Archive
Armadyoga, filosofia del vestirsi
L’unico pensiero che può consolare una donna davanti all’armadio è quello di non essere Kate Middleton, che quando sceglie cosa mettere deve pensare, oltre al principe, ai paparazzi e a tutti quelli che guarderanno le sue foto anche in prospettiva quadrangolare, pure a quali saranno le reazioni di una novantenne vintage il cui colore preferito è il giallo canarino e che sta a Coco Chanel come un liceale a Dean e Dan di Dsquared2. A noi, in fondo, è sufficiente decidere cosa indossare per coprire quei due o tre difettucci fisici che fanno tanto donna vera, perché il massimo che può accaderci è di essere immortalate di sfuggita nella foto ricordo di qualche turista giapponese.
Tutto comincia con l’apertura dell’armadio e prosegue con l’assunzione della posizione del “saluto alla wintour”. Sedute sul letto a gambe incrociate , indice della mano destra sulle labbra (va bene anche della sinistra, se siete mancine) e sguardo strabico tra i jeans, le camicie e magari, forse, un vestitino con un pensiero rivolto al blog della Marcuzzi che alla fine qualche consiglio utile te lo rifila sempre. E bisogna approfittarne adesso, perché, se riprenderà il look da single rampante, limiti fisici imprescindibili, tipo due gambe della Marcuzzi che ne fanno una mia, impediranno di seguirla ancora!
I primi dieci minuti sono di riflessione, ma anche un po’ di riposo … che dopo tante ore di fronte al monitor di un pc , guardare un armadio aperto è come la vista dell’Oceano per un eschimese. E quando l’ora dell’appuntamento si fa vicina, le puntuali cominciano a vestirsi.
Le altre, invece, si perdono in riflessioni filosofico-sartoriali che a Valentino Garavani gli verrebbe voglia di mettersi la camicia hawaiana e andare a mangiare i tonnarelli cacio e pepe a Trastevere di sabato sera. Perché si, è vero, il pantalone nero è un passpartout e alla finejeans e maglietta, a parte la cellulite, le smagliature e un fidanzato che ti fa andare le polpette di traverso, risolvono tutti i problemi, ma se una donna sta attraversando la fase “ho visto una foto di Sienna Miller con un vestitino nero e i bikers e se lei si veste così posso farlo anche io” è normale che, per scegliere il giusto outfit, sia necessaria una riflessione filosofica accurata, che abbracci anche i principi base della sociologia e dell’antropologia. La parte in cui Sienna Millerdiventa la scusa per mettere una gonna più corta richiederebbe invece considerazioni che più che davanti a un armadio andrebbero fatte sul divano di uno psichiatra. Uno bravo.
A questo punto è tardi, manca poco all’appuntamento e bisogna prendere una decisione. Anche se, vorrei sottolinearlo, non si è mai sentito che qualcuno abbia interrotto i pensieri di Schopenauer perché si sta facendo tardi per andare a prendere un aperitivo. Anche se forse un bicchiere di buon vino gli avrebbe fatto bene all’umore.
Comunque, jeans slim e maglietta bianca, che Elisabetta Canalis è sempre così glam quando li indossa. Eh, si, che poi dallo psichiatra, una volta nominata Sienna ci si butta in mezzo anche la Canalis. Ovviamente con il tacco alto perché indossare le ballerine sarebbe un atto di presunzione così grande che al confronto Mourinho riceverebbe il premio “Bagno d’umiltàautunno-inverno 2012/2013” Risultato soddisfacente con quelli che sarebbero stati solo dieci minuti di ritardo, se davanti allo specchio non avessi realizzato che vivi a Roma e devi fare l’aperitivo in centro, dove padroneggia il peggior nemico di un tacco alto, di una gamba slanciata e di una caviglia affusolata. Lui, il serial killer dei soprattacchi. Il sampietrino. Necessaria trasformazione in Sienna Miller. E mezz’ora di ritardo. (Valeria Carola)
Fonte: VM-Mag
Click and Grow, idea vincente per curare una pianta
Avere piante che non muoiono è sempre stato il sogno di tutti. E finalmente c’è qualcuno che ha inventato una pianta autonoma, che si cura da sola; non si tratta solo di una pianta generica, ma di varie specie quali il basilico, i pomodori, i fiori, la melissa e tante altre. No, non è uno scherzo, si chiama Click And Grow e costa solo 50 Euro! Vediamo insieme come funziona.
Un’idea vincente
La tecnologia non ha veramente limiti. L’idea di Click and Grow , la società estone che ha inventato questa piata indipendente, è semplice: utilizzare l’elettronica per fornire automaticamente acqua e fertilizzante alla pianta. La sua struttura è divisa, infatti, in due prodotti: smartpot (base) e refill (cartuccia).
Base e cartuccia
La smartpot (sopra, 60$ – 50€) è la base bianca disponibile in due modelli: basilico e celosia. Una smarpot è come un vaso, solo che dentro non sarà necessario metterci terra e semi, ma la cartuccia, ovvero il refill che, come detto prima, è compresa insieme alla base con le piante di basilico e celosia. Esempi di cartucce:
Il refill (sopra, 24 $ – 20 €) dunque è la cartuccia che contiene la terra, i semi, il fertilizzante e il software contenente tutti i dati necessari per fornire acqua e fertilizzante ogni giorno. Ogni pianta infatti ha bisogno di diverse quantità di acqua ogni giorno. E dal sito potrete acquistare più refill, quindi più piante. Ci sono mini-pomodori, melisse, fiori, peperoncini… Peggio di una fiorista!
Quindi, ad esempio, quando muore naturalmente il basilico, si potrà sostituire la sua cartuccia con una di melissa e ricominciare da capo, senza dover acquistare una nuova base o un nuovo smartpot. What nice plants:
La pianta dei vostri sogni
Abbiamo capito tutti che questa potrebbe essere la pianta dei nostri sogni, indipendente dalle nostre dimenticanze (niente acqua per mesi e la pianta morì) e quindi completamente autonoma, insomma una pianta “maggiorenne”. Reputo questa idea geniale, ma come tutte le idee geniali è sempre necessario svilupparle bene. C’è chi afferma che “una volta avuta l’idea geniale il resto è semplice”.
Io credo che quasi tutti abbiano idee geniali, ma solo pochi di noi sono in grado di svilupparle adeguatamente. Click and Grow non solo è un’ottima idea, ma è anche un ottimo esempio di idea ben sviluppata: è un prodotto di design, decisamente ispirato ad Apple (mi sorprendo che non ci sia la smartpot nera!), ma comunque un oggetto di arredamento elegante e piacevole; il bianco in contrasto con il verde delle piante darà nuova vitalità alla vostra casa.
Questa pianta, ovunque venga posizionata, non resterà solo una pianta in quanto tale, ma diventerà una decorazione elegante e di stile:
Come funziona
Inserite quattro pile alcaline e un litro d’acqua e la pianta crescerà da sola. Io l’ho già acquistata e provata ed è realmente funzionante. I dettagli della mia pianta ve li svelerò prossimamente.
Vediamo ora il funzionamento nel dettaglio, incominciando con l’ottimo video realizzato dai creatori stessi di Click and Grow.
Una volta arrivata, dovrete scoperchiare la base ed inserire quattro pile alcaline, quindi riempitela con un litro d’acqua (che durerà anche più di un mese a seconda della pianta). Una volta posizionata la pianta in un luogo con una luce adeguata, non dovrete far altro che aspettare.
Non dovrete preoccuparvi di curarla o di metterci del fertilizzante perché Click And Grow vi avverte da sola se ha bisogno di acqua: sul davanti è, infatti, posizionato un led che normalmente lampeggia di verde se la pianta sta bene; quando, invece, lampeggia di blu, significa che dovrete ricaricare altra acqua.
Ogni cartuccia è integrata con il software che si connette alla base e comunica a quest’ultima quanta quantità di fertilizzante e acqua sono necessari al tipo di pianta dentro la cartuccia.
Dove acquistarla
Clickandgrow.it è il sito dell’importatore italiano, altrimenti potete acquistarla direttamente dal sito del produttore. In Italia i negozi che la vendono sono, purtroppo, ancora pochissimi. L’unico che conosco, per il momento, è Factory a Parma, in Via Pasubio.
