Archive

Archive for February 3, 2012

Hu Zhen Yu, magnate cinese acquista piccione da allevamento più costoso del mondo

February 3, 2012 Leave a comment

L’allevamento dei piccioni, oltre ad essere un passatempo per molti, in Cina sembra stia diventando un vero e proprio lusso, con tanto di business annesso.
Un magnate cinese, infatti, si è appena aggiudicato l’acquisto di un piccione da allevamento al prezzo di 328 mila dollari.
Hu Zhen Yu, facoltoso uomo d’affari della Grande Muraglia, ha acquistato il piccione di razza Dolce Vita, dichiarando che lo tratterà come un vero e proprio Re, senza mai farlo partecipare a corse di vario genere.
Come già accennato, però, in Cina non sembra sia la prima volta che si sente parlare di vicende del genere, visto che già in passato si sono visti acquisti di piccioni da allevamento i cui prezzi si aggiravano tra i 200 e 250 mila dollari.
Alla fine dei conti, però, il piccione di razza di Hu Zhen Yu, è ora considerato come il piccione da allevamento più costoso del mondo.

Fonte: GoLook.it

Categories: Behaviour, Lux-Pet Tags: ,

Five Things

February 3, 2012 Leave a comment

This slideshow requires JavaScript.

5 things that made ​​me smile today:
1. “steal” my hubby’s watch (with the excuse of wanting to feel him close)
2. think of a sweet sweet surprise for Valentine’s Day
3. the catalog of the new Bulgari collection: dreaming is .. free!
4. a great gift: tickets for the musical Sister Act
5. find a forgotten piece in the closet: my “new” old (fake) fur vest!

5 cose che mi hanno fatto sorridere oggi:
1. “rubare” l’orologio del marito (con la scusa di volerlo sentire vicino)
2. pensare ad una dolce dolcissima sorpresa per San Valentino
3. il catalogo della nuova collezione Bulgari: sognare è… gratis!
4. un graditissimo regalo: i biglietti per il musical Sister Act
5. scovare un pezzo dimenticato nell’armadio: il mio “nuovo” vecchio gilet di (finta) pelliccia!

Fonte: Mode in Italy

Apple, rumors per imminente arrivo della iTV

February 3, 2012 Leave a comment

In questi ultimi tempi, fanno a gara il susseguirsi di rumors riguardo alla iTV. Una notizia di poche ore fa, infatti, riporta proprio che Apple avrebbe contattato uno dei maggiorni fornitori asiatici di componenti per televisioni.
Gene Munster ha dialogato con gli investitori lo scorso martedí riguardo i contatti avuti con un grande produttore di componenti per televisioni, ed è anche per questo che i rumors continuano ad essere sempre più insistenti e precisi.
Per ora, quello che si sa, è che in realtà tutto questo potrebbe essere anche una messa in scena creata solo per attirare l’attenzione degli utenti verso la casa di Cupertino, vista la grande concorrenza e la prossima uscita del tanto atteso iPhone 5.
Fatto sta, che non si è ancora certi nemmeno di questo; dunque non ci resta altro che attendere e sperare in delucidazioni dirette da parte dei portavoce della mela morsicata.

Fonte: GoLook-Technology.it

Categories: Lux-News Tags:

Vini di lusso, investire un bene di rifugio

February 3, 2012 Leave a comment

Per il fondo lussemburghese Nobles Crus, specializzato in questo particolare comparto, il rendimento negli ultimi quattro anni è cresciuto mediamente a due cifre. Ma le etichette di riferimento sono per il 98% francesi. La piazza di Bordeaux è dominata ormai dagli acquirenti cinesi.

