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Yohji Yamamoto a Londra, retrospettiva londinese dedicata al talento del radical fashion

Il tocco audace di Yohji Yamamoto raggiunge la favolosa città di Londra, dove si apre, presso il Victoria and Albert Museum, la grande retrospettiva dedicata a uno dei geni più talentosi del radical fashion.

E’ la sua prima volta nella città della monarchia britannica, fulcro del galateo prettamente anglosassone; la mostra ne esplora il suo lavoro idiosincratico e innovativo. “Il tessuto é tutto'”, afferma in una dichiarazione il celebre artista, stilista e designer giapponese. Yohji Yamamoto ama seguire tutte le fasi del lavorazione del materiale, ama studiare i modelli e portare a termine l’intera collezione. Questo profondo interesse nel settore del tessile si pone al centro del suo approccio cono il mondo del design. Questa retrospettiva viene vissuta attraverso una serie di installazioni specifiche per tutto il V&A (Victoria and Albert Museum) e non solo, includendo l’abbigliamento maschile per la prima volta, creando un effetto antitetico tra il classicismo degli ambienti e le ardite sperimentazioni, le quali già molti anni prima, circa trent’anni fa, crearono stupore e ammirazione  al suo debutto parigino infrangendo gli schemi prefissati del prêt-à-porter e dell’alta moda francese.

Yamamoto diventa un fashion designer di fama internazionale nei primi anni Ottanta, contestando i tradizionali concetti della moda mentre disegna abiti che sembrano di grandi dimensioni, spesso incompiuti, giocando con le idee di ogni genere o tessuti mai adoperati nell’abbigliamento, come il feltro o il neoprene, realizzando modelli concettuali dal taglio insolito, pur conservando un dote di grande conoscenza della storia della moda e un effervescente senso dell’umorismo. Il suo lavoro è caratterizzato dall’uso frequente e sapiente del nero, un colore che egli descrive come ‘modesto e arrogante allo tempo stesso’, ma alla fine non mancano esplosioni di colore evidenziati come raggi di luce nella penombra… e quindi é possibile essere catturati da una lunga veste dal taglio ad anfora di color giallo forte corredato da un grande cappello a tesa extra-large ton sur ton, da una vistosa mise zelantemente plissettata di un color rosso cremisi accentuata da esuberanti sculture tessili sul décolleté o da una deliziosa robe jupon di color bianco latte con strascico a mantello e tiara in maglia sul capo a forma di grande corona.

Lo spazio espositivo ospita nella sala principale oltre sessanta creazioni e un tempestivo intervento multi-media nel quale si rivela il suo ampio lavoro creativo. Ottanta manichini indossano i preziosi abiti senza alcun ordine cronologico, né didascalie o annotazioni, in modo assolutamente informale, tra di essi sono messi in risalto le collezioni maschili, e lasciati lì per essere ammirati come abiti scultura di un’arte intramontabile, desiderati nella fluida consistenza avvolgente dei favolosi drappeggi, esaminati con la stessa peculiare attenzione di come li studierebbe il grande maestro nipponico.

Abiti, creazioni sartoriali senza tempo, realizzati per essere indossati per anni e per sempre, senza alcuna restrizione voluta dalle tendenze di mercato o dai cambiamenti di stile.

Nella grande retrospettiva non possono mancare, accanto ai manichini adibiti dal creatore della “moda post-atomica”, schizzi, disegni, bozzetti, fotografie e video esaltanti l’immenso percorso artistico intrapreso durante la sua strabiliante esperienza, anche menzionando le jam-session con grandi artisti di varia estrazione, suggellanti il grande successo imprenditoriale corredato da ampie collaborazioni con grandi gruppi del settore.

Ma dalla sala si può attingere anche agli altri spazi dell’imponente museo, scivolando via verso altri saloni dove trovano dimora indumenti più consistenti, tra i quali cappotti dalle varie tonalità,  fantasiosi tailleur e sontuosi abiti da sera, amalgamati con cura fra le preziose ceramiche, gli antichi arazzi e i prestigiosi strumenti musicali ospitati al suo interno.

Durante l’inaugurazione il celebre Yohji Yamamoto ringrazia la madre ultranovantenne presente in sala, sua meritevole fonte d’ispirazione, oltre alle figure di Christian Dior e di Cristobal Balenciaga.

Nell’ambito della retrospettiva, il lavoro di Yohji Yamamoto si allunga ulteriormente in tutta Londra con impianti satellitari presso i siti Wapping Project.

a cura di Marius Creati

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