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Archive for January 28, 2013

Kenzo, anticipazioni collezioni donna autunno inverno 2013 2014

January 28, 2013 Leave a comment

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Carol Lim e Humberto Leon si sono ispirati all’uso di Kenzo Takada delle ruches negli anni 70 per la collezione donna a/i 2013: delicate linee sinuose nelle giacche, nelle gonne e nei top, ma anche nei cappotti a scialle con le allacciature nascoste. E non solo: abiti trompe l’oeuil, volumi nei top a contrasto abbinati ai pantaloni sartoriali a sigaretta alta, gonne svasate e stampe da collezione con preziosi motivi dipinti a mano.  I tessuti? Raso duchesse trapuntato, lane granulose, neoprene, denim stampato e shearling.

Fonte: VM-Mag

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Lace Collection, collezione di Twin-Set Simona Barbieri

January 28, 2013 Leave a comment

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Quante volte ci capita di dover stare fuori casa tutto il giorno, magari abbinando impegni diurni a incontri serali, senza poter passare da casa a cambiarci? Tutte noi, almeno una volta nella vita, ci siamo ritrovate in questa situazione. E siccome i problemi bisogna risolverli, per il coté borsa, forse una soluzione c’è. La collezione Lace Collection di Twin-Set Simona Barbieri. Si tratta di una collezione che unisce linne semplici ad applicazioni intriganti sotto forma di “merletti” e balze rifinite al laser. Particolari come le piccole tracolle o dettagli di pieghe, uniscono a colorazioni  golose rendono queste bags indossabili equamente di giorno come alla sera.

Fonte: VM-Mag

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Gaetano Perrone, nuova collezione multicolor per le primavera estate 2013

January 28, 2013 Leave a comment

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Molto particolare la nuova collezione di calzature di Gaetano Perrone – designer che vanta collaborazioni con Antonio Berardi, Alexander McQueen, Sergio Rossi, Christian Dior e Kenzo – per la prossima primavera estate 2013 dalle forme classiche e dai colori vivaci.

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Altaroma, fashion week romana nella sua XX edizione

January 28, 2013 Leave a comment

Alta-Roma-Cover1Ha preso il via la scorsa settimana – il 26 gennaio – e chiuderà domani 29 gennario, Altaroma, la  fashion week romana nella sua XX edizione nel complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia. L’artista chiamato a rappresentare la fashion week è  Eric Baingbridge, con un’edizione all’insegna delle start up nel mondo della moda e l’artigianato del made in Italy. Saranno presenti le grandi maisons come: Sarli, Curiel, Gattinoni, Balestra, Jack Guisso, Glamour di  Nino Lettieri, Gianni Molaro, Camillo Bona  e Giada Curti . Nell’ottica di celebrare il legame tra tradizione e innovazione, creatività e rispetto per il patrimonio culturale,  Louis Vuitton apre a Roma, in piazza San Lorenzo in Lucina, la Maison Etoile: il primo negozio  Vuitton in Italia presente in uno spazio culturale, sede originaria di una delle più antiche sale cinematografiche romane. Dal 29 gennaio lo spazio sarà aperto al pubblico, che potrà visitare anche  un’esclusiva esposizione di bauli da viaggio special order appartenuti a star del cinema. Tra gli altri progetti in presentazione, spiccano quelli di Tony Ward e Abed Mahfouz; inoltre, “ROOM SERVICE”,  creato per presentare una selezione di collezioni Made in Italy, personalizzabili con  servizi di made – to – measure e made – to – order; LIMITED/UNLIMITED”  un progetto  ideato da Silvia Venturini Fendi, che rappresenta la nuova anima di Altaroma per promuovere la luxury niche che a Roma ha il suo heritage nell’alto artigianato. Il progetto speciale “RE/EDITION”: un viaggio lungo 50 anni di moda: otto capi per otto diverse ispirazioni. “MADE IN  W.I.O.N”, l’acronimo che rappresenta il progetto Who is on Next?  ideato e realizzato da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia e considerato dalla fashion community come uno tra i più autorevoli concorsi per la scoperta di nuovi talenti che producono in Italia da proporre sul mercato mondiale. (dall’inviata Melania Perri)

Fonte: VM-Mag

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Hyundai, nuovo tablet CPU Quad-Core di fascia economica

