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Archive for the ‘Art de Vivre’ Category

Brewpub

January 28, 2013 Leave a comment

bancone birrificio Desmond

Si tratta di una birreria, o più raramente di un ristorante, che produce e serve direttamente ai cliente la propria birra. Spesso l’ impianto è “a vista”, sia per fare “arredamento” che per far comprendere immediatamente al cliente la tipologia del locale. Oltre a tutte le problematiche di un microbirrificio ha anche quelle relative alla somministrazione di cibo e bevande al pubblico. La licenza comunale è quindi diversa ed il titolare, o un suo preposto, deve essere in possesso dei requisiti per poter esercitare l’attività. Anche il lavoro cambia parecchio, sia per il maggior numero di figure professionali coinvolte (cuochi, camerieri ecc..) che per gli spazi che l’attività richiede. La competente USL deve agire su più fronti e prendere in esame anche le cucine, i servizi, gli spogliatoi del personale ecc ecc… Le casistiche qui sono così numerose e variegate che è quasi impossibile fornire indicazioni di massima. Sicuramente è più semplice affiancare una produzione ad un attività di ristorazione già avviata, o per lo meno preesistente. Non si trascuri inoltre che, a differenza di un micro che quasi sempre è ubicato in zona artigianale o comunque fuori dai centri abitati, un brew-pub è spesso nel centro di una città, con le problematiche relative ai parcheggi selvaggi, agli schiamazzi notturni, ai rumori ed agli “odori” durante la produzione. Attriti con i vicini e con l’amministrazione comunale possono creare seri problemi ed anche “sequestri cautelativi” a tutela della salute pubblica. (incredibile vicenda realmente successa ad un brewpub di Barletta accusato di inquinare con le “esalazioni di luppolo”). Un brewpub ha comunque un grandissimo vantaggio legato al minor tempo richiesto per recuperare il capitale investito e di fornire immediatamente (o quasi) un cash flow anche importante. Anche il dimensionamento dell’impianto, limitato al locale, è decisamente più semplice e si può calcolare approssimativamente in un litro per ogni posto a sedere, raddoppiando questo dato, si lavora con un buon margine. Per fare un esempio con un pub con 100 posti si possono stimare 300 hl annui di consumo (contando anche ferie e turni di riposo) .600hl annui si realizzano agevolmente con una sala cottura da 5hl utilizzata meno di 3 volte alla settimana.

Fonte: Fermento Birra

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Whirlpool, ridurre sprechi alimentari tipici dei pasti delle festività

December 28, 2012 Leave a comment

2398_PLeywebCenoni di Natale e Capodanno, come salvare 1,2 miliardi di euro riciclando gli avanzi
Da Whirlpool alcune semplici e gustose ricette al microonde per ridurre gli sprechi alimentari tipici dei pasti delle festività.
Poco meno di un terzo dei cibi in tavola nei cenoni finisce nella spazzatura; un quantitativo che, tradotto in costi, vale circa un miliardo e 200 milioni di euro su una spesa che Coldiretti ha stimato in 4,3 miliardi tra Natale, Santo Stefano e  Capodanno; se i numeri dello spreco alimentare costituiscono una costante per tutto l’anno (i dati Fao sul 2011 parlano di poco meno di 1600 euro a famiglia su una spesa annuale di  5700 euro; lo spreco alimentare “vale” il 2,4% del PIL a prezzi di mercato nel 2011 pari a circa 40 miliardi di euro), questi toccano il picco proprio in occasione delle festività, quando le tavole sono più riccamente imbandite di cibi. Quattro sono le cause: gli acquisti sovradimensionati, la cattiva conservazione dei cibi, gli scarti eccessivi nella preparazione dei piatti e la cattiva o inesistente gestione degli avanzi. E proprio a quest’ultimo aspetto è possibile rimediare valorizzando quanto rimasto sulla tavola con ricette semplici e gustose. Oltre alle solite polpette e insalate vi è anche la curiosità dello “spread”. “Esiste uno spread che fa bene all’economia domestica e che nulla ha a che spartire con il significato del termine che si è imposto in questi mesi –spiega Pierre Yves Ley,  Media relations manager Whirlpool EMEA, 46enne specialista di comunicazione aziendale e appassionato di cucina e costume alimentare-. Infatti, la prima accezione del verbo inglese to spread è spalmare; quindi, in cucina lo spread è un pâté, una pasta “spalmabile” che si ottiene lavorando alcuni alimenti, che nel caso dei cenoni potrebbero essere i nobili sopravanzi di salmone o il ripieno del tacchino”. L’utilizzo degli avanzi non è soltanto un rimedio quando la tendenza a esagerare con i cibi si accentua, ma una buona pratica da mettere in atto in chiave di risparmio delle risorse; un tema di sempre maggiore attualità tanto che il 2014 sarà appunto l’anno europeo contro gli sprechi alimentari. «L’argomento mobilita già gli attori del Food stream –spiega Ley–, e fra questi Whirlpool che, come azienda leader di elettrodomestici, è parte di un cluster tecnologico che ha partecipato con uno specifico progetto al bando MIUR e che nel proprio Food Science Institute di Cassinetta di Biandronno (Varese) studia tecnologie per ottimizzare la conservazione e la cottura domestiche dei cibi».
Per tornare al recupero degli avanzi, “nulla di nuovo sotto il sole, se è vero come è vero che un vecchio detto francese definisce la cucina come «l’arte di accomodare gli avanzi” -aggiunge Ley, che, nel 2011, in un convegno sulla sostenibilità organizzato da Whirlpool al museo della scienza e della tecnica di Milano, compose e fece servire agli oltre cento ospiti un menu interamente riciclato. Infatti, tra i  primi ristoranti, aperti nel ‘700, vi erano dette trattorie dal nome del trattore, la figura che “trattava” la vendita degli avanzi dei pasti dei nobili, quindi non si inventa nulla se diamo ai cibi nuova vita trasformandoli nell’aspetto».
Ecco alcune ricette per valorizzare gli avanzi dei cenoni, cominciando dallo spread, storicamente parente stretto delle mousse e degli eterei paté tanto cari a Maria Antonietta: mentre i primi trattori riciclavano i banchetti di Versailles, infatti, la regina lanciava la moda delle eleganti e soffici mousse. Gli intenti erano ovviamente ben diversi; mentre i primi intendevano evitare lo spreco di tanta grazia e abbondanza, la sovrana rifiutava le volgari esigenze fisiologiche, come quella di masticare, e inventava i primi cibi intellettuali e concettuali. Un cenno anche alle polpette, legate per definizione al concetto di avanzi: la loro vendita in strada fu vietata, nella Parigi di Maria Antonietta, per motivi igienici e di salute pubblica, in quanto ambulanti senza scrupoli avevano preso a riciclare in quel modo carni improponibili e pericolose, se non addirittura di inconfessabili origini. Nel caso del cenone riciclato, il buon maestro di casa sarà garante della genuinità delle sue polpette e degli altri piatti ricavati dagli avanzi seguendo alcuni semplici accorgimenti per mantenere integri e soprattutto “sicuri” gli ingredienti. Innanzitutto è necessario preservarli in modo corretto fino al momento di dar loro una nuova vita gastronomica, ovvero proteggerli quanto prima dall’ossidazione con l’aiuto di pellicole, e refrigerarli immediatamente.
Spread di salmone affumicato: tritare o sfilacciare finemente il salmone, lavorare aggiungendo formaggio spalmabile (in quantità doppia rispetto al salmone), aggiungere succo di limone, paprika dolce, tabasco e aneto tritato.
Spread di ripieno: lavorare il ripieno avanzato con una spatola e del burro o mascarpone (metà rispetto al ripieno) fino a ottenere la cremosità desiderata, aggiungere un goccio di marsala o cognac, passare in un setaccio metallico.
Entrambi gli intingoli sono da spalmare sul pane, ovviamente  avanzato e un po’ rappreso, opportunamente tostato
Tacchino “parmentier”, ideale per dare nuova gloria al tacchino, e anche alle carni lesse, e recuperare al contempo il purè avanzato. Preparare un soffritto con cipolla, carote e sedano: metterlo nel microonde per tre minuti con funzione crisp. Aggiungere la carne di tacchino, tritata, e far cuocere con la funzione Crisp per ulteriori 3 minuti. Imburrare una pirofila, stendervi carne tritata e soffritto, coprire con uno strato di purè al quale si saranno aggiunti, se
disponibili,  pezzetti di formaggio, noce moscata, spolverare il tutto con
parmigiano e guarnire con un fiocchetto di burro. Fare cuocere nel microonde a 750 W con funzione grill per 10 minuti.
Polpette di lenticchie: Prendere lenticchie ben rapprese, mescolare con formaggio grattugiato, un uovo, mollica ammollata nel latte, e noce moscata, si appallottola nel centro si posiziona un cubetto di cotechino e, volendo, della mostarda. Si dà forma oblunga un po’ appiattita. Si passa nell’uovo sbattuto e pan grattato si rosola nel piatto crisp tre minuti per parte.
Cotechino in crosta: spellare completamente il cotechino (ricostituirlo in caso sia a rondelle), spalmarlo con la senape e avvolgerlo dentro pasta sfoglia; spennellarlo con uovo sbattuto; metterlo in forno con la funzione crisp per 15 minuti.
Salatini con salumi e con formaggio: spalmare della pasta sfoglia con della senape, guarnire con affettati a pezzetti o sfilacciati. Per i salatini al formaggio, meglio evitare la senape e distribuire semplicemente sul disco di sfoglia, a pezzetti, il formaggio avanzato. Arrotolare, spalmare con dell’uovo sbattuto e cuocere nel microonde per 15 minuti con funzione crisp. Servire caldo a tranci o rotelle.
Verdure ripiene: tritare la carne di tacchino (si possono utilizzare anche il ripieno o gli avanzi di bollito), aggiungere mollica di pane ammollata nel latte, (possibile aggiungere anche del risotto avanzato e ben rappreso), formaggio grattugiato e un uovo. Chi lo gradisce apprezzerà anche mezzo spicchio d’aglio tritato aggiunto al composto. Farcire con questo preparato zucchine,  peperoni o altre verdure, fatte bollire in precedenza. Ottime anche le patate lesse avanzate, scavate per accogliere il ripieno. Cuocere a microonde con funzione crisp per 10 – 12 minuti .

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Battistella, ottima annata per la ‘Festa della Vendemmia’

September 22, 2012 Leave a comment

BATTISTELLA: INIZIATA LA ‘FESTA’ DELLA VENDEMMIA. UN’OTTIMA ANNATA!
‘Un’ottima annata!’ e non sto parlando del film con Russel Crowe, ma della vendemmia 2012 Battistella!’ (Un’ottima annata è un film del 2006 diretto da Ridley Scott, con Russell Crowe ndr) tuona Mirco Battistella, dell’omonima cantina veneta, produttrice di 20.000 bottiglie l’anno di Prosecco DOP.
‘Ieri tutta la famiglia Battistella si e’riunita per la ‘festa’ della vendemmia 2012: figli, nipoti, zii, nonni, mariti e mogli, in tutto 18 persone, che alle 7.30 di sabato mattina si sono riunite in vigna. 36 mani nude munite di taglienti forbici e cesti in vimini capienti, pronte a ripetere una tradizione che da centinaia d’anni si celebra a settembre: la vendemmia!’ dice Mirco.
‘Non siamo solo il Prosecco del compleanno di Obama, o il Prosecco usato al Premio Cortina D’Ampezzo e al Padiglione Italia di Biennale di Venezia, siamo pure quello certo, ma siamo, prima di tutto, degli agricoltori: la quarta generazione di una famiglia di contadini che da decenni si tramanda segreti per fare della buona uva e del buon vino’ continua il 27enne Mirco Battistella, fresco di master al Mib School of Management che, con Andrea Battistella, dopo laurea e master alla Scuola Enologica Cerletti di Conegliano, ha lanciato qualche anno fa la prima annata del brand Battistella, cantina specializzata nella produzione di Prosecco DOP e di vini rossi funzionali dalle proprietà antiossidanti.
‘Le alte temperature di questa estate sommate all’escursione termica e alle leggere piogge che hanno caratterizzato le ultime settimane trevigiane, hanno permesso alle uve Glera dei vigneti Battistella di giungere a maturazione in questi giorno, ieri abbiamo vendemmiato 60 quintali. Colore e grandezza degli acini del Glera sono perfetti, mentre dentro, il cuore, è particolarmente zuccherino (si stima un 8% in più rispetto alla scorsa annata, grazie allo stress idrico unito alle alte temperature che hanno caratterizzato i mesi estivi). I risultati ottenuti dalle analisi dei principali indicatori, livello di acidità totale, PH, zuccheri, gradazione semplicementi perfetti, riteniamo che questa sarà davvero un’ottima annata’ conclude Battistella.

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Cosmesi, le regole d’oro della bellezza

