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Sephora, due nuovi beauty point a Milano
Dopo il grande successo dell’apertura delle due nuove boutique, Sephora presenta due nuovi beauty point a Milano: il Tatoo Bar di Urban Decay e la Style Lounge firmata Frederic Fekkai.
Dopo Benefit e Make Up For Ever, Sephora ci stupisce con il lancio esclusivo di due nuovi beauty point tutti americani: Urban Decay e Frederik Fekkai, due brand che grazie ai loro molteplici servizi renderanno il beauty store di C.so Vittorio Emanuele un vero “salone di bellezza” dove poter effettuare una remisé en forme completa.
La nuova lounge di Urban Decay è fatta di arredi e postazioni make up in stile barocco, dove il grande protagonista è il colore viola. Cinque postazioni dove i “creativi” di Urban Decay sapranno trasformare anche il look più noioso in un look assolutamente glamour. Quattro i sevizi disponibili: Body Jewellery Temporary Small o Large, City Look, How to Prime, Starlight Body Art Small o Large. Grande novità sono i tatuaggi proposti in due versioni (classico o glitterato) e le lezioni su i fantastici primer di Urban Decay per scoprire tutti i segreti di un trucco duraturo.
Frederic Fekkai è il brand più amato dalle teste celebri, una Style Lounge dedicata alla cura e alla bellezza dei capelli. Grazie ad una specialist è facile trovare i trattamenti più indicati per te. I servizi in totale sono quattro: diagnostica del capello, consulenza ad hoc sulla scelta dei prodotti, consigli di hairstyling e servizio flash styling.
Fonte: Bellezza Estetica
Young Versace, prima boutique dedicata ai più piccoli a Milano
Versace annuncia l’apertura della prima boutique Young Versace a Milano in Via Borgospesso 15/A, adiacente alla boutique Versace Home. Nel nuovo spazio dedicato all’ultimo nato in casa Versace, sarà disponibile la prima collezione Young Versace Primavera-Estate 2012 presentata lo scorso Giugno a Firenze con un evento durante il Pitti Bimbo. Una vera e propria prima linea, per bambini e ragazzi di età compresa tra 0 e 12 anni. “ Sono entusiasta – ha dichiarato Donatella Versace- di presentare la collezione Young Versace in un ambiente unico e dedicato, dove i nostri giovanissimi clienti potranno seguire il loro gusto, distinguendosi tra la folla!”. La collezione Young Versace è inoltre disponibile in numerosi negozi specializzati e nei più importanti department store nel mondo.
Fonte: Crisalide Press
Personal shopper, nuova tipologia di lavoro a Milano
Per chi cerca lavoro a Milano, quello della moda è sicuramente uno dei settori su cui puntare, dove le offerte di lavoro non mancano mai. E’ qui, nella città della Madonnina, che arrivano tutte le novità e nascono i trend del momento e, nonostante la crisi, pullula di eventi legati al mondo della moda e al lusso. Bastava essere all’inaugurazione dell’Armani hotel, nel cuore di Milano, per vedere il fermento che ruota intorno al mondo della moda milanese. A festeggiare l’ultima creazione del grande stilista italiano, c’erano vip italiani e internazionali, come Jessica Alba, Isabelle Huppert, ma anche Maggie Gyllenhall e Barbara Berlusconi.
E sono proprio i personaggi famosi ormai a cercare sempre di più un curatore dell’immagine, un personal shopper. Una figura professionale che si è ampiamente diffusa negli ultimi anni in Italia e che trova ampio spazio soprattutto in città come Milano, dove ci sono molte offerte di lavoro, che si adattano a tutte le esigenze, sia a chi cerca un lavoro a Milano part-time sia a chi cerca un lavoro full-time. Per diventare un personal shopper all’altezza delle richieste del mercato è necessario conoscere bene le lingue, avere una buona cultura, gusti raffinati e modi gentili, insieme ad una spiccata capacità di ascolto e alla capacità di sapersi relazionare con persone di un certo livello. Per questo esistono diversi corsi specializzati che offrono una preparazione adeguata, non solo sulla consulenza di immagine, ma anche insegnando allo studente a costruirsi una attività imprenditoriale indipendente e da free lance.
