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Archive for June 17, 2013

Ghibli, nuova splendida berlina di casa Maserati

June 17, 2013 Leave a comment

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La prestigiosa casa automobilistica italiana del Tridente presenta ufficialmente la nuova Maserati Ghibli, una possente berlina che si mostra in tutto il suo splendore con una carrozzeria di colore bianco e degli interni color cuoio con particolari neri.
L’entra di Maserati in questo nuovo segmento di vetture è stata fatta davvero in grande stile: la nuova Ghibli, infatti, verrà presto lanciata con due diverse motorizzazioni, entrambi a benzina V6 da 3.0 litri. Il primo propulsore sarà in grado di erogare la potenza di 330 cavalli con una coppia massima di 450 Nm, mentre il secondo sprigionerà ben 410 cavalli con 550 Nm di coppia. I portavoce, inoltre, fanno sapere che verrà lanciata in un secondo momento anche una versione dotata di propulsore turbodiesel V6 da 3.0 litri con 250 cavalli.

Fonte: GoLook.it

Categories: Veiculi Tags:

Ladurée, edizione limitata ispirata a Miami Art Deco

June 17, 2013 Leave a comment

Ladure

Un’edizione limitata per i macaron Ladurée in vista dell’estate. L’ispirazione per il packaging è la coloratissima e assolata Miami con il suo stile ispirato all’Art Déco. In vendita nei negozi Ladurée da fine giugno, la confezione è acquistabile nel formato 6 o 8 macaron.

Fonte: VM-Mag

Categories: Sapori Tags:

Tonino Lamborghini Eyewear, nuova linea da donna 1947 Lady

June 17, 2013 Leave a comment

Tonino Lamborghini Eyewear, nuova linea da donna 1947 Lady

La caratteristica degli occhiali da vista Tonino Lamborghini Eyewear è la combinazione del frontale in acetato e aste in legno di noce Yesquero e cerniere di ispirazione auto d’epoca. Oggi, questa tipica caratteristica torna anche nella nuova linea da donna 1947 Lady. Ispirati allo stile boyfriend, alcuni modelli si ispirano anche agli anni 50 nella versione cat eye, altri, invece sono più tondi. Tutti sono proposti nei colori che richiamano la natura con nervature che si ispirano alle cortecce degli alberi, sia in versione bi-colore con abbinamenti delicati.

Fonte: VM-Mag

Categories: News Tags:

Glashütte Original, splendid timepiece Senator Navigator WorldView

June 17, 2013 Leave a comment

gosen

It’s the 1920s. Aviation is in its infancy, yet all countries in Europe and around the world have already grasped the strategic importance of this revolutionary means of transportation. It opens endless opportunities simply by making the world a smaller place. Inventors and pioneers are testing the limits of existing technologies in a bid to push exploration and commerce as far as they can go. Germany is a forerunner of this push and its civil aviation goes as far as establishing a regular service linking Berlin to cities such as Moscow, Beijing and Shanghai.
Of course, back then, timetables and “connecting flights” had very different meanings to what we have come to take for granted when we travel today. The available technology and instrumentation were so minimal that a pilot also had to be a mechanic, a navigator, a photographer and cartographer to document routes – to put it simply: a pilot was an adventurer.
A watch was very much part of a pilot’s on-board instrumentation. Pilot watches were developed and produced whose main design requirements were their size – they needed to be worn on top of thick layers of warm clothing – and their readability, which had to be optimal day and night. To help with navigation they had to be accurate, as well.
With the Senator Navigator WorldView, Glashütte Original presents an homage to those adventurous times and their spirit. Entirely consistent with the 20th Century Vintage collection styling, the Senator Navigator WorldView has an adjustable city-ring that allows its user to determine the time across different time zones. With oversize numerals for ideal readability, the watch also sports Glashütte Original’s own panorama date at 6 o’clock, placing the wearer firmly in control of the situation.
The sapphire case back reveals the caliber 39-47. With its skeletonised rotor with 21ct gold oscillation weight and swan-neck fine adjustment and Glashütte three-quarter plate with stripe finish, it is a sight to behold, as well as an example of the fine craft of watchmaking from Glashütte Original. With its sporty and sturdy design, the Senator Navigator WorldView is the ideal companion for the adventurous, cosmopolitan individual who likes to have the world at a glance on his wrist. And while flying may have become much more a part of our everyday lives, it still retains a sense of wonder and discovery of new places that we should never lose.
Movement – Selfwinding. Caliber 39-47. Diameter 30.95 mm. Height 5.9 mm. Balance – German silver balance. Oscillating frequency 28,800 vph (4 Hz). Jewels 39. Power Reserve 40 hours (+/- 5 %). Balance spring – Nivarox flat spring. Shock protection – Incabloc. Exquisitely finished movement, polished steel parts, bevelled edges, Glashütte three-quarter plate with stripe finish, skeletonised rotor with Glashütte stripe finish, rotor with 21-ct gold oscillation weight, swan-neck fine adjustment.
Functions – central hours, minutes and seconds, second stop, panorama date at 6 o’clock.
Case – Stainless steel. Diameter 44.0 mm. Height: 13.9 mm. Case-back – Sapphire crystal.
Dial – Black dial with rotating flange ring and additional time zones, two crowns.
Glass – Sapphire crystal, on both sides anti-reflective.
Water-resistant – 5 ATM (50 meters).
Strap – Calf skin cognac “used” look.
Source: Glashütte Original

Fonte: Luxury & Fine TimepiecesFacebook

Categories: Lux-Man Tags:

Infinity Tower, torre più alta al mondo a Dubai

June 17, 2013 Leave a comment

Infinity Tower, torre più alta al mondo a Dubai

E’ stata appena inaugurata a Dubai ed è ora considerata come la nuova torre più alta al mondo; parliamo della Infinity Tower, caratterizzata da una futuristica struttura a forma di DNA.
La nuova Infinity Tower, che potrete ammirare in tutto il suo splendore nel video in basso, è alta ben 80 piani ed è finita già al primo posto in classifica come la torre elicoidale più alta al mondo; è situata all’interno dell’elitario quartiere della marina di Dubai e diventerà ben presto uno dei posti più ”visitati” dagli uomini d’affari più prestigiosi del paese.

Fonte: GoLook.it

Categories: Domus Architecture Tags:

Window Socket, presa ad energia solare dai designer Kyuho Song e Boa Oh

June 17, 2013 Leave a comment

window socket

Si chiama Window Socket ed è una presa che offre un modo pulito per sfruttare l’energia solare trasformandola in corrente elettrica. Fino ad ora si è sempre parlato di batterie solari, ma nessuno aveva mai pensato ad un collegamento diretto tra raggi solari ed energia elettrica. Con il suo design minimalista, questa presa può essere attaccata a qualsiasi finestra. La sua semplicità è davvero disarmante! Per ulteriori informazioni potete visitare il sito yankodesign.com

Fonte: Tasc

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Vintage Fashion Festival, happening vintage con McArthurGlen Designer Outlet

June 17, 2013 Leave a comment

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Qualcuno sostiene che senza conoscere il passato non si può capire il presente. Questo è un assioma che vale anche per la moda. Forse è anche per questo motivo che anche quest’anno all’interno dei  McArthurGlen Designer Outlet il Vintage Fashion Festival, la rassegna dedicata alla moda del passato, realizzata con la collaborazione di A.N.G.E.L.O, pioniere del vintage in Italia e uno dei massimi esperti in campo internazionale. Un vero e proprio tour che toccherà tutti i centri di McArthurGlen in Italia. Il Festival è già partito lo scorso 20 maggio da Noventa di Piave e continua proseguendo per Castel Romano, La Reggia, Barberino e Serravalle – le date precise sono sul sito di McArthurGlen -. Gli amanti del vintage, durante questa manifestazione, potranno trovare una selezione di oltre 1500 pezzi unici che partono dagli anni ’40 fino ad arrivare agli anni ’90 – gli abiti provengono dallo storico  archivio di Angelo Caroli -.

Fonte: VM-Mag

Intervista a Clara Garrone, portavoce delle donne curvy

clara garrone

L’argomento piace e spesso torna prepotentemente in auge, soprattutto durante il periodo delle sfilate: curvy è bello o no? Alcune aziende sostengono di sì e soprattutto pensano che le donne con qualche chilo in più subiscano una vera e proprio discriminazione. Provate voi a recarvi in un negozio per trovare un abito che vi renda belle, un esperienza, apparentemente piacevole, che può trasformarsi in un incubo: commesse odiose che guardano con disprezzo, camerini con specchi umilianti, abiti che non vanno oltre la taglia 44. Una vera e propria frustrazione. Poi ci sono le aziende che, invece, si dedicano proprio a far sì che lo shopping per le signore tonde, sia un’esperienza gradevole come per tutti.

Viviana Musumeci ha rivolto alcune domande alla portavoce di Clara Garrone, azienda specializzata nella produzione di abiti per donne curvy:

V.M.: Come si distingue Clara Garrone dagli altri brand di abbigliamento?

C.G.: CLARA GARRONE è un brand di abbigliamento femminile MADE IN ITALY che propone creazioni di qualità e con uno stile attento alle tendenze della moda. Questo marchio è nato con lo scopo di rispondere alla necessità di rompere i canoni consueti di una moda che discrimina e sottovaluta le donne dalle forme “morbide”.  La particolarità di CLARA GARRONE è racchiusa proprio in un nuovo modo di concepire e realizzare le collezioni per questo tipo di target.  Non più linee diverse e disegnate in modo più tradizionale, ma un sistema di progressione taglie che permette di adattare la vestibilità dei capi anche a chi indossa una taglia dalla 50 alla 56.

V.M.: Quando e come è stato fondato?

C.G.: Nel 2009 nasce il brand CLARA GARRONE di proprietà dell’azienda CDM srl. Ogni capo realizzato dalla C.D.M. srl è il frutto di un attento processo di produzione che va dall’ideazione e lo sviluppo del modello, alla scelta dei tessuti e materiali di qualità fino alla produzione e distribuzione in Italia e all’estero. La filosofia aziendale è basata su valori come: Cura e attenzione per la qualità, passione, italianità, trasparenza e innovazione. La sede legale e operativa della società viene stabilita strategicamente presso la zona industriale di Nola, vicino al CIS e all’Interporto Campano,  uno dei maggiori poli distributivi d’Europa e punto di riferimento a livello internazionale.

V.M.: A chi si rivolge in particolare?

C.G.: Dedicato ad un target giovane e dinamico, che sa riconoscere una manifattura di qualità e apprezzare un abito per la sua vestibilità e il suo stile ricercato. Un brand, ma anche una nuova filosofia. Ogni donna ha una bellezza innata e nascosta dentro di sé.  Le misure non sono un ostacolo o un fattore di distinzione. Lo stesso stile e la stessa creatività è offerta sia a colei che indossa una 42 sia a chi indossa una 56.

V.M.: Quali sono i vostri punti di forza?

C.G.: Innanzitutto è prodotto interamente MADE IN ITALY, la vestibilità è ottima perché copre dalla taglia 42 alla 56, il sistema di progressione taglie è ideato e sviluppato internamente; la ricerca e il know how sui tessuti di qualità sono molto sviluppati; i modelli sono in linea con le ultime tendenze; la produzione avviene all’interno dell’azienda e infine un ottimo rapporto qualità/prezzo.

V.M.: Quanti capi producete in un anno e dove vengono distribuiti?

C.G.: Ogni capo presente nelle collezioni CLARA GARRONE è frutto di un attento processo di produzione. L’azienda adotta un sistema moda  “programmato” con due collezioni all’anno che prevedono un’offerta composta da circa 100/150 referenze per collezione più delle uscite durante la stagione. Per ogni collezione vengono proposte dai 7 agli 8 mood. Le collezioni vengono distribuite in tutta Italia e all’estero.

V.M.: Quali sono le caratteristiche della prossima collezione autunno/inverno?

C.G.: La collezione invernale è composta da colori caldi declinati in affascinanti modelli e fantasie. Il total look invernale comprende morbide bluse, vestiti e maxi pull arricchiti da caldissimi girocolli di pelliccia, eleganti cappotti con tessuti spigati lurex, abitini traforati in punto laser, lavorazioni particolari che rendono unici i capi di questa collezione. I colori si uniscono alla preziosità delle pietre che, grazie alle collane che arricchiscono gli outfit, donano un vero e proprio tocco di charme. Prugna, verde, blue, grigio, nero, beige, testa di moro, antracite, cipria, panna , senape e indaco sono alcuni dei colori protagonisti delle proposte autunno inverno 2013 firmate CLARA GARRONE.

(Intervista di Viviana Musumeci)

Fonte: VM-Mag

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Grattacieli italiani

June 17, 2013 Leave a comment

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Il grattacielo non è una forma architettonica tipica del nostro paese, nonostante le residenze sviluppate in verticale siano di nostra invenzione; infatti le case torri fiorentine, ma tipiche anche di varie città comunali in epoca medievale, non sono altro che antenati del grattacielo nella forma che oggi abbiamo in mente.
Ciononostante i primi grattacieli di epoca moderna in Italia risalgono al Ventennio e quindi con oltre cinquant’anni di ritardo rispetto agli Stati Uniti d’America. In particolare gli esempi maggiormente degni di nota si possono far risalire al secondo dopoguerra, periodo in cui vengono concepiti il Pirellone, la Torre Velasca e il Grattacielo di Livorno; la nostra attenzione ricade in particolare su queste ultime due architetture.
Entrambi i grattacieli portano le firme di architetti di prestigio e di grande risalto all’interno della critica italiana, la Torre Velasca infatti è stata progettata dallo studio BBPR, mentre il Grattacielo di Livorno da Giovanni Michelucci. Tutti e due i progetti sono datati 1956, anche se il grattacielo toscano sorgerà circa dieci anni dopo, con una serie di modifiche successive rispetto ai disegni iniziali. E’ interessante però analizzare e confrontare tra di loro queste due opere così affini, ma allo stesso tempo distanti.
Le analogie tra i due edifici sono molteplici: entrambi cercano di superare la rigidità e i canoni compositivi dell’international style che si erano accostati totalmente alla forma architettonica del grattacielo. Michelucci lavora più sulla composizione formale e geometrica, l’architetto toscano smonta la forma archetipica del grattacielo e la decostruisce, sfruttando anche l’irregolarità del lotto, creando cinque diversi corpi giustapposti tra di loro con altezze variabili, ma mantenendo una simmetria compositiva. Il gruppo milanese, e in particolare Ernesto Nathan Rogers, invece, cerca di ragionare in termini materici, allontanandosi dalla purezza del razionalismo per avvicinarsi sempre di più al brutalismo.
Questo elemento emerge in particolar modo dal trattamento delle facciate: la Torre Velasca porta in facciata la propria struttura denunciando la sua anima in cemento armato, le travi oblique che sorreggono il “fungo” della torre sono una dichiarazione di verità strutturale forte e univoca; questo aspetto si esalta anche nei tamponamenti, anch’essi in cemento. Anche il Grattacielo di Livorno è stato realizzato in cemento armato ed anche in questo caso la struttura è posta in evidenza, sebbene poi Michelucci rivesta la maggior parte delle superfici con un paramento in mattoni, limitando la forza espressiva dell’edificio.
Dal punto di vista funzionale il ragionamento che sta alla base dei due edifici è il medesimo, vengono infatti nettamente divisi gli spazi abitativi da quelli di lavoro, anche se il risultato espressivo è poi profondamente diverso. La Torre Velasca infatti è prevalentemente dedicata ad uffici e negozi, ubicati nei primi diciotto piani; i livelli successivi sono dedicati alle abitazioni e vedono quindi aumentare la propria superficie andando così a creare l’ormai nota silhouette del grattacielo ed a omaggiare il lavoro del Filarete al Castello Sforzesco.
Il Grattacielo di Livorno attua questa divisione funzionale in maniera compositivamente opposta: gli uffici sono situati nell’ampia piastra basamentale dalla quale s’innalza il corpo principale, che ospita gli appartamenti. Questo elemento nel progetto originale era più snello, ma nella sua realizzazione ha subito un progressivo inspessimento. Un’altra differenza sostanziale è costituita dalle metrature delle unità abitative, la torre toscana infatti presenta numerose tipologie pensate per accogliere al proprio interno famiglie di varia estrazione sociale, realizzando così una vera unità abitativa per la città; la Torre Velasca invece contiene appartamenti molto ampi, nella maggior parte dei casi quadrilocali, pensati come spazi residenziali di lusso, degli attici che si aprono sulla città di Milano.
Andando avanti nell’analisi delle differenze tra i due grattacieli si nota anche il diverso atteggiamento nei confronti della città costruita, la Torre Velasca crea un nuovo spazio urbano, una piccola piazza, arretrando il corpo del grattacielo dal fronte stradale, realizzando un procedimento simile a quello svolto da Mies van der Rohe negli stessi anni per il Seagram Building a New York. Michelucci invece decide di seguire il filo urbano dell’isolato, andando a completare una porzione di città che all’epoca si stava espandendo, l’unica concessione che viene fatta alle geometrie urbanistiche del lotto è identificabile nel passaggio che taglia il basamento e congiunge lo spazio della strada interna con il fronte urbano.
Risulta quindi interessante vedere come due grandi protagonisti della storia dell’architettura italiana si sono, negli stessi anni, confrontati sul tema del grattacielo andando ad analizzare aspetti simili e spesso giungendo a soluzioni condivise, nonostante la differenza che permeava i loro due mondi.

Fonte: Linea di Sezione

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