January 28, 2013 Leave a comment

Hyundai-T7-Tablet-Quad-Core

Hyundai, noto produttore sud-coreano, sino ad oggi non è mai riuscito ad affermarsi con i suoi tablet di fascia entry-level, come l’A7 e l’A7 HD, ma sembra che stavolta qualcosa stia per cambiare.
In questo articolo parliamo in fatto dell’arrivo in commercio del nuovo tablet da 7 pollici Hyundai T7, che va a presentarsi come il più temuto rivale del Nexus 7, attualmente uno dei pochi tablet in commercio con display da 7 pollici e CPU Quad-Core.
L’unico ”difetto” del nuovo Hyundai T7, secondo quanto rivelato dalla stessa casa madre con l’annuncio delle sue caratteristiche, sembra essere la durata della batteria, che si presenta con un’autonomia a piena carica di sole 4 ore.
Di seguito, eccovi comunque le caratteristiche complete di questo nuovo ed interessantissimo tablet di casa Hyundai che sarà disponibile sul mercato asiatico a partire dai prossimi giorni al prezzo di listino di 120 euro. Ancora nessuna informazione riguardo il lancio sul mercato europeo.
SoC quad-core Exynos 4412 da 1.4 GHz (lo stesso del Galaxy S III);
Display LCD da 7 pollici con risoluzione di 1280×800 pixel;
Android 4.0 Ice Cream Sandwich;
8 GB di memoria interna;
1 GB di RAM;
Fotocamera posteriore da 2 megapixel;
Fotocamera frontale VGA;
GPS, Bluetoooth, Wi-Fi, HDMI, microUSB;
Batteria da 3000 mAh.

Fonte: GoLook-Technology.it

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Armani, prezioso “rubino” trend della nuova stagione

January 28, 2013 Leave a comment

ARMANI-Fall-Winter-2013-2014

Le quattro giornate di Milano (potremmo parafrasarle così, tenendo a mente le più note “cinque” del 1848), quelle che hanno visto protagonista in passerella la moda uomo per il prossimo autunno-inverno, sono appena terminate. Tempo di bilanci, dunque, e considerazioni anche per noi, perennemente in cerca delle ultime tendenze. Ci si aspettava sobrietà e rigore. Così è stato. Rinnovamento, praticità ed eleganza, questi i tasti che sembrano aver più risuonato nel corso delle sfilate di prêt-à-porter uomo. A spiccare fra tutte, neanche a dirlo, le magiche note dell’incorreggibile Re Giorgio, a segno per l’ennesima volta, con una collezione aristocratica, ma dal gusto essenziale e moderno. Banditi i fisici palestrati (ancora in mostra da John Richmond, che sceglie Stefano De Martino, compagno di Belen Rodriguez, come testimonial), vietati ammiccamenti e lussi ingiustificati. Armani consolida i consensi grazie alla scelta di linee decise e alla ricerca di materiali e accostamenti inconsueti. Suede e cashmere, velluto e neoprene, convivono sulla passerella in un raffinato gioco di sovrapposizioni e geometrie. Dai capispalla alla maglieria, fino ai completi su misura dal taglio impeccabile, tutto in Armani è artigianalità e classe. Coup de théâtre, un tocco cromatico decisamente d’effetto. A integrare la caratteristica palette dei grigi lunari e delle nuances più intense fino al black assoluto, una sensuale tonalità rubino, vero e indiscusso trend per il prossimo inverno. Lo street-wear è già meno casual, il classico ha perso rigidità, la via percorribile è nel mezzo. Non c’è bisogno di osare.
OK artigianalità, accostamenti inconsueti, ricercatezza e colore
KO pezzi sartoriali non semplici da calibrare
Voto 9
(Sara Izzi)

Fonte: VM-Mag

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Intervista di Marius Creati a Arrigo De Simone, noto imprenditore della birra Desmond

January 28, 2013 Leave a comment

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Arrigo De Simone, noto imprenditore abruzzese è artefice della produzione della birra artigianale Desmond, una bevanda prodotta seguendo specifiche fasi di produzione riproponenti nella completezza lo stile puro nordamericano, un’eventualità produttiva del settore alimentare davvero eccezionale nel territorio nazionale dal quale evince la ricerca di un prodotto molto esclusivo assolutamente originale. Arrigo spiega il perché di molteplici scelte insolite sottolineando spunti importanti legati alla tradizione romantica tramandata dal passato, una traduzione emblematica della qualità elargita in una modernità in cui il mercato è saturo di prodotti succedanei privi del carattere peculiare dell’originalità e del gusto.