Il compito del personal shopper, solitamente, è quello di accompagnare i clienti nei negozi giusti oppure fare gli acquisti per loro conto, visto che generalmente si tratta di persone con poco tempo a disposizione. Il personal shopper trova lavoro anche in negozi lussuosi, fornendo consigli ai clienti sui capi migliori, ma anche su oggetti di design e di arredamento; inoltre può accompagnare il cliente negli show room, negli outlet o nelle piccole botteghe di artigiani, così come in gioielleria e nei mercatini, fino ai negozi di antiquariato, di porcellane rare. Insomma dovrà essere a totale disposizione per soddisfare ogni tipo di richiesta, da quella più classica alla più bizzarra e alternativa.
Fonte: BlogModa
Hermès Maison, prima boutique per la casa a Milano
Se ne è parlato durante l’ultimo Salone del Mobile ed ha aperto i battenti il 5 Dicembre, il primo showroom in Italia dedicato interamente alla collezione “Maison” della griffe del lusso Hermès.
Il negozio ha aperto a Milano in Via Pisoni all’angolo con via Manzoni, in uno spazio di circa 150 mq con due ampie vetrine. Il format di vendita è esclusivamente su appuntamento. Francesca di Carrobio, AD di Hermès Italia, ha affermato: “Una scelta in linea con la filosofia Hermès, che ne sottolinea il carattere di intimità e il rapporto personale con la clientela. Per il primo showroom della linea Maison non potevamo che scegliere Milano, cuore del design”.
Il progetto di RDAI, studio di architettura parigino firma del concept di tutte le boutique Hermès nel mondo, è caratterizzato da un’eleganza armoniosa e non ostentata, con finiture di pregio come la pietra beige e il parquet in bamboo. Seguendo il sottile fil orange luminoso lungo il pavimento, il visitatore scopre tutto l’universo Maison Hermès, dalle collezioni create da Enzo Mari e Antonio Citterio alle riedizioni di Jean-Michel Frank, concepite negli anni ’30, dalla linea di tessuti per l’arredo prodotta in joint venture con Dedar alla collezione di art-de la table.
Curiosamente, lo showroom sorge proprio di fronte all’Armani Hotel, anch’esso appena inaugurato. “Saremo felici di offrire i nostri arredi alle strutture che lo richiedono ma non è nostra intenzione aprire degli hotel”, ha però dichiarato l’AD, sottolineando infine come l’Italia sia un mercato strategico, in cui Hermès, che ha alzato l’outlook 2011 a 2,4 miliardi con una crescita tra il +15 e il +16%, vedrà nel 2011 un’incremento del fatturato a doppia cifra.
Fonte: LadyBlitz
Mike Bongiorno, ritrovata la salma del famoso presentatore televisivo italiano
Non erano serviti gli appelli della famiglia e dei tanti amici e colleghi del mondo dello spettacolo subito dopo il furto dal cimitero di Dagnete di Arona (Novara) della bara di Mike Bongiorno, nella notte tra il 24 e il 25 gennaio scorso. Finalmente, dopo quasi un anno, la bara del più popolare presentatore televisivo italiano è stata trovata a Vittuone, un piccolo paese del milanese.
L’ha notata nel primo pomeriggio dell’8 dicembre una persona che stava transitando lungo la strada che da Vittuone conduce al Parco Sud: era appoggiata al muro della chiesetta del Lazzaretto, accanto alla quale c’è anche una statua di padre Pio. L’uomo ha chiamato subito i carabinieri che non hanno avuto dubbi sul fatto che si trattasse della bara di Mike Bongiorno, in quanto c’era ancora la targhetta con inciso il nome, le date di nascita e di morte. I carabinieri del posto hanno quindi avvisato i loro colleghi di Novara che conducono le indagini per il furto, i quali sono corsi a Vittuone con le fotografie della bara per verificare che si trattasse proprio di quella del presentatore televisivo. Il riscontro è stato positivo. Da Parma sono poi arrivati i carabinieri del Ris per l’identificazione scientifica della salma che è stata trasferita, su disposizione del sostituto procuratore della Repubblica di Milano Tiziana Siciliano, all’Istituto di medicina legale milanese. Il 9 dicembre, alla presenza dei familiari, la bara sarà aperta e avverrà l’identificazione ufficiale.
