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Alessi, dipendenti in supporto per progetto Buon Lavoro

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La notizia è di qualche giorno fa, ma fa piacere riprenderla perché potrebbe diventare un suggerimento da estendere anche ad altre realtà manifatturiere italiana operanti anche in ambiti merceologici diversi. Alessi, marchio storico del design italiano ha deciso che nel periodo tra giugno e novembre, quello in cui fisiologicamente cala la produzione,  “presterà” i propri dipendenti – su  286 ha aderito l’85% – al comune di Omegna per un corrispettivo di 9mila ore di lavoro . Il progetto si chiama Buon Lavoro= La fabbrica per la Città e consentirà di ricevere un aiuto non indifferente sulla manutenzione di  giardini pubblici, assistenza agli anziani, disabili e bambini. Se fossimo su Facebook, sarebbe un Mi Piace certo.

Fonte: VM-Mag

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Sarah Jessica Parker, prima collezione di moda

Sarah Jessica Parker, prima collezione di moda

Evidentemente doveva essere scritto nel suo karma. I piedi sono importanti e per Sarah Jessica Parker anche di più. Dopo aver nominato e indossato le calzature di Manolo Blanhik, adesso l’ex protagonista di Sex&TheCity passa dalla parte degli stilisti e, insieme al presidente di MBUsa, George Malkemus. I due, infatti, stanno lavorando da qualche tempo alla nuova etichetta di moda dell’attrice americana relativa alla stagione p/e 2014. La collezione includerà calzature, borse e trench. Le calzature saranno realizzate da artigiani italiani, ma la condizione su cui Parker non sente assolutamente ragioni è che il prezzo sia sempre accessibile e che siano indossabili da lei prima che da tutte le altre donne.

Fonte: VM-Mag

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Intervista di Viviana Musumeci a Andreina Longhi

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Ritratto di Giovanni Gastel

“La prima volta che sono andata in Cina ero sola e mi trovavo in piazza Tiennamen. Non sapevo il cinese,  non conoscevo nessuno e non sapevo né cosa fare né dove andare. Fortunatamente una segretaria della Camera di Commercio cinese, in quel periodo, mi prese in simpatia e mi ha presentò ad alcune persone. Direi che tutto sia partito da lì. Dieci anni fa”. Così Andreina Longhi, fondatrice e ceo dell’agenzia di pr e comunicazione Attila&Co descrive il suo primo reale approccio con il mondo cinese. Un’esperienza che avrebbe traumatizzato chiunque, ma non lei che, forte di uno spirito nomade e di un carattere fortemente curioso, ha ribaltato la situazione a suo vantaggio, ampliando così le opportunità di lavoro della propria struttura, e diventando un trait d’union preziosissimo per molte aziende del lusso che chiedono la sua consulenza – ormai a largo raggio – per entrare in contatto con il mondo e la cultura del Dragone al fine di fare business.

V.M.: Quante volte all’anno vai in Cina?

A.L.: Non più come i primi anni. Da qualche tempo ho cambiato strategia. Se prima andavo spesso fermandomi poco, oggi vado meno sovente ma per periodi di tempo più lunghi. Di certo per chi decide di lavorare a stretto contatto con la Cina, è necessario trascorrere del tempo là, perché i miei partner hanno bisogno di vedermi. Quando manco da qualche tempo, sento la differenza.

V.M.: Hai aperto una sede di Attila anche là?

A.L.: No, ammetto di averci pensato ma per poco.  Il mercato cinese è estremamente complesso. Io che ormai ci vado regolarmente da anni della Cina non ho ancora capito nulla. Devi essere in loco, ma trovare anche i partner giusti. E non è facile. Può essere molto dispersivo sia per energie che per denaro. Per questo ho preferito trovare un partner con cui condividere la visione del lavoro. Si tratta di un’agenzia, la E&A di Sophie Jiang che ha sede a Taiwan.

V.M.: Che differenza c’è tra Hong Kong, Pechino e Shangai?

A.L.: Hong Kong è indubbiamente più social e pr oriented, ma ci sono meno giornali. Al contrario, Pechino e Shangai sono business oriented. I grandi giornali sono lì e anche i giornalisti si muovono più facilmente.

 V.M.: Se dovessi dare tre consigli a un imprenditore che decide di andare in Cina a fare business, che cosa gli diresti?

A.L.: Come prima cosa gli direi di non sottovalutare i cinesi. Il rapporto deve essere paritario, anche perché sanno di essere potenti e non accettano condizionamenti. Come secondo consiglio direi loro di non andare da soli, perché come dicevo prima, la Cina può essere molto dispersiva. Infine direi che sia necessario avere le idee chiare e sapere esattamente perché si va lì.

V.M.: E gli imprenditori italiani, come li vedi in questo momento?

A.L.: Molto confusi. Non sanno in che direzione andare. Molti sono pronti a vendere le proprie aziende. Basta fare un’offerta minimamente decente e alcuni di essi sono già pronti a cedere le armi. Noi, per quanto sia difficile, invece, continuiamo a investire. E’ l’unico modo per crescere e per reggere anche in situazioni avverse.

(Intervista a cura di Viviana Musumeci)

Fonte: VM-Mag

Intervista a Gaia Mazzola, fondatrice del marchio Mabijoux

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Gaia Mazzola, ideatrice e fondatrice del marchio Mabijoux ama l’animo femminile che a volte si caratterizza per un guizzo infantile e divertente che spinge a gratificarsi immediatamente. E cosa c’è meglio di un dolce o un cup cake o un pasticcino? Per questo Gaia ha pensato a un bijoux gourmand come ricetta creativa che mischia colore, ricerca e tocco di leggerezza.

Intervista a cura di Viviana Musumeci

V.M.: Quali tipi di materiali usi?

G.M.: Uso vari tipi di materiali, vetri colorati, cristalli swarovski,  filo di seta, ma ho una particolare predilezione per la filigrana metallica. Mi piace perché ha una tradizione che si radica profondamente nel nostro territorio e offre moltissime opportunità di rivisitazione, in chiave contemporanea. Nelle mie “ricette”, la filigrana è l’ingrediente base per bijoux extra-light, con volumetrie importanti. Un grammo per ogni centimetro quadrato di colore: bella promessa no?! E poi la filigrana viene colorata con processi che mi riportano idealmente “in cucina”, nel mio ambiente d’elezione: cotta al forno, per la verniciatura a colore pieno e tuffata in bagni galvanici, come in enormi casseruole di glassa, per l’effetto metallico.

 V.M.: Li realizzi tu o ti fai aiutare?

G.M.: I bijoux Mabijoux sono tutti  creati e realizzati a mano nel mio atelier, a Milano, con materiali prodotti in Italia. Sono anallergici e nickel free. Desidero che ogni donna  senta di avere un pezzo unico e artigianale, quando indossa un Mabijoux.

V.M.: Dove li distribuisci?

G.M.: Per ora prevalentemente in Italia: ci preferiscono boutique  e concept store che puntano su designer emergenti e prodotti fashion,  ma rigorosamente handmade. I nostri punti vendita sono tutti segnalati sul sito www.mabijoux.it, che aggiorniamo costantemente con le “new entry”.

A cosa si ispirano le collezioni estive? E quelle a/i 2013-2014?

G.M.: Le collezioni Mabijoux prendono spesso  spunto da un viaggio, evocato attraverso i suoi profumi, colori e immancabilmente…sapori golosi!! Per la summer collection ho scelto l’Italia: le isole Eolie, Capri e la Sardegna. Quindi zafferano, menta fresca, rosa, gusto marino e, su tutto, lo cintillio del sole e del mare del sud. La collezione invernale è ancora in fase di creazione:  questo significa ricerca di nuovi materiali, che spesso poi mischio e “contamino”. Studio del colore e delle forme. Ma, soprattutto, lunghe ore in cucina, il luogo in cui più trovo ispirazione …  Un’anticipazione, comunque,  ci sta: quest’inverno le ricette dei bijoux gourmand Mabijoux saranno molto, molto spicy, con un tocco d’oriente.

 V.M.: Che cos’è per te il talento? E la creatività?

G.M.: Il talento è un mix di intuizione, passione e visionarietà che fiorisce quando incontra una personalità ben strutturata. Perché per coltivarlo, ci vuole tanta costanza, disciplina e una buona dose di coraggio. La creatività? Un patrimonio collettivo, che ci appartiene in quanto umani. Tutti siamo creativi. L’educazione all’espressione della propria creatività, è il dono più bello che possiamo ricevere, come figli e dare, come genitori.

Fonte: VM-Mag

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Castaňer, alpargatas in tessuto foulard di raso di cotone

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In Spagna le chiamano “alpargatas”, da noi, invece, sono più note come espadrillas e in una declinazione più glam, oppure più classica, entrano sempre a fare parte dei nostri armadi. In Spagna, in particolare un marchio storico come Castaňer fabbrica espadrillas da cento anni. Un anniversario storico per le calzature indossate da tutti, da operai a intellettuali ad artisti – come Salvador Dalì -. Persino il miliziano colpito a morte nel celeberrimo ritratto di Robert Capa indossava le mitiche calzature. La prima volta che le espadrillas approdano a una passerella importante è negli anni 70 con Isabel Castaňer e Yves Saint Laurent che le fanno sfilare a Parigi segnando il passaggio da prodotto popolare a calzatura fashion cult. Per la stagione p/e 2013 Castaňer ha firmato una collezione di Platform , per le raso terra e per le slipper usando il tessuto foulard di raso di cotone.

Fonte: VM-Mag

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Bottega Veneta, seconda edizione di NEW EXPOSURE

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Torna per il secondo anno consecutivo il concorso indetto da Bottega Veneta NEW EXPOSURE. La competition ha l’obiettivo di cercare sul campo nuovi talenti nel campo della fotografia. Come nell’edizione passata, i candidati avranno la possibilità di sottoporre il proprio portfolio alla visione di figure importanti nel mondo della moda, fotografia, arte e design. La giuria di NEW EXPOSURE , per la seconda edizione, è composta da: Tomas Maier, Direttore Creativo di Bottega Veneta; Ivan Shaw, Direttore della Fotografia di Vogue; la supermodella Linda Evangelista; la rinomata editor di moda e stylist Carlyne Cerf de Dudzeele; gli acclamati fotografi Collier Schorr e Craig McDean; l’autorevole make-up artist Pat McGrathAndrew Bolton, curatore del Costume Institute presso il Metropolitan Museum of Art; il visionario Direttore Creativo Doug Lloyd; l’hair stylist di successo Guido Palau; il gallerista Yossi Milo e Jimmy Moffat, socio fondatore di Art+Commerce. Alla fine del mese di luglio  la giuria visionerà il portfolio inviato dai partecipanti e sceglierà dieci finalisti a cui verrà assegnato un ultimo progetto, che sarà esaminato a fine estate. Il concorso culminerà con una cerimonia conclusiva che si terrà durante la fashion week neworchese a settembre nel corso della quale la giuria annuncerà il vincitore. Il vincitore si aggiudicherà non solo un premio di 10.000 dollari, ma anche un anno di mentoring presso Art+Commerce e Vogue oltre a realizzare un progetto esclusivo per Bottega Veneta. I fotografi interessati a partecipare al concorso fotografico NEW EXPOSURE troveranno ulteriori dettagli all’indirizzo www.bottegaveneta.com.

Fonte: VM-Mag

Camouflage… protagonista della stagione autunno inverno 2013 2014

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Il camouflage torna di attualità… per l’ennesima volta. La moda, ormai, da quando è entrata nella fase post moderna, nulla inventa, nulla distrugge, tutto ripropone. E chi lo fa prima degli altri, vince. In questo caso è stata la coppia Chiuri – Maria Grazia -/Piccioli – Pierpaolo – della maison Valentino ad aver pensato prima degli altri a questo stile altamente iconico che ha avuto le sue origini, in ambito modaiolo, già negli anni 20 del secolo scorso e che poi, nell’ambito dell’evoluzione culturale e sociale, è tornato più avanti a spopolare con significati e in contesti differenti. La prima volta, infatti, che il camouflage ha fatto irruzione nella storia della moda è nel 1919, quando al Chealsea Arts Club di Londra, venne ospitato un ballo dove i partecipanti indossavano abiti in cui il bianco e il nero erano mescolati in stile camouflage riprendendo i colori delle navi da guerra. Il ballo fu un evento talmente memorabile da influenzare in maniera entusiastica arte e moda. Negli anni 60 e negli anni 80, lo stile è tornato di moda, questa volta declinato però in versione più casual e il 2013 sembra segnare il suo ritorno. Già nelle collezioni attualmente nei negozi, s/s 2013 si possono trovare dei capi con questo tipo di fantasia, ma il clima freddo, i colori dei boschi che mutano virando dal verde brillante, al giallo, al verde scuro, all’ocra e al marrone, rendono questo stile più consono all’a/i e i designer e marchi di moda sembrano essersi adeguati, tanto che assisteremo a un vero e proprio tripudio di questo stile nella prossima stagione. Le mode vanno e vengono, i brand si adeguando nel tentativo – disperato – di accalappiare consumatori e i colori del camouflage rischiano di saturare gli occhi prima ancora di tornare nelle vetrine nella prossima stagione.  La moda cannibalizza sé stessa. La digressione, army, durerà poco. Grazie a Dio. (V.M)

Fonte: VM-Mag

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