Investite in vino. Mal che vada, ve lo berrete” disse una volta Gianni Agnelli. Fosse ancora tra noi, l’Avvocato si sorprenderebbe nello scoprire che i rendimenti di alcune etichette sono talmente elevati da sconsigliarne l’apertura nell’immediato. Prendiamo il 1990 di Romanée-Conti, fuoriclasse tra i pinot noir di Borgogna: se nel 2000 il prezzo si aggirava attorno ai duemila euro a bottiglia, oggi c’è chi è disposto a versarne più di ventimila per assicurarsene una. Lo hanno fatto a novembre alcuni facoltosi collezionisti cinesi nelle aste pubbliche di Hong Kong (se ne sono tenute ben otto importanti), ma anche a New York, Londra, Ginevra, Parigi e altre piazze europee. E la cosa non deve stupire, perché quando si parla di premieres crus bordolesi – quelli degli chateau Latour, Lafite, Margaux, Haut-Brion e Mouton, secondo la classificazione risalente al lontano 1855 – o dei più complessi rossi di Borgogna, ci troviamo di fronte a beni dalla doppia connotazione: sono di lusso e al tempo stesso di rifugio. “Dinamica la domanda, limitata l’offerta e, in più, con il passar del tempo la gente li beve. Perciò diventano ancor più rari ed essendo prodotti longevi, la loro qualità aumenta”, spiegano Averardo Borghini Baldovinetti e Marco Clerici, rispettivamente direttore internazionale e direttore generale della società Vino e Finanza, che gestisce il fondo Nobles Crus specializzato in questo particolare comparto. Di quel “mitico” Romanée-Conti 1990 il fondo, un Sicav lussemburghese che richiama investitori istituzionali (tra cui banche e fondi pensione) al pari di collezionisti e risparmiatori privati desiderosi di diversificare il proprio portafoglio, ne detiene 50 bottiglie: una bella cifra, considerando che il domaine del villaggio di Vosne-Romanée di quell’annata ne produsse circa seimila, per due terzi già stappate. Nel 2008, mentre affondava Lehman Brothers trascinando con sé i titoli di mezzo mondo, il rendimento di Nobles Crus viaggiava a +20%. Positivi anche i due anni successivi, con un progresso del 10% nel 2009 e del 13% nel 2010. Ma i vini da investimento si sono rivelati immuni anche alla crisi degli spread e dei debiti sovrani, chiudendo il 2011 con circa il 10% di attivo. Merito soprattutto dei nuovi mercati. L’Asia, trainata dalle aste di Hong Kong, è diventata il primo acquirente internazionale dei cosiddetti Igw (investment grade wines), superando in classifica gli Stati Uniti, che avevano dominato la piazza per vent’anni, e relegando all’ultimo gradino del podio quell’Europa che, con i suoi ricchi collezionisti londinesi e parigini (senza dimenticare tedeschi, svizzeri e qualche italiano) creò il concetto stesso del vino come bene rifugio. Ora invece Cina e Hong Kong, secondo i dati del Civb (Conseil Interprofessionnel des Vins de Provence) assorbono circa il 60% dell’export di Bordeaux. Esistono casi da manuale come quello di Chateau Lafite, di proprietà della famiglia Rothschild, che per i cinesi è il top wine per antonomasia, grazie a una favorevole combinazione di fattori: è stato il primo premiere cru a puntare con convinzione sul mercato asiatico, non ha rivali per marchio e storia, dispone di sufficienti quantitativi (180 mila bottiglie l’anno contro per esempio le 36 mila di Chateau Petrus) per assecondarne le richieste. Infine, particolare non secondario, il suo brand è facilmente pronunciabile anche per un cittadino di Pechino, che si troverebbe in difficoltà con le troppe “r” dei vari Margaux o Haut-Brion. L’occasione per creare Nobles Crus si presentò