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Archive for March, 2011

The Fashionista by Moët & Chandon

BICCHIERE Champagne flute

METODO Build

INGREDIENTI
¾ oz / 20 ml  succo di melograno
3 oz / 90 ml   Moët Impérial
Un petalo di rosa color rosa

COME
1.Versare il succo di melograno nel bicchiere
2.Riempire con Moët Impérial
3.Mescolare delicatamente con un cucchiaio lungo
4.Mettere un petalo di rosa sul drink

 

Categories: Vini, Champagne Tags:

Budapest, gioiello brillante del Danubio

Atmosfera internazionale a Budapest dal 18 marzo al 3 aprile per il Festival di Primavera: in questi giorni si susseguiranno nella capitale ungherese interessanti esibizioni di personaggi determinanti per la vita artistica del mondo.
Durante il Festival piazza Vörösmarty ospiterà una mostra mercato dell’artigianato, degustazioni gastronomiche della cucina tradizionale e un serie di programmi all’aperto.
Il Festival sarà solo il punto di partenza per la scoperta di questa città ricca di musei, gallerie e attrattive turistiche.
La Casa del Terrore (Terror Háza), il Museo di Belle Arti (Szépművészeti Múzeum), la Galleria Nazionale Ungherese (Magyar Nemzeti Galéria), il Museo Nazionale Ungherese (Magyar Nemzeti Múzeum), il Museo di arte contemporanea Ludwig (Ludwig Múzeum) sono solo alcune delle tappe classiche della scoperta di Budapest.
Con la guida Lonely Planet di Budapest sarà possibile scoprire i must della capitale ungherese e alternare passeggiate a shopping, musei a gallerie, architettura art nouveau a rilassanti pause termali.
Albergo di lusso a un costo contenuto? Con l’offerta “Winter Invitation”, Kempinski Corvinus propone tre notti al prezzo di due.
Per chi ama, invece, vivere la città da perfetto cittadino, 7 Seasons Apartments sarà la soluzione ideale per sentirsi a Budapest come a casa.
I luoghi cool non mancano in questa città dei mille volti: il Leroy Café propone piatti europei curati, il ristorante Menza regala pause piacevoli in un ambiente dal gusto retrò, il New York Café, cuore del New York Palace del Boscolo Group, considerato in passato “il caffé più bello del mondo” é un luogo suggestivo e pieno di storia.
Per una sosta benessere da non perdere il Bagno Termale Gellert, per uno shopping dai mille volti vale una visita la galleria Magma, per un’esperienza più tradizionale via Váci propone una vasta offerta di prodotti di lusso di marche internazionali.
Il Mercato Centrale é un ottimo posto per gustare alcune prelibatezze della cucina ungherese, come salsicce e “pálinka”.
Budapest, con il suo cuore pulsante, sarà una bella scoperta.
Con Wizz Air é possibile raggiungere la capitale ungherese a tariffe vantaggiose.
7 SEASONS APARTMENTS: http://www.7seasonsapartments.com
NEW YORK CAFÉ’: http://www.boscolohotels.com
BAGNO TERMALE GELLER: http://www.gellertbath.com
Barbara Micheletto Spadini

 

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Macarons, degustazioni gioiello di Ladurée

Questa volta desidero parlare dei famosi dolcetti Macarons, provenienti dalla pasticceria francese unica al mondo Ladurèe, produttrice di queste prelibatezze. Il macaron é formato da due dischi di pasta di mandorle ottenuti miscelando gli albumi d’uovo, farina di mandorle e zucchero. Una volta cotti vengono farciti con un cuore di crema che, a seconda delle stagioni o delle ricorrenze, può variare nel gusto, tra i quali basilico e liquirizia, menta e vaniglia, pistacchio, rosa e violetta, ciliegia, cioccolato… così come per i svariati colori dei dischi di pasta esposti nelle vetrine come se fossero veri gioielli d’alta pasticceria. La confezione elegante dona un’immagine preziosa, ormai un trend di Ladurée, venduta per la modica cifra di 8 euro l’etto. Ladurée, a differenza delle comuni pasticcerie italiane e straniere, è concepita come se fosse una vera boutique dove il cliente non consuma il prodotto sul posto, ma seduto a tavolino affiancato ad una buona tazza di tè, come accadeva alla corte di Luigi XVI. Si narra infatti che i macarons erano i dolci preferiti di sua maestà la Reine Marie-Antoiniette. Ladurée fu fondata dal Luise Ernest Ladurée nel lontano 1862, quando decise di aprire una panetteria in rue Royale 16 a Parigi, non sapendo che con il trascorrere del tempo sarebbe diventata la pasticceria di lusso che oggi tutti noi conosciamo. In onore del rinomato simbolo della gastronomia francese concludo dicendo… Bon appétit!

by Emilio Di Iorio

 

Giappone, l’arte di rimanere flemmatici

In questo articolo riflessivo vorrei parlare del più grande problema dell’uomo: la paura. Questo terremoto avvenuto in Giappone ci ha scosso molto di più rispetto ai terremoti a Sumatra nel 2004 e ad Haiti nel 2010 (e tutti gli altri tanti terremoti avvenuti in questi anni). Questo perchè la cultura giapponese è molto più vicina a noi, inoltre è stato un terremoto avvenuto anche in città affollate come Tokyo, senza poi dimenticare l’incubo nucleare che non ha fatto altro che aumentare le preoccupazioni. Da tutto questo è emerso un problema che i Giapponesi hanno dimostrato di saper affrontare: mantenere la calma.

Una curiosa statistica

Una piccola ma banale statistica può farci dedurre molto cose. Il 10° articolo più visto su Skimbu in questa settimana pubblicato mesi fà (precisamente il 31 ottobre 2010) riguardante la fine del mondo 2013, essendo ormai vecchio, riceveva poche visite ma dopo il terremoto in Giappone le visite a quell’articolo sono aumentate notevolmente. Questo significa che la gente, presa dalla paura e dalla preoccupazione ha cercato su Google “la fine del mondo”. Questo credo sia l’ennesima prova di come la popolazione italiana (e quella europea) sia stata presa dalla paura di un fatto avvenuto altrove, e dalla paura che il terremoto sia collegato anche alla fine del mondo.

Mantenere la calma

Come è stato detto in televisione e nei giornali, ciò che ha sorpreso dei giapponesi è stato il modo in cui hanno affrontato la situazione. Il giorno dopo il terremoto infatti sembra che la vita sia tornata alla normalità, la borsa ha riaperto e la gente non ha dormito per strada (cosa che accade di solito dopo un forte terremoto, così come è accaduto in Abruzzo). Hanno mantenuto la calma ed affrontato la situazione nel miglior modo possibile. Sembra a momenti che si siano preoccupati di più gli Europei. D’altronde, se fosse capitato qualcosa di simile in Europa (o più precisamente in Italia) non avremmo gestito la situazione ugualmente. Ma perchè sono riusciti a stare calmi e a non generare il caos? Io penso per svariati motivi..

In Giappone sono ben abituati ai terremoti, e il Giappone si può considerare il paese più avanzato nell’edilizia anti-sismica. Come è stato detto dal CT della nazionale di calcio Giapponese Zaccheroni durante il terremoto la casa sembrava di gomma. Proprio per questo i danni agli edifici sono stati minimi, perchè tutti gli edifici giapponesi sono costruiti con materiali e tecniche che rendono la costruzione elastica, proprio come se fosse di gomma. Tecniche di costruzione che io dubito (e si è visto ad Aquila) abbiamo in Italia. I giapponesi sono consapevoli di tutto questo, sapevano e sanno bene che le loro case sono sicure, per questo sono tornati subito a casa dopo il terremoto e non hanno avuto paura nemmeno delle scosse di assestamento. L’insicurezza è la maggior causa della paura.
In Giappone hanno tantissime prevenzioni per i terremoti. Ad esempio in certe città i bambini vanno a scuola sempre con l’elmetto di protezione.  Inoltre vengono spesso organizzate esercitazioni anti-sismiche (nelle scuole, nel lavoro, dappertutto!).
Un terremoto in Giappone è un po’ come un rito, come scrive Gerevini del Corriere, quando avviene un terremoto i Giapponesi sanno esattamente cosa fare, come se fosse una routine. Dopo il terremoto hanno un punto preciso da raggiungere, con zainetto e elmetto indossati.
Un’altro fattore che conta è la cultura generale Giapponese, e riguardo questo vorrei riportare le esatte parole sempre dell’articolo sul Corriere della Sera:

Come è stato detto in televisione e nei giornali, ciò che ha sorpreso dei giapponesi è stato il modo in cui hanno affrontato la situazione. Il giorno dopo il terremoto infatti sembra che la vita sia tornata alla normalità, la borsa ha riaperto e la gente non ha dormito per strada (cosa che accade di solito dopo un forte terremoto, così come è accaduto in Abruzzo). Hanno mantenuto la calma ed affrontato la situazione nel miglior modo possibile. Sembra a momenti che si siano preoccupati di più gli Europei. D’altronde, se fosse capitato qualcosa di simile in Europa (o più precisamente in Italia) non avremmo gestito la situazione ugualmente. Ma perchè sono riusciti a stare calmi e a non generare il caos? Io penso per svariati motivi..In Giappone sono ben abituati ai terremoti, e il Giappone si può considerare il paese più avanzato nell’edilizia anti-sismica. Come è stato detto dal CT della nazionale di calcio Giapponese Zaccheroni durante il terremoto la casa sembrava di gomma. Proprio per questo i danni agli edifici sono stati minimi, perchè tutti gli edifici giapponesi sono costruiti con materiali e tecniche che rendono la costruzione elastica, proprio come se fosse di gomma. Tecniche di costruzione che io dubito (e si è visto ad Aquila) abbiamo in Italia. I giapponesi sono consapevoli di tutto questo, sapevano e sanno bene che le loro case sono sicure, per questo sono tornati subito a casa dopo il terremoto e non hanno avuto paura nemmeno delle scosse di assestamento. L’insicurezza è la maggior causa della paura.In Giappone hanno tantissime prevenzioni per i terremoti. Ad esempio in certe città i bambini vanno a scuola sempre con l’elmetto di protezione.  Inoltre vengono spesso organizzate esercitazioni anti-sismiche (nelle scuole, nel lavoro, dappertutto!).Un terremoto in Giappone è un po’ come un rito, come scrive Gerevini del Corriere, quando avviene un terremoto i Giapponesi sanno esattamente cosa fare, come se fosse una routine. Dopo il terremoto hanno un punto preciso da raggiungere, con zainetto e elmetto indossati.Un’altro fattore che conta è la cultura generale Giapponese, e riguardo questo vorrei riportare le esatte parole sempre dell’articolo sul Corriere della Sera:

La preparazione psicologica, però, è quella che gioca il ruolo più importante, quella che forse caratterizza principalmente il popolo giapponese. Vivendo in questa parte del mondo, volenti o nolenti, ci si abitua presto a esorcizzare lo jishin (il grande terremoto) anche attraverso battute di spirito, un modo tutto sommato efficace per imparare a familiarizzare con il proprio destino, per diventare fatalisti.

L’autore dell’articolo apparso sul Corriere della Sera è Alessandro Gerevini, Professore italiano di letteratura Giapponese all’Università di Waseda, a Tokyo.

Conclusioni

Questo articolo prevalentemente riflessivo vuole contrapporre la calma e serenità dei Giapponesi contro la paura degli Europei, che tra l’altro non sono stati nemmeno colpiti da questo fatto in modo diretto. Il Giappone è cresciuto tantissimo ultimamente sul piano non solo economico ma anche culturale. Per questo dobbiamo imparare da loro, incominciando a migliorare il nostro sistema anti-sismico e imparando da loro ad affrontare i problemi.

Fonte: Skimbu

 

 

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Alexander, primo store nel cuore di Firenze

Alexander, la storica griffe di calzature fondata nel 1910, prosegue l’ ideale percorso di celebrazione del suo centenario inaugurando il primo monomarca italiano, nel cuore di Firenze, in via della Vigna Nuova.
Posizionato in una location prestigiosa e strategica, a due passi dal Lungarno Amerigo Vespucci e vicino al Duomo, il concept store – che ospita le Collezioni Uomo e Donna a partire dalla Primavera Estate 2011 – è caratterizzato da uno spazio contenuto e curato, una sintesi architettonica che rispecchia lo stile inconfondibile del brand.
“Con l’apertura del nostro primo store italiano, cui faranno seguito una serie di altre aperture in location di prestigio sul territorio nazionale, intendiamo sottolineare l’importanza del progetto retail Alexander – commenta Andrea Martini Antonini, amministratore delegato di 3 A Antonini a cui fa capo il brand. – Inoltre la scelta di una città come Firenze, in cui si vive sospesi tra la storia centenaria e il fascino della modernità, corrisponde perfettamente alla filosofia del brand”.

Fonte: Luuk Magazine

 

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Magnum Marine, l’inventore del genere “Open Yacht”

March 17, 2011 Leave a comment

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Magnum Marine è uno dei più importanti cantieri USA specializzato nella costruzione di open yacht da diporto e militare di alta qualità, laminati a mano e dalle eccezionali performance. La gamma comprende: Magnum 44′, 51′, 60′, 70’, 80′, 100’. Il nome Magnum è diventato leggenda grazie alle sue caratteristiche di grande tenuta di mare – soprattutto in condizioni difficili – e alla qualità di interni totalmente “custom-made”. Caratteristiche che l’anno reso fornitore dello U.S. Government, come di molti altre forniture militari per altri Paesi. Magnum Marine è inoltre una delle leggende dello yachting lifestyle avendo inventato il genere “open fast cruiser yacht”. Ogni cliente Magnum è un cliente unico perché solo lui possiede quel tipo di yacht e nessun altro. Tutto è costruito seguendo le sue direttive sempre sostenuto da preparati esperti del cantiere. Dal colore dello scafo e della carena, dal lay out degli interni a numerose altre personali scelte come motorizzazione, dotazioni ed optional, tutto è custom.

 

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Aesir e Yves Behar, cellulare prestigioso in oro

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Un prodotto tecnologico di alta esclusività firmato da due prestigiose aziende che hanno messo in campo tutta la loro esperienza e professionalità.
Stiamo parlando del nuovo “Yvesbèhar Phone”, un prezioso cellulare nato dalla collaborazione tra Aesir, azienda che ha come obbiettivo quello di creare dispositivi portatili di lusso, e Yvesh Behar, designer di fama mondiale fondatore dello studio Fuseproject.
Il frutto della collaborazione, ovvero l’Yvesbèhar Phone, è stato davvero soddisfacente per ciò che concerne la linea. Il dispositivo, infatti, è caratterizzato da uno stile a dir poco esclusivo, con linee squadrate ma allo stesso tempo armoniose ed al passo con i tempi.
Le caratteristiche, però, rispetto ad altri dispositivi della stessa categoria, sono poco soddisfacenti; Yvesbèhar Phone monta un display da 2 pollici TFT a colori, ha il bluetooth ed alcune utili applicazioni, insieme alla vasta scelta di suonerie composte dal celebre maestro danese Chris Minh Doky. Il cellulare supporta la rete GSM quadriband.
Ciò che stupisce di questo esclusivo dispositivo, oltre allo stile ovviamente, sono i materiali da cui è composto. Lo stesso, infatti, è disponibile in due varianti: quella in acciaio inox, venduta ad un prezzo di 10.095 dollari, e quella in oro giallo 18 a carati, venduta per ben 58.435 dollari.
Per altre informazioni basta visitare il sito aesir-copenhagen.com

Fonte: GoLook.it

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Terme Manzi Hotel & Spa, lusso ad Ischia

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Il meraviglioso complesso ricettivo Terme Manzi Hotel & Spa sorge nell’incantevole quadro di Casamicciola, sull’isola di Ischia.
Le sue architetture, dotate di grande fascino, fanno rispecchiare l’eccelsa qualità delle sue 5 stelle, che racchiude in se un’armoniosa combinazione tra comfort e lusso.
Ogni spazio è caratterizzato da una propria magica atmosfera, dove prevale la raffinatezza e la cura nei dettagli, che negli ambienti del Terme Manzi Hotel & Spa diventa un vero e proprio aspetto capace di gratificare l’esperienza degli ospiti.
Le camere sono tutte composte da arredamenti di grande pregio, proponendo degli ampi spazi in stile a dir poco “principesco”. Ciò che permette di godere del massimo dello sfarzo, però, è la prestigiosa suite Garibaldi, che attualmente rappresenta la punta di diamante del complesso.
All’interno del Terme Manzi Hotel & Spa, attraverso un comodo ascensore, si può raggiungere la grande e curata Spa con piscina termale, solarium ed un grande Bar-Ristorante capace di deliziare anche i palati più esigenti.
Per altre informazioni basta visitare il sito termemanzihotel.com

Fonte: GoLook.it

 

Judith Ripka, sfavillante anello Round in pietra d’onice

Una sfavillante creazione di alta gioielleria pronta a conquistare il pubblico più esigente con la sua spiccata esclusività: stiamo parlando dell’anello Round di Judith Ripka.
L’anello in questione è formato principalmente da una base in oro giallo 18 carati, caratterizzata da una particolare lavorazione a righe, che si alterna parallelamente in maniera verticale/orizzontale, racchiudendo in superficie una grande pietra d’onice.
Ciò che dona una spiccata brillantezza all’anello, però, è il pavè di diamanti, da 0,21 carati, che costituisce il contorno della pietra d’onice.
L’anello in questione, appartenente alla linea “Eclipse” della “18K Couture Collection”, ha come referenza FTR585Y-DIBO.
Il prezzo è di 3.900 dollari.
Per altre informazioni basta visitare il sito judithripka.com

Fonte: GoLook.it

 

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Haute Couture, double dream con i capolavori dell’arte sartoriale

Dall’Haute Couture i segnali sono bipolari: capolavori delicati come cristalli o tagli decisi, ispirati all’arte.
Chanel ci propone leggings preziosi e calzature ultrapiatte, tutto applicato a toni peau d’ange, paillettes e cristalli, ricami e tulle.
I basici del guardaroba giovane come jeans e T-shirt vengono selezionati da Karl Lagerfeld in chiave couture.
Fuseaux di denim arricchiti da cinque bottoni-gioiello alla caviglia, colli ad anello, twin-set scintillanti, gonne in tulle e balze frou frou sotto casacchine intarsiate.
Givenchy presenta gli abiti sotto forma di capolavoro d’arte.
Si ispira a capolavori del ballerino-guru giapponese Kazuo Ohno e ai robot stile Mazinga.
Abiti caratterizzati da intarsi e ricami sembrano delicati origami e brillano di colori fluo sul retro.
Domina il motivo della gru, simbolo di prosperità nella cultura nipponica.
Valentino con il suo romanticismo, la sua leggiadria, la sua poesia e leggerezza crea abiti dai volumi leggeri come zucchero filato, sostenuti da elaborati giochi di pieghe, pizzi e volant. Trionfa il buon gusto senza esibizione del corpo.
Armani Privè arricchisce il guardaroba di tessuti fluidi, metallizzati e molto avanguardisti.
Gonne a cratere, silhouette asciutte e affusolate, gambe coperte da leggings che sembrano una seconda pelle.
Armani cerca la luce e i tagli delle pietre preziose e copre il volto delle modelle con cappelli a eclisse.
Dior gioca su tulle dégradé e organza doppiata con faille di seta per un effetto chiaroscuro.
Vita stretta, piume di struzzo e gonne a pannelli. La donna dior è molto sofisticata.
Jean Paul Gaultier dona accenti di trasgressione punk tra corsetti, redingote, piume e creste da Sex Pistols.
L’Haute Couture conquista anche gli accessori: limited edition di scarpe fetish e pochette ispirate a Mondrian in versione rock.
Arianna Bonardi

 

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