Intervista a cura di Marius Creati

M.C.: In quale maniera ti confronti con il mondo della produzione alimentare?

A.D.S.: Ritengo che troppo spesso si cura poco la qualità di ciò che ci viene proposto, sia nel food che nel beverage. L’idea di una produzione di birra artigianale quindi cerca di sopperire, insieme a molti altri birrifici, a questa carenza, almeno per quanto riguarda la birra, che ha un mercato saturato da prodotti di qualità scadente.

M.C.: Come nasce l’idea di produrre una birra italiana di stile nordamericano?

A.D.S.: In Italia non esiste una tradizione birraria, per cui non sono presenti stili tipici del territorio. Questo dà al birraio italiano la possibilità di poter spaziare tra gli stili degli altri paesi, aggiungendo quella personalizzazione che rende il prodotto finale assolutamente originale. Le birre di stile nordamericano sono molto interessanti sopratutto per i luppoli utilizzati, molto profumati e distintivi. E i risultati sono estremamente piacevoli.

M.C.: La volontà di realizzare un prodotto artigianale in che modo si relaziona con l’originalità che si presenta sul mercato?

A.D.S.: In realtà ci sono moltissimi birrifici artigianali in Italia, per cui ci stiamo costruendo un mercato tutto nostro. La cosa incoraggiante è che questo credo sia l’unico mercato che cresce a doppia cifra in questo momento, sopratutto perchè il pubblico si sta avvicinando con curiosità al movimento e le iniziative culturali sono sempre più presenti sul territorio.

M.C.: Realizzare un prodotto di ottima qualità implica una verve creativa singolare?

A.D.S.: Realizzare un prodotto di ottima qualità richiede competenze scientifiche elevate, capacità tecniche, materie prime di assoluta qualità e conoscenza approfondita della tecnologia di birrificazione. Su questa base, la creatività del birraio porta all’originalità delle ricette e dei prodotti conseguenti. La creatività è fondamentale per il prodotto, ma non è legata alla qualità. la qualità è sopratutto un problema tecnico e di scelte di materie prime. Per spiegarmi meglio, con le stesse materie prime un birraio potrebbe fare decine di birre diverse, tutte di qualità, ma con sapori differenti.

M.C.: Desmond è un marchio registrato… qual è il significato della sua etichetta? Come sei giunto al risultato finale?

A.D.S.: Desmond è un marchio registrato a livello europeo. Nel logo è presente un bollitore di rame, tipo quelli che venivano utilizzati nell’800, prima dell’avvento della birra industriale. Il significato è che da un punto di vista grafico abbiamo voluto segnalare che il Birrificio Artigianale Desmond produce birre esattamente come si faceva prima della rivoluzione industriale. L’aggiunta di bandierine nautiche testimonia che il birrificio è in una località marittima. Il logo è stato elaborato dall’artista Stefano Ianni.

M.C.: Di solito cosa rende speciale una birra? Esiste un segreto che ciascun birraio conserva gelosamente nei suoi diari di ricerca?

A.D.S.: In realtà l’originalità di una birra dipende da tantissimi fattori. Le variabili da considerare durante la produzione sono molteplici, e tutte influiscono sul sapore finale della birra. Per cui è la combinazione di più fattori, quali per esempio l’ammostamento, la filtrazione, la luppolatura, la scelta del lievito, il tipo di condizionamento che caratterizzano una birra. Ogni birraio ha la sua visione di massima delle tecniche che preferisce utilizzare, e spesso questo si ripercuote su tutta la linea di produzione… come dire, spesso assaggiando più birre dello stesso birrificio si riconosce lo ‘stile’ tipico di quel birraio. Spesso i birrai si confrontano tra loro e si influenzano l’un l’altro, ma il carattere distintivo e originale della produzione di ciascun birraio non viene meno.

M.C.: Dedizione, passione o semplice tradizione… cosa contraddistingue il culto nell’imprenditoria alimentare?

A.D.S.: Per quanto riguarda la birra artigianale, assolutamente passione e abnegazione. Non è un  campo dai guadagni facili, e la tassazione estrema non consente di ‘arricchirsi’. La scelta di produrre birra artigianale è una scelta di vita, non economica.

