere memorie orali, genealogie tribali, utensili preistorici e manufatti in terracotta. Dettagliarono le condizioni di vita dei mauri e catalogarono i siti rupestri già accennati nel Giornale della Società degli africanisti. Questo secondo viaggio, che si chiuse nel febbraio 1938, dopo 6.500 km di marcia al passo lento delle carovane, è salutato dall’Occidente come un exploit. La guerra metterà un freno alla curiosità delle due donne ma si imbarcarono nuovamente nel 1949. Caricate di alcune missioni scientifiche dal Ministero della Francia d’Outremer, non ricevettero però nessun tipo di sovvenzione. Le relazioni con i ricercatori del Museo dell’Uomo erano tese e molti i problemi irrisolti con i militari colonialisti. Durante i sei mesi di soggiorno nel sud marocchino vennero tenute in ostaggio dalla popolazione e dovettero rinunciare ad affrancarsi ad una carovana che partiva per la Mauritania, che la raggiunsero poi in camion nel giugno del 1950.
Dopo dodici anni di assenza da quei territori, Odette è rammaricata: i nomadi si stanno sedentarizzando, emigrano verso le città e le miniere presenti nelle zone. Consacro’ allora tutta la sua vita a difendere la causa dei valori tradizionali di una cultura minacciata, di cui si sentiva solidale. Il destino dei Mauri diventò il suo destino. Dopo dieci anni di lavoro d’ufficio a Parigi sulle arti e sui costumi dei Mauri, fece un ultimo viaggio in Mauritania nel 1960, l’anno del nucleare nel mondo occidentale. Poi, sollecitata dal governo marocchino per seguire delle ricerche archeologiche nel sud del Paese, si installo a Rabat dove venne nominata capo dell’ufficio di Preistoria del Museo delle Antichità. Quando arrivò l’ora di andare in pensione, a 84 anni (!), infaticabile, intraprese la redazione del quinto capitolo di una tesi che non concluderà mai. La sua morte avvenne a Rabat nel 1991, come Monod o Lothe, quasi centenaria.
La carovana Azalaî: Straordinaria carovana con migliaia di cammelli che partivano da Timbouctu in direzione delle miniere di sale di Taoudéni, assicurando la vitalità commerciale del Sahara. Si organizzava due volte all’anno, in aprile e in novembre. Dopo aver attraversato l’Azaouad, il convoglio si fermava presso i cento pozzi di Araouane dove, per circa due giorni e tre notti, i pastori abbeveravano sino a 3.500 cammelli caricando le sacche di migliaia di carovanieri. Di seguito la grande tappa sino a Taoudéni, durante la quale uomini e animali venivano messi a dura prova: una attraversata di otto giorni in pieno deserto sahariano senza nessun pozzo d’acqua per il rifornimento.
Fonte: My Amazighen
Mohamed Reda, un cantante per il Marocco
Si puo’ dire che il giovane cantante Mohamed Reda ha avuto fortuna per integrarsi nel mondo della canzone cosi’ precocemente. Cosi’ giovane ha famigliarizzato con i grandi maestri della canzone araba: Oum Kaltoum, Mohamed Abdelwahab, Fairouz, e altri. Suo padre, un grande melomane che canta molto bene, colleziona le canzoni e gli album dei classici in 45 e 33 giri d’epoca. Gli zii di Mohamed Reda, anche loro grandi melomani, lo hanno incoraggiato a cantare sin da bambino nelle ricorrenze e nelle feste di famiglia. Nel corso degli anni, Mohamed , ha studiato al Conservatorio e ha fatto la conoscenza di molti artisti importanti del paese. Ma è al Festival della canzone araba che capirà il tuo talento, vincendo il primo posto davanti a stars arabe di prima grandezza. Oggi, si puo’ considerare Mohamed Reda come uno degli artisti più in vista della sua generazione con un talento artistico fuori dal comune. Anche se i soldi mancano e le condizioni sono poco favorevoli per fare carriera in Marocco, lui ha scelto di restarci e di mettercela tutta. Il giovane ha avuto molte possibilità di firmare dei contratti con delle grandi case discografiche straniere ma ha preferito restare libero e non subire diktat dai produttori. Questo ovviamente produce degli sforzi enormi per produrre i suoi albums indipendentemente ma, talentuoso come è, Mohamed passa da successo in successo come testimoniano i numerosi inviti ricevuti per prodursi in concerto in Europa, America e in Oriente. Mohamed Reda ci tiene molto al suo Marocco e si mostra determinato ad affrontare le difficoltà; come artista combatte da sempre sulle questioni patriottiche e cerca di apportare il suo contributo nella difesa della integrità marocchina. Ha composto, in compagnia di Mohamed Anouar, una canzone consacrata al Sahara, scritta da Mohamed Idrissi. La canzone è stata presentata in anteprima negli Stati Uniti in una tournée dove ha raccolto miglia di fans e, non pago, ha radunato a fine concerto 2.000 persone per sfilare a Washington reclamando forte e chiaro la sovranità marocchina del Sahara. Il suo cruccio è il non capire perchè gli artisti nazionali si disinteressano a questa causa nazionale che rasenta il patriottismo. I grandi cantanti marocchini e arabi in generale, secondo il giovane artista, hanno sempre e comunque glorificato la loro nazione: Oum Kaltoum e Fairouz sono un esempio per tutti. Cantante di talento, Mohamed Reda non puo’ dormire sugli allori e tutti i giorni studia e affina le sue potenzialità vocali; è difficile prodursi nella canzone araba con i suoi suoni gutturali e nasali rispettando le melodie. Non contento ha approfondito la sua estensione vocale all’estero studiando presso il Conservatorio di Tolosa dove ha appreso le tecniche del canto classico, che gli ha permesso di scoprire altre possibilità sul piano vocale e di interpretazione. Il talento del ragazzo è certo, e tutto questo apprendistato per sviluppare le sue potenzialità gli permetteranno di esprimersi pienamente, con gioia immensa dei suoi migliaia di fans.
