Archive

Archive for February, 2013

Corkor, borse e custodie in sughero

February 25, 2013 Leave a comment

corkor

Borse, custodie per iPhone, braccialetti, gioielli. Sono accessori normali, eppure Corkor, azienda portoghese, ha deciso di produrli in modo ecologico utilizzando esclusivamente sughero. Materiale che conosciamo soprattutto perché usato nei tappi delle bottiglie del vino. Se volete rendere il vostro stile più ecologico mantenendo prezzi bassi, Corkor è certamente la marca più adatta, scopriamola meglio.
Se il sughero viene lavorato adeguatamente, si rivela un ottimo materiale, leggero e robusto allo stesso tempo. Il Portogallo è uno dei maggiori esportatori di sughero, e così Corkor (non a caso il nome deriva da Cork, in inglese sughero) ha deciso di dare vita ad una serie di accessori fatti soprattutto di sughero. Lo stile è certamente interessante, il colore marrone con quelle rigature tipiche del sughero danno alle borse e agli altri oggetti un aspetto alternativo, in più i disegni delle borse non sono male. Questo rende Corkor non una banale marca ecologica tra le tante, ma una valida marca ecologica con prodotti davvero competitivi anche a livello estetico.
Ricordiamo che molti prodotti Corkor sono disponibili anche su Amazon.it.
Partiamo con una serie di borse da donna: Travel Bag (70 €), Designer handbag (90 €), Cute handbag (70 €)
In più il prezzo rimane relativamente basso grazie al basso costo del sughero. Anche in termini di qualità il sughero garantisce un’ottima robustezza e durabilità dei prodotti. Certo si può rovinare sempre più facilmente di una borsa in pelle da centinaia di euro. Ecco le idee più interessanti per le borse da uomo in sughero: Travel bag (120 €), Laptop Bag (90 €) e Cool Backpack (65 €).
Dal lato custodie, Corkor propone una serie di custodie/pouch per iPhone (anche il 5), iPad e diversi modelli Blackberry e Samsung.
Non mancano ovviamente gioielli e accessori vari: Ball Drop Earrings (12 €), Mens bracelet (15 €), Cork Necklaces (15 €), Cork Pencil Cases (15€), Coin Purse (15 €), Mens Trifold Wallet (37,50 €), Slim Wallet (28 €), Wallet for women (55 €).

Alberto Ziveri

Fonte: Tasc

Categories: Life-Object Tags:

Bellezza, maschera uovo per una pelle splendente e luminosa

February 25, 2013 Leave a comment

tuorlo-uovo-600x466

Per una pelle splendente e luminosa
Non ci siamo ancora lasciati alle spalle cattivo tempo e neve, ma già le giornate si sono allungate e non sono mancati i giorni di sole. La primavera è alle porte!
Volete preparare il vostro viso al cambio di stagione? Basta una semplice maschera fai da te con tuorlo d’uovo da applicare una volta alla settimana per nutrire la pelle e renderla pronta per il periodo caldo.
Un nutriente tuorlo d’uovo va sbattuto con un cucchiaio di olio d’oliva e va messo su viso e collo per circa mezz’ora. Il mix va tolto poi con acqua tiepida. Per una pelle splendente e fresca, potete aggiungere un cucchiaio di latte al composto.

Fonte: Olfatto Matto

Categories: Art de Vivre

Reveal Watch, orologio alternativo originale

February 25, 2013 Leave a comment

reveal-watch

Reveal Watch (da 115$) è un orologio alternativo, particolare, e decisamente originale. Non è uno di quegli orologi inutili di design con l’orario illeggibile. Infatti Reveal Watch mostra l’orario in chiaro e tondo, ma solo l’orario presente. Ovvero la filosofia che ha prodotto Reveal Watch è semplice: pensare solo al presente. E così da questa filosofia è nato un orologio meccanico, semplice, sottile che mostra solo l’orario presente, oscurando tutti gli altri numeri. Disponibile in bianco, nero, con cinturino in pelle oppure in rete metallica.

Fonte: Tasc

Categories: Life-Man Tags:

Intervista a Davide Ravizza, sales director del marchio Romeo Santamaria

February 25, 2013 Leave a comment

RavizzaE’ stato inaguruato ufficialmente la scorsa settimana in occasione della MFW il punto vendita del marchio di lusso Romeo Santamaria in via della Spiga a Milano. Il brand fondato nella capitale meneghina nel 1947, Romeo Santamaria è  stato acquistato di recente dalla società coreana ShinWon, uno dei principali fashion group del far east, con l’obiettivo di penetrare il mercato italiano e proseguire con l’espansione anche in Europa. Lusso estremo, ma mai ostentato: questo il mantra del marchio che propone come prima creazione e prodotto di punta della collezione la shopping bag Opera il cui interno – solo quello – è rivestito di pelle di coccodrillo. La nuova designer del marchio è Peggy Huyn Kinh. La campagna adv che verrà lanciata in questi giorni a sostegno dell’opening è stata realizzata con gli scatti di Giovanni Gastel.

Viviana Musumeci ha intervistato il sales director Davide Ravizza:

V.M.: E’ una storia un po’ strana quella del brand Santamaria, visto che torna a Milano dopo tanti anni…

D.R.: Il marchio è nato nel 1947 e si è sempre dedicato alle borse in coccodrillo. Il brand ha avuto una sua espansione negli anni negli Usa, negli Emirati ARabi e in Russia. E’ un marchio che è rimasto “ibernato” per un po’, senza però, subire dei cambiamenti in negativo, come è capitato ad altri brand del lusso. ShinWon lo ha cercato per molto tempo, perché voleva investire in un nome italiano e portatore dei valori della milanesità. L’eleganza e il lusso, ma quelli discreti, di prodotti realizzati in Italia, quindi made in Italy.

V.M.: Realizzate borse in coccodrillo, ma come vi distinguete da altri marchi che fanno altrettanto?

D.R.: Noi usiamo le stesse pelli di coccodrillo utilizzate da Hermes – ndr il coccodrillo Niloticus – e acquistiamo le pelli proprio dalla conceria Hermes. Realizziamo solo 250 pezzi l’anno circa worldwide. Pochi pezzi ma estremamente ricercati e di grande lusso. La nostra creativa, Peggy Huyn Kinh, incarna al meglio questa idea di lusso discreto, visto che con il modello Opera, che presentiamo in questi giorni, ha realizzato una borsa che esternamente è in pelle, ma internamente rivela la sorpresa di essere foderata in coccodrillo. Un lusso misteriodo indirizzato a chi è in grado di capirlo. Più che lusso, direi, lussuoso.

V.M.: Le borse saranno sempre realizzate solo in coccodrillo?

D.R.: No, abbiamo in programma anche di inserire la pelle di struzzo, squalo e capra.

V.M.: Come sono le vostre prospettive di sviluppo?

D.R.: Ottime, direi. ShinWon ha dimostrato di avere fiducia in un Paese come il nostro dove gli investitori stranieri latitano da tempo. E’ un’iniezione che dovrebbe metterci di buon umore.

Fonte: VM-Mag

Categories: Interviste Tags:

