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Natasha Stefanenko, breve intervista sul progetto iShu

May 17, 2013 Leave a comment
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E’ testimonial del progetto  che è venuto alla luce da qualche giorno. Si tratta di iShu, la calzatura traspirante adatta per ogni stagione. Il produttore è l’imprenditore Luca Sabbioni, marito, tra l’altro, dell’endorser, a parlarcene però è proprio la madrina del progetto: Natasha Stefanenko:
V.M.: Avevi già anticipato il progetto iShu senza entrare troppo nei dettagli. Ora puoi farlo. Di cosa si tratta, esattamente?
N.S.: Il progetto iShu+ nasce dopo 2 anni di ricerche, progettazioni e brevetti. E’ una calzatura che unisce al confort e design la tecnica della traspirabilità. iShu infatti, è l’acronimo di intelligent shoe hydroreppellent unit, ed è una scarpa interamente realizzata in materiale tecnico ( TPU – materiale termoplastico appositamente modificato) che ha le caratteristiche di essere idrorepellente, antiabrasione, antiallergico e antibatterico.
V.M.: Si può parlare di made in Italy? Dove sono prodotte e a chi si rivolgono?
N.S.: Sono prodotte interamente in Italia e si rivolgono ad un target trasversale. Le compra, infatti, il ragazzo come il signore, colui che è attento alla moda come colui che ricerca la scarpa pratica ed è distribuito solo nei più bei negozi d’Italia ed Estero.
V.M.: Quali in particolare?
N.S.: Ad esempio Luisaviaroma a Firenze, Vierre a Milano; la Parigina a Venezia, Loco a Roma, Harvey Nicols ad Istanbul, ed altri dello stesso livello nel mondo. La prossima stagione approderanno da Bonvicini a Montecatini.
V.M.: A che prezzo vengono vendute?
N.S.: I costi al pubblico variano da 178, 00 a 210 euro uomo, e da 178 a 240 donna.
V.M.: Chi sarà la madrina/testimonial di questo marchio?
N.S.: A tutti gli effetti sarò io. Fra un mese uscirà anche un braccialetto particolare, ma è una sorpresa. L’azienda che produce e distribuisce iShu  Officine Modelli che poi è di mio marito Luca.
(Intervista di Viviana Musumeci)

Fonte: VM-Mag

Anna Salice, colloquio con l’ad del marchio italiano Salice Occhiali

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C’è chi in Italia ha visto “italiano” molti anni fa quando il made in Italy non era ancora così di moda come oggi. Un’imprenditrice talmente orgogliosa di produrre nel nostro Paese che fece apporre i colori della bandiera italiana sulle mascherine da sci prodotte dalla sua azienda situata nella parte alta del lago di Como a Gravedona. Stiamo parlando di Anna Salice, membro della terza generazione della famiglia che ha fondato l’azienda specializzata nella produzione di maschere da sci e occhiali da sole sportivi.

«Feci apporre i colori della bandiera dell’Italia sulle mascherine da sci negli anni ’80, quando il made in Italy non andava ancora di moda come oggi». Con un fatturato 2012 pari a 4,5 milioni di euro – ndr per il 2013 il dato, anche se approssimativamente,  è ancora prematuro comunicarlo-, l’azienda continua a scommettere sul made in Italy producendo nella fabbrica di Gravedona che ha sede sul lago di Como dagli anni 40 senza aver mai infastidito i cittadini né per inquinamento ambientale, né, tanto meno, per quello acustico. I volti scelti per rappresentare il marchio sono sempre italiani – come quello del campione olimpico lecchese Antonio Rossi – e testimoni del mondo sportivo. L’azienda, infatti,  alla produzione di occhiali da sole e maschere da sci, affianca quella degli occhiali da ciclismo e sportivi in generale. Le ultime strategie vogliono l’azienda alla ricerca di un allargamento del proprio target in paesi come le Filippine, Guatemala e Brasile – in quest’ultimo paese, Salice sta chiudendo un contratto con un distributore commerciale -, ma soprattutto la vera sfida è quella di resistere e trovare nuove soluzioni affinché l’azienda possa festeggiare i prossimi 100 anni alla presenza di tutti i dipendenti».

E infine, chiedendo ad Anna Salice quale sia il suo sogno, la “signora dell’occhiale sportivo” non ha esitazioni nel rispondere: «Vorrei che gli occhiali della mia azienda continuassero a essere indossati dai membri delle stesse famiglie. Che il marchio Salice venisse fatto indossare ai propri figli perché lo si è indossato quando si era piccoli e lo si è apprezzato».

E con la grinta che la famiglia Salice ha sempre messo nel produrre i proprio occhiali, c’è da scommettere che il traguardo prestigioso dei cent’anni sarà festeggiato con l’equipe al completo. (Viviana Musumeci)

Fonte: VM-Mag

Intervista a Niccolò Biondi, ad del marchio Sevenbell

Niccolò Biondi, SevenbellCi sono brand che hanno una lunga storia alle spalle e innovando e lottando quotidianamente contro le difficoltà dei mercati  – soprattutto di questi tempi – andrebbero inseriti nella hall of fame del vero made in Italy. Sevenbell è uno di questi. Fondato a Campi Bisenzio-Firenze nel 1949 da Francesco Bacci come azienda produttrice di capi e pantaloni da lavoro, principalmente in cotone e gabardine venduti col nome del marchio Roy Roger’s – il brand è anche il primo con cui sono stati prodotti in Italia dei jeans -, l’azienda, guidata oggi da Patrizia Biondi– presidente -, Niccolò Biondi – ad  – e da Guido Biondi– direttore creativo – entrambi nipoti del fondatore, ha chiuso il 2012 con un fatturato di 24 milioni di euro e punta a un’ulteriore crescita nell’anno in corso grazie a una strategia di retail che vedrà l’apertura di 8 monomarca nel mondo entro il 2014.

Viviana Musumeci ha intervistato l’ad Niccolò Biondi.

V.M.: Dove producete esattamente? Potete considerarvi un marchio completamente made in Italy? Come esprimete attraverso i vostri prodotti questo concetto e questa appartenenza?

N.B.: Produciamo internamente e in alcuni laboratori del territorio toscano Il Gruppo oggi conta su indotto di 200 addetti. La nostra è sempre stata e rimarrà  una produzione Made in Italy. Ne sono una testimonianza la qualità dei tessuti utilizzati, le fasi dei processi produttivi che vedono anche momenti di interventi manuali , e uno stile orientato sulla ricerca e l’innovazione.

V.M.: Siete un’azienda a gestione familiare: cosa significa nella concretezza della quotidianità?

N.B.: Siamo una famiglia ed una realtà aziendale in cui ognuno ha un ruolo definito.Patrizia Biondi, presidente del Gruppo, si occupa degli acquisti. Io gestisco  il settore amministrativo ed il settore commerciale, mentre Guido è il direttore creativo.

V.M.: Vi capita di portare fuori il lavoro nella vostra vita privata?

N.B.: La nostra è una realtà a gestione familiare ed è quindi difficile separare l’ambito professionale da quello privato.

V.M.: Che cosa vi hanno insegnato i vostri genitori?

N.B.: La passione per tutto quello che facciamo.

V.M.: Come viene percepito e vissuto oggi il jeans?

N.B.: Il jeans, nato come indumento da lavoro, è diventato nel tempo un must per tutti. Un capo casual adatto a ogni occasione, che cambia nel tempo modelli, tessuti, lavaggi ed applicazioni, mantenendo sempre la propria originalità. I modelli si adattano a ogni età e conformazione fisica e ognuno trova quello che più risalta la propria figura.

V.M.: Quali sono le novità della prossima collezione?

N.B.: Per l’autunno inverno 13/14 Roy Roger’s propone per l’uomo e la donna la nuova collezione Roy Roger’s Rugged – anima vintage del brand – che si ispira al mondo dei college americani degli anni ‘50; la linea Easy Care, una capsule i cui pantaloni sono realizzati in un particolare cotone poliestere che non si deve stirare, materiale recuperato dagli archivi del brand ma assolutamente attuale. Infine una linea che si ispira ai reduci del Vietnam con denim e gabardine dalle linee morbide, arricchiti da salpe mimetiche e cartellini che riproducono una cartolina scritta da un soldato americano alla famiglia  durante la guerra. E Tuscan Wool by Roy Roger’s, una caspule collection di capi realizzati in pura lana 100%, Made in Tuscany.  La collezione President’s AI 13/14 ha un tono vagamente militare. Fodere impalpabili e suole trasparenti  rendono visibili le fasi della costruzione, perché l’orgoglio per il craft va mostrato, sottilmente.La collezione nasce nel 2010 dall’amore per una cultura autentica della moda, per la robustezza del workwear, per una idea del vestire aliena alle fluttuazioni passeggere dei trend.

Fonte: VM-Mag

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Intervista a Paola Rocca e Grazia Gilardi, imprenditrici di Agapanthus

Paola Rocca, AgapanthusSi rischia di cadere in un luogo comune, ma non sempre i rapporti tra cognate sono idilliaci – oltre, ovviamente, a quelli con le suocere -. Capita che si instaurino dei rapporti di competizione e a volte persino dei conflitti che impediscono di andare d’accordo durante i pranzi di Natale, e quindi figuriamoci quanto facile potrebbe essere, in una situazione simile, cooperare in un’attività di tipo commerciale. Questo, però, non il caso di Agapanthus, marchio di gioielli lecchese che nel giro di dieci anni è riuscito a conquistare molte fan a Milano – con il punto vendita di via Cerva -, Lecco e che da qualche mese è andato anche alla conquista di Monza.  Le tre socie fondatrici sono le due sorelle Elena e Grazia Gilardi e la cognata Paola Rocca.

Viviana Musumeci ha intervistato Paola Rocca e Grazia Gilardi.

V.M.: Com’è nata l’idea di lavorare insieme? Non capita tutti i giorni di vedere andare d’amore e d’accordo delle cognate…

P.R. Il nostro progetto ha preso il via in un momento molto difficile che rischiava di metterci in ginocchio (ndr la morte del marito di Paola, nonché fratello di Grazia e di Elena). Piuttosto che farci abbattere, abbiamo preferito unire le forze e lanciarci in un progetto ambizioso: disegnare, realizzare e commercializzare un genere di gioielli inedito per forma e tipo di pietre utilizzate.

V.M.: Come siete organizzate?

G.G.: Elena è la creativa. E’ lei che, facendosi ispirare da ciò che vede intorno a sè durante i suoi viaggi, concretizza poi le sue suggestioni in veri e propri piccoli capolavori. Può trattarsi del rosone di un cancello in ferro battuto, di un particolare naturale o del dettaglio di un oggetto – come la lancetta di un orologio -. Elena trasforma tutto questo in gioielli. Paola è l’anima commerciale, mentre io seguo i punti vendita.

V.M.: Oltre ai vostri punti vendita dove è possibile trovare le vostre creazioni?

P.R.: In alcune gioiellerie esclusive in Sardegna e anche a New York, ma siamo concentrate sui nostri punti vendita perché desideriamo che la nostra clientela ci raggiunga per poter vedere con i propri occhi la nostra produzione.

V.M.: Quali sono le novità di questa stagione?

P.R.: Alle nostre collezioni permanenti che ormai sono diventate dei long seller – ndr Agapanthus è nota per l’uso poetico e romantico delle pietre semipreziose e colorate abbinate all’oro creando oggetti che ricordano le fiabe nordiche -, per la stagione p/e 2013 abbiamo creato una collezione in argento rodiato con dettagli in oro rosa 9 carati.

V.M.: Come avviene il vostro lavoro? In qualche modo vi intrecciate o scambiate i ruoli?

P.R.: Ogni settimana facciamo un incontro e parliamo delle collezioni, delle ispirazioni, oltre che delle questioni pratiche e burocratiche. Abbiamo l’approccio di un team composto da sorelle e quindi è un incontro molto informale.

V.M.: Ma non discutete mai?

P.R.: A dire la verità, no.

Fonte: VM-Mag

Rosa Castelbarco a colloquio con Viviana Musumeci

Rosa Castelbarco

Crisi. E’ la parola d’ordine. Quella che ricorre, a ragione, sempre più spesso quando si parla di talenti che vanno all’estero, di giovani che non trovano lavoro. Però qualcuno resta o, meglio torna. Investire oggi in una propria attività produttiva, soprattutto nel campo della moda, non è una passeggiata, eppure ci sono esempi, e spesso sono rappresentati da donne, di persone che ci provano qui in nel nostro Paese. Come sempre, il punto di partenza è il talento. Lor è un marchio di abbigliamento creato nel 2011 da due cugine molto talentuose, Rosa e Laura Castelbarco. Un brand 100% Made in Italy che si caratterizza per un processo creativo che parte dalla scelta dei materiali e che poi si concretizza in modelli che esaltano le proprietà dei tessuti selezionati. Le linee rimangono essenziali, pulite e senza tempo.

Viviana Musumeci ha intervistato Rosa Castelbarco.

V.M.: Qual è il target a cui si rivolge Lor?

R.C.: Il target a cui ci rivolgiamo sono giovani donne, indipendenti, mai vittime della logo-mania, che desiderano sentirsi eleganti in modo personale e sofisticato.

V.M.: Mi racconti il tuo percorso formativo?

R.C.: Mi sono diplomata al liceo artistico, dopo ho conseguito una laurea in Lettere con indirizzo artistico-cinematografico alla Cattolica di Milano. Successivamente mi sono trasferita a New York dove ho lavorato presso il fashion brand Walter Steiger (scarpe ed accessori). Una volta tornata in Italia ho deciso assieme a mia cugina di creare un marchio nostro, da seguire a 360 gradi. Abbiamo iniziato a definire il concept che volevamo esprimere, a decidere il nostro marchio a disegnare la nostra prima collezione che abbiamo presentato il 29 marzo 2012.

V.M.: Quali sono le caratteristiche delle vostre collezioni?

R.C.: Ogni collezione che creiamo ha una sua tematica, un suo mood. Non amiamo seguire le tendenze del momento, la nostra è una moda che punta sulla qualità dei tessuti e delle rifiniture e che vuole essere senza tempo. Le linee sono pulite, i capi semplici e facilmente indossabili, senza però mai rinunciare alla contemporaneità.

V.M.: Visto che siete in due, come lavorate insieme concretamente?

R.C.: I modelli di solito li decidiamo assieme, anche se poi sono io a metterli su carta perché ho più dimestichezza nel disegno!

V.M.: Come vedi LOR fra dieci anni?

R.C.: Spero che LOR possa espandersi, non solo in Italia, ma soprattutto all’estero e in paesi in grande sviluppo economico come Russia, Medio Oriente e Brasile.

V.M.: Come e dove siete distribuite?

R.C.: Al momento vendiamo presso il nostro show-room in Via Goito 5 a Milano. Organizziamo anche delle vendite, dei temporary in altre città italiane. L’ultima a Genova due mesi fa.

V.M.: Che cos’è per voi il talento?

R.C.: Credo sia difficile definire la parola talento e credo siano poche le persone che lo posseggano davvero. E’ sicuramente una dote innata che se si ha va sviluppata con impegno e determinazione.

Fonte: VM-Mag

Intervista a Saverio Dolcimascolo, chef e fondatore della catena 13 Giugno

Saverio Dolcimascolo

Saverio Dolcimascolo, chef e fondatore della catena 13 Giugno – due ristoranti e un bistrot, quello principale si trova in via Goldoni a due passi dalla sede di Dolce&Gabbana, mentre il secondo 13 Giugno e il suo bistrot, sono in zona Brera. Il primo accoglie, soprattutto alla sera, un bacino di celebs internazionali e politici, il bistrot, soprattutto a pranzo, è più frequentato da professionisti della moda e vip della tv – è un palermitano doc che ha portato nella capitale meneghina, per la prima volta, la cucina siciliana senza, però, farla cadere nello stereotipo del ristorantino classico con “barchetta e rete” appese sul soffitto. Uno dei pochi ristoranti a Milano a essersi guadagnato il titolo di Sicilian Chic – nrd  che traspare anche dalla civetteria con cui lo stesso Saverio indossa gli abiti ricercati, come ad esempio, le calzature bicolore -, dove la tagliata di tonno viene servita in piatti Villeroy.

Viviana Musumeci lo ha incontrato e intervistato.

V.M.: Come è arrivato a Milano?

S.D.: Io mi sono diplomato alla scuola alberghiera e fin dal diploma ho sempre lavorato nei ristoranti. Mi sono formato facendo, anche, il direttore di locali stellati. Poi, nel 1983 ho aperto il mio primo ristorante. Molto piccolo, ma carino. In seguito, ho conosciuto Gino Santercole che gestiva per Adriano Celentano e Claudia Mori il 13 Giugno e alla fine è rimasto a me. Dopo qualche anno ho aperto il 13 Giugno in Mirabello e la Fattoria di Brera che è un vero e proprio Bistrot. A breve inaugurerò anche il nuovo bistrot qui accanto – ndr a fianco al 13 Giugno in via Goldoni -.

V.M.: Perché ha scelto il nome di 13 Giugno? Che significato ha questa data?

S.D.: Innanzitutto è la data di nascita di mio padre. Inoltre in famiglia, io sono il 13° figlio. E’ un numero, quindi, a cui sono molto affezionato e che mi ha portato fortuna.

V.M.: Che differenza c’è tra il 13 Giugno e il Bistrot?

S.D.: Cambia il target, ma anche la tipologia di cucina. Se qui si trova un cibo da cena serale elegante, al Bistrot proponiamo il classico cibo “da strada” siciliano, con arancini, supplì, melanzane e fritture varie. Là si va a pranzo per un pasto veloce, magari dopo essere venuti a cena al 13 Giugno la sera precedente.

V.M.: E’ vero che molte celebs passano dal suo ristorante?

S.D.: Mi dicono di sì, perché solitamente io non li riconosco se non in rari casi. Qui ho avuto Robert De Niro o Richard Gere. E poi spesso passano i politici e qualche calciatore. Mentre al Bistrot, le celebrità hanno più a che fare con la tv.

V.M.: Qual è il segreto della sua cucina?

S.D.: Il tipo di cucina si ispira alla tradizione siciliana, sia come ingredienti sia come modo che rimane tradizionale. Serviamo il tutto in piatti Villeroy. Noi reinterpretiamo la cucina, che significa vestirla. In Brera poi, lo chef è mio figlio Andrea che ha studiato in circuiti internazionali e si ispira, reinterprendo sempre la cucina siciliana, a chef come Cracco.

V.M.: In un periodo in cui gli chef sono di fatto dei divi, quali altri programmi ha in mente di attuare?

S.D.: Sono molto preso dagli ultimi lavori del bistrot. Vado spesso in Sicilia anche per ispirarmi. Probabilmente pubblicherò un libro.

(Intervista di Viviana Musumeci)

Fonte: VM-Mag

Intervista a Monica De Bellis, responsabile prodotto del marchio A’ la Fois

monica-de-bellisProbabilmente mancava l’anima femminile e per questo motivo, lo scorso gennaio Navy Group, titolare dei brand Navigare ed Esemplare, ha acquisito il ramo d’azienda della Vidieffe a cui facevano capo i marchi Gotha e A’ la Fois. Gotha è un marchio che è nato nel 2004, A’ la Fois, più recentemente nel 2010. Entrambi si rivolgono a un pubblico estremamente femminile, solo che A’ la Fois parla a delle donne estremamente femminili e romantiche, donne di altri tempi, come dice il nome stesso del marchio, mentre Gotha ha uno stile più decontracté e moderno. Entrambi i brand parlano alle donne usando gli strumenti del 2.0 – nelle prossime settimane infatti saranno organizzati degli eventi che molto sfrutteranno l’effetto sinergico dei social, a cominciare anche dalla nuova collezione di Gotha che lancia lo zainetto per le donne globalizzate e itineranti che non stanno mai ferme -.

Viviana Musumeci ha posto qualche domanda a Monica De Bellis, responsabile prodotto dei due brand dopo una lunga esperienza maturata in Marina Rinaldi.

V.M.: Quali sono le caratteristiche principali del marchio A’ la Fois?

M.D.B.: E’ un brand che punta molto sulla combinazione dei tessuti. L’ispirazione per la collezione p/e 2013 è, in un certo senso, la doppia vita di Grace Kelly, alludendo alla parte della sua vita quando era attrice e quando, in seguito al matrimonio con Ranieri di Monaco è entrata nella storia come membro di una famiglia reale che ha fatto sognare molte persone. A’ la Fois propone 5 taglie. Si arriva fino alla 46 ma la vestibilità reale è più ampia.

V.M.: Ci dà un’anticipazione anche sulla collezione a/i 2013-2014?

M.D.B.: Si ispira agli anni 20 e lo si deduce, in particolare, alcuni dettagli. La particolarità è che la campagna è stata realizzata all’interno di un teatro abbandonato che è stato rimesso in piedi da alcuni volontari. Una delle caratteristiche della collezione è la Boyfriend Blazer. Si tratta di una giacca maschile che può essere indossata sia dall’uomo che dalla donna – in questo caso, una cintura la rende molto femminile -.

V.M.: E per quanto riguarda, invece, Gotha, che cosa ci può anticipare?

M.D.B.: Quando si lavora a due collezioni diverse all’interno di una stessa azienda bisogna fare molta attenzione a differenziarle e trovare loro un’identità precisa. Gotha è più moderna nei tagli e nei temi che vengono utilizzati. La collezione si ispira un po’ agli anni 70 e abbiamo dato spazio ad abiti da indossare quotidianamente pur rimanendo in un ambito fashion.

(Intervista di Viviana Musumeci)

Fonte: VM-Mag

Intervista a Pietro Castagna, ad dell’azienda Castagna Arredamenti

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Una delle ricchezze da preservare nel nostro Paese sono le aziende familiari portatrici di qualità e attenzione al dettaglio in tutto il mondo. In tempi difficili per gli imprenditori, come per tutti, è complesso combattere con la crisi e le incertezze di ogni tipo che si presentano quotidianamente a bussare alla porta, soprattutto se si hanno posti di lavoro da preservare. Ma sono proprio il carattere determinato e la capacità di saper tenere duro che connotano un imprenditore di razza che non si ferma davanti alle avversità. Castagna Arredamenti è una di quelle aziende storiche della Brianza comasca – ha sede a Erba – ed è sempre stata specializzata nella realizzazione di arredi di lusso informale. Molti i clienti importanti che però tendono a mantenere un certo low profile, soprattutto di questi tempi. L’azienda il prossimo anno vaglierà la prestigiosa soglia dei 75 anni.

Viviana Musumeci ha intervistato l’ad Pietro Castagna.

V.M.: Come avete chiuso il 2012 e che tipo di previsione si sente di fare per il 2013?

P.C.: Castagna Arredamenti ha segnato una diminuzione del fatturato dell’8% lo scorso anno. Tutto sommato, visti i tempi, neanche molto. Per il 2013 abbiamo dei segnali positivi di risalita. Di crisi ce n’è ahimé molta, ma il nostro punto di forza è che abbiamo sempre garantito un servizio preciso e attento non solo alla qualità, ma anche alle esigenze dei nostri clienti. Inoltre, riusciamo a parare i colpi anche perché abbiamo deciso di differenziare strategicamente lo show room di Milano da quello di Como.  Quello della capitale meneghina è un punto vendita consolidato. Quello comasco mira molto, invece, al bacino svizzero che è molto più frizzante dal punto di vista economico.

V.M.: Siamo nella settimana del design milanese. Quali sono i trend in fatto di arredamento?

P.C.: Nel mobile oggi i clienti cercano una sorta di sicurezza oltre che di un benessere psicofisico che passa, stranamente, da una ricerca di qualità alta a un prezzo più basso. Se un tempo era di moda dire “l’ho pagato tantissimo”, oggi, al contrario, si tende a sminuire il valore di un pezzo, quasi come se fosse negativo che un pezzo di arredamento di qualità costi tanto. Oggi fa chic abbinare pezzi di design popolare a pezzi di arredamento alto. Anche le dimensioni delle case sono diminuite nei clienti ricchi. Sembra quasi che chi se lo può permettere, si vergogni di spendere. Paradossalmente osservo un paradosso: una certa ostentazione di un basso profilo.

V.M.: La vostra produzione è interamente made in Italy eppure avete una percentuale molto bassa di clienti stranieri. Come mai?

P.C.: E’ vero, preferiamo concentrarci sul mercato italiano perché siamo molto attenti a seguire il post vendita, cosa che non tutti fanno, e realizzare questo tipo di servizio all’estero, se uno vuole mantenere alto lo standard qualitativo, è molto difficile.

V.M.: Quali sono le caratteristiche specifiche del vostro design?

P.C.: Siamo legati a materiali come il rovere, il lino e non seguiamo la moda. Ci piacciono le case dalle linee pulite e semplici perché non sono fatte per stupire. I nostri progetti, infine sono razionali e razionalizzanti.

V.M.: Che cosa farete durante il Salone del Mobile di Milano?

P.C.: Nulla di particolare, ma a Como ci sarà un evento con cocktail dove mostreremo un paio di progetti che abbiamo realizzato di recente. L’apertura del negozio in Via Carcano è garantita fino alle 22.

V.M.: Continuate anche a realizzare arredamento per imbarcazioni?

P.C.: Sì, non si tratta del core business, ma lo facciamo. L’ultimo progetto a cui abbiamo lavorato è la creazione dell’arredamento di quella che per anni è stata la barca del Quirinale. Un 30 metri che oggi appartiene a un privato.

(Intervista di Viviana Musumeci)

Fonte: VM-Mag

Intervista a Leatrice Eiseman, executive director di Pantone LLC

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Come tutti sanno, nella moda, come nel design, alle collezioni si lavora, come minimo, due anni prima. Pertanto, non è da escludere che nelle grandi maison, attualmente, si stia già pensando alle collezioni p/e 2015 – quelle che verranno mostrate agli addetti ai lavori nel 2014 -. Esistono società che lavorano ai trend, suggerendo con largo anticipo, ciò che “andrà” in un determinato momento. Pantone LLC, autorità mondiale nel colore e fornitore di standard professionali di colori nel settore design e moda, ha presentato, recentemente, il PANTONE® Fashion Color Report Fall 2013 :una panoramica su come gli stilisti hanno utilizzato il colore nelle prossime collezioni. Pubblicato in concomitanza con l’inaugurazione della settimana della moda di New York, Pantone Fashion Color Report presenta la top ten dei colori della moda femminile e maschile per l’autunno 2013 completa di bozze, citazioni e primi piani.

Viviana Musumeci ha intervistato l’executive director di Pantone LLC Leatrice Eiseman, che a meno di una settimana dall’inizio del Salone Internazionale del Mobile di Milano – e Fuorisalone – ha dato delle anticipazioni in fatto di trends:

Tendenze colore autunno inverno 2013 2014 nel fashion e design

V.M.: Quali sono le tendenze in fatto di colore per la prossima stagione nell’ambito del design?

L.E.: I clienti stanno diventando sempre più esperti e consapevoli in tema di colore e cercano più che mai uno stile distintivo. In PANTONE View Home + Interiors 2014 Pantone ha messo in evidenza le nove palette per il 2014 che sono: Techno Color, Physicality, Sculpted Simplicity, Fluidity, Collage, Intimacy, Moda, Tribal Threads ed Eccentricities. Techno Color riconosce i progressi della tecnologia, come stia influenzando il mondo del design ed espandendo l’universo del colore attraverso una fusione di tonalità vivaci e allo stesso tempo profonde. Una vasta gamma di sfumature, incluso uno smeraldo multisfaccettato, un arancio esuberante, un blu turchese e un porpora intenso, più un blu vero, un nero profondo e un giallo limone scuro, intrecciati in combinazioni di colore originali e intriganti. Physicality parla ai colori del potere e dell’energia controbilanciato dalla presenza di tonalità che esprimono la necessità dell’introspezione e della quiete interiore. Sculpted Simplicity riconosce quanto la forma e la struttura siano importanti per il prodotto o l’ambiente finale. I colori sono umili e non pretendono di dominare la scena. Le tonalità sofisticate si armonizzano elegantemente con gli sfondi sfumati. Fluidity è la palette che comprende l’inevitabile necessità umana per le tonalità dell’acqua fresca che alimenta la vita, rese in gran parte in blu abbaglianti e blu-verdi. Collage è un simbolo di ritrovo per oggetti che comunicano nostalgia. Intimacy implica una certa affinità espressa in tinte e tonalità pastello che sono invitanti e soffici , un felice connubio di toni flessibilmente caldi, freddi e neutri. Moda parla di attenzione ai dettagli e a tutta la drammaticità dell’alta moda trasferita nel campo dell’arredamento. Le combinazioni possono essere plateali, proponendo spunti modaioli o stravaganti ma sempre proposte con un tocco di buon gusto. I colori proposti nella palette Tribal Threads sono vari come la diversità tribale che rappresentano, tuttavia costruiscono un collegamento universale di apprezzamento artistico radicato nell’espressione personale. Infine Eccentricities presenta con ironia giustapposizioni cromatiche che sono molto originali e abilmente concepite in combinazioni suggestive.

V.M.: Può spiegare a chi non è del settore, come si arriva a individuarle?

L.E.: Il processo di selezione del “Color of the Year” è molto attento e richiede tempo. Per la scelta, Pantone è ogni anno alla continua ricerca di influenze riguardanti il colore che coinvolge diversi settori tra cui l’intrattenimento, i film in produzione, le gallerie d’arte itineranti, i nuovi artisti in crescita, le destinazioni di viaggio famose e altre condizioni socio economiche. I dettagli che influenzano la selezione di quello che sarà il colore guida dell’anno possono derivare, inoltre, dalla tecnologia, dalla disponibilità di nuove texture ed effetti che impattano il colore come anche da eventi sportivi o di rilevanza internazionale che catturano l’attenzione di tutto il mondo. La scelta del Color of the Year. Per più di un decennio i “Color of the Year” di Pantone hanno influenzato lo sviluppo di prodotti e la decisione di acquisto in molti settori come la moda, il design per la casa e il design industriale.

V.M.: Il colore come influenza i consumi? E’ un elemento importante?

L.E.: Il colore ha una notevole influenza sulle azioni umane e il benessere. Si tratta di un elemento fondamentale nel acquisto. Il colore cattura, coinvolge e seduce le nostre menti. Viviamo in un mondo di immagini. Il colore è un linguaggio senza parole, che richiama l’inconscio. Lo studio dei colori nel processo di packaging ad esempio ha un ruolo determinante per una promozione efficace. Allo stesso modo la palette è strettamente collegata con l’umore della società, essenzialmente in due modi: da un lato, la palette vuole riflettere l’umore sociale, dall’altro mira a guidarla. Per questo Pantone ha scelto Emerald,un verde smeraldo dai toni vivaci, come Color of the Year. Trasmette un senso di benessere, favorendo l’ispirazione interiore e promuovendo un forte spirito di equilibrio e armonia. E questa è anche la nostra risposta alla necessità di equilibrio sociale. Questo è stato un elemento di grande importanza per i designer che hanno cercato di rispondere al desidero di equilibrio e al bisogno di ritrovare energia. L’equilibrio è qualcosa cui tutti agogniamo per sentirci in armonia e per riprenderci dai ritmi estenuanti della vita quotidiana. Nella moda c’è una costante ricerca dell’equilibrio tra brillantezza e luminosità, classico e nuovo. La palette di colori per il 2013 evidenzia questa ricerca di equilibrio e permette, al contempo, la libera espressione dell’individualità, l’auto-espressione delle emozioni, attraverso una tavolozza che mescola nuance dinamiche e brillanti con inediti neutri per creare un bilanciamento armonico. Ciò consente combinazioni uniche che offrono praticità e versatilità ma allo stesso tempo richiedono attenzione per generare mix gradevoli.

V.M.: Nel campo della moda, invece, quali saranno le tendenze per il prossimo autunno/inverno 2013/2014?

L.E.: Il Fashion Color Report di PANTONE per l’autunno/inverno 2013 presenta la top ten dei colori della moda femminile e maschile per l’autunno 2013. Quest’anno gli stilisti hanno voluto esprimere i diversi stati d’animo dell’autunno proponendo collezioni abilmente ideate per valorizzare e animare il look dei consumatori accompagnandoli verso i mesi sempre più freddi. Così i colori si amalgamano per creare emozioni che spaziano dalla sofisticatezza e struttura a un mood più vivace e scintillante, rispondendo al bisogno innato di varietà del nostro guardaroba in modo da riflettere emozioni che vanno dall’introspettività all’euforia incontenibile. L’Emerald multisfaccettato continua a scintillare e affascinare, regalando alla palette un tocco di lusso e di eleganza, mentre il giallo-tonico Linden Green porta una luminosità e una leggerezza alle tonalità più profonde dell’autunno. il Mykonos Blue, un blu audace, contemplativo, per ottenere un look autunnale classico e rilassato. Acai arricchisce la palette con un tocco di mistero. Samba: il giusto rosso per dar vita a un look espressivo e teatrale. Koi, un arancio decorativo con qualità abbaglianti e scintillanti, è una dichiarazione di colore che rivitalizza il vostro guardaroba. Vivacious, un fucsia sfrenato e selvaggiamente profondo, arricchisce la palette di una sensualità spumeggiante. L’attraente Deep Lichen Green, una tonalità naturalmente lussureggiante di verde, offre una giustapposizione dinamica che cattura entrambe le polarità dello spettro autunnale. A completare i colori cardine di questa stagione, Turbolence, uno scuro grigio mercurio e Carafe, un marrone ricco e seducente; alternative più interessanti e più sofisticate del classico nero che di solito si indossa nei mesi più freddi. In questa stagione più che mai vi è uno spostamento verso una tavolozza di colori unisex. Simile alla tavolozza delle donne, la versatilità dei colori maschili per l’autunno/inverno 2013/2014 consente una maggiore sperimentazione come il clima freddo.

V.M.: Avete già un’idea anche di come evolveranno i trends in questo ambito per la p/e 2014?

L.E.: Come sempre, in primavera e in estate vi è la necessità di un po’ di luminosità e di nuance come rosso, rosa caldo, verdi e giallo orchidea. Ma vi sarà anche una dominanza di toni pastello nei toni del blu, più la sorpresa di marroni profondi e arancione ruggine e un tocco di grigio che è sempre presente in primavera ed estate.

(Intervista a cura di Viviana Musumeci)

Fonte: VM-Mag

 

Intervista a Paolo Gensini e Alessandro Gensini, fulcro imprenditoriale di Nomination

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Lo scorso anno, Nomination ha festeggiato i propri primi venticinque anni di attività. Un anniversario importante che però non ha rappresentato un un punto di arrivo visto che la famiglia Gensini che amministra e gestisce l’azienda, è sempre in movimento. E infatti, quest’anno, pochi giorni fa, Nomination ha lanciato a Milano una nuova linea di gioielli dedicata al pubblico femminile. Si tratta della coloratissima MyBonBons Collection, costituita da bracciali in pelle con singole lettere in acciaio – marchio di fabbrica – e oro e da anelli, orecchini, bracciali e collane in acciaio e oro.

Presenti all’evento, Paolo Gensini, fondatore dell’azienda e anima creativa dei gioielli e Alessandro Gensini, marketing director che ha risposto ad alcune domande.

V.M.: Come descriverebbe dal punto di vista del mercato Nomination?

P.G./A.G.: Nomination è un’azienda made in Italy con sede in Toscana. Oggi vi lavorano circa 300 persone di cui 93 in azienda.  Si tratta di un’azienda familiare che però opera a livello internazionale. Dal punto di vista del mercato, il 30% della produzione si indirizza a quello italiano e la parte restante all’estero. Di quel 70%, in Europa i paesi di riferimento sono Finlandia, Russia, Austria e Uk. Fuori dall’Europa invece i Paesi dove vendiamo maggiormente sono Emirates, Sud Africa e Australia.

V.M.: Quali sono i progetti a cui state lavorando per il 2013?

P.G./A.G.: Abbiamo molte idee in mente, ma di certo quello che ci interessa di più in questo momento è espanderci e infatti stiamo pensando di aprire nuovi punti vendita – ndr in questo momento i monomarca in tutto il mondo sono 53 -. Non è ancora sicuro, ma ci piacerebbe inaugurare una quarta boutique a Roma e la seconda a Londra.

V.M.: A quanto è ammontato il fatturato 2012?

P.G./A.G.: A livello worldwide abbiamo fatturato circa 38 milioni di euro.

V.M.: Dal punto di vista della comunicazione avete, invece, delle novità?

P.G./A.G.: Assolutamente sì.  A partire dal prossimo mese di aprile torneremo in tv con uno spot dedicato proprio a MyBonBons Collection.

V.M.: L’acciaio resterà sempre il vostro materiale privilegiato per la creazione dei gioielli?

P.G./A.G.: Sì, mio padre ha iniziato utilizzando questo metallo per cui siamo ormai conosciuti in tutto il mondo e questo resterà sempre il nostro cavallo di battaglia. Ci tengo anche a sottolineare che siamo un’azienda interamente made in Italy. Oltre a produrre i nostri gioelli di acciao in Italia, anche la pelle con cui realizziamo i bracciali proviene dal nostro Paese.

 (Intervista di Viviana Musumeci)

Fonte: VM-Mag