John Galliano, l’opinione di Franca Sozzani

“Pur condannando le parole di John, mi spaventa la lucidità di giovani che pur di guadagnare in notorietà o in denaro sono pronti a distruggere l’immagine di un genio”

Si è letto e scritto molto in questi giorni sull’episodio che ha visto John Galliano protagonista di ingiurie razziste contro gli avventori di un bar a Parigi.

Ribadisco quello che ho detto in un’intervista al Daily Telegraph del 25 febbraio: sono contraria e condanno qualsiasi forma di atteggiamento razzista o che possa mancare di rispetto a qualsiasi religione.

Ma vorrei dire che sono altrettanto indignata che delle persone, resesi conto dello stato alterato in cui si trovava John, si siano prese vantaggio speculando sul SUO nome e sulla sua notorietà. È chiaro che questa cosa è stata studiata, perché se stai veramente litigando non hai il tempo materiale di prendere il telefonino, sintonizzarlo sul video RIDACCHIANDO e con chiaro atteggiamento derisorio e riprendere quello che John dice.

Lo sfruttare la notorietà del personaggio per avere un momento di fama è uno degli atteggiamenti più infidi e deprecabili che possano esistere. Qualsiasi personaggio famoso è attaccabile, insultabile e difficilmente poi difendibile, quando, come in questo caso, una notizia fa il giro del mondo.Avrebbero avuto questi ragazzi che si sono così scagliati contro John la stessa prontezza a fare un video e a chiamare la polizia se si fosse trattato di uno sconosciuto? Sono sicura di no. Pur condannando le parole di John, penso che siano state dette in un momento particolare e non lucido. Mi spaventa la lucidità di giovani che pur di guadagnare in notorietà o in denaro sono pronti a distruggere l’immagine di un genio.

Franca Sozzani

fonte: Vogue.it

Marocco, libertà di stampa e governance

March 8, 2011 Leave a comment
Interessante l’editoriale del giornale finanziario francofono L’Economiste apparso ieri in Marocco. Analisi lucida e reale di una situazione che ha diverse analogie con l’ italica stampa.
Nelle società moderne, la disponibilità e la fluidità delle informazioni sono considerate come il motore dell’evoluzione. Se l’informazione circola male, la società si ammala. Bisogna comprendere che per l’uomo moderno il flusso di informazioni continuo è un bisogno vitale. In difetto, si trova nella necessità di cercare informazioni ad ogni costo. Questo dà la possibilità ai canali meno sicuri, ai rumors, di svilupparsi e installarsi nella società. Una società sottomessa a questi meccanismi non avanza. Indietreggia. Ancora più pericoloso, essa diventa   merce per ogni sorta di manipolazione. La società marocchina non fa eccezione a questa regola sociale universale. Il suo bisogno di informazione è forte come quello di altre società moderne.  Detto questo, esiste ancora nei meandri dirigenziali, la concezione secondo la quale  ‘l’informazione e il potere” sono strettamente correlate. Quindi diffusa (l’informazione) con parsimonia perchè si crede ancora sia riservata a pochi cerchi di iniziati. Gli uomini in piazza giocano su questo default, puo’ essere, ma i poteri pubblici, loro, sono  primi perdenti in questo affare. La principale problematica, quando il potere è in buona fede, è di creare una simbiosi con l’opinione pubblica. Per fare questo, la prima regola e di rispettare i suoi elettori dando una informazione corretta, abbondante, un informazione che permetta di migliorare la governance generale del paese. In difetto, tutti gli atti, tutta la politica diventa oggetto di sospetto tra gli elettori, installando una negativa opinione strutturale. In questo contesto, i più demuniti materialmente, i meno armati intellettualmente, si trovano  pronti ai disordini e l’avventurismo.

Fonte: My Amazighen

 

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Marocco, welcome to Ouallywood!