Tempo libero, vivi l’estremo…

February 25, 2013 Leave a comment

sport_estremi

L’uomo per sua natura ricerca emozioni forti. Da sempre. L’emozione che più frequentemente viene cercata (e trovata) è il pericolo, la scarica di adrenalina. Portare il proprio corpo al limite è la passione e molto spesso il lavoro di questi uomini di cui vi voglio parlare. Uomini fuori dal comune che si dedicano totalmente agli sport estremi, i più pericolosi che abbiate mai visto.
C’è un po’ di vento
Gli sport estremi per antonomasia sono quelli che hanno a che fare con l’altezza, in cui il grado di difficoltà è dato dalla possibilità più o meno alta di precipitare in caduta libera da quote considerevoli. Tuttavia, proprio per questa loro caratteristica sono i più affascinanti e, fornendo alla persona che li pratica un punto di vista assolutamente sconosciuto, ai più regalano spettacoli mozzafiato.
Base Jumping
Partiamo subito con le definizioni: il Base Jumping consiste nel lanciarsi nel vuoto da una superficie ferma, che non sia un velivolo. Le basi di lancio possono essere le più disparate, dal classico e illegale (ma molto scenografico) grattacielo di Manhattan fino ai peggiori dirupi di montagna che potete immaginare. Il Base Jumping però non si chiama così perchè il salto viene fatto da una “base”. In realtà bisognerebbe scrivere B.A.S.E. Jumping poichè Base è una sigla che sta per Buildings (edifici) Antennas (antenne) Span (ponti) Earth (rilievi naturali). Chiaramente dopo la caduta, che può durare diversi secondi o addirittura minuti se vi chiamate Felix Baumgartner, l’atterraggio viene effettuato dopo l’apertura del paracadute. Tuttavia questo passaggio non è così scontato come potrebbe sembrare. A qualche pazzo scatenato è infatti venuta la brillante idea di lanciarsi dopo una caduta di 45 metri su una pila di scatoloni di cartone alta circa 4 metri alla folle velocità di 30 m/s che sembrano pochi, ma sono sempre quei 100 km/h che sulle nostre automobili ci fanno tanta paura. Il Base Jumping però non va confuso con il paracadutismo. A differenza di questo, infatti, il Base Jumping si effettua da quote notevolmente più basse, aumentando la difficoltà. Il tempo di caduta medio di un paracadutista infatti è di circa 3 minuti, mentre per il Base Jumper è di pochi secondi, cosa che può fare la differenza nell’apertura del paracadute.
Parapendio
Il parapendio è la versione progressive (usando un termine musicale) del paracadute. E’ una forma di paracadutismo acculturata, cerca sì il pericolo e l’adrenalina, ma si abbandona molto spesso alla contemplazione pacifica dello spazio circostante approfittando di delicate correnti ascensionali per mantenere il volo più a lungo possibile. L’attrezzatura è formata fondamentalmente da un‘ala rettangolare collegata all’imbrago dai cosiddetti fasci funicolari, i fili che collegano i due elementi. Il decollo si effettua da terra (a differenza del paracadutismo) facendo gonfiare la vela dal vento correndo in direzione opposta oppure esponendo l’ ala alla corrente e aspettando il momento esatto dello stacco. La caratteristica fondamentale del parapendio è, come dice il nome stesso, l’estrema vicinanza della persona al terreno, al pendio, appunto, e questo lo rende lo strumento perfetto per osservare il paesaggio circostante; considerando poi che la posizione dello sportivo è praticamente sdraiata, non è sbagliato definirlo lo sport estremo più comodo e al tempo stesso più suggestivo. Questo non deve però far pensare che sia meno pericoloso: situazioni anomale come chiusure improvvise del paracadute o stalli con conseguente perdita di portanza, che è la forza che tiene su la vela, sono sempre dietro l’angolo e vanno prevenute adottando tutte le regole di sicurezza imposte dalla legge e facendo regolari controlli di manutenzione.
Scoiattoli volanti? No, Wingsuit!
Arriviamo al sodo: questo è lo sport più pericoloso che l’uomo abbia mai inventato. L’ idea di far volare l’ uomo non è certo cosa nuova e le origini di questo sogno realizzato con secoli di fatiche è riconducibile a basi mitologiche con la figura di Icaro e le sue ali di cera. Tuttavia negli anni novanta al signor Patrick de Gayardon venne in mente di creare una tuta alare che permettesse all’ uomo di volare senza dover salire su un aereo. In sostanza vengono applicate alla tuta delle membrane del tutto simili a quelle degli scoiattoli volanti che con un flusso d’aria adeguato si gonfiano generando portanza. Il principio è semplicissimo, la cosa sconvolgente sono le modalità di applicazione. A metà strada tra il Base Jumping e il parapendio, l’utilizzo delle wingsuit fa raggiungere al praticante velocità di 363 km/h (Guinness World Record) ad altezze del pendio del rilievo da cui ci si è lanciati dell’ordine di pochi metri, al massimo 20/30.
La pericolosità dello sport si sente a pelle. A quelle velocità, e soprattutto a quelle altezze, un errore anche minimo nel posizionare il corpo rispetto al flusso dell’ aria ci farebbe fare una bruttissima fine senza neanche accorgercene. L’atterraggio si effettua regolarmente con un paracadute come quelli per il Base Jumping. Abbiamo capito però che quando si tratta di rischiare, l’ Umanità non conosce limiti. Anche qui infatti un paracadutista di nome Gary Connery è atterrato su degli scatoloni senza l’ausilio del paracadute uscendone perfettamente illeso. Data la sua recente nascita la disciplina del Wingsuit è ancora in fase di evoluzione e ogni tanto vengono proposte delle varianti a reazione molto interessanti: Visa Parviainen, finlandese, applicandosi 2 motori a reazione alle caviglie è riuscito a mantenere un volo perfettamente orizzontale per ben 30 secondi, cosa straordinaria visto che in questo sport la componente verticale del moto viene a mancare molto raramente e per brevissimi periodi.
Dall’alto in basso: l’acqua a livelli estremi
Il 75% del nostro pianeta è sommerso da acqua, noi siamo fatto per la maggior parte di acqua, se l’acqua allo stato liquido non esistesse sulla Terra non saremmo qui a parlarne. Possibile che l’acqua sia solo un liquido da bere per noi? Vediamo di coglierne gli aspetti più giocosi, pericolosi ed estremi.
Kitesurf
Farsi trasportare dal vento per spostarsi è un’idea che nacque già in Cina intorno al 1200, tuttavia il Kitesurf per come lo conosciamo oggi è un’invenzione che risale agli anni novanta, quando Bruno e Dominique Legaignoux resero l’idea di collegare una tavola da surf a un aquilone una cosa sicura e accessibile a tutti. Il Kitesurf è stato da poco nominato come il natante mosso da vento più veloce al mondo ma ci sono notevoli margini di miglioramento per le prestazioni. Chiaramente, proprio per queste sue elevate velocità, il Kitesurf non è certamente uno di quegli sport in cui si può rimanere ” passivi” come nel parapendio. Esso richiede un notevole sforzo da parte del surfer che deve riuscire a utilizzare il vento compreso tra gli 8 e i 40 nodi per compiere quelle acrobazie spettacolari che qualche volta vediamo mentre siamo al mare. Gli stili di Kitesurf però sono diversi, tra cui possiamo individuarne due principali: il wavestyle che consiste nello sfruttare le onde per divertirsi e, perchè no, far divertire più facilmente, e il wakestyle: il surfer si lascia semplicemente portare dal vento decidendo autonomamente come eseguire i salti che saranno prodotti da un salto, appunto, del surfer.
Immersioni in apnea
Penso proprio che in questo sport si raggiungano davvero i limiti fisiologici dell’ uomo. Un solo respiro per raggiungere il massimo risultato, niente iperventilazioni con bombole d’ossigeno come succede nei programmi televisivi, niente di niente: aria e polmoni. Le origini di questo sport si perdono nella notte dei tempi; sin dall’antichità l’uomo ha sempre voluto esplorare i fondali marini per motivi vari: dalla pesca alla raccolta di conchiglie e altri oggetti. Per quanto però la tradizione sia molto antica, l’apnea rimane uno sport ad altissimo rischio: se infatti l’aria all’interno dei polmoni si carica troppo di anidride carbonica (ipercapnia) o al contrario l’ossigeno scende a livelli troppo bassi (ipossia) se non si viene recuperati immediatamente l’immersione potrebbe avere conseguenze spiacevoli. Occorre quindi seguire dei corsi preparatori, valutare seriamente il grado di difficoltà di quello che si sta andando a fare e, importantissimo, essere sempre accompagnati da qualcuno che è almeno al nostro stesso livello di esperienza. Ma se state pensando che l’apnea è uno sport noioso, che in fin dei conti più che blu a 360 gradi non ci fa vedere vi sbagliate di grosso. Sono numerosissime infatti le competizioni che si svolgono in ambienti caraibici in fondali meravigliosi. Tuttavia, anche se fatto nei posti più belli del mondo, l’apnea rimane comunque uno sport statico, di pura concentrazione. Sbagliato di nuovo! C’è quest uomo, Guillaume Nery, che si immerge in cavità molto profonde, a dir poco terrificanti e ne esce autonomamente, senza alcun sistema di risalita all’infuori dei propri muscoli, il che rende il tutto più difficile perchè muovendosi, chiaramente, si consuma ossigeno.
Piano terra, sport estremi terresti
Siamo finalmente alle quote che più ci si addicono, sport che di estremo hanno molto di meno rispetto a quelli che abbiamo mostrato fino ad ora. Tuttavi questo non li priva del loro fascino e dei loro elementi più divertenti.
Skateboard e possibili applicazioni
Visto che saltare più in alto di 2 metri ci risulta piuttosto difficile, e visto che non possiamo andare sottoterra, non ci rimane altro da fare che scivolare. Non bisogna cadere nell’errore, però, di limitare lo scivolamento a quello su ruote e sull’asfalto tipico dello skateboarding, dobbiamo ampliare le nostre vedute.
Snowboard
Famosissimo, divertentissimo, relativamente facile da praticare, magnifico da vedere. Lo Snowboard si esalta senza dubbio nella sua modalità fuori pista. Lasciati da un elicottero nei posti più inaccessibili ci si lancia verso valle a velocità considerevoli con altissimi rischi di valanghe proprio per il fatto che si è fuori pista e non c’è nessun tipo di controllo sulle condizioni del manto nevoso. Molto spesso si è anche portato a dover compiere salti di diverse decine di metri a causa di improvvise sconnessioni del terreno sottostante che tra l’altro sono la principale causa di lesioni agli arti inferiori data la caratteristica improvvisa di queste insidie. C’è poi la variante freestyle dello snowboard che di estremo ha molto poco data la sua pratica in condizioni di sicurezza adeguata, ma che è comunque molto affascinante.
Sandboard, lo sport che non ti aspetti
Perchè non scivolare sulla sabbia? Il 30% delle terre emerse è costituito da deserti (che spreco eh?) di cui il Sahara è notoriamente il più esteso. Ed è sabbioso. Nove milioni di km quadrati di sabbia a nostra disposizione per praticare questo magnifico sport. Funziona tutto come per lo snowboard solo che questo si può praticare tutto l’anno data la temperatura costante (ed estrema) dei deserti. Ovviamente il Sahara non è l’unico luogo in cui si può praticare. Non sono infatti rari i vulcani dalle pendici sabbiose che offrono scenari fantastici per i sandboarders che potranno vivere un’esperienza unica surfando su sabbia nera di origine vulcanica. Questo sport si può praticare sia in piedi, “indossando” regolarmente la tavola ai piedi, oppure da sdraiati, infilando le mani negli agganci destinati ai piedi. Ovviamente quest’ ultima variante è consigliata alle persone meno esperte che lo praticano fondamentalmente come attività turistica: son sempre di più i villaggi vacanze, per lo più in posti esotici, che propongono il Sandboard come attività ludico ricreativa.

Roberto Collorafi

Fonte: Tasc

Categories: Art de Vivre, Tempo Libero

Race of Morocco, prove del WTCC 2013

February 23, 2013 Leave a comment

gp-marrakechPer il suo quinto anno di esistenza, il Grand Prix di Marrakech accoglierà, il 5/6/7 aprile prossimo, le prove del WTCC, con qualche novità tra cui la star automobilistica marocchina Mehdi Bennani e Miss Mondo 2009, Kaiane Aldorino.  Durante la conferenza stampa organizzata al Sofitel di Casablanca, Aly Horma, direttore generale del Grand Prix,Mohammed Ouzzine, ministro della Gioventù e dello Sport, Lahcen Haddad, ministro del Turismo e Lorraine Deloison, Direttrice Comunicazione del gruppo Eurosport, hanno svelato  i contorni del prossimo Race of Morocco. La prima grande novità è la presenza della famosa serie GT Super Car con 24 vetture leggendarie tra cui una Mercedes SLS GT3, un Audi R8, una Bentley GT3 e una Lamborghini LP600. Una première per questa corsa fuori dalle frontiere europee. Per festeggiare il quinto anniversario del circuito Moulay El Hassan, creato nel 2009, sarà presente la Miss Mondo di quello stesso anno che darà il via alla serie GT Super Cars; una dose di glamour tutto al femminile nell’universo, molto maschile, dei motori. Queste solo solo alcune delle novità che si affiancheranno ad una prestigiosa collezione di Formula 1, la categoria regina dello sport automobilistico. Queste F1 saranno sia moderne che storiche perchè alcune di loro parteciparono al Grand Prix di Ain Diab a Casablanca nel 1958. Infine, come ogni anno, la star dei paddocks marocchini, Medhi Bennai, che sarà presente per impugnare la vittoria nella WTCC. La Clio RS Cup e le Formule 3000 con dei bolidi oltre  600 cavalli, saranno presenti alla manifestazione. Durante i tre giorni sono  previsti diversi appuntamenti come lo show parade, simulatore di corse, Fun Park e molto altro. Ultima importante novità vede la firma tra i ministeri dello Sport, dell’Interno, del Turismo e di Marrakech Grand Prix per perennizzare l’avvenimento nei  prossimi tre anni. In vista della F1 che donerebbe a Marrakech una visibilità internazionale.
Qualche numero:
4,7 la lunghezza del circuito
1.240 posti di lavoro  diretti per la costruzione del circuito
2.680 posti annuali di lavoro per l’organizzazione dell’evento
480 milioni di telespettatori nel 2012
75 canali televisi di 160 paesi
220 milioni di Dh di entrate dirette e dai patners

Fonte: My Amazighen

Categories: Tempo Libero Tags:

Cinti, viaggio alla scoperta del paese per la primavera estate 2013

February 22, 2013 Leave a comment

CINTI-9539_Smeraldo-donna-copia-2

Una valigia piena di scarpe:compagna preziosa di un lungo viaggio alla riscoperta del Bel Paese.
La nuova collezione firmata Cinti, per la P/E 2013,narra le avventure di un viaggio attraverso l’Italia, ricco di colori, emozioni e allegria. Si parte da Bologna, patria del brand, dove in sella alla mitica Vespa e con ai piedi un paio di sandali borchiatimulticolor, percorriamo i colli per goderci l’incredibile panorama della città. Per una passeggiata sotto i portici scegliamo invece un paio di comode decolletè open toe in camoscio. La proposta cromatica rispecchia fedelmente i colori dell’estate. Accanto ai toni del beige e del cuoio trovano spazio fiammanti tonalità come il giallo limone, il  blu elettrico e il rosso fragola.
Si prosegue verso Firenze, dove ad attenderci ci sono lunghe camminate tra musei, gallerie e vicoli storici alla scoperta dell’arte. Quindi che siano sandali con tacco largo e plateau o stivaletti alla caviglia poco importa, l’importante è la comodità. Dettagli di stile: piccole borchie dorate e proposte cromatiche a contrasto. Verde brillante, marrone e blu cobalto si alternano tra loro per una linea dai tratti artigianali.
Dopo la città del Giglio è la volta della Capitale. Un tuffo alla scoperta delle bellezze artistiche e poi di corsa a vivere la notte romana con indosso magnifici sandali gioiello dai vertiginosi tacchi a stiletto oppure modelli Mary Jane in raso ricoperti di strass e proposti nei colori glamour del rosso, del nero e dell’argento.
Da Roma ripartiamo alla volta di Napoli. Sole, mare, musica e colori: in un’unica parola allegria. La collezione rispecchia appieno il mood della città: grintosi bikers in morbido camoscio si alternato a comode sneakersalte alla caviglia. Tenui colori pastello si mixano con quelli definitivi del bianco e del nero.
Si risale verso Milano città frenetica per antonomasia. E allora ben vengano le coloratissime ballerineproposte da Cinti, perfette per correre da un appuntamento all’altro, rese preziose da fiori realizzati con perline argentate o bracciale alla caviglia. E per l’immancabile aperitivo ai piedi della Madonnina, loafer in pelle borchiata.
Ultima tappa la città degli innamorati: Venezia. Indossiamo un paio di comodi sandali con la zeppa per camminare a zonzo fra le calle. I colori richiamano quelli dell’acqua: azzurro, verde e bianco. Il cielo inizia a scaldarsi al tramonto, ci incamminiamo verso il Ponte dei Sospiri con indosso eleganti decolettè con tacco in plexi. Ci voltiamo a salutare l’Italia e scriviamo l’ultima cartolina “Saluti dal Bel Paese a presto CINTI”.

Fonte: BlogModa

Categories: Life-Woman Tags:

Sijilmassa, crocevia di civiltà

February 22, 2013 Leave a comment

This slideshow requires JavaScript.

Situata nel sud-est del Marocco, la città di Sijlmassa, è stata nella  Storia un crocevia di civiltà e di mix culturali, con le sue vestigie e rovine che testimoniano ancora tutta la sua  grandezza e il suo splendore, merita appieno una visita approfondita. Fondata nell’anno140 della Hegira, Sijilmassa, una delle più antiche città del Marocco, è considerata la prima città islamica nell’ovest islamico dopo Kairouan. Questa città è stata il primo scalo strategico nel lungo periplo delle carovane commerciali dirette verso il Soudan e l’ultimo nei viaggi carovanieri provenienti dal nord e dall’est del Marocco in direzione Timbouctou. Il ruolo economico, importante, di Sijilmassa è stato messo in risalto negli scritti di diversi esploratori attraverso la storia, tra cui Leone l’Africano e Ibn Battûta. Questa città è stata un abbraccio continuo tra le diverse civiltà africane, orientali, andaluse e locali, che ha forgiato una civiltà eccezionale dove coesistevano diverse componenti delle società di Sijimassa e Tafilalet. Altro suo ruolo importante, Sijlmassa ha conosciuto personalità iminenti del sapere e della scienza con gli insegnamenti di Al Bayan (teorico)  dettati dallo sceicco Hassan Benkassem, che hanno donato alla città una notorietà importante, trascinando tanti studenti e sapienti nella zona. Anche se il nome di Sijilmassa appare in diverse opere di storia e di geografia, è importante constatare che questo patrimonio storico, in primis il suo sito archeologico, è oggi esposto alla distruzione dei suoimonumenti urbanistici. Il lavoro dei ricercatori, degli archeologi e degli storici è oggi molto difficile per mancanza di fondi e di volontà. Il noto ricercatore M. Amrani spera in una mobilitazione per preservare questo sito, che rappresenta un patrimonio umano e storicà per la società sijilmassi, testimone sono le scoperte archeologiche fatte che hanno svelato un gran numero di fatti storici importanti. I ricercatori hanno indicato che questo sito archeologico deve essere riabilitato dalle autorità predisposte alfine di proteggere quello che resta dalla distruzione e preservane la memoria storica.  L’espansione urbanista sta arrecando gravi danni a questo patrimonio culturale ed i ricercatori stanno cercando di far conoscere questa importante eredità al mondo. Sijlmassa è stata una città commerciale importante e ricca, tappa obbligata per le lunghe carovane che partivano dall’Africa nera trasportando polvere d’oro, avorio, piume di struzzo e schiavi.
La città divenne capitale di un emirato kharijta, sotto gli ordini dei Midraridi, prima di diventare il pomo della discorsia tra gli Ziridi, vassali dei Fatimidi d’Ifriqiya e i Maghraoudiinfeudati agli Omeyyadi di Cordoba. Venne poi conquistata dali Almoravidi verso il 1055 e la sua condizione commerciali continuo’  florida sino al XIV° secolo e la sua apertura verso il mondo è attestata dal viaggiatore Ibn Battûta che affermò di aver incontrato alcuni sijilmassi nel corso del suo periplo in Cina. Nel periodo del suo massimo splendore Sijlmassa era composta da circa 600 Kasbah che formavano diversi quartieri. La Kasbah principale ospitava il Palazzo dell’Emiro, la GrandeMoschea, un laboratorio di coniatura delle monete oltre ad un immenso souk con la presenza di molti commercianti che provenivano dall’Egitto e da Bagdad. I Midraridi (chiamati anche Ouassouliti) adottarono per lungo tempo i riti moderati del kharjidismo e gestirono una politica di alleanze con le altre potenzekharjite del Maghreb e con  l’emirato Rostemide di Tiaret in Algeria. All’inizio del V° secolo, l’emiro  midraride Al Chakir Billah riconobbe l’autorità spirituale del califfo Abbaside. Questo evento fece si che Sijilmassa divenne una piazza commerciale a livello internazionale e cosmopolita, attirando a se anche i fondatori della dinastia fatimide, il califfo sciita Ubayd Allâh al-Mahdi che fuggiva le persecuzioni in Oriente. Il califfo venne incarcerato  e poi liberato nel  909 dai suoi partigiani che comandavano una armata composta dai Kutama del Maghreb centrale. La città in seguito venne conquistata dagli Zeneti che si allerano agliOmeyaditi di Cordova, che trasformarono la città in una enorme conio di monete. Sijilmassa perse importanza lungo i secoli e il suo declino divenne inevitabile quando venne rasa al suolo nel 1818 dalle tribù della confederazione di Aït Atta.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Categories: MondoCity Tags: ,

Miraval Cotes de Provence, nuovo marchio vinicolo di Brad Pitt e Angelina Jolie

February 22, 2013 Leave a comment

Miraval Cotes de Provence, nuovo marchio vinicolo di Brad Pitt e Angelina Jolie

E così, oltre ad essere spesso sotto i riflettori per le loro usanze ”uniche”, la coppia perfetta, Brad Pitt e Angelina Jolie, fanno parlare ancora di loro dando vita ad un nuovo marchio dal nome Miraval.
Miraval non è altro che il nome della loro tenuta extralusso nel Sud della Francia, che i due hanno voluto attribuire al loro nuovo marchio di vino pregiato rosè, realizzato in collaborazione con gli esperti di Perrin.
“Brad e Angelina sono alla ricerca della perfezione in ogni cosa – dicono dalla Perrin – abbiamo parlato molto e fatto il primo raccolto insieme. Loro sono molto esigenti nella ricerca di eccellenza nella qualità e nel carattere del loro vino”.
Il Miraval Cotes De Provence, questo il nome della prima bottiglia di vino rosè di Pitt e Jolie, debutterà a marzo e sarà forse quello ufficiale del tanto atteso matrimonio che, stando alle ultime notizie, dovrebbe essere celebrato nel vicino mese di maggio.

Fonte: GoLook.it

Linscott, sandalo sensuale e romantico di B by Brian Atwood

February 22, 2013 Leave a comment

This slideshow requires JavaScript.

Il marchio B by Brian Atwood ha proposto nuovamente un modello di sandalo già presente nella precedente collezione, il famoso Liese realizzato in tessuto glitter, molto interessante dall’allure sensuale e romantico desiderato ardentemente da moltissime shoes addicted. Il nome è cambiato, al presente il modello ha il nome di Linscott, ma la particolarità rimane invariata, infatti il collo del piede conserva la sua forma originaria mentre il tessuto è un mesh bianco sul quale sono stati applicati alcuni inserti ritagliati in pelle che nascondono in parte le nudità della pelle. Il tacco sottile dona un effetto glamour grazioso. Variante di colore in nero. Il corrispettivo è di circa $455,00.

Categories: Life-Bride, Lux-Woman Tags: