Harcourt, virtuosismo del savoir-faire da Baccarat
Novità gennaio 2013
| Le declinazioni della forma Harcourt |
- Ève Harcourt
- Harcourt Bouton Rouge e Bouton Brume
- Our Fire Harcourt bianco e nero
- Lo spremiagrumi Harcourt
- Il calice Luigi Filippo
- Cocktail Baccarat Harcourt
Altre novità, riedizioni ed estensioni:
- Bicchieri da degustazione Chateau Baccarat XXL
- Un nuovo nato nello Zoo Baccarat di Jaime Hayon
- Il lampadario Lady Crinoline di Jean-Marc Gady
Le declinazioni della forma Harcourt
Ha esaltato gli effetti della luce negli ultimi 170 anni, ma Harcourt non è un semplice bicchiere, piuttosto un’intera famiglia di oggetti con un destino brillante.
Nel 2013, Baccarat scrive un nuovo capitolo della storia di Harcourt e ne presenta numerose, nuove declinazioni. Dal leggiadro bicchiere Ève all’energetico spremiagrumi, al candeliere Our Fire di Philippe Starck in nuovi colori, l’epica storia della leggenda Harcourt viene continuamente reinventata.
HARCOURT: una saga, un’icona.
Da quando, nel 1841, il Re di Francia Luigi Filippo ordinò a Baccarat un calice da cerimonia con l’incisione del suo monogramma reale e un bottone in cristallo rubino, il bicchiere a sei coste piatte ha incantato il mondo diventando, fin da allora, l’icona senza tempo della linea Maison di Baccarat.
Un Sacro Graal adottato dalle più importanti personalità dell’epoca, incluso l’Imperatore Napoleone III, il servizio Harcourt ha ornato per oltre 170 anni le tavole di politici, aristocratici e reali in tutto il mondo: dal Vaticano al Palazzo dell’Eliseo, alla presidenza brasiliana e libanese, ai Regni di Cambogia e Marocco e alle ambasciate francesi negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Nel 1957 ha fatto solenne mostra di sé alla tavola del banchetto di stato offerto dal Presidente Francese in onore della Regina Elisabetta II di Inghilterra.
Battezzato nel 1920 con il nome di una delle più antiche famiglie della nobiltà francese, il servizio Harcourt ha sempre mantenuto la sua forma originale e, forte delle sue forme innovative, è stato reinterpreto da numerosi creatori e designer famosi, da Inga Sempé a Philippe Starck, con la sua celeberrima collezione Darkside.
HARCOURT: il virtuosismo del savoir-faire
Con la sua base esagonale e le sei facce in cristallo intagliato, ogni bicchiere esalta gli effetti della luce sino a diventare pura magia. Come se fosse illuminato dall’interno, il cristallo rifulge del suo splendore. La creazione di un singolo bicchiere Harcourt richiede l’intervento di circa 60 persone: soffiatori, tagliatori, doratori e incisori, tutti dotati di squisite abilità tecniche e artigianali, l’esempio stesso del savoir-faire Baccarat, unico, fra i brand francesi del lusso, ad annoverare il più alto numero di Meilleurs Ouvriers de France (sono 24) e unica manifattura di cristallo a impiegare un Maître d’art, l’equivalente di un “Tesoro Nazionale Vivente” in Giappone.
LE NOVITA’ 2013 NELL’ALBERO GENEALOGICO DI HARCOURT
1. Ève Harcourt
Sulla sua iconica base esagonale, il bicchiere Harcourt reinventa le sue caratteristiche, diventando Ève. Con la sua silhouette slanciata e graziosa, il nuovo bicchiere è femminile in tutto e per tutto: più alto e più snello, viene declinato in flûte, calici e bicchieri per l’acqua.
2. Harcourt Bouton Rouge e Bouton Brume
Come un libro scritto e riscritto negli anni, il bicchiere Harcourt è una storia infinita e ricca di sorprese, di cui quest’anno Baccarat presenta un altro capitolo: un bottone color rubino o grigio nebbia che orna lo stelo e intensifica il magnetismo, catturando tutta l’attenzione.
3. Our Fire Harcourt bianco e nero
Sette anni dopo la sua creazione, il candeliere Our Fire Harcourt si rivela, come non mai, un connubio di audacia ed eccellenza, a cui Philippe Starck dona, ancora una volta, un tocco di brio. Oggi creato in versione bianco o nero, questo duo inedito rivela un gioco di ombre e uno splendore soffuso ed enigmatico.
4. Lo spremiagrumi Harcourt
Con le divertenti creazioni realizzate nel 2011 in occasione del 170° anniversario della collezione, gli studenti della scuola di lusso e design ECAL di Losanna hanno rinnovato la reinterpretazione di Harcourt. Progettato nel 2013 da Guillaume Noiseux, lo spremiagrumi dal top in metallo cromato viene oggi inserito nel catalogo Baccarat, aggiungendo un tocco di classe alle spremute di frutta fresca.
5. Il calice Luigi Filippo
In omaggio al Re Luigi Filippo, Baccarat riedita nel 2013 il bicchiere commissionato dal monarca francese nel 1841, il capostipite della stirpe Harcourt. Vera “allegoria del cristallo”, questo manufatto è un’intensa espressione di tutti i codici stilistici Harcourt: lo scintillio del cristallo sfaccettato, l’eleganza dello stelo ornato da un bottone colorato, la potenza della base esagonale.
6. Cocktail Baccarat Harcourt
Baccarat e l’Hotel Plaza Athénée di Parigi si sono alleati e, grazie all’abilità del barman Thierry Hernandez, celebrano la nascita del nuovissimo “Cocktail Baccarat Harcourt”, che verrà servito nel bicchiere che porta lo stesso nome.
Di colore rosso-dorato, come il famoso “Rouge à l’Or” di Baccarat, il nuovo cocktail si riflette nelle sfaccettature del bicchiere di cristallo. Il Cocktail Baccarat Harcourt sarà disponibile per tutto l’anno presso The Bar al Plaza Athénée, nel ristorante Cristal Room nella Maison Baccarat di Place des Etats Unis a Parigi e nei B Bar Baccarat in Giappone.
Il Cocktail Baccarat Harcourt è una sontuosa miscela di frutti rossi: more, fragole di bosco e mirtilli, a base di cognac, corretto con una spruzzata di frutto della passione e innaffiato da champagne. Baccarat Harcourt versione analcolica è con succo di mela, aloe vera e fiore di sambuco, vivacizzato da un goccio di lime.
ALTRE NOVITA’ BACCARAT GENNAIO 2013
7. Château Baccarat XXL
Creata nel 2012 per svelare la nobiltà e la verità dei migliori vini, la collezione di calici Château Baccarat viene integrata con un bicchiere da degustazione di taglia XXL, trasformando così, ancora una volta, l’atto della degustazione in un momento di rivelazione. Bernard Magrez, creatore di ottimi vini e proprietario di quaranta straordinari vigneti, afferma: “Dopo avere degustato vini della stessa annata, conservati nello stesso modo nei rispettivi Castelli, i capi cantina delle mie diverse proprietà hanno scelto all’unanimità il bicchiere da degustazione Château Baccarat: un bicchiere dal successo sia estetico sia tecnico, che incarna una promessa di piacere e di intensa esaltazione, rivelando perfettamente i molteplici aspetti del vino.”
8. Lampadario LADY CRINOLINE
Da quasi 250 anni Baccarat scrive la storia dell’illuminazione: abbinando a magia e poesia una prodigiosa capacità tecnica , la Maison ha potuto far sue le nuove tecnologie della luce, modellandole con l’abilità del soffiatore ed esaltandole nelle roventi profondità di una fornace.
Con Lady Crinoline, Jean-Marc Gady continua questa affascinante storia riprogettando il classico lampadario Crinoline alla luce del 21° secolo. Una ventata di modernità soffia sull’originale, portando un approccio minimalista che ugualmente esprime la delicatezza immutabile del cristallo e il fascino dei suoi infiniti riflessi. “Creare un’illuminazione reale piuttosto che un oggetto luminoso è un lavoro che richiede molto tempo. Abbiamo impiegato due anni di ricerche per trovare la luce perfetta”, spiega Jean-Marc Gady.
Progettato in due versioni – a led e alogena – il lampadario attira lo sguardo verso i prismi appuntiti che, per l’occasione, vengono trasformati nei gioielli di una corona. La versione led è composta da 39 grandi prismi, inondati da un’originale luce scintillante.
Nella versione alogena, sono stati aggiunti dei prismi più piccoli all’interno, illuminati da una luce calda e colorata. Le due versioni sono fonte d’ispirazione per un’ampia gamma di soluzioni. Possono essere appese a diverse altezze in modo da occupare lo spazio dal pavimento al soffitto, “come le lettere di un alfabeto da disporre a piacere per creare nuove parole”, aggiunge Gady. In qualsiasi combinazione, Lady Crinoline crea una cascata di scintillante cristallo.
9. Nuovo nato per lo Zoo Baccarat
Il bestiario di Jaime Hayon amplia il suo serraglio nel 2013. Dopo la scimmia impertinente, l’anatra comica e l’orso buongustaio, il designer spagnolo ha realizzato un elefante affettuoso. Creato artigianalmente in cristallo opaco o brillante, su una base di porcellana, l’elefante ha una presenza solenne, con il suo corpo scolpito, gli occhi a mandorla e le orecchie intagliate in sottili punti di diamante. Addomesticato, educato e magnificamente solenne, diventerà un amico sempre fedele, come i suoi tre…
H&M, ballerina simpatica per la nuova stagione primaverile
H&M ha presentato una ballerina, che nonostante sia un accessorio poco sensuale è pur sempre più femminile di una semplice sneaker. Le nuove scarpe sono molto morbide e abbastanza comode da indossare con disinvoltura. Il prezzo è irrisorio, solo 9,95 euro, ma ci sono diversi colori disponibili, tra cui il top della nuova stagione primaverile, il color Puffo… sbalorditivo! Disponibili anche in vernice.
Zara, sandalo stile gladiator dal colore verde acqua
Versione davvero originale del nuovo sandalo di Zara dall’accattivante colore verde acqua, un accessorio molto particolare quasi improponibile come calzatura low cost. Tallone vertiginoso, dallo stile gladiator dal cinturino piuttosto alto e rigido, ma dalla forma alquanto leggera. Il prezzo è di 59,95 euro.
Kenzo, anticipazioni collezioni donna autunno inverno 2013 2014
Carol Lim e Humberto Leon si sono ispirati all’uso di Kenzo Takada delle ruches negli anni 70 per la collezione donna a/i 2013: delicate linee sinuose nelle giacche, nelle gonne e nei top, ma anche nei cappotti a scialle con le allacciature nascoste. E non solo: abiti trompe l’oeuil, volumi nei top a contrasto abbinati ai pantaloni sartoriali a sigaretta alta, gonne svasate e stampe da collezione con preziosi motivi dipinti a mano. I tessuti? Raso duchesse trapuntato, lane granulose, neoprene, denim stampato e shearling.
Fonte: VM-Mag
Gaetano Perrone, nuova collezione multicolor per le primavera estate 2013
Molto particolare la nuova collezione di calzature di Gaetano Perrone – designer che vanta collaborazioni con Antonio Berardi, Alexander McQueen, Sergio Rossi, Christian Dior e Kenzo – per la prossima primavera estate 2013 dalle forme classiche e dai colori vivaci.
Altaroma, fashion week romana nella sua XX edizione
Ha preso il via la scorsa settimana – il 26 gennaio – e chiuderà domani 29 gennario, Altaroma, la fashion week romana nella sua XX edizione nel complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia. L’artista chiamato a rappresentare la fashion week è Eric Baingbridge, con un’edizione all’insegna delle start up nel mondo della moda e l’artigianato del made in Italy. Saranno presenti le grandi maisons come: Sarli, Curiel, Gattinoni, Balestra, Jack Guisso, Glamour di Nino Lettieri, Gianni Molaro, Camillo Bona e Giada Curti . Nell’ottica di celebrare il legame tra tradizione e innovazione, creatività e rispetto per il patrimonio culturale, Louis Vuitton apre a Roma, in piazza San Lorenzo in Lucina, la Maison Etoile: il primo negozio Vuitton in Italia presente in uno spazio culturale, sede originaria di una delle più antiche sale cinematografiche romane. Dal 29 gennaio lo spazio sarà aperto al pubblico, che potrà visitare anche un’esclusiva esposizione di bauli da viaggio special order appartenuti a star del cinema. Tra gli altri progetti in presentazione, spiccano quelli di Tony Ward e Abed Mahfouz; inoltre, “ROOM SERVICE”, creato per presentare una selezione di collezioni Made in Italy, personalizzabili con servizi di made – to – measure e made – to – order; LIMITED/UNLIMITED” un progetto ideato da Silvia Venturini Fendi, che rappresenta la nuova anima di Altaroma per promuovere la luxury niche che a Roma ha il suo heritage nell’alto artigianato. Il progetto speciale “RE/EDITION”: un viaggio lungo 50 anni di moda: otto capi per otto diverse ispirazioni. “MADE IN W.I.O.N”, l’acronimo che rappresenta il progetto Who is on Next? ideato e realizzato da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia e considerato dalla fashion community come uno tra i più autorevoli concorsi per la scoperta di nuovi talenti che producono in Italia da proporre sul mercato mondiale. (dall’inviata Melania Perri)
Fonte: VM-Mag
Hyundai, nuovo tablet CPU Quad-Core di fascia economica
Hyundai, noto produttore sud-coreano, sino ad oggi non è mai riuscito ad affermarsi con i suoi tablet di fascia entry-level, come l’A7 e l’A7 HD, ma sembra che stavolta qualcosa stia per cambiare.
In questo articolo parliamo in fatto dell’arrivo in commercio del nuovo tablet da 7 pollici Hyundai T7, che va a presentarsi come il più temuto rivale del Nexus 7, attualmente uno dei pochi tablet in commercio con display da 7 pollici e CPU Quad-Core.
L’unico ”difetto” del nuovo Hyundai T7, secondo quanto rivelato dalla stessa casa madre con l’annuncio delle sue caratteristiche, sembra essere la durata della batteria, che si presenta con un’autonomia a piena carica di sole 4 ore.
Di seguito, eccovi comunque le caratteristiche complete di questo nuovo ed interessantissimo tablet di casa Hyundai che sarà disponibile sul mercato asiatico a partire dai prossimi giorni al prezzo di listino di 120 euro. Ancora nessuna informazione riguardo il lancio sul mercato europeo.
SoC quad-core Exynos 4412 da 1.4 GHz (lo stesso del Galaxy S III);
Display LCD da 7 pollici con risoluzione di 1280×800 pixel;
Android 4.0 Ice Cream Sandwich;
8 GB di memoria interna;
1 GB di RAM;
Fotocamera posteriore da 2 megapixel;
Fotocamera frontale VGA;
GPS, Bluetoooth, Wi-Fi, HDMI, microUSB;
Batteria da 3000 mAh.
Fonte: GoLook-Technology.it
Armani, prezioso “rubino” trend della nuova stagione
Le quattro giornate di Milano (potremmo parafrasarle così, tenendo a mente le più note “cinque” del 1848), quelle che hanno visto protagonista in passerella la moda uomo per il prossimo autunno-inverno, sono appena terminate. Tempo di bilanci, dunque, e considerazioni anche per noi, perennemente in cerca delle ultime tendenze. Ci si aspettava sobrietà e rigore. Così è stato. Rinnovamento, praticità ed eleganza, questi i tasti che sembrano aver più risuonato nel corso delle sfilate di prêt-à-porter uomo. A spiccare fra tutte, neanche a dirlo, le magiche note dell’incorreggibile Re Giorgio, a segno per l’ennesima volta, con una collezione aristocratica, ma dal gusto essenziale e moderno. Banditi i fisici palestrati (ancora in mostra da John Richmond, che sceglie Stefano De Martino, compagno di Belen Rodriguez, come testimonial), vietati ammiccamenti e lussi ingiustificati. Armani consolida i consensi grazie alla scelta di linee decise e alla ricerca di materiali e accostamenti inconsueti. Suede e cashmere, velluto e neoprene, convivono sulla passerella in un raffinato gioco di sovrapposizioni e geometrie. Dai capispalla alla maglieria, fino ai completi su misura dal taglio impeccabile, tutto in Armani è artigianalità e classe. Coup de théâtre, un tocco cromatico decisamente d’effetto. A integrare la caratteristica palette dei grigi lunari e delle nuances più intense fino al black assoluto, una sensuale tonalità rubino, vero e indiscusso trend per il prossimo inverno. Lo street-wear è già meno casual, il classico ha perso rigidità, la via percorribile è nel mezzo. Non c’è bisogno di osare.
OK artigianalità, accostamenti inconsueti, ricercatezza e colore
KO pezzi sartoriali non semplici da calibrare
Voto 9
(Sara Izzi)
Fonte: VM-Mag
Intervista di Marius Creati a Arrigo De Simone, noto imprenditore della birra Desmond
Arrigo De Simone, noto imprenditore abruzzese è artefice della produzione della birra artigianale Desmond, una bevanda prodotta seguendo specifiche fasi di produzione riproponenti nella completezza lo stile puro nordamericano, un’eventualità produttiva del settore alimentare davvero eccezionale nel territorio nazionale dal quale evince la ricerca di un prodotto molto esclusivo assolutamente originale. Arrigo spiega il perché di molteplici scelte insolite sottolineando spunti importanti legati alla tradizione romantica tramandata dal passato, una traduzione emblematica della qualità elargita in una modernità in cui il mercato è saturo di prodotti succedanei privi del carattere peculiare dell’originalità e del gusto.
Intervista a cura di Marius Creati
M.C.: In quale maniera ti confronti con il mondo della produzione alimentare?
A.D.S.: Ritengo che troppo spesso si cura poco la qualità di ciò che ci viene proposto, sia nel food che nel beverage. L’idea di una produzione di birra artigianale quindi cerca di sopperire, insieme a molti altri birrifici, a questa carenza, almeno per quanto riguarda la birra, che ha un mercato saturato da prodotti di qualità scadente.
M.C.: Come nasce l’idea di produrre una birra italiana di stile nordamericano?
A.D.S.: In Italia non esiste una tradizione birraria, per cui non sono presenti stili tipici del territorio. Questo dà al birraio italiano la possibilità di poter spaziare tra gli stili degli altri paesi, aggiungendo quella personalizzazione che rende il prodotto finale assolutamente originale. Le birre di stile nordamericano sono molto interessanti sopratutto per i luppoli utilizzati, molto profumati e distintivi. E i risultati sono estremamente piacevoli.
M.C.: La volontà di realizzare un prodotto artigianale in che modo si relaziona con l’originalità che si presenta sul mercato?
A.D.S.: In realtà ci sono moltissimi birrifici artigianali in Italia, per cui ci stiamo costruendo un mercato tutto nostro. La cosa incoraggiante è che questo credo sia l’unico mercato che cresce a doppia cifra in questo momento, sopratutto perchè il pubblico si sta avvicinando con curiosità al movimento e le iniziative culturali sono sempre più presenti sul territorio.
M.C.: Realizzare un prodotto di ottima qualità implica una verve creativa singolare?
A.D.S.: Realizzare un prodotto di ottima qualità richiede competenze scientifiche elevate, capacità tecniche, materie prime di assoluta qualità e conoscenza approfondita della tecnologia di birrificazione. Su questa base, la creatività del birraio porta all’originalità delle ricette e dei prodotti conseguenti. La creatività è fondamentale per il prodotto, ma non è legata alla qualità. la qualità è sopratutto un problema tecnico e di scelte di materie prime. Per spiegarmi meglio, con le stesse materie prime un birraio potrebbe fare decine di birre diverse, tutte di qualità, ma con sapori differenti.
M.C.: Desmond è un marchio registrato… qual è il significato della sua etichetta? Come sei giunto al risultato finale?
A.D.S.: Desmond è un marchio registrato a livello europeo. Nel logo è presente un bollitore di rame, tipo quelli che venivano utilizzati nell’800, prima dell’avvento della birra industriale. Il significato è che da un punto di vista grafico abbiamo voluto segnalare che il Birrificio Artigianale Desmond produce birre esattamente come si faceva prima della rivoluzione industriale. L’aggiunta di bandierine nautiche testimonia che il birrificio è in una località marittima. Il logo è stato elaborato dall’artista Stefano Ianni.
M.C.: Di solito cosa rende speciale una birra? Esiste un segreto che ciascun birraio conserva gelosamente nei suoi diari di ricerca?
A.D.S.: In realtà l’originalità di una birra dipende da tantissimi fattori. Le variabili da considerare durante la produzione sono molteplici, e tutte influiscono sul sapore finale della birra. Per cui è la combinazione di più fattori, quali per esempio l’ammostamento, la filtrazione, la luppolatura, la scelta del lievito, il tipo di condizionamento che caratterizzano una birra. Ogni birraio ha la sua visione di massima delle tecniche che preferisce utilizzare, e spesso questo si ripercuote su tutta la linea di produzione… come dire, spesso assaggiando più birre dello stesso birrificio si riconosce lo ‘stile’ tipico di quel birraio. Spesso i birrai si confrontano tra loro e si influenzano l’un l’altro, ma il carattere distintivo e originale della produzione di ciascun birraio non viene meno.
M.C.: Dedizione, passione o semplice tradizione… cosa contraddistingue il culto nell’imprenditoria alimentare?
A.D.S.: Per quanto riguarda la birra artigianale, assolutamente passione e abnegazione. Non è un campo dai guadagni facili, e la tassazione estrema non consente di ‘arricchirsi’. La scelta di produrre birra artigianale è una scelta di vita, non economica.
M.C.: Desmond è frutto di una creazione che sposa perfettamente costume storico e romanticismo?
A.D.S.: L’idea di produrre birra secondo i metodi dell’800 è assolutamente romantica. E’ una proposta che vuole tornare alle origini, per rendere partecipe il pubblico a quello che nella realtà dovrebbe essere una birra, cioè un prodotto probiotico, gradevolissimo e appagante. Queste caratteristiche sono state perse con l’avvento dei birrifici industriali. Per quanto riguarda i fenomeni di costume, in realtà non abbiamo come italiani una tradizione su questa bevanda.
M.C.: Al giorno d’oggi è possibile lasciare inalterate determinate proprietà tipiche senza ricorrere all’uso della coeva produzione industriale?
A.D.S.: Assolutamente si. L’utilizzo di materie prime di prima qualità, la non pastorizzazione del prodotto finale, la gasatura naturale ottenuta in seconda fermentazione rendono la birra artigianale completamente coesa con le proprietà originali e storiche di questa bevanda. E’ esattamente il contrario. la produzione industriale appiattisce il prodotto facendogli perdere la quasi totalità delle sue proprietà originali.
M.C.: Quanto la consuetudine tramandata dal passato alimenta in modo particolare la produzione di prodotti alimentari nel presente? E’ possibile tornare indietro nel tempo per ripristinare vecchi sapori quasi estinti?
A.D.S.: E’ quello che stiamo tentando di fare. Si tratta fondamentalmente di una scelta. E’ impossibile coniugare un larghissimo consumo con parametri di qualità assoluta che ci siamo prefissi come obiettivo. Ovviamente anche i prezzi sono differenti, e questo limita di molto la diffusione del prodotto artigianale.
M.C.: Reinheitsgebot… quanto il decreto della “purezza della birra” influenza unicamente l’etica e il gusto? Una legge atavica può ritenersi ancora motivo d’orgoglio per quasi 500 anni?
A.D.S.: In realtà questo decreto è nato per evitare che nella produzione della birra fosse utilizzato il frumento, in quanto era necessario alla produzione del pane.. Possiamo considerare la cosa da un punto di vista romantico o commerciale. Romanticamente, l’idea di utilizzare come materie prime acqua, malto, luppolo e lievito combacia con la nostra idea di proporre birre come venivano prodotte nella quasi totalità del mondo prima dell’avvento dell’industria. Da un punto di vista commerciale, molti birrifici tedeschi cavalcano l’editto della birra, ma è uno stratagemma per rafforzare l’immagine del loro prodotto.
M.C.: L’ideale di ‘birra pura’ esprime di per sé un’immagine stravagante?
A.D.S.: Non saprei come stabilire i parametri di una birra pura. La birra può essere prodotta con una moltitudine di cereali e spezie, oltre che con i classici ingredienti. In realtà, se parliamo delle materie prime che si usano in produzione, non può esistere il concetto di birra ‘pura’.
M.C.: Quanto il concetto di feudalità della bevanda, in termini di recupero storico della concezione legislativa, si traduce in modo tangibile sul piano commerciale?
A.D.S.: La birra artigianale nei paesi dove esiste una tradizione birraria ha una sua territorialità, spesso è a km zero, in quanto viene somministrata esclusivamente dove viene prodotta. Questa cosa lentamente sta prendendo piede anche in Italia, dove alcuni birrifici, noi compresi, hanno un Brew pub, nei locali attigui alla produzione, dove si somministrano piatti cucinati con la birra e le birre di produzione locale. E’ un sistema per avvicinare il pubblico al prodotto, attualmente credo sia uno dei migliori per promuovere la propria produzione.
M.C.: Preferisci che la Desmond sia considerata più una birra prelibata possibilmente di nicchia oppure una bevanda alcolica di ampio consumo?
A.D.S.: L’ideale sarebbe essere entrambe… ma come dicevo prima nella stragrande maggioranza dei casi l’una esclude l’altra. La crescita della somministrazione alla spina delle birre artigianali mi sembra un ottimo compromesso, in quanto permette a un maggior pubblico di avvicinarsi a queste specialità e si riesce a contenere il prezzo senza inficiare la qualità del prodotto finale.
