September 12, 2012 Leave a comment

La sequenza in cui si applicano creme e cosmetici può essere importante tanto quanto i prodotti stessi, per questo abbiamo chiesto a dermatologi e truccatori alcuni consigli su come e quando applicare cosa e perché.
I Principi Fondamentali per la Cura della Pelle
Dobbiamo applicare sulla pelle prima i prodotti con i principi attivi concepiti a ripararla e poi quelli più pesanti che servono invece a proteggerla. Questi “principi attivi”, che possono essere antiossidanti, alfa-idrossiacidi, peptidi, vitamine e pigmenti sbiancanti, contengono molecole sufficientemente piccole per penetrare la superficie dell’epidermide fino spingersi negli strati più profondi dove si attivano per idratare, illuminare, lisciare e rendere più compatta la pelle.
I prodotti più pesanti, come le creme solari e gli idratanti, devono essere applicati in un secondo momento perché la loro funzione è di essere uno “scudo” dai raggi UV e di trattenere l’idratazione dice la dottoressa Ava Shamban. “Se si commette l’errore di sovrapporre una crema solare a un siero antiossidante, quest’ultimo non verrà essere assorbito perché le cellule saranno già sigillate”, spiega Shamban.
Le Basi del Cosmetici
Applicare i cosmetici nella giusta sequenza regala non solo un bell’aspetto naturale, ma semplifica l’intera routine perché previene gli errori anziché porgli rimedio. “Molto ha a che fare con il saper usare texture differenti, che vuol dire non mettere prodotti cremosi sopra quelli in polvere,” spiega la makeup artist Tonya Crooks, i cui clienti regolari includono i nomi di Megan Fox e Fergie. Se si usa un fondotinta in polvere minerale prima di un fard in crema il risultato finale sarà chiazzato, perché sarà difficile fondere il blush. Il rossetto deve andare sempre sotto il gloss, così da ottenere il livello di luminosità desiderato.
Le Dieci Regole D’oro della Bellezza
Solo in un concorso di bellezza una donna userebbe così tanti prodotti per il viso, ma a fini illustrativi elencheremo tutti quelli possibili, nel loro ordine ideale di applicazione, da applicare dopo la quotidiana pulizia del viso mattutina.
1. Se si usano spray idratanti per tonificare la pelle oppure gel per acne o per la rosacea, questo è il momento giusto per tirarli fuori. Gli spray nebulizzatori ammorbidiscono lo strato superficiale di cellule morte (lo strato corneo) e aiutano i prodotti solubili in acqua a penetrare fin dentro gli strati più profondi della pelle.
2. A seguire, quindi, l’applicazione di principi attivi solubili in acqua come i gel e i sieri, come ad esempio sieri antiossidanti, peptidi, vitamine C e E, e pigmenti sbiancanti.
3. Adesso è il turno dell’idratante, che contiene umettanti per rivitalizzare la pelle e principi nutritivi per renderla soffice. Cosa altrettanto importante, l’idratante trattiene nella pelle i prodotti usati in precedenza.
4. La protezione solare si mette subito dopo. Qualora gli occhi fossero sensibili agli ingredienti delle creme solari regolari, usare una crema per gli occhi con SPF ma con una formula non-irritante. Sul resto del viso e del collo, applicare una protezione solare ad ampio raggio che rifletta sia i raggi UVA che quelli UVB.
5. A questo punto attendete 5-10 minuti per far penetrare la crema solare, e poi applicate il fondotinta. Se preferite la trasparenza di una crema solare idratante colorata, usate quella.
6. Qualsiasi difetto ancora visibile può essere coperto con un correttore. Un pennello a punta fine è lo strumento migliore per distribuirlo su imperfezioni, occhiaia e punti rossi.
7. Cipria trasparente e fard in polvere sono i passi successivi (per un look più fresco, al posto del fard in polvere preferite quello in crema). Dare colore alle guance in questa fase aiuta a placare la voglia di andare giù pesanti sugli occhi più avanti. “Se si truccano gli occhi quando il viso è pallido, sarà facile esagerare,” dice Crooks, “per poi trovarsi al momento del fard con il rischio effetto mascherone.”
8. Ora è il momento dedicato allo sguardo: matita o ombretto per le sopracciglia, ombretto e eye-liner per gli occhi. Per le sopracciglia Crooks preferisce matite e ombretti che siano di una tonalità più chiara rispetto ai capelli. Nel caso si usi una matita questa dovrà essere ben affilata, dura e cerosa per consentire di disegnare linee piccole e sottili quanto più simili a capelli.
9. Il mascara dovrà essere applicato con molta attenzione per non rovinare con delle macchie tutto il lavoro precedente.
10. Trattamenti, matite, rossetti e lip gloss per le labbra sono gli ultimi prodotti della serie, ma non per questo meno importanti. Innanzitutto bisogna preparare le labbra screpolate o secche con un prodotto volumizzante in crema o liquido. Poi si passerà al trucco seguendo questa sequenza: matita, rossetto e lucidalabbra.
Laurie Drake scrive per The Style Glossy, e ha contribuito a Vogue e InStyle.

Fonte: BlogModa

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David Wu, vivere in casa come in un Apple Store

September 12, 2012 Leave a comment

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Chi non ha mai pensato che il proprio luogo ideale per vivere felice sarebbe stato un Apple Store? Beh, mentre c’è chi pensa, possiamo dire con estrema sopresa e stupore che c’è chi già lo fa, ed è per questo che oggi parleremo del signor David Wu.
David Wu, ha infatti deciso di trasformare gran parte della sua abitazione in un vero e proprio Apple Store, con stessi mobili (dello stesso materiale e colore), stesso colore delle pareti e stesso design degli accessori. Per rendere l’atmosfera più ”veritiera”, inoltre, ha anche messo in esposizione numerose scatole di accessori e prodotti Apple, proprio come se fossero in vendita.
Inutile dire, poi, che il signor David Wu possiede circa 20 prodotti differenti tutti marcati Apple, tra cui dei MacBook, iMac, iPad, iPhone, iPod tuch, iPod nano e altro, tutti ovviamente messi in esposizione nel suo Apple Store casalingo, con tanto di schermo piatto attaccato al muro per condividere gli spot pubblicitari, i volantini e le brochure dei prodotti della mela morsicata.
Su quest’ultima scelta, però, possiamo dire che il signor David Wu ha voluto un pò stonare il tutto, anche perchè il televisore è di marca Samsung.
Chiamatelo ”pazzo” o ”fanboy”, ma lui si ritiene un innovatore e tecnologo. Poi che dire… A voi i commenti.

Fonte: GoLook-Technology.it

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Fouta, lenzuolo da Hammam

September 3, 2012 Leave a comment

Il lenzuolo da Hammam, più conosciuto come « fouta » tra gli iniziati, è diventato un must sulle spiaggie chic francesi in questa rovente estate. Più pratico dell’asciugamano e multifunzione, la “fouta” ha sedotto con glamour ifashion-victim giovani e meno giovani, grazie anche al suo peso piuma e alla sua taglia XXL. La “fouta”, originaria della Tunisia poi introdotta in tutto il Maghreb, può essere utilizzata come asciugamano ma anche come telo da spiaggia, pareo o maxi foulard. Si trova in vendita su Internet o in qualche selezionato negozio; il lenzuolo costa tra i 18 e i 60 euro secondo l’origine, la qualità del materiale e la taglia. Da sfoggiare assolutamente nei tanti colori disponibili anche se l’originale è bianco/grigio in uno spettacolare cotone egiziano, magari ricamato con le proprie iniziali.

Fonte: My Amazighen

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Idan, cani primitivi dell’Atlas

September 1, 2012 1 comment

Dopo aver scritto sullo Sloughi, e ricevendo tantissime visite (questo mi procura un enorme piacere, essendo un cinofiloestremo), posto sulla seconda (e ultima)  razza dicani del Marocco, riconosciuti dalla FCI. L’Aïdi o cane dell’Atlas. È un cane strettamente correlato all’Atlas . Qui si dice che “non è una razza pensata e creata dagli allevatori di cani“. Il Dott. Michel Gaudois, presidente del Club Francese dell’Aïdi, non ha fatto altro che constatare la sua esistenza e studiare le caratteristiche che si sono fissate nel corso deisecoli. Questo signore ha fatto in modo che la razza venisse omologata e, con uno sparuto numero di seri allevatori, sia marocchini che stranieri, sta cercando di farlo conoscere in Europa, Francia e Spagna in prima posizione. Questo cane ha dunque uno standard preciso e chiaro, ed alcuni di questi splendidi e rari cani sono visibili nelle principali esposizioni canine. Questo cane è intimimamente legato alle popolazioni berbere delle montagne e dei pianori dell’Atlas che praticano, ancora oggi, un modello di vita agro-pastorale semi-nomade. E’ un cane primitivo, dall’intelligenza vivace,con degli istinti primordiali ancora intatti. E’ il frutto di una selezione naturaleche comporta, per i cuccioli che sopravvivono, intelligenza, agilità, prudenza e un fisico solido. L’Aîdi è molto legatoal suo circolo famigliare, allacasa, all’accampamento o al villaggio dove vive: conosce ciascun membro del gruppo umano e animale, rispettando le gerarchie stabilite a priori. Protegge i bambini, gioca con loro, è  gentile e disponibile, e si comporta con i cuccioli di uomo come con i suoi. Nella sua gerarchia i capi sono ilpadrone e l’eventuale padrona della casa. Tutti gli intrusi, che siano umani o animali estranei, sono considerati per gli “Idan” come un pericolo potenziale e cacciati in modo militaresco. Alla sera poi, pattuglia instancabilmente ilDouar o l’accampamento e si dedica alla caccia. Nelle loro regioni d’origine, gli Idan vivono in piccole mute di circa una dozzina di individui,  saldamente legati all’accampamento. Questi gruppi sono fortementegerarchizzati e sono prevalentemente costituiti da maschi. I conflitti,clamorosi ed eclatanti, si svolgono regoralmente, ma è un caso eccezionaleconstatare lesioni importanti tra i rivali. L’Aîdi è un cane che sa di poter contare sulla sua forza e sulla sua autorità. Gli Idan, plurale in lingua amazigh di Aîdi, sono per natura, molto solitari. Evitano di istinto ilcontatto con esseri umani sconosciuti e non si avvicinano agli accampamenti“stranieri“. Possono correre con ostinazione e rapidità su lunghe distanze, per compiti che sono a loro  affidati. Il lavoro importante dell’Aîdi è costituito dalla sorveglianza e la protezione delle persone, del bestiame e dei beni. Lo fà con un efficacia incredibile, forgiato da millenni di selezione e di utilizzazione, conoscendo il suo lavoro d’istinto. Sonotestimone dell’approccio che ha questo cane con gli intrusi: avvicinandomiad un accampamento dove alcuni pastori stavano accudendo le loro pecore, ho udito un abbaiare rauco e, in lontananza, ho intravisto un cane ingiallito dal sole, accucciato, un Aîdi. A questo rauco abbaio arrivò, in risposta l’abbaiare di cinque, sei, sette Idan che parevanousciti da una foresta e che, continuando con il rauco abbaio, si interposero tra me e i pastori. Se fossi avanzato entrando in una seconda “zona“, gli Idan mi avrebbero letteralmente circondato mostrandomi chiaramente la loro possentedentatura. Se, per ipotesi, fossi poi entrato nel “santuario” che forma il cerchiodell’accampamento o il cortile della casa, e nessuna autorità mi avesse protetto, i cani sarebbero passati all’azione, secondo unatecnica ancestrale, con una tipologia di guerra particolare. Gli Idan procedono con un  ”attacco tangenziale“, uscendo allo scoperto non importa da dove, infliggendo al passaggio una morsicatura, potente e dolorosa, mettendosi nuovamente in traettoria sparsa per iniziare con un nuovo attacco. Agilità e mobilità sono le due parole chiave: se l’intrusoinsiste e la battaglia scopre tutti i suoi istinti, le formidabili mascelle dell’Aîdi diventano implacabili. In questo scavalca nettamente lo sciacallo. Per tutta questa serie di fattori l’Aîdi necessità, nell’ambito famigliare, di unagerarchia chiara e precisa, dei comandi semplici e rapidi, con un capoincontestabile, con il quale creerà una alleanza forte, abbinata ad una fedeltà senza falle. Del suo lato “ primitivo“, l’Aîdi che vive sull’Atlas, ha mantenuto una grande vivacità di spirito, un senso acuto di osservazione ed una comprensione rapida. Il suo apprendistato è molto veloce, in quanto si integra immediatamente alla sua nuova famiglia, comprendendo al volo le parole e i comandi, i gesti e le abitudini, tutto in brevissimo tempo e con facilità. La FCI ha inserito gli Idan nel gruppo 2 dei cani da montagna e bovari svizzeri, giustamente, fissando la sua altezza al garrese tra i 52 e 62 cm.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Marocco, percorsi gastronomici raffinati della terra magredina

July 28, 2012 Leave a comment

MAROCCO:
PIATTI PRELIBATI E RAFFINATI DELLA GASTRONOMIA DA ABBINARE A VINI IN GRADO DI ESALTARNE
LE CARATTERISTICHE
Un percorso enogastronomico per scoprire il Marocco attraverso i cinque sensi partendo dal gusto 
Scoprire il Marocco attraverso le sue specialità culinarie tradizionali dai gusti e dai colori inconfondibili, attraverso il profumo e il gusto degli ottimi vini prodotti con le uve locali? Partire dal gusto per farsi poi condurre in un viaggio che esplora e stimola tutti i sensi facendoci visitare e vivere una terra ricca di tradizioni e di paesaggi meravigliosi? In Marocco tutto questo è possibile, basta puntare la bussola in direzione della Strada dei Vini, la Strada del Miele e la Strada delle Spezie, solo alcuni dei percorsi gastronomici più famosi del Marocco in grado di condurre alla scoperta delle località più rinomate ma anche di luoghi meno turistici dove è ancora possibile vivere e assaporare la cultura locale “in tutti i sensi”.
LA STRADA DEI VINI
Il viaggio parte da nord, in particolare da Meknès, città imperiale situata nell’entroterra tra Rabat e Fès, in una pianura fertile che è stata il granaio del Marocco fin dall’antichità, dove si possono ammirare distese di vigneti che danno vita alla maggior parte della produzione vinicola del Paese, caratterizzata da vini freschi e leggeri. Non a caso Meknès è divenuto un importante centro economico, famoso per le olive, il vino e il tè alla menta. Si prosegue poi scendendo verso l’elegante Rabat, la capitale verde, ricca di patii e giardini rigogliosi recentemente dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità e Casablanca, capitale economica nonché porto principale del Paese, dove è possibile gustare vini più intensi e scoprire il lato più innovativo ed evoluto del Marocco, apprezzando il connubio perfetto tra modernità, tradizione e lusso.
Si prosegue poi in direzione sud per approdare nella Valle d’Argan, nota per le immense distese di alberi dal frutto miracoloso che dà vita a un pregiatissimo olio dalle proprietà cosmetiche e culinarie, e per i suoi vigneti specializzati nella produzione di vini più corposi. Una volta giunti fino a qui non si può non visitare Essaouira, la città bianca, paradiso degli artisti e dei surfisti, dove i venti alisei soffiano tutto l’anno garantendo un clima mite e accogliente tra i vicoli della sua medina, patrimonio dell’UNESCO, tra gallerie d’arte e laboratori artigianali.
LA STRADA DEL MIELE
Proseguendo sulla costa, più a sud, si giunge ad Agadir, una tra le più belle baie al mondo e seconda meta turistica del Marocco, una città pressoché nuova, completamente ricostruita negli anni Sessanta dopo il terremoto che la distrusse, ma che conserva intatte le tradizioni della cultura berbera.
Proprio nei dintorni di Agadir, la Valle del Paradiso offre un percorso naturale noto per le sue gole e per le montagne dove si può visitare Imouzzer Ida Outanane, un villaggio oasi che con i suoi alveari a 5 livelli è in grado di produrre miele dagli aromi più diversi come quello al timo e alla lavanda, dove ogni anno a maggio si celebra il Festival del Miele.
LA STRADA DELLO ZAFFERANO
Da Agadir si risale verso est, in direzione Ouarzazate per percorrere la Strada delle Spezie, un percorso antico che proietta indietro nel tempo per far vivere l’atmosfera dei lunghi viaggi delle carovaniere che dal mare si dirigevano nell’entroterra per trasportare viveri, merci e beni preziosi.
La metà è Taliouine, tra Marrakech e Ouarzazate, che riserva un’area di 6km quadrati alla coltivazione dello zafferano, la preziosissima polvere raccolta dai crocus viola che viene impiegata per condire cibi ma anche per dipingere i tappeti e le ceramiche. Arrivati qui, vale la pena raggiungere Ouarzazate, la porta del deserto e del Marocco meridionale, un luogo dal gusto ancora autentico che affascina per i suoi contrasti naturali: il deserto, le oasi, le montagne, le Kasbah e le valli fiorite.
DETTAGLI
I VINI DEL MAROCCO
La strada dei vini del Marocco inizia a nord, nella regione di Meknès, dove si concentra il 60% della produzione vinicola del paese. L’altitudine, l’esposizione al sole e le temperature miti rendono la regione un territorio di prima scelta e particolarmente adatto per la coltivazione delle viti. La visita del Les Celliers de Meknès – una delle principali aziende produttrici della zona – è il momento culminante di questa prima tappa. L’azienda produce il rinomato Château Roslane che nel 2011 ha ottenuto un’onorificenza a livello internazionale. Poco più di 200 chilometri a sudovest, tra Rabat e Casablanca, il territorio di Ben Slimane offre dei vini di carattere. Qui sono stati introdotti i primi Cabernet Sauvignon e i primi Syrah. Scendendo verso sud si può fare una deviazione attraverso Boulaouane per degustare vini rossi e chiaretti che accompagnano alla perfezione i piatti popolari della cucina marocchina. Infine, a una trentina di chilometri da Essaouira si potranno degustare i vini corposi della Valle d’Argan.
IL MIELE
La Strada del Miele percorre tutta la Valle del Paradiso nei dintorni di Agadir. Il percorso segue delle gole scavate dall’Asif Tamraght. In ogni momento si può fare una sosta e approfittare della frescura delle grandi piscine naturali d’acqua chiara che si incontrano durante il percorso. Prima tappa: Imouzzer Ida Outanane, villaggio-oasi dalle case bianche circondato da montagne. Qui, tutti gli anni all’inizio di maggio, si celebra il Festival del Miele. Risalendo verso nord si passa per Argana e, qualche chilometro più lontano, a Izourki Oufella dove si può degustare il miele di timo e di lavanda. Se mescolato con mandorle e olio d’argan si ottiene l’amlou, un dolce che – nella tradizione – si offre ai neosposi. Infine, è d’obbligo fare anche una visita all’alveare collettivo disposto su 5 livelli.
LO ZAFFERANO
Lo zafferano è un piccolo crocus lilla che sboccia in autunno e produce la celebre spezia che conferisce l’aroma e il colore giallo oro alle cucine più raffinate. Viene utilizzato nella cosmesi e in profumeria, attribuendogli proprietà mediche, ed è impiegato per la colorazione delle pelli conciate in Marocco, in particolare nel suk di Fès. Sulla strada delle spezie lo zafferano si è fermato a Taliouine. Da quattro secoli questa piccola cittadina, tra Ouarzazate e Marrakech, è divenuta la capitale della Strada dello Zafferano. L’autunno, periodo di raccolta, è senza dubbio il momento migliore per dedicare due o tre giorni alla scoperta di questo percorso. Dopo aver visitato Taliouine e la sua cooperativa e dopo aver partecipato al Festival dello Zafferano, si potrà fare un giro sul monte Jbel Siroua. Inoltre, partecipando alla raccolta dello zafferano insieme a una delle famiglie marocchine, si imparerà a conoscere tutte le risorse di questa pianta e il ruolo importante che riveste nell’economia locale.
DOVE DORMIRE
Rabat
Sofitel Rabat Jardin des Roses: situato in pieno centro a Rabat, non lontano dal Palais Royal e dal Mausoleo Mohammed V si erge maestoso il Sofitel Rabat Jardin des Roses. Completamente rinnovato, il suo design contemporaneo è in armonia con l’eccellenza dell’architettura marocchina (www.sofitel.com)
Riad l’Alcazar: questo riad, situato nel cuore di Rabat, è dotato di un hammam e di una terrazza che offre una vista mozzafiato sulla Medina e sulla torre Hassan (www.lalcazar.com)
La Tour Hassan: grand’hotel di charme finemente decorato, dall’architettura elegante realizzata con materiali originali. Dotato di 138 camere e suite di lusso, offre servizi eccellenti. (http://www.palaces-traditions.com/)
Villa Mandarine: immersa nel verde, Villa Mandarine è una vecchia abitazione elegantemente trasformata in un hotel esclusivo, situato nei pressi del prestigioso Golf Club Dar El Salaam (http://www.villamandarine.com/)
Casablanca
Sofitel Casablanca Tour Blanche: in pieno centro città, nel cuore del quartiere d’affari, il Sofitel Casablanca domina la città bianca dai suoi 24 piani d’altezza (www.sofitel.com)
Villa Blanca: situato sulla Corniche di Casablanca, Villa Blanca riflette il concetto di hotel-boutique e dispone di 40 camere che offrono una larga gamma di servizi. Con vista mozzafiato sul mare, l’hotel beneficia di una posizione unica (www.villablanca.ma)
Le Doge: situato nel tranquillo quartiere Art Déco di Casablanca, questo gioiello alberghiero è stato rinnovato nel rispetto della sua autenticità e cercando di salvaguardarne l’architettura (www.hotelledoge.com)
Essaouira
L’Heure Bleue – Relais & Châteaux: a testimonianza del ricco passato di Essaouira, l’Heure Bleue si caratterizza per un lusso sontuoso dalle influenze portoghesi, britanniche, orientali ed africane, dove fascino e comodità si uniscono in un mix perfetto (www.heure-bleue.com)
Riad Madada: riad situato all’ingresso della medina. A pochi passi dal porto, dei souk e delle spiagge, la casa gode di una posizione eccezionale grazie alla sua ampia terrazza esposta a sud, con vista sull’oceano. (5, Rue Youssef El Fassi, 44000 Essaouira, http://www.madada.com)
MGallery:  Ispirato ai riad marocchini, l’hotel Médina Essaouira Thalassa Sea e Spa di MGallery è vicino al mare, alla medina e al porto. Il lussuoso hotel 5 stelle abbina la modernità a tocchi di stile marocchino per offrire un soggiorno raffinato. Ideale per visite ai quartieri tipici e ai monumenti di Essaouira (www.mgallery.com)
Villa de l’Ô: Protetto dalle mura della medina, Villa de l’Ô si trova a pochi metri dalla spiaggia, dai souk e alle porte del campo da golf di Essaouira. (www.villadelo.fr)
Agadir
Sofitel Thalassa Sea & Spa: hotel 5 stelle d’ispirazione marocchina, situato su una spiaggia privata a 10 minuti dal centro e a 25 km dall’aeroporto internazionale, il Sofitel Thalassa Sea&Spa gode di un ambiente unico (www.sofitel.com)
Riad Villa Blanche: situato in prossimità delle più belle spiagge e dei centri d’interesse della città nel cuore di un’oasi di pace, il riad gode di una posizione strategica (www.riadvillablanche.com)
Dorint Atlantic Palace – centro di talassoterapia: l’hotel è situato vicino al mare, su 7 ettari di terreno dei quali 3 sono dedicati ai giardini. L’atmosfera che vi regna oscilla tra la cultura tradizionale e il comfort internazionale (www.atlanticpalaceresort.com)
L’Atlas Kasbah, villaggio di Tighanimine El Baz: situato a 20 minuti da Agadir, nel villaggio di Tighanimine El Baz. Questo eco-lodge si affaccia sull’Alto Atlante ed è nascosto nel cuore della Riserva della Biosfera dell’albero di argan, sito classificato come patrimonio dell’UNESCO (www.atlaskasbah.com)
Ouarzazate
Dar Ahlam: kasbah tradizionale situata alle porte del deserto meridionale del Marocco, Dar Ahlam è un’oasi di freschezza, vero e proprio dedalo di giardini verdeggianti (www.maisondesreves.com)
Le Temple des Arts: non si tratta del solito soggiorno alberghiero, Le Temple des Arts offre un’esperienza unica e indimenticabile, unendo l’aspetto storico alla bellezza degli interni, alla raffinatezza estrema e alle attenzioni del suo personale (www.templedesarts-ouarzazate.com)
Dar Daif ecolodge: vincitore del premio “Ecosostenibilità”, questo ecolodge è situato a 5 km dal centro di Ouarzazate e offre di una vista mozzafiato sulla catena montuosa dell’Atlante e sul lago Mansour Eddahbi (Douar Talmasla, 45000 Ouarzazate, http://www.dardaif.ma)
DOVE MANGIARE
RABAT
Al Marsa: situato sulla Marina, tra Rabat e Salé, questo ristorante dagli accenti iberici, propone sofisticati piatti a base di pesce o di crostacei. L’arredamento elegante e moderno offre una vista eccezionale sulla Torre Hassan.
Indirizzo: Bab Mrissa, Marina de Salé, 11000 Rabat
Tel: + 212 537 882155
Le Ziryab: situato in un magnifico Riad, nel cuore della Medina di Rabat, propone una deliziosa cucina tradizionale. Il pane cotto dallo chef nel forno del quartiere, così come i couscous cucinati dalle donne del luogo, vengono preparati secondo la pura tradizione marocchina.
Indirizzo: 10, Impasse Ennajar Rue des consuls. 10000 Rabat
Tel: +212 537 733636
Le Cosmopolitain: situato a 100 metri da Bab Rouah, di fronte alle mura della città di Rabat. La gentilezza del suo staff e l’ambiente discreto, così come la sua tradizionale e raffinata cucina attira tutti i buongustai. La magnifica terrazza con giardino permette di godersi il caldo sole marocchino.
Indirizzo: Avenue Ibn Toumert – 10000 Rabat
Tel: +212 537 200028
Le Grand Comptoir: brasserie tipica degli anni ’30 dove lo chef che passa dai fornelli alla sala, propone un menù stagionale: come i crauti in inverno e il cosciotto d’agnello con aglio in estate, oppure l’aragosta e il pesce alla griglia o al forno o al sale, a seconda degli arrivi.
Indirizzo : 279, avenue Mohammed V – Rabat
Tel : +212 537 201514
CASABLANCA
La Fibule: situato sulla Corniche di Casablanca, propone una cucina gustosa tradizionale e offre una vista magnifica sul mare. L’arredamento tipico marocchino, con sedili confortevoli e decorazioni a stucco danno la possibilità di lasciarsi trasportare da un’atmosfera da mille e una notte.
Indirizzo: (Phare d’El Hank) boulevard de la Corniche, Casablanca
Tel: +212 522 360641
A ma Bretagne: con una splendida vista sul mare di Casablanca, il ristorante propone piatti della gastronomia francese realizzati con i migliori prodotti del Marocco, da abbinare a un’eccezionale lista dei vini.
Indirizzo: Boulevard de l’Océan Atlantique, Casablanca
Tel: +212 522 397979
Le Cabestan: con vista sull’oceano, è un ristorante ricco di storia, con una splendida vista, che propone un menù della tradizione locale da assaporare in un’atmosfera piacevolmente zen.
Indirizzo: Ocean View, 90 Boulevard de la Corniche, Casablanca
Tel: +212 522 391190
http://www.le-cabestan.com/
Rick’s Cafe: il mitico saloon del 1942 del film Casablanca. Situato in un vecchio cortile, all’interno della Medina di Casablanca, il piano bar è ricco di dettagli architettonici e decorativi che ricordano il film.
Indirizzo: 248, Bd Sour Jdid. Place du jardin public. Casablanca
Tel: +212 522 274207
http://www.rickscafe.ma/
ESSAOUIRA
Le Chalet de la Plage
Indirizzo: Avenue Mohammed V
Tel: + 212 524 475972
Taros, Alain Fillaud: la terrazza offre una vista panoramica della spiaggia, dell’oceano e della Medina di Mogador
Indirizzo: Place Moulay Hassan
Tel: 00 212 524 47 64 07
Sito internet: http://www.taroscafe.com
Chez Sam
Indirizzo: 44000 Essaouira Medina
E-mail: chezsam@espace-maroc.com
Tel: 00 212 5 24 47 65 13
L’Océan Vagabond
Lo chef propone: insalate miste, panini, frittate, carne o pesce alla griglia, torte salate e altro ancora. Una terrazza ombreggiata al riparo dal vento, sedie a sdraio di fronte al mare e una zona massaggi sono un invito al relax (www.oceanvagabond.com)
Val D’Argan
Situato nel cuore del vigneto di ‘la Domaine du Val d’Argan’ (www.valdargan.com)
AGADIR
Il Paradis Plage: Il ristorante utilizza gli ingredienti provenienti da una fattoria locale che gli permette di selezionare i prodotti di agricoltura biologica. Inoltre, la vicinanza al villaggio dei pescatori di Taghazout garantisce la freschezza del pesce proposto ogni giorno nel menu.
Indirizzo: 26 route d’Essaouira Immi Ouaddar
Tel.: +212 528.200382
http://www.paradisplage.com
Riad Villa Blanche: il ristorante è situato in prossimità della spiaggia. Sobrio ed elegante, coniuga l’atmosfera francese con quella marocchina che si può ritrovare gustando la cucina dello chef francese a base di prodotti regionali e stagionali.
Indirizzo: Baie des Palmiers Secteur N°50 cité Founty, Sonaba
http://www.riadvillablanche.com
Il Taj Mahal: ristorante marocchino che fa parte dell’hotel a 5 stelle Dorint Atlantic Palace. Ogni venerdì, artisti di danza orientale, acrobati, incantatori di serpenti, nonché un’orchestra locale, animano le serate.
Indirizzo: Atlantic Palace Resort
http://www.atlanticpalaceresort.com
La Madrague: questo ristorante è molto famoso ad Agadir (soprattutto per il pesce) ed è anche considerato tra i Migliori Ristoranti del Marocco. Gli interni sono chic, eleganti e contemporanei. E’ anche possibile mangiare sulla terrazza, con vista sul porto turistico e la Marina di Agadir.
Indirizzo: Résidence N°6 M3/M4 -Marina Agadir
Tel: +212 528.842424
http://www.restaurantlamadrague.com
OUARZAZATE
Dar Kamar: Antico tribunale del Pacha Glaoui Dar Kamar, «La casa della Luna» è un hotel di charme nel cuore della Kasbah di Taourirt, alle porte del deserto marocchino. Il ristorante, la sala da tè, la sala relax e le terrazze panoramiche, conservano lo splendore e l’arte dell’antico edificio costruito nel XVII secolo con la tecnica del pisé.
Indirizzo: Kasbah Taourirt 45 – Ouarzazate 45000
Telefono: +212 524 888733
http://www.darkamar.com
Palais Asmaa: Asmaa è un nome arabo che significa “la bellissima, colei che ha un bel viso”. Una qualità che si addice particolarmente all’hotel Asmaa di Zagora, arredato con gusto nel rispetto della tradizione marocchina, ma con tutti i comfort moderni. Il Palais Asmaa propone sia una cucina internazionale che marocchina. Il suo superbo arredamento d’ispirazione fassie (dalla città di Fès) ha lo stile da Mille e Una Notte. Un’animazione tipicamente marocchina, accompagnata da orchestre o danzatrici orientali.
Indirizzo: BP 78 45900 – Zagora (a circa 2 ore da Ouarzazate)
Telefono: +212 524 847599
http://www.palais.asmaa-zagora.com
La kasbah des Sables: Antica kasbah della famiglia di Glaoui, questo ristorante, che si estende su una superficie di 1.200 m2, è costituito dalla sala da pranzo e da “sale d’attesa” decorate in modo originale. Come un vero e proprio museo, le sue decorazioni  permetteranno di scoprire l’arte, i costumi e gli utensili da lavoro di questa regione berbera.
Indirizzo: N° 195 Hay Aït Ksif – Ouarzazate 45000
http://www.lakasbahdessables.com
Telefono: +212 524 885428
Chez Dimitri: Sin dal 1928 la gestione ineccepibile di Chez Dimitri, situato all’interno di uno dei palazzi storici di Ouarzazate, è stata tramandata di padre in figlio. Il ristorante propone una cucina internazionale e un’ampia scelta di piatti marocchini e mediterranei. Le pareti del locale sono ricoperti di fotografie che testimoniano il passaggio di numerosi personaggi politici e registi, tra cui Orson Wells, Omar Sharif, Hillary Clinton e Anouk Aimé.
Indirizzo: Avenue Mohamed V 22 – Ouarzazate
Telefono: +212 524 887346
http://www.restaurantdimitri.com
Credits:
Ente Nazionale per il Turismo del Marocco
Via Durini, 5 – 20122 Milano
Tel: 02.58303633
http://www.visitmorocco.com  –  http://www.marrakech.travel
info@turismomarocco.it
Informazioni sull’Ente Nazionale per il Turismo del Marocco (ONMT)
L’Ente Nazionale per il Turismo del Marocco è un istituto pubblico che cura l’attività di marketing per conto del Marocco quale destinazione turistica e si occupa di sviluppare attività strategiche volte alla promozione del Paese. L’Ente si propone di identificare mercati ad alto potenziale ed analizzarne le specificità al fine di cogliere il profilo, le preferenze e le abitudini d’acquisto dei potenziali turisti. Con questa attenzione ai mercati internazionali, l’Ente attua campagne pubblicitarie, iniziative stampa, public relations ed eventi per accrescere la conoscenza del Marocco quale brand e far sì che l’immagine del Paese raggiunga i vari target della popolazione. La sua azione, condotta in parallelo ed in stretta collaborazione con la distribuzione, è finalizzata a migliorare la quota di mercato mondiale detenuta dal Marocco nel segmento turistico. La sede centrale dell’Ente si trova a Rabat; i suoi 15 uffici rappresentativi sono distribuiti fra Europa, Nord America, Asia e Medio Oriente.