La gioia della famiglia – “Adesso stiamo decisamente meglio, siamo felicissimi che sia stato ritrovato il corpo, anche perché è sempre stata l’unica cosa che ci interessava davvero”, ha detto Michele Bongiorno, figlio primogenito di Mike che insieme al fratello Nicolò è subito rientrato a Milano dalla località di vacanza dove si trovava da qualche giorno. Daniela Zuccoli, la vedova, è rimasta a casa a Milano.
Fonte: Sky TG24
Duomo di Milano
Il Duomo di Milano, monumento simbolo del capoluogo lombardo, è dedicato a Santa Maria Nascente ed è situato nell’omonima piazza nel centro della città. È una tra le più celebri e complesse costruzioni gotiche del mondo.
Poche chiese, in Italia, hanno avuto una costruzione così lenta e complessa come la ebbe il Duomo di Milano. Non solo, ma l’erezione dell’imponente monumento fu una impresa che interessò non solo la Lombardia, ma tutta l’Italia. Fu infatti attraverso essa che lo stile gotico fiorito d’Oltrealpe penetrò in Milano e influenzò l’Italia intera. La sua elaborazione fu assai lenta: essa comprese infatti un arco lunghissimo di ben cinque secoli, pur rimanendo tuttavia fedele ai principi dell’arte gotica. Sul luogo dove sorgeva la basilica di Santa Maria Maggiore, del IX secolo, si iniziò nel 1387 la costruzione del Duomo, dedicato a Santa Maria Nascente; costruzione voluta dall’arcivescovo Antonio da Saluzzo ed appoggiata non solo da Gian Galeazzo Visconti, all’epoca signore della città, ma da tutto il popolo milanese. In quell’anno era ingegnere Simone da Orsenigo, circondato da numerosi maestri campionesi. È fuori di dubbio, tuttavia, che l’intero progetto del Duomo fosse opera di una sola mente, sicuramente di un maestro oltramontano, perché, nonostante l’avvicendarsi di numerosi architetti alla fabbrica, il Duomo ha mantenuto un carattere straordinariamente coerente, e questo carattere è tipicamente d’Oltralpe. Tuttavia, questi schemi gotici, nelle menti degli architetti italiani, persero la loro caratteristica oltramontana e acquistarono quella più tipicamente nostrana. Intorno a Simone da Orsenigo, i nomi dei grandi maestri della pietra: Marco “de Frixono” da Campione, Matteo da Campione, e il più grande Giovannino de’ Grassi. Nel 1389 Simone da Orsenigo fu rimosso dall’incarico e fu fatto venire da Parigi Nicola di Bonaventura, che fornì il disegno dei finestroni absidali, aperti a traforo. Poi anch’egli, giunto a Milano il 7 maggio 1389, fu licenziato il 31 luglio 1390. Maestri italiani e stranieri si susseguirono, avvicendandosi, nella fabbrica del Duomo: i tedeschi Giovanni da Friburgo, Enrico Parler da Gmunden, Giovanni da Fernach, e gli italiani Bernardo da Venezia, Gabriele Stornaloco, piacentino, Marco da Carona, Giovannino de’ Grassi e Giacomo da Campione. Questi ultimi due rimasero legati stabilmente alla fabbrica dal 1392 e dettero al nascente Duomo la loro impronta decisiva, quello stile “gotico fiorito”, caratterizzato dall’esuberanza decorativa.
