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Nuova Lancia Ypsilon, il lusso è accessibile nello spot con Vincent Cassel firmato da The Family

La casa di produzione firma un’esclusiva con uno dei due registi del filmato Romain Gavras

Milano, 7 giugno 2011

E’ on air da domenica scorsa la campagna pubblicitaria della nuova Lancia Ypsilon. Il filmato firmato da The Family, in co-produzione  con Caviar, e diretto da Romain Gavras e Kim Chapiron, ha per protagonista l’attore francese Vincent Cassel che recita un monologo che richiama una pièce teatrale. Il testimonial diventa portavoce di un innovativo concetto di luxury che non ha a che fare con l’ostentazione e con la ricchezza, che tiene in considerazione l’epoca che stiamo attraversando, e che si orienta, quindi, a valori come l’originalità, il carattere, la libertà dagli eccessi e dalla spocchiosità. Un lusso accessibile e per tutti. Per questo motivo, l’attore termina il suo monologo, che è in continuo crescendo, dichiarando in maniera forte e dogmatica: “Il lusso è un diritto” a sottolineare, così, la forte democraticità del nuovo modello di Lancia Ypsilon.

Il montaggio usato dai registi alterna momenti di pathos ed enfasi a istanti più distesi e riflessivi, seguendo il tono della recitazione dell’attore e attribuendo maggiore teatralità al contenuto delle immagini.

Lo spot è stato girato a Parigi due settimane fa. La scelta della co-regia di Romain Gavras e Kim Chapiron nasce dal fatto che il primo ha girato un film con protagonista Cassel dal titolo”Notre Jour Viendra” e ha all’attivo diversi spot, mentre il secondo collabora spesso con il testimonial sempre su progetti cinematografici.

Grazie alla collaborazione nata per la realizzazione dello spot per Lancia, The family ha siglato un’esclusiva per il mercato italiano con Romain Gavras che, assieme al lungometraggio con Cassel, ha anche già realizzato alcuni filmati nell’ambito di prodotti ad alto contenuto di immagine – la recentissima campagna “All in” per adidas e alcuni spot per Yves Saint Laurent -.

Stefano Quaglia, executive producer di The Family ha dichiarato: “Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto. Vincent Cassel ha incarnato in maniera precisa e professionale la storia narrata nello spot dimostrando, ancora una volta, di essere l’attore eclettico e dalla forte personalità che siamo abituati a conoscere. Romain Gavras è un ottimo professionista che arricchisce il nostro roster di registi in esclusiva con una reel molto eclettica a partire dal discusso videoclip per i Justice fino allo spot Lancia. Vorrei aggiungere due parole anche sul direttore della fotografia Andrè Chemetoff, un giovane professionista con cui confido di lavorare ancora”.

La creatività è stata realizzata dall’agenzia Armando Testa.

 

Tom Ford, linea da bagno ispirata a Portofino

L’Italia è un Paese che evidentemente Tom Ford non riesce a dimenticare ed è da qui, e in particolare da Portofino che lo stilista americano è partito di nuovo per lanciare questa volta una nuova linea corpo: Neroli. Il bouquet di Neroli sa di agrumi, accompagnato da note floreali e da uno sfondo di’ambra. La linea si componte di gel, Doccia, Idratante Corpo, Sapone da Bagno. Il flacone è in vetro verde turchese spesso e trasparente; le finiture del cordino e l’etichetta rimangono in oro. La linea molto raffinata si trova solo in 50 profumerie in Italia.  Per quanto riguarda l’eau de parfum, ovviamente, non è a buon mercato – 50 ml – € 170,00; 100 ml – € 250,00; 250 ml – € 410,00 -, ma del resto stiamo parlando di Portofino.

Fonte: Vivianamusumeciblog’s

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Kiehl’s, nuovo corner da Coin a Firenze

Kiehl’s ha mantenuto negli anni e in tutti i suoi punti vendita nel mondo uno stile amichevole ed accogliente. I fan del marchio potranno toccare con mano – e sulla propria pelle – questo approccio anche a Firenze dove è stato inaugurato un corner Kiehl’s all’interno di Coin nel centro storico della città in via dei CAlzaiuoli n.53.

Fonte: Vivianamusumeciblog’s

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Suri Cruise, una piccola Imelda Marcos

Suri Cruise è nota come:

  • a) essere figlia di Tom Cruise e Katie Holmes.
  • b) essere una piccola fashionista che ottiene tutto ciò che desidera dai genitori. Io nella mega villa dei suoi genitori mandere una spedizione di nannies tutte arruolate presso “Sos Tata”.
  • c) avere una collezione di scarpe da fare invidia a Imela Marcos.

Star Magazine infatti riporta che la pupattola possiede circa 150.000 dollari in calzature. Roba da fare invidia non solo a una shoes addicted ma persino a un negozio di abbigliamento chic per baby di alto lignaggio. Addirittura, la bimba avrebbe paia di scarpe realizzate appositamente per lei da stilisti come Marc Jacobs e Christian Loubotin che, in alcuni casi – ma non sempre – realizzano gli stessi modelli acquistati dalla madre, ma senza tacco. E’ già qualcosa.

Fonte: Vivianamusumeciblog’s

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Mango cambia il logo e torna alle modelle testimonial, è la volta di Isabeli Fontana

Mango è in fase di rispolvero: oltre ad aver effettuato un restyling del proprio logo ha arruolato una nuova testimonial per la campagna autunno/inverno 2011. Si tratta di Isabeli Fontana. Uno stacco di coscia lungo un chilometro e un fisico statuario che non fanno rimpiangere la pur carismatica Scarlett Johansson.

Fonte: Vivianamusumeciblog’s

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E le curvy models si presero la copertina di Vogue

Sono sempre scettica riguardo alle riviste di moda o ai giornali che parlano di donne tonde portandole a modello, non perché non meritino di essere rappresentate dai giornali, ma per il semplice motivo che penso sempre si tratti di una mossa di marketing e comunicazione. In altre parole penso che, ad esempio, qualche azienda di abbigliamento per taglie forti – direi anche normali – investa in pianificazioni pubblicitarie sui suddetti giornali e voilà ecco il servizio che compare e tutte le donne un po’ sovrappeso si sentono riabilitate. Non so se sia il caso del numero di giugno di Vogue, certo è che fa un po’ effetto vedere delle donne burrose, non taglia 38 spacciate per 42, ma vere taglie 44 o 46 comparire su una delle copertine più ambite del pianeta e sulla rivista che detta ancora legge in fatto di tendenza. La scelta per sembrare meno furbetta dovrebbe dare corso a un vero e proprio cambiamento di costume: inviterei la mitica direttora Franca Sozzani a dare veramente un segnale forte e non limitarsi a una copertina eccezionale con donne di siffatte taglie. Che diventi la norma. Che a fianco delle slim compaiano anche le curvy. Come capita per strada, come succede nei bar, come si può vedere nella vita reale.

Fonte: Vivianamusumeciblog’s

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Kiko, quando la reputazione é un valore aggiunto

Avete mai sentito parlare di   reputazione? Detto così potrebbe sembrare che si stia parlando di una persona. Se però dicessimo reputation, probabilmente si
circoscriverebbe il contesto all’ambito del marketing e della  comunicazione. C’è un marchio che sta costruendo un po’ alla volta un’ottima reputation che probabilmente in tempi di budget risucchiati dalla crisi e affollamento di prodotti concorrenti, è un’arma molto forte da usare. Parlo di Kiko Cosmetics. Il marchio nel giro di poco tempo è diventato un punto di riferimento per molte consumatrici. Il motivo? Più di uno. I prodotti sono buoni. Mediamente possono
competere con altri brand nazionali e internazionali del mass market – molto più pubblicizzati a livello globale a colpi di testimonial patinate -. Il rapporto qualità prezzo è praticamente ineguagliabile al momento. Faccio un esempio: se uno smalto di un marchio mass market più noto oscilla tra i 9 e i 12 euro, dura a dir tanto 5 giorni ma si sbecca già al secondo, uno smalto Kiko – che offre una palette di colori, peraltro, ricchissima – dura anche dieci giorni – se poi usate lo spray fissante ripassandolo dopo quei dieci giorni, le unghie tornano esattamente come le avevate laccate la prima volta  -,  non si sbecca mai – quasi a prova di rosicchiatura di unghie e scusate il dettaglio pulp – e copre ogni  forma di imperfezione dell’unghia che persino una bimba di due anni potrebbe stenderlo senza problemi. E potrei parlare anche di altri prodotti che ho acquistato e che non mi hanno delusa. Ma l’elemento che trovo veramente differenziante e intelligente è l’approccio delle venditrici all’interno dei punti vendita che, a questo punto, suppongo essere sottoposte a un training visto che sono entrata in diversi negozi e ho riscontrato sempre la stessa caratteristica. Le commesse sono PROFESSIONALI. Cosa intendo con questo? Le venditrici ti salutano dandoti del lei o del tu, ma sempre con estrema gentilezza senza quindi mettere l’interlocutrice in imbarazzo con un lei troppo freddo e distaccato o, al contrario, con un tu troppo  friendly e invadente. Se stai cercando dei prodotti o provandoli da sola, ti guardano, facendoti capire che sono lì per te, ma senza saltarti addosso come accade in altri negozi. Se ti rivolgi a loro, ti seguono immediatamente rispondendo alle tue esigenze e ti descrivono le caratteristiche del prodotto. Quando hai deciso se acquistarlo o meno – e in entrambi i casi ti trattano benissimo – ti chiedono gentilmente se hai bisogno d’altro e ti informano sulle promozioni o sui nuovi arrivi della settimana. Sempre senza invadere il tuo territorio. Una volta giunta alla cassa, la venditrice ti mostra l’ultimo nuovo arrivo della settimana spiegandoti le sue caratteristiche. Alla fine esci sempre con qualche prodotto in più o con la certezza che comunque ritornerai. Formare le proprie venditrici è un investimento che sempre più spesso le grandi catene dovrebbero fare. Con tutte le possibilità di acquisto on/offline che oggi il consumatore ha a disposizione, trattenere nel punto vendita il consumatore o farlo ritornare è indubbiamente un valore aggiunto. A furia di parlare di comunicazione – ma anche l’atteggiamento delle commesse è comunicazione – ci si è dimenticati che l’obiettivo di un marchio è vendere prodotti, non aria fritta. Senza
contare che spesso, soprattutto nelle città di provincia, si ha l’abitudine di assumere le commesse con un titolo di studio basico come se lavorare con il pubblico non richiedesse preparazione, studio, attitudine e talento. Kiko lo ha capito e sta capitalizzando. E gli altri?

GOOD GOOD BRANDING

Fonte: Vivianamusumeciblog’s

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Artists for Peace and Justice in Cannes

Nei giorni scorsi, durante il Festival del Cinema di Cannes, sulla Croisette è stata organizzata una serata evento con molti ospiti internazioneli per raccogliere fondi a sostegno dei bambini di Haiti. L’evento è stato organizzato dal produttore italiano Oscar Generale e dall’attrice Moran Atias. Molti i divi che hanno preso parte: Paul Haggis, Jane e Peter Fonda, Karolina Kurkova, Ryan Kavanaugh, Carlo Rossella, Milla Jovovich.  Per l’occasione sono stati raccolti 500 mila dollari che saranno devoluti alla causa.

Fonte: Vivianamusumeciblog’s

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Voglia di borse estive… Furla

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Ormai l’estate è arrivata, anche se il solstizio non c’è ancora stato, ma del resto si sa, non ci sono più le mezze stagioni signora mia. L’estate mi ricorda ovviamente il mare e la paglia delle borse della mia mamma. Oggi il modello viene rivisitato da molti brand. Furla ripropone il tema per questa stagione con i modelli che vi mostro qui di seguito. Che ne dite?

Fonte: Vivianamusumeciblog’s

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Serapian, il made in Italy esiste ancora

Ovviamente il titolo è una provocazione: il made in Italy esiste ancora, ma sappiamo anche bene quanto i prodotti spacciati per il frutto dell’italico talento vengano realizzati sempre più spesso all’estero, in particolare nei Paesi dove il costo della mano d’opera è molto basso. SERAPIAN però realizza le proprie borse e i propri accessori in pelle in due location: la prima è quella storica di Via Jommelli 35 a Milano, la seconda è l’azienda di Varese. Ieri ho visitato proprio il luogo da cui tutto è partito nel 1945. L’atmosfera è particolare poiché i clienti storici del marchio si recano ancora qui piuttosto che andare nella boutique in via Della Spiga – frequentata più dai turisti o da chi non conosce la sede storica -. Entrando nella sede di via Jommelli si accede subito al negozio outlet dove è possibile trovare anche le borse delle collezioni passate e intravedere, allo stesso tempo, gli artigiani al lavoro che forgiano i nuovi modelli che andranno nei negozi sparsi in Italia e nel mondo o che vengono realizzati su misura per i clienti che amano il taylor made.

Alcuni segreti del marchio:

– Serapian realizza borse per sé ma anche per grossi brand del lusso.

– il nome GINA dell’omonima borsa non è ispirato all’attrice Gina Lollobrigida come pensano alcuni, ma in maniera più semplice alla signora Gina, moglie di Stefano – fondatore del marchio – a cui il marito dedicò la borsa altamente iconica. La signora Gina dall’alto dei suoi energici 97 anni si reca ancora in negozio e segue il lavoro dell’azienda – queste sono lo donne a cui dovremmo ispirarci -.

– L’azienda non effettua CELEBRITY PLACEMENT per scelta. Chi indossa Serapian lo fa perché conosce il brand e lo acquista di tasca propria. Personaggi come Ornella Vanoni o Nadege amano il marchio storico ma non hanno mai ricevuto un omaggio. Scelta di comunicazione controcorrente ma tosta che mostra una certa consapevolezza.

-Nell’archivio dell’azienda ci sono borse che risalgono agli anni 40. Alcune, su richiesta, sono in vendita, altre no. Il motivo? Essendo realizzate con pelli fuori commercio poiché vietate, l’azienda non può commercializzarle. Tutto sommato un bene poiché l’archivio rimane una fonte di ispirazione anche per le borse più moderne.

– Fino agli anni 70 l’azienda ha commercializzato borse NO LOGO. Il motivo? Veniva considerato inelegante apporre il nome del marchio in bella vista. Poi le leggi del marketing hanno avuto la meglio e il logo – discreto – è comparso.

–  Che cos’è lo STEPAN? E’ il materiale che rimanda un po’ alla gomma con cui vengono realizzate alcune borse. Lo STEPAN è cotone spalmato.

Fonte: Vivianamusumeciblog’s

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