nel 2007, quando la legge lussemburghese autorizzò la creazione di fondi alternativi: ci fu chi ne approfittò per lanciarsi nell’arte o in altri beni di valore crescente nel corso del tempo e chi, come Borghini Baldovinetti (produttore in Toscana con la Fattoria San Fabiano) e Clerici, si unirono al francese Christian Roger, uomo dalla ventennale esperienza in ambito finanziario, unendo passione e professione. Anche Roger è produttore, la moglie infatti è proprietaria dell’azienda vitivinicola Morgassi Superiore in Piemonte. La passione però non deve prevalere sulle logiche, che vanno rispettate quando ci sono di mezzo gli investimenti. Ed ecco allora che quando si parla di vini su cui puntare, il dominio è inevitabilmente d’oltralpe: il 50% arriva dalla Borgogna e il 48% dalla zona di Bordeaux. All’Italia restano le briciole: 0,6% Toscana, 0,5% Piemonte. Il resto, un marginalissimo 1%, se lo spartiscono Stati Uniti, Spagna e Australia. “In Italia”, spiegano i manager del fondo, “ci sono tanti grandi vini, pochi però sono quelli da investimento. Probabilmente in futuro la quota del nostro Paese è destinata ad aumentare, pur tenendo presente che i cinesi, inizialmente legati a Bordeaux e in particolare al solo Lafite, soltanto ora si stanno avvicinando ai vini più prestigiosi della Borgogna e quindi ci impiegheranno un po’ di tempo ad accettare anche quelli italiani”. Quand’è che un grande vino diventa un bene d’investimento? “Quando presenta alcune caratteristiche imprescindibili” rispondono Clerici e Borghini Baldovinetti. Primo: deve essere longevo, perché se un grande vino non migliora invecchiando non sarà mai tenuto in considerazione. Secondo: la costanza, perché gli investitori non si fidano di aziende dai risultati altalenanti. Terzo: il brand e la riconoscibilità non solo del marchio, ma anche della zona da cui proviene. Quarto e ultimo: la rarità, perché ci sono ottimi vini che fanno un milione di bottiglie l’anno e i grandi numeri determinano l’inevitabile perdita di attrattività. Ad ogni modo esistono etichette come il memorabile 1985 di Sassicaia (Tenuta San Guido, Toscana), diverse annate di Masseto (Ornellaia, Toscana) e un paio di Monfortino di Giacomo Conterno (Barolo, Piemonte) che possono condividere con i più prestigiosi Lafite, Latour, Mouton e Romanée-Conti lo spazio nella tabella dei best performer, vini su cui investire ora e in futuro. “Tenendo comunque presente”, precisano da Vino e Finanza, “che i vini italiani presentano un’interessante evoluzione del valore nei primi anni, per poi assestarsi senza ulteriori progressi. Un Monfortino del 1990 può arrivare a 700 euro a bottiglia ma è assai improbabile che cresca fino a toccare le migliaia di euro. Invece il Romaneè Conti 2006 noi l’avevamo comprato a 3 mila e pensavamo di averlo pagato a caro prezzo. Oggi ne vale oltre 7 mila. Questa è la principale differenza tra Francia e resto del mondo”. Infine, diverse “nuove” zone sono sotto osservazione. Le principali sono due territori di grande tradizione come la Mosella per il Riesling, in Germania, e il nord del Portogallo per il Porto: promettono bene, al pari della zona di Avellino per il Taurasi e dell’Etna per le enormi potenzialità dei suoi vini lavici, ottenuti a partire da quell’antico vitigno autoctono che prende il nome di Nerello Mascalese. Certo non arriveranno mai ai ventimila euro di certe etichette francesi, ma poco importa ai gestori di un fondo: i quali, per utilizzare un termine in voga, più che al valore assoluto, badano allo “spread”.

Fonte: Pambianconews

Cobra iHelicopter, nuovo gioiellino volatile per dispositivi Apple

February 3, 2012 Leave a comment

This slideshow requires JavaScript.

Qualche mese fa, la iHelicopter presentò quello che sembrava essere uno dei migliori dispositivi volatili, controllati tramite iPhone. Da poco invece, la stessa casa produttrice, ha mostrato un nuovo gioiellino volatile: Cobra iHelicopter.
Con questo nuovo modello avremo a disposizione un giocattolo in grado di lanciare 2 razzi su ogni lato! Mira l’obbiettivo, premi il pulsante di fuoco sul controller e tra i 2 metri sarà preso! Oltre ad essere un razzo di lancio il Cobra iHelicopter è molto preciso, simile agli elicotteri Cobra reali dei Marines (non per nulla c’è proprio stampato “Marines” sulla vettura). Basterà poi scaricare l’app di controllo da App Store, collegare i dispositivi e si è pronti ad attaccare il nemico! Sono presenti due modelli di Cobra iHelicopter che potete visionare ed acquistare qui.
Ecco le specifiche del prodotto:
– Batteria: 3.7V 160mAh Li-Polymer.
– Movimento: sinistra/destra di rotazione, avanti/indietro, alto/basso.
– Gamma di controllo: 10 – 15 metri.
– 3 Band Selezione del canale (A / B / C).
– Gyro Tilt controllo.
– Tempo di ricarica – Trasmettitore: 120 minuti – iHelicopter: 45 minuti.
– Tempo di gioco – Trasmettitore: 120 minuti – iHelicopter: 8-10 minuti.
– Contenuto della confezione: iHelicopter (100% assemblato), missili (6x), serbatoio carta consiglio di ripresa (2x), trasmettitore, lame di ricambio del rotore (2x), elica di coda di ricambio, caricabatteria USB Cable, manuale di istruzioni.
Il prodotto è compatibile con tutti gli iPhone, iPad e iPod Touch.

Fonte: MelAdvice

Categories: High Tech Tags: ,

The Babington, appuntamento alle ore 17 alla tea rooms… a Roma

February 3, 2012 Leave a comment

This slideshow requires JavaScript.


Proprio in questi giorni e solo fino al 3 febbraio la famosa tea rooms Babington in Piazza di Spagna rivive le atmosfere del 800, all’epoca della Regina Vittoria, con musica dal vivo, allestimenti d’epoca con porcellana fine e abiti in costume per ricreare la celeberrima età vittoriana; infatti è grazie alla Regina Vittoria che si istituì la cerimonia del tè, tradizione prettamente inglese che con il passar degli anni non ne ha modificato il rito sin da quando veniva propiziato nelle stanze della Regina. Di proprietà della famiglia Babington, fu inaugurato verso la fine del 1800 quando due signorine inglesi, Isabel Cargill e la sua amica Anna Maria Babington, provenienti da buone famiglie, arrivarono a Roma con l’intenzione di aprire una tea rooms, un posto dove bere dell’ottimo tè considerando che fino ad allora si poteva sorseggiare solo nelle farmacie. Un ritrovo per intellettuali e non solo visto, il locale nel corso degli anni ha ospitato famiglie reali, politici, giornalisti… non che il mondo del “get set”, che puntualmente si da appuntamento in uno dei luoghi più prestigiosi di Roma. Ma codesto é  anche uno store dove trovare tè di diversa varietà ( the bianco, the verde, the nero, the oolong, the profumato o aromatizzato e il the compresso, anche varie tisane…). I prezzi variano a seconda della tipologia, da un minimo di 10 euro fino a arrivare ad un massimo di 30 euro… Il Babington inoltre è anche un tea shop dove é possibile trovare teiere, caffettiere e accessori per il tè accompagnati da spledite tazze…
Ovviamente come da consuetudine non potevano mancare il classico breakfast, il brunch o il lunch all’inglese; infatti nella sala ristorante il menu si è arricchito notevolmente per soddisfare l’esigenza della clientela con classici piatti tipici di gusto anglosassone. Il ristorante è aperto dalle 9.00 fino alle 20.15 a orario continuato.

by Emilio Di Iorio

Divine, ballerine con doppio fiocco da Melissa

February 3, 2012 Leave a comment

Ormai le creazioni Melissa sono tra le più attese per la primavera: se con il freddo è difficile affidarsi alle scarpe in plastica più amate del mondo con la bella stagione è un fiorire di modelli femminili e particolari, come queste deliziose ballerine con doppio fiocco.
Il modello si chiama Divine, in questo caso è declinato in una nuova versione stampa pizzo, decorato con i canonici due fiocchetti piatti color rosa antico: non è facile portare delle ballerine così kidult senza sembrare ridicole, ma sono così carine che accetterei volentieri la sfida!

Fonte: Shoeplay

Categories: Life-Woman Tags: