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Intervista di Viviana Musumeci a Filippo Magri

July 15, 2013 Leave a comment

Filippo-Magri

La ricca vena artistica italiana è da sempre  il riferimento per la scelta dei nomi dei modelli delle calzature Personal Shoes, che si ispirano ad alcuni tra i più importanti scultori, pittori e compositori italiani capaci di comunicare il loro essere con tocchi di colore e di stile. L’ufficio stile dell’azienda è un laboratorio creativo molto dinamico, che ogni giorno elabora secondo uno stile molto “personal” le tendenze del momento traducendole in prototipi che passano al vaglio della produzione. La missione è  quella di offrire al pubblico delle suggestioni che possano fungere da esempio, senza perdere di vista la vera essenza delle nostre calzature: ciascun pezzo è unico perché progettato personalmente da chi lo acquista. L’azienda mette a disposizione gli elementi, i veri creativi sono i clienti. Questo aspetto è messo in evidenza anche dal  blog, dove vengono pubblicate le creazioni più originali.

Viviana Musumeci ha intervistato Filippo Magri, uno dei soci fondatori

V.M.: A che tipo di pubblico vi ispirate?

F.M.: Il nostro pubblico di riferimento è molto ampio, le Personal Shoes sono pensate non solo come scarpe sportive, ma anche come calzature casual adatte ad essere indossate per sdrammatizzare un outfit elegante o per conferire un tocco chic ad un look informale. Caratterialmente ci riferiamo a chi ha un’identità forte e la voglia di trasmetterla al mondo attraverso il proprio look, con il coraggio di osare ed essere stilisti di se stessi, pur ovviamente seguendo i diktat della moda.

V.M.: Dove vengono realizzati i vostri prodotti?

F.M.: I nostri prodotti vengono realizzati interamente in Italia, con materie prime e mano d’opera italiana. Rivelare dove vengono Prodotte le Personal Shoes per noi è come la ricetta della CocaCola: un’idea sa la possono fare tutti, ma tendiamo a mantenere un velo di mistero.

V.M.: Che cos’è per voi Made in Italy?

F.M.: Alta qualità del prodotto grazie alla provenienza dei materiali e alla produzione rigorosamente italiana, che si traduce in comfort, resistenza, affidabilità ed esclusività e indubbiamente stile ed eleganza.

V.M.: In quali mercati siete presenti e in quali vorreste esserlo?

F.M.: In nostro unico store è sul web, quindi mi sento di dire che siamo presenti ovunque sia accessibile una connessione.

V.M.: Quali sono le novità di questa stagione?  E della prossima?

F.M.: Questa PE è dominata dai colori vitaminici, pieni e squillanti; a far loro da contraltare il bianco, che gioca con sovrapposizioni ed inserti metallici; le stampe floreali sono iperstilizzate, come le divertenti grafiche a tema marino o green applicate o ricamate. Abbiamo introdotto l’utilizzo della tela, che si presta moltissimo a giochi ottici che conferiscono profondità alla scarpa. La collezione AI è invece pensata per dandy contemporanei che privilegiano uno stile urbano dal carattere sporty, scegliendo accessori funzionali dall’estetica luxury. La palette cromatica è decisamente variegata e, accanto alle tonalità neutre e stagionali quali grigio asfalto, blu, nero, testa di moro e verde scuro, sorprende con audaci ed intensi rossi, azzurri e viola, un delicato rosa chiffon e accostamenti imprevedibilmente metal quali verdone e oro, viola e oro, rosso e argento. Completano la gamma evergreen senza tempo quali denim, silver e black&white. Abbiamo appena presentato anche una limited edition “per tutte le stagioni”, il cui concept è il viaggio: la base è un modello Puccini bianco, su cui si stagliano gli inconfondibili profili di alcune delle città più famose del mondo.