M.C.: Desmond è frutto di una creazione che sposa perfettamente costume storico e romanticismo?

A.D.S.: L’idea di produrre birra secondo i metodi dell’800 è assolutamente romantica. E’ una proposta che vuole tornare alle origini, per rendere partecipe il pubblico a quello che nella realtà dovrebbe essere una birra, cioè un prodotto probiotico, gradevolissimo e appagante. Queste caratteristiche sono state perse con l’avvento dei birrifici industriali. Per quanto riguarda i fenomeni di costume, in realtà non abbiamo come italiani una tradizione su questa bevanda.

M.C.: Al giorno d’oggi è possibile lasciare inalterate determinate proprietà tipiche senza ricorrere all’uso della coeva produzione industriale?

A.D.S.: Assolutamente si. L’utilizzo di materie prime di prima qualità, la non pastorizzazione del prodotto finale, la gasatura naturale ottenuta in seconda fermentazione rendono la birra artigianale completamente coesa con le proprietà originali e storiche di questa bevanda. E’ esattamente il contrario. la produzione industriale appiattisce il prodotto facendogli perdere la quasi totalità delle sue proprietà originali.

M.C.: Quanto la consuetudine tramandata dal passato alimenta in modo particolare la produzione di prodotti alimentari nel presente? E’ possibile tornare indietro nel tempo per ripristinare vecchi sapori quasi estinti?

A.D.S.: E’ quello che stiamo tentando di fare. Si tratta fondamentalmente di una scelta. E’ impossibile coniugare un larghissimo consumo con parametri di qualità assoluta che ci siamo prefissi come obiettivo. Ovviamente anche i prezzi sono differenti, e questo limita di molto la diffusione del prodotto artigianale.

M.C.: Reinheitsgebot… quanto il decreto della “purezza della birra” influenza unicamente l’etica e il gusto? Una legge atavica può ritenersi ancora motivo d’orgoglio per quasi 500 anni?

A.D.S.: In realtà questo decreto è nato per evitare che nella produzione della birra fosse utilizzato il frumento, in quanto era necessario alla produzione del pane.. Possiamo considerare la cosa da un punto di vista romantico o commerciale. Romanticamente, l’idea di utilizzare come materie prime acqua, malto, luppolo e lievito combacia con la nostra idea di proporre birre come venivano prodotte nella quasi totalità del mondo prima dell’avvento dell’industria. Da un punto di vista commerciale, molti birrifici tedeschi cavalcano l’editto della birra, ma è uno stratagemma per rafforzare l’immagine del loro prodotto.

M.C.: L’ideale di ‘birra pura’ esprime di per sé un’immagine stravagante?

A.D.S.: Non saprei come stabilire i parametri di una birra pura. La birra può essere prodotta con una moltitudine di cereali e spezie, oltre che con i classici ingredienti. In realtà, se parliamo delle materie prime che si usano in produzione, non può esistere il concetto di birra ‘pura’.

M.C.: Quanto il concetto di feudalità della bevanda, in termini di recupero storico della concezione legislativa, si traduce in modo tangibile sul piano commerciale?

A.D.S.: La birra artigianale nei paesi dove esiste una tradizione birraria ha una sua territorialità, spesso è a km zero, in quanto viene somministrata esclusivamente dove viene prodotta. Questa cosa lentamente sta prendendo piede anche in Italia, dove alcuni birrifici, noi compresi, hanno un Brew pub, nei locali attigui alla produzione, dove si somministrano piatti cucinati con la birra e le birre di produzione locale. E’ un sistema per avvicinare il pubblico al prodotto, attualmente credo sia uno dei migliori per promuovere la propria produzione.

M.C.: Preferisci che la Desmond sia considerata più una birra prelibata possibilmente di nicchia oppure una bevanda alcolica di ampio consumo?

A.D.S.: L’ideale sarebbe essere entrambe… ma come dicevo prima nella stragrande maggioranza dei casi l’una esclude l’altra. La crescita della somministrazione alla spina delle birre artigianali mi sembra un ottimo compromesso, in quanto permette a un maggior pubblico di avvicinarsi a queste specialità e si riesce a contenere il prezzo senza inficiare la qualità del prodotto finale.

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