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Vini di lusso, investire un bene di rifugio
Per il fondo lussemburghese Nobles Crus, specializzato in questo particolare comparto, il rendimento negli ultimi quattro anni è cresciuto mediamente a due cifre. Ma le etichette di riferimento sono per il 98% francesi. La piazza di Bordeaux è dominata ormai dagli acquirenti cinesi.
Investite in vino. Mal che vada, ve lo berrete” disse una volta Gianni Agnelli. Fosse ancora tra noi, l’Avvocato si sorprenderebbe nello scoprire che i rendimenti di alcune etichette sono talmente elevati da sconsigliarne l’apertura nell’immediato. Prendiamo il 1990 di Romanée-Conti, fuoriclasse tra i pinot noir di Borgogna: se nel 2000 il prezzo si aggirava attorno ai duemila euro a bottiglia, oggi c’è chi è disposto a versarne più di ventimila per assicurarsene una. Lo hanno fatto a novembre alcuni facoltosi collezionisti cinesi nelle aste pubbliche di Hong Kong (se ne sono tenute ben otto importanti), ma anche a New York, Londra, Ginevra, Parigi e altre piazze europee. E la cosa non deve stupire, perché quando si parla di premieres crus bordolesi – quelli degli chateau Latour, Lafite, Margaux, Haut-Brion e Mouton, secondo la classificazione risalente al lontano 1855 – o dei più complessi rossi di Borgogna, ci troviamo di fronte a beni dalla doppia connotazione: sono di lusso e al tempo stesso di rifugio. “Dinamica la domanda, limitata l’offerta e, in più, con il passar del tempo la gente li beve. Perciò diventano ancor più rari ed essendo prodotti longevi, la loro qualità aumenta”, spiegano Averardo Borghini Baldovinetti e Marco Clerici, rispettivamente direttore internazionale e direttore generale della società Vino e Finanza, che gestisce il fondo Nobles Crus specializzato in questo particolare comparto. Di quel “mitico” Romanée-Conti 1990 il fondo, un Sicav lussemburghese che richiama investitori istituzionali (tra cui banche e fondi pensione) al pari di collezionisti e risparmiatori privati desiderosi di diversificare il proprio portafoglio, ne detiene 50 bottiglie: una bella cifra, considerando che il domaine del villaggio di Vosne-Romanée di quell’annata ne produsse circa seimila, per due terzi già stappate. Nel 2008, mentre affondava Lehman Brothers trascinando con sé i titoli di mezzo mondo, il rendimento di Nobles Crus viaggiava a +20%. Positivi anche i due anni successivi, con un progresso del 10% nel 2009 e del 13% nel 2010. Ma i vini da investimento si sono rivelati immuni anche alla crisi degli spread e dei debiti sovrani, chiudendo il 2011 con circa il 10% di attivo. Merito soprattutto dei nuovi mercati. L’Asia, trainata dalle aste di Hong Kong, è diventata il primo acquirente internazionale dei cosiddetti Igw (investment grade wines), superando in classifica gli Stati Uniti, che avevano dominato la piazza per vent’anni, e relegando all’ultimo gradino del podio quell’Europa che, con i suoi ricchi collezionisti londinesi e parigini (senza dimenticare tedeschi, svizzeri e qualche italiano) creò il concetto stesso del vino come bene rifugio. Ora invece Cina e Hong Kong, secondo i dati del Civb (Conseil Interprofessionnel des Vins de Provence) assorbono circa il 60% dell’export di Bordeaux. Esistono casi da manuale come quello di Chateau Lafite, di proprietà della famiglia Rothschild, che per i cinesi è il top wine per antonomasia, grazie a una favorevole combinazione di fattori: è stato il primo premiere cru a puntare con convinzione sul mercato asiatico, non ha rivali per marchio e storia, dispone di sufficienti quantitativi (180 mila bottiglie l’anno contro per esempio le 36 mila di Chateau Petrus) per assecondarne le richieste. Infine, particolare non secondario, il suo brand è facilmente pronunciabile anche per un cittadino di Pechino, che si troverebbe in difficoltà con le troppe “r” dei vari Margaux o Haut-Brion. L’occasione per creare Nobles Crus si presentò nel 2007, quando la legge lussemburghese autorizzò la creazione di fondi alternativi: ci fu chi ne approfittò per lanciarsi nell’arte o in altri beni di valore crescente nel corso del tempo e chi, come Borghini Baldovinetti (produttore in Toscana con la Fattoria San Fabiano) e Clerici, si unirono al francese Christian Roger, uomo dalla ventennale esperienza in ambito finanziario, unendo passione e professione. Anche Roger è produttore, la moglie infatti è proprietaria dell’azienda vitivinicola Morgassi Superiore in Piemonte. La passione però non deve prevalere sulle logiche, che vanno rispettate quando ci sono di mezzo gli investimenti. Ed ecco allora che quando si parla di vini su cui puntare, il dominio è inevitabilmente d’oltralpe: il 50% arriva dalla Borgogna e il 48% dalla zona di Bordeaux. All’Italia restano le briciole: 0,6% Toscana, 0,5% Piemonte. Il resto, un marginalissimo 1%, se lo spartiscono Stati Uniti, Spagna e Australia. “In Italia”, spiegano i manager del fondo, “ci sono tanti grandi vini, pochi però sono quelli da investimento. Probabilmente in futuro la quota del nostro Paese è destinata ad aumentare, pur tenendo presente che i cinesi, inizialmente legati a Bordeaux e in particolare al solo Lafite, soltanto ora si stanno avvicinando ai vini più prestigiosi della Borgogna e quindi ci impiegheranno un po’ di tempo ad accettare anche quelli italiani”. Quand’è che un grande vino diventa un bene d’investimento? “Quando presenta alcune caratteristiche imprescindibili” rispondono Clerici e Borghini Baldovinetti. Primo: deve essere longevo, perché se un grande vino non migliora invecchiando non sarà mai tenuto in considerazione. Secondo: la costanza, perché gli investitori non si fidano di aziende dai risultati altalenanti. Terzo: il brand e la riconoscibilità non solo del marchio, ma anche della zona da cui proviene. Quarto e ultimo: la rarità, perché ci sono ottimi vini che fanno un milione di bottiglie l’anno e i grandi numeri determinano l’inevitabile perdita di attrattività. Ad ogni modo esistono etichette come il memorabile 1985 di Sassicaia (Tenuta San Guido, Toscana), diverse annate di Masseto (Ornellaia, Toscana) e un paio di Monfortino di Giacomo Conterno (Barolo, Piemonte) che possono condividere con i più prestigiosi Lafite, Latour, Mouton e Romanée-Conti lo spazio nella tabella dei best performer, vini su cui investire ora e in futuro. “Tenendo comunque presente”, precisano da Vino e Finanza, “che i vini italiani presentano un’interessante evoluzione del valore nei primi anni, per poi assestarsi senza ulteriori progressi. Un Monfortino del 1990 può arrivare a 700 euro a bottiglia ma è assai improbabile che cresca fino a toccare le migliaia di euro. Invece il Romaneè Conti 2006 noi l’avevamo comprato a 3 mila e pensavamo di averlo pagato a caro prezzo. Oggi ne vale oltre 7 mila. Questa è la principale differenza tra Francia e resto del mondo”. Infine, diverse “nuove” zone sono sotto osservazione. Le principali sono due territori di grande tradizione come la Mosella per il Riesling, in Germania, e il nord del Portogallo per il Porto: promettono bene, al pari della zona di Avellino per il Taurasi e dell’Etna per le enormi potenzialità dei suoi vini lavici, ottenuti a partire da quell’antico vitigno autoctono che prende il nome di Nerello Mascalese. Certo non arriveranno mai ai ventimila euro di certe etichette francesi, ma poco importa ai gestori di un fondo: i quali, per utilizzare un termine in voga, più che al valore assoluto, badano allo “spread”.
Fonte: Pambianconews
Giuseppe Zanotti Design, calzature senza tacco conquistano le celebrities di tutto il mondo
Dopo averci proposto tacchi stiletto vertiginosi e zeppe futuristiche, Giuseppe Zanotti ci sorprende ancora presentandoci la scarpa senza tacco. Un modello unico la cui forma sinuosa ricorda il corpo di donna. Grazie ad un’attenta ricerca tecnico-stilistica si ha l’impressione che la scarpa sia sospesa nel vuoto garantendo al contempo una perfetta stabilità. “Questo modello”, sostiene lo stilista “non è quindi una mera scarpa-scultura ma una scarpa che ha un’ottima calzata e permette alla donna di alzarsi di ben 16 cm in tutta sicurezza”. Le celebrities e le donne dello star system mondiale non hanno certo mancato di notare questo nuovo modello e lo hanno fin da subito richiesto per video musicali, shooting e red carpet. Lady Gaga, ad esempio, ha scelto il modello open-toe tempestato di cristalli per il suo ultimo video Marry the Night. Lo stesso modello indossato anche dalla Editor at Large di Vogue Japan e indiscussa trend-setter Anna Dello Russo per il suo video natalizio. La cantante rap Nicki Minaj ha scelto invece il modello a T in vernice nera e fondo oro e l’open-toe in specchio argento con fondo maculato per il video Stupid Hoe. La combinazione specchio argento e fondo maculato è piaciuta anche alla bellissima modella Heidi Klum che lo ha indossato per lo shooting della rivista inglese In Style in uscita a Marzo.
Questo modello senza tacco, che lo stilista ha voluto chiamare ‘Adele’, è piaciuto sia in Occidente che in Oriente. L’attrice cinese Joey Yung ha indossato la variante in cristalli swarovski in occasione dei Best Music Award Ceremony 2011 di Hong Kong e la cantante pop cinese Charlene Choi ha indossato l’open-toe in vernice nera in occasione dei Top Ten Chinese Gold Songs Awards, sempre a Hong Kong.
Fonte: BlogModa
Pigalle, décolleté icona di Christian Louboutin
Le Pigalle sono forse le uniche scarpe firmate Louboutin che piacciono a tutte le sue seguaci: l’estro del maestro spesso lo porta a strafare con tacchi da porno star e materiali al limite della sobrietà, ma le sue Pigalle rappresentano la scarpa perfetta, senza alcun dubbio; se è vero che le decolletè riprendono nelle forme le curve del corpo femminile è altrettanto vero che Monsieur Christian ha ripreso quelle forme, estremizzandole al limite, come a voler decorare il piede e la gamba della “sua” femmina nel modo più puro possibile.
Il nome Pigalle è un omaggio ad uno dei più celebri quartieri di Parigi, anche noto come “quartiere a luci rosse”: è che qui che sorgono il “Museo dell’Erotismo”, fondato nel 1896, e il “Moulin Rouge”, locale che negli anni ha ispirato più di un artista. Pare che Louboutin abbia disegnato le sue Pigalle per omaggiare le ballerine dei locali a luci rosse, che dopo gli spettacoli sparivano nella notte svettando su scarpe altissime altamente evocative.
E’ difficile stabilire quale donna dello spettacolo abbia indossato per prima le Pigalle, quello che conta è che negli anni queste scarpe sono diventate un must have; anche le versioni proposte sono a dir poco infinite, ogni anno vengono presentate varianti sfiziose ed innovative, i modelli più amati sono le Pigalle 100, con un tacco di 10 cm piuttosto scontato, e le Pigalle 120, 12 cm di tacco a spillo che curvano l’arco del piede fino a limiti impensabili. Ne esiste anche una terza versione, piuttosto bassa, ma davvero non merita attenzione.
Il successo di queste scarpe è merito della forma semplice, del tacco puro ma anche della punta corta e scollatissima, che mette ben in mostra l’attaccatura delle dita: anche in questo caso si tratta di un omaggio al mondo fetish al quale Louboutin è legato fin dall’inizio della sua carriera (ricordate la collaborazione con David Lynch nel 2007?).
Ovviamente esistono anche le mezze misure, se siete in dubbio meglio un mezzo numero in più; più complicata la calzata delle Pigalle 120, il tacco tanto alto spinge il piede in avanti, se la pianta non è magrissima è consigliata una mezza misura in più, ma non andate oltre: ricordatevi sempre che un bravo calzolaio può allargare (non allungare però!) qualsiasi scarpa.
Fonte: Shoeplay
Frontiere del fashion web, chiavette USB super lusso
Le stravaganze della moda sono fortunatamente all’ordine del giorno. Mancava ancora di realizzare degli oggetti di odierno uso comune in versione lusso-fashion. Ecco qui che i primi oggetti sono saltati fuori sul mercato e si tratta della prima collana con chiave USB e un paio di gemelli da camicia con la medesima funzione. Il tutto naturalmente, assemblato con materiali come acciaio, oro, platino, diamanti, ed altro ancora. I gemelli da camicia in questione, contenenti chiavi USB sono realizzati in argento ed hanno un costo che si aggira intorno ai 250 dollari statunitensi e permettono di connettersi ad internet oltre che a consentire la condivisione di dati con qualunque o quasi, dispositivo elettronico come tablet, smartphone e personal computer e compatibili con qualunque dispositivo USB e Wireless. Per le signore invece è stata realizzata una vera e propria collana in acciaio inossidabile, tempestata di pietre preziose, con una chiave USB integrata che ha una capacità di contenimento dati fino ad un massimo di 4 giga. Le dimensioni di tali dispositivi sono ridotte e i prezzi variano da un minimo di 29 dollari. Le open drive sono dotate di flash di memoria fino a 4 giga, USB 2.0, coperchio di protezione e compatibilità con il sistema operativo di Windows 2000, XP, Windows Vista e MAC OS 9+.
Antonio Trapani
Fonte: AGS Cosmo
Caraibi, vacanza di lusso della bella Kate Middleton
Da quando il matrimonio con il principe William l’ha resa una dei personaggi più seguiti dai media inglesi, la bella Kate Middleton, insieme alla sua famiglia, è sempre al centro dell’attenzione.
E così il Daily Mail ha raccontato nei giorni scorsi la bellissima vacanza di lusso di una settimana passata da Kate e la sua famiglia sull’isola di Mustique, ai Caraibi.
Della notizia hanno fatto il giro del mondo i dettagli “della spesa”; la duchessa di Cambridge sembra che abbia sborsato ben 15 mila dollari per una settimana di vacanza.
Fonte: GoLook.it
Ferrari 458 Spider, in arrivo il configuratore online
Da pochi giorni è disponibile online, sul sito ufficiale del Cavallino Rampante, il nuovo configuratore dell’ultima arrivata Ferrari 458 Spider.
L’auto, di cui abbiamo parlato poco tempo fa, pesa solo 50 chili in più rispetto alla versione coupè ed è dotata di un potente V8 da 4,5 litri in grado di erogare la potenza massima di 570 cavalli, con una coppia di 540 Nm. Lo scatto da 0 a 100 km/h avviene in soli 3,5 secondi, mentre la velocità massima è di 319 km/h.
Nulla da dire su questo nuovo gioiello automobilistico che, si sa, è destinata a rappresentare un sogno per molti ed una realtà per pochi fortunati. Fatto sta, che con il nuovo configuratore online, tutti potranno personalizzare, almeno virtualmente, la propria Ferrari 458 Spider.
Fonte: GoLook.it
Louis Vuitton, luxury chewing-gum da Paul Stiven
Si parla di lusso, ovvero di ”luxury chewing-gum”, ma mai come stavolta si tratta di un particolare alla portata di tutti.
Parliamo delle nuove confezioni di chewing-gum realizzate da Paul Stiven in collaborazione con Louis Vuitton; il loro prezzo va dai 3,50 ai 5 euro, ma si tratta di un particolare decisamente chic, adatto a tutti coloro che vogliono dare un tocco di esclusività alla loro vita quotidiana.
La scatola è in metallo, verniciata nel classico marrone Louis Vuitton con il logo dorato del brand; i chewing-gum all’interno sono davvero particolari, con un gusto alquanto raffinato e duraturo, anche se, secondo quanto rivelato dallo stesso designer, il tutto va pensato come un accessorio, ovvero come un porta chewing-gum dallo stile elegante quanto unico.
A quanto pare, queste particolari confezioni di gomme da masticare sono in commercio già da tempo, ma solo ora stanno raggiungendo popolarità grazie al loro successo in campo di vendite.
Per acquistarle basta recarsi in un centro Louis Vuitton o in un punto vendita autorizzato, anche se la disponibilità per ora è alquanto scarsa.
Fonte: GoLook.it
‘Su Misura’ per l’uomo, leitmotiv delle prossime stagioni
In un mercato maschile luxury, che si mostra più dinamico di quello femminile, l’attenzione delle griffe si concentra sul ‘made to measure’. Un segmento per ora piccolo, ma redditizio. E che promette molto bene anche sui nuovi mercati emergenti. Così tutti i grandi brand mettono in campo strategie e prodotti creati ad hoc per il singolo cliente: con un’offerta che va dalle scarpe alle cinture negli accessori, mentre nell’abbigliamento si allarga dal formale alla maglieria e al tempo libero. Una tendenza che sembra destinata a crescere anche per la donna, perché nel lusso la chiave vincente oggi si chiama personalizzazione.
Il ‘su misura’ per l’uomo, nell’abbigliamento e negli accessori, sarà uno dei leit-motiv delle prossime stagioni: e se a qualcuno sorgono dei dubbi, le ultime mosse dei grandi brand sembrano esserne la migliore conferma. Ha iniziato il 23 settembre scorso Louis Vuitton, che, in occasione dell’inaugurazione del rinnovato flagship di Montenapoleone, uno dei più grandi monomarca d’Europa, ha lanciato da Milano in anteprima mondiale il nuovo servizio di personalizzazione ‘made to order shoes’. Con la possibilità di creare cinture su misura abbinate. Il 17 ottobre è stata la volta di Gucci, che ha ufficializzato il lancio del potenziato servizio sartoriale su misura per l’uomo (abiti, camicie e calzature) al quale è dedicata una speciale campagna intitolata All the world’s a stage, protagonista l’attore, scrittore e regista James Franco. Una settimana dopo è arrivata la decisione di Tommy Hilfiger Group, di proprietà di PVH Corp. di riportare in casa le licenze della collezione sartorial (100 milioni di dollari di fatturato), venduta in Europa dal 1998. Infine, il 10 novembre Ermenegildo Zegna ha brindato nel global store di Montenapoleone a Milano all’ultimo nato nella famiglia, la maglieria ‘su misura’ della collezione Personalized premium cachemire. E già sono partite le manovre 2012: Prada, dopo aver risolto il contratto di franchising con Mercury per gestire direttamente il retail sul ricco mercato russo, nella terza settimana di gennaio inaugura il primo flagship a Mosca, un intero palazzo free standing da 1.500 mq in via Stoleshnikov dove, nell’area uomo, lascerà uno spazio di rilievo al su misura. E Ferragamo, che ad agosto dello scorso anno nei suoi monomarca di tutto il mondo ha iniziato la vendita della Special Edition, scarpe Tramezza realizzate a mano e cinture personalizzabili, in questi mesi sta rinnovando l’offerta per l’uomo di abbigliamento su misura formale, in pelle e della maglieria: con l’aggiunta della camicia, progetto che partirà dalla prossima primavera estate. Insomma, un gran daffare. Che accanto ai colossi del lusso vede anche blasonate griffe come Brioni, entrata di recente nella scuderia della Ppr di François-Henri Pinault e intenzionata nel 2012 ad ampliare la gamma di un su misura su cui il brand preferito da James Bond è già forte. E persino “piccole” aziende della pelletteria come Piquadro, che si propone alla clientela maschile con la collezione Sartoria, ovvero porta PC, porta Ipad e piccoli accessori realizzati ad hoc. «Un progetto – sottolinea l’amministratore delegato Marco Palmieri – nato quasi come una sfida, perché cerca di coniugare il massimo della tecnologia moderna e il massimo della artigianalità: così il prodotto se lo costruisce il cliente, attraverso una piattaforma tecnologica scaricabile su Ipad, che dal gennaio 2012 è disponibile anche su internet, e viene realizzato in micro laboratori artigianali della Toscana». Di certo nel caso di grandi marchi storici il focus sul ‘made to measure’ non rappresenta una svolta improvvisa, ma una mossa coerente con il DNA della griffe. Dice Pietro Beccari, vicepresidente Louis Vuitton: «La personalizzazione è da sempre una delle componenti che caratterizzano l’offerta dei prodotti Louis Vuitton, che siano bauli, city bag, accessori di piccola pelletteria e orologi. Già dall’Ottocento veniva offerta la possibilità di personalizzare gli articoli da viaggio, e nel 1901 George Vuitton, in onore del padre, realizzò il primo marchio personale su una “Steamer” bag. Oggi il servizio del ‘made to order shoes’ è la sublimazione dei servizi di personalizzazione, dedicato all’uomo più esigente». Una posizione condivisa da Gildo Zegna, presidente e amministratore delegato del gruppo Zegna: «Abbiamo lanciato il ‘su misura’ alla fine degli anni Settanta con la produzione di abiti, giacche e pantaloni, per estendere il servizio a camicie e cravatte a fine anni Novanta e recentemente alla maglieria. Un servizio che è ancora attualissimo, dove esprimiamo il top dei nostri valori, non solo nella cura individuale del cliente, ma anche nella costante ricerca della qualità e dell’esclusività di tessuti e lavorazioni». Ma è un fatto che chi il ‘su misura’ per l’uomo lo fa da sempre oggi è affiancato da new entry di peso che hanno deciso di riscoprirlo. Come Gucci, griffe che vuole riaffermare a 360 gradi i legami del brand con una storia di tradizione artigiana. Spiega Patrizio di Marco, amministratore delegato del marchio fiorentino: «Come è successo per altri punti di forza nascosti della nostra azienda, abbiamo deciso di tornare a investire anche su questa attività, perché racchiude tutti i valori del marchio: creatività, artigianalità, made in Italy, qualità assoluta e attenzione al dettaglio». Per non dimenticare Prada, che pur proponendosi come brand innovativo, è decisa a giocarsi la partita. «Il nostro è visto giustamente come un marchio di moda, che spontaneamente potrebbe anche non essere collegato al ‘made to measure’. Invece Prada, come casa centenaria e di tradizione, ha questa expertise e questo interesse sartoriale, certo fatto a nostro modo, non conservatore», confermano da Prada. «Non a caso sul su misura uomo, lanciato nel 2003 nel campo dell’abbigliamento formale, continuiamo ad investire con nuove proposte, come le camicie su tessuti Vintage Prada». Ma come si giustifica tanto attivismo? Al di là delle strategie assolutamente originali dei singoli brand, alla base ci sono alcune considerazioni generali che tutti sembrano condividere. Il su misura è innanzitutto per ora, una fetta relativamente piccola di business ma si inserisce nel mercato della moda uomo luxury, che si mostra più dinamico di quello femminile. «I tassi di crescita che stiamo registrando nel mondo, con spinte particolari dall’Est asiatico, sono tali che ormai l’abbigliamento uomo è pari a circa quello da donna» conferma Patrizio di Marco (Gucci), che secondo gli ultimi dati disponibili deve all’abbigliamento nel suo complesso (maschile e femminile) il 13% dei 2,7 miliardi di euro di fatturato, ma con percentuali in salita. Anche da Prada sono molto positivi sul business al maschile, che in alcuni segmenti, come abbigliamento, e calzature cresce in media più velocemente nei punti vendita della donna e per i numeri si potrebbe considerare un’azienda, visto che vale il 30% di un fatturato che per il 2011 è stimato in circa 2 miliardi solo come Prada brand. Addirittura, anche se è un caso un po’ speciale, c’è chi come Brioni ha deciso già ad agosto 2011 di uscire dal segmento moda femminile. «Brioni è nato nel 1945 come sartoria maschile e il nostro core business è da sempre l’uomo, ma i nuovi concorrenti che si affacciano sul nostro mercato, da Tom Ford a Berluti, mi hanno indotto a focalizzare gli impegni e gli sforzi» precisa l’amministratore delegato Francesco Pesci. «Senza dimenticare che anche nell’uomo alto di gamma il retail sta diventando strategico e quindi sempre più capital intensive». In più, anche se la fetta del ‘made to measure’ per alcuni per ora è piccola, per altri comincia a diventare di un certo rilievo. Da Prada calcolano che valga il 5% del peraltro rilevante business uomo. E anche da Zegna sono più che soddisfatti dei risultati. Spiega Gildo Zegna: «Il nostro ‘su misura’ , che ha avuto una crescita importante dopo la crisi del 2009, rappresenta oggi il 9% del totale fatturato dei brand Zegna. E nel 2011 registra, come il ready-to-wear, un aumento delle vendite a due cifre». Per Brioni poi (180 milioni di euro di fatturato), il ‘su misura’ pesa addirittura per il 25-30% sulle vendite dell’abbigliamento formale. «Senza dimenticare» fa notare Francesco Pesci (Brioni) «che consente margini più elevati del ready-to-wear e ovviamente non crea problemi di stock, dettaglio di un certo rilievo di questi tempi». Ma se il trend positivo del mercato uomo, unito a una interessante redditività, è una prima motivazione specifica che spiega l’attenzione delle griffe sul ‘su misura’, la seconda allarga il campo a tutto il segmento del lusso. Che ora più che mai, per il cliente, uomo o donna che sia, significa massimo della qualità e della esclusività, ma soprattutto personalizzazione. «Oggi lusso vuol dire anche potersi permettere qualcosa che è nato esclusivamente per te, che solo tu possiedi con quelle determinate caratteristiche» dice convinto di Marco. «Personalizzazione è la parola chiave: in Gucci ne stiamo facendo un driver fondamentale di sviluppo, in modo trasversale, non solo su certi mercati o categorie. Perché accompagnare con passione e competenza il cliente attraverso un’ampia serie di possibili scelte in termini di tessuti e modelli vuol dire farlo sentire più a suo agio nella sua vita quotidiana e quindi conquistarne la fedeltà». Ne è più che convinto Gildo Zegna, che sostiene: «Vedo una tendenza molto marcata e generalizzata verso prodotti personalizzati. Ecco perché stiamo pensando in un futuro prossimo di personalizzare nuovi prodotti». Una sfida ambiziosa, che richiede in ogni fase una organizzazione perfetta. E anche costosa, perché tutti i big, da Vuitton a Gucci, da Prada a Zegna a Ferragamo, confermano di avere strutture dedicate al ‘su misura’: partendo dalla scelta delle materie prime per arrivare alla logistica. «Le nostre calzature escono esclusivamente dal nostro atelier di Fiesso d’Artico, a Venezia, una struttura nella quale nel 2009 abbiamo ulteriormente investito, malgrado la crisi» racconta Pietro Beccari (Vuitton). E se non tutti possiedono come Brioni a Penne, in Abruzzo, una scuola di sartoria con corsi quadriennali che sforna 25 sarti all’anno e prevede di aumentare gli iscritti, di certo tutti si preoccupano di avere personale formato al massimo livello in negozio per il delicato momento della presa delle misure. Perché la strada sembra ormai segnata. E con implicazioni importanti nel segnare i confini di un nuovo rapporto tra i brand e il mercato. «Siamo convinti che questo nuovo servizio ci permetterà di rafforzare le relazioni con i clienti più esigenti e conquistarne di nuovi» sostiene Patrizio di Marco. E visto che i nuovi clienti oggi il lusso se li va a cercare anche o soprattutto nei cosiddetti Paesi emergenti, è un buon segnale che il su misura, tradizionalmente forte nei Paesi occidentali come l’Europa e gli Stati Uniti, stia iniziando ad essere apprezzato là dove tutti guardano per fare affari anche in tempi di crisi, ovvero Asia e Russia. «La novità » confermano da Prada «è che oggi vendiamo più ‘su misura’ nella Mainland China che a Hong Kong, dove esiste una tradizione sartoriale collaudata. E siamo solo all’inizio, visto che il ‘su misura’ è presente al momento solo a Pechino, Shanghai, Shenzen e Xian, ovvero in 4 sui 15 negozi Prada aperti in Cina. Non a caso a maggio 2011 Brioni ha organizzato a Shanghai il primo evento per presentare il ‘su misura’ a un pubblico selezionato che ha ammirato i maestri sarti Brioni all’opera. Ed è ancora guardando a Oriente che, anticipa Gildo Zegna «una grande novità della nostra azienda sarà l’ingresso della seta nel programma del ‘su misura’, offerta rivolta specificamente ai mercati asiatici». Di certo, in Asia e non solo, la tendenza di alcune griffe è di portare il su misura su nuove strade. Rivela Francesco Pesci: «Per il 2012 abbiamo un progetto, top secret, le posso dire che il sogno è, rimanendo nell’abbigliamento di andare oltre le categorie di prodotto che tradizionalmente sono interessate da questo servizio come il capospalla e la camiceria. Obiettivo: legare Brioni al concetto di personalizzazione totale del guardaroba». Che si voglia customizzare anche il tempo libero? Si sa che Ppr è interessata a sviluppare quel segmento del lusso. Ma Pesci non si sbilancia. Chi invece al tempo libero, e non solo, è già arrivato, ma non intende spingere oltre l’acceleratore è Prada. Per ora basta il negozio di corso Venezia a Milano, un progetto unico di punto vendita dove l’offerta ad hoc, per uomo e donna, arriva anche ai piumini e ai jeans. Non è proprio il ‘su misura’, ma è una personalizzazione amplissima. Del resto, non è lì che il cliente, e i brand, vogliono arrivare?
Fonte: Pambianconews
Crystal Rocked, nuova cover in oro e cristalli per iPhone Apple
Per rendere brillante e prezioso il proprio iPhone, c’è la nuova cover in oro e cristalli presentata da Crystal Rocked, in grado di trasformare il melafonino in un vero e proprio oggetto del desiderio per i più esigenti.
Questa nuova cover di lusso è disponibile in due varianti: in oro e acciaio cromato, entrambi impreziosite della presenza di oltre 200 cristalli Swarovski posti sui lati, che riescono ad attrarre incredibilmente il pubblico femminile.
I due modelli di cover hanno un costo rispettivamente di 540 e 470 dollari per la versione in oro e quella in acciaio, ma sembra che il prezzo non intimorisca chi è intento ad acquistarle, visto che le vendite non sono affatto basse.
Per altre informazioni e per l’acquisto, basta visitare il sito crystalrocked.com
Fonte: GoLook.it
Signature Card, biglietto da visità più costoso del mondo da Black Astrum
Dalla prestigiosa azienda Black Astrum arrivano le Signature Card, dei particolari biglietti da visita considerati come i più costosi mai prodotti al mondo.
Ogni card è impreziosita da un set di diamanti di vario taglio; un set completo può contenere fino a 30 carati di pietre preziose.
Il prezzo medio di vendita per ogni “biglietto” è di 1000 sterline, stampa compresa, ed è possibile optare per confezioni da 25, 50 e 100 pezzi.
Questi particolari biglietti da visita sono mirati ai più facoltosi che possono permettersi ogni tipo di spesa; consegnare una Signature Card di Black Astrum è davvero una forte emozione, soprattutto per chi la riceve.
Fonte: GoLook.it

