Fonte: VM-Mag

Angela Puttini a colloquio con Viviana Musumeci… l’anima di Capri espressa in preziosi gioielli

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La boutique Puttini Capri nasce nel 1988 per il volere di Angela Puttini, appassionata ricercatrice di monili preziosi e originali.  Oggi, all’insegna di questa tradizione la figlia Antonella crea gioielli originali che racchiudono la cultura e lo spirito dell’isola campana, glamourous e selvatica, che ha ospitato negli anni numerose celebrities amanti del mare e della semplicità che circonda ancora oggi l’isola, dove gli odori e i sapori sono veramente inimitabili e chi ha la fortuna di andarci, almeno una volta nella vita, non la dimentica più.

Viviana Musumeci ha intervistato Antonella Puttini

V.M.: Mi racconta la sua storia?

Dopo aver trascorso  i primi anni di lavoro dedicandomi all’arredamento di interni ho iniziato poi a portare avanti con passione l’intento familiare di realizzare gioielli unici e non ripetibili, dedicandomi nei primi anni di attività esclusivamente alla ricerca delle pietre e scegliendo quelle tipiche dei luoghi natii: dai coralli alle perle, dalla pietra lavica agli ori, i bronzi e agli argenti.

V.M.: Quali sono le caratteristiche che differenziano il vostro brand e i vostri gioielli dagli altri?

Nei miei gioielli sono concentrati non solo la tradizione orafa e artigianale del Mediterraneo, ma soprattutto il gusto originale e sempre attento alle esigenze estetiche della gioielleria contemporanea. Nei gioielli il racconto storico diventa prezioso, un ricordo da portare sempre con sé su un monile, spesso unico che conquista l’occhio attento alle finiture, alla qualità del lavoro artigianale e alla scelta delle pietre. Le mie creazioni nascono dal desiderio di trasmettere delle emozioni vere come la gioia e la serenità, per ricordare i momenti unici e magici, sono opere che sfidano le tendenze, creazioni nate dai ricordi e dalla storia per diventare parte della storia personale di chi li indossa.

V.M.: Come influisce Capri sulla creatività?

Sono proprio le pietre più tipiche di Capri e le leggende dell’isola ad ispirarmi. Le mie creazioni nascono – grazie ad un nome che in gioielleria può essere una fortuna – ispirandosi in un primo momento ai Putti, i bambocci paffuti ed allegri che rappresentano la figura infantile di Eros, il dio dell’Amore, per poi farsi suggestionare dalle storie e dalle atmosfere di Capri e dalle radici culturali del golfo, così da imprimere su anelli, bracciali, ciondoli, spille e collane la leggenda di Tiberio, di Pompei, dall’arte settecentesca e della tradizione partenopea.

V.M.: Quali sono le novità?

L’ultima collezione che ho disegnato parte da una moneta antica, per rievocare i fasti dell’età romana di Capri, sua isola natale a cui sono ispirate tutte le serie di preziosi. Sulla moneta, in argento o bronzo, è raffigurata la testa dell’imperatore Tiberio, che fece dell’Isola azzurra una degna residenza imperiale, costruendovi, dice la leggenda, ben dodici ville, ognuna intitolata a una divinità: lì visse circondato da studiosi, letterati, artisti e  astrologi. Ispirata a quelle atmosfere eleganti e colte, la collezione “Provident Capri” si compone di una raffinata serie di bracciali, collane, orecchini e ciondoli con le monete e le pietre preziose. Si va dal signorile bracciale rigido a quelli a maglia morbida, dai pendenti alle catenine. In tutti i monili ricorre la moneta con l’effigie di Tiberio e, dietro, l’Ara Pacis con i “Puttini”, amorini, i miei prediletti, che ricorrono in ogni creazione. I bracciali a maglia morbida e gli orecchini hanno anche una diversa versione delle monete, con incise sulle due facce i volti della dea della vittoria, Venere, e dell’imperatore Cesare Augusto, oltre a essere impreziositi da pietre dure come zaffiri, giade e smeraldi.  Ogni pezzo è interamente realizzato a mano e riprende la cultura mitologica e la tradizione orafa di Capri, la mia terra, e più in generale quella del Mediterraneo. Sempre legata alla collezione Provident quest’anno, a Capri, sta diventando un oggetto must-have la moneta Tiberio, simbolo dell’isola più bella del mediterraneo. Questo prezioso vuole essere un augurio, un segno premonitore, ma anche un monile che regala, a chi lo possiede, un “pezzetto” dell’Isola Azzurra e con esso la speranza di un ritorno a Capri.

V.M.: Chi sono i vostri clienti?

Il passaggio su Capri è sempre molto vario, il jet-set è quindi  internazionale e varia da personaggi americani, arabi e russi alla ricerca di oggetti preziosi e particolari. Anche gli italiani, per la maggior parte delle volte imprenditori, sono nostri clienti. Ultimamente, grazie alla collezione Provident e alla moneta portafortuna, il ventaglio di clienti si è ampliato infatti anche moltissimi turisti scelgono di acquistare la moneta e una volta all’interno della boutique si lasciano ammaliare dai gioielli e si concedono un regalo!

V.M.: Siete distribuiti solo a Capri?

Abbiamo la boutique nel centro di Capri, in via Le Botteghe 23. A Napoli presso la Gioielleria Marco Renna Via dei Mille (NA). Mentre una selezione di alcune collezioni si possono trovare nella boutique ONE BRERA in via Brera 29 a Milano

V.M.: Mi racconta un aneddoto?

Un paio di anni fa Caroline di Monaco, insieme alla figlia Charlotte, si è lasciata affascinare non solo dalle meraviglie dei luoghi dell’Isola Azzurra ma anche dai suoi “tesori” made in Capri più pregiati. Durante il suo soggiorno sull’isola la Principessa Caroline ha indossato un prezioso ciondolo della collezione “Anema e Core” della Maison. Mi ha riempito d’orgoglio vedere indossare alla principessa di Monaco una delle mie creazioni proprio perché ogni gioiello nasce per me dal desiderio di raccontare i momenti unici e magici della vita e  per accompagnare il ricordo di una splendida estate.

(Intervista raccolta da Viviana Musumeci)

Fonte: VM-Mag

Intervista di Viviana Musumeci a Andreina Longhi

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Ritratto di Giovanni Gastel

“La prima volta che sono andata in Cina ero sola e mi trovavo in piazza Tiennamen. Non sapevo il cinese,  non conoscevo nessuno e non sapevo né cosa fare né dove andare. Fortunatamente una segretaria della Camera di Commercio cinese, in quel periodo, mi prese in simpatia e mi ha presentò ad alcune persone. Direi che tutto sia partito da lì. Dieci anni fa”. Così Andreina Longhi, fondatrice e ceo dell’agenzia di pr e comunicazione Attila&Co descrive il suo primo reale approccio con il mondo cinese. Un’esperienza che avrebbe traumatizzato chiunque, ma non lei che, forte di uno spirito nomade e di un carattere fortemente curioso, ha ribaltato la situazione a suo vantaggio, ampliando così le opportunità di lavoro della propria struttura, e diventando un trait d’union preziosissimo per molte aziende del lusso che chiedono la sua consulenza – ormai a largo raggio – per entrare in contatto con il mondo e la cultura del Dragone al fine di fare business.

V.M.: Quante volte all’anno vai in Cina?

A.L.: Non più come i primi anni. Da qualche tempo ho cambiato strategia. Se prima andavo spesso fermandomi poco, oggi vado meno sovente ma per periodi di tempo più lunghi. Di certo per chi decide di lavorare a stretto contatto con la Cina, è necessario trascorrere del tempo là, perché i miei partner hanno bisogno di vedermi. Quando manco da qualche tempo, sento la differenza.

V.M.: Hai aperto una sede di Attila anche là?

A.L.: No, ammetto di averci pensato ma per poco.  Il mercato cinese è estremamente complesso. Io che ormai ci vado regolarmente da anni della Cina non ho ancora capito nulla. Devi essere in loco, ma trovare anche i partner giusti. E non è facile. Può essere molto dispersivo sia per energie che per denaro. Per questo ho preferito trovare un partner con cui condividere la visione del lavoro. Si tratta di un’agenzia, la E&A di Sophie Jiang che ha sede a Taiwan.

V.M.: Che differenza c’è tra Hong Kong, Pechino e Shangai?

A.L.: Hong Kong è indubbiamente più social e pr oriented, ma ci sono meno giornali. Al contrario, Pechino e Shangai sono business oriented. I grandi giornali sono lì e anche i giornalisti si muovono più facilmente.

 V.M.: Se dovessi dare tre consigli a un imprenditore che decide di andare in Cina a fare business, che cosa gli diresti?

A.L.: Come prima cosa gli direi di non sottovalutare i cinesi. Il rapporto deve essere paritario, anche perché sanno di essere potenti e non accettano condizionamenti. Come secondo consiglio direi loro di non andare da soli, perché come dicevo prima, la Cina può essere molto dispersiva. Infine direi che sia necessario avere le idee chiare e sapere esattamente perché si va lì.

V.M.: E gli imprenditori italiani, come li vedi in questo momento?

A.L.: Molto confusi. Non sanno in che direzione andare. Molti sono pronti a vendere le proprie aziende. Basta fare un’offerta minimamente decente e alcuni di essi sono già pronti a cedere le armi. Noi, per quanto sia difficile, invece, continuiamo a investire. E’ l’unico modo per crescere e per reggere anche in situazioni avverse.

(Intervista a cura di Viviana Musumeci)

Fonte: VM-Mag

Intervista di Viviana Musumeci a Vinciane Stouvenaker, designer accessori di Coccinelle

February 4, 2013 Leave a comment

Vinciane_Stouvenaker.tiff1

Proviene dal Belgio, come tradisce del resto il suo cognome: Vinciane Stouvenaker, designer del marchio di borse e accessori Coccinelle ha studiato all’Accademia delle Belle arti del suo paese di origine, ma nel 1989 è approdata per la prima volta in Italia e in particolare in Italia per studiare le radici della nostra cultura nella moda, ponendo particolare attenzione agli accessori. Grazie al suo straordinario talento, Vinciane, dopo essersi diplomata, è divenuta prima docente e poi consulente per alcuni brand, realizzando anche una collezione personale distribuita in negozi come  Luisa Via Roma, Barneys, Isetan, Lane Crawford e aggiudicandosi il premio Who’s on Next  nel 2006 come migliore designer di accessori.
Viviana Musumeci l’ha intervistata.

V.M.: Come nasce una collezione Coccinelle?

V.S.: Attingo alla memoria del brand per non tradire i suoi valori con la consapevolezza che alla fine di una progettazione di un oggetto, sarà una donna a portarla e ad animarla esaltando le sue caratteristiche.

V.M.: Quali sono gli elementi che ti ispirano?

V.S.: Amo trasformare vecchi modelli in qualcosa di unico mescolando elementi che hanno un passato con techniche nuove unendo tradizione e modernità.

V.M.: Dove lavori e com’è la tua postazione di lavoro?

V.S.: Il mio lavoro di creativa nasce in ogni posto dove posso trarre un’emozione o un intuizione, che sia viaggiando, a una mostra o a un mercatino, toccando una materia, mentre la concretezza prende forma in azienda con il confronto con i miei colleghi  e persone che mi supportono. Nel mio ufficio sono circondata tra borse vintage, pellami, libri di moda, oggetti vari…

V.M.: Che cos’è la creatività per te?

V.S.: Capacità della mente d’inventare andando al essenziale. Emozionando.

V.M.: Quali sono i designer di borse e accessori a cui ti richiami e quali sono le caratteristiche di un buon designer?

V.S.: Quelli che riescono a trasmettere modernità e creatività dando un valore comunicativo ma preferisco non fare nomi per non dimenticare nessuno. Sono le stesse caratteristiche che distinguono un buon designer, aggiungerei forse passione…

(Intervista di Viviana Musumeci)

Fonte: VM-Mag

Intervista di Viviana Musumeci a Patrizia Bambi

September 24, 2012 Leave a comment

Molto si è ormai detto di Patrizia Bambi, fondatrice, insieme al marito Claudio Orrea, del marchio Patrizia Pepe – il brand, in un certo senso, è l’alter ego della sua creatrice -. Da quando qualche stagione fa il marchio si lanciò in una comunicazione d’impatto dove una modella aveva il viso coperto e il claim chiedeva Who is Patrizia? – come a dire che tutte le donne sono un po’ Patrizia -, Patrizia Bambi, schiva per natura e concentrata sempre sul suo lavoro di imprenditrice e designer, ha rilasciato qualche intervista in più.

Viviana Musumeci l’ha incontrata nel suo quartier generale a Milano dietro la Stazione Centrale durante la Fashion Week milanese per parlare della sua nuova collezione e di altro

V.M.: A cosa si ispira la collezione attualmente in presentazione?

P.B.: La donna moderna che lavora e che deve essere pratica, perché ha mille impegni, ma al contempo vestita in maniera femminile e glam, è da sempre il fil rouge di ogni collezione. Questa, in particolare, ”Melody Rebel”, lo è ancor di più e si ispira in un certo senso agli anni 80. Non solo: la collezione è iper colorata perché è un messaggio che volevo mandare in questo periodo difficile in cui sembra, comunque, che molti soffino pessimismo che appesantisce ulteriormente il clima. Ho pensato alle stampe hawaiane ispirandomi ai writer metropolitani, visto che loro per primi sono dei ribelli che si esprimono attraverso la loro arte. E’ vero, la situazione è complessa, ma ci vuole anche tanta grinta.

V.M.: Quando lavora a una nuova collezione, so che si ispira a una canzone. Quale ha influenzato la creazione della collezione s/s 2013?

P.B.: In realtà non parlerei di una sola canzone. Io amo molto ascoltare la musica, soprattutto quella rock quando creo, E’ il genere di ritmo che mi ispira atmosfere glamour che poi traduco in abiti.  Per questa collezione mi sono ispirata alla musica degli anni 80 e se fosse una compilation sarebbe composta solo da cantanti donne.

V.M.: Quali sono i suoi cantanti preferiti?

P.B.: Dei gruppi attuali mi piaccono molto i Kasabian o i Linking Park. Del passato amo molto i Cure e David Bowie. Quest’ultimo è il cantante a cui mi ispiro quando devo realizzare la collezione maschile. Bowie è un’icona degli anni 80 e mi dà la giusta ispirazione quando creo per la linea maschile. E’ glam rock.

V.M.: E’ un periodo indubbiamente difficile che coinciderà, il prossimo anno, con l’anniversario della vostra nascita -1993 -. Che cosa ricorda di quel periodo?

P.B.: E’ stato l’inizio di un’avventura. All’epoca ricordo che la nostra città, Prato, ci ha sostenuto moltissimo. Qualcuno ci ha persino regalato metri e metri di stoffa scommettendo su Claudio e su di me.

V.M.: A proposito di Prato, come considera Firenze?

P.B.: La mia città è e sarà sempre Prato, tuttavia Firenze è la mia seconda città del cuore, non solo per la vicinanza con Prato, ma anche perché è una città d’arte bellissima che mi ispira moltissimo. Il connubio tra Prato e Firenze è fortissimo.

V.M.: Da imprenditrice cosa consiglierebbe oggi a un giovane?

P.B.: Di focalizzarsi su un progetto  e portarlo avanti a ogni costo senza arrendersi mai. Bisogna avere consistenza.

V.M.: A quali progetti state lavorando?

P.B.: E’ nostra intenzione realizzare nuove aperture per il marchio Loiza. Stiamo lavorando anche su Cina e Russia per allargare la nostra presenza con Patrizia Pepe. Inoltre, stiamo iniziando a fare un pensiero sull’ipotesi di portare in house sia la linea di intimo sia quella di beachwear che finora sono state realizzate su licenza. E poi lavoreremo molto sugli accessori – borse e scarpe -.

V.M.: La vostra è un’azienda familiare. Cosa significa lavorare a stretto contatto con suo marito? Vi capita di litigare sul lavoro?

P.B.: Premesso che non portiamo mai a casa “il lavoro” e questo, probabilmente ha preservato il nostro rapporto negli anni, ovviamente, anche se abbiamo ruoli ben distinti, ci capita di avere delle posizioni diverse su alcune materie e, sì, ammetto che qualche volta ci capita di discutere. Ma, come dicevo, la divisione dei ruoli aiuta molto.

Fonte: VM-Mag