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SAR Mohammed VI, cavalli reali al Salone Internazionale dell’Agricoltura a Parigi
Due cavalli appartenenti a SAR Mohammed VI parteciperanno al Salone Internazionale dell’Agricoltura a Parigi. Quintus e Rivulus vivono nella residenza del sovrano nell’Oise, a nord, della capitale. Secondo alcune fonti locali, i due cavalli hanno diritto ad un attenzione particolare da parte del loro reale proprietario, che si reca a fargli vista almeno una volta all’anno. “I cavalli vengono curati, montati, e fatti lavorare al tiro”, ha spiegato alla stampa un dipendente della residenza reale nell’Esagono.
Fonte: My Amazighen
Vini di lusso, investire un bene di rifugio
Per il fondo lussemburghese Nobles Crus, specializzato in questo particolare comparto, il rendimento negli ultimi quattro anni è cresciuto mediamente a due cifre. Ma le etichette di riferimento sono per il 98% francesi. La piazza di Bordeaux è dominata ormai dagli acquirenti cinesi.
Investite in vino. Mal che vada, ve lo berrete” disse una volta Gianni Agnelli. Fosse ancora tra noi, l’Avvocato si sorprenderebbe nello scoprire che i rendimenti di alcune etichette sono talmente elevati da sconsigliarne l’apertura nell’immediato. Prendiamo il 1990 di Romanée-Conti, fuoriclasse tra i pinot noir di Borgogna: se nel 2000 il prezzo si aggirava attorno ai duemila euro a bottiglia, oggi c’è chi è disposto a versarne più di ventimila per assicurarsene una. Lo hanno fatto a novembre alcuni facoltosi collezionisti cinesi nelle aste pubbliche di Hong Kong (se ne sono tenute ben otto importanti), ma anche a New York, Londra, Ginevra, Parigi e altre piazze europee. E la cosa non deve stupire, perché quando si parla di premieres crus bordolesi – quelli degli chateau Latour, Lafite, Margaux, Haut-Brion e Mouton, secondo la classificazione risalente al lontano 1855 – o dei più complessi rossi di Borgogna, ci troviamo di fronte a beni dalla doppia connotazione: sono di lusso e al tempo stesso di rifugio. “Dinamica la domanda, limitata l’offerta e, in più, con il passar del tempo la gente li beve. Perciò diventano ancor più rari ed essendo prodotti longevi, la loro qualità aumenta”, spiegano Averardo Borghini Baldovinetti e Marco Clerici, rispettivamente direttore internazionale e direttore generale della società Vino e Finanza, che gestisce il fondo Nobles Crus specializzato in questo particolare comparto. Di quel “mitico” Romanée-Conti 1990 il fondo, un Sicav lussemburghese che richiama investitori istituzionali (tra cui banche e fondi pensione) al pari di collezionisti e risparmiatori privati desiderosi di diversificare il proprio portafoglio, ne detiene 50 bottiglie: una bella cifra, considerando che il domaine del villaggio di Vosne-Romanée di quell’annata ne produsse circa seimila, per due terzi già stappate. Nel 2008, mentre affondava Lehman Brothers trascinando con sé i titoli di mezzo mondo, il rendimento di Nobles Crus viaggiava a +20%. Positivi anche i due anni successivi, con un progresso del 10% nel 2009 e del 13% nel 2010. Ma i vini da investimento si sono rivelati immuni anche alla crisi degli spread e dei debiti sovrani, chiudendo il 2011 con circa il 10% di attivo. Merito soprattutto dei nuovi mercati. L’Asia, trainata dalle aste di Hong Kong, è diventata il primo acquirente internazionale dei cosiddetti Igw (investment grade wines), superando in classifica gli Stati Uniti, che avevano dominato la piazza per vent’anni, e relegando all’ultimo gradino del podio quell’Europa che, con i suoi ricchi collezionisti londinesi e parigini (senza dimenticare tedeschi, svizzeri e qualche italiano) creò il concetto stesso del vino come bene rifugio. Ora invece Cina e Hong Kong, secondo i dati del Civb (Conseil Interprofessionnel des Vins de Provence) assorbono circa il 60% dell’export di Bordeaux. Esistono casi da manuale come quello di Chateau Lafite, di proprietà della famiglia Rothschild, che per i cinesi è il top wine per antonomasia, grazie a una favorevole combinazione di fattori: è stato il primo premiere cru a puntare con convinzione sul mercato asiatico, non ha rivali per marchio e storia, dispone di sufficienti quantitativi (180 mila bottiglie l’anno contro per esempio le 36 mila di Chateau Petrus) per assecondarne le richieste. Infine, particolare non secondario, il suo brand è facilmente pronunciabile anche per un cittadino di Pechino, che si troverebbe in difficoltà con le troppe “r” dei vari Margaux o Haut-Brion. L’occasione per creare Nobles Crus si presentò nel 2007, quando la legge lussemburghese autorizzò la creazione di fondi alternativi: ci fu chi ne approfittò per lanciarsi nell’arte o in altri beni di valore crescente nel corso del tempo e chi, come Borghini Baldovinetti (produttore in Toscana con la Fattoria San Fabiano) e Clerici, si unirono al francese Christian Roger, uomo dalla ventennale esperienza in ambito finanziario, unendo passione e professione. Anche Roger è produttore, la moglie infatti è proprietaria dell’azienda vitivinicola Morgassi Superiore in Piemonte. La passione però non deve prevalere sulle logiche, che vanno rispettate quando ci sono di mezzo gli investimenti. Ed ecco allora che quando si parla di vini su cui puntare, il dominio è inevitabilmente d’oltralpe: il 50% arriva dalla Borgogna e il 48% dalla zona di Bordeaux. All’Italia restano le briciole: 0,6% Toscana, 0,5% Piemonte. Il resto, un marginalissimo 1%, se lo spartiscono Stati Uniti, Spagna e Australia. “In Italia”, spiegano i manager del fondo, “ci sono tanti grandi vini, pochi però sono quelli da investimento. Probabilmente in futuro la quota del nostro Paese è destinata ad aumentare, pur tenendo presente che i cinesi, inizialmente legati a Bordeaux e in particolare al solo Lafite, soltanto ora si stanno avvicinando ai vini più prestigiosi della Borgogna e quindi ci impiegheranno un po’ di tempo ad accettare anche quelli italiani”. Quand’è che un grande vino diventa un bene d’investimento? “Quando presenta alcune caratteristiche imprescindibili” rispondono Clerici e Borghini Baldovinetti. Primo: deve essere longevo, perché se un grande vino non migliora invecchiando non sarà mai tenuto in considerazione. Secondo: la costanza, perché gli investitori non si fidano di aziende dai risultati altalenanti. Terzo: il brand e la riconoscibilità non solo del marchio, ma anche della zona da cui proviene. Quarto e ultimo: la rarità, perché ci sono ottimi vini che fanno un milione di bottiglie l’anno e i grandi numeri determinano l’inevitabile perdita di attrattività. Ad ogni modo esistono etichette come il memorabile 1985 di Sassicaia (Tenuta San Guido, Toscana), diverse annate di Masseto (Ornellaia, Toscana) e un paio di Monfortino di Giacomo Conterno (Barolo, Piemonte) che possono condividere con i più prestigiosi Lafite, Latour, Mouton e Romanée-Conti lo spazio nella tabella dei best performer, vini su cui investire ora e in futuro. “Tenendo comunque presente”, precisano da Vino e Finanza, “che i vini italiani presentano un’interessante evoluzione del valore nei primi anni, per poi assestarsi senza ulteriori progressi. Un Monfortino del 1990 può arrivare a 700 euro a bottiglia ma è assai improbabile che cresca fino a toccare le migliaia di euro. Invece il Romaneè Conti 2006 noi l’avevamo comprato a 3 mila e pensavamo di averlo pagato a caro prezzo. Oggi ne vale oltre 7 mila. Questa è la principale differenza tra Francia e resto del mondo”. Infine, diverse “nuove” zone sono sotto osservazione. Le principali sono due territori di grande tradizione come la Mosella per il Riesling, in Germania, e il nord del Portogallo per il Porto: promettono bene, al pari della zona di Avellino per il Taurasi e dell’Etna per le enormi potenzialità dei suoi vini lavici, ottenuti a partire da quell’antico vitigno autoctono che prende il nome di Nerello Mascalese. Certo non arriveranno mai ai ventimila euro di certe etichette francesi, ma poco importa ai gestori di un fondo: i quali, per utilizzare un termine in voga, più che al valore assoluto, badano allo “spread”.
Fonte: Pambianconews
Villa Montmorency, quartiere più esclusivo di Parigi
Parigi è da molti considerata come ”la città dei sogni” per gli splendidi momumenti che racchiude e non solo. Fatto sta, che pochi sanno dell’esistenza di Villa Montmorency, considerato come ”il quartiere dei ricchi” ed anche come la zona più esclusiva della città.
Villa Montmorency è una zona residenziale che vanta del maggior numero di miliardari della città; situata nella XVI arrondissement, a pochi passi dalla Tour Eiffel, racchiude al suo interno molte ambasciate e consolati, con condomini di ricche famiglie e sedi di rappresentanza di grandi aziende.
In questo quartiere non si può circolare se non si è residenti o si è stati invitati; le sue strade sono sotto sorveglianza 24 ore su 24.
Gli affitti all’interno dell’elitario quartiere, non scendono sotto i 4 mila euro al mese, mentre l’acquisto di una villa da sogno può costare in media sui 15 milioni di euro.
Villa Montmorency è poco conosciuto, ma tanti lo ammirano per essere il quartiere della privacy; nel quartiere vige infatti un rigoroso regolamento anche per gli stessi residenti.
Stando ai dati, il più ricco di Villa Montmorency è Vincent Bollorè, con un patrimonio da 3,8 miliardi di dollari. A seguire ci sono personaggi celebri come Celine Diòn, con una villa da 47 milioni di euro, Carla Bruni-Sarkozy, Gilles Jacob e molti altri, tutti coccolati dal lusso più incantevole e dalla privacy più estrema.
Fonte: GoLook.it
Emporio Armani, secondo punto vendita a Parigi
EMPORIO ARMANI APRE LA SECONDA BOUTIQUE A PARIGI
Giorgio Armani è lieto di annunciare l’apertura a Parigi del suo secondo punto vendita Emporio Armani. Il negozio che si articola su due piani con una superficie di 500 metri quadrati, è situato al numero 368-370 di rue Saint-Honoré, nel primo arrondissement di Parigi.
L’interno è stato ideato da Giorgio Armani e il suo team di architetti. In sintonia con il nuovo concept già sperimentato a Berlino e a Düsseldorf, il punto vendita di Parigi è caratterizzato da pareti arrotondate che, ottimizzando lo spazio, generano un movimento naturale che guida la clientela alla scoperta del negozio.
Una particolare attenzione è rivolta alla scelta dei materiali. I soffitti in marmorino chiaro e i pavimenti in pietra grigia indiana conferiscono al luogo un aspetto moderno e “casual”. Le pareti sono rivestite di tessuto chiaro e cristallo nero. I due piani del negozio sono collegati da una maestosa scalinata definita da lacca nera. Gli accessori sono disposti su scaffali in vetro retroilluminati dal forte impatto visivo.
La collezione attuale è proiettata su due grandi schermi posizionati nelle vetrine mentre le immagini retroilluminate delle campagne pubblicitarie danno luce all’interno della boutique.
Elegante e allo stesso tempo raffinato, il negozio riflette la visione di Giorgio Armani, in perfetta armonia con l’universo di Emporio Armani e offre le collezioni complete Emporio Armani ed Emporio Armani Underwear uomo e donna, la linea Armani Jeans, la collezione sport EA7 e l’ampia gamma di accessori (orologi, occhiali, gioielli).
Il Gruppo Armani è tra le aziende della moda e del lusso leader nel mondo con oltre 5.300 dipendenti e 12 stabilimenti di produzione. Il Gruppo disegna, produce, distribuisce e vende direttamente prodotti di moda e lifestyle quali abbigliamento, accessori, occhiali, orologi, gioielli, cosmetici, profumi, mobili e complementi d’arredo con i seguenti marchi: Giorgio Armani Privé, Giorgio Armani, Emporio Armani, Armani Collezioni, AJ Armani Jeans, A/X Armani Exchange, Armani Junior e Armani/Casa. L’esclusiva rete distributiva del Gruppo comprende 650 negozi (di proprietà e freestanding terzi) in tutto il mondo: 87 boutique Giorgio Armani, 2 boutique Giorgio Armani Accessori, 196 negozi Emporio Armani, 33 negozi Armani Collezioni, 202 negozi A/X Armani Exchange, 21 negozi AJ Armani Jeans, 12 negozi Armani Junior, 29 negozi Armani Casa, in 46 Paesi nel mondo.

Prada, boutique rinnovata nel cuore di Parigi
Con il pavimento alla Alice in Wonderland, i riflessi e contro-riflessi della casa degli specchi e le geometrie dritte o sinuose che trovi nei libri di scuola.
E’ questo mix dello storico negozio Prada di rue du Faubourg Saint-Honoré a Parigi che ha inaugurato, ampliato e rinnovato nell’architettura e nell’immagine, con il timbro dell’architetto Roberto Baciocchi.
L’intervento ha reinterpretato in maniera moderna il linguaggio architettonico del brand in funzione della particolarità dell’edificio, un palazzo primi Ottocento nel cuore di Parigi.
Lo spazio, organizzato su tre livelli, occupa una superficie di circa 1900 metri quadrati ed è dedicato alle collezioni femminili e maschili di accessori, pelletteria, calzature e abbigliamento.
Nella facciata dell’edificio si ritrovano gli elementi architettonici del primo negozio di Prada in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano: le vetrine curve, i materiali e le decorazioni degli infissi; l’inserimento delle pensiline in metallo e tessuto colorato ne rendono moderna la composizione.
Lo spazio al piano terra è un’imponente galleria di marmo e specchio sulla quale si aprono ambienti diversi e raccolti, mentre il pavimento in marmo bianco e nero venato della galleria, che si deforma diventando quasi optical, è eredità di lussuosi ambienti e della storica immagine di Prada.
Le pareti si rinnovano con un’interpretazione originale della storica buca espositiva Prada: un volume sospeso realizzato in cristallo con profili di metallo palladio.
Percorrendo gli ambienti, nell’ultima stanza il cliente si trova di fronte ad una vetrina circolare di cristallo che appare generata dalla rotazione a spirale del disegno del pavimento. Questa vetrina, dedicata alla vendita delle calzature, è inserita quasi in contrasto in un ambiente di morbida tenda di velluto verde.
Il velluto verde intenso dei divani “Cover Leaf”, progettati da Verner Panton e riprodotti in esclusiva per Prada, rendono morbido e accattivante tutto lo spazio.
Mentre lo spazio è totalmente rivestito in morbide tende di velluto di seta verde alle pareti che lo trasformano in un moderno atelier, in contrasto, espositori in lame di perspex, lucernari trasparenti, tavoli in perspex e acciaio rendono l’ambiente più “tecnico”.
Il primo piano, dedicato alla collezione uomo, reinterpreta il carattere maschile e sartoriale con il pavimento in doghe sottili di ebano, la tenda delle pareti in legno e in saffiano colorato, mentre per la stanza delle calzature è stato scelto il colore arancio acceso.
Al secondo piano invece un elegante ed esclusivo appartamento privato si affaccia su rue du Faubourg Saint-Honoré ed è riservato interamente agli ospiti più speciali di Prada.
Lucia Del Pasqua
Fonte: ShoppingMap
Silencio, club esclusivo di David Lynch a Parigi
Quella lunga, vecchia strada di Los Angeles, che dal deserto conduce fino alla calde spiagge di Malibù, attraversando i quartieri ricchi della città. Mulholland Drive è l’assurda metafora di uno psicoviaggio visionario, non luogo in cui perdersi e precipitare, strada del brivido che taglia la città dei sogni. L’incredibile lungometraggio sfornato nel 2001 da David Lynch, mix onirico di eros, reverie a tinte dark, intrecci lesbo e misteriosi incastri degni del miglior thriller allucinogeno, porta con sé una forza visiva potentissima, contagiosa. Un’opera che destabilizza, già solo a evocarne il nome.
E non è un caso che Lynch, per battezzare la sua nuova creatura, abbia scelto proprio un termine che rimanda direttamente a uno dei suoi film più astratti e seducenti.
No, non stiamo parlando di un nuovo film. Ma di un club, che sta per essere inaugurato in quel di Parigi, precisamente al numero 142 di Montmartre, in quella che fu la sede degli storici quotidiani L’Humanité e L’Aurore.
Silencio si chiamerà il locale parigino, proprio come quel club, su Molholland Drive, in cui finirono in una surreale notte Betty e Rita, le due protagoniste del film, dopo un intenso amplesso amoroso.
A idearlo è stato il regista americano, che ha curato ogni dettaglio, incluso alcuni complementi d’arredo, assieme ai designer Kuntzel e Deygas. Dei due progettisti troveremo delle chicche, tra cui la scultura acustica Grateful Vanity: un paio di monitor audio e una composizione originale firmata dal grande musicista Hans-Joachim Roedelius. Due le linee design progettate ad hoc: le sedie e i tavoli Black Birds, rigorosamente in cuoio nero e dalle linee sghembe, e i Wire, una collezione di poltrone e canapè.
Immerso in un’atmosfera raccolta ed intimista, Silencio, con la sua architettura cupa e irregolare, unita alla forza trascinante di suoni e immagini, punta a restituire certe atmosfere vertiginose del cinema lynchiano. 650 mq in tutto, suddivisi in aree specifiche: c’è un bar, un ristorante, una sala concerti, un dance floor, una biblioteca e, ovviamente, una piccola sala cinematografica con 24 posti a sedere.
Apertura dalle 18 fino alle 6 del mattino, per un luogo dal mood decisamente notturno, con accesso riservato esclusivamente ai soci e ai loro ospiti. Con una tessera speciale sarà possibile disporre di ingresso illimitato ai concerti, i film, i party e le performance in programma. Per iscriversi fare un salto su www.silencio-club.com.
Giovedì 6 ottobre l’attesissimo opening: una serata che si preannuncia da brivido. Da non mancare per chi si troverà a Parigi. Per tutti gli altri – oltre a qualche spunto nella nostra gallery – spazio al sogno e all’immaginazione… spesso più travolgenti del reale. David Lynch docet.
– Helga Marsala
Silencio
142 rue de Montmartre
75002 Paris
www.silencio-club.com
Fonte: Artribute
Parigi, imminente mostra dedicata a Marc Jacobs da Louis Vuitton presso Les Arts Décoratifs
Sarà inaugurata presso Les Arts Décoratifs a Parigi il prossimo 9 marzo, e durerà fino al 16 settembre 2012, la mostra dedicata a Marc Jacobs e organizzata da Louis Vuitton.
Due i protagonisti dell’esposizione curata dall’autrice di moda e docente Pamela Golbin, ad ognuno dei quali è dedicato uno dei due piani della mostra, la carriera del celebre designer, che dura ormai da 15 anni, presso la griffe e la storia della maison del lusso fondata ben 158 anni fa e del suo contributo al mondo della moda.
Fonte: Pambianconews
Stefano Ricci, nuova boutique maschile a Parigi
La griffe italiana di moda maschile Stefano Ricci era già presente a Parigi sugli Champs-Élysées, ma solamente tramite un partner retail, Gérard Chicheportiche. Stavolta invece aprirà direttamente in Avenue Georges V. Stefano Ricci ha infatti comprato una location di 250 m2 circa, occupata in precedenza dalla Saudi Arabian Airlines.
Un luogo situato non lontano dallo store di un altro italiano, diventato di recente francese per mezzo della sua acquisizione da parte di PPR, Brioni. Il punto vendita dovrebbe aprire a fine gennaio e avrà come direttore José Berrincha-Rodrigues, che recentemente ha lavorato presso un altro specialista dell’abbigliamento maschile di alta gamma (Cifonelli) dopo essere transitato in particolare da Brioni,Ralph Lauren e Lanvin.
L’apertura parigina allunga la già copiosa lista di negozi a nome proprio di Stefano Ricci, che va da Firenze e Milano fino a New York, Mosca, Singapore, Doha, Seul, Erevan, Kiev, Beverly Hills, Shanghai, Pechino, Macao, ecc. Vale a dire più di una ventina di unità.
Stefano Ricci fa parte di quei marchi maschili italiani volutamente di fascia alta (con abiti a partire da circa 4.000 euro) che fanno riferimento ad uno stile classico e al Made in Italy. Il brand è apparso per la prima volta al Pitti Uomo del 1972 e si basa su una creazione fatta di eleganza, “e non sottomessa alle tendenze”, come è scritto sul sito internet del marchio.
Fonte: Fashion Mag
Richemont e Bucherer, più grande negozio di orologi di lusso a Parigi
Secondo quanto rivelato da un documento riservato di Carl Bucherer, amministratore del gruppo Richemont e Bucherer, presto ci sarà un nuovo negozio di orologi di lusso a Parigi.
Quest’ultimo, inoltre, sarà il più grande mai costruito fino ad oggi e sarà situato precisamente nei pressi Place Vendôme, considerato come uno dei maggiori punti d’interesse della capitale.
Il negozio si svilupperà in tre piani d’altezza, con una superficie totale di oltre 2.200 metri quadri, ed è proprio per questo che sarà considerato come il più grande del suo settore.
Il progretto andrà avrà inizio nel 2013, e tra i marchi trattati ci saranno Cartier, Vacheron-Constantin, Piaget, Jaeger-LeCoultre, Montblanc e Baume & Mercier e tanti altri.
Per ora ancora nessuna conferma ufficiale sull’iniziativa.
Fonte: GoLook.it
Moda smodata
Quanti hanno sognato almeno una volta di indossare un bellissimo abito griffato, o di sfilare sulle più importanti passerelle di Milano, Parigi e Londra?
Tutto ciò si chiama: Moda. Questa parola a volte viene identificata con i VIP perché sono ricchi, spesso belli e anche famosi, ma è pur vero che anche i comuni cittadini possono senz’altro essere, come si suol dire: ‘Alla moda’. Da una ricerca è emerso che negli stati uniti l’80% della classe media spende in vestiti più di quanto spende per nutrirsi, ovvero: 7 cittadini su 10. in particolare le donne non fanno altro che spendono molto in abbigliamento estetica e benessere. Tutto questo dimostra che la televisione e i giornali, con i loro personaggi famosi perfetti ed in bella vista, influenzano talmente tanto gli ascoltatori, specialmente fra i più giovani ma non solo, da far nascere probabilmente il desiderio inconscio di dover essere uguali a loro. È un dato di fatto ormai che la moda ci influenza le nostre vite, ma è anche vero che se dovessimo scegliere tra una notte di follie con uno sconosciuto e un bellissimo abito che ci faccia stare bene con noi stessi, è più che sicuro che che la nostra scelta ricada sulla seconda opzione. Che ci piaccia o no i vestiti possono raccontare più di quanto possiamo raccontare noi della nostra vita,basta guardare una donna con uno strascico di Swarosky e una donna in minigonna, per capire chi dei due è la più raffinata. Anche se è pur vero che la classe di una donna la si nota quando ella cammina e da come si pone col suo prossimo. Basterebbe anche guardare gli accessori che non sono da meno, ma c’è da dire che anche che tra una donna di classe e una donna più semplice, alla fin fine ciò che colpisce a volte è proprio la semplicità. È tutto un fatto di modi, da come ci si espone, da come s’indossa l’abito e di come l’eleganza ne entra a far parte. Molte donne ormai con il troppo lavoro e lo stress si sentono trascurate e magari poco guardate, dunque carenti di attenzione, per cui quel poco tempo che hanno a loro disposizione lo spendono in shopping e un parrucchiere. La Moda ormai si potrebbe definire una malattia perché si tende a sentirsi emarginati ed esclusi e quindi poco apprezzati da coloro che ci vivono intorno ed anche nell’ambiente di lavoro. La moda può diventare un toccasana della salute mentale, magari un po’ meno del portafogli, diviene a volte l’unico rimedio che fa stare bene, perché essa non chiede ma viene richiesta, non giudica, ma viene giudicata e se un vestito è bello il resto non conta ed in una serata, che sia andata bene o meno, comunque si può dimostrare di esser stati belli ed eleganti. Per le donne un po’ meno belle, indossare un bell’abito può rivelarsi un motivo di sicurezza, la sicurezza di non esser più giudicate per il loro aspetto fisico ma per l’eleganza che mostrano di avere. Sarebbe bellissimo se ogni donna potesse avere una sua cabina armadio, perché tutte lo meritano ed ognuna di loro è una principessa che, cavaliere o meno, ha il diritto di indossare il suo meraviglioso abito di scena. Si dice che per far felice una donna basta un po’ di fantasia, ma non tutti i partner sono così intelligenti da capirlo, anche se come citava spesso anche la stupenda Marlyn Monroe: “Dicono che il denaro non faccia la felicità, ma se devo piangere preferisco farlo sul sedile posteriore di una Rolls Royce, piuttosto che su quello di un vagone del Metrò.” Marilyn era senza dubbio una donna che sapeva ciò che voleva, tanto ci sarebbe da raccontare sul suo passato difficile eppure divenne una delle più belle e celebri attrici del Mondo. Ogni donna e ogni uomo possono dunque divenire le piccole stelle di qualcuno, basta aver cura di sé e della propria immagine. Per esser belli agli occhi di chi amiamo potrebbe bastare una spilla, un anello, un tacco a spillo, un bell’abito. La moda apre le porte di un mondo dell’effimero, della stravaganza e della straordinarietà, in cui l’unica cosa che si potrebbe apprezzare di una persona sono le sue ‘scarpine di Prada’. Oltre questo c’è tutto il resto, ci sono le persone comuni che a loro volta sono delle piccole scintille di moda e di bellezza.
Karim Bougerrouma
Fonte: AGS Cosmo





