Alberto Ziveri
Fonte: Tasc
Giacomondo, tenacia all’insegna del tricolore
In Italia esistono ancora le nicchie di produttori di abiti che piuttosto che rivolgersi all’estero per cercare i propri fornitori, continuano a puntare sul vero Made in Italy, con tutte le difficoltà che ne conseguono. Paola Coppola, ideatrice e fondatrice del marchio Giacomondo – in onore di suo figlio Giacomo – appartiene alla categoria di questi tenaci imprenditori. Del resto la sua storia è diversa rispetto a quella di altri. Dopo aver lavorato per quindici anni nel settore dei trasporti, nel 2000 Paola decise di iscriversi a una scuola di moda per rivoluzionare la sua vita e ricomincare da capo in un altro ambito. E’ così che nasce Giacomondo, focalizzandosi sull’abbigliamento per bambini. In seguito, nel 2008 Paola ha lanciato anche la linea per adulti: «Ho pensato di allargare anche al mondo dei genitori. La linea da adulto mi ha dato molta soddisfazione, tra l’altro ho vestito il cantante americano Coolio. Il suo staff mi ha contattata dopo aver visto i miei capiº». Di recente Paola ha vestito anche Michel Altieri negli scatti per la locandina di Zorro, il musical che l’attore ha portato in questi giorni a Roma. Ma non si tratta dell’unica novità per il marchio: da poco gli abiti di Paola sono distribuiti in tre punti vendita: due a Napoli e uno a Roma. «Non è facile lavorare con i costi attuali con i fornitori italiani. Per me sarebbe indubbiamente più facile cercare dei fornitori stranieri come ormai fa la maggior parte delle aziende in questo settore. Ma sono convinta che la qualità che abbiamo noi in Italia non esista da nessun altra parte. I tessuti che provengono o vengono lavorati nei Paesi in via di sviluppo non hanno la resistenza e la qualità di quelli che provengono dall’Italia». Le collezioni a/i 2012 portano una ventata di leggerezza e favola nello stile del marchio, in particolare nella collezione Giacomondo con le ali, dove quest’ultime si possono staccare e diventare un gioco per i bambini. La collezione più elegante, invece, propone giacche in velluto con spille swarosski e molto tulle nella collezione bambina. Per il bambino, invece, non manca la giacca smocking. Il tutto è concluso poi da vestiti e caftani in cotone pesante elasticizzato per le ragazzine.
Fonte: VM-Mag
Calvin Klein, ma i modelli giocano a Pes…
L’associazione moda-uomo, quella immediata, fa inevitabilmente pensare ai modelli di intimo di Calvin Klein, che, ormai da trent’anni (cade proprio in questi giorni l’anniversario del famoso marchio underwear) vediamo apparire su riviste e manifesti e che, solo negli ultimi tempi, sono stati raggiunti, nell’immaginario femminile, dal modello di Dolce&Gabbana, quello del bacio appassionato all’ombra dei faraglioni. Poi, superata l’immediatezza, c’è la realtà.
Che tanto, diciamoci la verità, uno con il costumino bianco a mutanda (senza offesa per il quadricipite!), giusto su un gommone in mare aperto dove non ci vede nessuno. E, per la cronaca, gli addominali si vedono pure con un boxer. Al ginocchio. Perché la coscia abbronzata è una prerogativa della donna. Come l’allattamento o le puntate di Grey’s Anatomy. Certo, a leggere le riviste maschili si intuisce che l’uomo ha ben altro a cui pensare piuttosto che a come vestirsi. Migliorare le prestazioni sessuali, trovare 101 modi per non pagare la cena a una donna, scolpire gli addominali senza fare troppa fatica, evitare le riunioni con il capo senza essere licenziati e dedicare più energie a quello che all’inizio era solo un passatempo, ma che, dopo la canzone dei Club Dogo con Giuliano Palma, è diventato uno stile di vita. Un inno per l’uomo che un tempo, per non chiedere mai, doveva mettere un deodorante e adesso invece … una partita a PES e chi se ne importa della doccia e del deodorante. Infatti, tra i must have della stagione uomo 2012-2013 non ci sono sciocchezzuole tipo la doctor bag, il cavallino o gli ankle boots, ma la tripletta segnata dopo essere riuscito a mettere Messi nella propria squadra, evitando la rissa con gli amici. Scolarsi un paio di birre, tra un calcio d’angolo e una punizione, fa raggiungere poi i più alti livelli del glamour.
Il rischio però è che accadano cose che nessuna donna meriterebbe di vedere. Tra queste segnalo: Il mocassino di pelle nera sotto il jeans, magari proprio quello che, tra tutti i jeans che gli uomini hanno nell’armadio, ha il lavaggio più chiaro. E lo stile classico non è una giustificazione. E’ pacifico che Della Valle non fa le Hogan per i punk. Il borsello. Certo, se un uomo non è così fortunato da uscire con una come me che porta le borse oversize anche di sera, la gestione congiunta di portafoglio, telefono, sigarette e chiavi della macchina potrebbe risultare complicata, ma niente di irrisolvibile avendo, fortunatamente, a disposizione due mani e anche due/quattro tasche. Il gilet da pescatore non è una soluzione. Così, tanto per chiarezza. Il calzino nelle nuance del grigio chiaro . Il calzino è uno solo. Scuro, al ginocchio e in filo di Scozia. O al massimo un Gallo. Ma solo per dare un’alternativa. Per il resto non ci sono scuse. E, tranquilli, facendo un buon uso della lavatrice, nessuna donna penserà mai che un uomo non si cambia i calzini, anche se li ha tutti uguali. Il bottone della camicia sbottonato. Il bottone aperto in zona pettorali può essere perdonato a un uomo solo. E se non vi chiamate Jude di nome e Law di cognome, quell’uomo non siete voi. Dunque, abbottonatevi. E dopo l’immagine raccapricciante del ciuffo di peli che esce dal bottone lasciato aperto, forse, e sottolineo forse, potrei ritenermi fortunata, accettare pacificamente che le camicie da uomo non siano solo bianche o celesti a tinta unita e ridimensionare il mio rapporto complicato con le camicie a righe. Oppure provare a passare una mazzetta alla persona che le stira.
Fonte: VM-Mag
Startup, fare impresa per il futuro
Essere imprenditori dell’innovazione è il futuro, e questo futuro si chiama Startup!
Il rapporto
L’occasione per fare un minimo di chiarezza sulle startup ci viene fornita dalla presentazione del Rapporto della Task force istituita dal Ministero dello Sviluppo Economico, avvenuta il 13 settembre scorso.
Il ministro Passera ha costituito intorno al coordinatore Alessandro Fusacchia un gruppo di dodici esperti: Andrea Di Camillo, Annibale D’Elia, Donatella Solda-Kutzmann, Enrico Pozzi, Giorgio Carcano, Giuseppe Ragusa, Luca De Biase, Mario Mariani, Massimiliano Magrini, Paolo Barberis, Riccardo Donadon, Selene Biffi.
Cosa sono
Un’impresa di costituzione recente, che ha come scopo lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di un bene o di un servizio nato come risultato della ricerca, o che impiega comunque nella propria attività un forte tasso di innovazione (Rapporto startup – Definizione).
Tale definizione è ancora troppo generica, quindi, per una maggiore chiarezza ed obiettività, potremmo definire le startup come società di capitali, non quotate, aventi sede o soggette a tassazione in Italia, che soddisfano i seguenti requisiti:
sono detenute direttamente e almeno al 51% da persone fisiche (senza limitazioni d’età), anche in termini di diritti di voto
svolgono attività di impresa da non più di 48 mesi
non hanno fatturato – ovvero hanno un fatturato, così come risultante dall’ultimo bilancio approvato, non superiore ai 5 milioni di euro
non distribuiscono utili
hanno quale oggetto sociale lo sviluppo di prodotti o servizi innovativi, ad alto valore tecnologico
si avvalgono di una contabilità trasparente che non prevede l’uso di una cassa contanti, fatte salve le spese legate ai rimborsi
Anche definire l’innovazione è importante, ma complesso: in ogni momento potrebbe, infatti, nascere qualcosa che “sorpassa” ciò che riteniamo essere all’avanguardia. Oltre a questo, dobbiamo considerare che ci sono molti ambiti di innovazione.
Gli autori del Rapporto hanno pensato che l’innovazione su cui porre la lente d’ingrandimento sia quella tecnologica, soprattutto perché molto attuale e trasversale in tutti i settori produttivi.
L’Unione Europea ha affrontato la questione in vista di una regolamentazione e dell’assegnazione di finanziamenti (diretti o con formule di Risk Sharing Instruments) sulla base di 10 criteri di cui almeno uno va rispettato.
Condizioni
Per verificare il lavoro delle startup e il modo di svilupparlo il Rapporto propone tre vie:
il bilancio della startup deve essere concentrato soprattutto su R&S (Ricerca e Sviluppo)
tra gli impiegati della startup il personale altamente qualificato deve essere in numero consistente
va tenuto in considerazione se la startup piuttosto che partire da zero sia uno spin-off universitario in cui la fase di ricerca è precedente
Oggi serve trasparenza in ogni settore, così viene proposta la costituzione di una directory pubblica online in cui le startup si autoregistrino e dove i dati che le riguardano siano consultabili, avendo magari la possibilità di interagire con referenze e commenti.
Il Rapporto ha stabilito con la considerazione del “passato” universitario di una startup un principio di attenzione ed equità – visto che altrimenti queste situazioni sarebbero state escluse dai finanziamenti – e fa lo stesso, attraverso una sezione specifica, con quelle iniziative che abbiano una spiccata vocazione sociale. App per aiutare i diversamente abili, oppure che assistano a fare la spesa persone affette da intolleranze e allergie. Sono meno remunerative di altre, tuttavia il maggior supporto che gli andrebbe fornito è giustificato dal più alto contributo offerto alla comunità.
Lancio
Dopo gli sforzi per tenere fuori furbi o presunti tali ecco che si arriva alle misure a sostegno, il vero fulcro di tutto questo lavoro.
Problemi e ostacoli, adempimenti e oneri burocratici, un fisco “poco amico”. Tutto questo va cambiato attraverso sia la semplificazione amministrativa e normativa sia ricorrendo a una riforma del lavoro che tenga conto delle dinamiche lavorative di una startup, estranee a modelli organizzativi esistenti.
La normativa italiana è tarata su imprese tradizionali e non può riuscire nello sforzo di incoraggiare un giovane, sono ancora troppi e troppo antiquati gli oneri imposti. Il Rapporto suggerisce la nascita di un pacchetto con agevolazioni e risparmi sotto il nome di iSrl. Per un tempo di 48 mesi una società che ne benefici diventa come “a statuto speciale” e riesce così a nascere e diventare operativa anche partendo assolutamente dal nulla; trascorsi i mesi diventerà una S.r.l. normale. Questo periodo potrebbe valere anche per una moratoria fiscale: non pagare le tasse rispetto alla fatturazione ma rispetto al reale flusso di cassa, visto che in Italia i pagamenti sono molto dilazionati e si rischia di soffocare l’impresa.
Tra l’idea di partenza e il primo passo operativo può già essere necessario il supporto di un finanziatore esterno, che sia pubblico o privato. Oggi gli strumenti di investimento non sono adeguati a questo scopo, occorre riformare l’ecosistema delle SGR (Società di Gestione del Risparmio) – semplificarne la costituzione, ridurne il capitale minimo, ridimensionarne i costi di gestione -e fornire delle alternative.
In tema di lavoro le startup si confermano un caso speciale e nuovo, così le leggi attuali, compresa la recentissima riforma Fornero, non sono opportune.
Il requisito principale di questo status lavorativo dovrebbe essere la flessibilità, concretizzata in una formula apposita per le startup che, ad esempio, senza limiti in base al numero degli impiegati essi vengano assunti a tempo determinato per i soliti 48 mesi. La precarietà però non è un bene da conservare e quindi allo scadere del termine o il lavoratore viene assunto a tempo indeterminato oppure il rapporto non può continuare in altro modo. Questo contratto dovrebbe anche prevedere meno oneri possibili, come l’azzeramento dell’IRAP, e magari diverse modalità remunerative, ad esempio il compenso attraverso stock option che potrebbero incentivare alcuni dipendenti. Partecipare alla fortuna dell’impresa con un nuovo contratto e degli utili oppure azzerare la situazione, queste sono le dinamiche dell’innovazione.
Crescita
Il flusso di capitali e un luogo propizio sono i due fattori che il Rapporto individua come chiave per la crescita di una startup.
Denaro
Per quanto riguarda il finanziamento delle imprese gli ostacoli sono la cronica contrazione del mercato dei capitali di rischio e la difficoltà di accesso al credito. Se si interviene su questi due aspetti si ottiene non solo la necessaria circolazione di credito ma anche la conseguente maturazione di tutto il comparto delle startup verso il mercato reale.
Il top per gli investimenti sono gli Stati Uniti con 131 miliardi di Euro versati nelle loro venture capital tra 2003 e 2010, l’Europa è molto distante con soli 28 miliardi. L’Italia? Ancora più indietro se pensiamo che per i prossimi 5 anni ci sono solo 25 milioni annui, 120 milioni totali che impallidiscono rispetto alle iniziative di Francia, Germania e Regno Unito.
Il Rapporto propone di ricorrere a una cabina di regia unica per i fondi di investimento sulle startup, in cui lo Stato abbia un ruolo sia di coordinamento sia in parte di finanziatore, scegliendo i partecipanti secondo criteri meritocratici e di trasparenza; la parte statale del fondo potrebbe essere molto facilmente ricercata in quelle iniziative finanziate e mai partite di cui il bilancio dello Stato è colmo.
La concentrazione delle risorse private assieme a quelle pubbliche permetterebbe una razionalizzazione dei criteri, a vantaggio soprattutto delle startup sociali, in cui spesso si trovano le migliori idee senza però un adeguato mordente commerciale e di sviluppo. Oltre a questi investimenti “organizzati” è poi giusto considerare quelli più diretti che potrebbero venire da aziende e cittadini (crowdfunding), incentivabili magari mediante deduzioni fiscali maggiori.
Luogo
La necessità di luoghi che coltivino le startup si deve al fatto che quando sono concentrate diventa possibile condividere esperienze e competenze, mettere tutti a parte di informazioni sul mercato e sulle opportunità di sviluppo, quindi migliorarsi e tenere a freno i costi acquisendo anche maggior pragmaticità.
Per riconoscere questi posti diciamo che vanno identificate sia strutture e servizi fisici (locali attrezzati, cablaggio, un centro informativo unificato) che piattaforme meno tangibili ma altrettanto fondamentali: formazione di un management specifico per questo tipo di imprese, marketing professionale, banche dati condivise, accordi con gli operatori finanziari, accesso a strutture di ricerca specifica.
Anche tutto questo va sostenuto, come? Prendendo a riferimento quello che abbiamo già detto per le startup stesse, agevolare cioè gli incubatori di imprese con semplificazione e sgravi e permettere un meccanismo di finanziamento più flessibile rispetto all’attuale.
Conclusioni
Il settore delle startup è quanto di più nuovo possiamo immaginarci, chi è riuscito ad avere successo fino ad oggi sicuramente non ha avuto quello che il Rapporto promette di dare ai futuri imprenditori del settore, ed è un grande merito per loro, aver portato la loro inventiva oltre tutti gli ostacoli e aver realizzato il loro business. La grande favola di alcune di queste aziende oggi super-valutate può essere riportata non solo in un numero di casi maggiore ma anche in luoghi molto diversi.
Innovazione e sviluppo passano da qua. La crisi deve produrre cambiamenti sostenibili e sociali e in questo le startup possono dare una grande mano, ma con queste iniziative noi non ci affidiamo più all’eroicità di pochi ma lanciamo una vera e propria sfida ai giovani e ai territori.
I giovani devono solo coltivare le proprie capacità e investirci in termini di formazione e quindi di tempo, mentre i territori devono essere altrettanto creativi e cercare di attrarre verso di sé queste nuove realtà produttive.
Senza giovani che sappiano credere nella propria visione e comunità che si mettano al servizio dell’innovazione il Rapporto perderà ogni sua efficacia.
Luigi Mandraccio
Fonte: Tasc
Tigros, primi supermercati italiani abilitati con iPhone Apple
Su App Store arriva una nuova applicazione gratuita che permetterà, a partire da oggi stesso, di fare la spesa e pagare con il proprio iPhone all’interno dei nuovi supermercati Tigros abilitati al nuovo servizio.
Parliamo di SpesaSelf for iPhone, un’app che permetterà a tutti i clienti del supermercato Superstore Tigros di Solbiate Arno, nella provincia di Varese, di creare la propria lista della spesa e pagare direttamente dal proprio dispositivo, senza la necessità di attendere le code alla cassa e soprattutto con la massima sicurezza, grazie soprattutto al nuovo sistema punti Tigros Card.
In pratica, dopo aver fatto la propria lista della spesa comodamente da casa, basterà recarsi all’interno del supermercato facendo leggere all’iPhone il codice QR presente all’ingresso; a questo punto, il cliente potrà prendere tutto quello di cui ha bisogno e, se ha dimenticato qualcosa, potrà aggiungerlo alla lista tramite la lettura integrata dei codici a barre.
Fatto questo, tramite i punti disponibili sulla propria Tigros Card, che funziona come una sorta di carta di credito prepagata, il cliente potrà pagare il proprio saldo immettendo semplicemente la propria password, tornandosene a casa con la spesa senza per forza fare la fila alle casse.
Che dire, un sistema davvero innovativo e al passo con i tempi che, come abbiamo riportato in articoli precedenti, negli USA è già sperimentato da molto tempo; i vertici del supermercato Tigros, comunque, fanno sapere che questo sistema presto sarà disponibile anche presso tutti gli altri punti vendita.
Fonte: GoLook-Technology.it
Trend capelli, primavera estate della London Fashion Week 2013
Come per quanto riguarda il make up e i trend già visti a New York, le tendenze capelli primavera estate 2013 della London Fashion Week prevedono teste ordinate da brave ragazze, con poche idee all’insegna dell’eccentricità. Ripercorriamo velocemente gli stili più diffusi in passerella Le onde sono disciplinate, come da Kinder Aggugini, e a volte trattenute da mollette, come quelle morbide proposte da House of Holland o il frisè di Moschino Cheap & Chic. Anche a Londra è protagonista il liscio, con scriminatura centrale da Felder Felder, con in ciuffo accompagnato dietro le orecchie da Emilia Wickstead, glam da Burberry Prorsum e Jonathan Saunders. Non mancano i capelli tirati all’indietro, come da Willow, e molto lucidi, ad esempio da Christopher Raeburn. I raccolti scelti dalle maison sono tutti all’insegna del bon ton. Alcuni esempi? Sass & Bide, Erdem, Antonio Berardi, Christopher Kane, Issa London, che orna i fiori con orchidee coloratissime. Più scomposti e morbidi i look di Temperley London, Ashish e Mulberry, più bohémien e con forcina in vista quello di Clements Ribeiro. Fuori dal coro la frangia irregolare associata a una scomposta coda bassa di Simone Rocha, la cascata di ricci di Meadham Kirchhoff e le parrucche di Vivienne Westwood Red Label.
Fonte: VM-Mag
Smartphones, nuovi dispositivi con apps casinò
Da un lato Apple che detta le regole sfoggiando il suo ultimo gioiello, l’iPhone 5, e dietro i competitori, Android in primis con i nuovi Samsung Galaxy S III e Note II, e Nokia con gli ultimi Windows Phone della serie Lumia.
Il mercato degli smartphone vive mesi di grandi novità in cui tutti i principali produttori stanno dando decisamente il loro meglio sfornando dei veri e propri gioielli hi-tech che è sempre più difficile considerare solo come telefoni.
Se da una parte ci si prepara ad avere dispositivi mobili sempre più performanti, dall’altra parte le aziende fornitrici di servizi cercano di non farsi trovare impreparate mettendo a disposizione dei propri clienti le apps per accedere ai propri contenuti. Una regola a cui nessuno fa eccezione nessuno, nemmeno il mondo dell’azzardo online che per il mobile propone apps di casinò in grado di riportare su smartphone la stessa esperienza di gioco di un PC.
Le apps dei casinò online sono presenti in maniera omogenea sia su iTunes, l’App Store di Apple per iPhone ed iPad, sia su Google Play di Android, sia infine su CasinoTop10.it; alcuni di questi contenuti sono scaricabili gratuitamente mentre per altri è richiesto un costo di acquisto di solito non superiore ai due euro.
Il gioco universalmente più diffuso come apps per mobile è il poker. Su iTunes si trova ad esempio “Texas Poker”, dedicata all’omonima variante del poker che permette di giocare gratuitamente online con migliaia di altri giocatori. Per Android le apps di poker più popolari sono Zynga Poker e Live Holdem Poker Pro, che insieme totalizzano oltre un milione di download. Chi invece vuole sedersi (virtualmente) al tavolo verde di un casinò grazie al proprio smartphone Windows Phone, trova sul Marketplace di Microsoft apps come Texas Holdem , Poker4All e Video Poker.