March 8, 2011 Leave a comment

Una luce straordinaria, paesaggi diversificati, tariffe competitive…Ouarzazate seduce sempre più i professionisti della settima arte. In certi periodi dell’anno è sufficiente passeggiare per le vie della città per capire cosa si sta girando. Qualche tempo fa si incontravano, cosa inabituale, tantissimi barbuti, che erano figuranti per un film che si svolgeva in Afganistan. Qui, gli abitanti vivono al ritmo del cinema e la città è in fermento per una mega-produzione che partirà nel mese di marzo, il sequel di “Alien“ con la regia di Ridley Scoot, che dopo aver girato qui “Il Gladiatore” nel 2000 è diventato un habitué del Marocco, creandosi la fama di regista che paga bene i figuranti e i primis per la sua gentilezza. Gli ingressi economici dei films sono diventate delle risorse essenziali non solo per la capitale del cinema del sud marocchino, Ouallywood, cosi’ battezzata recentemente dal Financial Time, ma per tutto il reame nel suo insieme. Uno dei più grandi studios di Ouarazazate non si è dato per vinto davanti alla recente crisi economica mondiale e ha sfoderato la sua professionalità diventanto in assoluto il più grande studio open air del mondo. Situato tra la città, arrivando da Marrakech, e tra la strada delle Kasbah, lo studio CLA è uno dei più recenti; propone dal 2005 due plateaux, i più importanti d’Africa, che permettono anche riprese in interni. In questa struttura sono presenti scenografie impressionanti, tra cui un bacino d’acqua che permette di simulare scene in alto mare, vestigia delle riprese di un remake di Ben-Hur per la televisione. Creato nel 1985 possiede da numerosi anni un allure spettacolare. Si entra attraverso una muraglia che ricorda quella di Marrakech e ci si trova al cospetto di enormi statue egiziane incrostate. Servirono alla scenografia di Missione Cleopatra, il grande successo della serie Asterix, girato a Ouarzazate nel 2001. All’interno, si puo’ visitare un quartiere di Gerusalemme (resti delle scenografie di Kingdom of Heaven, di Ridley Scott), un tempio tibetano (utilizzato per le scene di Kundun, di Martin Scorzese) o ancora alcune costruzioni romane (per telefilms italiani). Questi elementi di decoro impressionanti sono inseriti in 160 ettari di terreno semi-desertico che possiede lo studio da molto tempo. La quasi inesistenza di pioggia permette di conservare i più spettacolari mentre gli altri vengono distrutti dopo le riprese. Le autorità comunque intendono proseguire sulla strada della sinergia tra cinema e turismo con la manifestazione Moviemed, una serie incontri per attirare visitatori avidi di ritrovare dal vivo le scenografie dei films celebri che amano. Un museo del cinema colmo di vestigia e di materiali di ogni epoca è stato recentemente aperto nel cuore della città per offrire una retrospettiva importante di tutti films che sono stati girati nella Hollywood del Marocco. Ouarzazate, che letteralmente significa ”senza rumore” in berbero (da qualche tempo è anche chiamata ”silenzio, si gira !“) aumenta di anno in anno la sua vocazione di città internazionale del cinema, grazie a una serie di fattori quali la luce, spazi immensi e paesaggi diversificati con, il deserto dietro l’angolo (deserto di pietra,hammada), e poco più lontano il deserto di dune , e ancora lo sfondo di montagne innevate e edifici spettacolari come il celeberrimo Aït Benhaddou, ksar fortificato medioevale, patrimonio mondiale dell’UNESCO. Ma oltre a questi capolavori della natura sono le ”risorse umane“” competenti e sempre disponibili, come alcun artigiani locali abituati a costruire scenografie e costumi.  Molti i tecnici preparati del cinema diventati ancor più professionali, e grazie alla composizione multietnica della popolazione, figuranti in numero illimitato capaci di incarnare uomini e donne di origini diverse e di tutte le epoche. Un accenno anche al sostegno dello stato, che facilita a livello burocratico i lavori e garantisce una libertà di creazione, pensiamo a Sex and the City 2 censurato a Abou Dabi e girato poi nelle sue scene più bollenti in Marocco. E last but no least, delle tariffe molto attrattive; il costo delle riprese scende di molti punti percentuale rispetto all’Europa, sino al 40% meno e oltre il 60% rispetto agli USA. E i risultati di queste politiche sono evidenti: secondo M.me Saloua Zouiten del Centro cinematografico marocchino (CCM), il Marocco ha accolto tra il 2006 e il 2010 le riprese di 140 produzioni per un investimento di 250 milioni di euro, con una media di 50 milioni annui.  L’indotto ha di fatto creato diverse società con sede a Casablanca, Marrakech, Tangeri e Ouarzazate che organizzano e propongono i loro servizi alle società di produzione americane o europee.

Fonte: My Amazighen

 

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Un martedì per le donne… auguri da un principe arabo, Mohammad Ahmad

March 8, 2011 Leave a comment

Auguri a tutte voi!!..Felice 8 marzo! Gli auguri sono di un Principe arabo, Mohannad Ahmad, attore e modello che incarna il look macho/dolce/sexy degli uomini mediorientali. Questa la frase che ha scritto sulla sua pagina Facebook che lascia intendere molte cose: “Ogni cosa accade per una ragione, Vivi, Ama, lascia che il tuo sorriso cambi il mondo, ma NON lasciare che il   mondo cambi il tuo sorriso”.

Fonte: My Amazighen

 

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Donne manager in Marocco

March 8, 2011 Leave a comment

Quale posto per le donne nella funzione pubblica marocchina? Per rispondere a questa domanda, il Ministero della Modernizzazione del settore pubblico ha realizzato uno studio presentato ieri a Rabat. Le principali conclusioni sono che malgrado i numerosi sforzi di istituzionalizzare l’uguaglianza dei generi, il tasso di femminilizzazione è basso. Senza dimenticare alcune discriminazioni che persistono principalmente in posti di rilievo. Nel quadro della Giornata Mondiale della Donna, il Ministero ha organizzato ieri una giornata di studi dal titolo: “La partecipazione delle donne nelle decisioni delle amministrazioni pubbliche, leva fondamentale delle riforme e della modernizzazione”. Kaoutar Mdaghri Alaoui, capo della divisione dell’Osservatorio dell’impiego pubblico, ha presentato uno studioconsacrato allo spazio della donna nella funzione pubblica. Da questo studio si evince che tra il 2005 e il 2009, l’evoluzione del tasso di femminilizzazione dell’amministrazione pubblica e delle collettività locali, è passato dal 23,8% al 26%, con un aumento appena del 2%. In quattro anni. Negli ambienti rurali questo tasso è più basso: 10,6 contro il 27,4 degli ambienti urbani. Nei differenti dipartimenti ministeriali dove la proporzione globale del personale femminile è del 37%, risulta che in alcuni ambiti il personale femminile e superiore a quello maschile. E’ il caso del  Dipartimento della Salute (53,8%) e dello Sviluppo Sociale (52,7%). In queste categorie, la Direzione Generale della Protezione Civile e laDirezione Generale della Sicurezza Nazionale, i dati peggiori: nel primo le donne sono appena il 4%della forza lavoro e nel secondo caso si arriva al 6%.  Le donne con livello di quadro sono al 56,34% sul  totale delle donne funzionario. Per quanto concerne i posti di alta responsabilità, le donne restano ancora poco rappresentate. Nell’amministrazione centrale, solo il 7,41% di loro sono state assunte nel 2009; un posto di segretaria generale e nessuna occupa quella di direttore generale. Negli annali si trovano numerose donne funzionarie con il titolo di “capo dei servizi” o di “direttore”.  Con un tasso di femminilizzazione nella funzione pubblica del 40,77%, la regione della Grande- Casablanca e la più rosa, davanti a Rabat-Salè-Zemmour-Zaër (40,65%) e Doukkala-Abda (38,89%). Nella parte bassa troviamo le regioni di Guelmin-Smara (21,9%) e Boujdour-Sakia El Hamra (19,8%). Per quanto concerne lo status matrimoniale delle donne funzionario, quelle sposate sono la maggioranza (57,42%), seguite dalle single al 38,51%. Infine, il 60% delle donne funzionario hanno un età media oltre i 41 anni e il 30% di loro è sotto i 36 anni. Per spronare i diversi dipartimenti ministeriali a scendere in campo con delle misure che diano luogo ad una presa di coscienza nell’uguaglianza dei sessi, il Ministero della Modernizzazione dei settori pubblici ha creato un Comitato di Concertazione Interministeriale (CCI), costituito per ora da 15 dipartimenti ministeriali. L’obiettivo primario sarà quello di promuovere una cultura di equità e di uguaglianza nella funzione pubblica, vegliare sulla integrazione dell’uguaglianza dei sessi nei programmi e nei progetti di modernizzazione della funzione pubblica, principalmente quella relativa alla gestione delle risorse umane. Un bel regalo per l’8 marzo alle donne marocchine!

Fonte: My Amazighen

 

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J’adore Adolf Hitler, parola di John Galliano

March 8, 2011 Leave a comment

L’enfante terrible della moda parigina questa volta ha esagerato. Parlo di John Galliano, grande estimatore e aficionados di Marrakech, la sua oasi lussuriosa al riparo degli sguardi indiscreti occidentali. Qualche tempo fa ho visitato il suo piccolo  e prezioso riad, appena entrati nel quartiere di Mouassine, vicinissimo alla Place Jemaa el Fna. Ambienti raffinatissimi e ricercati dove lo stilista, un paio di volte all’anno, si rifugiava in cerca di ispirazione, con il suo staff al completo. Alle pareti tantisime fotografie dei suoi soggiorni alquanto pruriginosi che hanno sempre fatto gridare allo scandalo i berbenisti, e musulmani, vicini di casa. Pero’ adesso il gioco si fa duro e per il britannico John Galliano si prospettano tempi duri. Molte fonti accreditate in seno alla Maison Dior raccontano che il creatore, preso nella spirale dell’alcool, non era “quasi “mai in studio”  da diversi mesi. Oltre alla pressione delle collezioni, John Galliano non si è ancora ripreso dalla morte di Steven Robinson avvenuta nel 2007, suo compagno e principale collaboratore da oltre venti anni.  Tanti citano le storie di altri stilisti (guarda caso legati sempre da un fil rouge con Marrakech!)  che grazie ai loro eccessi hanno avuto grandi problemi e un male di vivere sempre addosso: Yves Saint Laurent, in depressione cronica o Alexander McQueen che si è sucidato l’anno scorso. Il mondo della moda tace, ipocritamente, sui fattacci dello stilista, vera icona dei fashion-victims, pensando forse che il solo fatto di essere un geniale creatore, che ha risollevato le sorti di una storica Maison in declino, possa giustificarlo. Non lo ha giustificato pero’ la dirigenza di Dior che lascia filtrare dalle sue press una rottura definitiva  che era comunque già prevista prima delle abominevoli ed alcoliche affermazioni dello stilista. Pare che in questi giorni John Galliano sia ricoverato in una clinica per disintossicarsi: convalescenza a Marrakech?

Fonte: My Amazighen

 

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Carlo Pignatelli, nuovo showroom a Milano per shoes and bags

Nella città della moda, in viale Pasubio al 6, per una clientela  internazionale pari ormai alle 700 unità, lo stilista Carlo Pignatelli porta il suo mondo di pregio e raffinatezza declinato su calzature ed accessori.
L’inaugurazione avviene e non a caso in concomitanza con Micam, la rassegna internazionale di scarpe e accessori moda in scena a Milano dal 6 al 9 marzo 2011. Uno spazio di 350 metri quadri, dominato da toni essenziali come il bianco e il grigio ma pervaso da una lieve vena barocca, dove i pezzi delle collezioni vengono presentati come piccole opere d’arte.
Finalmente, il lavoro svolto da Carlo Pignatelli nella calzatura insieme all’azienda Officine Modelli, suo principale licenziatario che figura come partner dell’operazione, trova degna espressione presentandosi in una cornice adeguata ai contenuti di qualità, ricerca, estetica.
Sempre in viale Pasubio, a luglio di quest’anno, aprirà i battenti il punto vendita di Carlo Pignatelli calzature e accessori.

Fonte: BlogModa

 

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Lady Gaga modella per Thierry Mugler

March 6, 2011 Leave a comment
Lady Gaga ci ha sempre deliziato e stupito con i suoi look estremi, al di sopra di ogni regola di stile e in continua sfida con la legge di gravità.
Nel video musicale del suo ultimo singolo, “Born This Way”, oltre a balletti e ballerini perfetti, sfoggia abiti e scarpe firmati da Thierry Mugler e pochi giorni fa aveva annunciato attraverso Twitter la sua imminente partecipazione come modella durante la sfilata del suddetto stilista a Parigi, in occasione della Settimana della Moda.
Fin qui niente di strano in quanto il suo stilista personale è giust’appunto Nicola Formichetti, direttore creativo di Mugler, e la cantante aveva già curato le musiche della sfilata del marchio avvenuta in gennaio.
Ma chi si aspettava una sfilata come un’altra, evidentemente non conosce bene la cantante e non ha seguito spesso le sue performance al limite della trasgressione.
Stefani Joanne Angelina Germanotta si è presentata in passerella con tanto di sigaretta accesa in mano ed ha sfoggiato abiti con trasparenze generose nelle tonalità del bianco e del nero e cappelli dalle forme scultoree che le coprivano gran parte del viso.
Il trucco era esagerato come c’era da aspettarsi, con occhi dipinti di nero fino alle tempie e bocca rosso acceso.
Gaga ha ballato in passerella, si è appoggiata alle pareti mimando i versi delle sue canzoni e contorcendosi come l’abbiamo vista fare spesso nei suoi video, il tutto sempre con la sigaretta in bocca che le dava quell’aria un po’ cattiva che tanto le è cara.
La Regina della Pop-dance non sbaglia un colpo.
I suoi video sono ogni volta un successo annunciato, le canzoni sono orecchiabili e ballabili e piacciono a donne, uomini, nonni e bambini, le sue mise fanno sempre sproloquiare i più famosi giornali e le più attente fashion blogger.
Anche come modella Stefani Germanotta ha vinto e i suoi fan sono letteralmente impazziti.
Dimenticando per un attimo persino la sua ultima invenzione: il profumo “Born this Way” che ha fatto scalpore per la fraganza di sangue e liquido seminale.
Se il “profumo” venderà e sarà apprezzatto vorrà dire che questa donna non è altro che potenziale fata turchina, o maga magò o addirittura il nuovo Re Mida.
Valentina Leporati

Le meravigliose pareti illuminate del Grand Canyon (parte III)

La luce voluminosa del giorno inizia dignitosamente il suo brillante percorso in discesa verso la cruda notte, lungo il passaggio ripido delle vaste aperture rocciose, sopra la coppa del maestoso monumento, tinteggianti variopinti bagliori dorati sotto l’influenza dei minuti colpi solari, versando l’ombra dell’oscurità sui ciglioni più in basso al calar della tenebra vespertina. Alzando lo sguardo al fulgore invitante della tiepida stella infuocata ancora rovente si nutre una sensazione di rinnovamento durante il lento cammino di risalita lungo la nuda penombra assiepata intorno al sentiero dirupato.

Osservare le pareti del Canyon mentre si viene illuminati dal percorso incantato incombente diviene pressoché umiliante e non si può fare altro che sentirsi sottomessi dal grandioso complesso architettonico strutturato direttamente dalla mano di Dio. Lo stallone purosangue mira la testa con la medesima consapevolezza mentre, riacquistando la sua formidabile resistenza dopo una meritata sosta rinvigorente, si proclama nuovamente paladino della radura riordinando il suo gruppo massiccio già pronto al galoppo al suo impavido comando, preannunciando favolosamente l’ebrezza di una nuova meravigliosa avventura nella catena frastagliata e scoscesa dell’El Dorado, mentre da lontano tentennano ancora rari suffumigi serali che annunciano l’ascesa del vespro nel ricordo di remote tradizioni mai dimenticate.

a cura di Marius Creati

 

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Le meravigliose pareti illuminate del Gran Canyon (parte II)

Scendendo il bordo della gola a picco, imbavagliati con cura sotto un hackberry Stetson da vero cowboy, si raccoglie l’erto sentiero sulla strada che conduce verso il basso attraverso la gola profonda ricca di frastagliature ingannevoli che, con un semplice passo falso, potrebbero provocare una tragedia irrimediabile. Accompagnati dal grazioso nitrito dei cavalli si avverte il gonfiore lacerante dei tricipiti al di sopra del gambale dei Durango, anche la faretra sembra appesantire le spalle sotto il peso costante della calura, mentre il pensiero naufrago si annida sull’idea di arrivare in fretta alla prossima baita cercando di esaurire quel dolore secco dei piedi sostenuti entrambi dall’estasi del circondario. L’arrivo sul fondo scuro del terreno, imbrunito dall’ombra dei colossi montani, scorge la sensazione di essere avviluppati nell’umido.

Muovendosi attraverso i dirupi scoscesi del Canyon germogliano improvvisamente nuovi sentimenti di gratitudine per essere giunti lì da soli nel cuore del suo paradiso terrestre, immedesimati nel notevole spazio ricorrente, sterminato e solitario, idoneo per il riposo e il ringiovanimento. Un soffio improvviso stravolge la cute al di sotto del mantice di tessuto, necessario per non rimanere escoriati dai raggi del sole sovrastante l’espansione del territorio che illumina coriacemente le longeve scoperte geologiche solcate dall’erosione. Quel temporaneo isolamento si trasforma improvvisamente in una prelibatezza incommensurabile; l’avvento, il desiderio di voler raggiungerne il cuore pulsante verso l’interno per avvertirne l’amenità dal di dentro diventa una necessità insostituibile.

a cura di Marius Creati

 

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