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Duomo di Milano
Il Duomo di Milano, monumento simbolo del capoluogo lombardo, è dedicato a Santa Maria Nascente ed è situato nell’omonima piazza nel centro della città. È una tra le più celebri e complesse costruzioni gotiche del mondo.
Poche chiese, in Italia, hanno avuto una costruzione così lenta e complessa come la ebbe il Duomo di Milano. Non solo, ma l’erezione dell’imponente monumento fu una impresa che interessò non solo la Lombardia, ma tutta l’Italia. Fu infatti attraverso essa che lo stile gotico fiorito d’Oltrealpe penetrò in Milano e influenzò l’Italia intera. La sua elaborazione fu assai lenta: essa comprese infatti un arco lunghissimo di ben cinque secoli, pur rimanendo tuttavia fedele ai principi dell’arte gotica. Sul luogo dove sorgeva la basilica di Santa Maria Maggiore, del IX secolo, si iniziò nel 1387 la costruzione del Duomo, dedicato a Santa Maria Nascente; costruzione voluta dall’arcivescovo Antonio da Saluzzo ed appoggiata non solo da Gian Galeazzo Visconti, all’epoca signore della città, ma da tutto il popolo milanese. In quell’anno era ingegnere Simone da Orsenigo, circondato da numerosi maestri campionesi. È fuori di dubbio, tuttavia, che l’intero progetto del Duomo fosse opera di una sola mente, sicuramente di un maestro oltramontano, perché, nonostante l’avvicendarsi di numerosi architetti alla fabbrica, il Duomo ha mantenuto un carattere straordinariamente coerente, e questo carattere è tipicamente d’Oltralpe. Tuttavia, questi schemi gotici, nelle menti degli architetti italiani, persero la loro caratteristica oltramontana e acquistarono quella più tipicamente nostrana. Intorno a Simone da Orsenigo, i nomi dei grandi maestri della pietra: Marco “de Frixono” da Campione, Matteo da Campione, e il più grande Giovannino de’ Grassi. Nel 1389 Simone da Orsenigo fu rimosso dall’incarico e fu fatto venire da Parigi Nicola di Bonaventura, che fornì il disegno dei finestroni absidali, aperti a traforo. Poi anch’egli, giunto a Milano il 7 maggio 1389, fu licenziato il 31 luglio 1390. Maestri italiani e stranieri si susseguirono, avvicendandosi, nella fabbrica del Duomo: i tedeschi Giovanni da Friburgo, Enrico Parler da Gmunden, Giovanni da Fernach, e gli italiani Bernardo da Venezia, Gabriele Stornaloco, piacentino, Marco da Carona, Giovannino de’ Grassi e Giacomo da Campione. Questi ultimi due rimasero legati stabilmente alla fabbrica dal 1392 e dettero al nascente Duomo la loro impronta decisiva, quello stile “gotico fiorito”, caratterizzato dall’esuberanza decorativa.
Alla morte del grande maestro, il parigino Jean Mignot criticò aspramente i lavori ma, trovando l’opposizione di Bernardo da Venezia e di Bertolino da Novara, fu ben presto licenziato: è da questo momento che la fabbrica del Duomo di Milano verrà diretta esclusivamente da maestri italiani. Nel 1400 era a capo dei lavori Filippino degli Ugoni: a lui si deve il disegno dei capitelli, delle volte, dei terrazzi. Si lavorava alacremente, nella fabbrica del Duomo, tanto che, nel 1418 veniva consacrato l’altare maggiore da papa Martino V. Con la salita al potere, alla metà del ‘400, di Francesco Sforza, le arti conobbero un nuovo indirizzo. L’architettura milanese del ‘400, e quindi anche quella del Duomo, fu “siglata” dalle tre generazioni dei Solari: Giovanni, il figlio Guinforte, e il figlio di questi, Pier Antonio. Il genero di Guinforte, il grande Giovanni Antonio Amadeo, fu il vincitore del concorso indetto nel 1490 per l’erezione del tiburio: nonostante il “nuovo corso” rinascimentale che aveva preso l’arte, L’Amadeo fu strenuo difensore dell’unità gotica dell’editicio e completò il tiburio nel 1500. Dieci anni più tardi sorgeva, gotica anch’essa, la prima delle quattro guglie contigue. Intanto, la grande fiammata del “gotico fiorito” andava lentamente spegnendosi, vinta dal nuovo senso plastico delle forme teorizzato da Filarete, da Luca Francelli, da Francesco di Giorgi e da Leonardo, chiamati da tutta Italia per dare nuovi consigli e nuovi pareri sulla fabbrica del Duomo. Dopo un più che breve intervento tedesco, un maestro di Strasburgo chiamato nel 1482 da Gian Galeazzo Sforza, fu messo a capo dei lavori Pellegrino Pellegrini, detto anche Tibaldi, architetto preferito dall’arcivescovo Carlo Borromeo. Il Pellegrini dette subito un vigoroso impulso alla costruzione, progettando i disegni per il pavimento e per gli stalli del coro. Nel 1572 San Carlo riconsacrò il Duomo. Nel1585, alla partenza dei Pellegrini per la Spagna, ottenne di succedergli Martino Bassi e quindi Lelio Buzzi, già autore del progetto della Biblioteca Ambrosiana. Sotto l’arcivescovado dell’altro grande Borromeo, Federico, fu Fabio Mangoni a soprintendere la fabbrica del Duomo, a cui poi seguirono il Richini e il Quadrio. Nel XVIII secolo non erano ancora terminati i lavori. La guglia maggiore fu eretta dal 1765 al 1769 e la facciata, secondo le valide proposte del Pellegrini, fu compiuta negli anni fra il 1805 e il 1813. I lavori continuarono per tutto l’Ottocento, completando l’erezione delle guglie e le torri scalari intorno al tiburio. Ma tutta questa complessa costruzione ebbe sempre bisogno di vaste opere di restauro: la prima nel 1935 e la seconda, ben più complessa e più dolorosa, dopo i bombardamenti aerei del 1943. Durante l’ultimo restauro, fu rinnovato il pavimento, furono sostituite quelle statue e quegli elementi decorativi che più avevano sofferto le ferite della guerra. Infine, l’8 dicembre 1966, fu inaugurato il nuovo sagrato.
L’interno
I cinquantadue pilastri dividono le cinque navate e sorreggono le volte simulanti un traforo gotico; queste vennero dipinte verso la metà del 1800 da Alberti e Alessandro Sanquirico.
Il pavimento, su disegno originale del Pellegrini, è un intreccio di marmi chiari e scuri con disegni intersecantisi infinite volte.
Nella prima navata a destra si trova il sarcofago dell’Arcivescovo Ariberto da Intimiano, l’inventore del Carroccio, sormontato dal Crocefisso in lamine di rame dorato che il vescovo donò al monastero di San Dionigi. Un piccolo marmo seicentesco riporta un’iscrizione che ricorda Seguono i sarcofagi degli arcivescovi Ottone Visconti e Giovanni Visconti, opera di un maestro campionese del primo XIV secolo su due colonne in marmo rosso di Verona, e di Marco Carelli, un mecenate che alla fine del XIV secolo donò trentacinquemila ducati alla Fabbrica del Duomo per accelerare i lavori di costruzione.
Alla sesta campata vi sono tre magnifici altari del Pellegrini, sul primo dei quali si trova un pregevole quadro di Federico Zuccari: la “Visita di Sant’Agata in Carcere da parte di San Pietro”.
Notevole nel transetto destro è il monumento a Gian Giacomo Medici detto il Medeghino, opera di Leone Leoni, la cui l’effigie campeggia nel centro, circondata da statue e bassorilievi. Interessante l’adiacente altare rinascimentale di marmo, decorato con statue di rame dorato. Di fronte al Mausoleo Medici vi è il “pezzo” più celebre di tutto il Duomo: il famosissimo “San Bartolomeo Scorticato”, opera di Marco D’Agrate, con la pelle gettata come una stola sulle spalle e sul corpo.
Il complesso del presbiterio, capolavoro del Tardo Rinascimento milanese, è formato dal coro con i suoi stalli lignei, dal “Tempietto” del Pellegrini, dai due pulpiti dai ciclopici telamoni rivestiti di rame e di bronzo e dai due giganteschi organi.
Il deambulatorio corre intorno al coro, e vi si ammirano i portali delle due sacrestie, alcuni affreschi (fra i quali la “Vergine dell’Aiuto”) e la statua di Papa Martino V, opera quattrocentesca di Jacopino da Tradate.
Nel transetto si trova il “Candelabro Trivulzio” che consta di due parti: un piede, tutto un intreccio di viticci, vegetali, animali fantastici, attribuito a Nicolas de Verdun (XIII secolo) e uno slanciato stelo a sette braccia, a volute e ricami della metà del 1500.
Dopo altri tre altari di Pellegrino Tibaldi nella navata sinistra si trovano l’edicola “Tarchetta” dell’Amadeo, il monumento Arcimboldi dell’Alessi, romaniche figure di Apostoli in marmo rosso e infine il classicheggiante Battistero del Pellegrini.
La prima campata è attraversata dalla lista di marmo e bronzo della meridiana. Nel mese di novembre, periodo dedicato a San Carlo Borromeo, vengono esposti i teleri (i cosiddetti “Quadroni”) della vita del Santo, dipinti da un gruppo di artisti tra cui spiccano Cerano e Giulio Cesare Procaccini. I finestroni della cattedrale sono chiusi da vetrate istoriate che nascono col Duomo e furono via via implementate sino ai giorni.
La facciata
La facciata è una sedimentazione di secoli di architettura e scultura italiana, che va dal Tardo Rinascimento del Pellegrini al Barocco di Francesco Maria Richino, allo pseudo-gotico napoleonico dell’Acquisti. L’impostazione tardo-rinascimentale è del Pellegrini, anche se nei dettagli si intravede il barocco nascente e la mano del Richino. Su questa base s’innesta il coronamento pseudo-gotico richiesto agli architetti del 1800 da Napoleone Bonaparte in persona. Spiccano particolarmente le grandi statue relative all’Antico Testamento di Luigi Acquisti.
Il portale e l’esterno
Il portale mediano è disegnato dal Richini, arricchito da sculture di G.B. Crespi e completato da porte di bronzo moderne. Una passeggiata intorno alla cattedrale permette di apprezzare l’infinito numero di sculture, di doccioni, di guglie, di archi rampanti. Sopra la selva di guglie si eleva quella del tiburio, su cui nel XVIII secolo è stata posata la Madonnina dorata, simbolo della città.
Uno sguardo particolare merita l’abside, la parte più antica, e più avanti la quattrocentesca guglia Carelli, la prima ad essere costruita.
Il Museo del Duomo ripercorre la storia dell’edificio e ospita alcune opere d’arte collegate allo storico edificio.
Alcune misure del Duomo:
• altezza della Madonnina dal suolo: 108,50 metri;
• altezza della Madonnina: 4,16 metri[1];
• altezza della facciata centrale: 56,50 metri;
• altezza della navata maggiore: 45 metri;
• lunghezza esterna: 158 metri;
• lunghezza interna: 148 metri;
• lunghezza della facciata principale: 67,90 metri;
• larghezza interna delle 5 navate: 57,60 metri;
• larghezza esterna: 93 metri;
• larghezza interna: 66 metri;
• colonne interne: 52;
• guglie: 135[2];
• altezza delle colonne interne: 24 metri;
• diametro della colonne interne: 3,40 metri.
La meridiana
In vicinanza dell’ingresso del Duomo una striscia di ottone incassata nel pavimento attraversa la navata, risalendo per tre metri sulla parete di sinistra (a nord). Sulla parete rivolta a sud, ad una altezza di quasi 24 metri dal pavimento, è praticato un foro attraverso il quale, al mezzogiorno solare, un raggio di luce si proietta sulla striscia del pavimento.
Ai lati della linea metallica sono installate delle lastre di marmo indicanti i segni zodiacali con le date di ingresso del sole.
Lo strumento fu realizzato nel 1786 e modificato nel 1827 in seguito al rifacimento del pavimento del Duomo.
Fonte: Duomo
Palazzo Marino
Situato in Piazza della Scala 2 di fronte al famoso teatro, Palazzo Marino è sede della civica amministrazione dal 9 settembre 1861, quando l’allora sindaco Antonio Beretta vi trasferì la residenza municipale. Il Palazzo, costruito dall’architetto Galeazzo Alessi per il ricco commerciante genovese Tommaso Marino, ospita gli uffici del Sindaco, del Vice Sindaco, della Presidenza del Consiglio, Segreteria Generale e Direzione Generale.
La costruzione del Palazzo fu iniziata il 4 maggio 1558 nell’angolo verso San Fedele su progetto del perugino Galeazzo Alessi.
Il lato verso il Teatro alla Scala rimase in grandissima parte incompiuto. Luca Beltrami, il quale aveva presentato una prima relazione nel 1886, ne eseguì il completamento tra lo stesso 1886 ed il 1892 seguendo i concetti originari dell’Alessi, interpretati attraverso indagine sulla raccolta Bianconi.
Nel 1947 i milanesi videro coprirsi la facciata di grandi cartelloni pubblicitari che nascondevano le rovine causate dal bombardamento del ’43. Nella primavera del ’54 la Civica Amministrazione rientrava in quella che era stata per più di ottant’anni la sua casa.
La storia di Tommaso Marino e della sua più nota creatura, il palazzo attualmente sede dell’Amministrazione Comunale, inizia ai primi del Cinquecento quando il fratello Giovanni Marino si trasferisce a Milano. La vocazione milanese dei Marino è dunque molto precoce e precede di molto la dominazione spagnola che sarà la ragione principale della loro fortuna.
Già nel 1509, Giovanni e Tommaso, assieme al padre Luchino chiedono infatti il permesso di stabilirsi a Milano al re di Francia Luigi XII. Poiché negli anni seguenti abbiamo notizia solo di Giovanni, è probabile che solo lui si sia trasferito inizialmente lasciando al fratello Tommaso la cura degli affari a Genova.
La famiglia Marino era composta dai fratelli Tommaso (nato nel 1475) e Giovanni (nato nel 1486), e da due sorelle, Barbara e Maria. La madre era Clara Spinola, appartenente ad uno dei tanti rami non nobili di questa illustre casata genovese.
Giovanni dunque soggiorna a Milano in tutto il travagliato periodo delle guerre tra Francesi, Imperiali, Svizzeri e Spagnoli che si conclude nel 1529 con la pace di Cambrai e la caduta del ducato di Milano sotto la dominazione di Carlo V. Sappiamo da vari atti notarili che Giovanni Marino abita a San Matteo alla Moneta (1518), a Sant’Alessandro (1528), a San Vittore al Teatro (1529) e infine a San Fedele (1545) in una casetta all’angolo tra piazza San Fedele e via Caserotte, primo nucleo del futuro palazzo Marino. Gli affari dovevano andare molto bene: nel 1533 risulta proprietario della Cascina Mirabello e della Cassina de Pomm, tenute per le quali ottiene da Francesco II Sforza l’esenzione fiscale. Nel 1540, i fratelli Marino, ottengono la ferma del sale per nove anni. Nel 1541, Giovanni è Commissario generale del censo.
Il 29 dicembre 1546 Giovanni Marino muore lasciando numerosi figli avuti dal suo matrimonio con Pellina Lomellino: Ersilia, Antonia, Barbara, Giambattista, Cornelia e Aurelia. C’è anche la figlia naturale Isabella che sposerà in seguito Leonardo Spinola, (vedi “Palazzo Spinola e la Società del Giardino”).
Alla morte del fratello, Tommaso, che aveva 71 anni, eredita metà dei suoi crediti e si assume la tutela dei figli. Vista inoltre l’importanza dell’impresa gestita dal fratello, si trasferisce a Milano.
Cortile
Tommaso Marino fece eseguire nel cortile d’onore un programma decorativo imperniato su due temi principali: quello dell’esaltazione dell’eroe attraverso la narrazione delle imprese di Ercole (nel registro inferiore) e quello dell’esaltazione della forza di amore nei suoi vari gradi, attraverso immagini (nel registro superiore) tratte dalle “Metamorfosi” di Ovidio. Se per le “Metamorfosi” i modelli furono le incisioni su legno per i tipi dello stampatore veneziano Giolito de’ Ferrari, per le storie di Ercole i modelli furono le serie di incisioni mitologiche elaborate attorno agli allievi di Raffaello da Marcantonio Raimondi, da Agostino Veneziano, dal Maestro del Dado, o anche dal Caraglio su modelli del Rosso Fiorentino. Quasi nulla è noto sugli autori delle decorazioni, in parte forse eseguite dagli scalpellini del cantiere del Duomo.
Sala del consiglio
L’aula del Consiglio venne inaugurata il 30 giugno 1953, data della prima seduta dopo la Seconda guerra mondiale. E’ possibile assistere alle sedute da un apposito spazio, la tribuna pubblica, dal quale si domina l’aula. Alla tribuna si accede da via Marino il giorno stesso della seduta senza alcuna particolare formalità. I consiglieri comunali sono attualmente 60. Di fronte ai consiglieri siedono gli assessori, il Sindaco, il Vicesindaco ed il Segretario Generale. Attorno all’aula corre la scritta ciceroniana “Quae in patribus agentur modica sunto/caussas populi teneto/vis abesto” L’arredamento è in noce. Dal soffitto pendono quattro grandi lampadari in bronzo fuso. E’ presente lo stemma del Comune, risalente al XII secolo, e ai suoi fianchi, in marmo e stilizzati, i simboli delle sei antiche porte della città, presenti anche sul gonfalone attualmente in Sala Alessi. Pochi anni fa l’arazzo in fondo all’aula è stato sostituito con la copia di un grande quadro del Figino raffigurante Sant’Ambrogio.
Sala Alessi
La Sala Alessi è l’attuale salone di rappresentanza del Palazzo. Qui si svolgono le conferenze stampa più importanti direttamente organizzate o promosse dal Comune di Milano, vengono ricevuti Capi di Stato o regnanti e si incontrano i Consiglieri prima della loro entrata nell’aula del Consiglio. Nel 1873 venne qui collocata la salma del Manzoni, alla quale i cittadini resero commosso omaggio; molto più recentemente altrettanto è stato fatto per altri milanesi illustri e per le vittime della bomba di Via Palestro. Gli affreschi, i cui originali risalivano al 1568, sono allegorie mitologiche. Ai lati si trovano le Muse, negli ovali tra pareti e volta le Stagioni. Il cielo è sorretto dalle Cariatidi. I due grandi portali, che campeggiano sui lati minori, ospitano nel timpano curvo due notevoli busti di Marte e Minerva. Sopra le finestre trovano posto quattro bassorilievi: i loro temi sono l’aurora, il giorno, il crepuscolo e la notte.
Sui lati lungo la volta, e cioè lateralmente alle finestre in posizione arretrata rispetto alle curve dei costoloni, spiccano quattro grandi bassorilievi che simboleggiano aria, terra, acqua e fuoco. La grande volta era anticamente sostenuta da pesanti travature in legno. In un lato trova posto il gonfalone ufficiale del Comune di Milano, raffigurante il patrono della città, Sant’Ambrogio. Ai suoi piedi la cosiddetta scrofa semilanuta, ai lati i simboli delle porte medievali di Milano.
Sala Verdi
Della Sala verde, al pari della Sala gialla, dopo il bombardamento del Palazzo si salvarono alcuni frammenti delle antiche volte in stucco, da cui si poterono ricavare i calchi che consentirono la restituzione di tutta la decorazione originale. La Sala verde, dal colore del ricco damasco che ne ricopre le pareti, è conosciuta anche come Sala matrimoni poiché qui, il 4 luglio 1953, venne celebrato il primo matrimonio civile in Milano. Da oltre vent’anni ci si sposa altrove.
Si dice che nel 1575 vi nacque Marianna De Leyva, futura Suor Virginia, conosciuta come “Monaca di Monza” ne “I promessi sposi” del Manzoni. Tra i dipinti recentemente collocativi sono da annoverare “Apollo e Marsia” del Danedi (detto il Montalto) ed “Elisa Baciocchi con la figlia nel giardino di Boboli” del Poirel
Anticamera
La cosiddetta Sala dell’Orologio, recentemente ristrutturata, è conosciuta anche come Anticamera del Sindaco e presenta una volta originale, anche se risistemata dopo le gravi lesioni subìte nel corso dell’ultima guerra. Le porte, in noce, sono incastonate in portali in marmo scuro. Alle pareti vi sono molti dipinti di autori vari.
Il pavimento, marmoreo, è formato da un campo centrale in granitello con fascia perimetrale.
L’antico orologio che dà il nome alla sala è collocato sopra la porta d’ingresso.
Le tre grandi finestre danno su piazza San Fedele.
Fonte: Palazzo Marino
Mandarina Duck, nuovo flagship store a Milano
Mandarina Duck, marchio leader nel settore della pelletteria e del segmento business&travel per il design dei suoi prodotti, apre il 3 dicembre un nuovo flagship store a Milano, capitale della moda italiana, e per la location scegliela centralissima Via Verri, angolo Via San Pietro all’Orto. Situata nel cuore del quadrilatero della moda, la boutique si sviluppa su una superficie di180 metriquadri e propone l’intera gamma dei prodotti Mandarina Duck: borse leisure, business, travel e accessori, veri e propri oggetti di design contemporaneo, caratterizzati da una forte personalità.
Design, contemporaneità ed eleganza caratterizzano gli interni del negozio disposti su due livelli: le pareti silver e le luci a sospensione e a soffitto creano atmosfere calde e accoglienti; le mensole in vetro temperato ritmano lo spazio disegnando linee sottili sulle pareti; le pareti curve si aprono sulle vetrine, invitando a scoprire il nuovo mondo Mandarina Duck mentre le resine con inserti in argento corrono lungo l’intera superficie dei pavimenti dando continuità ai due livelli dello store. Sulle pareti, le immagini fotografiche dialogano con i prodotti richiamando il mondo delle forme e dei colori Mandarina Duck. Per il flagship store di Milano è stato adottato il nuovo concept che caratterizzerà tutti i punti vendita del marchio a livello globale, in cui gli arredi minimal e i singoli dettagli sono studiati per valorizzare al meglio i prodotti e renderli protagonisti. Il nuovo concept è stato sviluppato da Mandarina Duck in collaborazione con gli Studi Parrilla di Firenze e Lucchi&Biserni di Forlì. “L’apertura della boutique di Milano rappresenta un traguardo importante per l’Azienda. Con il nuovo flagship store parte infatti dal nostro mercato d’elezione, l’Italia, il progetto di rilancio del marchio, dopo l’acquisizione da parte di E-Land – commenta Christopher Bizzio, Amministratore Delegato di Mandarina Duck. – Un progetto che prevede, oltre all’ apertura di nuovi punti vendita, la ristrutturazione e il refit della nostra rete di negozi con il nuovo concept e, a breve, il restyling del nostro e-store”.
Oltre al refit con il nuovo concept store dei negozi esistenti in modo da aumentare la redditività a metro quadro, Mandarina Duck è impegnata a rafforzare il proprio Sales team e in questi mesi ha lavorato molto sullo sviluppo del prodotto, con l’ingresso nel team creativo di nuove professionalità. Con l’apertura di Milano sale a 45 il numero dei punti vendita monomarca Mandarina Duck nel mondo.
Fonte: BlogModa
Mandarina Duck, inaugurazione store a Milano
Sarà aperto il prossimo 14 dicembre a Milano il nuovo store di Mandarina Duck. La boutique sarà in Via Pietro Verri 8 – angolo San Pietro all’Orto – e per l’occasione sarà possibile esplorare il nuovo mondo del mrachio.
Fonte: Vivianamusumeciblog’s
Mandarina Duck, nuovi pop-up stores a Milano e Roma
Nuova iniziativa di Mandarina Duck, marchio leader nel settore della pelletteria e del segmento business&travel per il design dei suoi prodotti. Per essere ancora più vicina ai propri clienti e al mondo del viaggio, Mandarina Duck ha infatti inaugurato due Pop Up Store, rispettivamente al piano terra della Stazione Centrale di Milano e nella Galleria Centrale della Stazione Termini di Roma.
I punti due vendita, che saranno attivi fino ad aprile 2012, propongono una selezione esclusiva della nuova collezione Mandarina Duck: borse, valigie e accessori, oggetti di design intelligenti e funzionali, in grado di soddisfare anche i viaggiatori più esigenti. “I Pop Up Store all’interno delle stazioni ferroviarie sono un sistema di vendita strategico per
aumentare la brand awareness del marchio e fare conoscere i nostri prodotti a un numero sempre maggiore di consumatori – commenta Christopher Bizzio, Amministratore Delegato di Mandarina Duck. – Nei prossimi mesi il progetto interesserà anche altre importanti stazioni ferroviarie, in linea con il piano di crescita e di espansione del marchio”. I Pop Up Store di Mandarina Duck sono stati sviluppati in collaborazione con Retail Group S.p.A.
Fonte: BlogModa
Moda smodata
Quanti hanno sognato almeno una volta di indossare un bellissimo abito griffato, o di sfilare sulle più importanti passerelle di Milano, Parigi e Londra?
Tutto ciò si chiama: Moda. Questa parola a volte viene identificata con i VIP perché sono ricchi, spesso belli e anche famosi, ma è pur vero che anche i comuni cittadini possono senz’altro essere, come si suol dire: ‘Alla moda’. Da una ricerca è emerso che negli stati uniti l’80% della classe media spende in vestiti più di quanto spende per nutrirsi, ovvero: 7 cittadini su 10. in particolare le donne non fanno altro che spendono molto in abbigliamento estetica e benessere. Tutto questo dimostra che la televisione e i giornali, con i loro personaggi famosi perfetti ed in bella vista, influenzano talmente tanto gli ascoltatori, specialmente fra i più giovani ma non solo, da far nascere probabilmente il desiderio inconscio di dover essere uguali a loro. È un dato di fatto ormai che la moda ci influenza le nostre vite, ma è anche vero che se dovessimo scegliere tra una notte di follie con uno sconosciuto e un bellissimo abito che ci faccia stare bene con noi stessi, è più che sicuro che che la nostra scelta ricada sulla seconda opzione. Che ci piaccia o no i vestiti possono raccontare più di quanto possiamo raccontare noi della nostra vita,basta guardare una donna con uno strascico di Swarosky e una donna in minigonna, per capire chi dei due è la più raffinata. Anche se è pur vero che la classe di una donna la si nota quando ella cammina e da come si pone col suo prossimo. Basterebbe anche guardare gli accessori che non sono da meno, ma c’è da dire che anche che tra una donna di classe e una donna più semplice, alla fin fine ciò che colpisce a volte è proprio la semplicità. È tutto un fatto di modi, da come ci si espone, da come s’indossa l’abito e di come l’eleganza ne entra a far parte. Molte donne ormai con il troppo lavoro e lo stress si sentono trascurate e magari poco guardate, dunque carenti di attenzione, per cui quel poco tempo che hanno a loro disposizione lo spendono in shopping e un parrucchiere. La Moda ormai si potrebbe definire una malattia perché si tende a sentirsi emarginati ed esclusi e quindi poco apprezzati da coloro che ci vivono intorno ed anche nell’ambiente di lavoro. La moda può diventare un toccasana della salute mentale, magari un po’ meno del portafogli, diviene a volte l’unico rimedio che fa stare bene, perché essa non chiede ma viene richiesta, non giudica, ma viene giudicata e se un vestito è bello il resto non conta ed in una serata, che sia andata bene o meno, comunque si può dimostrare di esser stati belli ed eleganti. Per le donne un po’ meno belle, indossare un bell’abito può rivelarsi un motivo di sicurezza, la sicurezza di non esser più giudicate per il loro aspetto fisico ma per l’eleganza che mostrano di avere. Sarebbe bellissimo se ogni donna potesse avere una sua cabina armadio, perché tutte lo meritano ed ognuna di loro è una principessa che, cavaliere o meno, ha il diritto di indossare il suo meraviglioso abito di scena. Si dice che per far felice una donna basta un po’ di fantasia, ma non tutti i partner sono così intelligenti da capirlo, anche se come citava spesso anche la stupenda Marlyn Monroe: “Dicono che il denaro non faccia la felicità, ma se devo piangere preferisco farlo sul sedile posteriore di una Rolls Royce, piuttosto che su quello di un vagone del Metrò.” Marilyn era senza dubbio una donna che sapeva ciò che voleva, tanto ci sarebbe da raccontare sul suo passato difficile eppure divenne una delle più belle e celebri attrici del Mondo. Ogni donna e ogni uomo possono dunque divenire le piccole stelle di qualcuno, basta aver cura di sé e della propria immagine. Per esser belli agli occhi di chi amiamo potrebbe bastare una spilla, un anello, un tacco a spillo, un bell’abito. La moda apre le porte di un mondo dell’effimero, della stravaganza e della straordinarietà, in cui l’unica cosa che si potrebbe apprezzare di una persona sono le sue ‘scarpine di Prada’. Oltre questo c’è tutto il resto, ci sono le persone comuni che a loro volta sono delle piccole scintille di moda e di bellezza.
Karim Bougerrouma
Fonte: AGS Cosmo
Armani Hotel Milano, il concetto della nuova ospitalità
ARMANI HOTEL MILANO
Il concetto della nuova ospitalità
Il piacere personale del ricevere, il desiderio di reinterpretare il concetto di ospitalità, l’intuizione di offrire in ogni dettaglio l’estetica Armani. Nasce così Armani Hotel Milano, il secondo hotel ad aprire le porte, del progetto Armani Hotels & Resorts, in collaborazione con Emaar Properties PJSC. Dopo l’hotel di Dubai, situato all’interno del Burj Khalifa, l’edificio più alto del mondo, apre oggi l’Armani Hotel Milano: nel cuore della città, nello straordinario palazzo di via Manzoni 31, in stile razionalista, progettato originariamente da Enrico A. Griffini nel 1937.
In questo edificio dalle linee potenti e austere, Giorgio Armani ha creato un mondo di armonia, di privacy, di attenzione alle esigenze degli ospiti. Il lusso, la calma, e la bellezza sono declinati nel più puro stile Armani, dando al concetto di comfort un’estetica nuova. “Mi sono concentrato su ciò che volevo offrire seguendo la mia personale visione dell’estetica e un’idea precisa del comfort”, spiega lo stilista.