Fonte: GoLook.it
Giorgio Armani, campagna pubblicitaria autunno inverno 2012 2013
Siamo figli dell’era digitale, di internet, degli smartphone, dei tablet e degli e-book. Della velocità, del tutto e subito.
Non so se sia colpa della mia anima romantica e anacronistica, eppure solo quando sfoglio una rivista mi sento totalmente appagata. Mi dà un senso di pace, come il gustarmi un bel libro prima di addormentarmi la sera, una sensazione che i computer e internet non mi danno. Anzi, mi stressano!
Adoro il suono delle pagine, la sensazione della carta patinata sotto le dita e il suo odore, i colori delle foto, così vibranti che i soggetti sembra stiano per uscire dalla rivista da un momento all’altro.
Io le riviste me le godo, leggo tutti o gran parte dei servizi, mi perdo nei redazionali di moda e analizzo gli styling al microscopio. E poi, anche se sarò l’eccezione, adoro le pubblicità. C’è chi le detesta, c’è chi ritiene siano fin troppe. Io le amo. Mi fanno sognare. La moda, in fondo, non è anche questo!? Sogno!?
Tra le tante, in questo periodo sono rimasta affascinata dalla campagna pubblicitaria di Giorgio Armani, realizzata dal duo Mert Alas & Marcus Piggot, gli stessi fotografi che hanno firmato quella di Gucci, che vi ho mostrato in questo post.
Rispetto alla campagna di Gucci, quella di Armani non gioca sugli spazi, come completamento degli abiti; il focus sono gli abiti stessi! Adoro i pigmenti pieni e vibranti, l’abbinamento cromatico tra i tessuti e soprattutto, per quanto riguarda la modella, lo styling: uno dei punti di forza di Armani, oltre alle celebri giacche destrutturate, è il sapiente accostamento tra capi femminili e tagli androgini. Impazzisco per i tailleur e i cappelli. Le linee sono morbide e fluide, i dettagli minuziosi e accurati.
Se dovessi indicare lo stilista preferito o quello da cui mi farei vestire, sicuramente sceglierei Giorgio Armani. Per me resta il maestro indiscusso del made in Italy e uno dei migliori al mondo.
Fonte: In Moda Veritas
New York Fashion Week, nuove tendenze capelli per la primavera estate 2013
Come accade per il make up, le tendenze moda capelli primavera estate 2013 viste alla New York Fashion Week sono all’insegna della naturalità chic, con poche proposte che non danno spazio a una creatività esuberante.
A farla da padrone i capelli sciolti, quasi sempre bon ton, lisci o mossi che siano.
Ecco i capelli lisci, ma dalla texture morbida, con scriminatura centrale di Belstaff, quelli con ciuffo laterale e glam di Carlos Miele, Hervé Léger by Max Azria e Lacoste. Diversi designer hanno puntato sulla scriminatura centrale e i capelli tirati dietro le orecchie: tra questi Organic by John Patrick, Zac Posen, Victoria Beckham, Cushnie et Ochs. La versione più classica con il gel si è vista sulle passerelle di Juan Carlos Obando e Rag & Bone mentre Carolina Herrera ha fissato le chiocche del ciuffo dietro la nuca in un’acconciatura bon ton e ordinatissima.
I capelli mossi hanno onde leggere e glam come da 3.1 Phillip Lim e Custo Barcelona, che puntano sul ciuffo trattenuto dalle orecchie, o Costello Tagliapietra che predilige la scriminatura centrale.
Diverse maison hanno puntato sul raccolto, spesso leggermete scomposto e un po’ gonfiato, come da Vera Wang e Marc Jacobs. Lo chignon è spesso intrecciato e portato sulla sommità del capo, come da Christian Siriano e Dennis Basso, mentre la coda è bassa ed elegante, laterale da Jenny Packham, leggermente scomposta da Marissa Webb, ordinata da Lela Rose.
Ancora di moda la treccia a lisca di pesce: si è vista sulle passerelle di Tory Burch e Calla, mentre alcuni hairstylist preferiscono la treccia alla francese, come Tracy Reese.
Non mancano proposte più particolari. Alexander Wong copre la scriminatura con una striscia di tessuto nera, Mara Hoffman orna i capelli con una foglia di palma mente Peter Som eOscar de la Renta puntano su ciocche colorate di rosa.
Fonte: VM-Mag




























