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Archive for July, 2011

7Cs Superyachts, nuovo concept yacht di lusso da Drive Design

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Uno yacht capace di esprimere una grande innovatività al solo colpo d’occhio; stiamo parlando del nuovo concept 7Cs Superyacht.
Il progetto in questione, si presenta con un design profondamente ispirato alle auto sportive di ultima generazione; nonostante le imponenti dimensioni, l’imbarcazione riesce a raggiungere la velocità di 20 nodi grazie ad una potente propulsione diesel.
La lunghezza di 125 metri, infatti, garantisce un comfort ai più alti livelli, con servizi degni degli hotel più lussuosi; a poppa, inoltre, è presente un eliporto capace di sopportare anche l’atterraggio di elicotteri di grandi dimensioni.
Per ora, oltre alle ricostruzioni grafiche, non ci sono informazioni sicure sulle caratteristiche di questo nuovo progetto che, fin dalla sua nascita, ha attirato l’attenzione degli armatori più esigenti e attenti al design.
Per altre informazioni, basta visitare il sito drivedesign.co.uk

Fonte: GoLook.it

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Shisha, bong esclusivo disegnato da Porsche Design

Porsche Design ci ha stupiti con la realizzazione di un accessorio molto esclusivo, capace di attirare un’ampia fascia di pubblico, visto che l’oggetto in questione viene visto da molto come complemento d’arredo.
Stiamo parlando del nuovo bong di Porsche Design che prende il nome di Shisha e fa parte della nuova Porsche World Design Collection.
Il bong in questione, già in commercio al prezzo di 2 mila dollari, è realizzato con un mix di materiali di alta qualità, tra cui il classico TecFlex, l’acciaio inox e l’alluminio.
Come tutti sanno, il bong, comunemente conosciuto come la “pipa d’acqua”, è usato per fumare sostanze come la cannabis, il tabacco, la salvia o la mentanfetamina.
Per altre informazioni e per l’acquisto del nuovo Porsche Design Shisha, basta visitare il sito porsche-design.com o recarsi presso un rivenditore autorizzato del marchio.

Fonte: GoLook.it

BMW X4, ennesima diffusione del SUV

Una notizia di grande interesse arriva dalla casa automobilistica BMW, che proprio in questi giorni ha diffuso le prime ricostruzioni grafiche di quella che sarà la nuova BMW X4.
Questa nuova SUV di medie dimensioni è stata ufficializzata da BMW in seguito all’annuncio della Porsche Cajun, nata per attirare un’ampia fascia di mercato ed infastidire le attuali SUV in commercio di medie e piccole dimensioni.
Secondo quanto dichiarato da alcuni ingegneri BMW, la nuova X4 avrà uno styling facilmente distinguibile dalla X3 e dalla X1, così da poter suscitare un particolare interesse anche dagli amanti dell’innovatività e del design.
A quanto pare, il render appena presentato, anche se non ufficiale, presenta molte di quelle che saranno le caratteristiche di questa nuova opera automobilistica.
Per ora non sono state ancora rivelate informazioni sulla produzione e sul lancio della nuova BMW X4, che si crede sia prossimo, ovvero prima del periodo natalizio; vi terremo aggiornati sulle prossime novità.

Fonte: GoLook.it

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Armani Junior, primo corner da Harrods per Giorgio Armani

IL GRUPPO ARMANI APRE IL PRIMO CORNER ARMANI JUNIOR DA HARRODS  ESCLUSIVAMENTE DEDICATO ALLA FASCIA D’ETA’ DAI 10 AI 16 ANNI 

Milano, 25luglio 2011 – Giorgio Armani ha il piacere di annunciare che lo scorso 23 luglio ha aperto da Harrods il primo corner Armani Junior dedicato esclusivamente alla fascia d’età dai dieci ai sedici anni.

Il corner, la cui apertura è stata celebrata con un evento che si è tenuto lo scorso 23 e 24 luglio, riflette in pieno l’estetica Armani e occupa un ampio spazio al 4°piano del department store.

Questa parte di collezione completa la linea Armani Junior già proposta in negozio per i bambini dai due ai nove anni, e offre tutto il necessario per ragazzi e ragazzi. Dai pezzi basici come camicie, felpe, jeans e chinos, ai capi più fashion come giacche, abiti, gonne, tutti prodotti con materiali naturali nel rispetto dell’ambiente. Harrods offre inoltre un’ampia selezione della collezione Armani Baby che include completini da 0 a 12 mesi, e il newborn per i neonati dai 3 ai 36 mesi.

Il Gruppo Armani è tra le aziende della moda e del lusso leader nel mondo con oltre 5.300  dipendenti e 12 stabilimenti di produzione. Il Gruppo disegna, produce, distribuisce e vende direttamente prodotti di moda e lifestyle quali abbigliamento, accessori, occhiali, orologi, gioielli, cosmetici, profumi, mobili e complementi d’arredo con i seguenti marchi: Giorgio Armani Privé, Giorgio Armani, Emporio Armani, Armani Collezioni, AJ Armani Jeans, A/X Armani Exchange, Armani Junior e Armani Casa. L’esclusiva rete distributiva del Gruppo comprende 650 negozi (di proprietà e freestanding terzi) in tutto il mondo: 87 boutique Giorgio Armani, 2 boutique Giorgio Armani Accessori, 196 negozi Emporio Armani, 33 negozi Armani Collezioni, 202 negozi A/X Armani Exchange, 21 negozi AJ Armani Jeans, 12 negozi Armani Junior, 29 negozi Armani Casa, in 46 Paesi nel mondo.

Rachel Zoe, shoe designer ispirandosi a Gucci

Qualcuno sa spiegarmi in quale frangente la stylist Rachel Zoe è diventata shoe designer? Sono curiosa di sapere dov’ero perché fino a ieri sera ignoravo l’esistenza di questa collezione, e dopo averla vista credo che continuerò a farlo. Non sono sempre così cattiva ma onestamente mi sono stancata di leggere tra le righe il messaggio che creare scarpe possa essere la carriera di ripiego per gente popolare in cerca di altra fama. Per dare vita ad una linea di scarpe non basta scegliere logo e scatola, bisogna conoscere l’anatomia del piede, la storia della moda, i tessuti e pellami, in poche parole, bisogna studiare, tanto e con umiltà. E dalla foto che state per vedere potete desumere che dietro il lavoro di Rachel Zoe più che lo studio è stata applicata l’arte dell’ispirazione, tanto di moda in questo periodo: prendi una scarpa di successo di qualche anno fa, modifichi qualche dettaglio per renderlo attuale e “vendibile” e via, il tuo modello di punta è pronto.

Non vi ricordano gli ankle boots Gucci, della linea Babouska?

E’ bastato inserire il plateau tanto amato, e alleggerire l’hardware: dite che sono troppo dura? Io credo che l’ispirazione sia palese, così come in tanti altri casi, e come se non bastasse il prezzo del modello Bella di Rachel Zoe è piuttosto elevato, $425!! Voi come vedete questo fenomeno in crescita? Il mio sogno è creare scarpe, ma… non così

Fonte: Shoeplay

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Hotel La Mamounia, il sogno continua

July 30, 2011 Leave a comment

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Dopo la sua apertura nel 1923, il prestigioso La Mamounia ha attirato centinaia di VIP dalla popolarità hollywoodiana. Uno zoom su questo prestigioso e lussuosissimo Hôtel che ha riaperto le sue porte nel novembre 2009, dopo cinque anni di importanti restauri. Leggendaria, questa è la parola che meglio corrisponde all’Hôtel Mamounia. Da diversi decenni le sue mura accolgono regolarmente celebrità del mondo intereo e affascina chi non l’ha ancora visitata. La storia della Mamounia inizia nel XVIII° secolo, sotto il regno del Sultano alaouita Sidi Mohammed Ben Abdellah. Quando il figlio Mouylay Mamoun si sposo’, il monarca offri’ come regalo di nozze quei 7 ettari di giardini lussureggianti, nel cuore della città di Marrakech. Come vuole la tradizione il luogo venne battezzato Arsat El Mamounia, in onore del giovane e aitante principe. Quest’ultimo costrui’ un piccolo padiglione e prese l’abitudine di organizzare regolarmente dei “Nazahat”, una sorta di garden-party dell’epoca a luci rosse. Nel 1922 sotto il protettorato francese, la Compagnia dei Chemins de Fers (Ferrovie francesi) decise di costruire su quel giardino dalla flora ricca e divefsificata un Hôtel. La realizzazione del progetto venne delegata aHenry Prost e Antonio Marchisio, francese il primo e italiano il secondo, che decisero di fare della Mamounia un luogo internazionale, prevedendo un centinaio di camere, con un stile ispirato all’architettura marocchina tradizionale abbinata ad un tocco di Art Déco. Il concetto iniziale del progetto coincideva con il momento storico che mitizzava, nutrito da una certa letteratura orientalista, il sogno esotico dell’Africa. Operazione riuscitissima in quanto l’Hôtel e il suo Grand Casino attirarono una clientela straniera molto chic e gravida di avventure. Molte personalità come Colette, Edith Piaff, ilGenerale De Gaulle e ancora il primo minstro inglese Winston Churchill. Dopo molti anni il primo ministro inglese, fortemente toccato dall’ambiente marriakci, lascio’ l’Inghilterra durante lunghi periodi per trasferirsi a Marrakech. In una lettera datata 1935 inviata a sua moglie, Churchill descrisse l’Hôtel Mamounia come “meraviglioso” e carico di “phatos”. L’uomo politico passo molto tempo sulla sua terrazza dipingendo e contemplando la medina. Le sue tele sono state oggetto di culto per centinaia di galleristi sparsi in tutto il mondo e nel 2007 un suo dipinto, realizzato in Marocco, venne aggiudicato per 1 milione di dollari durante un asta di Sotheby. Un anno più tardi, una sua tela titolata “Tramonto sulle montagne dell’Atlas” venne venduta a 420.000 dollari a New York. L’identità del compratore ovviamente rimase sconosciuta ma rumors conducono alla persona di SAR Mohammed VI, re del Marocco. Anche Franklin Roosevelt soggiorno’ al Mamounia durante la Conferenza di Anfa del 1943. Il presidente americano segui’ il consiglio di Churchill che affermava che il luogo era “uno dei più belli del mondo intero”. Nello stesso periodo anche il Generale De Gaulle frequento’ l’Hôtel e la leggenda racconta che il direttore fu obbligato a confezionare, con la massima urgenza, un letto a misura di questo uomo imponente da non stare in un letto dalle misure standard. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Mamounia divenne ancor più un luogo preso d’assalto dagli stranieri facoltosi e in primis dagli artisti di tutto il mondo. A partire dagli anni ’50, leggende del mondo del cinema come Charlie Chaplin, Marcello Mastroianni, Kirk Douglas o ancora Charlton Heston soggiornarono in questo mitico palazzo, dove avvennero’ anche alcuni importanti ciak della storia del cinema, come quello di Morocco con Marlene Dietrich o ancora L’uomo che sapeva troppo di Alfred Hitchock. Nel 1953 si ingrandi’ e divenne ancora più lussuoso. L’architetto decoratore André Paccard dono’ una nuova immagine alla struttura con una chiusura per lavori che duro’ circa nove mesi. Da quel restauro il Mamounia ne usci’ con  171 camere, 56 suite e 3 ville sparse nel lussureggiante giardino. Sino alla sua chiusura nel 2006, le stars del mondo intero non hanno mai smesso di recarsi a Marrakech e soggiornare nello storico palazzo. I Rolling Stones, Yves Saint Laurent, Johnny Hallyday, Sylvester Stallone, Nicole Kidman e Tom Cruise, Martin Scorzese, Angelina Jolie, Brad Pitt ancora Oliver Stone. La lista è infinita. La Mamounia ha un ala dedicata esclusivamente alla famiglia reale che realmente è stata poco frequentata, considerando che a Marrakech esiste uno dei Palazzi Reali più belli in assoluto del Reame.  Oggi la Mamounia è risorta con un restauro che ha visto centinaia di maestranze locali lavorare per ben cinque anni al suo interno. Il risultato è sfarzoso, assolutamente indimenticabile e all’altezza del nome e della storia dell’Hôtel. Questo Palazzo continuerà a far rivivere i suoi sfarzi di altri tempi mostrando un immagine del Marocco lussuosa e nobile,. Un sito Internet è a disposizione per definire le prenotazioni online con relative tariffe.

Fonte: My Amazighen

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Il Re dell’Atlas

July 30, 2011 Leave a comment

Si racconta  che dei leoni erano presenti alla corte dei sultani e dei re del Marocco, come segno di obbedienza per i nobili e per il popolo berbero che era parte dell’Atlas, come gli ultimi leoni di Barberia (Panthera leo leo). Nel 1953, quando il sultano  Sidi Mohammed Ben Youssef ( e più tardi il re Mohammed V) venne costretto ad abdicare e messo in esilio, i leoni reali (21 in totale) persero il loro domicilio al  Palazzo, nella foresteria reale. Tre di loro furono inviati allo zoo di Casablanca e il resto del gruppo venne trasferito allo zoo di Meknès. Quando il  re rientrò dall’esilio in Madagascar  nel 1955, i leoni rientrano a Rabat. Durante tutto questo tempo, il mondo continuò a credere che il leone di Barberia era estinto: questa convinzione prematura divenne quasi un fatto accertato quando una malattia respiratoria colpì il re dei leoni alla fine degli anni ’60. A quel punto, SAR Hassan II, allora proprietario dei soggetti, decise di ridurre i rischi di mortalità e di apportare delle migliorie alla vita dei leoni. Un nuovo parco cintato venne costruito a Temara, nei pressi di Rabat, nella casa rerale dei leoni, verso la fine degli anni ’60. Nel 1973 questa struttura venne assorbita dall’amministrazione del Ministero dell’Agricoltura, e divenne lo zoo di Rabat. Nella storia antica gli egiziani furono i primi a cacciare questo superbo animale, con arco e frecce. I Berberi, che vivevano in piccoli villaggi arroccati sulle montagne dell’Atlas e dell’Africa del nord, circa 3.000 anni fa, si difendevano dagli attacchi dei felini ma non costituirono mai una minaccia per la popolazione dei leoni di Barberia. È nell’Impero romano che la popolazione dei leoni di Barberia diminuì drasticamente. Gli imperatori romani cercavano di divertire la popolazione rassicurandoli sul fatto che la loro civiltà aveva il controllo sulla natura. Gli antichi romani esportarono migliaia di leoni dall’Africa del nord per utilizzarli nei giochi del Colosseo a Roma e in altre arene sparse nell’Impero. I leoni vennero trucidati dai gladiatori e la mattanza terminò soltanto verso la fine del VI° secolo, ma i problemi per i leoni di Barberia non erano ancora terminati. Con l’invasione  degli arabi nell’Africa del nord, sempre più numerosi, i leoni si ritirarono progressivamente a causa di una caccia spietata, in quanto rappresentavano un pericolo. Per ogni leone ucciso era prevista una lauta ricompensa. Con l’avvento poi dei cacciatori europei nel corso dell’ultimo secolo, il numero dei leoni crollò. Le guide locali nelle montagne della Tunisia e del Marocco permisero agli europei di cacciare i leoni per sport e per le collezioni dei musei naturalistici, oltre al catturarli vivi per rinchiuderli negli zoo europei. I leoni di Barberia si estinsero in Tripolitania (ovest della Libia) nel 1700. L’ultimo leone di Barberia visto in Tunisia venne ucciso nel 1891 a Babouch, tra Tabarka e Aït-Draham. L’ultimo leone conosciuto in Algeria venne ucciso nel 1983 presso Batna, a 97 km da Costantino. I turchi contribuirono notevolmente a questa carneficina perchè pagavano profumatamente le pelli dei leoni per abbellire l loro palazzi. Numerosi francesi in Africa del nord divennero cacciatori professionisti di leoni, attività molto redditizia all’epoca.  In Algeria, oltre 200 leoni di Barberia vennero uccisi tra il 1873 e il 1883. I leoni sparirono dal lato del confine marocchino nella metà del 1800. In Marocco, alcuni gruppi di leoni sono esistiti sino al XX° secolo e si estinsero alla fine degli anni ’40. L’ultimo animale venne ucciso nel 1942 sulla costa nord del colle del Tichka, in prossimità della strada tra Marrakech e Ouarzazate. Le cause della sua estinzione sono molteplici, ma sicuramente la più importante è la mano dell’uomo. La caccia quindi ma anche i cambiamenti dell’ecosistema indotto dalla coltura intensiva e dai pascoli. Le foreste sono state distrutte per lasciare spazio ai pascoli di bestiame, sempre più numerosi e anche i cervi e le gazzelle (principali nutrimento dei leoni di Barberia) vennero a mancare.

Oggi un programma è avviato tra il governo marocchino  e un ONG di scienziati oxfordiani, ma  stenta a decollare. Si tratta di un lavoro di reintroduzione su dieci anni che comporterà diversi fasi di lavori, tra cui una zona protetta di oltre 10.000 ettari in una regione poco popolata, che sarà cintata e protetta. Saranno introdotti alla sua creazione cervi, mufloni, ungulati, scimmie e gazzelle, che dovranno acclimatarsi nella nuova zona. Parallelamente, gli scienziati di Oxford dovranno selezionare i  capostipiti della nuova generazione di leoni di Barberia che verranno inseriti nell’area protetta, poi soggettati ad un programma di riproduzione in cattività. Al governo marocchino tutto questo piace in quanto sarà fonte di reddito per il mercato del turismo ecologico, creando nuovi posti di lavoro. I finanziamenti saranno apportati da alcune sovvenzioni europee. Ma è necessario fare i conti con l’oste: la popolazione locale non sembra essere entusiasta davanti a questo progetto; la reputazione sulla ferocia del leone dell’Atlas suscita molta inquietudine. Anche il bracconaggio potrebbe riprendere il suo corso, a meno che la riserva sia controllata professionalmente. E ancora, il Marocco non giova di una buona reputazione in materia di protezione dell’ambiente. Nello spazio di un secolo, centinaia di specie animali e vegetali si sono estinte nell’indifferenza generale. A titolo di esempio, il coccodrillo del Nilo si estinse in Marocco nel 1930, mentre negli anni ’50 la campanella d’allarme suono’ per lo struzzo, l’oryx e l’addax. Attualmente la pantera è da inscrivere nella lista degli animali estinti in Marocco, anche sono state segnalate in diverse zone del paese, senza però prove tangibili di un loro riconoscimento. In serio pericolo la iena, il ghepardo, il lynx caracal, il gatto delle sabbie, il gatto gigante, il fennec e lo sciacallo. Per chiudere, anche gli ambienti naturali sono nella stessa misura in pericolo. Il deserto avanza e il bestiame non controllato si avventura nelle foreste, causando gravissimi danni irreparabili all’ecosistema. L’estinzione del superbo e magnifico leone dell’Atlas (estinzione prevista entro venti anni se nulla sarà fatto) costituirà una tragedia supplementare alla biodiversità e alla conservazione delle specie, ma le condizioni di reintroduzione del superbo re delle montagnenon sembrano  idilliache.

Fonte: My Amazighen

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