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Intervista di Marius Creati a Arrigo De Simone, noto imprenditore della birra Desmond

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Arrigo De Simone, noto imprenditore abruzzese è artefice della produzione della birra artigianale Desmond, una bevanda prodotta seguendo specifiche fasi di produzione riproponenti nella completezza lo stile puro nordamericano, un’eventualità produttiva del settore alimentare davvero eccezionale nel territorio nazionale dal quale evince la ricerca di un prodotto molto esclusivo assolutamente originale. Arrigo spiega il perché di molteplici scelte insolite sottolineando spunti importanti legati alla tradizione romantica tramandata dal passato, una traduzione emblematica della qualità elargita in una modernità in cui il mercato è saturo di prodotti succedanei privi del carattere peculiare dell’originalità e del gusto.

Intervista a cura di Marius Creati

M.C.: In quale maniera ti confronti con il mondo della produzione alimentare?

A.D.S.: Ritengo che troppo spesso si cura poco la qualità di ciò che ci viene proposto, sia nel food che nel beverage. L’idea di una produzione di birra artigianale quindi cerca di sopperire, insieme a molti altri birrifici, a questa carenza, almeno per quanto riguarda la birra, che ha un mercato saturato da prodotti di qualità scadente.

M.C.: Come nasce l’idea di produrre una birra italiana di stile nordamericano?

A.D.S.: In Italia non esiste una tradizione birraria, per cui non sono presenti stili tipici del territorio. Questo dà al birraio italiano la possibilità di poter spaziare tra gli stili degli altri paesi, aggiungendo quella personalizzazione che rende il prodotto finale assolutamente originale. Le birre di stile nordamericano sono molto interessanti sopratutto per i luppoli utilizzati, molto profumati e distintivi. E i risultati sono estremamente piacevoli.

M.C.: La volontà di realizzare un prodotto artigianale in che modo si relaziona con l’originalità che si presenta sul mercato?

A.D.S.: In realtà ci sono moltissimi birrifici artigianali in Italia, per cui ci stiamo costruendo un mercato tutto nostro. La cosa incoraggiante è che questo credo sia l’unico mercato che cresce a doppia cifra in questo momento, sopratutto perchè il pubblico si sta avvicinando con curiosità al movimento e le iniziative culturali sono sempre più presenti sul territorio.

M.C.: Realizzare un prodotto di ottima qualità implica una verve creativa singolare?

A.D.S.: Realizzare un prodotto di ottima qualità richiede competenze scientifiche elevate, capacità tecniche, materie prime di assoluta qualità e conoscenza approfondita della tecnologia di birrificazione. Su questa base, la creatività del birraio porta all’originalità delle ricette e dei prodotti conseguenti. La creatività è fondamentale per il prodotto, ma non è legata alla qualità. la qualità è sopratutto un problema tecnico e di scelte di materie prime. Per spiegarmi meglio, con le stesse materie prime un birraio potrebbe fare decine di birre diverse, tutte di qualità, ma con sapori differenti.

M.C.: Desmond è un marchio registrato… qual è il significato della sua etichetta? Come sei giunto al risultato finale?

A.D.S.: Desmond è un marchio registrato a livello europeo. Nel logo è presente un bollitore di rame, tipo quelli che venivano utilizzati nell’800, prima dell’avvento della birra industriale. Il significato è che da un punto di vista grafico abbiamo voluto segnalare che il Birrificio Artigianale Desmond produce birre esattamente come si faceva prima della rivoluzione industriale. L’aggiunta di bandierine nautiche testimonia che il birrificio è in una località marittima. Il logo è stato elaborato dall’artista Stefano Ianni.

M.C.: Di solito cosa rende speciale una birra? Esiste un segreto che ciascun birraio conserva gelosamente nei suoi diari di ricerca?

A.D.S.: In realtà l’originalità di una birra dipende da tantissimi fattori. Le variabili da considerare durante la produzione sono molteplici, e tutte influiscono sul sapore finale della birra. Per cui è la combinazione di più fattori, quali per esempio l’ammostamento, la filtrazione, la luppolatura, la scelta del lievito, il tipo di condizionamento che caratterizzano una birra. Ogni birraio ha la sua visione di massima delle tecniche che preferisce utilizzare, e spesso questo si ripercuote su tutta la linea di produzione… come dire, spesso assaggiando più birre dello stesso birrificio si riconosce lo ‘stile’ tipico di quel birraio. Spesso i birrai si confrontano tra loro e si influenzano l’un l’altro, ma il carattere distintivo e originale della produzione di ciascun birraio non viene meno.

M.C.: Dedizione, passione o semplice tradizione… cosa contraddistingue il culto nell’imprenditoria alimentare?

A.D.S.: Per quanto riguarda la birra artigianale, assolutamente passione e abnegazione. Non è un  campo dai guadagni facili, e la tassazione estrema non consente di ‘arricchirsi’. La scelta di produrre birra artigianale è una scelta di vita, non economica.

M.C.: Desmond è frutto di una creazione che sposa perfettamente costume storico e romanticismo?

A.D.S.: L’idea di produrre birra secondo i metodi dell’800 è assolutamente romantica. E’ una proposta che vuole tornare alle origini, per rendere partecipe il pubblico a quello che nella realtà dovrebbe essere una birra, cioè un prodotto probiotico, gradevolissimo e appagante. Queste caratteristiche sono state perse con l’avvento dei birrifici industriali. Per quanto riguarda i fenomeni di costume, in realtà non abbiamo come italiani una tradizione su questa bevanda.

M.C.: Al giorno d’oggi è possibile lasciare inalterate determinate proprietà tipiche senza ricorrere all’uso della coeva produzione industriale?

A.D.S.: Assolutamente si. L’utilizzo di materie prime di prima qualità, la non pastorizzazione del prodotto finale, la gasatura naturale ottenuta in seconda fermentazione rendono la birra artigianale completamente coesa con le proprietà originali e storiche di questa bevanda. E’ esattamente il contrario. la produzione industriale appiattisce il prodotto facendogli perdere la quasi totalità delle sue proprietà originali.

M.C.: Quanto la consuetudine tramandata dal passato alimenta in modo particolare la produzione di prodotti alimentari nel presente? E’ possibile tornare indietro nel tempo per ripristinare vecchi sapori quasi estinti?

A.D.S.: E’ quello che stiamo tentando di fare. Si tratta fondamentalmente di una scelta. E’ impossibile coniugare un larghissimo consumo con parametri di qualità assoluta che ci siamo prefissi come obiettivo. Ovviamente anche i prezzi sono differenti, e questo limita di molto la diffusione del prodotto artigianale.

M.C.: Reinheitsgebot… quanto il decreto della “purezza della birra” influenza unicamente l’etica e il gusto? Una legge atavica può ritenersi ancora motivo d’orgoglio per quasi 500 anni?

A.D.S.: In realtà questo decreto è nato per evitare che nella produzione della birra fosse utilizzato il frumento, in quanto era necessario alla produzione del pane.. Possiamo considerare la cosa da un punto di vista romantico o commerciale. Romanticamente, l’idea di utilizzare come materie prime acqua, malto, luppolo e lievito combacia con la nostra idea di proporre birre come venivano prodotte nella quasi totalità del mondo prima dell’avvento dell’industria. Da un punto di vista commerciale, molti birrifici tedeschi cavalcano l’editto della birra, ma è uno stratagemma per rafforzare l’immagine del loro prodotto.

M.C.: L’ideale di ‘birra pura’ esprime di per sé un’immagine stravagante?

A.D.S.: Non saprei come stabilire i parametri di una birra pura. La birra può essere prodotta con una moltitudine di cereali e spezie, oltre che con i classici ingredienti. In realtà, se parliamo delle materie prime che si usano in produzione, non può esistere il concetto di birra ‘pura’.

M.C.: Quanto il concetto di feudalità della bevanda, in termini di recupero storico della concezione legislativa, si traduce in modo tangibile sul piano commerciale?

A.D.S.: La birra artigianale nei paesi dove esiste una tradizione birraria ha una sua territorialità, spesso è a km zero, in quanto viene somministrata esclusivamente dove viene prodotta. Questa cosa lentamente sta prendendo piede anche in Italia, dove alcuni birrifici, noi compresi, hanno un Brew pub, nei locali attigui alla produzione, dove si somministrano piatti cucinati con la birra e le birre di produzione locale. E’ un sistema per avvicinare il pubblico al prodotto, attualmente credo sia uno dei migliori per promuovere la propria produzione.

M.C.: Preferisci che la Desmond sia considerata più una birra prelibata possibilmente di nicchia oppure una bevanda alcolica di ampio consumo?

A.D.S.: L’ideale sarebbe essere entrambe… ma come dicevo prima nella stragrande maggioranza dei casi l’una esclude l’altra. La crescita della somministrazione alla spina delle birre artigianali mi sembra un ottimo compromesso, in quanto permette a un maggior pubblico di avvicinarsi a queste specialità e si riesce a contenere il prezzo senza inficiare la qualità del prodotto finale.

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