Fonte: My Amazighen
Daniel Swarovski I
L’azienda austriaca destinata a divenire la più importante produttrice mondiale di cristallo tagliato nacque nel 1895 a Wattens, nelle Alpi tirolesi, grazie al geniale spirito innovativo del suo fondatore, Daniel Swarovski. Originario della Boemia, questi aveva appreso dal padre l’arte di tagliare il cristallo, ma la lavorazione manuale, l’unica conosciuta fino alla fine dell’Ottocento, non consentiva di ottenere pietre dal taglio perfetto. Dopo aver visitato a Vienna l’Esposizione Internazionale dell’Elettricità, il giovane Daniel intuì che una grande rivoluzione tecnologica era imminente e, pochi anni dopo, brevettò la prima macchina per il taglio del cristallo alimentata elettricamente. Da quel momento, l’azienda cominciò; a espandersi fino a divenire la principale fornitrice di pietre per l’industria della moda e soprattutto del gioiello fantasia, ornamento particolarmente adatto al “look informale” impasto negli anni Trenta da Coco Chanel.
Negli anni successivi, Swarovski mise in atto una strategia di diversificazione produttiva, trovando per i propri cristalli altre innumerevoli modalità di impiego: lenti per strumenti ottici di precisione, catarifrangenti per la sicurezza stradale, pendagli per lampadari, strass termoadesivi per l’industria tessile. Ma forse la svolta più importante nella storia dell’azienda si ebbe nel 1976, quando fù presentata la prima linea di prodotti finiti, Swarovski Silver Crystal: un’occasione per dare impulso alla politica di diversificazione da sempre perseguita dall’azienda attraverso nuovi, impensati sbocchi creativi e di mercato.
Swarovski: La nascita dei prodotti finiti
Nei primi anni ’70, l’economia mondiale venne messa a dura prova dalla crisi petrolifera. Anche Swarovski, che dalla sua fondazione nel 1895 si era specializzata nella produzione di pietre in cristallo destinate principalmente alle industrie della moda, della bigiotteria e dell’illuminazione, risentì fortemente della crisi in cui versavano questi mercati, vedendo la richiesta dei propri prodotti ridursi fortemente. Swarovski si rese quindi conto che per superare questo difficile momento occorreva rendersi meno dipendenti da altre manifatture, creando, grazie alle elevate capacità tecniche raggiunte in decenni di esperienza, una propria linea di prodotti finiti. Questa nuova strategia fù facilitata dalla scoperta di una speciale sostanza trasparente che consentiva, assemblando a mano diverse parti, la creazione di forme nuove, considerate fino a quel momento di impossibile realizzazione.
E la leggenda vuole che fu propria un dipendente dell’azienda, dotato di particolare estro e creatività, ad avere per primo l’idea di unire quattro componenti in cristallo destinati all’industria dell’illuminazione (una base, una pallina e due gocce), “inventando” cosi, in modo casuale, il pezzo inaugurale Swarovski Silver Crystal: l’ormai celebre topolino. Era l’autunno del 1976.
Swarovski, che inizialmente realizzava le creazioni Silver Crystal assemblando pietre e pendagli rivolti originariamente all’industria dell’illuminazione, cominciò ben presto a produrre componenti in cristallo destinati esclusivamente a questa linea, che si andava man mano arricchendo di temi e spunti creativi sempre nuovi.
Successivamente vennero create altre linee (Società dei Collezionisti Swarovski, Daniel Swarovski, Swarovski Selection, Swarovski Crystal Memories e Swarovski Jewelry), che contribuirono all’affermazione del marchio Swarovski nel campo degli oggetti d’arredamento e da collezione, nonchè degli accessori moda.
Fonte: Magia e Scintilli