Mohamed Alabbar, Presidente di Emaar Properties, ha commentato: “Armani Hotel Milano, la più recente aggiunta al portfolio internazionale di Emaar costituito da progetti lifestyle di respiro internazionale, dimostra la nostra fiducia nella filosofia di design di Giorgio Armani che ha cambiato il mondo della moda.”
Fondamentale la distribuzione dello spazio che permette di creare un piccolo ingresso in ogni stanza, evitando di presentare immediatamente alla vista l’intimità della camera. Le 95 stanze e suite offrono diverse soluzioni: dall’Armani Deluxe (ampiezza fino a 45 metri quadrati) alle suite Armani Signature e Armani Presidential, le cui dimensioni variano dai 170 ai 200 metri quadrati, articolate a doppia altezza con una magnifica scala dal forte impatto architettonico. Minibar, impianti hi-tech, armadi che scompaiono nelle pareti – un gusto per l’ordine e la spaziosità che Giorgio Armani sperimenta da anni nelle proprie case – accentuano l’impressione di caldo nitore e ampiezza. Ogni stanza da bagno, idealmente strutturata per due, offre i migliori servizi e la riservatezza di una cabina doccia il cui vetro permette la vista soltanto dall’interno verso l’esterno. Il pavimento e le pareti, nelle sfumature naturali di un crema-marrone, sono realizzati con una pietra dalla texture regolare, Silk Georgette, proveniente dall’Asia. Tutti gli arredi dell’hotel si ispirano alle collezioni Armani/Casa realizzati appositamente per l’albergo in varie preziose finiture che riflettendo l’atmosfera d’epoca del palazzo: dai divani lineari rivestiti di raffinati tessuti, alle testate di legno retroilluminate dei letti.
Completa l’esperienza dell’Hotel Armani un concetto unico di servizi sotto la supervisione del reparto lifestyle. I Lifestyle Manager sono infatti il punto di riferimento per i clienti, perché si impegnano a soddisfare bisogni e desideri con un’assistenza continua e discreta. Dal momento della prenotazione si prendono cura dell’ospite, facilitando ogni procedura e rispondendo a ogni esigenza. Fin dal primo incontro nella lobby, affacciata su via Manzoni, quando il Lifestyle Manager accoglie il cliente e lo accompagna al settimo piano.
Tutti gli spazi comuni sono concentrati al settimo e ottavo piano, nel ‘cappello’ di vetro, come viene chiamato, che regala una spettacolare e inaspettata vista su Milano, dal Duomo ai nuovi grattacieli. Al settimo piano si trova l’Armani/Ristorante, dedicato alla ricca tradizione gastronomica italiana, con un’enoteca esclusiva, una sala da pranzo privata e un tavolo dello Chef all’interno della cucina. Sul lato opposto l’Armani/Lounge si affaccia sulla città con l’Armani/bamboo bar, un ambiente raffinato e di grande impatto visivo, che si affaccia su via Manzoni e su Piazza Croce Rossa. Il soffitto è a doppia altezza – 6 metri e mezzo – e la parete è realizzata con un’immensa vetrata dotata di louvres. Gli elementi in onice retroilluminati, gli arredi e la buona musica creano l’atmosfera ideale per gustare un pranzo informale, un afternoon tea o un aperitivo prima di cena. Mentre un ponte di collegamento interno è dedicato all’area fumatori.
L’ottavo piano, su una superficie di 1200 metri quadrati, è interamente dedicato alla bellezza e al relax e raccoglie tutti i trattamenti e le terapie che infondono armonia tra mente e corpo. L’Armani/SPA comprende sei sale trattamento dedicate, una couple Suite – per la coppia inseparabile – una palestra fitness e una piscina progettata per bagni rilassanti che grazie alla possibilità di regolare la temperatura, favorisce uno stato di completo relax. Le pareti frangisole regolate in modo da filtrare i raggi e il soffitto con magnifica vista sulla città danno un’atmosfera di leggerezza surreale. La palestra offre anche un vasto assortimento di attrezzi per l’allenamento cardiovascolare e muscolare, con accesso 24 ore su 24.
24 ore al giorno è disponibile anche l’Armani/Business Centre: 200 metri quadrati, con una sala meeting privata e due saloni consiliari. Oltre a una dotazione di audiovisivi, attrezzature informatiche e per conferenza, controllo a distanza dell’illuminazione e una propria Kitchenette in grado di servire direttamente le sale rispondendo alle richieste degli ospiti.
Tutto nell’hotel è concepito per soddisfare le esigenze di lavoro, relax e piacere, secondo quell’ideale di eleganza e semplicità che contraddistingue lo stile Armani. “Stay with Armani” non è soltanto uno slogan, ma la filosofia profonda di questo hotel. Un albergo realizzato in un palazzo che le esigenze dell’architettura hanno tratteggiato come un’immensa ‘A’, visibile soltanto dall’alto e nei disegni originali di Griffini. Un gioco del destino, un caso.
Sephora, nuovo spazio per Benefit e Make Up Forever a Milano
Nella boutique di Sephora ubicata in Corso Vittorio Emanuele a Milano, è nata una straordinaria novità, dislocata al terzo piano del famoso store, nel quale è stato inaugurato uno spazio di 250 mq per espandere l’immagine dei due marchi Benefit e Make Up Forever, due case cosmetiche diverse tra loro, ma che riescono a condividere il medesimo ambiente dedicato interamente al make up e alla bellezza, un’esperienza unica in Europa, non che nella bellissima metropoli italiana, che sicuramente conquisterà tutte le beauty fans.
Lo spazio Benefit, arredato completamente in stile anni ’50, tutto in rosa e in giallo, è perfetto per le beniamine della femminilità innata; la boutique offre sei postazioni dedicate alle sopracciglia, i cosiddetti Brow Bar, disponibili i servizi di depilazione delle sopracciglia con cera, pinzette e il nuovissimo metodo con il filo. Inoltre il brand lancia un servizio innovativo di Spray Tan, abbronzatura spray, che dona un energico colorito dorato da condividere tutto l’anno della durata di circa dieci giorni dall’applicazione, disponibile nella totale privacy di due comode cabine scrupolosamente allestite all’interno della boutique. Ovviamente disponibili i coloratissimi prodotti di make up e skin care, i veri protagonisti del nuovo store, e make up artist a disposizione per qualunque consiglio in merito di bellezza.
Mood completamente diverso quello dello spazio Make Up Forever, che si trasforma in un vero e proprio set o backstage di sfilata con stazioni trucco, televisori al plasma e ampi spazi espositivi. La famosa Make Up School, intrattiene le clienti insegnando loro tutti i segreti per un trucco personalizzato, mentre predispone un nuovo spazio interamente dedicato ai make up artist professionisti, Make Up Forever, dove per la prima volta in Italia viene presentata tutta la linea professionale nel quale trovare prodotti di grande qualità e seguire il workshop con i migliori artist del brand, trasformandosi per giunta in un vero luogo d’incontro per addetti ai lavori.
Marius Creati
Peuterey, primo flagship store italiano a Milano
Peuterey è sul punto di aprire il suo primo flagship store italiano nella città di Milano, ubicato in Via della Spiga 6, in una superficie di 140 metri quadrati suddiviso in due livelli, pian terreno e piano rialzato, corredato di un importante ingresso e due vetrine incorniciate nella pietra, nel quale verranno esposte le collezioni dei marchi Peuterey e Aiguille Noire.
Francesca Lusini, Presidente della G&P Net, sostiene: “Siamo entusiasti di poter aprire il nostro primo flagship store. Con l’opening di Milano diamo il via ad una significativa strategia retail che, a partire dall’Italia, mira allo sviluppo di nuovi negozi monomarca nelle più importanti città della mappa dello shopping di lusso internazionale. È un grande valore aggiunto poter presentare le nostre collezioni ai clienti che arrivano a Milano da tutto il mondo, all’interno di uno spazio dedicato e molto speciale, che esalta la personalità dei brand arricchendosi di sinergie in continua evoluzione”.
Riccardo Coppola, Direttore Creativo e Consigliere Delegato della G&P Net, afferma successivamente: “Con questo negozio vogliamo tradurre nel design degli interni di Via Spiga i valori di ricercatezza, contemporaneità e versatilità che contraddistinguono i capi Peuterey e Aiguille Noire. Per questo abbiamo prestato grande attenzione alla scelta di materiali, perché volevamo che si integrassero tra loro con leggerezza ed equilibrio pur nella loro apparente contraddizione. E’ uno spazio pensato per vivere e presentare il nostro mondo nella sua completezza, esprimendo in modo unico la qualità, il calore, il dinamismo e il comfort che da sempre infondiamo al nostro stile. Un luogo dove far nascere nuovi scambi e sinergie in un dialogo continuo, sempre aperto alle diverse contaminazioni, ispirazioni e influenze culturali”.
Marius Creati
Dodo, nuovo flagship store a Milano
Dodo inaugura il nuovo flagship store di corso Matteotti, 9 a Milano, progettato dalla designer Paola Navone, Ubicato su tre livelli si caratterizza da un infusione di colori molto cari alla tipologia del brand.
L’ingresso si correda sin da subito da un verde erba corroborante visibile sin dalle finestre sopra le vetrine adiacenti l’entrata.
Il pianterreno é dominato da un grande lampadario scultura in bronzo che spicca dalla parete rivestita di fiori rossi e rosa, mentre la pavimentazione in mosaico metallico, i muri realizzati con finitura ad effetto sabbia bagnata e le piccole vetrine in ferro battuto accentuano l’intensificarsi del calore trasmesso.
Il piano inferiore si immerge nel regno dei cuori edulcorato dai neon color rosa della linea Dodo ‘100% amore’, mentre il rivestimento parietale a maxi pois corredato da pouf rossi che spuntano tutti intorno al tavolo espositore realizzato in legno massiccio in stile minimale ne sottolinea lo stile.
Il primo piano si correda di un favolistico grande tavolo in legno massiccio dalla forma a fagiolo, attorniato da pouf dai colori arancio e viola, che risalta dal muro rivestito da un ornamento filante in silicone di color erba verde fluo, un tocco vivificante e divertente enfatizzante la sontuosa alcova imbottita con pelle capitonné color rosso fuoco collocata frontalmente, nella quale trovano spazio una panca minuta e massicci tavolini in stile bistrot.
Marius Creati


























