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Posts Tagged ‘New York Times’

New York Times, nuovo concept per l’atteso iPhone 5 Apple

July 10, 2012 Leave a comment

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Il New York Times, ha pubblicato qualche tempo fa un articolo sull’azienda di Cupertino, in cui si diceva che si stessero facendo degli esperimenti su un dispositivo indossabile al polso, con comandi vocali molto simili all’attuale sistema Siri.
Dopo un’attenta analisi di quanto scritto dalla nota rivista americana, alcuni designer hanno mostrato come potrebbe essere se tutto ciò fosse vero.
Il lavoro è stato fatto principalmente dal designer italiano Federico Ciccarese, già abbastanza noto sul web per alcuni suoi concept ispirati ai prodotti della mela morsicata. Questa volta, però, il suo concept si basa su un rumor circolato qualche mese fa, ed è per questo dunque che l’interesse da parte degli utenti sembra essere davvero alto.

Fonte: GoLook-Technology.it

Google, lancio occhiali a realtà aumentata entro il 2012

February 23, 2012 Leave a comment

Entro l’anno, secondo fonti vicine e riprese dal New York Times, entro l’anno Google potrebbe lanciare sul mercato gli occhiali a “realtà aumentata”, attualmente in fase di test presso gli “X Labs” del gruppo di Mountain View, basati su tecnologia Android. Simile apparentemente ad un comune paio di occhiali da sole, il dispositivo risulterà connesso alla rete in grado di trasportare l’utente in una realtà aumentata e incredibilmente parallela.
Indossando questi accessori si potrà, ad esempio, vedere sovrapposte alla realtà le indicazioni stradali di Google Maps; osservare indicazioni turistiche sui luoghi visitati; visualizzare notifiche provenienti dal web; scattare e trasmettere foto di visuali poste dinnanzi all’osservatore; godere dei servizi di spostamento attraverso la geolocalizzazione. Inoltre sarà possibile trasmettere contenuti audio in streaming, abilitare chiamate vocali, corrispondere appuntamenti e altri eventi, e così via. In pratica, vedrebbe proiettato sulle lenti un flusso di informazioni interattive attraverso cui interagire.
Gli occhiali, secondo voci circolanti in rete, dovrebbero essere in vendita, in diversi modelli, con corrispettivi tra i 250 e i 600 dollari.

Marius Creati

Usa, giovani meno interessati alla televisione

February 10, 2012 Leave a comment

La televisione non è più il passatempo preferito dei giovani americani, che preferiscono utilizzare nelle ore libere computer, smartphone e tablet. Il fenomeno, destinato a replicarsi presto anche nel resto del mondo, ha forti ripercussioni per l’industria della pubblicità: perdono valore gli spot televisivi, mentre sono sempre più preziosi quelli su internet.
La televisione, considerando tutte le fasce di età, resta lo svago più diffuso tra gli americani con una media di quattro ore e 39 minuti al giorno. Il discorso è diverso per i giovani tra 12 e 34 anni, che utilizzano sempre di più computer e dispositivi mobili non solo per collegarsi a YouTube e social network, ma anche per vedere serie televisive e film senza dipendere dal palinsesto televisivo. I ragazzi tra 25 e 34 anni, per esempio, dal 2010 al 2011 hanno ridotto di 9 minuti il tempo speso ogni giorno davanti al teleschermo. Controcorrente gli anziani oltre i 65 anni che, secondo le ricerche della società specializzata Nielsen, passano sempre più tempo incollati alla televisione. Ma questa, come spiega il New York Times, è probabilmente una conseguenza della crisi economica, che ha costretto molti americani a rinunciare ad altre attività più dispendiose.

Fonte: TMNews

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New York Times, condizioni di lavoro disumane nel mondo tecnologico in Cina

January 28, 2012 Leave a comment

Un’indagine del New York Times sulle condizioni lavorative in Cina fa luce sul lato oscuro del mondo tecnologico, entrando nelle catene di montaggio che alimentano l’enorme successo e business di aziende come Apple e tante altre. Orari estenuanti, sicurezza spesso inesistente, esposizione a sostanze tossiche e pericolose. Nei casi estremi persino la morte.
Dopo avere spiegato come la Cina sia riuscita a sottrarre milioni di posti di lavoro al mondo occidentale, il New York Times è tornato sull’argomento per far luce, questa volta, non tante sulle strategie produttive ma sulle implicazioni che queste hanno sui lavoratori: il cosiddetto costo umano.
L’indagine si concentra in maniera particolare sulle condizioni di lavoro degli operai della Foxconn, uno dei fornitori di Apple, ma anche altre aziende cinesi che assemblano prodotti per tutti i più importanti brand tecnologici di tutto il mondo.
La casa di Cupertino spiega al giornale di monitorare le condizioni di lavoro in Cina, con lo scopo di migliorare il sistema, ma le relazioni in essere non incentivano la soluzione. Quando Apple cerca un nuovo fornitore, l’azienda non chiede mai il prezzo di servizi o di componenti, ma piuttosto quali siano i costi della manodopera, di sfruttamento della strumentazione e dei materiali. Soltanto dopo aver conosciuto questi parametri Apple presenta un’offerta il cui margine è solitamente ridottissimo.
Le aziende tendono a non rifiutare, per via degli enormi volumi di fatturato garantiti da Apple. Assicurata la commessa, però, sono costrette a trovare soluzioni per soddisfare le richieste dell’azienda, cercando nel prezzo pagato il margine di profitto, cosa che si traduce inevitabilmente in un ‘costo umano’, dato che Apple impone materiali, design e standard qualitativi.
Persino la segretezza sulla linea di produzione della casa di Cupertino costituisce una barriera per il miglioramento delle condizioni di lavoro. Non conoscendo i fornitori, è difficile capire quali siano le condizioni di lavoro dei loro dipendenti.
Alcuni ex dirigenti di Foxconn e Apple ritengono che le aziende potrebbero risolvere velocemente la situazione. La casa californiana potrebbe interrompere i rapporti d’affare con le società che non rispettano la legge e gli standard minimi richiesti. Tale politica si scontra però con l’onerosità in termini di tempo e denaro per la ricerca di altri fornitori. Nel mondo non esiste una vera alternativa a Foxconn per volumi di produzione elevati.
Apple è solo l’esempio più eclatante ma non è l’unica società ad utilizzare fornitori cinesi: Dell, HP, Lenovo, IBM, Motorola, Nokia, Sony, Toshiba, Nintendo, Amazon, Nokia, Samsung e tanti altri si annoverano nella lista nera. La situazione è nota a tutti ma, per il momento, la soluzione non è nelle priorità di committenti e produttori. L’attenzione del mondo intero, infatti, è concentrata sull’ultimo gadget e sulle migliori prestazioni.
Il sistema attuale di produzione è interamente teso alla riduzione dei costi, a produrre un maggior numero di unità prive di difetti e a consegnare il massimo numero possibile di pezzi. I salari bassi e le condizioni di lavoro in Cina generano sdegno, quando si verificano gli incidenti, per poi essere dimenticati subito dopo.

Fonte: PCTuner