Alla morte del grande maestro, il parigino Jean Mignot criticò aspramente i lavori ma, trovando l’opposizione di Bernardo da Venezia e di Bertolino da Novara, fu ben presto licenziato: è da questo momento che la fabbrica del Duomo di Milano verrà diretta esclusivamente da maestri italiani. Nel 1400 era a capo dei lavori Filippino degli Ugoni: a lui si deve il disegno dei capitelli, delle volte, dei terrazzi. Si lavorava alacremente, nella fabbrica del Duomo, tanto che, nel 1418 veniva consacrato l’altare maggiore da papa Martino V. Con la salita al potere, alla metà del ‘400, di Francesco Sforza, le arti conobbero un nuovo indirizzo. L’architettura milanese del ‘400, e quindi anche quella del Duomo, fu “siglata” dalle tre generazioni dei Solari: Giovanni, il figlio Guinforte, e il figlio di questi, Pier Antonio. Il genero di Guinforte, il grande Giovanni Antonio Amadeo, fu il vincitore del concorso indetto nel 1490 per l’erezione del tiburio: nonostante il “nuovo corso” rinascimentale che aveva preso l’arte, L’Amadeo fu strenuo difensore dell’unità gotica dell’editicio e completò il tiburio nel 1500. Dieci anni più tardi sorgeva, gotica anch’essa, la prima delle quattro guglie contigue. Intanto, la grande fiammata del “gotico fiorito” andava lentamente spegnendosi, vinta dal nuovo senso plastico delle forme teorizzato da Filarete, da Luca Francelli, da Francesco di Giorgi e da Leonardo, chiamati da tutta Italia per dare nuovi consigli e nuovi pareri sulla fabbrica del Duomo. Dopo un più che breve intervento tedesco, un maestro di Strasburgo chiamato nel 1482 da Gian Galeazzo Sforza, fu messo a capo dei lavori Pellegrino Pellegrini, detto anche Tibaldi, architetto preferito dall’arcivescovo Carlo Borromeo. Il Pellegrini dette subito un vigoroso impulso alla costruzione, progettando i disegni per il pavimento e per gli stalli del coro. Nel 1572 San Carlo riconsacrò il Duomo. Nel1585, alla partenza dei Pellegrini per la Spagna, ottenne di succedergli Martino Bassi e quindi Lelio Buzzi, già autore del progetto della Biblioteca Ambrosiana. Sotto l’arcivescovado dell’altro grande Borromeo, Federico, fu Fabio Mangoni a soprintendere la fabbrica del Duomo, a cui poi seguirono il Richini e il Quadrio. Nel XVIII secolo non erano ancora terminati i lavori. La guglia maggiore fu eretta dal 1765 al 1769 e la facciata, secondo le valide proposte del Pellegrini, fu compiuta negli anni fra il 1805 e il 1813. I lavori continuarono per tutto l’Ottocento, completando l’erezione delle guglie e le torri scalari intorno al tiburio. Ma tutta questa complessa costruzione ebbe sempre bisogno di vaste opere di restauro: la prima nel 1935 e la seconda, ben più complessa e più dolorosa, dopo i bombardamenti aerei del 1943. Durante l’ultimo restauro, fu rinnovato il pavimento, furono sostituite quelle statue e quegli elementi decorativi che più avevano sofferto le ferite della guerra. Infine, l’8 dicembre 1966, fu inaugurato il nuovo sagrato.
L’interno
I cinquantadue pilastri dividono le cinque navate e sorreggono le volte simulanti un traforo gotico; queste vennero dipinte verso la metà del 1800 da Alberti e Alessandro Sanquirico.
Il pavimento, su disegno originale del Pellegrini, è un intreccio di marmi chiari e scuri con disegni intersecantisi infinite volte.
Nella prima navata a destra si trova il sarcofago dell’Arcivescovo Ariberto da Intimiano, l’inventore del Carroccio, sormontato dal Crocefisso in lamine di rame dorato che il vescovo donò al monastero di San Dionigi. Un piccolo marmo seicentesco riporta un’iscrizione che ricorda Seguono i sarcofagi degli arcivescovi Ottone Visconti e Giovanni Visconti, opera di un maestro campionese del primo XIV secolo su due colonne in marmo rosso di Verona, e di Marco Carelli, un mecenate che alla fine del XIV secolo donò trentacinquemila ducati alla Fabbrica del Duomo per accelerare i lavori di costruzione.
Alla sesta campata vi sono tre magnifici altari del Pellegrini, sul primo dei quali si trova un pregevole quadro di Federico Zuccari: la “Visita di Sant’Agata in Carcere da parte di San Pietro”.
Notevole nel transetto destro è il monumento a Gian Giacomo Medici detto il Medeghino, opera di Leone Leoni, la cui l’effigie campeggia nel centro, circondata da statue e bassorilievi. Interessante l’adiacente altare rinascimentale di marmo, decorato con statue di rame dorato. Di fronte al Mausoleo Medici vi è il “pezzo” più celebre di tutto il Duomo: il famosissimo “San Bartolomeo Scorticato”, opera di Marco D’Agrate, con la pelle gettata come una stola sulle spalle e sul corpo.
Il complesso del presbiterio, capolavoro del Tardo Rinascimento milanese, è formato dal coro con i suoi stalli lignei, dal “Tempietto” del Pellegrini, dai due pulpiti dai ciclopici telamoni rivestiti di rame e di bronzo e dai due giganteschi organi.
Il deambulatorio corre intorno al coro, e vi si ammirano i portali delle due sacrestie, alcuni affreschi (fra i quali la “Vergine dell’Aiuto”) e la statua di Papa Martino V, opera quattrocentesca di Jacopino da Tradate.
Nel transetto si trova il “Candelabro Trivulzio” che consta di due parti: un piede, tutto un intreccio di viticci, vegetali, animali fantastici, attribuito a Nicolas de Verdun (XIII secolo) e uno slanciato stelo a sette braccia, a volute e ricami della metà del 1500.
Dopo altri tre altari di Pellegrino Tibaldi nella navata sinistra si trovano l’edicola “Tarchetta” dell’Amadeo, il monumento Arcimboldi dell’Alessi, romaniche figure di Apostoli in marmo rosso e infine il classicheggiante Battistero del Pellegrini.
La prima campata è attraversata dalla lista di marmo e bronzo della meridiana. Nel mese di novembre, periodo dedicato a San Carlo Borromeo, vengono esposti i teleri (i cosiddetti “Quadroni”) della vita del Santo, dipinti da un gruppo di artisti tra cui spiccano Cerano e Giulio Cesare Procaccini. I finestroni della cattedrale sono chiusi da vetrate istoriate che nascono col Duomo e furono via via implementate sino ai giorni.
La facciata
La facciata è una sedimentazione di secoli di architettura e scultura italiana, che va dal Tardo Rinascimento del Pellegrini al Barocco di Francesco Maria Richino, allo pseudo-gotico napoleonico dell’Acquisti. L’impostazione tardo-rinascimentale è del Pellegrini, anche se nei dettagli si intravede il barocco nascente e la mano del Richino. Su questa base s’innesta il coronamento pseudo-gotico richiesto agli architetti del 1800 da Napoleone Bonaparte in persona. Spiccano particolarmente le grandi statue relative all’Antico Testamento di Luigi Acquisti.
Il portale e l’esterno
Il portale mediano è disegnato dal Richini, arricchito da sculture di G.B. Crespi e completato da porte di bronzo moderne. Una passeggiata intorno alla cattedrale permette di apprezzare l’infinito numero di sculture, di doccioni, di guglie, di archi rampanti. Sopra la selva di guglie si eleva quella del tiburio, su cui nel XVIII secolo è stata posata la Madonnina dorata, simbolo della città.
Uno sguardo particolare merita l’abside, la parte più antica, e più avanti la quattrocentesca guglia Carelli, la prima ad essere costruita.
Il Museo del Duomo ripercorre la storia dell’edificio e ospita alcune opere d’arte collegate allo storico edificio.
Alcune misure del Duomo:
• altezza della Madonnina dal suolo: 108,50 metri;
• altezza della Madonnina: 4,16 metri[1];
• altezza della facciata centrale: 56,50 metri;
• altezza della navata maggiore: 45 metri;
• lunghezza esterna: 158 metri;
• lunghezza interna: 148 metri;
• lunghezza della facciata principale: 67,90 metri;
• larghezza interna delle 5 navate: 57,60 metri;
• larghezza esterna: 93 metri;
• larghezza interna: 66 metri;
• colonne interne: 52;
• guglie: 135[2];
• altezza delle colonne interne: 24 metri;
• diametro della colonne interne: 3,40 metri.
La meridiana
In vicinanza dell’ingresso del Duomo una striscia di ottone incassata nel pavimento attraversa la navata, risalendo per tre metri sulla parete di sinistra (a nord). Sulla parete rivolta a sud, ad una altezza di quasi 24 metri dal pavimento, è praticato un foro attraverso il quale, al mezzogiorno solare, un raggio di luce si proietta sulla striscia del pavimento.
Ai lati della linea metallica sono installate delle lastre di marmo indicanti i segni zodiacali con le date di ingresso del sole.
Lo strumento fu realizzato nel 1786 e modificato nel 1827 in seguito al rifacimento del pavimento del Duomo.
Fonte: Duomo
Palazzo Marino
Situato in Piazza della Scala 2 di fronte al famoso teatro, Palazzo Marino è sede della civica amministrazione dal 9 settembre 1861, quando l’allora sindaco Antonio Beretta vi trasferì la residenza municipale. Il Palazzo, costruito dall’architetto Galeazzo Alessi per il ricco commerciante genovese Tommaso Marino, ospita gli uffici del Sindaco, del Vice Sindaco, della Presidenza del Consiglio, Segreteria Generale e Direzione Generale.
La costruzione del Palazzo fu iniziata il 4 maggio 1558 nell’angolo verso San Fedele su progetto del perugino Galeazzo Alessi.
Il lato verso il Teatro alla Scala rimase in grandissima parte incompiuto. Luca Beltrami, il quale aveva presentato una prima relazione nel 1886, ne eseguì il completamento tra lo stesso 1886 ed il 1892 seguendo i concetti originari dell’Alessi, interpretati attraverso indagine sulla raccolta Bianconi.
Nel 1947 i milanesi videro coprirsi la facciata di grandi cartelloni pubblicitari che nascondevano le rovine causate dal bombardamento del ’43. Nella primavera del ’54 la Civica Amministrazione rientrava in quella che era stata per più di ottant’anni la sua casa.
La storia di Tommaso Marino e della sua più nota creatura, il palazzo attualmente sede dell’Amministrazione Comunale, inizia ai primi del Cinquecento quando il fratello Giovanni Marino si trasferisce a Milano. La vocazione milanese dei Marino è dunque molto precoce e precede di molto la dominazione spagnola che sarà la ragione principale della loro fortuna.
Già nel 1509, Giovanni e Tommaso, assieme al padre Luchino chiedono infatti il permesso di stabilirsi a Milano al re di Francia Luigi XII. Poiché negli anni seguenti abbiamo notizia solo di Giovanni, è probabile che solo lui si sia trasferito inizialmente lasciando al fratello Tommaso la cura degli affari a Genova.
La famiglia Marino era composta dai fratelli Tommaso (nato nel 1475) e Giovanni (nato nel 1486), e da due sorelle, Barbara e Maria. La madre era Clara Spinola, appartenente ad uno dei tanti rami non nobili di questa illustre casata genovese.
Giovanni dunque soggiorna a Milano in tutto il travagliato periodo delle guerre tra Francesi, Imperiali, Svizzeri e Spagnoli che si conclude nel 1529 con la pace di Cambrai e la caduta del ducato di Milano sotto la dominazione di Carlo V. Sappiamo da vari atti notarili che Giovanni Marino abita a San Matteo alla Moneta (1518), a Sant’Alessandro (1528), a San Vittore al Teatro (1529) e infine a San Fedele (1545) in una casetta all’angolo tra piazza San Fedele e via Caserotte, primo nucleo del futuro palazzo Marino. Gli affari dovevano andare molto bene: nel 1533 risulta proprietario della Cascina Mirabello e della Cassina de Pomm, tenute per le quali ottiene da Francesco II Sforza l’esenzione fiscale. Nel 1540, i fratelli Marino, ottengono la ferma del sale per nove anni. Nel 1541, Giovanni è Commissario generale del censo.
Il 29 dicembre 1546 Giovanni Marino muore lasciando numerosi figli avuti dal suo matrimonio con Pellina Lomellino: Ersilia, Antonia, Barbara, Giambattista, Cornelia e Aurelia. C’è anche la figlia naturale Isabella che sposerà in seguito Leonardo Spinola, (vedi “Palazzo Spinola e la Società del Giardino”).
Alla morte del fratello, Tommaso, che aveva 71 anni, eredita metà dei suoi crediti e si assume la tutela dei figli. Vista inoltre l’importanza dell’impresa gestita dal fratello, si trasferisce a Milano.
Cortile
Tommaso Marino fece eseguire nel cortile d’onore un programma decorativo imperniato su due temi principali: quello dell’esaltazione dell’eroe attraverso la narrazione delle imprese di Ercole (nel registro inferiore) e quello dell’esaltazione della forza di amore nei suoi vari gradi, attraverso immagini (nel registro superiore) tratte dalle “Metamorfosi” di Ovidio. Se per le “Metamorfosi” i modelli furono le incisioni su legno per i tipi dello stampatore veneziano Giolito de’ Ferrari, per le storie di Ercole i modelli furono le serie di incisioni mitologiche elaborate attorno agli allievi di Raffaello da Marcantonio Raimondi, da Agostino Veneziano, dal Maestro del Dado, o anche dal Caraglio su modelli del Rosso Fiorentino. Quasi nulla è noto sugli autori delle decorazioni, in parte forse eseguite dagli scalpellini del cantiere del Duomo.
Sala del consiglio
L’aula del Consiglio venne inaugurata il 30 giugno 1953, data della prima seduta dopo la Seconda guerra mondiale. E’ possibile assistere alle sedute da un apposito spazio, la tribuna pubblica, dal quale si domina l’aula. Alla tribuna si accede da via Marino il giorno stesso della seduta senza alcuna particolare formalità. I consiglieri comunali sono attualmente 60. Di fronte ai consiglieri siedono gli assessori, il Sindaco, il Vicesindaco ed il Segretario Generale. Attorno all’aula corre la scritta ciceroniana “Quae in patribus agentur modica sunto/caussas populi teneto/vis abesto” L’arredamento è in noce. Dal soffitto pendono quattro grandi lampadari in bronzo fuso. E’ presente lo stemma del Comune, risalente al XII secolo, e ai suoi fianchi, in marmo e stilizzati, i simboli delle sei antiche porte della città, presenti anche sul gonfalone attualmente in Sala Alessi. Pochi anni fa l’arazzo in fondo all’aula è stato sostituito con la copia di un grande quadro del Figino raffigurante Sant’Ambrogio.
Sala Alessi
La Sala Alessi è l’attuale salone di rappresentanza del Palazzo. Qui si svolgono le conferenze stampa più importanti direttamente organizzate o promosse dal Comune di Milano, vengono ricevuti Capi di Stato o regnanti e si incontrano i Consiglieri prima della loro entrata nell’aula del Consiglio. Nel 1873 venne qui collocata la salma del Manzoni, alla quale i cittadini resero commosso omaggio; molto più recentemente altrettanto è stato fatto per altri milanesi illustri e per le vittime della bomba di Via Palestro. Gli affreschi, i cui originali risalivano al 1568, sono allegorie mitologiche. Ai lati si trovano le Muse, negli ovali tra pareti e volta le Stagioni. Il cielo è sorretto dalle Cariatidi. I due grandi portali, che campeggiano sui lati minori, ospitano nel timpano curvo due notevoli busti di Marte e Minerva. Sopra le finestre trovano posto quattro bassorilievi: i loro temi sono l’aurora, il giorno, il crepuscolo e la notte.
Sui lati lungo la volta, e cioè lateralmente alle finestre in posizione arretrata rispetto alle curve dei costoloni, spiccano quattro grandi bassorilievi che simboleggiano aria, terra, acqua e fuoco. La grande volta era anticamente sostenuta da pesanti travature in legno. In un lato trova posto il gonfalone ufficiale del Comune di Milano, raffigurante il patrono della città, Sant’Ambrogio. Ai suoi piedi la cosiddetta scrofa semilanuta, ai lati i simboli delle porte medievali di Milano.
Sala Verdi
Della Sala verde, al pari della Sala gialla, dopo il bombardamento del Palazzo si salvarono alcuni frammenti delle antiche volte in stucco, da cui si poterono ricavare i calchi che consentirono la restituzione di tutta la decorazione originale. La Sala verde, dal colore del ricco damasco che ne ricopre le pareti, è conosciuta anche come Sala matrimoni poiché qui, il 4 luglio 1953, venne celebrato il primo matrimonio civile in Milano. Da oltre vent’anni ci si sposa altrove.
Si dice che nel 1575 vi nacque Marianna De Leyva, futura Suor Virginia, conosciuta come “Monaca di Monza” ne “I promessi sposi” del Manzoni. Tra i dipinti recentemente collocativi sono da annoverare “Apollo e Marsia” del Danedi (detto il Montalto) ed “Elisa Baciocchi con la figlia nel giardino di Boboli” del Poirel
Anticamera
La cosiddetta Sala dell’Orologio, recentemente ristrutturata, è conosciuta anche come Anticamera del Sindaco e presenta una volta originale, anche se risistemata dopo le gravi lesioni subìte nel corso dell’ultima guerra. Le porte, in noce, sono incastonate in portali in marmo scuro. Alle pareti vi sono molti dipinti di autori vari.
Il pavimento, marmoreo, è formato da un campo centrale in granitello con fascia perimetrale.
L’antico orologio che dà il nome alla sala è collocato sopra la porta d’ingresso.
Le tre grandi finestre danno su piazza San Fedele.
Fonte: Palazzo Marino
Mandarina Duck, nuovo flagship store a Milano
Mandarina Duck, marchio leader nel settore della pelletteria e del segmento business&travel per il design dei suoi prodotti, apre il 3 dicembre un nuovo flagship store a Milano, capitale della moda italiana, e per la location scegliela centralissima Via Verri, angolo Via San Pietro all’Orto. Situata nel cuore del quadrilatero della moda, la boutique si sviluppa su una superficie di180 metriquadri e propone l’intera gamma dei prodotti Mandarina Duck: borse leisure, business, travel e accessori, veri e propri oggetti di design contemporaneo, caratterizzati da una forte personalità.
Design, contemporaneità ed eleganza caratterizzano gli interni del negozio disposti su due livelli: le pareti silver e le luci a sospensione e a soffitto creano atmosfere calde e accoglienti; le mensole in vetro temperato ritmano lo spazio disegnando linee sottili sulle pareti; le pareti curve si aprono sulle vetrine, invitando a scoprire il nuovo mondo Mandarina Duck mentre le resine con inserti in argento corrono lungo l’intera superficie dei pavimenti dando continuità ai due livelli dello store. Sulle pareti, le immagini fotografiche dialogano con i prodotti richiamando il mondo delle forme e dei colori Mandarina Duck. Per il flagship store di Milano è stato adottato il nuovo concept che caratterizzerà tutti i punti vendita del marchio a livello globale, in cui gli arredi minimal e i singoli dettagli sono studiati per valorizzare al meglio i prodotti e renderli protagonisti. Il nuovo concept è stato sviluppato da Mandarina Duck in collaborazione con gli Studi Parrilla di Firenze e Lucchi&Biserni di Forlì. “L’apertura della boutique di Milano rappresenta un traguardo importante per l’Azienda. Con il nuovo flagship store parte infatti dal nostro mercato d’elezione, l’Italia, il progetto di rilancio del marchio, dopo l’acquisizione da parte di E-Land – commenta Christopher Bizzio, Amministratore Delegato di Mandarina Duck. – Un progetto che prevede, oltre all’ apertura di nuovi punti vendita, la ristrutturazione e il refit della nostra rete di negozi con il nuovo concept e, a breve, il restyling del nostro e-store”.
Oltre al refit con il nuovo concept store dei negozi esistenti in modo da aumentare la redditività a metro quadro, Mandarina Duck è impegnata a rafforzare il proprio Sales team e in questi mesi ha lavorato molto sullo sviluppo del prodotto, con l’ingresso nel team creativo di nuove professionalità. Con l’apertura di Milano sale a 45 il numero dei punti vendita monomarca Mandarina Duck nel mondo.
Fonte: BlogModa
Mandarina Duck, inaugurazione store a Milano
Sarà aperto il prossimo 14 dicembre a Milano il nuovo store di Mandarina Duck. La boutique sarà in Via Pietro Verri 8 – angolo San Pietro all’Orto – e per l’occasione sarà possibile esplorare il nuovo mondo del mrachio.
Fonte: Vivianamusumeciblog’s

