Oro alimentare, dall’antichità ai giorni nostri

June 21, 2012 1 comment


La storia dell’oro commestibile – ultima trovata dei grandi chef per impreziosire le tavole più eleganti – parte da lontano. È la riscoperta di una tradizione antica – addirittura risalente agli egizi – che usava le pagliuzze e le foglie d’oro per far brillare le tavole più importanti. Un’usanza molto diffusa nel Medio Evo e nel Rinascimento per abbellire i piatti di carne e i dolci al punto che nella Padova cinquecentesca, il Consiglio cittadino mise un freno all’eccessivo utilizzo dell’oro in cucina, stabilendo che nei pranzi nuziali non si potessero servire più di due portate condite con il re dei metalli. L’oro è commestibile – non ci sono contro indicazioni per la salute, anzi c’é chi gli attribuisce proprietà salutari per il cuore e i reumatismi – ed in farmacia è venduto in soluzioni omeopatiche come integratore alimentare e antireumatico. Il primo a riscoprire l’oro commestibile e a portarlo in tavola, è stato trenta anni fa lo chef Gualtiero Marchesi con il suo risotto con le foglie d’oro a 18 carati. Un “ingrediente” che oggi è prodotto da aziende specializzate e che si acquista nelle gastronomie più fornite. Gli esperti consigliano le pagliuzze d’oro alimentare per creare un effetto scintillante sul cioccolato caldo e nei cocktail, i petali per dare un tocco di luce ai tagliolini al nero di seppia e i foglietti per risotti o decorazioni su pesci pregiati. Viene venduto in sottili lamine ma anche in una polvere molto fine che atomizza sulla superficie creando una placcatura durevole e di gradevole aspetto accompagnando i drinks senza sporcare le labbra, come farebbe invece una vernice dorata. La lavorazione della foglia d’oro si ottiene battendo l’oro fino a ridurlo a una lamina sottilissima, e spesso viene applicata sulle elaborate cornici di specchi e dipinti. In genere la foglia d’oro è più sottile della carta, e controluce appare semitrasparente, anche se nell’antichità era 5-10 volte più spessa di oggi. L’applicazione della foglia d’oro su una superficie è definita doratura. La tradizionale doratura a guazzo è la tecnica più complessa e pregiata. Sull’oggetto da dorare si stendeva una sostanza adesiva, di solito una miscela di gesso finemente macinato e colla. Dopo aver applicato, fatto asciugare e lisciato lo strato adesivo, lo si bagnava di nuovo, poi vi si apponeva la foglia d’oro e si aspettava che asciugasse. Questa tecnica è rimasta pressoché immutata nei secoli, e ancora oggi è eseguita a mano. Tra i principali produttori di foglia d’oro al mondo – e quindi anche di oro commestibile – la ditta fiorentina Giusto Manetti Battiloro (www.manetti.it), fondata nel 1820 e una delle venticinque imprese storiche di Firenze.

Tappeti Berberi, scritture segrete e linguaggi del silenzio

June 3, 2012 Leave a comment

Tutti conosciamo i tappeti berberi, i loro motivi geometrici, i loro colori soffusi, e siamo abituati a vederli senza guardarli, a toccarli senza comprenderli, a valutarli e negoziarli senza conoscerne il valore. Quanti tra noi sanno che questi tappeti di lana, nascondono una storia segreta? Che i loro disegni sono in realtà un linguaggio in codice? Quello delle donne berbere che li creano. Come sono fatti è un segreto, riservato a pochi iniziati: storici, esperti di cultura amazigh, appassionati di oggetti antichi, antiquari e galleristi. Nel caos dei souks i venditori assalgono i compratori marocchini così come i turisti, argomentando le vendite sulla qualità della lana, la lucentezza dei colori, e gridano la solita retorica del ”fatto a mano“. Se insistete, vi riveleranno l’origine geografica del tappeto in questione, ma pochi di loro saranno capaci di decriptarvi i segni. La ragione? In un ménage tradizionale berbero, l’uomo e la donna lavorano in cooperazione, con dei perimetri d’azione ben delimitati. La donna si occupa della tessitura dei tappeti, lo sposo della vendita nei mercati rurali settimanali. E’ quindi l’uomo che vende il lavoro della donna, senza poter comprenderlo o spiegarlo. Per lo storico Frédéric Damgaard, “la cultura marocchina è come un iceberg dove la parte maggiore è nascosta e invisibile. La parte visibile e conosciuta perfettamente in tutto il mondo: città imperiali, moschee, kasbah…”. Questa analisi si applica molto bene ai tappeti berberi. Tesoro sconosciuto, è la parte sommersa: losanghe, tratti orizzontali, triangoli e motivi a zigzag, lavorati nel cuore delle montagne.
Disegni semplici e angolari che differiscono totalmente dai motivi floreali carichi di arabeschi e volute dei tappeti cittadini d’origine arabo-andaluse o ottomane. I tappeti berberi presentano una dimensione primitiva. Possiedono un identità propria dovuta alla tessitura praticata dalle tribù transumanti o sedentarizzate, vicino alle città o nascoste tra le montagne. I clans di Beni Jeliadssen, Beni Sadden, Marmoucha, Beni Mguild, Guerouane, Aït Sgougou, Zemmour, Zaïne, Aït Bou Ichaouen, Zenaga o Rehamna, tessono ancora questi tappeti tradizionali con le stesse tecniche ancestrali. Ma allora, questi motivi hanno un senso, o sono l’espressione artistica di un singolo individuo? I disegni geometrici sono in realtà un linguaggio in codice, quello delle donne berbere. Raccontano, per chi sa decriptarli, una saga rapportata alle credenze e all’immaginario della cultura amazigh. E questa storia non è mai la stessa, perchè non è storia di una tribù ma di una persona, individuale e femminile. Ogni tappeto è un libro unico, che porta un messaggio da decodificare, tessuto da chi l’ha creato. I motivi si trasmettono attraverso le generazioni, da madre in figlia. Creazioni artistiche della donna berbera, il suo tappeto riflette prima di tutto le fasi della sua vita e le tappe delle sue esperienze sessuali. Interpretando i segni tessuti nel tappeto, si può apprendere che la donna che lo ha lavorato è vergine, giovane sposa o unita sessualmente ad un uomo. Altre volte i segni rivelano la gravidanza o lo svezzamento di un bambino. Il linguaggio astratto del tappeto berbero prende dunque le sue radici dai corpi, la sua forma e la sua funzione; descrive il ruolo degli organi sessuali e si basa sulla dualità primitiva femminile-maschile. L’incontro dei due sessi diventa l’espressione di una fertilità universale, integrata all’insieme delle forze della Natura. Questi motivi geometrici semplici che intrigano gli appassionati, sono un codice segreto che si mormora, che si trasmette sottovoce, da donna a donna, da madre a figlia. Un buon tappeto è formato da 480.000 nodi al metro quadrato e esige sino a nove mesi di lavoro. E’ il caso, per esempio, dei tappeti Taznakht, colorati con pigmenti naturali, zafferano, henné o menta, a base di pelo di capra o di dromedario. Inginocchiate davanti al loro telaio, per lunghe ore, giorno dopo giorno, le donne raccontano la loro storia, tessendo nello stesso istante, la loro storia, la trama del loro destino. Il tappeto si fa manoscritto, libro aperto e diario di una vita. Una volta archiviato, si avvia verso un destino sconosciuto e diventa tappeto di casa, coperta, arazzo… custodendo al mondo il suo mistero.
Paul Klee, Le Corbusier, Wassily Kandinsky, sono artisti internazionali che hanno reso omaggio al tappeto berbero. Pochi di noi sanno che il celebre architetto Le Corbusier collezionava tappeti berberi che vennero anche esposti a Parigi. All’epoca insegnava alla scuola delle Belle Arti questa teoria: “Fare come le donne berbere, unire alla geometria la più incredibile fantasia“. In Marocco, è essenzialmente Farid Belkahia che ha valorizzato l’arte tradizionale berbera. Le sue tele rendono omaggio alla semiologia berbera, come i tappeti delle donne berbere, le sue opere sono degli enigmi pittorici. Segni e forme criptati sulle tele, ci ricordano le origini di questa terra, ancestrali e profonde.
Credits: Frédéric Damgaard – Yasmina El Kadiri

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen